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dal sito www.ilterremoto.it

TERREMOTO STRESS POST TRAUMA

EFFETTI E RISCHI PSICOLOGICI PROVOCATI DAL TERREMOTO

Quali sono gli effetti e i rischi psicologici provocati dal terremoto?

Le calamità naturali come il terremoto che ha colpito l’Italia Centrale nei giorni scorsi sono eventi che superano l’ambito della normale esperienza e che quindi, dal punto di vista psicologico, rappresentano traumi tali da indurre stress in chiunque li abbia vissuti. Come è comprensibile, essere travolti da un evento di questo tipo mette a durissima prova le nostre capacità di adattamento e la nostra salute psicologica, sebbene le reazioni di stress vengano considerate una reazione normale a eventi eccezionali.

Fondamentalmente, i rischi per la sfera psicologica sono legati all’insorgenza di patologie, spesso gravi, conseguenti alla cronicizzazione della paura, che diventa angoscia quando l’evento sismico non si esaurisce in breve ma si protrae nel tempo.

Una simile sollecitazione emotiva innesca una serie di effetti tipicamente legati all’esposizione cronica di stress, quali modificazioni dei livelli ormonali (cortisolo e catecolamine, nelle donne anche gli estrogeni), alterazioni del sonno e, nel lungo termine, variazioni cardiovascolari associate a un maggior rischio di sviluppare ipertensione, tachicardia e talvolta infarto del miocardio. Tutto questo crea una via preferenziale per l’insorgenza di patologie come la depressione e il Disturbo Post Traumatico da Stress (DPTS).

Inoltre è necessario distinguere tra la percezione dello stress degli adulti e dei bambini, dato il differente approccio con cui vivono un’esperienza così traumatica e le diverse terapie a cui dovranno essere sottoposti.

 

Quali emozioni innesca il terremoto nelle popolazioni che lo subiscono?

Il terremoto produce nelle persone uno choc emozionale intenso, tipicamente scatenando ansia, paura e attacchi di panico. L’ansia è generalmente un’emozione a due facce: da un lato può spingere l’individuo a dare il massimo mediante una serie di processi dinamici neurali, fisiologici, comportamentali e cognitivi che portano all’adattamento; dall’altro può limitare l’esistenza dell’individuo stesso inducendo alterazioni neurali, fisiologiche, comportamentali e cognitive che aumentano la vulnerabilità a manifestare patologie.

Alcuni studi hanno dimostrato come, anche in situazioni drammatiche come sopravvivere ad un terremoto, le vittime possano sperimentare emozioni positive, altrettanto intense e persistenti di quelle negative. E’ noto infatti che l’esposizione ad eventi avversi provoca una vasta gamma di reazioni psicopatologiche; tuttavia, non è così chiaro come l’esistenza di emozioni positive possa in qualche modo ridurre o mediare l’impatto del trauma. Studi specifici sull’adattamento allo stress hanno dimostrato come i fattori di personalità relativamente stabili, ad esempio la felicità e l’ottimismo, possano mediare gli effetti negativi dello stress. A questo proposito, evidenze sperimentali indicano che, di fronte ad eventi di vita negativi, persone che in precedenza hanno avuto esperienze positive, attingevano da questo “bagaglio emotivo” per poter esercitare un tale controllo psicologico in modo da adattarsi allo stress, ed esibendo una minor vulnerabilità a sviluppare le classiche patologie stress-correlate.

Inoltre, per meglio comprendere l’impatto di un terremoto sulla sfera emotiva, è necessario conoscere le alterate funzioni cerebrali evidenti già nelle prime fasi dell’adattamento al trauma. Studi in modelli animali dell’impatto dello stress acuto e cronico, hanno evidenziato cambiamenti fisiologici e morfologici in molte regioni cerebrali, in particolare nell’amigdala, nell’ippocampo e nella corteccia prefrontale. Questi risultati sono coerenti con quanto riscontrato in uno studio umano condotto nei sopravvissuti al terribile terremoto di magnitudo 8.0 che sconvolse una zona della Cina nel 2008, in cui si monitorò la funzionalità cerebrale per mezzo della risonanza magnetica funzionale (fMRI). Rispetto ai controlli, i sopravvissuti mostravano, già 25 giorni dopo l’evento, un’iperattività a livello del sistema limbico e della corteccia pre-frontale e un’attenuata connettività funzionale nelle aree limbiche frontali e nelle regioni striatali, notoriamente coinvolte nel processa mento delle emozioni.

L’esposizione a fattori di stress di natura così intensa, oltre a modificazioni di funzionalità cerebrale, innesca, nel giro di pochi minuti, anche alterazioni a livello molecolare, in particolare a carico delle proteine c-fos e NGF e predisponendo così allo sviluppo della sintomatologia depressiva e del Disturbo Post Traumatico da Stress.

 

Che tipo di assistenza psicologica è necessaria?

Innanzitutto occorre fare una prevenzione primaria, in cui si mette l’individuo in condizioni di conoscere le proprie emozioni e saper controllare gli effetti che queste hanno sul comportamento e sulla salute psicologica, attraverso una formazione specifica con l’aiuto di corsi e tecniche da attuarsi ovviamente in periodi precedenti al disastro. Riuscire ad educare la nostra mente e il nostro corpo mediante ad esempio la meditazione, ci permetterebbe di controllare le nostre emozioni, le nostre ansie e paure in modo da essere in grado di adattarci anche a situazioni drammatiche quali sono gli eventi sismici.

Ad una prevenzione primaria, deve seguire una prevenzione secondaria, in cui vengono programmati interventi di sostegno psicologico, successivi all’evento sismico, per sostenere le persone colpite dalla reazione acuta di stress (attacco di panico), evitando così che questo si trasformi in un disturbo post-traumatico da stress, ad esempio mediante centri di ascolto post-emergenza.

Dal momento che ad un evento traumatico è spesso connesso un particolare livello di stress. Cosa accade quando una persona soffre del Disturbo Post Traumatico da Stress (DPTS)?

Numerosi dati della letteratura confermano come un disastro naturale, produca un elevato stress con conseguenze a lungo termine, di carattere sia fisiologico che psicologico, e sintomi residui post-traumatici soprattutto nei soggetti più giovani. In particolare, studi recenti mostrano come l’esposizione ad un evento traumatico aumenti maggiormente la vulnerabilità a sviluppare il Disturbo Post Traumatico da Stress nelle donne rispetto agli uomini. Questo dato è supportato anche da evidenze sperimentali ottenute in una ricerca condotta negli individui sopravvissuti all’attacco terroristico alle Torri Gemelle e ai terremoti in Molise nel 2002 e dell’Abruzzo nel 2009 che mostra come circa la metà dei soggetti studiati sviluppavano questa patologia. E’ importante tenere conto le differenti modalità individuali di risposta al trauma, e il fatto che ogni reazione soggettiva deve essere analizzata anche in termini oggettivi sulla base delle caratteristiche del trauma stesso, quali ad esempio l’imprevedibilità e l’intensità. Ovviamente, più un trauma è grave e persiste nel tempo, più intense e durature saranno le conseguenze sull’individuo. Generalmente, la persona affetta da DPTS tende a “rivivere” l’evento traumatico, perdendo improvvisamente il contatto con la realtà e arrivando a provare un disagio ed un terrore molto intensi. Talvolta, si possono manifestare delle vere e proprie amnesie legate all’evento sismico, correlando questo senso di evitamento ad una certa difficoltà di provare emozioni (amnesia emotiva); nelle situazioni più gravi si possono verificare comportamenti di autolesionismo e tentativi di suicidio legati alla visione totalmente negativa del futuro.

Solitamente, queste reazioni psicofisiologiche possono manifestarsi mesi o anni dopo l’evento traumatico, sebbene mediamente la comparsa dei primi sintomi si registra a partire dal secondo e terzo mese successivo al trauma.

L’intervento precoce sui sopravvissuti a un trauma come il terremoto, indipendentemente dalla presenza di una diagnosi di DPTS, dovrebbe essere quindi un obiettivo primario nell’ambito di un programma di Salute Pubblica, attuando una terapia immediata per evitare negli anni l’instaurarsi di patologie psicosomatiche (cardiovascolari, immunitarie, gastroenteriche, nervose e metaboliche) e psicologiche (ansia, depressione e schizofrenia) stress-correlate.

 

Quali sono i consigli per affrontare tale disturbo?

Sicuramente non bisogna far passare troppo tempo, ma occorre cominciare una terapia il prima possibile dall’insorgenza dei sintomi. In particolare, in questi casi viene utilizzata la terapia cognitivo-comportamentale, che prevede l’inizio della cura nei primi giorni successivi al trauma. L’obiettivo è quello di aiutare ad elaborare la tragedia e a “incanalare” le emozioni, in modo da arrivare lentamente a non viverle più. Di solito viene effettuata direttamente “sul posto” da un’équipe di psicologici specializzati negli interventi immediati; nonostante la terapia, in alcuni soggetti il trauma psicologico può persistere o addirittura peggiorare trasformandosi in cronico.

La triste storia degli ultimi anni, dai terremoti che hanno colpito l’Aquila, l’Emilia Romagna fino a quello dei giorni scorsi, e dato il rischio sismico in buona parte dell’Italia, ci portano a non poter, né a dover non prendere in considerazione l’importante ruolo dello psicologo dell’emergenza sia in condizioni di calamità naturali che in quelle legate ad attacchi terroristici. La Psicologia dell’emergenza rappresenta un ampio insieme di contributi diversi della psicologia, dalla Psicologia clinica, Psicologia sociale, fino alla Psicologia di comunità e della salute, finalizzata a comprendere i processi  psicologici, sia psicofisiologici,  cognitivi,  emotivi, che  comportamentali, attivati in tali condizioni. Tutto questo ovviamente senza trascurare gli esiti nel breve e nel lungo termine che andranno inevitabilmente ad incidere sulle capacità di adattamento e sul benessere delle persone e delle comunità colpite. Gli interventi dovranno essere indirizzati sia alle persone coinvolte direttamente nell’evento, che i soccorritori che a loro volta hanno vissuto in prima persona o meno gli eventi critici verificatisi.

 

In generale, dal punto di vista psicologico, le due categorie più a rischio sono soprattutto i bambini e gli anziani; in questo caso, si devono predisporre delle strategie da adottare individualmente. Nel caso dei bambini, per esempio, si continua con la psicoterapia, che viene praticata anche sui genitori e sugli insegnanti, in modo da creare una vera e propria rete attorno al piccolo, per aiutarlo nella guarigione. È un lavoro da portare avanti con delicatezza, ma senza perdere tempo. Ci sono studi che, nei bimbi vittime di traumi importanti, hanno evidenziato il pericolo di un ritardo nello sviluppo fisico e cognitivo, difficile da recuperare se non si interviene subito.

 

Istituto fisiologia clinica Ifc-Cnr di Pisa: Francesca Mastorci, Ifc-Cnr, Pisa, Angelo Gemignani, associato Ifc-Cnr e Università di Pisa  

Roma, 28 agosto 2016

 

Fonte: Istituto fisiologia clinica Ifc-Cnr di Pisa

Abstract: TERREMOTO STRESS – Effetti e rischi psicologici provocati dal terremoto.

 

I principali sismografi italiani su: www.terremoti.online

 

 

cnr ingv terremoto amatrice-01

FAGLIE TERREMOTO:
I rilevamenti satellitari aiutano a individuare le faglie terremoto

Ricercatori CNR e INGV hanno individuato la faglia sorgente del sisma di Amatrice analizzando i movimenti permanenti del terreno individuati con il satellite giapponese ALOS 2. È stato evidenziato un abbassamento del suolo a forma di cucchiaio, con un valore massimo di circa 20 centimetri nell’area di Accumoli. La faglia sorgente del terremoto di Amatrice si colloca a pochi chilometri di profondità nella zona compresa tra Amatrice e Norcia

Nell’emergenza post terremoto il Dipartimento della Protezione Civile, fin dalle primissime ore dopo il sisma, ha attivato i suoi centri di competenza nei settori della sismologia e dell’elaborazione dei dati radar satellitari – Consiglio Nazionale delle Ricerche (Istituto per il Rilevamento Elettromagnetico dell’Ambiente, CNR-IREA di Napoli) e dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) – per un’analisi di dati satellitari volta alla misura dei movimenti del suolo innescati dalle scosse ed allo studio delle sorgenti sismiche.

“Utilizzando i dati del satellite giapponese ALOS 2, ottenuti tramite progetti scientifici, un team di ricercatori di CNR e INGV ha misurato con alta precisione i movimenti permanenti del suolo originati durante il terremoto, utilizzando la tecnica dell’Interferometria Differenziale”, spiega Riccardo Lanari, direttore del CNR-IREA. “Essa consente, confrontando immagini radar acquisite prima dell’evento con immagini successive al sisma, di rilevare deformazioni della superficie del suolo con accuratezza centimetrica. In particolare, è stato evidenziato un abbassamento del suolo a forma di cucchiaio che si estende per circa 20 Km in direzione Nord ed ha un valore massimo di circa 20 centimetri in corrispondenza dell’area di Accumoli”.

faglie terremoto cnr ingv terremoto amatrice

Mappa della deformazione ottenuta elaborando, con la tecnica dell’Interferometria Differenziale, le immagini radar del satellite ALOS 2 acquisite il 09/09/2015 (pre-evento) ed il 24/8/2016 (post-evento); la zona in rosso evidenzia l’area affetta dall’abbassamento (allontanamento dal radar) dovuto agli eventi sismici, che raggiunge circa 20 centimetri in corrispondenza  di Accumoli.

 

La mappa dei movimenti del suolo è stata poi utilizzata per sviluppare dei modelli fisico-matematici della faglia che ha originato il terremoto. Le faglie possono essere visualizzate come dei piani di frattura lungo i quali si ha lo scorrimento dei due blocchi di crosta terrestre: quando il movimento è molto rapido si genera un terremoto. “La faglia sorgente del terremoto di Amatrice si colloca a pochi chilometri di profondità nella zona compresa tra Amatrice e Norcia, passando sotto Accumuli. Si tratta di un piano di frattura lungo circa 25 km che si immerge verso sud ovest (verso Rieti) con una inclinazione di 50°.  Tale piano corrisponde ad una faglia in parte già nota da studi geologici di superficie”, precisa Stefano Salvi dell’INGV. “La conoscenza di dettaglio della posizione e delle caratteristiche delle sorgenti sismiche è un elemento fondamentale per la gestione dell’emergenza ed è importante anche per la redazione di mappe di pericolosità sismica sempre più affidabili”.

cnr ingv terremoto amatrice-01

Localizzazione preliminare del piano di faglia che ha generato il terremoto di Amatrice. Il rettangolo rappresenta la proiezione in superficie del piano di frattura, i colori indicano la quantità di scorrimento avvenuto durante la frattura (valori in metri). Sono mostrati anche i due eventi maggiori della sequenza al 25/8 (pentagoni rossi) e tutte le repliche fino al 25/8 (cerchi bianchi).

 

L’obiettivo del Dipartimento della Protezione Civile, durante un’emergenza sismica, è quello di ottenere in tempi brevi un quadro sinottico delle deformazioni e degli spostamenti del suolo causati dal sisma nell’area epicentrale. Questi risultati sono frutto della lunga e consolidata collaborazione promossa dal Dipartimento tra i propri Centri di Competenza – in questo caso CNR-IREA e INGV. Sulla base delle loro competenze, questi centri supportano il DPC nell’utilizzo dei dati e delle informazioni satellitari e nella loro integrazione con i dati in situ; quest’attività ha permesso lo sviluppo di prodotti, metodi e procedure che hanno migliorato le capacità del sistema nazionale di allertamento e di risposta all’emergenza. I risultati da questo primo monitoraggio interferometrico sono disponibili per l’intero Sistema Nazionale di Protezione Civile attraverso il Dipartimento della Protezione Civile, impegnato nel coordinamento della gestione dell’emergenza.

 

Roma, 26 agosto 2016

 

Fonte: Cnr-Irea, Ingv e Dpc

Abstract: Faglie Terremoto – Analisi di dati satellitari volta alla misura dei movimenti del suolo innescati dalle scosse ed allo studio delle sorgenti sismiche

 

I principali sismografi italiani su: www.terremoti.online

 

 

Indicazioni per la sicurezza dei lavoratori nelle attività di realizzazione delle opere provvisionali preliminari al recupero degli edifici danneggiati. Di Stefano Farina, Coordinatore per la Sicurezza Cantieri negli interventi post terremoto a L’Aquila.

[articolo tratto da PUNTOSICURO.it]

Trento, 7 Giu – A pochi anni di distanza dal sisma aquilano, il nostro Paese si trova ad affrontare una nuova emergenza derivante dal terremoto.
 
Numerose sono le problematiche che si devono affrontare: paura, ansia, incertezza, preoccupazione per il futuro, si sommano ai danni agli edifici ed agli insediamenti industriali. La volontà di ripartire è certamente forte e fondamentale e la naturale conseguenza è la necessità di messa in sicurezza e/o recupero degli immobili, attività che però – al fine di evitare ulteriori drammi – deve essere eseguita nel rispetto delle norme che tutelano la sicurezza dei lavoratori.
 
Nell’intervento di oggi cercherò di esaminare gli aspetti legati all’esecuzione delle puntellazioni degli edifici, un’attività importante per il futuro recupero degli immobili danneggiati, ma che, se non eseguita in modo corretto (dal punto di vista della sicurezza degli operatori) può portare a rischi inaccettabili.
 
Nell’affrontare questa tematica è necessario e fondamentale fare una premessa che ci aiuta a meglio capire quali sono le norme applicabili e le procedure da adottare.
 
Superata la prima fase dell’emergenza ove è fondamentale intervenire per il recupero delle persone che sono rimaste coinvolte dai crolli degli edifici ed alla prima emergenza, si passa ad una seconda fase che riguarda la messa in sicurezza degli edifici. In questa situazione due sono le tipologie di intervento, che rientra a tutti gli effetti nella disciplina dei cantieri temporanei o mobili.
 
La prima tipologia di intervento riguarda situazioni dove le attività vengono programmate e realizzate mediante l’intervento diretto del personale del Dipartimento della Protezione Civile o ad esso connesso e collegato; la seconda riguarda invece tutti gli interventi eseguiti, sia in fase di emergenza, sia successivamente ad opera di singoli operatori (imprese di costruzione, lavoratori autonomi, ecc.).
 
La normativa vigente differenzia infatti in modo sostanziale le due attività. Per quanto riguarda l’intervento della Protezione Civile esso rientra in quanto previsto dal Decreto del Presidente del Consiglio Dei Ministri 28 novembre 2011 , n. 231 –pubblicato in Gazzetta Ufficiale il giorno 8 febbraio 2012 – nel quale vengono precisati tutti gli aspetti relativi alla formazione dei “lavoratori” ( che vengono denominati “Personale del Dipartimento della Protezione Civile” ),della sorveglianza sanitaria, delle misure generali di tutela, D.P.I., valutazione del rischio e, all’articolo 9, dei Cantieri temporanei e mobili ex Titolo IV del decreto legislativo 9 aprile 2008 n. 81.
 
In particolare in tale articolo si precisa che “nelle attività di cui al titolo IV (Cantieri temporanei e mobili) del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 e s.m.i. successive modificazioni ed integrazioni, poste in essere dalle strutture coordinate dal Dipartimento della protezione civile, in attività poste in essere per fronteggiare eventi di cui all’articolo 2 della legge 24 febbraio 1992, n. 225 [*1], rientrano gli interventi da eseguire con immediatezza e speditezza, anche con affidamenti eccezionali, che non consentono la redazione preliminare né del progetto di tali interventi né del Piano della sicurezza e coordinamento. In tal caso la committenza è esonerata dalla redazione del Piano della sicurezza e coordinamento ma è tenuta alla nomina immediata di un Coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione che provvede a coordinare lo svolgimento delle varie attività di competenza. Il Coordinatore per la sicurezza assicura una presenza continua in cantiere e si avvale di assistenti. Il Coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione, sebbene esonerato dalla redazione del Piano della sicurezza e coordinamento, è tenuto, in ogni caso, alla redazione del fascicolo di cui articolo 91, comma 1, lettera b) del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 e successive modificazioni ed integrazioni, anche se successivamente alla realizzazione dell’opera prevista. Il Coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione in considerazione dei compiti e delle mansioni affidatigli ai sensi dell’articolo 92 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 e s.m.i., al fine di rendere più efficace la propria azione di coordinamento, tenuto conto dell’esigenza di assicurare una presenza più assidua nel cantiere, può limitare le procedure di cui al citato articolo 92 alla sola verbalizzazione delle situazioni di rischio grave ed imminente ovvero passibili di sospensione delle attivita’ del cantiere derivanti da rischi propri delle singole imprese, nonché da rischi interferenti tra le diverse imprese. “
 
 

Ne consegue che in tali interventi Vi è la necessità della presenza del coordinatore per la sicurezza che effettuerà un’attività di sorveglianza tenendo conto dell’esigenza di assicurare una presenza assidua, anche avvalendosi di assistenti.
 
Per quanto riguarda, invece, gli interventi eseguiti sui singoli edifici e strutture si rientra invece nell’applicazione integrale dei disposti normativi del Titolo Quarto, Capo I del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 e s.m.i., ovvero nella necessità da parte del Committente di nominare un Coordinatore per la Sicurezza (in caso di presenza –anche non contemporanea – di più imprese), che redigerà i documenti previsti dall’art. 91 ed eseguirà il coordinamento delle attività come previsto dall’art. 92. In tutti i casi il Committente dovrà verificare l’idoneità tecnico professionale delle imprese ed adempiere agli altri aspetti legati al proprio ruolo.
 
Fatta questa debita premessa, andiamo ora a vedere quali sono i comportamenti e le procedure per una corretta esecuzione delle attività.
 
 

I primi aspetti riguardano la verifica dell’agibilità e la verifica statica del singolo edificio. Numerosi sono i tecnici che intervengono per eseguire tali verifiche. Ricordiamo che anche queste attività devono essere eseguite nella tutela del singolo individuo e, probabilmente entrare in un edificio lesionato con corredo di caschetto e idonee calzature, ma totalmente privi di formazione/informazione relativa alla propria sicurezza (comportamenti da tenere, modalità di accesso ai piani superiori degli edifici, procedure da rispettare in caso di scossa sismica durante il sopralluogo, ecc.) non è certo l’ideale. Anche per questi soggetti è pertanto necessario prevedere specifici momenti formativi/informativi.
 
Una volta eseguita la verifica statica e stabilita la possibilità di recupero dell’edificio si dovrà provvedere alle varie fasi della messa in sicurezza. Quanto sotto risulta essere indicativo e non tiene conto di aspetti legati ad edifici tutelati dal punto di vista artistico, storico, monumentale:
– verifica degli edifici limitrofi a quello su cui intervenire per determinare potenziali situazioni di pericolo (cedimenti, crolli, ecc.) ed eventualmente delimitare fisicamente le aree di intervento.
– predisposizione percorsi sicuri di accesso all’edificio oggetto dell’intervento.
– disattivazione di tutti gli impianti presenti (elettricità, gas, acqua, eventuali impianti industriali, ecc.);
– rimozione di elementi pericolanti (camini, antenne, gronde e cornicioni, serramenti, intonaci distaccati, cavi elettrici penzolanti, vasi di fiori, colonnine ed altri elementi decorativi instabili, altre strutture presenti e che risultano danneggiate – ad esempio ponteggi installati precedentemente al terremoto, murature di tamponamento collassate, ecc.);
A seconda del grado di danneggiamento dell’edificio, e comunque per una maggiore tutela dei lavoratori, le attività sopra indicate dovranno essere eseguite senza posizionarsi sull’edificio stesso, ma servendosi – per quanto possibile – di piattaforme di lavoro mobili elevabili;
– puntellazione delle pareti perimetrali e/o delle strutture portanti perimetrali, puntellazione di balconi, sbadacchiatura di fori finestra e fori porta;
 
Solo dopo aver provveduto a mettere in sicurezza l’esterno dell’edificio si può procedere all’esecuzione delle opere interne prevedendo la puntellazione del primo solaio, la centinatura di archi e volte, la cerchiatura dei pilastri e quant’altro previsto dai progettisti.
 
Nel caso in cui sia necessario puntellare solai intermedi, l’azione di contrasto dovrà essere affidata fin da subito al basamento e non al solaio sottostante. Nella costruzione del puntello bisognerà quindi partire dal livello più basso fino a raggiungere il solaio dissestato.
 
Durante tutte le fasi di lavoro si devono sempre tenere in considerazione i seguenti fattori:
1) possibilità di cedimenti delle strutture sulle quali si sta provvedendo ad eseguire i rinforzi con crolli localizzati o estesi,
2) possibilità di nuove scosse sismiche con il rischio di nuovi crolli (parziali o totali) dell’edificio nel quale si sta lavorando o di quelli limitrofi,
3) evidenziazione di criticità strutturali degli edifici che nel corso dei sopralluoghi non era stato possibile rilevare,
 
Se per quanto attiene al terzo punto la soluzione è abbastanza semplice e porta ad uno stretto contatto tra esecutori dei lavori e progettisti/direttori dei lavori, per il punto 1 e 2 il discorso si fa certamente più complesso e ci porta a sottolineare l’importanza che tutte le attività svolte su edifici danneggiati vengano eseguiti da personale competente e specificatamente formato e sulla base di una pianificazione puntuale di tutti gli aspetti esecutivi compresi quelli della sicurezza degli operatori.
 
Ecco allora la necessità di effettuare la corretta analisi dei rischi, la predisposizione di procedure di lavoro e l’effettuazione di specifici momenti formativi dei lavoratori nei quali si dovranno andare ad affrontare numerosi aspetti legati al singolo cantiere. Di seguito alcuni dei punti che dovranno essere affrontati:

a) tipologia di struttura e limiti di resistenza della stessa (desunti anche dalla classificazione dei danni subiti), degli elementi che più di altri potrebbero cedere (balconi, pareti interne, scale, ecc.), delle situazioni contingenti (presenza di edifici limitrofi danneggiati, presenza di locali interrati, di impianti industriali, di inquinanti, di amianto, …);
b) analisi dei punti più sicuri dove posizionarsi in caso di emergenza, delle modalità di comportamento da tenere durante i lavori, informazioni sulle vie di fuga e sui presidi per la gestione delle emergenze;
c) modalità di predisposizione di opere di salvaguardia dei lavoratori con la realizzazione di punti sicuri costituiti da strutture autonome idoneamente calcolate a resistere a crolli o cedimenti dell’edificio nel quale si opera e nelle quali i lavoratori addetti a determinate attività possano trovare rifugio in caso di emergenza;
d) modalità di predisposizione delle opere provvisionali e di quali attrezzature andranno utilizzate nell’esecuzione delle singole opere e indicazioni integrative necessarie per la corretta messa in opera delle opere stesso nel rispetto delle normative in materia di sicurezza sul lavoro;
e) tipologia dei d.p.i. da utilizzarsi. Ad esempio il datore di lavoro, ai fini di una maggiore sicurezza, potrebbe decidere di far utilizzare elmetti dotati di cinghia sottogola, al posto degli elmetti tradizionali, fornire mascherine FFP3 anziché FFP1 o passare a protezioni delle vie respiratorie di livello superiore, fornire tute monouso, ecc.;
f) modalità di gestione delle emergenze, perché purtroppo nonostante tutte le precauzioni e procedure che si possono mettere in opera un rischio residuo è comunque presente.
 
Un’ulteriore annotazione riguarda il sollevamento di persone mediante l’utilizzo di attrezzature non costruite allo scopo (es. autogru). Tutti noi abbiamo presenti– sia nel sisma che ha colpito l’Abruzzo, sia in questo che ha colpito l’Emilia e la Lombardia – le immagini di vigili del fuoco che, agganciati ad un’autogru, vengono calati all’interno di edifici e chiese. Questa operazione può essere eseguita solo ed esclusivamente da personale altamente specializzato (ed infatti i vigili del fuoco possono operare in questo modo), ma non può per contro essere fatto dalle singole imprese e dai loro lavoratori.
 
Ricordiamo quanto previsto nel parere espresso dalla commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro, alla seduta del 19 gennaio 2011, sul concetto di “eccezionalità” nell’uso di attrezzature di lavoro non progettate a tale scopo per il sollevamento di persone nel quale si precisano i limiti di utilizzo di tali attrezzature ed inoltre al documento elaborato ed approvato in data 18 aprile 2012 in seno alla Commissione consultiva permanente di salute e sicurezza sul lavoro e denominato “ Procedure tecniche da seguire nel caso di sollevamento persone con attrezzature non previste a tal fine”.
 
Un altro aspetto molto importante riguarda anche i punti di ancoraggio degli operatori che eseguono lavori in quota. Esiste l’usanza di agganciare il sistema anticaduta direttamente alla piattaforma mobile elevabile e scendere dalla medesima sull’opera ove eseguire l’intervento. Tale procedura non garantisce l’operatore in quanto la piattaforma non è realizzata a tale scopo (a parte qualche rara eccezione) e pertanto in caso di caduta dall’alto dell’operatore non ne viene garantita la sicurezza.
 
Farina Geom. Stefano
Responsabile Nazionale Comitato Costruzioni di AiFOS
Coordinatore per la Sicurezza Cantieri nella realizzazione interventi post terremoto nelle localita’ di Onna e Villa S.Angelo (L’Aquila)
 
(*1)
Legge 24 febbraio 1992, n. 225 (in Suppl. ordinario alla Gazz. Uff., 17 marzo, n. 64 ).
Istituzione del Servizio nazionale della protezione civile.
Articolo 2 Tipologia degli eventi ed ambiti di competenze.
1. Ai fini dell’attività di protezione civile gli eventi si distinguono in:
a. eventi naturali o connessi con l’attività dell’uomo che possono essere fronteggiati mediante interventi attuabili dai singoli enti e amministrazioni competenti in via ordinaria;
b. eventi naturali o connessi con l’attività dell’uomo che per loro natura ed estensione comportano l’intervento coordinato di più enti o amministrazioni competenti in via ordinaria;
c. calamità naturali, catastrofi o altri eventi che, per intensità ed estensione, debbono essere fronteggiati con mezzi e poteri straordinari.
 

26 giugno 2012 su PUNTOSICURO.it si parla di Emergenza e terremoto nelle scuole

 

Da un commento su PUNTOSICURO nasce una proposta operativa.

Sul numero odierno della newsletters PUNTOSICURO.it viene presentata la proposta del Geom. Massimo Zucchiatti e recepita da SICURELLO.si che, nell’ottica della massima diffusione delle buone norme – vedasi ad esempio i sussidi per la formazione dei bambini – ha sviluppato una scheda esemplificativa ed una proposta di BOLLINO VERDE.

La gestione delle emergenze e il problema della prova di evacuazione a misura di bambino nei centri dell’Infanzia. Racconto di un progetto svolto in un centro per l’Infanzia del veneziano con bambini da 1 a 6 anni.  A cura di G. Favaretto.

 

La gestione delle emergenze è quanto ogni RSPP è chiamato a gestire, organizzare e coordinare in qualsiasi scuola di qualsiasi grado, anche in Centri dell’Infanzia, previa valutazione dei rischi.
L’art. 15, comma 1, lettera u) del D.Lgs. 81/2008 e s.m.i.  impone infatti, a ciascun datore di lavoro, di organizzare tra le proprie misure generali di tutela, le misure di emergenza da attuare in caso di primo soccorso, di lotta antincendio, di evacuazione dei lavoratori e di pericolo grave e immediato. La mancata organizzazione è infatti da ritenersi tra le gravi violazioni secondo l’allegato 1 del Testo Unico ai fini dell’adozione del provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale.
Effettuare una prova di evacuazione non è di semplice attuazione  in strutture che ospitano  bambini molto piccoli da 1 a 6 anni che magari sanno a malapena stare in piedi e camminare e parlano e capiscono relativamente poco.
Inoltre dovranno essere analizzate tutte le tipologie di emergenze che si possono verificare e si dovranno prevederne la corretta procedura da adottare per ciascuna tipologia di emergenza.
Per emergenza si intende tutto ciò che appare come condizione insolita o pericolosa che può presentarsi in modi e tempi non completamente prevedibili.
L’emergenza è un fenomeno non interamente codificabile, che può evolversi con rischi a persone e cose e che richiede un intervento tempestivo ed efficace, razionale ed adeguato da parte del personale che deve adottare delle misure di tutela immediate nei confronti dei minori.
 
L’emergenza può verificarsi in seguito ad accadimenti causati da attività interna all’ambiente di lavoro come infortunio, ingestione corpo estraneo, soffocamento, caduta, incendio, esplosione, esposizione prolungata ad  agenti biologici, malfunzionamenti tecnici di impianti generali (acqua, gas, distribuzione di energia elettrica, ….), rilasci di componenti o prodotti tossici, infortuni, e quanto possa succedere nella scuola.
 
Soprattutto con bambini molto piccoli dovrà essere fatto un controllo accurato giornaliero degli ambienti, dell’aula, dei servizi igienici, del refettorio e l’ordine, la pulizia, la fruibilità delle vie di esodo e i numeri telefonici utili sarà fondamentale per la corretta gestione delle emergenze.
 
Oppure l’emergenza può verificarsi in seguito ad accadimenti causati da attività esterna all’ambiente di lavoro quali terremoti, crolli, frane, smottamenti, condizioni metereologiche estreme come tromba d’aria, neve,  alluvioni, inquinamenti ambientali, incidenti aerei, ferroviari, altre catastrofe naturali o provocate quali attentati, sommosse, minaccia armata.
L’RSPP dovrà pertanto prevedere per una corretta gestione delle emergenze, il coordinamento con i numerosi organismi Pubblici preposti alla Protezione civile, alla prevenzione incendi (VVF), al Pronto soccorso (118) e alla Pubblica sicurezza dislocati sul territorio cui rivolgersi in caso di emergenza secondo i casi e le località cui si manifesta.
Si dovrà tenere a disposizione i numeri telefonici utili che dovranno essere aggiornati  periodicamente, lo schema di chiamata da effettuare a tutti i servizi esterni dando chiara indicazione del contenuto in maniera tale da dare la giusta e tempestiva segnalazione dell’emergenza in modo tale che i soccorsi arrivino tempestivamente e in forze sufficienti per fronteggiare l’emergenza in atto.
 
Considerando i tempi di attesa degli interventi esterni, l’evoluzione positiva dell’emergenza dipenderanno in gran parte dal corretto e tempestivo intervento e dall’organizzazione interna organizzata da ciascun datore di lavoro per la propria scuola/struttura dovendo trattare il coinvolgimento di numerosi bambini molto piccoli.
 
Nei Centri per l’infanzia effettuare e preparare “a misura di bambino” le prove di evacuazione (sono 2 le prove annuali da effettuarsi) non è semplice ma sicuramente può essere molto entusiasmante per un RSPP. Questo comunque richiede sicuramente una lunga preparazione preventiva per poterle eseguire correttamente.
 
Ho dovuto pensare molto, essendo la RSPP del Centro e sfogliare molti libri per bambini, ricordare cosa alle mie figlie piaceva molto ascoltare e vedere da piccole e analizzare come altri facevano a far uscire i più piccini magari di un solo anno d’età. La più grande difficoltà che ho incontrato è stata quella di come organizzare l’uscita ovvero l’evacuazione  dalla scuola dei piccoli da 1 a 3 anni in piena sicurezza. Ho visto che molti della protezione civile utilizzano un’arca, ovvero un carrello su ruote morbido dove i piccoli vengono messi all’interno ma questo richiede molto tempo per le insegnanti. Ho così sperimentato con successo una nuova metodica chiamata del “cerchio sicuro” dagli effetti sorprendenti. I Bambini vengono fatti posizionare dentro ad uno speciale elastico morbidissimo chiamato “cerchio sicuro”, a norma e davvero sicuro in tutti i sensi nonché colorato. In questo i lattanti si attaccano allo stesso con le due manine e vengono “trainati” dalle maestre verso l’uscita, verso il punto di raccolta. Questo li sorregge e in fila indiana con il sostegno i lattanti abbandonano velocemente i locali. Mi ha dato spunto lo skilift laterale a corda che prendevo quando ero piccola sulle prime piste da sci e che mi aiutava ad arrivare in cima trainandomi.
 
La formazione e preparazione dei bambini preventiva alla prova è stata svolta dalla RSPP e distinta per i lattanti del nido e per i bambini della materna. La preparazione all’evacuazione e l’evacuazione si è svolta in due fasi distinte.
 
Formazione e prova di evacuazione per i bambini della materna (dai 3 anni ai 6 anni)
Sulle note delle musiche della Disney la RSPP si è presentata vestita da vigilessa del Fuoco e ha cercato di spiegare  il significato di pericolo, rischio, emergenza ai bambini. Trattandosi di bambini molto piccoli sono state utilizzate delle metafore come ad esempio la fiaba del “Lupo e dei tre porcellini” dove il Lupo si è spiegato che rappresenta ed impersona tutti i pericoli esterni e che potrebbero succedere.
 
 
 
È stata anche scritta una speciale filastrocca dell’emergenza, che è stata incisa con una voce da nonnina del tipo “albero azzurro” che è stata  fatta ripetere e imparare ai bambini.
 
 
 
Filastrocca delll’Emergenza
 
Se un’emergenza si verificherà
e la nostra scuola noi dobbiamo  lasciar
Senza correre e gridar,
in fila indiana noi cammineremo e andremo fino al punto di raccolta e li stazioneremo
Finchè la nostra Mestra verificherà, che sia tutto OK e sicuro per me e gli amici miei!
La sicurezza è molto importante a scuola, a casa e in ogni istante.
Devo ricordarmi di fare molta attenzione sia a casa sia in ogni dove.
ATTENZIONE!
ATTENZIONE!
se in pericolo mi troverò il 118 chiamerò.
 
Si è preparato poi uno speciale “libretto” con delle immagini da colorare e una paginetta e a fine emergenza da far disegnare e consegnato a ciascun bambino.
I disegni dei bambini sono stati bellissimi: e ne vengono riportati alcuni tra i più belli. Pensate i bambini hanno anche disegnato il cartello del punto di raccolta e addirittura la RSPP!
 
 
Formazione e prova di evacuazione per i bambini del nido (dai 1 anni ai 3 anni)
Per comunicare ai piccoli si è fatta ascoltare e con le braccia la RSPP assieme alle insegnanti hanno cantato e ballato e ballato e mimato con i piccoli che guardavano stupiti la canzone di  Phil Collins “Se vuoi” la colonna sonora del Film della Walt Disney “Tarzan” dove ci sono suoni di tamburi,  e bellissime le parole e che i bambini hanno molto gradito. Inoltre è stato mostrato un cartone animato del lupo e dei tre porcellini della Walt Disney.
Infine abbiamo fatto entrare dentro ciascuno dei tre “cerchio sicuro” i bambini (circa 5 a cerchio) e li abbiamo trainati fino al punto di raccolta in brevissimo tempo e senza nessuna difficoltà e in piena sicurezza come è possibile vedere dalle fotografie riportate qui sotto:

 
Testo “SE VUOI” _  Phil Collins
 
Apri le tue braccia a chi ti cerca    Se vuoi ti troverà     Anche se       Non sai perché        E’ un figlio come te          Un paradiso intatto che      Vive di pace e vivrà Per sempre con semplicità Senti come è calda questa sabbia          Se vuoi, ti scalderà Fidati Del sole che Vedrai ti guiderà      Una famiglia dove c’è        Sole, vento e umanità      E’ semplice, ma basterà     E al momento          Che servirà Lotta per la libertà          Difendi te      E chi non può          Se semini amore     L’amore ti tornerà    E chi potrà asciugare mai          Il pianto di una madre che Nel suo dolore continuerà   E’ il tuo cuore che ti sta parlando Se vuoi, lo sentirai         Lascialo Decidere     Non ti deluderà.
 
 
L’esperienza è stata positiva ed entusiasmante poiché lavorare con i bambini è meraviglioso e sempre ma soprattutto è stato interesante  sperimentare come applicare il  D.Lgs.81/2008 con i bambini.
 
 
Dott.ssa Arch. Gloriana Favaretto
 
[ Fonte: PUNTOSICURO.it ]

Emergenza e terremoto nelle scuole.

Da un commento su PUNTOSICURO nasce una proposta operativa.

 

SICURELLO.si bollo verde ZUCCHIATTI

Alcuni giorni fa, in un commento in riferimento ad uno degli articoli di approfondimento sul tema del terremoto pubblicati da PUNTOSICURO un lettore, il Geom. Massimo Zucchiatti, illustrava un metodo da lui utilizzato per rendere consapevoli insegnanti ed alunni relativamente ai “punti sicuri” in caso di sisma ed alle procedure relative alla gestione delle emergenze. Zucchiatti così scriveva:

Una mia “invenzione” che dal 1999 anni porto alle scuole (molto piaciuta a tutti ma poco applicata): IL BOLLINO VERDE “ZUCCHIATTI” : si invitano i tecnici comunali e/o i loro progettisti nelle scuole con una piantina dell’edificio dove sono indicati i “PUNTI SICURI” (sembra il Vs. sito…) dell’edificio in caso di terremoto (pareti portanti-architravi-angoli sicuri-pareti senza finestre, ecc..), poi gli insegnanti fanno disegnare un “BOLLINO VERDE (ZUCCHIATTI…)” che viene posto in vista in questi punti. In caso di terremoto questi “dovrebbero” essere i punti migliori (oltre sotto un tavolo ecc. ecc.) dove posizionarsi.

Il “BOLLINO VERDE (ZUCCHIATTI)” se adottato può andare bene per scuole-ospedali-case-ecc.ecc.

Lo dico dal 1999 ma solo alcune scuole lo hanno adottato e sembra non interessi nessuno ma credo sia una buona idea (purtroppo gratuita e quindi…di nessun valore).

Ho anche “inventato” le Hostess/STUART della sicurezza nelle scuole (gratuita “purtroppo” anche questa): il 1° giorno (1° !!) di scuola in ogni plesso scolastico un Volontario (o più, dipende dalla scuola) della protezione civile di quel Comune, si presenta a scuola e salutando tutti invita a “osservare” le uscite di sicurezza di quella scuola e fornisce BREVISSIME INDICAZIONI in caso di evacuazione (come sugli aerei SEMPRE prima di partire …anche se molto meno complessi di un edificio scolastico – ecco il perchè di “HOSTESS/STUART” della Sicurezza a Scuola).

Finito!

Dopo 1…2 minuti saluta tutti ed invita gli insegnanti a mostrare le altre protezioni della scuola (estintori,idranti,imp. rilevaz.fumi) che possono essere viste nei giorni seguenti e spiegate semplicemente con poche parole da qualsiasi insegnante anche se non specializzato.

Questo anche perchè è utile (secondo me) prendere in considerazione il pericolo da subito e non a Natale con la prima prova di evacuazione senza sapere niente prima…il terremoto, un incendio ecc. ecc. non aspetta nessuno e non esiste la “PREVENZIONE” TERREMOTO ma solo la “PROTEZIONE” che si fa anche con la giusta INFORMAZIONE (come fa PUNTOSICURO !)”

La proposta di Zucchiatti è stata subito recepita da SICURELLO.si che, nell’ottica della massima diffusione delle buone norme – vedasi ad esempio i sussidi per la formazione dei bambini –  ha sviluppato una scheda esemplificativa ed una proposta di BOLLINO VERDE che viene messa a disposizione di tutti gratuitamente.

Per l’idea “BOLLINO VERDE ZUCCHIATTI” si ringrazia il Geom. Massimo Zucchiatti

Graphics Designer: Federica Farina

 


 

Scarica il BOLLINO VERDE ZUCCHIATTI

 

 


Scarica la SCHEDA HOSTESS/STUART della SICUREZZA nelle SCUOLE ZUCCHIATTI

 

 


 

 


A cura del gruppo ricerca in Psicologia dell’Emergenza e della Sicurezza dell’Università di Bologna composto da Luca Pietrantoni, Gianluca Pescaroli, Elisa Saccinto, Alice Papi, Gabriele Prati.

A seguito del perdurare dello stato di disagio psicologico di molte persone che vivono nelle zone interessate dallo sciame sismico, il gruppo di ricerca in Psicologia dell’Emergenza e della Sicurezza coordinato dal Prof. Luca Pietrantoni , docente della Facoltà di Psicologia, ha deciso di produrre un opuscolo dal titolo “Quando il terremoto continua: strategie per gestire la paura e lo stress durante lo sciame sismico”.

L’opuscolo comprende indicazioni sul come le persone possono gestire efficacemente lo stress e fronteggiare la paura e l’ansia correlate all’esperienza ripetuta di scosse sismiche.

Giugno 2012 -sito web: emergenze.psice.unibo.it

 

Fonte: www.6aprile.it

 

 

COMUNICATO MINISTERO LAVORO SULLE “LIBERATORIE” RISPETTO ALLA SICUREZZA CAPANNONI  ED EDIFICI

Sicurezza dei luoghi di lavoro in Emilia Romagna

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – con uno specifico comunicato stampa – in riferimento alla sicurezza dei luoghi di lavoro e, in particolare, a quelli della zona dell’Emilia Romagna colpita dai recenti drammatici terremoti precisa che la stabilità e la solidità degli edifici è un requisito di sicurezza espressamente previsto nell’allegato IV del Decreto Legislativo 81/2008 che disciplina la materia della tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.

Il mancato rispetto di questo requisito è penalmente sanzionato e nessuna liberatoria può neutralizzare tale sanzione.

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