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Sicurezza nei cantieri: nuova norma Uni 11578:2015

ROMA – Grazie alla recente norma Uni 11578:2015 viene realizzato un altro importante passo avanti nella risoluzione delle problematiche legate alle carenze di tipo legislativo e, soprattutto, di normativa tecnica relative ai dispositivi di ancoraggio a cui vanno fissati i sistemi individuali di protezione contro le cadute dall’alto. Nella maggior parte delle installazioni vengono utilizzati, infatti, dispositivi di ancoraggio che vengono lasciati sul luogo di lavoro indefinitamente senza essere rimossi. Grazie alla nuova norma UNI – “Dispositivi di ancoraggio destinati all’installazione permanente – Requisiti e metodi di prova” – trova risoluzione una parte di queste problematiche.

“Una normativa dagli obiettivi ambiziosi”. “La norma ha obiettivi ambiziosi – spiega Luca Rossi del Dit Inail che, insieme al collega Luigi Cortis, ne ha seguito l’iter – In primo luogo colma le lacune create dalle precedenti norme Uni (Uni En 795:2012 e Uni Cen/Ts 16415:2013, ndr) in relazione al campo di applicazione e alla destinazione d’uso dei dispositivi di ancoraggio contro le cadute dall’alto, separando definitivamente quelli destinati all’installazione permanente da quelli non destinati a non esserlo. Nel contempo, migliora i requisiti e metodi di prova delle precedenti normative e, infine, non crea barriere commerciali a scapito dei prodotti eventualmente già conformi alle norme antecedenti”.

Definite tre tipologie di dispositivi di ancoraggio. Entrando nei dettagli del documento, la nuova norma Uni 11578 mantiene – come detto – un’analogia con le precedenti Uni En 795:2012 e Uni Cen/Ts 16415:2013 e descrive tre tipologie di dispositivi di ancoraggio destinati all’installazione permanente progettati esclusivamente per l’utilizzo coi dispostivi di protezione individuale contro le cadute dall’alto (dispositivo di ancoraggio di tipo A, in un ancoraggio puntuale con uno o più punti di ancoraggio non scorrevoli; dispositivo di ancoraggio di tipo C, in un ancoraggio lineare che utilizza una linea di ancoraggio flessibile che devia dall’orizzontale di non più di 15°; dispositivo di ancoraggio di tipo D, in un ancoraggio lineare che utilizza una linea di ancoraggio rigida che devia dall’orizzontale di non più di 15°).

Gli altri recenti interventi tecnico/normativi. Va ricordato, inoltre, che la recente pubblicazione della ‘norma d’uso’ relativa ai sistemi di ancoraggio in copertura Uni 11560:2014 va a completare la normativa tecnica di settore e la circolare del ministero del Lavoro e politiche sociali n.3 del 2015 bene si inserisce nel contesto delle norme tecniche, fornendo importanti chiarimenti e utili linee di indirizzo, per quanto riguarda i dispositivi di ancoraggio, in relazione alla legislazione applicabile.

 

Fonte: INAIL


 

 

L'articolo Uni 11578:2015: nuova norma sulle linee vita sembra essere il primo su UNI EN 795.

L'articolo Uni 11578:2015: nuova norma sulle linee vita sembra essere il primo su GLI ARTICOLI DI PIATTAFORMASITI.

Corte di Cassazione – Sentenza n° 18615 del 05/08/2013
Rifiuto di indossare i D.P.I. e licenziamento

La Corte di Cassazione si espressa con sentenza nr. 18615 del 5 agosto 2013 in merito al ricorso intentato da un lavoratore che era stato licenziato per essersi rifiutato di indossare i D.P.I.

Il ricorso è stato rigettato dalla Corte.

 

 


Estratto della Sentenza

1.- Con ricorso al Giudice del lavoro di Gela, Di V. G. impugnava il licenziamento irrogatogli da C. Sud soc.coop. r.l. in data 11.09.07 per aver rifiutato di indossare i dispositivi di protezione individuale (DPI) obbligatori per l’accesso sul luogo di lavoro. Costituitasi in giudizio, la società datrice chiedeva il rigetto della domanda e, in via riconvenzionale, chiedeva venisse accertata la legittimità di alcune sanzioni disciplinari irrogate prima del recesso.

2.- Rigettate entrambe le domande, proposto appello principale dal lavoratore e incidentale dal datore, la Corte d’appello di Caltanissetta con sentenza in data 2.11.10 rigettava l’impugnazione principale e dichiarava assorbita l’incidentale.

3.- La Corte osservava che la soc. C. Sud era incaricata dell’esecuzione dei lavori di manutenzione all’interno dello stabilimento della Raffineria di Gela s.p.a. e che l’accesso al cantiere era consentito solo ai lavoratori muniti dei DPI imposti dal d.lgs. n. 624 del 1994. Il Di V., che aveva il dovere di rendere la prestazione lavorativa con le modalità e nel rispetto delle disposizioni organizzative impartite dal datore di lavoro, ivi comprese quelle attinenti l’utilizzo dei DPI, in più occasioni aveva rifiutato di ricevere detti dispositivi, disattendendo le disposizioni impartite dal datore per la tutela della sicurezza del lavoro. Nonostante fossero state irrogate per tale motivo due sanzioni disciplinari conservative (in date 15.03.07 e27.07.07), il Di V. aveva ulteriormente rifiutato di ottemperare ad un ordine di servizio del 27.07.07 che gli imponeva il ritiro dei DPI, di modo che il datore gli aveva inibito l’accesso al luogo di lavoro nei giorni dal 2al 10.08.07 e il successivo 13.08.07 gli aveva contestato la violazione dei doveri a lui posti dalla normativa di sicurezza, dal codice disciplinare e dal rapporto di lavoro. Valutato il comportamento del lavoratore, il giudice riteneva che costui si fosse reso gravemente inadempiente e che, pertanto, il licenziamento era da ritenere legittimo.

4.- Avverso questa sentenza il Di V. propone ricorso, contrastato con controricorso e memoria dalla soc.C. Sud.

[…]

14.- In conclusione, infondati o inammissibili per le dette ragioni i motivi di impugnazione, il ricorso deve essere rigettato con conseguente condanna del ricorrente alle spese del giudizio di legittimità, come dis eguito liquidate.

15.- I compensi professionali vanno liquidati in € 2.500 sulla base del d.m. 20.07.12 n. 140, tab. A-Avvocati, con riferimento alle tre fasi (studio, introduzione, decisione) previste per il giudizio di cassazione ed allo scaglione del valore indeterminato.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alle spese del giudizio di legittimità, che liquida in € 50 (cinquanta) per esborsi ed in € 2.500 (duemilacinquecento) per compensi, oltre Iva e Cpa.

[fonte: globalsolving.it]

 


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