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UNI 11337-7:2018

Edilizia e opere di ingegneria civile – Gestione digitale dei processi informativi delle costruzioni
Parte 7: Requisiti di conoscenza, abilità e competenza delle figure coinvolte nella gestione e nella modellazione informativa.

In data 13 dicembre 2018 è stata pubblicata la parte 7 della norma UNI 11337:2018 relativa alla gestione digitale dei processi informativi delle costruzioni. In particolare all’interno del documento vengono indicati i requisiti di conoscenza, abilità e competenza delle figure coinvolte nella gestione e nella modellazione informativa.

Andando nel dettaglio la norma stabilisce i requisiti relativi all’attività professionale delle figure coinvolte nella gestione e nella modellazione informativa. Tali requisiti sono identificati con la suddivisione tra compiti e attività specifiche svolte dalla figura professionale in termini di conoscenza, abilità e competenza secondo il quadro europeo delle qualifiche (EQF).

I requisiti sono indicati sia per consentire la valutazione dei risultati dell’apprendimento informale e non formale e sia ai fini di valutazione di conformità delle competenze.

All’interno della norma troviamo i COMPITI E ATTIVITÀ SPECIFICHE DELLA FIGURA PROFESSIONALE nelle sue varie connotazioni:

  • Gestore dell’ambiente di condivisione dei dati (CDE manager)
  • Gestore dei processi digitalizzati (BIM manager)
  • Coordinatore dei flussi informativi di commessa (BIM coordinator)
  • Operatore avanzato della gestione e della modellazione informativa (BIM specialist)

nonché quali CONOSCENZA, ABILITÀ E COMPETENZE ASSOCIATE ALL’ATTIVITÀ PROFESSIONALE dovranno avere le varie figure:

  • Gestore dell’ambiente di condivisione dei dati (CDE manager)
    • Requisiti di conoscenza, abilità e competenza del gestore dell’ambiente di condivisione dei dati
  • Gestore dei processi digitalizzati (BIM manager)
    • Requisiti di conoscenza, abilità e competenza del gestore dei processi digitalizzati
  • Coordinatore dei flussi informativi (BIM coordinator)
    • Requisiti di conoscenza, abilità e competenza del coordinatore dei flussi informative
  • Operatore avanzato della gestione e della modellazione informativa  (BIM specialist)
    • Requisiti di conoscenza, abilità e competenza dell’operatore avanzato della gestione e della modellazione informativa.

 

Ulteriori norme di riferimento in questo ambito:

UNI 11337-1
Edilizia e opere di ingegneria civile – Gestione digitale dei processi informativi delle costruzioni – Parte1: Modelli, elaborati e oggetti informativi per prodotti e processi. 

UNI 11337-4
Edilizia e opere di ingegneria civile – Gestione digitale dei processi informativi delle costruzioni – Parte 4: Evoluzione e sviluppo informativo di modelli, elaborati e oggetti. 

UNI11337-5
Edilizia e opere di ingegneria civile – Gestione digitale dei processi informalivi delle costruzioni – Parte 5: Flussi informativi nei processi digitalizzati

UNI CEI EN ISO/IEC 17024     
Valutazione della conformità – Requisiti generali per organismi che eseguono la certificazione di persone.

UNI CEI EN ISO/IEC 27000 Tecnologie informatiche – Tecniche di sicurezza – Sistemi di gestione della sicurezza dell’informazione – Descrizione e vocabolario

UNI EN ISO 16739
Industry Foundation Classes (IFC) per la condivisione dei dati nell’industria delle costruzioni e del facility management.


Norma numero : UNI 11337-7:2018
Titolo : Edilizia e opere di ingegneria civile – Gestione digitale dei processi informativi delle costruzioni – Parte 7: Requisiti di conoscenza, abilità e competenza delle figure coinvolte nella gestione e nella modellazione informativa
 
Data entrata in vigore : 13 dicembre 2018
 
Sommario : La norma stabilisce i requisiti relativi all’attività professionale delle figure coinvolte nella gestione e nella modellazione informativa. Tali requisiti sono identificati con la suddivisione tra compiti e attività specifiche svolte dalla figura professionale in termini di conoscenza, abilità e competenza secondo il quadro europeo delle qualifiche (EQF). I requisiti sono indicati sia per consentire la valutazione dei risultati dell’apprendimento informale e non formale e sia ai fini di valutazione di conformità delle competenze.
 
 

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UNI ISO 1366-11:2018 – Sistemi di protezione incendio

La prova esamina il comportamento dei sistemi di protezione dei cavi esposti al fuoco dall’esterno. Inoltre, le prove specificate nella norma non sono volte a valutare le prestazioni del sistema di protezione contro l’incendio e della tenuta degli attraversamenti nel mantenere i requisiti della parete o del soffitto attraversati.

I risultati della prova si applicano ai sistemi di protezione contro l’incendio per sistemi di cavi elettrici progettati per tensioni fino a 1 kV. Il procedimento di prova dovrebbe essere utilizzato anche per determinare le prestazioni dei sistemi di protezione utilizzati con cavi di dati e cavi a fibra ottica, tuttavia i procedimenti di verifica per tali cavi sono ancora in fase di sviluppo.

Il sistema di protezione può includere dispositivi di ventilazione, portelli di ispezione, coperchi fissi o removibili, ecc.

Tale metodo di prova però non è applicabile ad armadi per accessori elettrici contenenti sistemi di distribuzione, relè o simili.

Nel testo della norma vengono citati i seguenti riferimenti normativi:

  1. EN 1363-1 Fire resistance tests – Part 1: General Requirements;
  2. EN 1363-2 Fire resistance tests – Part 2: Alternative and additional procedures;
  3. EN 13501-3 Fire classification of construction products and building elements – Part 3: Classification using data from fire resistance tests on products and elements used in building service installations: fire resisting ducts and fire dampers;
  4. EN 50288-7 Multi-element metallic cables used in analogue and digital communication and control – Part 7: Sectional specification for instrumentation and control cables;
  5. EN 50525-2-11 Electric cables – Low voltage energy cables of rated voltages up to and including 450/750 V (Uo/U) – Part 2-11: Cables for general applications – Flexible cables with thermoplastic PVC insulation;
  6. EN 60269-1 Low-voltage fuses – Part 1: General requirements;
  7. EN 61537 Cable management – Cable tray systems and cable ladder systems;
  8. EN ISO 13943 Fire safety – Vocabulary;
  9. HD 603 S1 Distribution cables of rated voltage 0,6/1 kV.

 

[Fonte: UNI.com

 

 
Norma numero : UNI EN 1366-11:2018
Titolo : Prove di resistenza al fuoco per impianti di fornitura servizi – Parte 11: Sistemi di protezione incendio per sistemi di cavi e componenti associati
 
Data entrata in vigore : 21 giugno 2018 (in lingua italiana 20 novembre 2018)
 
Sommario : La norma descrive il metodo per valutare le prestazioni dei sistemi di protezione per il sistema di cavi elettrici, al fine di mantenere l’integrità del circuito in condizioni di incendio.
 
Recepisce :

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UNI ISO 9004:2018

E’ stata recentemente recepita in lingua italiana la EN ISO 9004:2018.

Questo documento fornisce una guida alle organizzazioni per conseguire il successo durevole in un ambiente complesso, esigente, e in continua evoluzione, con riferimento ai principi di gestione per la qualità definiti nella ISO 9000:2015. I principi di gestione per la qualità, ove complessivamente applicati, possono costituire una base unificante per i valori e per le strategie di un’organizzazione. È focalizzato sull’infondere fiducia nella capacità di un’organizzazione di conseguire il successo durevole.

CONTESTO ORGANIZZAZIONE

Inoltre, tratta il miglioramento sistematico delle prestazioni complessive dell’organizzazione. Comprende la pianificazione, l’attuazione, l’analisi, la valutazione ed il miglioramento di un sistema di gestione efficace ed efficiente.

I fattori che influiscono sul successo di un’organizzazione si manifestano continuamente, si evolvono, aumentano o diminuiscono negli anni e l’adattarsi a questi cambiamenti è importante per il successo durevole. Esempi comprendono la responsabilità sociale, fattori ambientali e culturali, oltre a quelli che potrebbero essere stati considerati precedentemente, quali l’efficienza, la qualità e l’agilità; questi fattori, considerati nel loro insieme, sono parte del contesto dell’organizzazione.

Infine, incoraggia l’auto-valutazione e fornisce uno strumento di auto-valutazione per riesaminare quanto estesamente l’organizzazione abbia adottato i concetti enunciati nel documento stesso.

La norma è applicabile a qualsiasi organizzazione, indipendentemente da dimensione, tipo e attività.

Al suo interno è citata la ISO 9000 Quality management systems – Fundamentals and vocabulary come riferimento normativo.

 

[Fonte: UNI.com

 

Norma numero : UNI EN ISO 9004:2018
Titolo : Gestione per la qualità – Qualità di un’organizzazione – Linee guida per conseguire il successo durevole
 
Data entrata in vigore : 26 aprile 2018 (in italiano 27 novembre 2018)
 
Sommario : La norma fornisce linee guida per accrescere la capacità di un’organizzazione di conseguire il successo durevole, nonché un metodo di autovalutazione (appendice A) per riesaminare quanto estesamente l’organizzazione stessa abbia adottato i concetti in essa contenuti.
Tali linee guida sono coerenti con i principi di gestione per la qualità specificati nella ISO 9000:2015.
La norma è applicabile a qualsiasi organizzazione, indipendentemente da dimensione, tipo e attività.
 

Recepisce : EN ISO 9004:2018

Adotta : ISO 9004:2018

Sostituisce : UNI EN ISO 9004:2009

I CALENDARI 2019 di SICURELLO.si

SICURELLO.si Calendario 2019

Anche il 2019 sarà accompagnato dalle immagini del CALENDARIO di SICURELLO.si

Il “CALENDARIO di SICURELLO.si Kilometri Zero” è gratuito e liberamente scaricabile affinché per la sua diffusione non vi sia utilizzo di carburanti e conseguentemente nessun inquinamento per trasportarlo dalla tipografia ai nostri uffici, dagli uffici alle poste, dalle poste ai singoli destinatari.

Il CALENDARIO 2019 di SICURELLO.si, nelle due versioni (da SCRIVANIA e da PARETE) è dedicato agli EVENTI di PUBBLICO SPETTACOLO.

I disegni di Federica Farinafantasmina.it  ) riprendono le tematiche della sicurezza secondo il punto di vista di SICURELLO.si .

Per scaricare il CALENDARIO 2019 di SICURELLO.si nella versione da PARETE in versione qualità alta (dimensione indicativa file 61 Mb) fai click sull’immagine sottostante:

SICURELLO.si Calendario 2019

Per guardare le ISTRUZIONI per preparare il CALENDARIO di SICURELLO.si nella versione da PARETE (dimensione indicativa file 6Mb) fai click sull’immagine sottostante:

SICURELLO.si Calendario 2019


Per scaricare il CALENDARIO 2019 di SICURELLO.si nella versione da SCRIVANIA (dimensione indicativa file 20Mb) fai click sull’immagine sottostante:

SICURELLO.si Calendario 2019

Per guardare le ISTRUZIONI per preparare il CALENDARIO di SICURELLO.si nella versione da SCRIVANIA  (dimensione indicativa file 12Mb) fai click sull’immagine sottostante:

SICURELLO.si Calendario 2019


Se vuoi sono ancora disponibili per il download gratuito anche i calendari degli anni 2013, 2014, 2015, 2016, 2017 e 2018 nelle due versioni da parete e da scrivania.

Fai click qui per entrare nelle pagine dalle quali potrai scaricare i calendari degli anni precedenti.

Pubblicata in Gazzetta Ufficiale la norma tecnica di prevenzione incendi per attivita’ commerciali, ove sia prevista la vendita e l’esposizione di beni, con superficie lorda superiore a 400 mq, comprensiva di servizi, depositi e spazi comuni coperti.

 

Sulla Gazzetta Ufficiale del 3 dicembre 2018 (GU Serie Generale n.281 del 03-12-2018) è stato pubblicato il  DECRETO 23 novembre 2018  MINISTERO DELL’INTERNO di approvazione di norme tecniche di prevenzione incendi per le attività commerciali, ove sia prevista la vendita e l’esposizione di beni, con superficie lorda superiore a 400 mq, comprensiva di servizi, depositi e spazi comuni coperti, ai sensi dell’articolo 15, del decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139 – modifiche al decreto 3 agosto 2015.

 

Si tratta di una regola tecnica verticale che reca disposizioni di prevenzione incendi riguardanti le attività commerciali, costituita da una o più aree di vendita comunicanti anche afferenti a responsabili diversi, ove sia prevista la vendita e l’esposizione di beni, con superficie lorda superiore a 400 m2 comprensiva di servizi, depositi e spazi comuni coperti (ad esempio atrii, gallerie, sistemi di collegamento quali corridoi, scale, …).  

Classificazioni

Ai fini della regola tecnica, le attività commerciali sono state classificate come segue:

  1. a) in relazione alla superficie lorda utile A:

AA: A ”≤ 1.500 m2;

AB: 1500 m2 < A ≤ 3000 m2;

AC: 3000 m2 < A ≤ 5000 m2;

AD: 5000 m2 < A ≤ 10000 m2;

AE: A > 10000 m2.

Nel computo della  superficie lorda utile A, oltre alle aree destinate alla vendita, devono essere considerate solo le aree destinate a servizi, depositi e spazi comuni coperti direttamente funzionali all’attività commerciale, così come definite al successivo punto 2. (Ad esempio, non si considerano aree direttamente funzionali quelle delle attività produttive o artigianali eventualmente presenti nell’opera da costruzione, anche se comunicanti con l’attività commerciale).

Nota La superficie  lorda utile A è impiegata per l’individuazione delle misure di sicurezza e non ai fini del campo di applicazione della regola tecnica stessa.

  1. b) in relazione alla quota dei piani h:

HA: -1 m ≤ h ≤ 6 m;

HB: -5 m ≤ h ≤ 12 m;

HC: -10 m ≤ h ≤ 24 m;

HD: tutti gli altri casi non rientranti nella classificazione precedente.

 

Le norme tecniche si possono applicare alle attività commerciali di cui sopra con riferimento all’allegato I del decreto del Presidente della Repubblica 1° agosto 2011, n. 151,  ivi  individuate con il numero 69, esistenti  alla  data  di  entrata  in  vigore  del presente decreto ovvero per quelle di nuova realizzazione. Dette norme tecniche si possono  applicare  alle suddette attività in  alternativa  alle  specifiche  norme tecniche di prevenzione  incendi  di  cui  al  decreto  del  Ministro dell’interno 27 luglio 2010. 

PIANO DI EMERGENZA  INTERNO  PER  GLI  IMPIANTI  DI STOCCAGGIO E LAVORAZIONE DEI RIFIUTI

Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 3 dicembre 2018, della LEGGE 1 dicembre 2018, n. 132  di conversione con modificazioni, del decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113, recante disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, sono state introdotte nuove regole riguardanti il piano di emergenza interno per gli impianti di stoccaggio e lavorazione dei rifiuti”, ma anche indicazioni per la redazione, da parte del Prefetto, del piano esterno di gestione delle emergenze.

In particolare all’interno della Legge di conversione è stato inserito un nuovo articolo che riguarda i piani di emergenza per gli impianti di stoccaggio e lavorazione dei rifiuti.

Per gli impianti esistenti il piano di emergenza interno dovrà essere redatto dal gestore dell’impianto entro 90 giorni dall’entrata in vigore della Legge di conversione, ovvero entro il 3 marzo 2019. Il piano dovrà essere trasmesso al Prefetto per le valutazioni del caso e per la redazione – entro 12 mesi dal ricevimento delle informazioni del gestore – del piano di emergenza esterno che avrà lo scopo di limitare gli effetti dannosi derivanti da  incidenti rilevanti.

Con  decreto  del  Presidente  del  Consiglio  dei  ministri, d’intesa con il Ministro dell’interno per gli aspetti concernenti  la prevenzione  degli  incendi,  previo  accordo  sancito  in  sede di Conferenza unificata, saranno stabilite le linee guida per la predisposizione del piano di emergenza  esterna  e  per la  relativa informazione alla popolazione.

 Riportiamo di seguito il testo dell’articolo Art. 26-bis (Piano di emergenza  interno  per  gli  impianti  di stoccaggio e lavorazione dei rifiuti):

  1. I gestori di impianti di stoccaggio e  di  lavorazione  dei  rifiuti,  esistenti  o  di  nuova costruzione, hanno l’obbligo di predisporre  un  piano  di  emergenza interna allo scopo di:
    1. controllare e  circoscrivere  gli  incidenti  in  modo  da minimizzarne gli effetti e limitarne i danni per la salute umana, per l’ambiente e per i beni;
    2. mettere in atto le  misure  necessarie  per  proteggere  la salute umana e l’ambiente dalle conseguenze di incidenti rilevanti;
    3. informare adeguatamente  i  lavoratori  e  i  servizi   di emergenza e le autorità locali competenti;
    4. provvedere al ripristino e al disinquinamento dell’ambiente dopo un incidente rilevante.  
  1. Il piano di emergenza interna è riesaminato, sperimentato e, se necessario,  aggiornato  dal  gestore,  previa  consultazione  del personale che lavora nell’impianto,  ivi  compreso  il  personale  di imprese subappaltatrici a lungo termine, ad  intervalli  appropriati, e, comunque, non superiori a tre anni. La revisione tiene  conto  dei cambiamenti avvenuti nell’impianto e nei servizi  di  emergenza,  dei progressi tecnici e delle nuove conoscenze in merito alle  misure  da adottare in caso di incidente rilevante.  
  1. Per gli impianti esistenti, il piano di emergenza interna  di cui al comma 1 è predisposto entro  novanta  giorni  dalla  data  di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.  
  1. Il gestore trasmette al prefetto competente per territorio tutte le informazioni utili per l’elaborazione del piano di emergenza esterna, di cui al comma 5.  
  1. Per gli impianti di cui  ai  commi  precedenti,  al  fine  di limitare gli effetti dannosi derivanti  da  incidenti  rilevanti,  il prefetto, d’intesa con le regioni e con gli enti locali  interessati, predispone il piano di emergenza esterna all’impianto e  ne  coordina l’attuazione.  
  1. Il piano di cui al comma 5 è predisposto allo scopo di: 
    1. controllare e  circoscrivere  gli  incidenti  in  modo  da minimizzarne gli effetti e limitarne i danni per la salute umana, per l’ambiente e per i beni;
    2. mettere in atto le  misure  necessarie  per  proteggere  la salute umana e l’ambiente dalle conseguenze di  incidenti  rilevanti, in   particolare   mediante   la    cooperazione    rafforzata    con l’organizzazione di protezione civile negli interventi di soccorso;
    3. informare adeguatamente  la  popolazione,  i  servizi   di emergenza e le autorità locali competenti;
    4. provvedere sulla  base  delle  disposizioni   vigenti   al ripristino e  al  disinquinamento  dell’ambiente  dopo  un  incidente rilevante.
  2. Il prefetto redige il piano di emergenza esterna entro dodici mesi dal ricevimento delle  informazioni  necessarie  da  parte  del gestore, ai sensi del comma 4.

  3. Il piano di cui al comma 5 è riesaminato, sperimentato e, se necessario, aggiornato, previa consultazione della  popolazione,  dal prefetto ad intervalli appropriati e, comunque, non superiori  a  tre anni.  La  revisione  tiene  conto  dei  cambiamenti  avvenuti  negli impianti e nei servizi di emergenza, dei progressi  tecnici  e  delle nuove conoscenze in  merito  alle  misure  da  adottare  in  caso  di incidenti rilevanti.  
  1. Con decreto  del  Presidente  del  Consiglio  dei  ministri, d’intesa con il Ministro dell’interno per gli aspetti concernenti  la prevenzione  degli  incendi,  previo  accordo  sancito  in  sede   di Conferenza  unificata,  sono  stabilite  le  linee   guida   per   la predisposizione del piano di emergenza  esterna  e  per  la  relativa informazione alla popolazione.  
  1. All’attuazione delle disposizioni di cui al presente articolo si provvede senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

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UNI ISO 31000:2018

E’ stata recentemente pubblicata in lingua italiana la ISO 31000:2018.

La norma è destinata a coloro che creano e proteggono valore nelle organizzazioni avendo cura di gestire rischi, prendere decisioni, fissare e conseguire obiettivi e migliorare le prestazioni. Fornisce linee guida per gestire i rischi che le organizzazioni affrontano e può essere utilizzato durante tutta la vita dell’organizzazione, oltre a poter essere applicato a qualsiasi attività, compreso il processo decisionale a tutti i livelli. L’approccio comune suggerito dal documento è idoneo a gestire qualsiasi tipo di rischio, non è dedicato ad un particolare settore o industria e può essere adattato a qualunque organizzazione e al suo contesto.

I principi, la struttura di riferimento e il processo delineati nella norma consentono di gestire il rischio in modo efficiente, efficace e sistematico.

 

Le organizzazioni di tutti i tipi e di tutte le dimensioni si trovano di fronte a fattori ed influenze esterni ed interni che rendono incerto il conseguimento dei loro obiettivi. Gestire il rischio è un’attività che si ripete nel tempo e assiste le organizzazioni nello stabilire le strategie, nel conseguire gli obiettivi e nel prendere decisioni consapevoli.

Fa parte della governance e della leadership, ed è fondamentale per il modo in cui l’organizzazione viene gestita a tutti i livelli. Questo contribuisce al miglioramento del sistema di gestione. Gestire il rischio fa parte di tutte le attività riconducibili ad un’organizzazione e comprende l’interazione con le parti interessate. Inoltre, prende in considerazione il contesto esterno ed interno dell’organizzazione, compresi il comportamento umano ed i fattori culturali.

Si basa dunque su principi, su di una struttura di riferimento e su un processo delineati all’interno della nuova ISO 31000 adottata anche in lingua italiana dalla commissione Sicurezza della società e del cittadino.

Questo documento è destinato a coloro che creano e proteggono valore nelle organizzazioni avendo cura di gestire rischi, prendere decisioni, fissare e conseguire obiettivi e migliorare le prestazioni. Fornisce linee guida per gestire i rischi che le organizzazioni affrontano e può essere utilizzato durante tutta la vita dell’organizzazione, oltre a poter essere applicato a qualsiasi attività, compreso il processo decisionale a tutti i livelli. L’approccio comune suggerito dal documento è idoneo a gestire qualsiasi tipo di rischio, non è dedicato ad un particolare settore o industria e può essere adattato a qualunque organizzazione e al suo contesto. I principi, la struttura di riferimento e il processo delineati in questo documento consentono di gestire il rischio in modo efficiente, efficace e sistematico.

L’efficacia della gestione del rischio dipenderà dalla sua integrazione nella govemance dell’organizzazione1 processo decisionale compreso. Pertanto il supporto delle parti interessate, in particolare dell’alta direzione, è determinante.

[Fonte: UNI.com] 

 

Norma numero : UNI ISO 31000:2018
Titolo : Gestione del rischio – Linee guida
Data entrata in vigore : 17 maggio 2018 (versione in lingua italiana di data 20 novembre 2018)
Data ritiro :
Sommario : La norma è destinata a coloro che creano e proteggono valore nelle organizzazioni avendo cura di gestire rischi, prendere decisioni, fissare e conseguire obiettivi e migliorare le prestazioni. Fornisce linee guida per gestire i rischi che le organizzazioni affrontano e può essere utilizzato durante tutta la vita dell’organizzazione, oltre a poter essere applicato a qualsiasi attività, compreso il processo decisionale a tutti i livelli. L’approccio comune suggerito dal documento è idoneo a gestire qualsiasi tipo di rischio, non è dedicato ad un particolare settore o industria e può essere adattato a qualunque organizzazione e al suo contesto. I principi, la struttura di riferimento e il processo delineati in questo documento consentono di gestire il rischio in modo efficiente, efficace e sistematico.
 

Adotta : ISO 31000:2018

Sostituisce : UNI ISO 31000:2010

UNI ISO 31000:2018

 

Storytelling

Storytelling: storie di fortuna e d’infortunio

Convegno di studio e approfondimento 

Si è tenuto ieri, 27 novembre, a Torino il Convegno dal titolo: “Storytelling: storie di fortuna e d’infortunio” e che ha visto i relatori, od ancor meglio i narratori, presentare le loro storie.

Organizzato da AiFOS ed ICOGEI, l’evento è stato ospitato dal Circolo degli Ufficiali dell’Esercito Italiano.

Nell’incontro, moderato da Lara Calanni Pileri, Titolare del CFA Icogei di Cuorgné (TO) e referente del Gruppo di Progetto AiFOS “Gestione eventi”, i narratori hanno esposto la loro esperienza professionale o di volontariato, raccontandone gli aspetti generali e poi focalizzandosi su come si sono sviluppati gli interventi secondo il ruolo ricoperto e quali criticità sono state rilevate. 

Lara Calanni Pileri

I saluti iniziali sono stati portati dal Maggiore Co. Ing. Canaparo arch. Elena,che in base alla sua esperienza ha presentato le analogie tra situazioni ed ambienti differenti nell’ambito della sicurezza sul lavoro.

Elena Canaparo

 

Il primo intervento che ha presentato le attività di sostegno psicologico a seguito degli incidenti verificatisi in Piazza San Carlo a Torino la sera del 3 giugno 2017 è stato quella della Dott.ssa MARIA TERESA FENOGLIO che ha presentato l’Associazione Psicologi per i Popoli di Torino intervenuta nell’emergenza e quello della Dott.ssa  ANNA MARIA MASI, che ha raccontato la sua esperienza diretta a partire dal momento dell’allarme fino alle attività di sostegno psicologico successive alla prima emergenza.

 

E’ stata poi la volta della Dott.ssa Elisa Troglia – Psicoterapeuta, Volontaria Croce Rossa (Se.P), presentare quanto fatto a seguito del Crollo del Ponte Morandi di Genova del 14 agosto 2018 ovvero l”intervento di supporto psicologico ai soccorritori e ai famigliari delle vittime dell’evento.

Elena Troglia

 

Elena Troglia

 

 

Il Geom. Stefano Farina, ha invece affrontato il tema degli interventi post terremoto che ha colpito la terra d’Abruzzo nel 2009 utilizzando però un punto di lettura differente, ovvero “l’albero della memoria o del ricordo“, ovvero l’albero che a partire dal 6 aprile 2009 è diventato il simbolo di quanto successo e che anche durante i lavori di realizzazione del villaggio temporaneo di Onna era parte integrante dell’attività lavorativa.   

 

Onna

Onna

Onna

Onna

FOTO Carlo Cassano

 

Il Presidente di AiFOS, Prof. Rocco Vitale, hai poi narrato una storia che ha coinvolto i partecipanti sul tema e significato dello “STORYTELLING”.

Rocco Vitale

Infine Andrea Loreni, funambolo, filosofo, formatore e speaker, ha accompagnato i partecipanti lungo il cammino della paura del proprio essere e del proprio fare quotidiano e di come davanti alla paura diventa più pericoloso voltarsi e tornare indietro che non affrontarla.

Guarda il video di Andrea LoreniAndrea Loreni - Rocca Sbarua

 

Prologo all’incontro era stata, nel corso della mattinata, la visita guidata al Museo Storico Nazionale di Artiglieria polo museale di storia delle tecnologie militari ubicato nel Maschio della Cittadella (angolo fra Corso Galileo Ferraris e Via Cernaia). 

Museo Nazionale Artiglieria 

 

 

 

Mancano sette giorni a TedX Trento 2018 e l’organizzazione dell’evento è in piena attività da tempo.

Come ormai tradizione, anche per questa edizione di TedX Trento, tutti i passaggi (progettazione, programmazione, aspetti organizzativi e gestionali), sono stati effettuati mediante un confronto continuo con gli aspetti e le necessità legate alla safety.

Di rilievo la scelta legata alle verifiche interferenze rispetto agli altri eventi che di svolgeranno in contemporanea in luoghi adiacenti.

Obiettivo: garantire una efficace gestione delle emergenze.

L’appuntamento è per sabato primo dicembre presso il Teatro Sociale di Trento.

TedX TRENTO 2018:

HIC SUNT LEONES

Responsabile della sicurezza evento: Geom Stefano Farina.

L'articolo La SAFETY di un evento parte da lontano. proviene da EVENTI E PUBBLICHE MANIFESTAZIONI.

MINISTERO DELL’INTERNO

COMUNICATO

Avviso relativo alla pubblicazione sul sito istituzionale del decreto n. 213 del 13 settembre 2018, concernente l’approvazione dei requisiti degli organismi formatori, del programma e delle modalita’ di effettuazione dei corsi di addestramento rivolti al personale addetto alle operazioni di carico e scarico di gas naturale con densita’ non superiore a 0,8 e di biogas, ai sensi del paragrafo 6.1 dell’allegato al decreto del Ministro dell’Interno 3 febbraio 2016. (18A07362) (GU Serie Generale n.269 del 19-11-2018)

 

In Gazzetta Ufficiale il COMUNICATO del MINISTERO DELL’INTERNO relativo ai requisiti degli organismi formatori, del programma e delle modalita’ di effettuazione dei corsi di addestramento rivolti al personale addetto alle operazioni di carico e scarico di gas naturale con densita’ non superiore a 0,8 e di biogas.

 Si comunica che  e'  stato  adottato  il  decreto  del  Capo  del Dipartimento dei vigili del fuoco,  del  soccorso  pubblico  e  della difesa  civile  n.   213   del   13   settembre   2018,   concernente
l'approvazione dei requisiti degli organismi formatori, del programma e delle modalita' di effettuazione dei corsi di addestramento rivolti
al personale addetto alle operazioni  di  carico  e  scarico  di  gas naturale con densita' non superiore a 0,8 e di biogas, ai  sensi  del paragrafo 6.1 dell'allegato al decreto del  Ministro  dell'interno  3 febbraio 2016.
    Il  suddetto  decreto  e'  pubblicato  sul  sito   internet   del «Ministero dell'interno - Dipartimento  dei  vigili  del  fuoco,  del soccorso pubblico e della difesa civile»  (www.vigilfuoco.it),  nella
sezione «Amministrazione on-line/norme di prevenzione incendi».
DECRETO 213 - Formazione GAS NATURALE E BIOGAS DECRETO 213 - Formazione GAS NATURALE E BIOGAS DECRETO 213 - Formazione GAS NATURALE E BIOGAS DECRETO 213 - Contenuti Formazione GAS NATURALE E BIOGAS DECRETO 213 - Contenuti Formazione GAS NATURALE E BIOGASDECRETO 213 - Formazione GAS NATURALE E BIOGAS

 

MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO
DECRETO 1 ottobre 2018, n. 131
Regolamento recante disciplina della denominazione di «panificio», di «pane fresco» e dell’adozione della dicitura «pane conservato». (18G00156) (GU Serie Generale n.269 del 19-11-2018) note: Entrata in vigore del provvedimento: 18/12/2018

MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO
DECRETO 1 ottobre 2018, n. 131
Regolamento recante disciplina della denominazione di «panificio», di
«pane fresco» e dell’adozione della dicitura «pane conservato».
(18G00156)
(GU n.269 del 19-11-2018)
Vigente al: 18-12-2018

IL MINISTRO
DELLO SVILUPPO ECONOMICO

di concerto con

IL MINISTRO DELLE POLITICHE AGRICOLE ALIMENTARI, FORESTALI E DEL
TURISMO

e

IL MINISTRO DELLA SALUTE

Visto l’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 23 giugno 1993, n.
283, relativo alle denominazioni legali di alcuni prodotti da forno;
Vista la legge 4 luglio 1967, n. 580, recante disciplina per la
lavorazione e commercio dei cereali, degli sfarinati, del pane e
delle paste alimentari;
Visto il decreto 13 aprile 1987 del Ministero dell’industria, del
commercio e dell’artigianato recante norme sulla produzione di pane surgelato, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 101 del 4 maggio 1987;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 30 novembre 1998,
n. 502;
Visto il decreto 13 luglio 1998, n. 312, e successive
modificazioni, recante norme per il trattamento con alcool etilico
del pane speciale preconfezionato;
Vista la comunicazione effettuata alla Commissione europea ai sensi
e per gli effetti della direttiva (UE) n. 2015/1535;
Visto il decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con
modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248;
Visto il regolamento (UE) n. 1169/2011, relativo alla fornitura di
informazioni sugli alimenti ai consumatori, ed in particolare
l’articolo 17 relativo alla «Denominazione dell’alimento» e
l’articolo 44 relativo alle «Disposizioni nazionali per gli alimenti
non preimballati»;
Ritenuta la necessita’ di dare esecuzione a quanto previsto
dall’articolo 4, comma 2-ter, del decreto-legge 4 luglio 2006, n.
223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n.
248;
Acquisita l’intesa della Conferenza permanente per i rapporti tra
lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano
nella seduta del 6 luglio 2017;
Udito il parere del Consiglio di Stato reso dalla sezione
consultiva per gli atti normativi nell’adunanza del 18 gennaio 2018;
Vista la comunicazione alla Presidenza del Consiglio dei ministri,
effettuata ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto
1988, n. 400, con nota di protocollo n. 3416 del 9 febbraio 2018 ed
il successivo riscontro con nota n. 0003702 P del 4 maggio 2018;

Decreta:

Art. 1 – Definizione di panificio

1. Per panificio si intende l’impresa che dispone di impianti di
produzione di pane ed eventualmente altri prodotti da forno e
assimilati o affini e svolge l’intero ciclo di produzione dalla
lavorazione delle materie prime alla cottura finale.

Art. 2 – Definizione di pane fresco

1. E’ denominato «fresco» il pane preparato secondo un processo di produzione continuo, privo di interruzioni finalizzate al congelamento o surgelazione, ad eccezione del rallentamento del processo di lievitazione, privo di additivi conservanti e di altri trattamenti aventi effetto conservante.

2. E’ ritenuto continuo il processo di produzione per il quale non intercorra un intervallo di tempo superiore alle 72 ore dall’inizio della lavorazione fino al momento della messa in vendita del prodotto.

Art. 3 – Pane conservato o a durabilita’ prolungata

1. Fatte salve le norme vigenti in materia, al pane non
preimballato ai sensi dell’articolo 44 del regolamento (UE) n.
1169/2011 si applicano le disposizioni di cui all’allegato VI, parte A, punto 1, del regolamento (UE) n. 1169/2011.

2. Il pane non preimballato ai sensi dell’articolo 44 del
regolamento (UE) n. 1169/2011, per il quale viene utilizzato, durante la sua preparazione o nell’arco del processo produttivo, un metodo di conservazion1e ulteriore rispetto ai metodi sottoposti agli obblighi informativi previsti dalla normativa nazionale e dell’Unione europea, e’ posto in vendita con una dicitura aggiuntiva che ne evidenzi il metodo di conservazione utilizzato, nonche’ le eventuali modalita’ di conservazione e di consumo.

3. Al momento della vendita, il pane per il quale e’ utilizzato un
metodo di conservazione durante la sua preparazione o nell’arco del processo produttivo, deve essere esposto in scomparti appositamente riservati.

Art. 4 – Mutuo riconoscimento

1. Fermo restando quanto previsto dal regolamento (CE) n. 852/2004 sull’igiene dei prodotti alimentari, i prodotti legalmente fabbricati e commercializzati negli altri Stati membri dell’Unione europea o in Turchia o in uno Stato parte contraente dell’accordo sullo Spazio economico europeo possono essere commercializzati nel territorio italiano.

Art. 5 – Disposizione transitoria

1. E’ consentito utilizzare incarti o imballi con diciture o
denominazioni di vendita non conformi alle disposizioni del presente regolamento per 90 giorni a decorrere dalla data della sua pubblicazione, fermo restando quanto previsto dalle specifiche norme per i materiali e gli oggetti destinati a venire a contatto con gli alimenti.

Art. 6 – Entrata in vigore

1. Il presente regolamento entra in vigore il trentesimo giorno
successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.

Roma, 1° ottobre 2018

Il Ministro dello sviluppo economico
Di Maio

Il Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo
Centinaio

Il Ministro della salute
Grillo

Visto, il Guardasigilli: Bonafede

Registrato alla Corte dei conti il 12 novembre 2018
Ufficio controllo atti MISE e MIPAAF, reg.ne prev. n. 813

Scarica il DECRETO 1 ottobre 2018, n. 131 completo: DECRETO 1 ottobre 2018 n 131

DECRETO 131 PANE FRESCO

AUTORITA’ NAZIONALE ANTICORRUZIONE

DELIBERA 30 ottobre 2018

Regolamento sull’esercizio del potere sanzionatorio in materia di tutela degli autori di segnalazioni di reati o irregolarita’ di cui siano venuti a conoscenza nell’ambito di un rapporto di lavoro di cui all’art. 54-bis del decreto legislativo n. 165/2001 (c.d. whistleblowing). (Delibera n. 1033). (18A07363) (GU Serie Generale n.269 del 19-11-2018)

 

In Gazzetta Ufficiale la DELIBERA 30 ottobre 2018 dell’Autorità Nazionale Anticorruzione in materia di whistleblowing.

AUTORITA’ NAZIONALE ANTICORRUZIONE
DELIBERA 30 ottobre 2018

Regolamento sull’esercizio del potere sanzionatorio in materia di
tutela degli autori di segnalazioni di reati o irregolarita’ di cui
siano venuti a conoscenza nell’ambito di un rapporto di lavoro di cui
all’art. 54-bis del decreto legislativo n. 165/2001 (c.d.
whistleblowing). (Delibera n. 1033). (18A07363)
(GU n.269 del 19-11-2018)

Capo I
Disposizioni generali

IL CONSIGLIO DELL’AUTORITA’
NAZIONALE ANTICORRUZIONE

Visto l’art. 13 del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150,
come modificato dal decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 74;
Vista la legge 6 novembre 2012, n. 190, e successive modificazioni
ed integrazioni;
Visti gli articoli 19, comma 5, e 31 del decreto-legge 24 giugno
2014, n. 90, convertito con modificazioni dalla legge 11 agosto 2014,
n. 114;
Visto l’art. 54-bis del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165,
come modificato dall’art. 1 della legge 30 novembre 2017, n. 179 e,
in particolare, il comma 6;
Vista la legge 24 novembre 1981, n. 689;
Visto l’art. 34-bis del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179,
convertito in legge 17 dicembre 2012, n. 221, come modificato dal
decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101, convertito con modificazioni
dalla legge 30 ottobre 2013, n. 125;
Visto il «Regolamento concernente l’accesso ai documenti formati o
detenuti dall’Autorita’ ai sensi della legge 7 agosto 1990, n. 241»;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1°
febbraio 2016 con il quale e’ stato approvato il Piano di riordino
dell’Autorita’ nazionale anticorruzione;
Visti il «Regolamento sull’esercizio dell’attivita’ di vigilanza in
materia di contratti pubblici», il «Regolamento sull’esercizio
dell’attivita’ di vigilanza in materia di prevenzione della
corruzione», il «Regolamento sull’esercizio dell’attivita’ di
vigilanza sul rispetto degli obblighi di pubblicazione di cui al
decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33», il «Regolamento
sull’esercizio dell’attivita’ di vigilanza in materia di
inconferibilita’ e incompatibilita’ di incarichi nonche’ sul rispetto
delle regole di comportamento dei pubblici funzionari»;
Vista la «Direttiva annuale sullo svolgimento della funzione di
vigilanza» dell’Autorita’;
Viste le «Linee guida in materia di tutela del dipendente pubblico
che segnala illeciti (c.d. whistleblower)» dell’Autorita’;
Vista la delibera n. 1196 del 23 novembre 2016 recante il
«Riassetto organizzativo dell’Autorita’ nazionale anticorruzione a
seguito dell’approvazione del Piano di riordino e delle nuove
funzioni attribuite in materia di contratti pubblici e di prevenzione
della corruzione e della trasparenza, e individuazione dei centri di
responsabilita’ in base alla missione istituzionale dell’Autorita’»,
come modificata dalla delibera n. 1 del 10 gennaio 2018;
Tenuto conto della procedura di consultazione pubblica terminata il
30 settembre 2018;

E m a n a

il seguente regolamento:

Art. 1 – Definizioni

Ai fini del presente regolamento, si intende per:

a) «art. 54-bis», l’art. 54-bis del decreto legislativo 30 marzo
2001, n. 165, come modificato dall’art. 1 della legge 30 novembre
2017, n. 179;

b) «Autorita’», l’Autorita’ nazionale anticorruzione;

c) «Presidente», il Presidente dell’Autorita’;

d) «Consiglio», il Consiglio dell’Autorita’;

e) «ufficio», l’Ufficio per la vigilanza sulle segnalazioni
pervenute all’Autorita’, ai sensi dell’art. 54-bis, competente per il
procedimento sanzionatorio di cui al presente regolamento;

f) «dirigente», il dirigente dell’ufficio;

g) «responsabile della prevenzione della corruzione e della
trasparenza (RPCT)», il soggetto individuato ai sensi dell’art. 1,
comma 7, della legge 6 novembre 2012, n. 190, come modificato
dall’art. 41 del decreto legislativo 25 maggio 2016, n. 97;

h) «comunicazione», la comunicazione di violazioni di cui al
comma 6, primo periodo, dell’art. 54-bis fatta in ogni caso
all’Autorita’, ai sensi del comma 1, penultimo periodo, dell’art.
54-bis, da parte dell’interessato o delle organizzazioni sindacali
maggiormente rappresentative nell’amministrazione nella quale si
ritiene siano state commesse tali violazioni;

i) «segnalazione», la segnalazione di violazioni di cui al comma
6, secondo e terzo periodo, dell’art. 54-bis all’Autorita’, da parte
dei soggetti di cui al comma 2, dell’art. 54-bis;

j) «misure discriminatorie», tutte le misure individuate all’art.
54-bis, comma 1, primo periodo, adottate in conseguenza della
segnalazione di reati o irregolarita’ di cui allo stesso comma 1,
aventi effetti negativi, diretti o indiretti, sulle condizioni di
lavoro del segnalante come definito al comma 2, dell’art. 54-bis;

k) «sanzioni», le sanzioni amministrative pecuniarie individuate
nel loro ammontare minimo e massimo dall’art. 54-bis, comma 6.

Art. 2 – Oggetto

1. Il presente regolamento, adottato nell’ambito del potere
regolamentare riconosciuto all’Autorita’, disciplina il procedimento
per l’irrogazione delle sanzioni amministrative pecuniarie di cui
all’art. 54-bis, comma 6.

Art. 3 – Attivita’ sanzionatoria d’ufficio, su comunicazione e su segnalazione

1. L’Autorita’ esercita il potere sanzionatorio:

a) d’ufficio, qualora accerti una o piu’ delle violazioni di cui
all’art. 54-bis, comma 6, nell’ambito di attivita’ espletate secondo
la direttiva annuale sullo svolgimento della funzione di vigilanza
dell’Autorita’;

b) su comunicazione di cui all’art. 1, comma 1, lettera h);

c) su segnalazione di cui all’art. 1, comma 1, lettera i).

2. Le comunicazioni e le segnalazioni sono presentate, di norma,
attraverso il modulo della piattaforma informatica disponibile sul
sito istituzionale dell’Autorita’, che utilizza strumenti di
crittografia e garantisce la riservatezza dell’identita’ del
segnalante e del contenuto della segnalazione nonche’ della relativa
documentazione.

Art. 4 – Responsabile del procedimento

1. Responsabile del procedimento sanzionatorio e’ il dirigente.

2. Il responsabile del procedimento, esaminate le comunicazioni e
le segnalazioni e attribuito alle stesse l’ordine di priorita’ di cui
all’art. 5, puo’ individuare uno o piu’ funzionari cui affidare lo
svolgimento dell’istruttoria.

Art. 5 – Ordine di priorita’ delle comunicazioni e delle segnalazioni

1. Le comunicazioni e le segnalazioni sono trattate secondo il
seguente ordine di priorita’:

a) nei casi di cui al comma 6, primo periodo, art. 54-bis, si ha
riguardo alla gravita’ delle misure discriminatorie e all’eventuale
danno alla salute nonche’ alla reiterata adozione di misure
discriminatorie e alla adozione di piu’ misure discriminatorie
oltreche’ alla partecipazione di diversi soggetti all’adozione di
misure discriminatorie;

b) nei casi di cui al comma 6, secondo periodo, art. 54-bis, si
ha riguardo all’assenza di procedure per l’inoltro e la gestione
delle segnalazioni nonche’ all’adozione di procedure non conformi
alle linee guida dell’Autorita’, in particolare, riguardo alla
promozione, ai sensi dell’art 54-bis, comma 5, ultimo periodo, del
ricorso a strumenti di crittografia per garantire la riservatezza
dell’identita’ del segnalante e del contenuto della segnalazione
nonche’ della relativa documentazione;

c) nei casi di cui al comma 6, terzo periodo, art. 54-bis, si ha
riguardo alla gravita’ degli illeciti segnalati al RPCT, all’ampiezza
dell’intervallo temporale della inerzia del RPCT e al numero degli
illeciti segnalati al RPCT.

Art. 6 – Provvedimenti conclusivi del procedimento

1. Il procedimento si conclude con l’adozione di uno o piu’ dei
seguenti provvedimenti:

a) di archiviazione, qualora sia stata riscontrata l’assenza dei
presupposti di fatto o di diritto per la comminazione della sanzione
amministrativa pecuniaria;

b) di irrogazione della sanzione amministrativa pecuniaria tra il
minimo ed il massimo edittale, tenuto conto del criterio della
dimensione dell’amministrazione o dell’ente cui si riferisce la
comunicazione o la segnalazione di cui all’art. 54-bis, comma 6 e dei
criteri di cui all’art. 11 della legge n. 689/1981.

Capo II
Procedimento sanzionatorio

Art. 7 – Avvio del procedimento

1. La comunicazione di avvio del procedimento e’ effettuata dal
responsabile del procedimento mediante lettera di contestazione degli
addebiti.

2. La comunicazione e’ inviata ai soggetti destinatari del
provvedimento finale.

3. Nella comunicazione di avvio di cui al comma 1 sono indicati:

a) l’oggetto del procedimento;

b) la contestazione della violazione, con l’indicazione delle
disposizioni violate, delle relative norme sanzionatorie e delle
sanzioni comminabili all’esito del procedimento, nonche’ la menzione
della possibilita’ di effettuare, entro sessanta giorni, il pagamento
della sanzione in misura ridotta, ai sensi dell’art. 16 della legge
n. 689/1981, indicandone le modalita’;

c) il responsabile del procedimento;

d) l’ufficio presso cui si puo’ accedere agli atti;

e) la facolta’ di presentare eventuali memorie, deduzioni scritte
e documenti nonche’ la richiesta di audizione presso l’ufficio e il
termine entro cui possono essere presentati;

f) la facolta’ per i soggetti che abbiano esercitato una delle
facolta’ di cui alla lettera precedente di richiedere l’audizione al
Consiglio e il termine entro cui essa puo’ essere richiesta;

g) la casella di posta elettronica certificata (PEC), presso la
quale effettuare le comunicazioni relative al procedimento, e
l’invito a comunicare, con il primo atto utile, l’eventuale altra
PEC, presso la quale il soggetto interessato intende ricevere le
comunicazioni e le notificazioni relative al procedimento;

h) il termine di conclusione del procedimento.

4. Il termine per la comunicazione di avvio del procedimento,
decorrente dall’acquisizione della notizia della violazione di cui
all’art. 54-bis, comma 6, o della comunicazione o della segnalazione,
e’, salve specifiche esigenze del procedimento, di novanta giorni.

5. Il termine di cui al precedente comma puo’ essere prorogato in
presenza di particolari e motivate esigenze istruttorie, anche in
caso di estensione soggettiva od oggettiva del procedimento. Il
responsabile del procedimento comunica la proroga ai soggetti di cui
al comma 2 e ne informa i soggetti di cui al comma 8.

6. In ragione di un rilevante numero di destinatari la
comunicazione personale di cui al comma 2 puo’ essere sostituita da
modalita’ di volta in volta stabilite dall’Autorita’, nel rispetto
della vigente normativa in materia di protezione dei dati personali.

7. Il responsabile del procedimento invia al Consiglio, con cadenza
bimestrale, l’elenco dei procedimenti avviati ai sensi del presente
articolo.

8. Il responsabile del procedimento informa dell’avvio del
procedimento sanzionatorio i soggetti che hanno effettuato le
comunicazioni o le segnalazioni.

Art. 8 – Istruttoria

1. L’Ufficio, ricevute le deduzioni e i documenti dei soggetti cui
e’ stato comunicato l’avvio del procedimento, o scaduto il termine
per la loro presentazione, procede all’esame degli atti del
procedimento sanzionatorio.

2. Il responsabile del procedimento puo’ richiedere ulteriori
informazioni, chiarimenti, atti e documenti ai soggetti cui e’ stato
comunicato l’avvio del procedimento, anche avvalendosi dell’ufficio
ispettivo dell’Autorita’, della Guardia di finanza, ovvero
dell’Ispettorato per la funzione pubblica del Dipartimento della
funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri.

3. Le richieste di cui al precedente comma sono formulate per
iscritto e indicano:

a) i fatti e le circostanze in ordine ai quali si effettuano tali
richieste;
b) il termine per l’adempimento che, tenuto conto dell’urgenza,
della quantita’ e qualita’ delle informazioni e dei documenti
richiesti, e’ non inferiore a dieci giorni e non superiore a trenta
giorni.

4. I documenti di cui e’ richiesta l’esibizione sono forniti,
preferibilmente, su supporto informatico, con allegata dichiarazione
di conformita’ all’originale. In alternativa, possono essere forniti
in originale o copia conforme.

5. Le richieste di informazioni e di esibizione di documenti
possono essere formulate anche oralmente nel corso di audizioni o
ispezioni, rendendole note all’interessato e verbalizzando le
medesime.

6. Il responsabile del procedimento, ove ritenuto necessario, puo’
convocare in audizione, anche su loro richiesta, i soggetti che hanno
effettuato le comunicazioni o le segnalazioni.

7. I soggetti cui e’ stata data comunicazione di avvio del
procedimento esercitano il proprio diritto di difesa, in merito agli
addebiti contestati nella fase istruttoria, mediante:
a) presentazione di memorie, deduzioni scritte e documenti;
b) accesso agli atti;
c) audizione innanzi all’ufficio.

8. Le memorie, le deduzioni scritte e i documenti sono inviati
all’ufficio entro il termine di trenta giorni dalla notifica della
lettera di contestazione degli addebiti. Tale termine puo’ essere
prorogato, per una sola volta e per un periodo non superiore a trenta
giorni, a seguito di motivata richiesta dei soggetti interessati.

9. L’accesso agli atti del procedimento avviene mediante istanza
all’ufficio nel rispetto delle modalita’ e dei termini previsti dal
«Regolamento concernente l’accesso ai documenti formati o detenuti
dall’Autorita’ ai sensi della legge 7 agosto 1990, n. 241». Sono
sottratte all’accesso le comunicazioni e le segnalazioni, ai sensi
dell’art. 54-bis, comma 4.

10. L’audizione puo’ essere richiesta entro il termine di dieci
giorni dalla data di ricezione della comunicazione di avvio del
procedimento. Tale richiesta contiene l’oggetto e la descrizione
sintetica, ancorche’ precisa, chiara e puntuale, della esposizione
orale nonche’ le ragioni per le quali sia ritenuta necessaria. Ove
accolta, il responsabile del procedimento comunica agli istanti la
data e il luogo in cui sara’ svolta l’audizione. Tale data, anche a
fronte di istanze di differimento reiterate, puo’ essere differita,
su richiesta motivata, per un periodo comunque non superiore a trenta
giorni.

11. Nel corso delle audizioni i soggetti convocati possono farsi
assistere dal proprio legale di fiducia.

12. Delle audizioni e’ redatto processo verbale, contenente le
principali dichiarazioni delle parti, sottoscritto dai soggetti
partecipanti. Del processo verbale e’ consegnata copia ai soggetti
partecipanti che ne facciano richiesta. Ai soli fini di supporto per
la verbalizzazione, puo’ essere disposta, a cura dell’Autorita’, la
registrazione magnetica e/o informatica delle audizioni.

Art. 9 – Conclusione del procedimento

1. Al termine dell’istruttoria, qualora non ricorrano i presupposti
per l’archiviazione, ai sensi dell’art. 6, comma 1, lettera a),
l’ufficio, entro centottanta giorni dalla data di avvio del
procedimento, comunica all’interessato che intende proporre al
Consiglio l’adozione del provvedimento sanzionatorio.

2. L’interessato, entro dieci giorni dalla comunicazione di cui al
precedente comma, puo’ presentare ulteriori memorie difensive, ovvero
chiedere l’audizione in Consiglio, in presenza di circostanze e fatti
nuovi rispetto a quanto accertato in sede istruttoria. La richiesta
di audizione puo’ essere accolta con disposizione del Presidente. Si
applica il comma 11 e, nelle parti compatibili, il comma 10 dell’art.
8.

3. Il Consiglio, tenuto conto delle memorie presentate e delle
risultanze dell’eventuale audizione, adotta il provvedimento
conclusivo.

4. Il provvedimento sanzionatorio indica gli elementi di fatto e di
diritto su cui si fonda la decisione, il termine per ricorrere e
l’autorita’ cui proporre ricorso nonche’ le modalita’ e il termine
entro il quale effettuare il pagamento della sanzione. Il
provvedimento viene notificato al responsabile dell’infrazione
contestata.

5. Nel caso di mancato pagamento della sanzione nel termine
indicato nel provvedimento sanzionatorio, l’ufficio competente
provvede all’iscrizione a ruolo delle somme dovute.

6. Il provvedimento di archiviazione indica gli elementi di fatto e
di diritto su cui si fonda la decisione. Il provvedimento viene
comunicato ai soggetti di cui al comma 2 dell’art. 7.

7. Il responsabile del procedimento comunica gli esiti del
procedimento ai soggetti che hanno effettuato la comunicazione o la
segnalazione.

Art. 10 – Procedimento sanzionatorio semplificato

1. Il procedimento e’ svolto in forma semplificata nei casi in cui:

a) nell’espletamento dell’attivita’ di vigilanza dell’Autorita’
venga riscontrata la mancanza delle procedure di ricezione e/o
gestione delle segnalazioni di cui all’art. 54-bis;
b) la segnalazione della mancanza delle procedure di ricezione
e/o gestione delle segnalazioni di cui all’art. 54-bis, e’ ritenuta
ragionevolmente fondata a seguito dello svolgimento dell’attivita’
preistruttoria dell’ufficio.

2. Nei casi di cui al comma 1, la comunicazione di avvio del
procedimento di cui all’art. 7, comma 1, contiene, altresi’, i
presupposti di fatto e le ragioni di diritto in relazione agli esiti
delle attivita’ svolte dall’Autorita’ che depongono per l’irrogazione
della sanzione.

3. Il presente procedimento e’ disciplinato dalle disposizioni dei
Capi I e III, e, ad esclusione delle disposizioni di cui ai commi 1 –
4, dell’art. 9 e delle disposizioni inerenti alla facolta’ di
richiedere audizione all’ufficio o al Consiglio, del Capo II.

4. Il dirigente, entro quarantacinque giorni, decorrenti dalla data
di ricevimento delle deduzioni e dei documenti da parte dei soggetti
cui e’ stata notificata la lettera di contestazione degli addebiti
ovvero scaduto il termine per la loro presentazione, trasmette al
Consiglio la proposta di adozione del provvedimento conclusivo.

5. Il Consiglio, tenuto conto delle eventuali memorie prodotte,
adotta il provvedimento conclusivo.

Art. 11 – Pubblicazione del provvedimento

1. Il provvedimento sanzionatorio e’ pubblicato sul sito
istituzionale dell’Autorita’ nella sezione dedicata alle segnalazioni
di cui all’art. 54-bis dopo la notizia dell’avvenuta notificazione al
soggetto interessato ovvero, nel caso di piu’ soggetti, dopo la
notizia dell’avvenuta ultima notificazione.

2. Il Consiglio puo’ altresi’ disporre la pubblicazione sul sito
istituzionale dell’amministrazione o dell’ente.

3. Il Consiglio, al fine di tutelare la riservatezza dell’identita’
del segnalante, puo’ disporre la pubblicazione del provvedimento in
forma anche parzialmente anonima ovvero l’esclusione della
pubblicazione.

Art. 12 – Comunicazioni relative al procedimento

1. Le comunicazioni e le notificazioni previste dal presente
regolamento sono effettuate secondo le seguenti modalita’:

a) mediante la piattaforma informatica di cui all’art. 3, comma
2;
b) mediante casella di posta elettronica certificata (PEC)
indicata all’Autorita’;
c) nelle altre forme previste dall’ordinamento vigente.

Capo III
Disposizioni finali

Art. 13 – Disposizioni relative ai procedimenti di vigilanza attivati sulla
base di una segnalazione di reati o irregolarita’ ai sensi dell’art. 54-bis

1. Nel caso di segnalazione di illeciti, ai sensi dell’art. 54-bis,
i procedimenti di vigilanza in materia di contratti pubblici di
lavori, servizi e forniture, di anticorruzione, di trasparenza e di
imparzialita’ dei funzionari pubblici sono affidati all’ufficio, che
svolge le attivita’ istruttorie, ai sensi dei rispettivi regolamenti
di vigilanza e delle linee guida adottate dall’Autorita’ in materia,
nel rispetto della tutela della riservatezza dell’identita’ del
segnalante come previsto dall’art. 54-bis, con la collaborazione
degli uffici di vigilanza interessati per materia. Il dirigente
informa il Consiglio dei casi nei quali richiede la collaborazione
degli uffici di vigilanza suddetti.

2. In casi di particolare complessita’, su richiesta del dirigente,
il Consiglio puo’ autorizzare la proroga dei termini previsti per il
compimento degli atti del procedimento di vigilanza.
3. I provvedimenti conclusivi dei procedimenti di cui al presente
articolo sono adottati dal Consiglio, su congiunta proposta del
dirigente e del dirigente dell’ufficio di vigilanza interessato.

Art. 14 – Entrata in vigore

1. Il presente regolamento entra in vigore il quindicesimo giorno
successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale. Esso si
applica ai procedimenti sanzionatori avviati successivamente alla sua
entrata in vigore.

Approvato dal Consiglio dell’Autorita’ con delibera n. 1033
nell’adunanza del 30 ottobre 2018.

Roma, 30 ottobre 2018

Il Presidente: Cantone

 

Scarica la DELIBERA 30 ottobre 2018 completa: DELIBERA 30 OTTOBRE 2018 – ANTICORRUZIONE

GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI

DELIBERA 11 ottobre 2018 Elenco delle tipologie di trattamenti soggetti al requisito di una valutazione d’impatto sulla protezione dei dati, ai sensi dell’articolo 35, comma 4, del regolamento (UE) n. 2016/679. (Delibera n. 467). (18A07359)

E’ stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 19 novembre 2018 la DELIBERA 11 ottobre 2018 riportante l’Elenco delle tipologie di trattamenti soggetti al requisito di una valutazione d’impatto sulla protezione dei dati, ai sensi dell’articolo 35, comma 4, del regolamento (UE) n. 2016/679.

Di seguito il testo della delibera della Delibera.

IL GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI
  Nella riunione odierna,  in  presenza  del  dott.  Antonello  Soro, presidente, della dott.ssa Augusta Iannini,  vice  presidente,  della dott.ssa Giovanna Bianchi Clerici e della  prof.ssa  Licia  Califano, componenti, e del dott. Giuseppe Busia, segretario generale;
  Visto il regolamento (UE) n. 2016/679 del Parlamento europeo e  del Consiglio del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle  persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonche'  alla libera circolazione di tali dati e che abroga la  direttiva  95/46/CE (regolamento generale sulla protezione dei dati, di seguito «RGPD»);
  Visto, in specie, l'art. 35, paragrafo 1, del RGPD, che  stabilisce l'obbligo per  il  titolare  di  effettuare,  prima  dell'inizio  del trattamento, una valutazione dell'impatto del  trattamento  medesimo, laddove quest'ultimo  possa  presentare  un  rischio  elevato  per  i diritti e le liberta' delle persone fisiche, «allorche' preved[a]  in particolare  l'uso  di  nuove  tecnologie,  considerati  la   natura, l'oggetto, il contesto e le finalita' [...]»;
  Visto il paragrafo 3 del medesimo articolo,  che  individua  alcune ipotesi in cui e' richiesta la valutazione d'impatto;
  Visto il paragrafo 10 del predetto art. 35, che individua invece le ipotesi in cui tale valutazione  non  e'  richiesta,  in  particolare «qualora il trattamento effettuato ai sensi dell'art. 6, paragrafo 1, lettere c) o e), trovi nel diritto dell'Unione o  nel  diritto  dello Stato membro cui il titolare del trattamento  e'  soggetto  una  base giuridica,  tale  diritto  disciplini  il  trattamento  specifico   o l'insieme di trattamenti in questione, e sia  gia'  stata  effettuata una valutazione d'impatto sulla protezione dei  dati  nell'ambito  di una valutazione d'impatto generale nel contesto dell'adozione di tale base giuridica [...], salvo che gli Stati membri ritengano necessario effettuare tale valutazione prima  di  procedere  alle  attivita'  di trattamento»;
  Considerato che l'art. 35, paragrafo 4, rimette alle  autorita'  di controllo nazionali il compito di  redigere  e  rendere  pubblico  un elenco delle tipologie di trattamenti soggetti al  requisito  di  una valutazione d'impatto e di comunicarlo al  Comitato  europeo  per  la protezione dei dati di cui all'art. 68 del RGPD;
  Considerato che il  paragrafo  6  del  citato  art.  35  stabilisce l'applicazione del meccanismo di coerenza  di  cui  all'art.  63  del RGPD, da parte  della  singola  autorita'  di  controllo  competente, qualora l'elenco  comprenda  «attivita'  di  trattamento  finalizzate all'offerta di beni o servizi a interessati  o  al  monitoraggio  del loro comportamento in piu' stati membri, o attivita'  di  trattamento che possono incidere significativamente sulla libera circolazione dei dati personali all'interno dell'Unione»;
  Viste le indicazioni contenute nei «considerando» numeri 71,  75  e 91 del RGPD;
  Viste le «Linee guida in materia  di  valutazione  d'impatto  sulla protezione dei  dati  e  determinazione  della  possibilita'  che  il trattamento  "possa  presentare  un  rischio  elevato"  ai  fini  del regolamento (UE) n. 2016/679» del Gruppo di lavoro  art.  29  per  la protezione dei dati del 4 aprile 2017, come modificate e adottate  da ultimo il 4 ottobre 2017 e fatte proprie dal Comitato europeo per  la protezione dei dati il 25 maggio 2018 (di seguito «WP 248, rev. 01»), che  hanno  individuato  i  seguenti  nove  criteri  da   tenere   in considerazione  ai  fini  dell'identificazione  dei  trattamenti  che possono  presentare  un   «rischio   elevato»:   1)   valutazione   o assegnazione di un punteggio, inclusiva di profilazione e previsione, in  particolare  in  considerazione  di   «aspetti   riguardanti   il rendimento professionale, la  situazione  economica,  la  salute,  le preferenze  o  gli  interessi   personali,   l'affidabilita'   o   il comportamento, l'ubicazione o gli spostamenti  dell'interessato»;  2) processo decisionale automatizzato che ha effetto giuridico o  incide in modo analogo significativamente  sulle  persone;  3)  monitoraggio sistematico degli  interessati;  4)  dati  sensibili  o  dati  aventi carattere altamente personale; 5) trattamento di dati su larga scala;
6) creazione di corrispondenze o combinazione di insiemi di dati;  7) dati  relativi  a  interessati  vulnerabili;  8)  uso  innovativo   o applicazione di nuove soluzioni  tecnologiche  od  organizzative;  9) quando  il  trattamento  in  se'  «impedisce  agli   interessati   di esercitare un  diritto  o  di  avvalersi  di  un  servizio  o  di  un contratto»);
  Rilevato che il ricorrere di due o piu'  dei  predetti  criteri  e' indice di un trattamento  che  presenta  un  rischio  elevato  per  i diritti e le liberta' degli interessati e  per  il  quale  e'  quindi richiesta una valutazione d'impatto sulla protezione dei  dati  (cfr. WP 248, rev. 01, pag. 11);
  Considerato che il garante ha predisposto un elenco delle tipologie di trattamento ai sensi dell'art. 35, paragrafo  4  da  sottoporre  a valutazione d'impatto;
  Considerato che le previsioni di cui all'art. 35, paragrafo  1  del RGPD, che dispongono che «quando un tipo  di  trattamento,  allorche' prevede in particolare l'uso  di  nuove  tecnologie,  considerati  la natura, l'oggetto, il contesto e le finalita' del  trattamento,  puo' presentare un rischio elevato per  i  diritti  e  le  liberta'  delle persone fisiche, il  titolare  del  trattamento  effettua,  prima  di procedere  al   trattamento,   una   valutazione   dell'impatto   dei trattamenti previsti sulla protezione dei dati personali», prevalgono in ogni caso;
  Considerato altresi' che il predetto elenco  e'  stato  predisposto sulla  base  del  WP  248,  rev.  01,  allo  scopo  di   specificarne ulteriormente il contenuto e a complemento dello stesso;
  Rilevato che tale elenco e' stato comunicato in data 11 luglio 2018 al Comitato per il prescritto parere (art. 35, paragrafi  4  e  6,  e dall'art. 64, paragrafo 1, lettera a), del RGPD);
  Viste le osservazioni rese dal Comitato nel parere adottato  il  25 settembre 2018  e  notificato  il  2  ottobre  2018  (disponibile  su https://edpb.europa.eu);
  Ritenuto, in ottemperanza a quanto previsto dall'art. 64, paragrafo 7, del RGPD, di aderire  alle  osservazioni  contenute  nel  suddetto parere e di modificare,  in  conformita',  il  relativo  progetto  di decisione e di darne comunicazione al presidente del Comitato;
  Rilevato che tale elenco e' riferito esclusivamente a tipologie  di trattamento  soggette  al  meccanismo  di  coerenza  e  che  non   e' esaustivo,  restando  fermo  quindi   l'obbligo   di   adottare   una valutazione d'impatto sulla protezione dei dati laddove ricorrano due o piu' dei criteri individuati dal WP 248, rev. 01 e  che  in  taluni casi «un titolare del trattamento puo' ritenere  che  un  trattamento che  soddisfa  soltanto  uno  [dei  predetti]  criteri  richieda  una valutazione d'impatto sulla protezione dei dati» (cfr. WP  248,  rev. 01, pag. 11);
  Rilevato,  altresi',  che  il   predetto   elenco   potra'   essere ulteriormente  modificato  o  integrato  anche   sulla   base   delle risultanze emerse nel corso della  prima  fase  di  applicazione  del RGPD;
  Viste le osservazioni formulate dal segretario  generale  ai  sensi dell'art. 15 del regolamento del garante n. 1/2000;
  Relatore il dott. Antonello Soro;
Tutto cio' premesso:
  a) ai sensi degli articoli 35, paragrafo  4,  e  57,  paragrafo  1, lettera k), del RGPD fermo restando quanto indicato nel richiamato WP 248, rev. 01, individua  l'elenco  delle  tipologie  di  trattamenti, soggetti al meccanismo  di  coerenza,  da  sottoporre  a  valutazione d'impatto, riportate nell'allegato 1  facente  parte  integrante  del presente provvedimento, che specificano quanto riportato  nel  citato WP 248, rev. 01;
  b) ai  sensi  dell'art.  64,  paragrafo  7  del  RGPD  comunica  al presidente del Comitato il presente  provvedimento  che  recepisce  i rilievi formulati nel parere richiamato in premessa;
  c)   invia   copia   della   presente   deliberazione   all'Ufficio pubblicazione leggi e decreti del Ministero della giustizia  ai  fini della sua pubblicazione nella  Gazzetta  Ufficiale  della  Repubblica
italiana.
    Roma, 11 ottobre 2018
Il presidente e relatore: Soro
Il segretario generale: Busia
(Allegato )
Allegato 1
    1. Trattamenti valutativi o di scoring su  larga  scala,  nonché trattamenti che comportano la profilazione degli interessati  nonché lo svolgimento di attivita' predittive  effettuate  anche  on-line  o attraverso  app,  relativi  ad  «aspetti  riguardanti  il  rendimento professionale, la situazione economica, la salute,  le  preferenze  o gli  interessi  personali,  l'affidabilita'   o   il   comportamento, l'ubicazione o gli spostamenti dell'interessato».
    2. Trattamenti automatizzati finalizzati  ad  assumere  decisioni che producono  «effetti  giuridici»  oppure  che  incidono  «in  modo analogo significativamente» sull'interessato, comprese  le  decisioni che impediscono di esercitare un diritto o di avvalersi di un bene  o di un servizio o di continuare ad esser  parte  di  un  contratto  in essere  (ad  es.  screening  dei  clienti  di  una  banca  attraverso l'utilizzo di dati registrati in una centrale rischi).
    3. Trattamenti che prevedono un utilizzo sistematico di dati  per l'osservazione, il monitoraggio o  il  controllo  degli  interessati, compresa la  raccolta  di  dati  attraverso  reti,  effettuati  anche on-line o attraverso app, nonche' il  trattamento  di  identificativi univoci in grado di identificare gli utenti di servizi della societa' dell'informazione inclusi servizi web, tv interattiva, ecc.  rispetto alle abitudini d'uso e ai dati di  visione  per  periodi  prolungati. Rientrano in tale previsione anche i trattamenti di metadati  ad  es. in ambito telecomunicazioni, banche, ecc. effettuati non soltanto per profilazione, ma piu'  in  generale  per  ragioni  organizzative,  di previsioni di budget, di  upgrade  tecnologico,  miglioramento  reti, offerta di servizi antifrode, antispam, sicurezza etc.
    4.  Trattamenti  su  larga  scala  di   dati   aventi   carattere estremamente personale (v. WP 248, rev. 01): si fa  riferimento,  fra gli altri, ai dati connessi alla vita familiare o  privata  (quali  i dati relativi  alle  comunicazioni  elettroniche  dei  quali  occorre tutelare la  riservatezza),  o  che  incidono  sull'esercizio  di  un diritto fondamentale (quali i dati sull'ubicazione, la  cui raccolta mette in gioco la liberta' di circolazione) oppure la cui  violazione comporta un grave  impatto  sulla  vita  quotidiana  dell'interessato (quali  i  dati  finanziari  che  potrebbero  essere  utilizzati  per commettere frodi in materia di pagamenti).
    5. Trattamenti effettuati  nell'ambito  del  rapporto  di  lavoro mediante sistemi  tecnologici  (anche  con  riguardo  ai  sistemi  di videosorveglianza  e  di  geolocalizzazione)  dai  quali  derivi   la possibilita' di effettuare un controllo a distanza dell'attivita' dei dipendenti (si  veda  quanto  stabilito  dal  WP  248,  rev.  01,  in relazione ai criteri numeri 3, 7 e 8).
    6. Trattamenti  non  occasionali  di  dati  relativi  a  soggetti vulnerabili (minori, disabili, anziani, infermi di  mente,  pazienti, richiedenti asilo).
    7.  Trattamenti  effettuati  attraverso   l'uso   di   tecnologie innovative, anche con particolari misure di  carattere  organizzativo (es. IoT; sistemi di intelligenza artificiale; utilizzo di assistenti vocali on-line attraverso lo scanning vocale e testuale;  monitoraggi effettuati da dispositivi wearable; tracciamenti di prossimita'  come ad es. il wi-fi tracking) ogniqualvolta ricorra anche almeno un altro dei criteri individuati nel WP 248, rev. 01.
    8. Trattamenti che comportano lo scambio tra diversi titolari  di dati su larga scala con modalita' telematiche.
    9.   Trattamenti   di   dati   personali   effettuati    mediante interconnessione, combinazione o raffronto di informazioni,  compresi i trattamenti che prevedono l'incrocio dei dati di  consumo  di  beni digitali con dati di pagamento (es. mobile payment).
    10.  Trattamenti  di  categorie  particolari  di  dati  ai  sensi dell'art. 9 oppure di dati relativi a condanne penali e  a  reati  di cui all'art. 10 interconnessi con altri dati personali  raccolti  per finalita' diverse.
    11. Trattamenti sistematici di dati biometrici, tenendo conto, in particolare,  del  volume  dei  dati,  della  durata,  ovvero   della persistenza, dell'attivita' di trattamento.
    12. Trattamenti sistematici di dati genetici, tenendo  conto,  in particolare,  del  volume  dei  dati,  della  durata,  ovvero   della persistenza, dell'attivita' di trattamento.

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TELECAMERE PER VIDEOSORVEGLIANZA: UNA BACK DOOR PERMETTE L’ACCESSO DA REMOTO

Per chi si occupa di privacy e videosorveglianza, segnaliamo questo “problema” legato alle telecamere un po’ datate (di vari produttori).

In realtà il problema sarebbe risolvibile con un semplice aggiornamento firmware, ma non sempre questo aggiornamento viene effettuato.

Riassumendo brevemente, una grossa quota di telecamere per videosorveglianza prodotte fino al 2013-2014 contenevano nel firmware un accesso “back door” con un nome utente/password fissi che permettevano ai manutentori di avere l’accesso al sistema. Conoscendo la marca della telecamera per videosorveglianza è pertanto possibile ottenerne “irregolarmente” l’accesso e la visione di quanto da essa registrato.

Non tutti hanno aggiornato il firmware delle proprie telecamere per videosorveglianza installate indicativamente fino a 5 anni fa ed il problema potrebbe essere di avere accessi incontrollati alle riprese effettuate.

Il video allegato spiega nel dettagli il problema e le soluzioni:

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Di seguito alcune delle immagini tratte dal video

Back door - Videosorveglianza Back door - Videosorveglianza Back door - Videosorveglianza Back door - Videosorveglianza Back door - Videosorveglianza Back door - Videosorveglianza Back door - Videosorveglianza

 

Elenco delle tipologie di trattamenti soggetti al requisito di una valutazione d’impatto sulla protezione dei dati ai sensi dell’art. 35, comma 4, del Regolamento (UE) n. 2016/679 [9058979].

Valutazione d´impatto sulla protezione dei dati, in base alle previsioni del Regolamento (UE) 2016/679

La pagina contiene link alla normativa e a documenti interpretativi, schede informative e pagine tematiche,
ed è in continuo aggiornamento.

Ultimo aggiornamento 15 novembre 2018

INDICE

NEWS

Elenco delle tipologie di trattamenti soggetti al requisito di una valutazione d’impatto sulla protezione dei dati ai sensi dell’art. 35, comma 4, del Regolamento (UE) n. 2016/679

Terza riunione plenaria del Comitato europeo per la protezione dei dati (EDPB). Adottati i pareri sulle liste dei trattamenti da sottoporre a “Valutazione d’impatto sulla protezione dei dati”

EDPB – Opinion 12/2018 on the draft list of the competent supervisory authority of Italy regarding the processing operations subject to the requirement of a data protection impact assessment (Article 35.4 GDPR) impact assessment (Article 35.4 GDPR)

LINEE GUIDA

Linee-guida del Gruppo Articolo 29 in materia di valutazione di impatto sulla protezione dei dati (WP248)

Quando un trattamento può comportare un rischio elevato per i diritti e le libertà delle persone interessate (a causa del monitoraggio sistematico dei loro comportamenti, o per il gran numero dei soggetti interessati di cui sono magari trattati dati sensibili, o anche per una combinazione di questi e altri fattori), ilregolamento 2016/679 obbliga i titolari a svolgere una valutazione di impatto prima di darvi inizio, consultando l´autorità di controllo in caso le misure tecniche e organizzative da loro stessi individuate per mitigare l´impatto del trattamento non siano ritenute sufficienti – cioè, quando il rischio residuale per i diritti e le libertà degli interessati resti elevato.

Si tratta di uno degli elementi di maggiore rilevanza nel nuovo quadro normativo, perché esprime chiaramente la responsabilizzazione (accountability) dei titolari nei confronti dei trattamenti da questi effettuati. I titolari sono infatti tenuti non soltanto a garantire l´osservanza delle disposizioni del regolamento, ma anche a dimostrare adeguatamente in che modo garantiscono tale osservanza; la valutazione di impatto ne è un esempio.

Le linee-guida del WP29 offrono alcuni chiarimenti sul punto; in particolare, precisano quando una valutazione di impatto sia obbligatoria (oltre ai casi espressamente indicati dal regolamento all´art. 35), chi debba condurla (il titolare, coadiuvato dal responsabile della protezione dei dati, se designato), in cosa essa consista (fornendo alcuni esempi basati su schemi già collaudati in alcuni settori), e la necessità di interpretarla come un processo soggetto a revisione continua piuttosto che come un adempimento una tantum.

Le linee-guida chiariscono, peraltro, anche quando una valutazione di impatto non sia richiesta: ciò vale, in particolare, per i trattamenti in corso che siano già stati autorizzati dalle autorità competenti e non presentino modifiche significative prima del 25 maggio 2018, data di piena applicazione del regolamento.

Il messaggio finale delle linee-guida (già sottoposte a consultazione pubblica) è che la valutazione di impatto costituisce una buona prassi al di là dei requisiti di legge, poiché attraverso di essa il titolare può ricavare indicazioni importanti e utili a prevenire incidenti futuri. In questo senso, la valutazione di impatto permette di realizzare concretamente l´altro fondamentale principio fissato nel regolamento 2016/679, ossia la protezione dei dati fin dalla fase di progettazione (data protection by design) di qualsiasi trattamento.

adottate il 4 aprile 2017
come modificate e adottate da ultimo il 4 ottobre 2017

DOCUMENTI

Elenco delle tipologie di trattamenti soggetti al requisito di una valutazione d’impatto sulla protezione dei dati ai sensi dell’art. 35, comma 4, del Regolamento (UE) n. 2016/679

– Valutazione di impatto sulla protezione dei dati (DPIA). Quando effettuarla?

APPROFONDIMENTI

Terza riunione plenaria del Comitato europeo per la protezione dei dati (EDPB). Adottati i pareri sulle liste dei trattamenti da sottoporre a “Valutazione d’impatto sulla protezione dei dati”

EDPB – Opinion 12/2018 on the draft list of the competent supervisory authority of Italy regarding the processing operations subject to the requirement of a data protection impact assessment (Article 35.4 GDPR) impact assessment (Article 35.4 GDPR)

– Guida all´applicazione del Regolamento europeo in materia di protezione dei dati personali –Approccio basato sul rischio e misure di accountability (responsabilizzazione) di titolari e responsabibi

– VIDEO – “Data protection by default and by design”, valutazione di impatto e consultazione preventiva Intervento tenuto nel corso dell´incontro “Regolamento UE. Il Garante per la protezione dei dati personali incontra la PA”(tappa di Bari, 15 gennaio 2018)

– Individuazione e gestione del rischio – Pagina informativa

STRUMENTI

Un software per la valutazione di impatto

La CNIL, l´Autorità francese per la protezione dei dati, ha messo a disposizione un software di ausilio ai titolari in vista della effettuazione dellavalutazione d´impatto sulla protezione dei dati (DPIA)

Il software – gratuito e liberamente scaricabile dal sito www.cnil.fr (https://www.cnil.fr/fr/outil-pia-telechargez-et-installez-le-logiciel-de-la-cnil) – offre un percorso guidato alla realizzazione della DPIA, secondo una sequenza conforme alle indicazioni fornite dal WP29 nelle Linee-guida sulla DPIA.

La versione in lingua italiana è stata messa a punto anche con la collaborazione del Garante per la protezione dei dati personali.

Occorre sottolineare che il software è in continua evoluzione, con revisioni introdotte anche sulla base dell´esperienza raccolta e delle segnalazioni degli utenti.

IMPORTANTE

Il software qui presentato NON costituisce un modello al quale fare riferimento in ogni situazione di trattamento, essendo stato concepito soprattutto come ausilio metodologico per le PMI. Offre in ogni caso un focus sugli elementi principali di cui si compone la procedura di valutazione d´impatto sulla protezione dei dati. Potrebbe costituire quindi un utile supporto di orientamento allo svolgimento di una DPIA, ma non va inteso come schema predefinito per ogni valutazione d´impatto che va integrata in ragione delle tipologie di trattamento esaminate

E´ inoltre bene ricordare che la valutazione d´impatto sulla protezione dei dati deve tenere conto del rischio complessivo che il trattamento previsto può comportare per i diritti e le libertà degli interessati, alla luce dello specifico contesto. Pertanto, il concetto di rischio non si esaurisce nella considerazione delle possibili violazioni o minacce della sicurezza dei dati.

Per approfondimenti, è disponibile anche un breve tutorial realizzato dal Garante italiano.

ISTRUZIONI PER L´INSTALLAZIONE

Una volta aperta la paginahttps://www.cnil.fr/fr/outil-pia-telechargez-et-installez-le-logiciel-de-la-cnil, scorrere fino al titolo “Version portable” e selezionare il tipo di sistema operativo installato sul proprio computer.

Una volta scaricato il software, lanciare l´installazione che sarà effettuata automaticamente nella versione in lingua italiana.

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strumenti

Il Garante privacy all’Agenzia delle entrate: la fatturazione elettronica va cambiata.

I trattamenti di dati previsti dal 1 gennaio 2019 possono violare la normativa sulla protezione dei dati.

Sproporzionata raccolta di informazioni e rischi di usi impropri da parte di terzi.
Il Garante per la protezione dei dati personali ha avvertito l’Agenzia delle entrate che il nuovo obbligo della fatturazione elettronica, così come è stato regolato dall’Agenzia delle entrate, “presenta rilevanti criticità in ordine alla compatibilità con la normativa in materia di protezione dei dati personali”. Per questo motivo ha chiesto all’Agenzia di far sapere con urgenza come intenda rendere conformi al quadro normativo italiano ed europeo i trattamenti di dati che verranno effettuati ai fini della fatturazione elettronica [doc. web n. 9059949].
E’ la prima volta che il Garante esercita il nuovo potere correttivo di avvertimento, attribuito dalRegolamento europeo, attraverso un provvedimento adottato anche a seguito di alcuni reclami.
Il nuovo obbligo di fatturazione elettronica – esteso a partire dal 1 gennaio 2019 anche ai rapporti tra fornitori e tra fornitori e consumatori – presenta, secondo il Garante, un rischio elevato per i diritti e le libertà degli interessati, comportando un trattamento sistematico, generalizzato e di dettaglio di dati personali su larga scala, potenzialmente relativo ad ogni aspetto della vita quotidiana dell’intera popolazione, sproporzionato rispetto all’obiettivo di interesse pubblico, pur legittimo, perseguito.
Entrando nel merito del nuovo sistema di e-fatturazione il Garante ha rilevato una serie di criticità. In primo luogo, l’Agenzia, dopo aver recapitato le fatture in qualità di “postino” attraverso il sistema di interscambio (SDI) tra gli operatori economici e i contribuenti, archivierà e utilizzerà i dati anche a fini di controllo. Tuttavia non saranno archiviati solo i dati obbligatori a fini fiscali, ma la fattura vera e propria, che contiene di per séinformazioni di dettaglio ulteriori sui beni e servizi acquistati, come le abitudini e le tipologie di consumo, legate alla fornitura di servizi energetici e di telecomunicazioni (es. regolarità nei pagamenti, appartenenza a particolari categorie di utenti), o addirittura la descrizione delle prestazioni sanitarie o legali. Altre criticità derivano dalla scelta dell’Agenzia delle entrate di mettere a disposizione sul proprio portale, senza una richiesta dei consumatori, tutte le fatture in formato digitale, anche per chi preferirà comunque continuare a ricevere la fattura cartacea o digitale direttamente dal fornitore, come garantito dal legislatore.
Ulteriori problemi pone il ruolo assunto dagli intermediari delegabili dal contribuente per la trasmissione, la ricezione e la conservazione delle fatture, alcuni dei quali operano anche nei confronti di una moltitudine di imprese, accentrando enormi masse di dati personali con un aumento dei rischi, non solo per la sicurezza delle informazioni, ma anche relativi a ulteriori usi impropri, grazie a possibili collegamenti e raffronti tra fatture di migliaia di operatori economici.
Anche le modalità di trasmissione attraverso lo SDI e gli ulteriori servizi offerti dall’Agenzia (come la conservazione dei dati) presentano criticità per quanto riguarda i profili di sicurezza, a partire dalla mancata cifratura della fattura elettronica, tanto più considerato l’utilizzo della PEC per lo scambio delle fatture, con la conseguente possibile memorizzazione dei documenti sui server di posta elettronica.
Una preventiva consultazione dell’Autorità, peraltro stabilita dal previgente Codice privacy e dal nuovo Regolamento Ue, avrebbe potuto assicurare fin dalla progettazione l’avvio del nuovo sistema con modalità e garanzie rispettose della protezione dei dati personali, introducendo misure tecnico organizzative adeguate in tutta la filiera del trattamento dei dati personali per la fatturazione elettronica.
Il provvedimento del Garante è stato inviato anche al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell’economia e delle finanze per le valutazioni di competenza.

[Fonte: Garante della Privacy]

UNI EN 1272: SEGGIOLINI PER BAMBINI

Questo documento specifica i requisiti di sicurezza e i corrispondenti metodi di prova per i seggiolini da tavolo destinati ai bambini che siano in grado di stare seduti da soli fino a 15 kg.

La norma al suo interno affronta ad esempio pericoli di natura chimica, termica, meccanica ecc. per i quali prevede una serie di prove che devono testare l’affidabilità stabilendo i requisiti necessari del seggiolino “sicuro”.

Nel testo è possibile individuare i seguenti riferimenti normativi:

  • EN 71-2+A1 Safety of toys – Part 2: Flammability;
  • EN 71-3 Safety of toys – Part 3: Migration of certain elements;
  • EN 71-10 Safety of toys – Part 10: Organic chemical compounds – Sample preparation and extraction;
  • EN 71-11 Safety of toys – Part 11: Organic chemical compounds – Methods of analysis;
  • EN 20105-A03 Textiles – Tests tor colour fastness – Part A03: Grey scale for assessing staining (ISO 105-A03: 1993);
  • EN 717-1 Wood-based panels – Determination of formaldehyde re lease – Part 1: Formaldehyde emission by the chamber method;
  • EN 622-1 Fibreboards – Specifications – Part 1: General requirements;
  • EN ISO 14184-1 Textiles – Determination of formaldehyde – Part 1: Free and hydrolysed formaldehyde (water extraction method) (ISO 14184-1);
  • EN ISO 2439 Flexible cellular polymeric materials – Determination of hardness (indentation technique) (ISO 2439:2008).

 

logo_uni

Norma numero : UNI EN 1272:2017
Titolo : Articoli per puericultura – Seggiolini da tavolo – Requisiti di sicurezza e metodi di prova
 
Data entrata in vigore : 27 luglio 2017 (versione italiana pubblicata in data 23 ottobre 2018)

 Sommario : La norma specifica i requisiti di sicurezza e i corrispondenti metodi di prova per i seggiolini da tavolo destinati ai bambini che siano in grado di stare seduti da soli fino a 15 kg.

 

Nuove norme UNI 8132:2018 – UNI 8133:2018 – UNI 8134:2018 – UNI 8135:2018 – UNI 8136:2018

Segnaletica per impianti a fune ed aree destinate allo sci, alle attività ricreative e agli sport della montagna

08 novembre 2018

Pubblicate oggi nel catalogo UNI le nuove norme relative alla Segnaletica per impianti a fune ed aree destinate allo sci, alle attività ricreative e agli sport della montagna.

Si tratta di una serie di normative alla redazione delle quali ho avuto il piacere di partecipare in qualità di membro della Commissione Tecnica Sicurezza / [Segnaletica per aree dove si effettuano sport invernali in rappresentanza di AiFOS.

Nei prossimi giorni pubblicheremo un approfondimento legato a queste norme che ricordo sono:

Norma numero : UNI 8132:2018
Titolo : Segnaletica per impianti a fune ed aree destinate allo sci, alle attività ricreative e agli sport della montagna – Caratteristiche
Data entrata in vigore : 08 novembre 2018
Sommario : La norma specifica le caratteristiche della segnaletica da utilizzare per gli impianti a fune adibiti al servizio pubblico e nelle aree destinate allo sci, alle attività ricreative e agli sport della montagna.
 
Norma numero : UNI 8133:2018
Titolo : Segnaletica per impianti a fune ed aree destinate allo sci, alle attività ricreative e agli sport della montagna – Segni grafici per segnali di informazione
Data entrata in vigore : 08 novembre 2018
Sommario : La norma specifica i segni grafici per i segnali di informazione da utilizzare per gli impianti a fune adibiti al servizio pubblico e nelle aree destinate allo sci, alle attività ricreative e agli sport della montagna.
 
Norma numero : UNI 8134:2018
Titolo : Segnaletica per impianti a fune ed aree destinate allo sci, alle attività ricreative e agli sport della montagna – Segni grafici per segnali di obbligo
Data entrata in vigore : 08 novembre 2018
Sommario : La norma specifica i segni grafici per segnali di obbligo da utilizzare per gli impianti a fune adibiti al servizio pubblico e nelle aree destinate allo sci, alle attività ricreative e agli sport della montagna.
 
Norma numero : UNI 8135:2018
Titolo : Segnaletica per impianti a fune ed aree destinate allo sci, alle attività ricreative e agli sport della montagna – Segni grafici per segnali di divieto
Data entrata in vigore : 08 novembre 2018
Sommario : La norma specifica i segni grafici per segnali di divieto da utilizzare per gli impianti a fune adibiti al servizio pubblico e nelle aree destinate allo sci, alle attività ricreative e agli sport della montagna.
 
Norma numero : UNI 8136:2018
Titolo : Segnaletica per impianti a fune ed aree destinate allo sci, alle attività ricreative e agli sport della montagna – Segni grafici per segnali di avvertimento
Data entrata in vigore : 08 novembre 2018
Sommario : La norma specifica i segni grafici per segnali di avvertimento da utilizzare per gli impianti a fune adibiti al servizio pubblico e nelle aree destinate allo sci, alle attività ricreative e agli sport della montagna.

UNI/TS 11325-10
Attrezzature a pressione – Messa in servizio e utilizzazione delle attrezzature e degli insiemi a pressione – Parte 10: Sorveglianza dei generatori di vapore e/o acqua surriscaldata esclusi dal campo di applicazione della UNI/TS 11325-3

 

Il CTI – Comitato Termotecnico Italiano – ente federato UNI – ha recentemente realizzato la specifica tecnica UNI/TS 11325-10.

Questo documento definisce le modalità di sorveglianza delle attrezzature a pressione, a focolare o altro tipo di riscaldamento con rischio di surriscaldamento, destinate alla generazione di vapore d’acqua e/o di acqua surriscaldata a temperatura maggiore di 110° C con pressione massima ammissibile (PS) maggiore di 0,5 bar [0,05 Mpa] rientranti nel campo di applicazione del D.M. 329/2004 ed esclusi dalla UNI/TS 11325-3, e aventi le seguenti caratteristiche:

  1. generatori di vapore e/o acqua surriscaldata a sorgente termica diversa dal fuoco a condizione che le membrature soggette a pressione, a contatto con il fluido riscaldante, siano progettate per una temperatura non inferiore a quella del fluido di riscaldamento stesso;
  2. generatori di vapore e/o acqua surriscaldata ad attraversamento meccanico di limitata potenzialità aventi PS x V ≤ 3000 bar x litri e PS ≤ 12 bar;
  3. generatori di vapore a bassa pressione aventi PS ≤ 1 bar, superficie di riscaldamento ≤ 100 m2 e potenzialità ≤ 2 t/h;
  4. generatori di acqua surriscaldata a bassa pressione aventi PS ≤ 5 bar, temperatura massima dell’acqua ≤ 120 °C e potenzialità ≤ 2 t/h;
  5. generatori di vapore e/o acqua surriscaldata a riscaldamento elettrico.

La specifica tecnica fornisce indicazioni per la conduzione dei generatori con l’assistenza continua di persona addetta e senza assistenza continua sino a un massimo di 72 ore.

All’interno del documento sono citati i seguenti riferimenti normativi:

·         UNI EN 11325-3 Messa in servizio ed utilizzazione delle attrezzature e degli insiemi a pressione. Parte 3: sorveglianza dei generatori di vapore e/o acqua surriscaldata;

·         UNI EN 12952-12 Caldaie a tubi d’acqua e installazioni ausiliarie – Parte 12: Requisiti relativi alla qualità dell’acqua di alimentazione e dell’acqua in caldaia;

·         UNI EN 12953-10 Caldaie a tubi da fumo – Parte 10: Requisiti relativi alla qualità dell’acqua di alimentazione e dell’acqua in caldaia.

 

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Norma numero : UNI/TS 11325-10:2018
Titolo : Attrezzature a pressione – Messa in servizio e utilizzazione delle attrezzature e degli insiemi a pressione – Parte 10: Sorveglianza dei generatori di vapore e/o acqua surriscaldata esclusi dal campo di applicazione della UNI/TS 11325-3

Stato : IN VIGORE

Data entrata in vigore : 18 ottobre 2018
 
Sommario : La specifica tecnica definisce le modalità di sorveglianza delle attrezzature a pressione, a focolare o altro tipo di riscaldamento con rischio di surriscaldamento, destinate alla generazione di vapore d’acqua e/o di acqua surriscaldata a temperatura maggiore di 110° C (“generatori di vapore e/o di acqua surriscaldata”) con pressione massima ammissibile (PS) maggiore di 0,5 bar [0,05 Mpa] rientranti nel campo di applicazione del D.M. 329/2004 ed esclusi dalla UNI/TS 11325-3, ed inoltre aventi le seguenti caratteristiche:
a) generatori di vapore e/o acqua surriscaldata a sorgente termica diversa dal fuoco a condizione che le membrature soggette a pressione, a contatto con il fluido riscaldante, siano progettate per una temperatura non inferiore a quella del fluido di riscaldamento stesso;
b) generatori di vapore e/o acqua surriscaldata ad attraversamento meccanico di limitata potenzialità aventi PS x V ≤ 3000 bar x litri e PS ≤ 12 bar;
c) generatori di vapore a bassa pressione aventi PS ≤ 1 bar, superficie di riscaldamento ≤ 100 m2 e potenzialità ≤ 2 t/h;
d) generatori di acqua surriscaldata a bassa pressione aventi PS ≤ 5 bar, temperatura massima dell’acqua ≤ 120 °C e potenzialità ≤ 2 t/h;
e) generatori di vapore e/o acqua surriscaldata a riscaldamento elettrico.
La specifica tecnica fornisce indicazioni per la conduzione dei generatori con l’assistenza continua di persona addetta e senza assistenza continua sino a un massimo di 72 ore.
 
 
[Fonte UNI.com ]

Safety Eventi

NORME TECNICHE PER LA SAFETY EVENTI

La corretta ed efficace progettazione “safety eventi” non può prescindere dalla conoscenza della UNI EN 13200-8.

06 novembre 2018

Pubblicato oggi su PUNTOSICURO.it un articolo che riassume le norme tecniche per la Safety Eventi, ovvero le modalità da adottare per una corretta ed efficace progettazione “safety eventi” che non può prescindere dalla conoscenza della UNI EN 13200-8.

Di seguito l’articolo a firma del Geom. Stefano Farina:

Dopo anni di “oblio” negli ultimi 18 mesi si sta parlando con una discreta frequenza dei problemi legati alla programmazione, progettazione, organizzazione e gestione di safety e security negli eventi (e non solo in quelli di pubblico spettacolo).

Numerose sono state le Circolari e Direttive emanate che, riallacciandosi alle normative vigenti in materia, vanno a dettare regole riguardanti le modalità di gestione della safety e – parzialmente – della security degli eventi.

A smuovere le acque è stata la Circolare emanata dal Capo della Polizia, Prefetto Franco Gabrielli, all’indomani di quanto successo il Piazza San Carlo a Torino il 3 giugno 2017, alla quale si sono succedute varie Circolari e Direttive, l’ultima delle quali è stata la direttiva a firma del Capo di Gabinetto del Ministero dell’Interno, Prefetto Matteo Piantedosi, pubblicata il 18 luglio 2018

( Nuovi modelli procedurali per l’organizzazione degli eventi).

Tutto però parte dalle numerose leggi nazionali, regionali e provinciali, nonché dai regolamenti comunali che coinvolgono vari aspetti progettuali e gestionali, riguardanti gli eventi stessi.

Forse però in questi ultimi mesi, perlomeno in talune situazioni ed in alcune realtà, si è un po’ perso di vista il significato relativo alla “progettazione dell’evento” riconducendo tutto alla redazione del mero “piano di prevenzione incendi” e/o al “piano di emergenza e di evacuazione”, conforme alle norme tecniche di progettazione antincendio e norme di sicurezza per la costruzione/esercizio di impianti, scelta che  viene sostenuta sulla base di indicazioni generali presenti nelle linee guida allegate alla citata Direttiva del luglio 2018, dove al punto 1 (NORMATIVA PRESA A RIFERIMENTO) è indicato:

“Per la definizione delle misure di mitigazione del rischio da attuarsi nelle manifestazioni oggetto del presente documento sono state prese come riferimento le seguenti normative di sicurezza:

  • DM 19.08.1996  Approvazione della regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, costruzione ed esercizio dei locali di intrattenimento e di pubblico spettacolo.
  • DM 18.03.1996  Norme di sicurezza per la costruzione e l’esercizio degli impianti sportivi.”

A questo proposito, di recente in un convegno sul tema “eventi”,  mi è anche capitato di sentir dire da un relatore, membro di una Commissione di Vigilanza, che esclusivamente i professionisti “ex-818” possono redigere un piano di sicurezza eventi, indicazione che non deriva da nessuna legge nazionale o norma tecnica vigente, ma semplicemente un parere personale del relatore, che però egli ha trasformato in un vincolante obbligo per gli organizzatori eventi che a quella Commissione devono fare riferimento per le richieste autorizzative.

La realtà invece dovrebbe essere differente, in quanto la progettazione della sicurezza della manifestazione non deve svilupparsi solo sulla base della prevenzione incendi, ma anche su altri – altrettanto importanti – aspetti che lo stesso Prefetto Gabrielli nella sua circolare del 2017 citava.

Cerchiamo allora di esaminare l’argomento legato ad una corretta progettazione di un evento prendendo come punto di partenza una norma tecnica che – a mio avviso – dovrebbe essere conosciuta dai progettisti eventi ed approfondita nei suoi molteplici aspetti: la Norma UNI EN 13200-8: Installazioni per spettatori – gestione della sicurezza.

A questo punto una premessa è d’obbligo: questa norma tecnica, come tutte quelle ad essa associate o che in qualche modo possono essere collegate o riconducibili alla presenza di “spettatori” (*1), è una norma volontaria, che detta delle indicazioni generali che il singolo progettista dovrà poi applicare alle esigenze del proprio evento, va però detto che molti degli aspetti indicati sono una traccia importante da utilizzare.

Partiamo allora dall’analizzare alcuni degli aspetti peculiari della UNI EN 13200-8:2017 che è stata pubblicata in lingua italiana il 6 febbraio 2018, in recepimento della norma europea, ed è stata elaborata allo scopo di specificare i criteri generali per la gestione della sicurezza degli spettatori ed i cui principi fondamentali sono appropriati per tutti gli eventi, indipendentemente dalla dimensione, dall’attività o dal profilo del pubblico.

La misura in cui questi dettagli possono essere adottati è variabile ed è possibile che, a seconda delle dimensioni dell’evento, non tutti i processi e le procedure indicate siano appropriati. Tuttavia, come precisato nell’introduzione della norma, tutti gli eventi dovrebbero cercare di raggiungere i più alti livelli possibili evidenziati dal documento stesso.

In particolare la UNI EN 13200-8:2017:

  • specifica le caratteristiche generali di gestione della sicurezza nelle installazioni per spettatori;
  • indica la configurazione e la pianificazione della gestione;
  • analizza i criteri per mantenere quanto programmato prima, durante e dopo ogni evento;
  • tratta
    • del personale addetto alla sicurezza;
    • della politica di sicurezza;
    • delle procedure di sicurezza.

La norma non si occupa invece dei ruoli di sicurezza della polizia o di agenzie specializzate.

Analizziamo allora i contenuti della norma, riprendendone gli elementi peculiari e partendo da alcune delle definizioni in essa contenute che cerchiamo di riassumere per categorie

Definizioni generali

  • Area di attività – ovvero la zona in cui si volge l’evento;
  • Barriera – che viene definita come qualsiasi elemento di un’installazione per spettatori, permanente o temporaneo, destinato a impedire alle persone di cadere e a trattenere, fermare o guidare le persone (ricordo che per quanto attiene ai tipi di barriere utilizzati nelle installazioni per spettatori il riferimento è alla UNI EN 13200-3 “Installazioni per gli spettatori – Parte 3: Elementi di separazione – Requisiti”, entrata in vigore il giorno 11 ottobre 2018;
  • Capacità il numero totale di spettatori per il quale sono progettate l’installazione per spettatori o alcune divisioni della stessa (blocco o settore).

 Definizioni legate ai documenti

  • Piano di emergenza – piano preparato per gestire un incidente nelle installazioni per spettatori o nelle vicinanze, nella definizione si precisa che esso è di proprietà dei servizi di emergenza e/o dell’autorità locale;
  • Piano di evacuazione – si tratta del Documento organizzativo che assicura che le installazioni per spettatori possano essere evacuate in caso di emergenza secondo il piano di emergenza;
  • Piano di gestione – è invece il Documento per mantenere. prima, durante e dopo l’evento, lo stato ottimale dell’installazione per spettatori in conformità al certificato o alla licenza di protezione e sicurezza, se richiesto;
  • Pianta delle installazioni per spettatori – definita come le caratteristiche di progettazione delle installazioni per spettatori e dell’ambiente circostante, in aggiunta alla strategia di sicurezza/protezione durante gli eventi;
  • Politica di sicurezza – ovvero il documento sviluppato, rivisto e monitorato dall’organizzatore dell’evento o dalla direzione generale;
  • Piano di Contingenza – il Documento organizzativo che definisce quali azioni intraprendere in risposta ad incidenti che si verificano sul luogo e che potrebbero pregiudicare la sicurezza del pubblico o interrompere le normali operazioni legate all’evento;
  • Procedure di sicurezza – il piano operativo e di emergenza, contenente ruoli e responsabilità, livelli di personale, valutazioni del rischio, disposizioni mediche e contingenze.

Definizioni legate ai soggetti

  • Organizzatore dell’evento – persona (od organizzazione) responsabile della produzione di eventi partendo dalla progettazione e fino al suo completamento;
  • Responsabile della sicurezza – molto importante la definizione del Responsabile della Sicurezza ovvero la persona che supervisiona la gestione delle operazioni per la sicurezza del giorno dell’evento, incluse la pianificazione pre-evento e la valutazione post-evento;
  • Steward – definito come membro del team di gestione della sicurezza, impegnato a garantire la sicurezza e il benessere di tutti gli spettatori;
  • Responsabile degli steward – si tratta di un membro del team di gestione della sicurezza, cha ha già precedenti esperienze come steward ed ha pertanto un ruolo più avanzato e responsabile;
  • Gestore delle installazioni – fondamentalmente uno dei soggetti più importanti dell’organigramma legato alla sicurezza dell’evento e che è definita come la persona responsabile della gestione delle installazioni per conto del proprietario o dell’organizzatore dell’evento;
  • Direzione generale – in questo caso la definizione è più ampia e va a ricomprendere
    • consiglio di amministrazione,
    • proprietario delle installazioni,
    • presidente di un’installazione per spettatori,
    • organizzatore dell’evento
    • responsabile della sicurezza.
  • Supervisore, Membro del team di gestione della sicurezza che ha lavorato precedentemente come steward prima di essere promosso a un ruolo di supervisione.
  • Infine una definizione interessante è anche quella del Gruppo consultivo per la sicurezza (SAG), ovvero il forum all’interno del quale la direzione delle installazioni per spettatori e altri organi (autorità locali, polizia, vigili del fuoco e soccorso medico) forniscono consigli di sicurezza specifici.

Vi sono poi altre definizioni tra le quali citiamo: Area di osservazione, Area esterna, Circolazione, Manuale dell’operatore, Persona competente, Protezione, Sala di controllo, Superficie di visione inclinata, Tornello.

Dalla lettura delle definizioni, risulta interessante notare quella che potrebbe sembrare una mancanza, ovvero non vi è la definizione di “progettista dell’evento”, ma la lettura integrale del documento è invece chiarificatrice su questo aspetto in quanto, non viene separato l’aspetto “progettuale” da quello “operativo”, ma in realtà vi sono varie figure che eseguono le valutazioni e predispongono i documenti. Una di esse è il gestore delle installazioni, un’altra è quella del Responsabile della Sicurezza che include, all’interno del suo ruolo, anche la “pianificazione pre-evento” dalla quale derivano poi molte delle scelte e la stesura dei relativi documenti.

E’ d’obbligo precisare che in questo ambito stiamo parlando di “progettazione della sicurezza dell’evento” e non di quella legata alle strutture ( palchi, tribune, ecc.) che è invece appannaggio di figure tecniche differenti che con i vari soggetti, compreso il Responsabile della Sicurezza, devono collaborare ed interfacciarsi.

Passiamo ora ad analizzare altri punti norma ovvero quelli legati ai documenti ed alla loro redazione.

Uno dei principali è sicuramente quello della Valutazione del rischio che è il punto di partenza che il gestore delle installazioni e/o il responsabile della sicurezza devono preparare al fine di:

•    identificare il sito e i pericoli specifici dell’evento;

•    quantificare i rischi associali ai pericoli;

•    identificare le misure di controllo esistenti;

•    identificare controlli o procedure addizionali.

L’esito del processo di valutazione del rischio deve servire a limitare la gravità dei pericoli e/o ridurre la probabilità che i rischi si verifichino.

Interessante la precisazione che la valutazione del rischio deve essere condotta sempre da una persona competente, ovvero da una figura che abbia con sufficiente formazione ed esperienza per soddisfare le norme professionali nazionali pertinenti ai compiti del proprio ruolo.

Un ulteriore documento indicato è la Mappa del territorio, che deve essere sviluppata dal gestore delle installazioni per spettatori in collaborazione con le autorità locali e altre parti interessate. Essa fornisce informazioni sulla mobilità durante gli eventi con particolare riferimento alla necessità di identificare percorsi separati di flusso e di evacuazione per le diverse categorie di spettatori, oltre a informazioni per ridurre al minimo qualsiasi interferenza con la mobilità ordinaria. In tale mappa troveremo l’identificazione dei sistemi di accesso e di mobilità, prevedendo ad esempio percorsi separati ed aree di parcheggio per le diverse categorie di spettatori, l’implementazione e miglioramento dei servizi di trasporto pubblico, il piano medico generale che tenga conto dei percorsi di emergenza e delle strutture ospedaliere allertate in circostanze normali e in situazioni di emergenza, l’identificazione di percorsi separati sulla base delle effettive esigenze dell’evento.

Vi è poi la Pianta delle installazioni per spettatori che deve essere sviluppata dal gestore delle installazioni (anche in collaborazione con il SAG) e comprende, tra i vari aspetti, la mobilità e accesso nell’area esterna, le indicazioni relative alla circolazione di spettatori in ciascuna area o settore separato, il punto di controllo dei biglietti, il sistema delle vie di uscita, le strade pubbliche e personale addetto ai servizi, la configurazione di ciascuna area o settore con relativa capacità, i piani/disegni per i vari livelli con riferimento a entrate, cancelli di uscita, siti pericolosi, posizione delle sale di emergenza, pronto soccorso e controllo durante l’incontro, posizione del collegamento e coordinamento degli allarmi, posizione delle telecamere CCTV e della rispettiva area di controllo.

Veniamo poi al Piano di gestione che, sviluppato dal gestore delle installazioni, deve contenere il piano per la manutenzione delle condizioni di protezione ordinarie (monitoraggio, manutenzione e condizioni operative, il piano per il mantenimento della protezione ordinaria e del livello di sicurezza durante l’evento, il piano medico e apparecchiature di pronto soccorso, in esercizio o in emergenza, il piano di prevenzione antincendio e di controllo ed infine quello relativo alla manutenzione preventiva programmata.

Un ulteriore documento è il Piano di contingenza che è necessario per coprire tutti gli incidenti prevedibili, grandi o piccoli. Questi varieranno secondo la configurazione dell’installazione per spettatori e gli sport che essa ospita. Al punto 4.3.8 è presente un elenco non esaustivo di situazioni che si possono verificare, tra esse citiamo:

  • Guasto strutturale, come per esempio danni del vento, subsidenza, erosione, fulmine, impatto dello spostamento e delle dinamiche degli spettatori, guasto di strutture smontabili temporanee
  • Condizioni atmosferiche avverse
  • Guasto delle attrezzature
  • Perdita di servizi o utenze come elettricità, gas, acqua, fogne, gruppo elettrogeno di emergenza locale o gruppi di continuità (UPS), fornitura inadeguata o interrotta di cibo e bevande
  • Perdita o guasto dei sistemi di comunicazione
  • Guasto della gestione della sicurezza (assenza di personale chiave, come responsabile della sicurezza e personale di sicurezza, numero insufficiente di steward correttamente formati, valutati e qualificati)

Ed altre ancora (difficoltà di trasporto, orario dell’evento modificato, incendio o fumo eccessivo, allarme bomba/pacco sospetto, fuoriuscita di gas o incidente chimico, incidenti correlati con gli spettatori, …).

Veniamo poi al Piano di emergenza, documento peraltro molto conosciuto. In questo punto norma è interessante a tal proposito l’indicazione che, anche se i piani di contingenza sono preparati del gestore delle installazioni e/o dal responsabile della sicurezza e il piano di emergenza è preparato dai servizi di emergenza, i due piani devono essere compatibili tra loro. Sembra quasi un’affermazione scontata, ma non sempre tale compatibilità viene riscontrata nella realtà.

Per quanto attiene invece le Procedure di sicurezza per l’evento devono essere esaminate e sviluppate dal responsabile della sicurezza o dal gestore delle installazioni (in collaborazione con il SAG) e devono contenere

  • La pianificazione prima dell’evento che comprende
    • La valutazione del rischio dell’evento,
    • L’organizzazione di stewarding,
    • Il manuale dell’operatore,
    • Il piano medico,
    • Il piano di gestione del traffico,
    • Il piano di contingenza,
    • Il piano di emergenza,
    • I regolamenti delle installazioni per spettatori,
    • La pianificazione dell’esercizio,
    • La riunione informativa preventiva
    • Le verifiche e controlli che andranno effettuati
  • I controlli e verifiche durante l’evento;
  • I risultati dei controlli e delle verifiche eseguiti dopo l’evento e a seguire (applicando il piano di contingenza, riunione informativa, ispezioni post-evento).

Riguardo alle procedure di sicurezza ricordiamo che una corretta progettazione dell’evento deve tenere conto anche della presenza di spettatori con esigenze speciali (es. vari tipi di disabilità), in questo caso il riferimento va alla norma UNI CEN/TR 15913:2009 – Installazioni per gli spettatori – Criteri di disposizione degli spazi di osservazione per spettatori con esigenze speciali, dove ad esempio vi sono specifici richiami ai rischi per gli utilizzatori di sedie a rotelle rispetto agli spostamenti in avanti della folla, o altre indicazioni legate alla gestione delle emergenze.

Un ultimo aspetto che andiamo ad affrontare riguardo alla “documentazione” è quello legato al Regolamento delle installazioni per spettatori che, a seconda della natura dell’evento, dovrà includere alcune indicazioni tra le quali – ad esempio – l’elenco di divieti generali o legati ai comportamenti (danni alla struttura, ostruzione dei passaggi, razzismo e introduzione di striscioni, bandiere con messaggi politici, religiosi e violenti, fuochi d’artificio, droni, accesso e interruzione dell’ingresso nelle installazioni per spettatori sotto l’influenza di una droga e/o alcol).

Al fine di non dilungarci ulteriormente vi rimandiamo alla lettura della norma per l’analisi di altri documenti (ad esempio il Manuale dell’operatore, il Piano di stewarding, il Piano di gestione dell’evento, il Piano di sicurezza antincendio) o l’approfondimento di quelli sopra enunciati.

Ultimi passaggi di questa mia analisi della UNI EN 13200-8:2017 riguardano la figura del Responsabile della Sicurezza che viene analizzata molto in dettaglio nelle sue competenze e ruoli, ed in particolare viene precisato anche che

  • Il responsabile della sicurezza deve avere il controllo completo delle questioni relative alla gestione operativa della sicurezza in un giorno di evento e deve essere presente
  • Nei giorni degli eventi, un responsabile della sicurezza deve avere l’autorità per prendere decisioni relative alla sicurezza senza dover riferire a membri della direzione generale o del consiglio
  • La direzione generale può nominare uno o più sostituti competenti del responsabile della sicurezza che possano gestire l’evento in assenza del responsabile della sicurezza. I sostituti devono aver lavorato a fianco del responsabile della sicurezza per almeno quattro eventi e quindi aver gestito un numero di eventi sotto la diretta supervisione del responsabile della sicurezza, e aver dimostrato il necessario grado di competenza, prima di assumersi la responsabilità.

Naturalmente la norma è molto più strutturata e complessa rispetto a questa mia riflessione ed approfondisce numerosi altri aspetti, tra i quali i doveri basilari degli steward, la pianificazione dell’evento con l’analisi dei pericoli anche in caso di attività sportive, le riunioni informative sulla sicurezza, ed altro ancora. Certamente una lettura della stessa è un consiglio che i soggetti coinvolti nella realizzazione di un evento dovrebbero fare proprio, ma anche a livello legislativo, ma anche rispetto a Circolari e Direttive emanate, essa potrebbe essere un punto di partenza per una riflessione globale su questo argomento.

A titolo informativo, riportiamo il sommario del punto 4 della norma ed i titoli degli allegati della norma stessa:

4  PRINCIPI GENERALI

4.1     Generalità

4.1.1  Introduzione
4.1.2  Personale addetto alla sicurezza
4.1.3  Direzione generale
4.1.4  Responsabili della sicurezza
4.1.5  Supervisori
4.1.6  Responsabili degli steward
4.1.7  Steward

4.2     Politica di sicurezza

4.2.1  Generalità
4.2.2  Mappa del territorio
4.2.3  Pianta delle installazioni per spettatori
4.2.4  Valutazione del rischio
4.2.5  Piano di gestione

4.3     Procedure di sicurezza per l’evento

4.3.1  Generalità
4.3.2  Pianificazione prima dell’evento
4.3.3  Gruppo consultivo per la sicurezza (SAG)
4.3.4  Manuale dell’operatore
4.3.5  Piano medico
4.3.6  Piano di gestione del traffico
4.3.7  Piano di emergenza
4.3.8  Piano di contingenza
4.3.9  Regolamento delle installazioni per spettatori
4.3.10     Riunione informativa sulla sicurezza
4.3.11     Verifiche e controlli prima degli eventi
4.3.12     Verifiche e controlli durante gli eventi

 

APPENDICE      A         CONTENUTO DEL MANUALE DELL’OPERATORE
APPENDICE      B         RIUNIONE INFORMATIVA PRELIMINARE E CONCLUSIVA
APPENDICE      C          DISPOSIZIONI PER IL PERSONALE ADDETTO ALLA      SICUREZZA
APPENDICE      D         ORGANIGRAMMA OPERATIVO DELLA SICUREZZA
APPENDICE      E          ATTREZZATURA DEGLI STEWARD
APPENDICE      F          LIBRETTO TASCABILE IN DOTAZIONE AL PERSONALE DI SICUREZZA
APPENDICE      G         MAPPA DEL TERRITORIO
APPENDICE      H         PIANTA DELLE INSTALLAZIONI PER SPETTATORI

 

Infine una precisazione che ritengo sia dovuta.
Il presente articolo è stato redatto sulla base

  • della lettura della norma UNI EN 13200-8:2018 alla quale si rimanda per ogni riferimento e dettaglio;
  • dagli approfondimenti fatti in base alle normative vigenti, nonché circolari e direttive emanate negli ultimi mesi;
  • dell’esperienza da me maturata nell’ambito di varie consulenze relative ad eventi e pubbliche manifestazioni;
  • dalle analisi fatte con colleghi che si occupano di tali argomenti;
  • dal confronto che si è sviluppato in occasione di numerosi Seminari e Convegni in materia di Eventi ai quali ho partecipato in ambito nazionale.

Quanto scritto nasce da considerazioni personali e non vuole in nessun modo essere una interpretazione applicativa della norma tecnica stessa, ma si tratta di una semplice analisi soggettiva partendo però da dati oggettivi e non interpretativi.

 (*1) Elenco delle norme UNI

Riportiamo di seguito l’elenco (non esaustivo) delle norme UNI in materia

UNI EN 13200-1:2012  Installazioni per spettatori – Parte 1: Caratteristiche generali degli spazi di osservazione per spettatori

UNI CEN/TR 13200-2:2006 Installazioni per gli spettatori – Criteri di disposizione degli spazi di servizio – Parte 2: Caratteristiche e situazioni nazionali

UNI EN 13200-3:2018 Installazioni per gli spettatori – Parte 3: Elementi di separazione – Requisiti

UNI EN 13200-4:2007 Installazioni per gli spettatori – Parte 4: Sedute – Caratteristiche di prodotto

UNI EN 13200-5:2007 Installazioni per gli spettatori – Parte 5: Tribune telescopiche

UNI EN 13200-6:2013 Installazioni per spettatori – Parte 6: Tribune smontabili (temporanee)

UNI EN 13200-7:2014 Installazioni per spettatori – Parte 7: Elementi e percorsi di entrata e di uscita

UNI EN 13200-8:2017 Installazioni per spettatori – Parte 8: Gestione della sicurezza

UNI CEN/TR 15913:2009 Installazioni per gli spettatori – Criteri di disposizione degli spazi di osservazione per spettatori con esigenze speciali

UNI/TR 11639:2016 Installazioni per gli spettatori – Caratteristiche generali degli spazi di osservazione per gli spettatori – Spiegazione di alcuni punti della UNI EN 13200-1

UNI/TR 11449:2012 Installazioni per gli spettatori – Elementi di separazione – Spiegazione di alcuni punti della UNI EN 13200-3

UNI/TR 11699:2017 Installazioni per gli spettatori – Sedute – Spiegazione di alcuni punti della UNI EN 13200-4

UNI 11143-6:2005 Acustica – Metodo per la stima dell’impatto e del clima acustico per tipologia di sorgenti – Parte 6: Rumore da luoghi di intrattenimento danzante e di pubblico spettacolo

 

Geom. Stefano Farina

Vicepresidente AiFOS Protezione Civile, Consigliere Nazionale AiFOS

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[Fonte: PUNTOSICURO.it ]

 

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MINISTERO DELL’INTERNO
DECRETO 23 ottobre 2018 

Regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, costruzione ed esercizio degli impianti di distribuzione di idrogeno per autotrazione. (18A07049) (GU Serie Generale n.257 del 05-11-2018)

In GAZZETTA UFFICIALE del 5 novembre 2018 è stato pubblicato il Decreto 23 ottobre 2018 del Ministero dell’Interno relativo alla Regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, costruzione ed esercizio degli impianti di distribuzione di idrogeno per autotrazione.

 

 

MINISTERO DELL’INTERNO

DECRETO 23 ottobre 2018 

Regola  tecnica  di  prevenzione  incendi   per   la   progettazione,
costruzione ed esercizio degli impianti di distribuzione di idrogeno
per autotrazione. (18A07049)

(GU n.257 del 5-11-2018)

 
                      IL MINISTRO DELL'INTERNO
                           di concerto con
                  IL MINISTRO DELLE INFRASTRUTTURE
                           E DEI TRASPORTI
  Visto il decreto legislativo 8  marzo  2006,  n.  139,  recante  il
«Riassetto delle disposizioni relative alle funzioni  ed  ai  compiti
del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, a norma dell'art. 11  della
legge 29 luglio 2003, n. 229» e successive modificazioni;
  Visto  il  decreto  legislativo  9  aprile  2008,  n.  81,  recante
l'«Attuazione dell'art. 1 della legge  3  agosto  2007,  n.  123,  in
materia di tutela della  salute  e  della  sicurezza  nei  luoghi  di
lavoro» e successive modificazioni;
  Visto il regolamento CE n. 79/2009 del  Parlamento  europeo  e  del
Consiglio del 14 gennaio 2009 relativo all'omologazione di veicoli  a
motore alimentati a idrogeno e che modifica la direttiva 2007/46/CE;
  Visto il regolamento europeo  406/2010  della  Commissione  del  26
aprile 2010 recante disposizioni di applicazione del regolamento (CE)
n.  79/2009  del  Parlamento  europeo  e   del   Consiglio   relativo
all'omologazione di veicoli a motore alimentati a idrogeno;
  Visto il regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio  del  9
marzo  2011,  n.  305,  che  fissa  condizioni  armonizzate  per   la
commercializzazione dei prodotti  da  costruzione  e  che  abroga  la
direttiva 89/106/CEE del Consiglio;
  Visto il decreto legislativo  15  febbraio  2016,  n.  26,  recante
l'«Attuazione della direttiva 2014/68/UE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 15 maggio  2014,  concernente  l'armonizzazione  delle
legislazioni degli Stati membri relativa alla  messa  a  disposizione
sul mercato di attrezzature a pressione»;
  Visto il  decreto  legislativo  19  maggio  2016,  n.  85,  recante
l'«Attuazione     della     direttiva     2014/34/UE,     concernente
l'armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative  agli
apparecchi e sistemi di protezione destinati ad essere utilizzati  in
atmosfere potenzialmente esplosive»;
  Visto il decreto legislativo 16 dicembre 2016, n. 257,  recante  la
«Disciplina di attuazione della direttiva 2014/94/UE  del  Parlamento
europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2014, sulla realizzazione  di
una infrastruttura per i combustibili alternativi» e, in particolare,
l'art. 5, comma  3,  che  prevede  che:  «Con  decreto  del  Ministro
dell'interno, da adottarsi entro il 31 marzo 2017, di concerto con il
Ministero delle infrastrutture  e  dei  trasporti,  sono  dettate  le
disposizioni per l'aggiornamento della regola tecnica di  prevenzione
per la progettazione, costruzione  ed  esercizio  degli  impianti  di
distribuzione di idrogeno per autotrazione  di  cui  al  decreto  del
Ministro dell'interno  31  agosto  2006,  pubblicato  nella  Gazzetta
Ufficiale della Repubblica italiana del 13 settembre 2006, n. 213»;
  Visto il decreto del Presidente della Repubblica 1° agosto 2011, n.
151,  «Regolamento  recante  semplificazione  della  disciplina   dei
procedimenti  relativi  alla  prevenzione  degli  incendi,  a   norma
dell'art. 49, comma 4-quater del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78,
convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122»  e
successive modificazioni;
  Visto il  decreto  del  Ministro  dell'interno  30  novembre  1983,
recante:  «Termini,  definizioni  generali  e  simboli   grafici   di
prevenzione  incendi»  pubblicato  nella  Gazzetta  Ufficiale   della
Repubblica italiana n. 339 del 12 dicembre 1983;
  Visto il decreto del Ministro dell'interno 31 agosto 2006,  recante
la «Approvazione della regola tecnica di prevenzione incendi  per  la
progettazione,   costruzione   ed   esercizio   degli   impianti   di
distribuzione di idrogeno per autotrazione» pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale della Repubblica italiana n. 213 del 13 settembre 2006;
  Visto il decreto del Ministro dell'interno 9 maggio 2007,  recante:
«Direttive  per  l'attuazione  dell'approccio   ingegneristico   alla
sicurezza antincendio»  pubblicato  nella  Gazzetta  Ufficiale  della
Repubblica italiana n. 117 del 22 maggio 2007;
  Visto il decreto del Ministro dell'interno 7 agosto 2012,  recante:
«Disposizioni relative alle modalita' di presentazione delle  istanze
concernenti  i   procedimenti   di   prevenzione   incendi   e   alla
documentazione da allegare,  ai  sensi  dell'art.  2,  comma  7,  del
decreto del Presidente della  Repubblica  1°  agosto  2011,  n.  151»
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n.  151
del 29 agosto 2012;
  Ritenuto di dare attuazione al disposto dell'art. 5, comma  3,  del
richiamato decreto legislativo 16 dicembre 2016, n. 257;
  Considerato che, nelle more della definizione della  norma  tecnica
in sede comunitaria per gli impianti di distribuzione di idrogeno per
autotrazione,  si  ritiene  di  aggiornare  la  regola   tecnica   di
prevenzione incendi per la progettazione,  costruzione  ed  esercizio
degli impianti di distribuzione di idrogeno per autotrazione  di  cui
al decreto del Ministro dell'interno 31 agosto 2006, sulla base degli
standard gia' adottati a livello internazionale;
  Acquisito il concerto del  Ministero  delle  infrastrutture  e  dei
trasporti;
  Sentito il comitato centrale tecnico-scientifico per la prevenzione
incendi di cui all'art. 21 del decreto legislativo 8 marzo  2006,  n.
139;
  Espletata la procedura di informazione  ai  sensi  della  direttiva
(UE) 2015/1535;
                              Decreta:
                               Art. 1
                    Scopo e campo di applicazione
  1. Il  presente  decreto  disciplina,  ai  fini  della  prevenzione
incendi,  la  progettazione,  la  costruzione  e  l'esercizio   degli
impianti di distribuzione di idrogeno per autotrazione.
                               Art. 2
                              Obiettivi
  1. Ai fini della prevenzione incendi, allo scopo di  raggiungere  i
primari obiettivi  di  sicurezza  relativi  alla  salvaguardia  delle
persone e alla tutela dei  beni  contro  i  rischi  di  incendio,  le
attivita' di cui all'art. 1 sono realizzate e gestite in modo da:
  a) minimizzare le cause di incendio e di esplosione;
  b) limitare, in caso di evento incidentale, danni alle persone;
  c) limitare, in caso di evento  incidentale,  danni  ad  edifici  o
locali contigui;
  d)  permettere  ai  soccorritori  di  operare  in   condizioni   di
sicurezza.
                               Art. 3
                        Disposizioni tecniche
  1. Ai fini del raggiungimento degli obiettivi di cui all'art. 2, e'
approvata la regola tecnica di cui  all'allegato  1  che  costituisce
parte integrante del presente decreto.
                               Art. 4
              Applicazione delle disposizioni tecniche
  1. Le disposizioni del presente decreto si applicano agli  impianti
di distribuzione stradale di idrogeno gassoso di nuova  realizzazione
e agli impianti esistenti in caso di  modifiche  previste  a  partire
dalla data di entrata in vigore del presente decreto.
  2. Nel caso in cui ricorrono le condizioni  previste  dall'art.  7,
comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 1° agosto  2011,
n. 151, e' possibile progettare  gli  impianti  di  distribuzione  di
idrogeno  per  autotrazione  secondo  norme  tecniche  internazionali
riconosciute, quale la norma ISO 19880-1, fatte  salve  le  ulteriori
disposizioni normative comunque applicabili.
  3. Le procedure previste dall'art. 7  del  decreto  del  Presidente
della Repubblica 1° agosto 2011,  n.  151,  si  applicano,  altresi',
anche nei casi riportati al punto 3.2 e al  punto  6.2  della  regola
tecnica allegata al presente decreto.
                               Art. 5
                             Ubicazione
  1. Gli impianti di distribuzione di idrogeno per  autotrazione  non
possono sorgere:
  a)  nella  zona   territoriale   omogenea   totalmente   edificata,
individuata come zona A nel piano regolatore generale o nel programma
di fabbricazione, ai sensi dell'art. 2  del  decreto  ministeriale  2
aprile 1968, n. 1444 e, nei comuni sprovvisti dei predetti  strumenti
urbanistici, all'interno del perimetro del centro abitato, delimitato
a norma dell'art. 17 della legge  6  agosto  1967,  n.  765,  quando,
nell'uno e  nell'altro  caso,  la  densita'  media  dell'edificazione
esistente nel raggio di 200 m dal perimetro degli elementi pericolosi
dell'impianto, come definiti al punto 1.2.3 dell'allegato al presente
decreto, risulti superiore a 3 m³ per m²;
  b) nelle zone  di  completamento  e  di  espansione  dell'aggregato
urbano indicato nel piano regolatore  generale  o  nel  programma  di
fabbricazione, nelle quali sia previsto un indice  di  edificabilita'
superiore a 3 m³ per m²;
  c) nelle aree, ovunque ubicate, destinate a verde pubblico.
  2. Il divieto di cui al comma 1, lettera b), non  si  applica  agli
impianti di distribuzione alimentati da condotta che siano dotati  di
capacita' di smorzamento/accumulo non superiore a 500 Nm³ di gas;  in
tali impianti non e' consentita la produzione in sito superiore  alla
capacita' di 50 Nm³/h ne'  l'uso  dei  carri  bombolai,  neanche  per
l'alimentazione di emergenza.
  3. Il divieto di cui al comma 1, lettera c), non  si  applica  agli
impianti di distribuzione alimentati da condotta che siano dotati  di
capacita' di smorzamento/accumulo non superiore a 500 Nm³ di gas  nel
caso in cui gli strumenti urbanistici comunali ammettano la  presenza
di distributori di carburanti nelle aree destinate a verde  pubblico;
in tali impianti non e' consentita la produzione  in  sito  superiore
alla capacita' di 50 Nm³/h ne' l'uso dei carri bombolai, neanche  per
l'alimentazione di emergenza.
  4.  L'attestazione  che  l'area   prescelta   per   l'installazione
dell'impianto non ricada in alcuna delle zone o aree  precedentemente
indicate e' rilasciata dal  competente  ufficio  dell'amministrazione
comunale.
  5. Qualora dovessero mutare  i  requisiti  urbanistici  di  cui  al
presente  articolo  che  consentivano   l'esercizio   dell'attivita',
vengono  meno  i  requisiti   e   i   presupposti   per   l'esercizio
dell'attivita' ai fini antincendio.
                               Art. 6
                        Prodotti antincendio
  1.  I  prodotti  per  uso  antincendio,  impiegati  nel  campo   di
applicazione del presente decreto, devono essere:
  a)  identificati  univocamente   sotto   la   responsabilita'   del
produttore, secondo le procedure applicabili;
  b) qualificati in relazione alle prestazioni  richieste  e  all'uso
previsto;
  c)  accettati   dal   responsabile   dell'attivita',   ovvero   dal
responsabile  dell'esecuzione  dei  lavori  mediante  acquisizione  e
verifica della documentazione di identificazione e qualificazione.
  2. L'impiego dei prodotti per uso antincendio e' consentito se: gli
stessi  sono  utilizzati  conformemente  all'uso  previsto,  se  sono
rispondenti alle prestazioni richieste dal presente decreto e se:
  a) sono conformi alle disposizioni comunitarie applicabili;
  b) sono conformi, qualora non ricadenti nel campo  di  applicazione
di disposizioni comunitarie,  alle  apposite  disposizioni  nazionali
applicabili, gia' sottoposte con esito  positivo  alla  procedura  di
informazione di cui alla direttiva 98/34/CE e  successive  modifiche,
che prevedono apposita omologazione per  la  commercializzazione  sul
territorio italiano e a tal fine il mutuo riconoscimento;
  c)  qualora  non  contemplati  nelle  lettere   a)   e   b),   sono
legittimamente commercializzati  in  uno  degli  Stati  della  Unione
europea o in Turchia in virtu' di  specifici  accordi  internazionali
stipulati con l'Unione europea, ovvero legalmente fabbricati  in  uno
degli Stati firmatari dell'Associazione  europea  di  libero  scambio
(EFTA), parte contraente dell'accordo sullo Spazio economico  europeo
(SEE), per  l'impiego  nelle  stesse  condizioni  che  permettono  di
garantire  un  livello  di  protezione,  ai  fini   della   sicurezza
dall'incendio, equivalente a quello  previsto  nelle  norme  tecniche
allegate al presente decreto.
  3. L'equivalenza del livello di protezione, garantito dai  prodotti
per uso antincendio di cui al comma 2, e' valutata,  ove  necessario,
dal Ministero  dell'interno  applicando  le  procedure  previste  dal
regolamento (CE) n. 764/2008 del Parlamento europeo e  del  Consiglio
del 9 luglio 2008.
                               Art. 7
                         Disposizioni finali
  1. Dalla data di entrata in vigore del presente decreto e' abrogato
il  decreto  del  Ministro  dell'interno  31  agosto  2006,  recante:
«Approvazione della regola tecnica  di  prevenzione  incendi  per  la
progettazione,   costruzione   ed   esercizio   degli   impianti   di
distribuzione di idrogeno per autotrazione.».
  2. Il  presente  decreto  entra  in  vigore  il  trentesimo  giorno
successivo alla data della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana.
    Roma, 23 ottobre 2018
                                             Il Ministro dell'interno
                                                      Salvini
Il Ministro delle infrastrutture
         e dei trasporti
            Toninelli
                                                           Allegato 1
                                                             (Art. 3)
REGOLA  TECNICA  DI  PREVENZIONE  INCENDI   PER   LA   PROGETTAZIONE,
  COSTRUZIONE  ED  ESERCIZIO  DEGLI  IMPIANTI  DI  DISTRIBUZIONE   DI
  IDROGENO PER AUTOTRAZIONE
                              Titolo I
                        DISPOSIZIONI GENERALI
1.1. Termini, definizioni e tolleranze dimensionali.
    Per i termini, le definizioni e  le  tolleranze  dimensionali  si
rimanda a quanto stabilito con il decreto del  Ministro  dell'interno
30 novembre 1983; inoltre, ai fini della presente regola tecnica,  si
definisce:
      idrogeno gassoso: idrogeno  che  e'  stato  prodotto  in  forma
gassosa con grado di purezza caratterizzato da  una  frazione  molare
minima del 98%. La relativa  produzione  puo'  avvenire  con  diverse
modalita'  (processi  petrolchimici,   termochimici,   elettrolitici,
biologici, etc.);
      linea di alta pressione: parte dell'impianto gas  compresa  tra
la mandata del compressore, o l'attacco di prelievo dallo  stoccaggio
e il dispositivo di erogazione dell'idrogeno al veicolo;
      linea di bassa pressione: parte dell'impianto gas compresa  tra
il  dispositivo  di   intercettazione   generale   di   alimentazione
dell'impianto di distribuzione e l'aspirazione del primo  stadio  del
compressore dell'idrogeno (tratto a monte  del  compressore  fino  al
dispositivo   di   intercettazione   sulla   tubazione   di    uscita
dall'impianto di produzione e/o sulla condotta di fornitura del gas);
      elettrolizzatore:  impianto  per  la  produzione  di   idrogeno
mediante elettrolisi;
      steam  reformer  (SR):  impianto  per  la  produzione  idrogeno
mediante reforming a vapore di idrocarburi;
      impianto   di   produzione   in   sito:    impianto    dedicato
esclusivamente alla produzione di  idrogeno  per  l'alimentazione  di
un'unita'   di   erogazione   collocata   nell'area   di   pertinenza
dell'impianto di distribuzione;
      stoccaggio di idrogeno compresso: modalita'  di  detenzione  in
sito  del  quantitativo  di   idrogeno   compresso   necessario   per
l'alimentazione  dell'impianto,  attuabile  anche   mediante   pacchi
bombole;
      carro bombolaio: insieme di bombole,  in  numero  variabile  in
relazione  alla  consistenza  del  carro,  montate  in  maniera   non
separabile su semirimorchio, tra loro  collegate  in  parallelo,  con
unico collettore di scarico che raccoglie  le  singole  uscite  dalle
bombole;
      pacco  bombole:  insieme  di  bombole  collegate  fra  loro  in
parallelo e poste in  orizzontale  o  verticale,  supportate  da  una
struttura in carpenteria metallica e dotate di  unico  collettore  di
scarico che raccoglie le singole uscite dalle bombole;
      piazzali: aree dove accedono e sostano gli autoveicoli  per  il
rifornimento;
      area di pertinenza  dell'impianto  di  distribuzione:  area  di
pertinenza   sulla   quale   insistono   gli   elementi   costitutivi
dell'impianto;
      dispositivo  di  erogazione  del   gas:   dispositivo   montato
all'estremita'  di  una  tubazione  semirigida  che  si  innesta   al
dispositivo di carico posto  sul  veicolo  e  atto  a  realizzare  la
connessione in modo sicuro ed ermetico;
      valvola  di  intercettazione  comandata  a  distanza:   valvola
normalmente chiusa il cui azionamento puo' avvenire anche da un punto
predeterminato distante dal punto di installazione della valvola;
      responsabile   dell'attivita':   titolare   dell'autorizzazione
amministrativa prevista per l'esercizio dell'impianto;
      gestore della  stazione  di  rifornimento:  responsabile  della
gestione ordinaria dell'impianto, a cui possono essere assegnate  dal
responsabile dell'attivita', se opportunamente istruito e formalmente
delegato,  anche  le  operazioni  di  manutenzione  e  dei  controlli
periodici sulla funzionalita'  dei  dispositivi  di  sicurezza  e  di
emergenza;
      personale addetto: personale adeguatamente istruito a  svolgere
le mansioni e le operazioni che gli vengono assegnate;
      box:  area  delimitata  da  muri   perimetrali   costruiti   in
calcestruzzo armato, o in altro materiale incombustibile di  adeguata
resistenza meccanica, con caratteristiche costruttive  dei  manufatti
tali da garantire solo perimetralmente la mitigazione  degli  effetti
dovuti a scenari da rilascio  e  di  incendio  ed  ai  materiali  che
venissero proiettati a seguito di un eventuale scoppio. Il  box  puo'
avere uno o due dei quattro lati completamente  aperti  a  condizione
che tali aperture non siano rivolte verso  zone  ove  e'  prevista  o
consentita la presenza di persone estranee all'impianto e/o di  parti
vulnerabili dell'impianto  e  delle  relative  pertinenze.  L'altezza
della delimitazione deve essere maggiore di almeno 1  m  rispetto  al
punto piu' alto degli  elementi  pericolosi  in  esso  contenuti.  La
pavimentazione e la copertura, che qualora presente  deve  essere  di
tipo leggero, sono realizzate in  materiali  incombustibili.  Al  suo
interno devono essere adottati idonei accorgimenti per  prevenire  la
formazione e la permanenza di atmosfere esplosive.
1.2. Elementi costitutivi.
    I vari elementi che  costituiscono  l'impianto  di  distribuzione
devono avere le caratteristiche, i  dispositivi  di  sicurezza  e  le
apparecchiature di cui al successivo titolo II.
    1.2.1. Impianti alimentati da condotta esterna o da  impianto  di
produzione in sito.
    L'impianto alimentato da una condotta esterna o da una unita'  di
produzione di idrogeno presente in sito e' costituito, in genere, da:
      a) unita' di produzione di idrogeno;
      b) cabina di riduzione della pressione  e  di  misura  del  gas
idrocarburo (solo nel caso di  unita'  di  produzione  costituita  da
reformer con idrocarburi);
      c) dispositivo di misurazione del gas idrogeno (nel  solo  caso
di alimentazione da condotta );
      d) compressori;
      e) unita' di stoccaggio;
      f) unita' di erogazione per il rifornimento degli autoveicoli;
      g) carri bombolai (sistema di alimentazione di riserva);
      h) cabina per la trasformazione dell'energia elettrica;
      i) locali destinati a servizi accessori (ufficio  del  gestore,
locale vendita, magazzino, servizi igienici,  impianto  di  lavaggio,
officina  senza  utilizzo  di  fiamme  libere,  posto   di   ristoro,
abitazione del gestore, etc.).
    1.2.2. Impianti alimentati da carro bombolaio.
    L'impianto alimentato da carro bombolaio e' costituito da:
      a) unita' di stoccaggio;
      b) compressori;
      c) unita' di erogazione per il rifornimento degli autoveicoli;
      d) uno o piu' carri bombolai;
      e) cabina per la trasformazione dell'energia elettrica;
      f) locali destinati a servizi accessori (ufficio  del  gestore,
locale vendita, magazzino, servizi igienici,  impianto  di  lavaggio,
officina  senza  utilizzo  di  fiamme  libere,  posto   di   ristoro,
abitazione del gestore, etc.).
    1.2.3. Elementi pericolosi dell'impianto.
    Sono considerati elementi pericolosi dell'impianto:
      l'unita' di produzione di idrogeno, qualora presente;
      la cabina di riduzione della pressione  e  di  misura  del  gas
idrocarburo (solo nel caso di  unita'  di  produzione  costituita  da
reformer con idrocarburi);
      i compressori;
      le unita' di stoccaggio;
      carri bombolai, qualora presenti;
      le unita' di erogazione;
      gli elementi di connessione  tra  elementi  pericolosi  per  il
trasferimento dell'idrogeno (tubazioni e connessioni).
    1.2.4. Materiali.
    I materiali impiegati per  la  realizzazione  degli  elementi  di
impianto devono essere compatibili con l'idrogeno alle temperature  e
pressioni di utilizzo. In particolare, i  materiali  dovranno  essere
scelti anche tenendo conto delle problematiche  specifiche  derivanti
da fenomeni di infragilimento da idrogeno. Per tale analisi si potra'
considerare anche quanto previsto dalla norma ISO 11114-4.
    Nella scelta dei materiali dovranno essere considerate  anche  le
problematiche di permeabilita' e porosita' all'idrogeno.
    Per la scelta dei materiali impiegati dovranno essere,  altresi',
considerate le problematiche legate alla fatica e all'invecchiamento,
in relazione alle condizioni di  impiego  e  ai  tempi  di  esercizio
previsti.
    Le attivita' di progettazione, controllo, verifica e manutenzione
dovranno essere definite e programmate anche in  funzione  dei  punti
sopra evidenziati.
                              Titolo II
                        MODALITA' COSTRUTTIVE
2.1. Accesso all'area.
    Le aree su cui sorgono gli elementi pericolosi dell'impianto,  di
cui al punto 1.2.3, fatta eccezione  per  le  unita'  di  erogazione,
devono essere recintate, per un'altezza non inferiore a 1,8 m, con lo
scopo  di   rendere   inaccessibili   tali   elementi   e   prevenire
manomissioni. Tale recinzione deve essere posta ad una distanza dagli
elementi dell'impianto che consenta l'esercizio in sicurezza.
2.2. Impianto di produzione in sito.
    L'impianto per  la  produzione  in  sito  dell'idrogeno,  laddove
previsto, deve essere oggetto di specifica valutazione di rischio, da
condursi secondo le modalita' di cui all'allegato I del  decreto  del
Ministro dell'interno 7 agosto 2012.
    Gli impianti di produzione in sito di  idrogeno,  possono  essere
del tipo:
      a) impianto di reforming di gas naturale o altro idrocarburo;
      b) impianti di decomposizione di acqua per elettrolisi.
    Gli impianti devono essere progettati e realizzati in conformita'
alla regola dell'arte.
    Sono ritenuti a regola d'arte:
      gli impianti del tipo a) conformi alla norma ISO 16110-1;
      gli impianti del tipo b) conformi alla norma ISO 22734-1.
    Tali impianti devono essere collocati in  box  come  definiti  al
precedente punto 1.1.
2.3. Cabina  di  riduzione  della  pressione  e  di  misura  del  gas
  idrocarburo.
    La cabina di riduzione  della  pressione  e  di  misura  del  gas
idrocarburo, laddove presente, deve essere realizzata in  conformita'
alle  norme  di  prevenzione  incendi  applicabili  per  il  prodotto
trattato.
2.4. Compressori.
    I  compressori  devono  essere   progettati   e   realizzati   in
conformita' alla regola dell'arte.
    Sono ritenuti a regola d'arte i compressori conformi  alla  norma
EN 1012-3.
    Il compressore deve disporre di un dispositivo di intercettazione
d'emergenza che ne arresti il funzionamento quando la pressione,  sul
lato di aspirazione, scenda al di sotto  della  pressione  minima  di
alimentazione.
    Ciascun compressore deve essere equipaggiato con  un  sistema  di
sicurezza per impedire le sovrappressioni nonche' con un  sistema  di
valvole di scarico per la depressurizzazione  di  emergenza.  Inoltre
ciascun compressore deve essere connesso con il  resto  dell'impianto
attraverso l'impiego di opportuni sistemi per  lo  smorzamento  delle
vibrazioni.
    I compressori devono essere  dotati  di  idonei  sistemi  per  lo
svuotamento  e  l'inertizzazione  per  consentire  le  operazioni  di
manutenzione.
    Gli accessori di sicurezza (valvole di  sicurezza)  installati  a
valle dei compressori, a garanzia che non siano superate le pressioni
massime di esercizio,  devono  essere  montati  indipendentemente  da
quelli esistenti nei compressori stessi.
    I  compressori,  comprensivi  degli  eventuali   dispositivi   di
pertinenza (ad esempio serbatoi adibiti a smorzare le  pulsazioni  di
pressione) devono essere collocati in box come definiti al precedente
punto 1.1.
    I recipienti adibiti a smorzare pulsazioni  di  pressione  devono
avere volume geometrico non superiore a 0,4 m³.
2.5. Unita' di stoccaggio.
    L'accumulo di idrogeno gassoso, sia intermedio  di  processo  che
per stoccaggio all'interno dell'impianto, puo' avvenire in unita'  di
stoccaggio, costituita anche da piu'  recipienti,  con  pressione  di
esercizio variabile,  non  superiore  a  1000  bar,  ed  quantitativo
massimo di idrogeno in deposito non superiore a 6000 Nm³.
    Gli  stoccaggi  devono  essere   progettati   e   realizzati   in
conformita' alla regola dell'arte.
    Sono ritenuti a regola d'arte gli stoccaggi conformi  alla  norma
ISO 19884.
    Ogni unita' di  stoccaggio  di  idrogeno  gassoso  deve  avere  i
seguenti requisiti di sicurezza:
      la  struttura   di   supporto,   se   presente,   deve   essere
incombustibile ed avere caratteristiche di resistenza al fuoco almeno
R60 o essere protetta in modo da garantire prestazioni equivalenti ad
R60;
      disporre di  dispositivi  di  sicurezza  che  impediscano  alla
pressione di superare il valore di progetto, indipendentemente  dalla
temperatura di stoccaggio;
      disporre di un dispositivo di sicurezza, attivato termicamente,
che intervenga in caso di superamento della temperatura  di  progetto
del mantello;
      ciascuna unita' di stoccaggio deve essere isolabile  dal  resto
dell'impianto tramite valvole di intercettazione di emergenza.
    Inoltre, ogni unita' di stoccaggio deve essere dotata di  sistema
di misura della pressione e della temperatura interna del gas.
    Le unita' di stoccaggio devono essere collocate in  apposito  box
come definito al precedente punto 1.1. Se il volume  complessivo  del
deposito e' superiore a 6000 Nm³, il box  deve  essere  suddiviso  in
porzioni delimitate da muri costruiti in calcestruzzo  armato,  o  in
altro materiale incombustibile di adeguata resistenza meccanica,  con
caratteristiche costruttive dei  manufatti  tali  da  garantire  solo
perimetralmente la mitigazione degli effetti dovuti ad incidenti.
    Le unita' di stoccaggio devono  essere  disposte  all'interno  di
ciascun box in maniera tale da limitare i rischi di  impatto  diretto
di un eventuale rilascio da un'unita' a quella adiacente.
    Le unita'  di  stoccaggio  dovranno  essere  posizionate  ad  una
distanza  tra  loro  e  dalle  pareti  del  box  tale  da   garantire
l'effettuazione delle operazioni di sorveglianza e di manutenzione.
2.6. Box per i carri bombolai.
    Sono aree come definite al  precedente  punto  1.1.  che  vengono
impiegate  per  alloggiare  i  carri  bombolai,  attrezzate  per   il
collegamento all'impianto.
    Sono presenti all'interno  degli  impianti  alimentati  da  carri
bombolai, degli  impianti  alimentati  da  condotta,  degli  impianti
alimentati da unita' di produzione in sito. In questi due ultimi tipi
di impianti i carri bombolai, qualora presenti, svolgono la  funzione
di alimentazione d'emergenza per far fronte ad  eventuali  temporanee
interruzioni del flusso di  idrogeno.  I  carri  bombolai  utilizzati
all'interno dei distributori devono rispettare la normativa ADR.
    Durante lo  scarico  dell'idrogeno  gassoso,  i  tubi  del  carro
bombolaio sono considerati parte dell'installazione.
    Il  percorso  previsto  per  il  carro  bombolaio,  dall'ingresso
dell'impianto di distribuzione fino al punto di scarico, deve  essere
privo di ostacoli.
    Il carro bombolaio  deve  essere  parcheggiato  in  modo  che  la
motrice possa agganciare il  carro  e  trainarlo  anche  in  caso  di
emergenza  senza   compiere   manovre   (in   direzione   di   uscita
dall'impianto).
    L'impianto  di  travaso  dal  carro  bombolaio  alle  unita'   di
stoccaggio deve disporre di un dispositivo di arresto che  interrompe
il flusso dell'idrogeno sia lato impianto che  lato  carro  bombolaio
non  appena  viene  premuto  il  pulsante  di  emergenza,   collocato
all'esterno del box.
    Il locale puo' contenere anche unita' di  stoccaggio,  garantendo
in ogni caso  l'effettuazione,  in  sicurezza,  delle  operazioni  di
sorveglianza e manutenzione.
2.7. Impianto gas.
    E' l'impianto costituito dall'insieme di  tubazioni,  valvole  di
intercettazione,   di   scarico   e   di   sicurezza,   nonche'    di
apparecchiature   che   compongono   la   rete   di    alimentazione,
compressione, smorzamento, accumulo, distribuzione del gas e  sistema
di emergenza. I materiali impiegati devono rispondere ai requisiti di
cui al decreto legislativo 15 febbraio 2016, n. 26.
    Le pressioni di progetto dell'impianto devono essere  almeno  del
10% superiori alle massime pressioni nominali di esercizio e, in ogni
caso, non inferiori alle pressioni di  intervento  delle  valvole  di
sicurezza.
    La sovrappressione nella linea di alimentazione  del  dispositivo
di erogazione gas non deve essere superiore all'1% della pressione di
erogazione, con pulsazioni della pressione non superiori  al  4%.  Le
macchine installate debbono essere conformi alle vigenti norme.
    2.7.1. Dispositivo di misura.
    Quando non esiste  riduzione  di  pressione,  il  dispositivo  di
misura puo' essere installato  all'aperto,  con  adeguata  protezione
dagli  agenti  atmosferici.  La  distanza  di   protezione   tra   il
dispositivo di misura e la recinzione dell'impianto, di cui al  punto
2.1, deve essere non inferiore a 3 m.
    2.7.2. Tubazioni rigide.
    Le tubazioni rigide in pressione devono essere:
      a)  progettate,  costruite   e   collaudate   secondo   decreto
legislativo 15 febbraio 2016, n. 26;
      b) collocate a vista, facilmente ispezionabili, soprassuolo, in
posizione protetta da possibili urti. Se cio'  non  fosse  possibile,
possono essere  posate  in  appositi  cunicoli  carrabili  dotati  di
griglie di aerazione con superficie  almeno  pari  alla  sezione  del
cunicolo, oppure possono essere collocate interrate, a profondita' di
interramento non inferiore a 0,50 m;
      c)  protette  da  fenomeni  di  corrosione  esterna  e   devono
risultare non significative le eventuali  sollecitazioni  all'interno
del materiale a causa  del  montaggio,  degli  assestamenti  o  delle
differenze di temperatura;
      d) realizzate preferibilmente con giunti saldati.  Laddove  non
sia possibile,  le  giunzioni  non  saldate  devono  essere  comunque
ispezionabili;
      e) chiaramente segnalate e individuate, anche a terra.
    La scelta delle modalita' di posa delle tubazioni  dovra'  essere
condotta tenendo conto delle  attivita'  di  ispezione,  controllo  e
manutenzione.
    2.7.3. Tubazioni flessibili.
    Le  tubazioni   flessibili,   utilizzabili   unicamente   per   i
collegamenti dei compressori  e  dei  carri  bombolai,  devono  avere
pressione di esercizio non inferiore a quella del sistema di condotte
in cui vengono inserite.
    Le tubazioni flessibili in pressione  devono  essere  progettate,
costruite e collaudate secondo il  decreto  legislativo  15  febbraio
2016, n. 26.
    2.7.4. Dispositivi di limitazione della pressione ed accessori di
sicurezza.
    I dispositivi di limitazione della pressione e gli  accessori  di
sicurezza  devono  essere  progettati   e   realizzati   secondo   le
disposizioni di cui al decreto legislativo 15 febbraio 2016, n. 26.
    La pressione di erogazione dell'idrogeno  non  deve  superare  la
pressione equivalente di 700 bar, alla temperatura di erogazione.
    Negli impianti  nei  quali  la  compressione  e'  realizzata  con
pressione non superiore a 700 bar, la linea che adduce  il  gas  alle
unita' di erogazione deve essere dotata di idonei dispositivi per  la
limitazione della pressione a 700  bar.  Sulle  medesime  linee  deve
inoltre essere installato un  dispositivo  di  scarico  in  atmosfera
tarato a non piu' del  110%  della  pressione  massima  di  esercizio
stabilita e con condotta di valle di sezione non inferiore a 20 volte
la sezione di calcolo del dispositivo di sicurezza stesso.
    Negli impianti  nei  quali  la  compressione  e'  realizzata  con
pressione superiore a 700 bar,  la  linea  che  adduce  il  gas  agli
erogatori deve  essere  dotata  di  un  riduttore  con  pressione  di
taratura pari a 700 bar. Deve anche  essere  assicurato,  con  adatte
apparecchiature, che le pressioni massime di esercizio stabilite  non
vengano superate.
    I dispositivi di  limitazione  della  pressione  delle  linee  di
adduzione alle unita' di erogazione devono intervenire prima  che  la
pressione effettiva abbia superato la pressione massima di  esercizio
stabilita per non piu' dell'1%.
    2.7.5. Unita' di erogazione.
    Le unita' di erogazione devono essere provviste  della  marcatura
CE e devono soddisfare  ai  requisiti  essenziali  di  sicurezza  del
decreto legislativo 19 maggio 2016, n. 85.
    Il collegamento dell'apparecchio di distribuzione alla  linea  di
adduzione del gas deve  essere  effettuato  tramite  una  valvola  di
eccesso di flusso.
    L'unita' di erogazione deve essere dotata di  idoneo  sistema  di
protezione dalle sovrappressioni.
    L'erogatore deve essere dotato di un dispositivo  che  garantisca
che l'erogazione possa avvenire unicamente solo dopo averlo collegato
al serbatoio del veicolo  e  che  impedisca  l'erogazione  quando  lo
stesso e' scollegato.
    L'erogatore deve essere dotato  di  un  dispositivo  che  esegua,
prima del consenso all'erogazione, il test di tenuta del  sistema  di
collegamento al veicolo.
    A monte dell'erogatore dovra'  essere  prevista  una  valvola  di
intercettazione di emergenza.
    La tubazione flessibile dell'erogatore:
      non deve superare i 5 m di lunghezza;
      deve essere adatta al trasporto di idrogeno;
      deve avere una pressione di rottura pari ad almeno tre volte la
pressione di esercizio;
      deve recare un'etichetta stampata contenente almeno le seguenti
informazioni:
        la pressione massima ammessa;
        la data di fabbricazione;
        il nome del produttore o il logo aziendale;
        l'ultima data di prova.
    La  tubazione  flessibile  dell'erogatore  deve  disporre  di  un
dispositivo che, in una situazione in cui un veicolo si muova con  il
tubo di mandata ancora connesso, interrompa automaticamente il flusso
di  idrogeno  sia  lato  unita'  di  erogazione  che   lato   veicolo
(intercettazione automatica alla rottura).
    Se il dispositivo  di  intercettazione  automatica  alla  rottura
interviene, la tubazione potra' essere ricollegata solo da  personale
appositamente formato.
    Le unita' di erogazione devono essere collegate elettricamente  a
terra.
    Deve  essere  assicurata  l'equipotenzialita'  tra   il   veicolo
stradale e l'impianto di erogazione. In assenza di equipotenzialita',
l'erogazione non deve avvenire.
    L'unita di  erogazione  deve  essere  dotata  di  un  sistema  di
controllo atto ad impedire il superamento della  temperatura  massima
consentita del serbatoio del veicolo.
    Ogni singolo distributore deve disporre di un proprio pulsante di
arresto  di  emergenza  con  segnalazione  visiva  della  entrata  in
funzione.
    I pulsanti di arresto d'emergenza devono  essere  collegati  alle
valvole di intercettazione dell'unita' di erogazione.
    L'installazione deve essere dotata di un sistema che ne  consenta
il riavvio solo a seguito di intervento  di  personale  appositamente
formato.
    2.7.6. Dispositivi di intercettazione e scarico dell'impianto.
    Sono dispositivi di intercettazione e scarico i seguenti:
      a) valvole di intercettazione d'emergenza: dispositivi  con  la
funzione di arresto del  trasferimento  dell'idrogeno  tra  le  varie
parti dell'impianto. Tali valvole devono essere del tipo  normalmente
chiuso,  a  funzionamento  automatico  asservito  ad  un  sistema  di
controllo di sicurezza;
      b) valvole di scarico impianti di emergenza: dispositivi con la
funzione di consentire la depressurizzazione rapida di una  parte  di
impianto o il convogliamento dell'idrogeno in  particolari  parti  di
impianto con finalita' di sicurezza. Tali valvole devono  essere  del
tipo normalmente aperto. Sono a funzionamento manuale  e  automatico,
eventualmente asservite a  un  sistema  di  controllo  e  attivazione
manuale da remoto;
      c) valvole di intercettazione e  scarico  manuali:  dispositivi
con la funzione di intercettazione, isolamento e/o scarico  di  parti
di impianto per scopi di manutenzione.
    I dispositivi di intercettazione e scarico dell'impianto, sia con
funzioni di emergenza che  di  esercizio,  devono  essere  facilmente
accessibili per la manutenzione e l'ispezione.
    I dispositivi  di  intercettazione  e  scarico  con  funzione  di
emergenza devono essere sono progettati per poter funzionare in  tali
condizioni.
    Gli stessi devono  essere  chiaramente  individuati  da  apposita
segnaletica di identificazione.
    I dispositivi di intercettazione e scarico di emergenza  dovranno
essere installati al fine di  poter  intercettare  e  depressurizzare
apparecchiature  e  tratti  di  tubazioni  in   seguito   di   eventi
anomali/incidentali.
    Tutti i dispositivi  di  scarico  devono  essere  convogliati  in
appositi  collettori  aventi  resistenza  meccanica   adeguata   alle
sollecitazioni indotte dallo scarico.
    Lo scarico in atmosfera dell'idrogeno deve avvenire ad un'altezza
sufficiente da non costituire pericolo per persone e impianti in caso
di innesco.
2.8. Sistema di emergenza.
    Sistema comandato da pulsanti di sicurezza, con  riarmo  manuale,
collocati  in  prossimita'  del  box  compressori,  delle  unita'  di
stoccaggio, dell'impianto di produzione, dei  carri  bombolai,  della
zona rifornimento veicoli e del locale gestore, in grado di:
      a) isolare completamente le tubazioni di mandata alle unita' di
erogazione mediante valvole di intercettazione di emergenza;
      b)  isolare  completamente  la   linea   di   bassa   pressione
dall'aspirazione e la linea di mandata dei compressori;
      c) isolare completamente gli stoccaggi;
      d) isolare completamente i carri bombolai e l'impianto su box;
      e)   interrompere   integralmente   il    circuito    elettrico
dell'impianto e delle installazioni accessorie, ad  esclusione  delle
linee che alimentano impianti di sicurezza.
2.9. Costruzioni elettriche.
    2.9.1. Le costruzioni elettriche devono essere realizzate secondo
quanto indicato dalla legge n. 186 del 1° marzo  1968  tenendo  conto
della classificazione del rischio elettrico dei  luoghi  da  condursi
secondo le norme tecniche di riferimento, garantendo il conseguimento
dei seguenti obiettivi di sicurezza antincendio:
      a) limitare la probabilita' di costituire causa di  incendio  o
di esplosione;
      b) limitare la propagazione di un incendio  attraverso  i  suoi
componenti;
      c) consentire  agli  occupanti  di  lasciare  gli  ambienti  in
condizione di sicurezza;
      d) consentire alle squadre di soccorso di operare in condizioni
di sicurezza.
    2.9.2. Ai fini del conseguimento degli obiettivi di cui al  punto
2.9.1:
      a) le installazioni previste nei  precedenti  punti  2.2,  2.3,
2.4,  2.5  e  2.6  devono  essere  protette  contro  il  rischio   di
fulminazione  e  contro  il  rischio   di   formazione   di   cariche
elettrostatiche secondo le norme tecniche di riferimento;
      b) gli  impianti  elettrici  devono  rispondere  alle  seguenti
misure di sicurezza:
        essere dotati di almeno un  dispositivo  di  sezionamento  di
emergenza ubicato in posizione protetta tale da togliere  tensione  a
tutto l'impianto o, in alternativa, essere gestiti secondo  procedure
riportate nel piano di emergenza  in  modo  tale  da  non  costituire
pericolo durante le operazioni di spegnimento;
        essere suddivisi  in  piu'  circuiti  terminali  in  modo  da
garantire l'indipendenza elettrica dei circuiti di alimentazione  dei
servizi di sicurezza e dei  circuiti  di  alimentazione  dei  servizi
erogati al pubblico;
        essere  dotati  di  circuiti,   protetti   dal   fuoco,   per
l'alimentazione dei servizi di sicurezza destinati  a  funzionare  in
caso di incendio secondo le specifiche previste dalle norme  tecniche
di riferimento applicabili e, comunque, non  inferiore  a  quanto  di
seguito riportato:
=====================================================================
|                                    |            |    Tempi di     |
|                                    |            |commutazione tra |
|                                    |            |  alimentazione  |
|                                    | Autonomia  | ordinaria e di  |
|          Tipo di impianto          |   (min)    | emergenza (sec) |
+====================================+============+=================+
|Illuminazione di emergenza          |     60     |       0,5       |
+------------------------------------+------------+-----------------+
|Sistemi di controllo                |     60     |       15        |
+------------------------------------+------------+-----------------+
|Impianti di                         |            |                 |
|spegnimento/raffreddamento          |    120     |       15        |
+------------------------------------+------------+-----------------+
      c) gli elementi pericolosi dell'impianto di cui al punto  1.2.3
devono essere sorvegliati mediante  l'installazione  dei  sistemi  di
controllo di seguito specificati;
        c.1) sistema di rilevamento e controllo di  temperatura:  gli
elementi pericolosi dell'impianto di cui al punto 1.2.3  ove  possano
essere raggiunti elevati valori di temperatura devono essere soggetti
a monitoraggio e controllo della temperatura;
        c.2) sistema di rilevamento e controllo fughe  di  gas;  deve
essere previsto un sistema di rilevazione e controllo delle fughe  di
gas in tutte le aree dell'impianto suscettibili di essere interessate
dalla  possibile  formazione  di  un'atmosfera  esplosiva  pericolosa
secondo gli esiti  della  valutazione  del  rischio  da  condursi  in
conformita' al titolo XI del decreto legislativo 9  aprile  2008,  n.
81.
    L'impianto, ove necessario, deve  essere  realizzato  secondo  le
norme tecniche di riferimento;
        c.3) sistema di rilevazione di fiamma: deve  essere  previsto
un sistema di rilevazione  di  fiamma  collocato  in  tutte  le  aree
dell'impianto suscettibili di essere interessate  dall'accensione  di
eventuali perdite di idrogeno.
    L'impianto, ove necessario, deve  essere  realizzato  secondo  le
norme tecniche di riferimento.
    Le segnalazioni dei sistemi  di  controllo  devono  pervenire  ad
apposite centrali collocate all'interno dell'ufficio  del  gestore  e
devono essere collegate ai sistemi di emergenza di cui al  precedente
punto 2.8.  Dovra'  inoltre  essere  installato  un  segnale  esterno
luminoso e sonoro collegato all'attivazione dei sistemi di controllo.
2.10. Protezione antincendio.
    Gli estintori portatili devono essere installati a protezione  di
ogni elemento pericoloso dell'impianto, inoltre deve essere  presente
almeno un estintore ogni 100 m² di superficie in pianta per i  locali
di cui al punto 1.2.1, lettera i) e al punto 1.2.2, lettera f).
    Gli estintori devono essere  ubicati  in  posizione  segnalata  e
facilmente raggiungibile, e devono  avere  una  carica  nominale  non
inferiore a 6 kg con capacita' estinguente non inferiore a 21  A  113
B.
    I box dei carri bombolai e ogni unita' di  stoccaggio  realizzati
con due o piu' recipienti non schermati reciprocamente e di capacita'
superiore ai 1500 Nm³, fermo restando i limiti di cui  al  precedente
punto 2.5, devono essere protetti con un impianto  di  raffreddamento
ad acqua ad azionamento automatico e manuale.
    Gli  elementi  pericolosi  di  cui  ai  punti  2.2  (impianto  di
produzione) e 2.4 (compressore) devono essere protetti con  una  rete
idranti progettata e realizzata in conformita' alle disposizioni  del
decreto del Ministero dell'interno del 20 dicembre 2012.
                             Titolo III
                        DISTANZE DI SICUREZZA
3.1. Distanze di sicurezza.
    Devono essere rispettate le seguenti distanze di sicurezza, fatto
salvo quanto disposto per gli impianti misti al successivo titolo VI.
A) Elementi pericolosi dell'impianto.
=====================================================================
|                   |                 | Distanza di  | Distanza di  |
|                   |   Distanza di   |  sicurezza   |  sicurezza   |
|     Elemento      | protezione (m)  | interna (m)  | esterna (m)  |
+===================+=================+==============+==============+
|Compressori        |       15        |      -       |     30*      |
+-------------------+-----------------+--------------+--------------+
|Stoccaggi          |       15        |      15      |      30      |
+-------------------+-----------------+--------------+--------------+
|Box carro bombolaio|       15        |      15      |      30      |
+-------------------+-----------------+--------------+--------------+
    (* ) Per il locale compressori la distanza di sicurezza  esterna,
ad eccezione di quella computata rispetto ad edifici  destinati  alla
collettivita', puo' essere ridotta del 50% qualora risulti che tra le
aperture del locale compressori e le costruzioni esterne all'impianto
siano realizzate idonee schermature di  tipo  continuo  con  muri  in
calcestruzzo  o  in  altro  materiale  incombustibile   di   adeguata
resistenza meccanica tali da assicurare il contenimento di  eventuali
schegge proiettate verso le costruzioni esterne.
B) Unita' di erogazione.
=====================================================================
|                 |                 |  Distanza di  |  Distanza di  |
|                 |   Distanza di   |   sicurezza   |   sicurezza   |
|    Elemento     | protezione (m)  |  interna (m)  |  esterna (m)  |
+=================+=================+===============+===============+
|Unita' di        |                 |               |               |
|erogazione       |       15        |      12       |      30*      |
+-----------------+-----------------+---------------+---------------+
    (* ) Le distanze di  sicurezza  esterna  e  di  protezione  delle
unita' di erogazione possono essere ridotte del 50% qualora  tra  gli
stessi e le costruzioni esterne all'impianto, tranne  quelle  adibite
alla collettivita', siano realizzate idonee schermature in  materiale
incombustibile di adeguata resistenza meccanica.
C) Altre distanze di sicurezza.
    Tra gli elementi pericolosi di cui al  punto  1.2.3  ed  i  sotto
elencati  locali  destinati  a  servizi  accessori,   devono   essere
rispettate le seguenti distanze di sicurezza:
      a) ufficio del gestore, magazzino, servizi  igienici,  officina
senza utilizzo di fiamme libere  e  impianto  lavaggio:  distanze  di
sicurezza di cui alle precedenti lettere A) e B);
      b) cabina energia elettrica: 22 m;
      c) abitazione gestore: distanza di sicurezza esterna;
      d) posti di ristoro e/o vendita:
        fino a 50 m² di superficie coperta complessiva: si  applicano
le distanze di sicurezza interna di cui alle precedenti lettere A)  e
B);
        fino a 200 m² di superficie lorda accessibile al pubblico (e'
consentita inoltre una superficie aggiuntiva destinata  a  servizi  e
deposito non eccedente 50 m²): 15 m rispetto alla cabina di riduzione
e misura del gas idrocarburo e 22  m  rispetto  agli  altri  elementi
pericolosi dell'impianto;
        nel caso di superfici superiori a quelle sopra  indicate:  30
m.
    Ove i posti di ristoro ed i locali di vendita risultino  contigui
su una o piu' pareti, o sottostanti o sovrastanti  tra  loro  ma  non
direttamente comunicanti, ovvero risultino non  contigui  e  separati
tra loro da semplici passaggi coperti, le  rispettive  superfici  non
vanno cumulate.  Le  aperture  dei  locali  contenenti  gli  elementi
pericolosi dell'impianto di cui al punto 1.2.3, con esclusione  delle
unita' di erogazione, devono essere schermate  con  muri  paraschegge
qualora siano rivolte verso locali destinati a servizi  accessori  di
cui al punto 1.2.1, lettera i) ed al punto 1.2.2, lettera f).
    Rispetto ad edifici destinati  alla  collettivita'  come  scuole,
ospedali,  uffici,  edifici  per  il  culto,   locali   di   pubblico
spettacolo,     impianti      sportivi,      complessi      ricettivi
turistico-alberghieri, supermercati e centri commerciali,  caserme  e
rispetto a luoghi in cui suole verificarsi affluenza di persone quali
stazioni di linee di trasporto pubblico, aree per  fiere,  mercati  e
simili, la distanza di sicurezza esterna deve essere raddoppiata. Nel
computo delle distanze  di  sicurezza  esterna  possono  comprendersi
anche le larghezze di strade,  fiumi,  torrenti  e  canali.  Inoltre,
quando  la  distanza  di  sicurezza  esterna  e'  riferita  ad   aree
edificabili, e' consentito comprendere in essa  anche  la  prescritta
distanza di rispetto, nei casi in cui i  regolamenti  edilizi  locali
vietino la costruzione sul confine.
    Tra gli elementi pericolosi dell'impianto e le  linee  elettriche
aeree, con valori  di  tensione  maggiori  di  1000  V  efficaci  per
corrente alternata e di 1500 V per  corrente  continua,  deve  essere
osservata, rispetto alla proiezione in pianta, una distanza di 45 m.
    I piazzali dell'impianto non devono comunque essere  attraversati
da linee elettriche aeree con valori di tensione superiori  a  quelli
sopra indicati.
3.2 Metodologie alternative per la determinazione delle  distanze  di
  sicurezza.
    Distanze di sicurezza differenti rispetto a quelle  del  presente
titolo  possono  essere  eventualmente  individuate   applicando   le
metodologie dell'approccio ingegneristico alla sicurezza  antincendio
previste dal decreto del Ministro dell'interno 9 maggio 2007.
                              Titolo IV
                         NORME DI ESERCIZIO
4.1. Generalita'.
    Nell'esercizio degli impianti fissi di distribuzione stradale  di
idrogeno  per  autotrazione  devono  essere  osservate,  oltre   agli
obblighi  di  cui  all'art.  6  del  decreto  del  Presidente   della
Repubblica 1° agosto 2011, n. 151 e alle disposizioni  riportate  nel
decreto del  Ministro  dell'interno,  adottato  di  concerto  con  il
Ministro del lavoro e della previdenza sociale del 10 marzo 1998,  le
prescrizioni specificate nei punti seguenti.
    Il responsabile dell'attivita', di concerto con il gestore  della
stazione di rifornimento, assicura la manutenzione dell'impianto.
    4.1.1. Esercizio dell'impianto.
    L'esercizio e' ammesso solo sotto  la  sorveglianza  del  gestore
della stazione di rifornimento e/o di una o piu' persone  formalmente
designate dal gestore stesso. Il gestore  e  il  personale  designato
devono ricevere una specifica formazione in  merito  alla  conduzione
dell'impianto, ai pericoli e agli inconvenienti che possono  derivare
dai prodotti utilizzati  o  stoccati.  Tale  formazione  deve  essere
estesa anche al personale addetto alla manutenzione.
    Nelle aree di impianto e, in particolare, nei  box  sono  vietati
gli stoccaggi di materiali infiammabili o combustibili.
    4.1.2. Rifornimento.
    Il  rifornimento  degli  autoveicoli  deve  essere  eseguito   da
personale addetto.
4.2. Operazione di erogazione ed alimentazione dell'impianto.
    4.2.1. Erogazione.
    Durante le  operazioni  di  erogazione  e  di  normale  esercizio
dell'impianto il personale addetto deve osservare e far osservare  le
seguenti prescrizioni:
      a)  posizionare  almeno  un  estintore,  pronto   all'uso,   in
dotazione all'impianto, nelle vicinanze dell'unita' di erogazione e a
portata di mano;
      b) accertarsi che i motori degli autoveicoli da rifornire siano
spenti;
      c) durante  le  operazioni  di  erogazione,  rispettare  e  far
rispettare il divieto di fumare, anche a bordo del veicolo e comunque
impedire che vengano accese o fatte circolare fiamme libere entro  il
raggio di almeno 6 m dal perimetro delle unita di erogazione;
      d) e' vietato il rifornimento di recipienti mobili.
    4.2.2. Alimentazione dell'impianto con carro bombolaio.
    La sostituzione del carro  bombolaio  non  deve  essere  eseguita
contemporaneamente  ad  operazioni  di  scarico  di  altri   serbatoi
eventualmente   trasportanti   combustibili   o   sostanze    diverse
dall'idrogeno.
    Il conducente deve essere presente durante  le  fasi  di  travaso
verso le unita' di stoccaggio.
4.3. Prescrizioni generali di emergenza.
    Il personale addetto all'impianto deve:
      a) essere edotto sulle norme contenute nel  presente  allegato,
sul regolamento  interno  di  sicurezza  e  sul  piano  di  emergenza
predisposto;
      b) intervenire immediatamente in caso di incendio o di pericolo
agendo sui dispositivi e sulle attrezzature di emergenza in dotazione
all'impianto, nonche' impedire, attraverso segnalazioni,  sbarramenti
ed ogni altro mezzo idoneo, che  altri  veicoli  o  persone  accedano
all'impianto, ed avvisare i servizi di soccorso.
4.4. Documenti tecnici.
    4.4.1. Presso l'impianto devono  essere  disponibili  i  seguenti
documenti:
      a)  un  manuale  operativo   contenente   le   istruzioni   per
l'esercizio dell'impianto;
      b) pianificazione di emergenza contenente le procedure  per  la
messa in sicurezza dell'impianto:
      c)  uno  schema  di  flusso  semplificato  degli  impianti   di
stoccaggio e/o di produzione, di misura, compressione e distribuzione
dell'idrogeno per autotrazione;
      d) una planimetria riportante  l'ubicazione  degli  impianti  e
delle attrezzature  antincendio,  nonche'  l'indicazione  delle  aree
protette dai singoli impianti antincendio;
      e) gli schemi  degli  impianti  elettrici,  di  segnalazione  e
allarme;
      f) il registro di manutenzione  dell'impianto  con  indicazione
delle   periodicita'    manutentive    previste    e    dell'evidenza
dell'attivita' svolta.
4.5. Segnaletica di sicurezza.
    Devono essere osservate  le  disposizioni  sulla  segnaletica  di
sicurezza di cui al titolo V del decreto legislativo 9  aprile  2008,
n. 81. Inoltre, in posizione ben visibile, deve essere esposta idonea
cartellonistica riproducente uno schema di flusso  dell'impianto  con
indicazioni  delle  valvole,   in   modo   da   renderle   facilmente
individuabili, delle apparecchiature e delle unita' di stoccaggio.
    Deve essere esposta  una  planimetria  dell'impianto  ed  affisse
istruzioni per gli addetti inerenti:
      a) il comportamento da tenere in caso di emergenza;
      b) la posizione dei dispositivi di sicurezza;
      c) le manovre da eseguire per mettere in  sicurezza  l'impianto
(ad esempio: azionamento dei pulsanti di emergenza, funzionamento dei
presidi antincendio).
    In prossimita' delle unita' di erogazione idonea  cartellonistica
dovra' indicare le prescrizioni ed i divieti per  gli  automobilisti,
fra cui anche i cartelli indicanti che il veicolo puo'  essere  messo
in moto soltanto dopo che  il  dispositivo  di  erogazione  e'  stata
disinserito da parte dell'addetto al rifornimento.
4.6. Chiamata di soccorso.
    I servizi di soccorso devono poter essere avvertiti  in  caso  di
emergenza tramite rete telefonica fissa.  La  procedura  di  chiamata
deve essere chiaramente indicata  a  fianco  di  ciascun  apparecchio
telefonico dal quale questa sia possibile.
                              Titolo V
                      DISPOSIZIONI PER IMPIANTI
               PER IL RIFORNIMENTO DI FLOTTE AZIENDALI
5.1. Premessa.
    Gli impianti regolamentati dal  presente  titolo  sono  destinati
unicamente al rifornimento di  flotte  aziendali  con  produzione  di
idrogeno inferiore a 50 Nm³/h.
    Per quanto non menzionato al presente  titolo,  si  applicano  le
disposizioni indicate ai titoli I, II, III e IV della presente regola
tecnica.
5.2. Recinzione.
    Se l'impianto e' ubicato all'interno di una  struttura  aziendale
la cui recinzione e' realizzata con le  caratteristiche  indicate  al
punto  2.1  del  presente  allegato,  non  si  rende  necessaria  una
ulteriore recinzione dei locali contenenti gli elementi pericolosi di
cui al punto 1.2.3, qualora  l'area  sia  accessibile  unicamente  al
personale incaricato del rifornimento.
5.3. Distanze di sicurezza.
    5.3.1. Distanze di protezione.
    Devono essere rispettate le distanze di  protezione  indicate  al
punto 3.1.
    5.3.2. Distanze di sicurezza interne.
    Tra gli elementi costituenti l'impianto di  distribuzione  e  tra
questi e gli altri elementi  costituenti  la  struttura  dell'azienda
entro la quale e' ubicato l'impianto,  devono  essere  rispettate  le
distanze di sicurezza interne indicate al  punto  3.1,  ad  eccezione
della distanza tra le unita' di erogazione che  puo'  essere  ridotta
fino a 6 m.
    5.3.3. Distanze di sicurezza esterne.
    Devono  essere  rispettate  le  distanze  di  sicurezza   esterne
indicate al punto 3.1. Le distanze di sicurezza esterne devono essere
rispettate anche nei  confronti  di  elementi  che  costituiscono  la
struttura   aziendale   ove   si   svolgano   attivita'    ricomprese
nell'allegato I al decreto del Presidente della Repubblica 1°  agosto
2011, n. 151.
5.4. Rifornimento.
    Il  rifornimento  degli  autoveicoli  deve  essere  eseguito   da
personale addetto  adeguatamente  formato  in  conformita'  al  punto
4.1.1.
    Alle  persone  che  svolgono  attivita'  lavorativa   nell'ambito
dell'azienda e' altresi' ammesso l'impiego in modalita'  self-service
purche' il sistema di erogazione sia dotato di hardware e software di
comunicazione, fra veicolo e stazione, che garantiscano  l'erogazione
in sicurezza. In  tale  caso  il  suddetto  personale  dovra'  essere
opportunamente  istruito  all'uso  e  in  grado  di  intervenire  con
cognizione di causa e tempestivamente in caso di  emergenza;  a  tale
fine deve seguire un corso antincendio per  attivita'  a  rischio  di
incendio elevato ai sensi del decreto del Ministro dell'interno,  del
10 marzo 1998  e  acquisire  la  perfetta  conoscenza  del  piano  di
emergenza e delle relative modalita' di  intervento  per  mettere  in
sicurezza l'impianto.
                              Titolo VI
      IMPIANTI MISTI DI DISTRIBUZIONE STRADALE PER AUTOTRAZIONE
6.1. Distanze di sicurezza.
    E' consentita la costruzione  di  impianti  di  distribuzione  di
idrogeno per  autotrazione  installati  nell'ambito  di  stazioni  di
distribuzione stradale di altri carburanti, a  condizione  che  siano
rispettate le seguenti distanze di sicurezza:
      a) tra gli elementi pericolosi dell'impianto  di  distribuzione
di idrogeno per autotrazione di cui al punto 1.2.3 ed i  serbatoi  di
benzina e gasolio: 15 m;
      b) tra gli elementi pericolosi dell'impianto  di  distribuzione
di idrogeno per autotrazione di cui al punto 1.2.3 ed i  serbatoi  di
gas di petrolio liquefatti: 30 m; per  le  unita'  di  erogazione  di
idrogeno tale distanza e' ridotta a 15 m;
      c) tra gli elementi pericolosi dell'impianto  di  distribuzione
di idrogeno per autotrazione di cui al punto  1.2.3  e  gli  elementi
pericolosi dell'impianto di distribuzione di gas naturale: 22 m;  per
le unita' di erogazione di idrogeno tale distanza e' ridotta a 12 m;
      d) tra le  unita'  di  erogazione  deve  essere  rispettata  la
distanza di sicurezza interna di 12 m.
6.2. Metodi alternativi  per  la  determinazione  delle  distanze  di
  sicurezza.
    Fatto salvo quanto diversamente  disposto  dalle  vigenti  regole
tecniche applicabili relative ad altre tipologie  di  carburanti,  le
distanze  di  sicurezza  differenti  rispetto  a  quelle  di  cui  al
precedente  punto  6.1  possono  essere   eventualmente   individuate
applicando  le   metodologie   dell'approccio   ingegneristico   alla
sicurezza antincendio previste dal decreto del Ministero dell'interno
9 maggio 2007.
6.3. Schermature di protezione.
    Tra gli elementi pericolosi di cui al punto 1.2.3,  ad  eccezione
delle unita' di  erogazione  e  gli  altri  elementi  pericolosi  dei
diversi impianti  che  costituiscono  il  complesso,  debbono  essere
realizzate idonee schermature in materiale incombustibile di adeguata
resistenza meccanica.
    Costituiscono schermatura le strutture perimetrali  dei  suddetti
elementi pericolosi. 

 

Leggi il testo del Decreto Ministeriale:

Regola_Tecnica_Prevenzione_Incendi_Distributori_Idrogeno_Autotrasporto

 

 
 
 

 

RESPONSABILITA’ SOCIALE NEL SETTORE DELLE COSTRUZIONI
Prassi di Riferimento UNI/PdR 49:2018

Lunedì, 05 Novembre 2018

È stata pubblicata oggi la Prassi di Riferimento UNI/PdR 49:2018 “Responsabilità sociale nel settore delle costruzioni – Linee guida all’applicazione del modello di responsabilità sociale UNI ISO 26000”.
Il documento, frutto della collaborazione tra UNI e ANCE Lombardia, è stato elaborato dal Tavolo “Responsabilità sociale nel settore edile” ed è rivolto a tutte le organizzazioni che operano nell’ambito delle Costruzioni.

L’obiettivo della prassi di riferimento è quello di fornire delle linee guida per l’applicazione pratica in questo particolare e delicato settore industriale del modello di responsabilità sociale promosso dalla ormai celebre norma UNI ISO 26000. Il documento fornisce elementi utili alla mappatura degli stakeholder e alla integrazione della responsabilità sociale nei processi tipici di un’impresa che opera in edilizia.
Il documento è stato pensato sia per supportare le imprese che operano nel settore delle costruzioni ad implementare in modo efficace la UNI ISO 26000, applicandone i principi e affrontandone i temi fondamentali e i relativi aspetti specifici, sia per essere utilizzato in stretta combinazione con la UNI/PdR 18, in particolare per quanto riguarda gli aspetti della materialità, dell’autovalutazione, dell’analisi dello scostamento, del piano d’azione e attuazione nonché del monitoraggio e della rendicontazione.
Inoltre la prassi fornisce elementi operativi che si focalizzano sulla individuazione e l’analisi degli stakeholder e della loro sfera di influenza, sull’integrazione della responsabilità sociale nella gestione complessiva dell’impresa rispetto ai suoi processi tipici così da ottenere un approccio sistematico alla responsabilità sociale e, infine, sul rilievo che gli aspetti della responsabilità sociale devono avere in relazione alla totalità dei processi aziendali.

LOMBARDIA PRASSI DI RIFERIMENTO UNI ANCELa UNI/PdR 49:2018 può essere utilizzata dalle imprese sia internamente come guida e autovalutazione, sia esternamente per ottenere una valutazione di seconda e terza parte.

L’elaborazione della UNI/PdR 49 è nata sulla scia di un’iniziativa congiunta di Unioncamere Lombardia e Regione Lombardia, che ha l’intento di incoraggiare le associazioni di categoria e altre associazioni regionali a sviluppare delle prassi di riferimento compatibili per la trasposizione e il recepimento delle linee guida UNI ISO 26000 per la Responsabilità Sociale delle Organizzazioni in vari comparti/settori produttivi, valorizzando le buone pratiche di attuazione della noma internazionale messe in atto sul territorio lombardo, nell’ottica di una loro più ampia diffusione su tutto il territorio nazionale.

Si ricorda che le prassi di riferimento sono documenti che introducono prescrizioni tecniche o modelli applicativi settoriali di norme tecniche, elaborati sulla base di un rapido processo di condivisione ristretta ai soli autori, e costituiscono una tipologia di documento para-normativo nazionale che va nella direzione auspicata di trasferimento dell’innovazione e di preparazione dei contesti di sviluppo per le future attività di normazione, fornendo una risposta tempestiva ai mercati in cambiamento.

 

[Fonte: UNI.com]

Elenco delle norme UNI pubblicate nel mese di ottobre 2018

 UNI EN ISO 8849:2018

Unità di piccole dimensioni – Pompe di sentina azionate elettricamente a corrente continua

 UNI EN ISO 8384:2018

Costruzioni navali – Draghe – Vocabolario

 UNI EN ISO 25197:2018

Unità di piccole dimensioni – Sistema elettrico/elettronico per il controllo di direzione, invertitore e acceleratore

 UNI EN ISO 20765-2:2018

Gas naturale – Calcolo delle proprietà termodinamiche – Parte 2: Proprietà a singola fase (gas, liquido e fluido denso) per un intervallo esteso di applicazioni

 UNI EN ISO 20765-1:2018

Gas naturale – Calcolo delle proprietà termodinamiche – Parte 1: Proprietà della fase gassosa per applicazioni nel trasporto e distribuzione

 UNI EN ISO 19136-2:2018

Informazioni geografiche – Linguaggio di marcatura geografica (GML – Geography Markup Language) – Parte 2: Schemi estesi e regole di codifica

 UNI EN ISO 15084:2018

Unità di piccole dimensioni – Ancoraggio, ormeggio e rimorchio – Punti di forza

 UNI EN ISO 15083:2018

Unità di piccole dimensioni – Impianti di pompaggio di sentina

 UNI EN ISO 14067:2018

Gas ad effetto serra – Impronta climatica dei prodotti (Carbon footprint dei prodotti) – Requisiti e linee guida per la quantificazione

 UNI EN ISO 12215-1:2018

Unità di piccole dimensioni – Costruzione dello scafo e dimensionamento – Parte 1: Materiali: Resine termoindurenti, rinforzi di fibra di vetro, laminato di riferimento

 UNI EN ISO 11812:2018

Unità di piccole dimensioni – Pozzetti stagni e pozzetti ad autosvuotamento rapido

 UNI EN ISO 11192:2018

Unità di piccole dimensioni – Simboli grafici

 UNI EN ISO 10650:2018

Odontoiatria – Attivatori elettrici di polimerizzazione

 UNI EN ISO 10637:2018

Odontoiatria – Sistemi di aspirazione centrale

 UNI EN ISO 10325:2018

Corde in fibre – Polietilene ad alto modulo – Fibre a 8 e 12 capi intrecciati e corde rivestite

 UNI EN 4839-003:2018

Serie aerospaziale – Interruttori automatici ad arco, a tre poli, con compensazione della temperatura, corrente nominale da 3 A a 25 A – 115/200 V a.c. Frequenza costante 400 Hz – Parte 003: senza contatti ausiliari – Norma di prodotto

 UNI EN 4839-001:2018

Serie aerospaziale – Interruttori automatici ad arco, a tre poli, con compensazione della temperatura, corrente nominale da 3 A a 25 A – 115 V a.c. Frequenza costante 400 Hz – Parte 001: Specifiche tecniche

 UNI EN 4611-007:2018

Serie aerospaziale – Cavi elettrici, per impiego generale, unipolare e multipolare – Famiglia XLETFE – Parte 007: Rame nichelato – Temperature di funzionamento comprese tra -65 °C e 150 °C – Isolante a doppia parete estrusa per applicazioni aperte – Stampabile laser UV – Norma di Prodotto

 UNI EN 4611-006:2018

Serie aerospaziale – Cavi elettrici, per impiego generale, unipolare e multipolare – Famiglia XLETFE – Parte 006: Rame argentato – Temperature di funzionamento comprese tra -65 °C e 150 °C – Isolante a doppia parete estrusa per applicazioni aperte – Stampabile laser UV – Norma di Prodotto

 UNI EN 4611-005:2018

Serie aerospaziale – Cavi elettrici, per impiego generale, unipolare e multipolare – Famiglia XLETFE – Parte 005: Rame argentato – Temperature di funzionamento comprese tra -65 °C e 150 °C – Isolante a singola parete estrusa per applicazioni interne – Stampabile laser UV – Norma di Prodotto

 UNI EN 2564:2018

Serie aerospaziale – Laminati di fibra di carbonio – Determinazione del tenore di fibra, di resina e del tasso di porosità

 UNI EN 1885:2018

Piume e piumini – Termini e definizioni

 UNI EN 16436-1:2018

Manichette e tubi in gomma e plastica e loro assemblaggi per utilizzo con propano, butano e loro miscele in fase gassosa – Parte 1: Manichette e tubi

 UNI EN 13203-6:2018

Apparecchi a gas domestici per la produzione di acqua calda – Parte 6: Valutazione del consumo di energia delle pompe di calore ad assorbimento e adsorbimento

 UNI EN 13088:2018

Articoli manufatti imbottiti con piuma e piumino – Metodo per la determinazione della massa totale dei prodotti imbottiti e della massa dell’imbottitura

 UNI EN 12131:2018

Piume e piumini – Metodi di prova – Determinazione della composizione quantitativa di piume e piumini (metodo manuale)

 UNI EN 12130:2018

Piume e piumini – Metodi di prova – Determinazione del potere di riempimento (volume massico)

 UNI EN 10164:2018

Acciai con caratteristiche di deformazione migliorate nella direzione perpendicolare alla superficie del prodotto – Condizioni tecniche di fornitura

 UNI CEN/TS 17182:2018

Sistemi di trasporto intelligenti – eSafety – eCall attraverso stazione ITS

 UNI CEI EN 16603-60-21:2018

Ingegneria spaziale – Terminologia giroscopica e specifiche delle prestazioni

 UNI CEI EN 16603-31-02:2018

Ingegneria spaziale – Attrezzature per il trasporto del calore a due fasi

 UNI EN ISO 7539-6:2018

Corrosione dei metalli e loro leghe – Prova di tensocorrosione – Parte 6: Preparazione e utilizzazione delle provette precriccate per prove sotto carico o spostamento costante

 UNI EN ISO 18275:2018

Materiali di apporto per saldatura – Elettrodi rivestiti per saldatura manuale ad arco degli acciai ad alta resistenza – Classificazione

 UNI 7836:2018

Metropolitane e tranvie – Andamento plano-altimetrico dei binari

 UNI 11730:2018

Autoveicoli – Valutazione dello stato d’uso – Metodologia, requisiti minimi del personale e delle attrezzature

 UNI/TS 11325-10:2018

Attrezzature a pressione – Messa in servizio e utilizzazione delle attrezzature e degli insiemi a pressione – Parte 10: Sorveglianza dei generatori di vapore e/o acqua surriscaldata esclusi dal campo di applicazione della UNI/TS 11325-3

 UNI ISO 3858:2018

Ingredienti per mescolanze di gomma – Nero di carbonio – Determinazione della trasmittanza luminosa dell’estratto in toluene

 UNI ISO 2781:2018

Gomma vulcanizzata o termoplastica – Determinazione della massa volumica

 UNI ISO 2007:2018

Gomma non vulcanizzata – Determinazione della plasticità – Metodo a plastometro rapido

 UNI ISO 1853:2018

Gomme conduttive e antistatiche, vulcanizzate o termoplastiche – Misurazione della resistività

 UNI ISO 14146:2018

Protezione dalle radiazioni – Criteri e curve limite di riferimento di prestazione per la verifica periodica di servizi di dosimetria

 UNI ISO 10225:2018

Apparecchiature per saldatura a gas – Marcatura per apparecchiature utilizzate per i processi di saldatura a gas, taglio e quelli correlati

 UNI EN ISO 8637-2:2018

Sistemi extracorporei per la purificazione del sangue – Parte 2: Circuiti sanguigni extracorporei per emodializzatori, emodiafiltri ed emofiltri

 UNI EN ISO 8251:2018

Anodizzazione dell’alluminio e sue leghe – Determinazione della resistenza all’abrasione degli strati di ossido anodico

 UNI EN ISO 8249:2018

Saldatura – Determinazione del tenore di ferrite (FN) nel metallo fuso di acciai inossidabili austenitici e di acciai duplex ferritici-austenitici al Cr-Ni

 UNI EN ISO 7494-1:2018

Odontoiatria – Unità dentali fisse e poltrone odontoiatriche per paziente – Parte 1: Requisiti generali

 UNI EN ISO 7488:2018

Odontoiatria – Miscelatrici per amalgama dentale

 UNI EN ISO 6872:2018

Odontoiatria – Materiali ceramici

 UNI EN ISO 6581:2018

Anodizzazione dell’alluminio e sue leghe – Determinazione della solidità comparativa alla luce ultravioletta e al calore degli strati di ossido anodico colorati

 UNI EN ISO 28057:2018

Dosimetria con rivelatori solidi a termoluminescenza per fasci di fotoni e elettroni in radioterapia

 UNI EN ISO 24373:2018

Materiali di apporto per saldatura – Fili pieni e bacchette per la saldatura per fusione di rame e leghe di rame – Classificazione

 UNI EN ISO 22477-5:2018

Indagini e prove geotecniche – Prove di strutture geotecniche – Parte 5: Prove di ancore al suolo

 UNI EN ISO 2085:2018

Anodizzazione dell’alluminio e sue leghe – Controllo della continuità degli strati di ossido anodico sottili – Prova al solfato di rame

 UNI EN ISO 20749:2018

Odontoiatria – Amalgama dentale in capsule pre-dosate

 UNI EN ISO 20697:2018

Cateteri sterili di drenaggio e dispositivi accessori monouso

 UNI EN ISO 20696:2018

Cateteri uretrali sterili monouso

 UNI EN ISO 20608:2018

Odontoiatria – Manipoli a getto di polvere e polveri

 UNI EN ISO 18618:2018

Odontoiatria – Interoperabilità dei sistemi CAD/CAM

 UNI EN ISO 18472:2018

Sterilizzazione dei prodotti sanitari – Indicatori biologici e chimici – Apparecchiatura di prova

 UNI EN ISO 14607:2018

Impianti chirurgici non attivi – Impianti mammari – Requisiti particolari

 UNI EN ISO 11979-7:2018

Impianti oftalmici – Lenti intraoculari – Parte 7: Indagini cliniche delle lenti intraoculari per la correzione dell’afachia

 UNI EN ISO 11979-10:2018

Impianti oftalmici – Lenti intraoculari – Parte 10: Investigazioni cliniche di lenti intraoculari per la correzione dell’ametropia degli occhi fachici

 UNI EN ISO 11139:2018

Sterilizzazione dei prodotti sanitari – Vocabolario – Termini utilizzati nelle norme di processo di sterilizzazione ed attrezzature associate

 UNI EN ISO 11070:2018

Introduttori di cateteri intravascolari sterili monouso, dilatatori e fili guida

 UNI EN ISO 10993-11:2018

Valutazione biologica dei dispositivi medici – Parte 11: Prove di tossicità sistemica

 UNI EN ISO 10477:2018

Odontoiatria – Prodotti a base di polimeri per corone e ponti

 UNI EN 301549:2018

Requisiti di accessibilità per prodotti e servizi ICT

 UNI EN 13976-2:2018

Sistemi di soccorso – Trasporto di incubatori – Parte 2: Requisiti di sistema

 UNI EN 13976-1:2018

Sistemi di soccorso – Trasporto di incubatori – Parte 1: Condizioni di interfaccia

 UNI EN 12012-1:2018

Macchine per materie plastiche e gomma – Macchine per riduzione dimensionale – Parte 1: Requisiti di sicurezza per granulatori a lame e per trituratori

 UNI CEN/TS 16826-3:2018

Analisi molecolari – Specifiche per la fase pre-analitica per i tessuti a congelazione rapida – Parte 3: Isolamento del DNA

 UNI CEN/TS 1459-8:2018

Carrelli elevatori fuoristrada – Requisiti di sicurezza e verifiche – Parte 8: Trattori agricoli a braccio telescopico

 UNI CEN/TR 17223:2018

Guida sulla relazione tra la EN ISO 13485:2016 (Dispositivi medici – Sistemi di gestione per la qualità – Requisiti per scopi regolamentari) ed il Regolamento Europeo relativo ai dispositivi medici ed il Regolamento Europeo relativo ai dispositivi medico-diagnostici in vitro

 UNI CEN/TR 16961:2018

Dichiarazione di incertezze nei rapporti di prova

 UNI 11731:2018

Scaffalature statiche di acciaio – Requisiti per il trattamento dei componenti danneggiati

 UNI 11729:2018

Linee guida per la stima del valore delle imprese concessionarie demaniali marittime, lacuali e fluviali ad uso turistico-ricreativo (imprese balneari)

 UNI 11211-4:2018

Opere di difesa dalla caduta massi – Parte 4: Progetto definitivo ed esecutivo

 UNI EN ISO 4042:2018

Elementi di collegamento – Sistemi di rivestimenti elettrolitici

 UNI EN ISO 18541-5:2018

Veicoli stradali – Accesso normalizzato alle informazioni sulla riparazione e manutenzione degli autoveicoli (RMI) – Parte 5: Disposizioni specifiche per veicoli pesanti

 UNI EN ISO 17427-1:2018

Sistemi di trasporto intelligenti – Sistemi cooperativi – Ruoli e responsabilità nel contesto dell’architettura(e) ITS cooperativa

 UNI EN ISO 10683:2018

Elementi di collegamento – Sistemi di rivestimenti non elettrolitici di lamelle di zinco

 UNI EN 419241-1:2018

Sistemi affidabili che supportano la firma lato server – Parte 1: Requisiti generali di sicurezza del sistema

 UNI EN 419221-5:2018

Profili di protezione per moduli crittografici TSP – Parte 5: Moduli crittografici per servizi fiduciari

 UNI EN 419212-5:2018

Interfaccia applicativa per componenti sicuri per servizi di identificazione elettronica, autenticazione e affidabilità – Parte 5: Servizi elettronici affidabili

 UNI EN 419212-4:2018

Interfaccia applicativa per componenti sicuri per servizi di identificazione elettronica, autenticazione e affidabilità – Parte 4: Protocolli specifici per la Privacy

 UNI EN 17115:2018

Tecnologia dello spettacolo – Specifiche per la progettazione e la fabbricazione di tralicci in alluminio e acciaio

 UNI EN 17101:2018

Isolanti termici per edilizia – Metodi di identificazione e metodi di prova per schiume poliuretaniche adesive monocomponenti per sistemi compositi di isolamento termico per l’esterno (ETICS)

 UNI EN 16770:2018

Sicurezza delle macchine per la lavorazione del legno – Sistemi di estrazione di trucioli e polveri per installazioni in interni – Requisiti di sicurezza

 UNI EN 13497:2018

Isolanti termici per edilizia – Determinazione della resistenza all’impatto dei sistemi compositi di isolamento termico per l’esterno (ETICS)

 UNI EN 13451-10:2018

Attrezzature per piscine – Parte 10: Requisiti aggiuntivi specifici di sicurezza e metodi di prova per piattaforme di immersione e trampolini per tuffi e relative attrezzature

 UNI EN 13200-3:2018

Installazioni per gli spettatori – Parte 3: Elementi di separazione – Requisiti

 UNI CEN/TS 17184:2018

Sistemi di trasporto intelligenti – eSafety – eCall Protocolli applicativi di alto livello (HLAP) tramite reti a commutazione di pacchetto IMS

 UNI CEN/TS 16818:2018

Durabilità del legno e dei prodotti a base di legno – Dinamiche dell’umidità del legno e dei prodotti a base di legno

 UNI 11728:2018

Acustica – Pianificazione e gestione del rumore di cantiere – Linee guida per il committente comprensive di istruzioni per l’appaltatore

 UNI 10200:2018

Impianti termici centralizzati di climatizzazione invernale, estiva e produzione di acqua calda sanitaria – Criteri di ripartizione delle spese di climatizzazione invernale, estiva e produzione di acqua calda sanitaria

 UNI EN ISO 3690:2018

Saldatura e tecniche connesse – Determinazione del contenuto di idrogeno nel metallo fuso mediante saldatura ad arco

 UNI EN ISO 2401:2018

Materiali d’apporto per saldatura – Elettrodi rivestiti – Determinazione del rendimento e del coefficiente di deposito

 UNI EN ISO 1891-4:2018

Elementi di collegamento – Vocabolario – Parte 4: Controlli, collaudo, fornitura, accettazione e qualità

 UNI EN ISO 11699-2:2018

Prove non distruttive – Pellicole per radiografia industriale – Parte 2: Controllo del trattamento della pellicola mediante valori di riferimento

 UNI EN ISO 11238:2018

Informatica Medica – Identificazione dei prodotti medicinali – Strutture e caratteristiche dei dati per l’identificazione univoca e lo scambio di informazioni regolamentate sui principi attivi

 UNI EN 6049-003:2018

Serie aerospaziale – Cavi elettrici, installazione – Guaina di protezione in fibre di meta-aramide – Parte 003: Guaina trecciata tubolare, espandibile – Norma di prodotto

 UNI EN 6049-001:2018

Serie aerospaziale – Cavi elettrici, installazione – Guaine di protezione in fibre di meta-aramide – Parte 001: Specifica tecnica

 UNI EN 560:2018

Apparecchiature per saldatura a gas – Raccordi per tubi flessibili per apparecchiature di saldatura, taglio e procedimenti connessi

 UNI EN 4840-001:2018

Serie aerospaziale – Forme termorestringenti stampate – Parte 001: Specifica tecnica

 UNI EN 2880:2018

Serie aerospaziale – Olivette autobloccanti flottanti, resistenti ai carburanti, a tenuta, a due alette, con foro profondo all’estremità, in lega d’acciaio, cadmiato, lubrificate con MoS2 – Classificazione: 900 MPa (a temperatura ambiente) / 120 °C

 UNI EN 2878:2018

Serie aerospaziale – Olivette autobloccanti flottanti, resistenti all’aria, a tenuta, a due alette, con foro profondo all’estremità, in lega d’acciaio, cadmiato, lubrificate con MoS2 – Classificazione: 900 MPa (a temperatura ambiente) / 235 °C

 UNI EN 2475:2018

Serie aerospaziale – Acciaio 30CrNiMo8 (1.6580) – Fuso in aria – Bonificato – Barra di lavorazione – De ≤100 mm – 1 100 MPa ≤ Rm ≤ 1 300 MPa

 UNI EN 17110:2018

Cisterne per il trasporto di merci pericolose – Equipaggiamento di servizio per cisterne – Valvola di sfiato del collettore dei vapori

 UNI EN 14596:2018

Cisterne per il trasporto di merci pericolose – Equipaggiamenti di servizio per cisterne – Valvola di scarico della pressione per emergenza

 UNI EN 12516-4:2018

Valvole industriali – Resistenza meccanica dell’involucro – Parte 4: Metodo di calcolo per gli involucri delle valvole realizzati in materiali metallici diversi dall’acciaio

 UNI EN 12516-1:2018

Valvole industriali – Resistenza meccanica dell’involucro – Parte 1: Metodo tabulare per gli involucri delle valvole di acciaio

NORME TECNICHE PER LA SAFETY EVENTI

La corretta ed efficace progettazione “safety eventi” non può prescindere dalla conoscenza della UNI EN 13200-8.

 

All’inizio della prossima settimana verrà pubblicato un articolo che riassumerà le norme tecniche per la Safety Eventi, ovvero le modalità da adottare per una corretta ed efficace progettazione “safety eventi” che non può prescindere dalla conoscenza della UNI EN 13200-8.

Riportiamo uno stralcio dell’articolo:

Cerchiamo allora di esaminare l’argomento legato ad una corretta progettazione di un evento prendendo come punto di partenza una norma tecnica che – a mio avviso – dovrebbe essere conosciuta dai progettisti eventi ed approfondita nei suoi molteplici aspetti: la Norma UNI EN 13200-8: Installazioni per spettatori – gestione della sicurezza.

A questo punto una premessa è d’obbligo: questa norma tecnica, come tutte quelle ad essa associate o che in qualche modo possono essere collegate o riconducibili alla presenza di “spettatori”, è una norma volontaria, che detta delle indicazioni generali che il singolo progettista dovrà poi applicare alle esigenze del proprio evento, va però detto che molti degli aspetti indicati sono una traccia importante da utilizzare.

Partiamo allora dall’analizzare alcuni degli aspetti peculiari della UNI EN 13200-8:2017 che è stata pubblicata in lingua italiana il 6 febbraio 2018, in recepimento della norma europea, ed è stata elaborata allo scopo di specificare i criteri generali per la gestione della sicurezza degli spettatori ed i cui principi fondamentali sono appropriati per tutti gli eventi, indipendentemente dalla dimensione, dall’attività o dal profilo del pubblico.

Vi invitiamo a seguirci per ulteriori informazioni ed approfondimenti.

 

 

 

L'articolo NORME TECNICHE PER LA SAFETY EVENTI proviene da EVENTI E PUBBLICHE MANIFESTAZIONI.

AGGIORNAMENTO di data 31 OTTOBRE 2018

COMMISSARIATO DEL GOVERNO DI TRENTO

MODALITA’ DI INVIO NOTIFICA PRELIMINARE CANTIERI

A seguito della comunicazione precedente (vedi in calce), ripresa anche da alcuni Collegi ed Ordini Professionali, ci sono pervenute varie richieste di delucidazioni in merito all’invio notifica preliminare al Commissariato del Governo di Trento.

Abbiamo pertanto provveduto a porre i nuovi quesiti e gentilmente in data odierna abbiamo ricevuto le seguenti risposte:

Quesito 01:

Se il Committente (persona fisica) non ha attivato un indirizzo di posta elettronica certificata il Vs. indirizzo PEC accetta comunque la notifica? O il Committente a questo punto dovrà nominare obbligatoriamente un Responsabile dei Lavori che (oltre ai requisiti previsti) provveda all’invio della Notifica tramite PEC.

Risposta al Quesito 01:

L’invio della documentazione all’indirizzo PEC di questo Ufficio può essere effettuato solo da chi possiede un indirizzo PEC, altrimenti, per avere una prova certa dell’invio, è necessario trasmettere una Raccomandata con ricevuta di ritorno o consegnare personalmente.

[N.d.R. Riportiamo di seguito le informazioni di riferimento:

Commissariato del Governo per la provincia di Trento
Corso 3 Novembre 11,
38122 –TRENTO

Centralino tel. 0461/204511

Sito web: www.prefettura.it/trento

Indirizzo mail per la notifica preliminare cantieri (solo PEC):
protocollo.comgovtn@pec.interno.it 

Orario di apertura per il pubblico (dati ricavati dal sito istituzionale):
dal Lunedì al Venerdì dalle 09.00 alle 12.00 ]

 

Quesito 02:

A livello nazionale vi sono due “scuole di pensiero” relativamente all’integrazione della comunicazione dell’accesso delle imprese in cantiere dopo l’inizio lavori (ovvero dopo l’invio della Notifica Preliminare)

  1. UOPSAL di Trento ed altre ASL: La notifica si invia all’avvio del cantiere, eventuali integrazioni della Notifica per nuove ditte che accedono in cantiere sono raccomandate e non obbligatorie.
                  (fonte pagina delle FAQ dell’APSS che riporta

      • L’aggiornamento della notifica si deve fare anche ogni volta che in cantiere entra una impresa non indicata sulla notifica preliminare?
        R. No. L’obbligo dei aggiornamento per ora non include l’ingresso in cantiere di ogni impresa o lavoratore autonomo.
        NB. Con l’attivazione, dal 1 giugno 2016, del portale on line per le notifiche, l’aggiornamento della notifica con l’aggiunta delle imprese, pur non obbligatorio, è tuttavia raccomandato.
        https://www.apss.tn.it/-/notifica-preliminare-comunicazione-inizio-lavori
  2. In altre realtà viene indicato che la notifica preliminare deve essere aggiornata ogni qualvolta subentrano nuove imprese esecutrici.

Per quanto riguarda la notifica da inviare alla Vs. attenzione, in caso di nuove imprese che accedono in cantiere, a quali indicazioni i Committenti dovranno attenersi?

Risposta al Quesito 02:

Al momento […] si precisa che dopo aver effettuato la “notifica preliminare” non è necessario comunicare le nuove imprese che accederanno al cantiere.

 

Ringraziamo il Commissariato del Governo di Trento per le risposte che ci ha dato e che riteniamo sia importante condividere con i colleghi e con i Committenti.

Per ulteriori informazioni ed approfondimenti in merito alle modalità di invio della notifica tramite il Portale della Provincia Autonoma di Trento vi invitiamo a visitare il nostro sito monotematico riguardante le modalità di invio delle Notifiche Preliminari Cantieri Temporanei o Mobili

http://notificapreliminare.it/pagine/TRENTO.html

Vai su www.notificapreliminare.it per tutte le informazioni.

 

Geom. Stefano Farina                             


INFO di data 11 OTTOBRE 2018

NUOVE REGOLE PER L’INVIO NOTIFICA PRELIMINARE CANTIERI IN PROVINCIA DI TRENTO

Dal 5 ottobre, con l’entrata in vigore del DECRETO-LEGGE 4 ottobre 2018, n. 113 e della relativa modifica dell’articolo 99, comma 1, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, sono state modificate le modalità di invio della NOTIFICA PRELIMINARE CANTIERI (*1).

In particolare è stato aggiunto l’invio della Notifica Preliminare anche al Prefetto.

Al fine di chiarire le modalità di invio ed alla luce del fatto che in Provincia di Trento non è presente il Prefetto (ma il Commissario del Governo),  in data 5 ottobre ho provveduto ad inviare le seguenti richieste al Commissario del Governo di Trento:

La conferma che per la Provincia di Trento l’invio va eseguito al Commissario del Governo,

Le modalità di invio (email ordinaria, PEC od altro sistema),

La conferma che tale invio viene accettato anche se effettuato dal Coordinatore per la Sicurezza in fase esecutiva in possesso di delega da parte del Committente o se l’invio deve essere fatto in via esclusiva dal Committente o dal Responsabile dei Lavori.

Di seguito la risposta ricevuta in data odierna (11 ottobre 2018):

In relazione a quanto richiesto si conferma che la trasmissione dei dati contenuti nell’allegato all’art. 99 del D.Leg.vo n. 81/2008, così come modificato dal D.L. 113/2018, potrà essere effettuata a questo Commissariato del Governo al seguente indirizzo: protocollo.comgovtn@pec.interno.it .

Quanto all’obbligo di notifica si ritiene che lo stesso dovrà essere assolto dal Committente o dal Responsabile dei Lavori, quali soggetti puntualmente individuati dal citato articolo 99.

 

Alla luce di quanto sopra si segnala che per quanto attiene le notifiche preliminari di avvio cantieri ed aggiornamento (nuove ditte, ecc.), la comunicazione al Commissario del Governo,  NON potrà essere fatta da SOGGETTI DELEGATI, ma tale obbligo dovrà essere assolto dal Committente o dal Responsabile dei Lavori.

 

!!!ATTENZIONE !!!

L’invio all’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari di Trento ed alla Direzione Provinciale del Lavoro va invece e effettuato con le modalità precedenti (fai click qui per ulteriori informazioni),
in particolare l’invio delle notifiche preliminari dei cantieri del territorio della Provincia Autonoma di Trento:

  • all’Unità operativa Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari di Trento
  • alla Direzione Provinciale del Lavoro

potrà essere compilata e trasmessa solo online. Tale invio può essere effettuato anche da una persona diversa dal committente o responsabile dei lavori del cantiere con un’opportuna delega di questi.

 

RIASSUMENDO

Tutte le notifiche preliminari cantieri (ed i relativi aggiornamenti) dovranno essere inviate:

  • ONLINE per Azienda Provinciale Servizi Sanitari (UOPSAL) e Direzione Provinciale del Lavoro (anche tramite delegato)
  • P.E.C. per  Commissariato del Governo (inviata esclusivamente dal Committente/Responsabile dei lavori)

 

Geom. Stefano Farina 

 

(*1) Riferimento normativo così come modificato dall’art. 26 del Decreto Legge 4 ottobre 2018

Art. 99. Notifica preliminare

1. Il committente o il responsabile dei lavori, prima dell’inizio dei lavori, trasmette all’azienda unità sanitaria locale e alla direzione provinciale del lavoro nonché al prefetto territorialmente competenti la notifica preliminare elaborata conformemente all’allegato XII, nonché gli eventuali aggiornamenti nei seguenti casi:
a) cantieri di cui all’articolo 90, comma 3;
b) cantieri che, inizialmente non soggetti all’obbligo di notifica, ricadono nelle categorie di cui alla lettera a) per effetto di varianti sopravvenute in corso d’opera;
c) cantieri in cui opera un’unica impresa la cui entità presunta di lavoro non sia inferiore a duecento uomini-giorno.

 

 

È stata pubblicata la Prassi di Riferimento UNI/PdR 47:2018 in materia di Protezione Civile.
Il documento, frutto della collaborazione tra UNI e Città di Lissone, è stato elaborato dal Tavolo “Sistema di Protezione Civile Locale” e si compone di due sezioni:

  • UNI/PdR 47.1 “Protezione Civile – Linee guida tecnico-organizzative per un sistema di Protezione Civile locale”;
  • UNI/PdR 47.2 “Protezione Civile – Sistemi di gestione per la Protezione Civile”.

PRASSI DI RIFERIMENTO UNI-PdR 47 2018

L’obiettivo della prima parte della UNI/PdR è quello di:

  • definire le linee guida tecnico-organizzative relative all’attivazione di un sistema di Protezione Civile locale, individuando le caratteristiche che tale sistema dovrebbe avere per potersi facilmente integrare e per operare nel contesto socio-territoriale;
  • delineare una cornice metodologica uniforme sui sistemi di protezione civile delle organizzazioni deputate a tale funzione e fornire una guida alle singole Organizzazioni;
  • favorire l’omogeneità e la compatibilità fra Organizzazioni confinanti o comunque deputate ad attività coordinate nell’ambito della protezione civile;
  • individuare le caratteristiche che un sistema di protezione civile deve avere per potersi facilmente integrare e operare nel contesto socio-territoriale, consentire alle Organizzazioni che la applicano di conoscere i rischi che gravano sul proprio territorio, di svolgere le proprie funzioni in caso di Emergenza e di erogare verso la popolazione il servizio di protezione civile in maniera efficace, sia in normalità, sia in situazioni di emergenza.

PRASSI DI RIFERIMENTO UNI-PdR 47 2018

La parte seconda della prassi di riferimento, invece, definisce un sistema di gestione della protezione civile che consente a un’organizzazione di sviluppare e attuare politiche e obiettivi che tengano conto delle buone pratiche, nonché delle prescrizioni legali e tecniche in vigore. Il documento non fornisce comunque criteri specifici di prestazione delle strutture di protezione civile, né requisiti dettagliati per la progettazione di un servizio di protezione civile.

In sostanza la prassi di riferimento è applicabile da qualunque organizzazione che desideri realizzare un Sistema di Gestione della Protezione Civile per controllare e ridurre i rischi presenti sul territorio, anche in rapporto alle Organizzazioni confinanti il cui territorio possa risultare esposto a rischi simili o connessi, nonché attuare, mantenere e migliorare continuamente il proprio Sistema di Gestione della Protezione Civile.

Si ricorda che le prassi di riferimento – ora scaricabili dal Catalogo online – sono documenti che introducono prescrizioni tecniche o modelli applicativi settoriali di norme tecniche, elaborati sulla base di un rapido processo di condivisione ristretta ai soli autori, e costituiscono una tipologia di documento para-normativo nazionale che va nella direzione auspicata di trasferimento dell’innovazione e di preparazione dei contesti di sviluppo per le future attività di normazione, fornendo una risposta tempestiva ai mercati in cambiamento.

 

Per saperne di più sulla normativa in materia di PROTEZIONE CIVILE (Decreto Legislativo 2 gennaio 2018 nr. 1) visita il nostro portale della protezione civile


Codice_Protezione_Civile_DLgs_1-2018

Norma numero : UNI/PdR 47.1:2018
Titolo : Protezione civile – Linee guida tecnico-organizzative per un sistema di Protezione Civile locale

Data entrata in vigore : 26 ottobre 2018
 
Sommario : La prassi di riferimento UNI/PdR 47 è strutturata in 2 sezioni, numerate da 1 a 2.
Il presente documento definisce le linee guida tecnico-organizzative relative all’attivazione di un sistema di Protezione Civile locale, individuando le caratteristiche che tale sistema dovrebbe avere per potersi facilmente integrare e per operare nel contesto socio-territoriale.
La prassi di riferimento, inoltre, ha lo scopo di delineare una cornice metodologica uniforme sui sistemi di protezione civile delle organizzazioni deputate a tale funzione, di fornire una guida alle singole organizzazioni e, infine, di favorire l’omogeneità e la compatibilità fra organizzazioni confinanti o comunque deputate ad attività coordinate nell’ambito della protezione civile
 
PRASSI DI RIFERIMENTO UNI-PdR 47 2018

Norma numero : UNI/PdR 47.2:2018
Titolo : Protezione civile – Sistemi di gestione per la Protezione Civile

Data entrata in vigore : 26 ottobre 2018

Sommario : La prassi di riferimento UNI/PdR 47 è strutturata in 2 sezioni, numerate da 1 a 2.
La sezione 2 definisce un Sistema di Gestione della Protezione Civile che consente ad un’Organizzazione di sviluppare e attuare politiche e obiettivi che tengano conto delle buone pratiche, nonché delle prescrizioni legali e tecniche in vigore
 
PRASSI DI RIFERIMENTO UNI-PdR 47 2018

 

[Fonte: UNI.com]

Notifica Preliminare Cantieri: Quali modalità di invio per la Provincia Autonoma di Bolzano?

Lo abbiamo chiesto al Commissariato del Governo di Bolzano.

Bolzano, 26 ottobre 2018

A seguito dell’entrata in vigore del DECRETO-LEGGE 4 ottobre 2018, n. 113 e della relativa modifica dell’articolo 99, comma 1, del decreto legislativo 9 aprile 2008  


Riferimento normativo così come modificato dall’art. 26 del Decreto Legge 4 ottobre 2018

Art. 99. Notifica preliminare

1. Il committente o il responsabile dei lavori, prima dell’inizio dei lavori, trasmette all’azienda unità sanitaria locale e alla direzione provinciale del lavoro nonché al prefetto territorialmente competenti la notifica preliminare elaborata conformemente all’allegato XII, nonché gli eventuali aggiornamenti nei seguenti casi:
a) cantieri di cui all’articolo 90, comma 3;
b) cantieri che, inizialmente non soggetti all’obbligo di notifica, ricadono nelle categorie di cui alla lettera a) per effetto di varianti sopravvenute in corso d’opera;
c) cantieri in cui opera un’unica impresa la cui entità presunta di lavoro non sia inferiore a duecento uomini-giorno.


abbiamo formulato alcune richieste di chiarimento relativamente all’invio della notifica preliminare cantieri al Commissariato del Governo di Bolzano, che ci ha fatto pervenire la seguente risposta: 

“.. per il momento, si prosegue secondo le modalità attualmente seguite. Il Commissariato del Governo è comunque ora accreditato sul portale della Provincia da Lei indicato, da cui quindi possiamo attingere le informazioni necessarie.”

Ringraziamo il Commissariato del Governo di Bolzano per le risposte che ci ha dato e che riteniamo sia importante condividere con i colleghi e con i Committenti.

Pertanto, a differenza di altre Province/Regioni allo stato attuale è sufficiente inviare la Notifica Preliminare Cantieri con le modalità telematiche già in vigore (Portale Provincia Autonoma di Bolzano).

Per ulteriori informazioni ed approfondimenti in merito alle modalità di invio della notifica tramite il Portale della Provincia Autonoma di Bolzano vi invitiamo a visitare il nostro sito monotematico riguardante le modalità di invio delle Notifiche Preliminari Cantieri Temporanei o Mobili

http://notificapreliminare.it/pagine/BOLZANO.html

 

Vai su www.notificapreliminare.it per tutte le informazioni.

 

Geom. Stefano Farina

Notifica Cantieri Provincia Autonoma di Bolzano

 

IL GIORNALE DEI COORDINATORI

Siamo lieti di annunciare la pubblicazione del decimo numero del Giornale dei Registri Professionali AiFOS, a cura di Stefano Farina, dedicato ai coordinatori per la sicurezza nei cantieri temporanei o mobili.

Il Giornale dei Coordinatori: CANTIERE DONNA

Mentre pensavo ai contenuti di questo nuovo numero del Giornale dei Coordinatori mi è venuto in mente un vecchio riferimento normativo: Il D.P.R. 164/56 che all’articolo 48 (Lavoratori ammessi ai ponti) scriveva chiaro chiaro: È vietato adibire al lavoro sui ponti sospesi i minori di anni 18 e le donne.
Poi, con il tempo, l’idea che le donne potessero essere soggetto attivo in cantiere è diventata una realtà, anche se alcuni episodi che mi è capitato di veder vivere negli ultimi quindici anni (difficoltà per alcuni lavoratori di accettare le indicazioni di un’assistente donna, gesti scaramantici per l’accesso di una donna in una galleria in costruzione, …) mi hanno reso consapevole di come qualche problema di accettazione ci sia ancora. Ed allora ho preso in mano le prime due edizioni del Giornale dei Coordinatori, quelle pubblicate a febbraio e giugno, e mi sono reso conto che su 15 tra articoli e rubriche, in un solo caso appariva una firma femminile, tutto il resto era appannaggio degli uomini.
Il parallelo con la vita di cantiere è stato immediato, ed altrettanto immediato è stato il parallelo con i cantieri che vedono una prevalenza di uomini o per meglio dire un’esclusività di tali figure all’interno del proprio ambito (siano esse figure operative o tecniche).
Ecco allora l’idea di dedicare questo numero al Cantiere Donna, recuperare immediatamente una mancanza (ma non c’entra nulla il rispetto delle quote rosa), evidenziando il valore che la presenza delle donne ha in cantiere….

Leggi Il Giornale dei Coordinatori

UNI 11728:2018
Pianificazione e gestione del rumore di cantiere – Linee guida per il committente comprensive di istruzioni per l’appaltatore

Rumore in cantiere

La norma fornisce indicazioni per definire gli obblighi di conformità in carico all’appaltatore da parte del committente, al fine di garantire una gestione corretta e soddisfacente dell’impatto acustico del cantiere.
Le istruzioni della norma possono anche essere fatte proprie dall’appaltatore a titolo volontario, a condizione che lo stesso appaltatore metta a disposizione le risorse per la loro applicazione. 
Nei prossimi giorni su SICURELLO.si E-commerce troverete un numero speciale di SICURELLO.si INFO dedicato a questo argomento ed al PGRUM (PIANO di GESTIONE INTEGRATA del RUMORE di CANTIERE).
 
Norma numero : UNI 11728:2018
Titolo : Acustica – Pianificazione e gestione del rumore di cantiere – Linee guida per il committente comprensive di istruzioni per l’appaltatore
 
Data entrata in vigore : 11 ottobre 2018
 
Sommario : La norma fornisce indicazioni per definire gli obblighi di conformità in carico all’appaltatore da parte del committente, al fine di garantire una gestione corretta e soddisfacente dell’impatto acustico del cantiere.
Le istruzioni della norma possono anche essere fatte proprie dall’appaltatore a titolo volontario, a condizione che lo stesso appaltatore metta a disposizione le risorse per la loro applicazione.
Le finalità per le quali il committente richiede una gestione dell’impatto acustico possono essere diverse e non necessariamente tutte sovrapponibili. Per esempio:
– per evitare lamentele da parte dei ricettori;
– per contenere le proteste affinché queste non interferiscano negativamente con i lavori del cantiere;
– per garantire una buona reputazione nei confronti del pubblico;
– per garantire il rispetto della legislazione vigente.

Pertanto, le finalità devono essere esplicitate nel disciplinare di incarico o nel contratto, fra committente e appaltatore.
La norma è sviluppata nel rispetto delle prescrizioni minime di legge previste in Italia (appendice A) e al contempo ne costituisce un ampliamento, permettendo che il rumore sia oggetto di una gestione sinergica che tiene in considerazione tutti gli ambiti che possono governare il disturbo percepito dalla cittadinanza.
Inoltre, la presente norma può costituire un’applicazione specifica della serie di norme riguardanti i sistemi di gestione ambientale (UNI EN ISO 14001 e UNI EN ISO 14004) e relativo processo di certificazione (appendice B).

 

 

Negli ultimi tempi il numero di lamentele per disturbo da rumore è drasticamente aumentato. Fra queste occupano un ruolo primario le lamentele per il disturbo dovuto alle attività temporanee, quali sono i cantieri.

Buona parte dei cantieri sono sorgente di elevati livelli di rumore.

Il rumore può causare vari effetti avversi, psicologici o di salute, sulle persone che ne sono sottoposte, per esempio: disturbo del sonno o interferenza con le comunicazioni verbali.

In situazioni estreme e reiterate, questi effetti possono trasformarsi in ansia, stress, irritabilità e incapacità di concentrazione.

L’esigenza del comfort acustico, da parte di chi risiede o lavora negli edifici vicino a un cantiere, richiede che chi genera rumore debba mettere in campo tutte le strategie perché il rumore non sia solo di livello più basso possibile, ma anche più facilmente tollerabile.

Perciò, l’impatto da rumore di un cantiere ha necessità di essere oggetto di una adeguata gestione che programmi, porti avanti e controlli, in modo sinergico, tutti i possibili strumenti e procedure per rendere il disagio più sopportabile da parte di tutta la cittadinanza.

È proprio per questo che la commissione Acustica e vibrazioni ha realizzato la norma UNI 11728.

Questo documento fornisce indicazioni per definire gli obblighi di conformità in carico all’appaltatore da parte del committente, al fine di garantire una gestione corretta e soddisfacente dell’impatto acustico del cantiere.

Le istruzioni della norma possono anche essere fatte proprie dall’appaltatore a titolo volontario, a condizione che lo stesso appaltatore metta a disposizione le risorse per la loro applicazione.

Le finalità per le quali il committente richiede una gestione dell’impatto acustico possono essere diverse e non necessariamente tutte sovrapponibili. Per esempio:

–        per evitare lamentele da parte dei ricettori;

–        per contenere le proteste affinché queste non interferiscano negativamente con i lavori del cantiere;

–        per garantire una buona reputazione nei confronti del pubblico;

–        per garantire il rispetto della legislazione vigente.

Pertanto, le finalità devono essere esplicitate nel disciplinare di incarico o nel contratto, fra committente e appaltatore.

La norma è sviluppata nel rispetto delle prescrizioni minime di legge previste in Italia (appendice A) e al contempo ne costituisce un ampliamento, permettendo che il rumore sia oggetto di una gestione sinergica che tiene in considerazione tutti gli ambiti che possono governare il disturbo percepito dalla cittadinanza.

Inoltre, può costituire un’applicazione specifica della serie di norme riguardanti i sistemi di gestione ambientale (UNI EN ISO 14001 e UNI EN ISO 14004) e relativo processo di certificazione (appendice B).

All’interno del documento è possibile trovare i seguenti riferimenti normativi:

•    UNI ISO 1996-1 Acustica – Descrizione, misurazione e valutazione del rumore ambientale – Parte 1: Grandezze fondamentali e metodi di valutazione;
•    UNI ISO 1996-2 Acustica – Descrizione, misurazione e valutazione del rumore ambientale – Parte 2: Determinazione dei livelli di rumore ambientale;
•    UNI ISO 9613-1 Acustica – Attenuazione sonora nella propagazione all’aperto – Parte 1: Calcolo dell’assorbimento atmosferico;
•    UNI ISO 9613-2 Acustica – Attenuazione sonora nella propagazione all’aperto – Parte 2: Metodo generale di calcolo
•    UNI EN ISO 14001 Sistemi di gestione ambientale – Requisiti e guida per l’uso;
•    UNI EN ISO 14004 Sistemi di gestione ambientale – Linee guida generali per l’implementazione;
•    CEI EN 61672-1 Elettroacustica – Misuratori del livello sonoro Parte 1: Specifiche.

[Fonte: UNI.com]
 
 
 
 
 
 

UNI EN ISO 11111-3:2016 “Macchinario tessile – Requisiti di sicurezza – Parte 3: Macchine per la produzione di non tessuti”

UNI EN ISO 11111-7:2016 “Macchinario tessile – Requisiti di sicurezza – Parte 7: Macchine per tintura e finissaggio”

 

Il tessile da sempre un settore fondamentale per il nostro Paese è foriero di numerose norme tecniche che definisco la cosiddetta regola dell’arte in molteplici ambiti.

È il caso delle due norme UNI EN ISO 11111 parte 3 e 7 recentemente recepite dalla commissione Sicurezza anche in lingua italiana.

Il primo documento (parte 3) da utilizzare unitamente a UNI EN ISO 11111-1, UNI EN ISO 11111-2, UNI EN ISO 11111-6 e UNI EN ISO 11111-7, specifica i pericoli significativi e i corrispondenti requisiti e/o misure di sicurezza per le macchine per la produzione di non tessuti.

Il secondo documento (parte 7), da utilizzare anch’esso unitamente alla UNI EN ISO 11111-1, specifica i pericoli significativi e i corrispondenti requisiti e/o misure di sicurezza per le macchine per tintura e finissaggio.

Entrambe le norme identificano i requisiti di sicurezza tecnica per la progettazione e la costruzione di macchinari tessili. Quindi tutte le parti della ISO 11111 sono destinate all’uso da parte di tutti gli interessati alla sicurezza del macchinario tessile come ad esempio i progettisti, i fabbricanti, gli integratori di sistemi per macchinari tessili e non ultimi gli utilizzatori e gli esperti di sicurezza. Inoltre, sia la parte 3 che la parte 7 sono applicabili a tutti i macchinari, impianti e attrezzature correlate destinate ad essere utilizzate per apertura, pulitura, mescola, cardatura, agugliatura, essicatura a cilindri e

 


UNI EN ISO 11111-3:2016 “Macchinario tessile – Requisiti di sicurezza – Parte 3: Macchine per la produzione di non tessuti”

Norma numero : UNI EN ISO 11111-7:2016
Titolo : Macchinario tessile – Requisiti di sicurezza – Parte 7: Macchine per tintura e finissaggio
Data entrata in vigore : 13 ottobre 2016
 
Sommario : La norma, da utilizzare unitamente alla UNI EN ISO 11111-1, specifica i pericoli significativi e i corrispondenti requisiti e/o misure di sicurezza per le macchine per tintura e finissaggio.

Lista sostituzioni


Sostituisce :


UNI EN ISO 11111-7:2016 “Macchinario tessile – Requisiti di sicurezza – Parte 7: Macchine per tintura e finissaggio”

Norma numero : UNI EN ISO 11111-7:2016
Titolo : Macchinario tessile – Requisiti di sicurezza – Parte 7: Macchine per tintura e finissaggio
Data entrata in vigore : 13 ottobre 2016
 
Sommario : La norma, da utilizzare unitamente alla UNI EN ISO 11111-1, specifica i pericoli significativi e i corrispondenti requisiti e/o misure di sicurezza per le macchine per tintura e finissaggio.

Lista sostituzioni


Sostituisce :

[Fonte UNI.com]

UNI EN ISO 11111-3:2016 “Macchinario tessile – Requisiti di sicurezza – Parte 3: Macchine per la produzione di non tessuti”

UNI EN ISO 11111-7:2016 “Macchinario tessile – Requisiti di sicurezza – Parte 7: Macchine per tintura e finissaggio”

 

Il tessile da sempre un settore fondamentale per il nostro Paese è foriero di numerose norme tecniche che definisco la cosiddetta regola dell’arte in molteplici ambiti.

È il caso delle due norme UNI EN ISO 11111 parte 3 e 7 recentemente recepite dalla commissione Sicurezza anche in lingua italiana.

Il primo documento (parte 3) da utilizzare unitamente a UNI EN ISO 11111-1, UNI EN ISO 11111-2, UNI EN ISO 11111-6 e UNI EN ISO 11111-7, specifica i pericoli significativi e i corrispondenti requisiti e/o misure di sicurezza per le macchine per la produzione di non tessuti.

Il secondo documento (parte 7), da utilizzare anch’esso unitamente alla UNI EN ISO 11111-1, specifica i pericoli significativi e i corrispondenti requisiti e/o misure di sicurezza per le macchine per tintura e finissaggio.

Entrambe le norme identificano i requisiti di sicurezza tecnica per la progettazione e la costruzione di macchinari tessili. Quindi tutte le parti della ISO 11111 sono destinate all’uso da parte di tutti gli interessati alla sicurezza del macchinario tessile come ad esempio i progettisti, i fabbricanti, gli integratori di sistemi per macchinari tessili e non ultimi gli utilizzatori e gli esperti di sicurezza. Inoltre, sia la parte 3 che la parte 7 sono applicabili a tutti i macchinari, impianti e attrezzature correlate destinate ad essere utilizzate per apertura, pulitura, mescola, cardatura, agugliatura, essicatura a cilindri e

 


UNI EN ISO 11111-3:2016 “Macchinario tessile – Requisiti di sicurezza – Parte 3: Macchine per la produzione di non tessuti”

Norma numero : UNI EN ISO 11111-7:2016
Titolo : Macchinario tessile – Requisiti di sicurezza – Parte 7: Macchine per tintura e finissaggio
Data entrata in vigore : 13 ottobre 2016
 
Sommario : La norma, da utilizzare unitamente alla UNI EN ISO 11111-1, specifica i pericoli significativi e i corrispondenti requisiti e/o misure di sicurezza per le macchine per tintura e finissaggio.

Lista sostituzioni


Sostituisce :


UNI EN ISO 11111-7:2016 “Macchinario tessile – Requisiti di sicurezza – Parte 7: Macchine per tintura e finissaggio”

Norma numero : UNI EN ISO 11111-7:2016
Titolo : Macchinario tessile – Requisiti di sicurezza – Parte 7: Macchine per tintura e finissaggio
Data entrata in vigore : 13 ottobre 2016
 
Sommario : La norma, da utilizzare unitamente alla UNI EN ISO 11111-1, specifica i pericoli significativi e i corrispondenti requisiti e/o misure di sicurezza per le macchine per tintura e finissaggio.

Lista sostituzioni


Sostituisce :

[Fonte UNI.com]

Gazzetta Ufficiale

IN GAZZETTA UFFICIALE del 16 ottobre 2018
AUTORITA’ NAZIONALE ANTICORRUZIONE
DELIBERA 4 luglio 2018

Regolamento sull’esercizio dell’attivita’ di vigilanza in materia di contratti pubblici. (Delibera n. 803). (18A06594)

 

E’ stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale del 16 ottobre 2018 la Delibera 4 luglio 2018 dell’Autorità Nazionale Anticorruzione dal titolo Regolamento sull’esercizio dell’attivita’ di vigilanza in materia di contratti pubblici.

Elenco degli articoli:

Art. 1 Definizioni

Art. 2 Oggetto

Art. 3 Direttiva annuale sullo svolgimento della funzione di vigilanza

Art. 4 Attivita’ di vigilanza d’ufficio e su segnalazione

Art. 5 Modalita’ di presentazione delle segnalazioni

Art. 6 Segnalazioni anonime

Art. 7 Archiviazione delle segnalazioni

Art. 8 Rapporti tra procedimento di vigilanza e procedimento di precontenzioso

Art. 9 Rapporti tra procedimento di vigilanza e procedimento per la proposizione del ricorso di cui all’art. 211, commi 1-bis  e  1-ter del codice.

Art. 10 Rapporti tra procedimento di vigilanza e giudizio innanzi al giudice amministrativo

Art. 11 Responsabile del procedimento

Art. 12 Atti conclusivi del procedimento di vigilanza

Art. 13 Avvio del procedimento di vigilanza  

Art. 14 Partecipazione all’istruttoria  

Art. 15 Richiesta di informazioni, chiarimenti e documenti

Art. 16 Audizioni  

Art. 17 Ispezioni

Art. 18 Sospensione dei termini del procedimento

Art. 19 Conclusione del procedimento  

Art. 20 Comunicazione di risultanze istruttorie

Art. 21 Procedimenti in forma semplificata  

Art. 22 Comunicazione delle raccomandazioni e verifica della loro attuazione

Art. 23 Attivita’ di vigilanza sui casi di somma urgenza e di protezione civile  

Art. 24 Vigilanza sulle varianti in corso d’opera

Art. 25 Comunicazioni

Art. 26 Disposizioni transitorie

Art. 27 Entrata in vigore e abrogazioni

 

ANAC

Il testo della DELIBERA 4 luglio 2018 

AUTORITA’ NAZIONALE ANTICORRUZIONE

 

DELIBERA 4 luglio 2018 

Regolamento sull'esercizio dell'attivita' di vigilanza in materia  di
contratti pubblici. (Delibera n. 803). (18A06594) (GU n.241 del 16-10-2018) 
 
                 L'AUTORITA' NAZIONALE ANTICORRUZIONE
  Visto il decreto-legge  24  giugno  2014,  n.  90,  convertito  con
modificazioni dalla legge 11 agosto 2014, n. 114;
  Visto  l'atto  di  organizzazione  delle  Aree   e   degli   uffici
dell'Autorita' nazionale anticorruzione, adottato il 29 ottobre  2014
in  attuazione  della  delibera  n.  143/2014  e  i  successivi  atti
organizzativi integrativi;
  Visto il decreto  del  Presidente  del  Consiglio  dei ministri  1°
febbraio 2016 con il quale e' stato approvato il  Piano  di  riordino
dell'Autorita' nazionale anticorruzione;
  Visto il decreto legislativo 18 aprile 2016,  n.  50  (di  seguito,
codice) e, in particolare,  gli  articoli  211  e  213  del  medesimo
decreto;
  Tenuto conto del parere del Consiglio di Stato 28 dicembre 2016, n.
2777 sul precedente Regolamento di vigilanza del 15 febbraio 2017;
  Visto il decreto legislativo 19 aprile 2017, n. 56  -  Disposizioni
integrative e correttive al decreto legislativo 18  aprile  2016,  n.
50;
  Visto il decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50 - Disposizioni urgenti
in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti  territoriali,
ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici  e  misure
per lo sviluppo convertito con modificazioni  dalla legge  21  giugno
2017, n. 96 e, in particolare, l'art.  52-ter  del  medesimo  decreto
recante «Modifiche al codice dei contratti pubblici», nonche'  l'art.
211 di cui al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50;
  Tenuto conto del regolamento approvato in data 13  giugno  2018  in
merito all'esercizio dei poteri dell'ANAC di cui all'art. 211,  commi
1-bis e 1-ter, del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50.
                              E m a n a
il seguente Regolamento:
                               Art. 1
                             Definizioni
  1. Ai fini del presente regolamento, si intende per:
    a) «codice», il decreto legislativo  18  aprile  2016,  n.  50  e
successive modificazioni e integrazioni;
    b) «Autorita'», l'Autorita' nazionale anticorruzione;
    c) «presidente», il presidente dell'autorita';
    d) «consiglio», il consiglio dell'autorita';
    e) «ufficio», l'Ufficio di  vigilanza  competente  in  merito  ai
procedimenti concernenti l'esercizio  dei  poteri  di  vigilanza  sui
contratti pubblici di lavori, servizi e forniture;
    f) «dirigente», il dirigente dell'ufficio;
    g) «stazione appaltante», il soggetto di cui all'art. 3, comma 1,
lettera o), del codice;
    h) «atto di raccomandazione», l'atto conclusivo del  procedimento
di vigilanza adottato dal consiglio o dal dirigente  ai  sensi  degli
articoli 19, 20 e 21 del presente regolamento;
    i) «CRI» la  comunicazione  di  risultanze  istruttorie,  di  cui
all'art. 20 del presente regolamento.
                               Art. 2
                               Oggetto
  1. Il presente regolamento disciplina i procedimenti dell'Autorita'
concernenti  l'esercizio  dei  poteri  di  vigilanza  sui   contratti
pubblici di lavori, servizi e forniture di cui all'art. 213, comma 3,
lettere a), b), g) del codice.
                               Art. 3
                 Direttiva annuale sullo svolgimento
                     della funzione di vigilanza
  1. L'attivita'  di  vigilanza  si  conforma  agli  indirizzi,  alle
prescrizioni e agli obiettivi indicati dal Presidente e dal consiglio
dell'autorita'.
  2. Entro il 31 gennaio di  ogni  anno,  il  consiglio  approva  una
direttiva programmatica, elaborata anche alla luce delle  disfunzioni
riscontrate  dagli  uffici   nel   corso   dell'attivita'   dell'anno
precedente.
  3. Il Consiglio, sulla base della direttiva programmatica,  approva
altresi' il  «Piano  annuale  delle  ispezioni»,  svolte  secondo  le
modalita' operative contenute nelle «Linee guida per  lo  svolgimento
delle ispezioni», pubblicate sul sito istituzionale dell'Autorita'.
  4. La direttiva annuale  e'  pubblicata  in  forma  sintetica,  con
l'indicazione dei criteri a cui si conforma l'attivita' di vigilanza,
sul sito istituzionale dell'Autorita'.
  5. Il consiglio puo' integrare la direttiva ove ritenga  necessario
indicare ulteriori obiettivi o interventi di vigilanza.
                               Art. 4
         Attivita' di vigilanza d'ufficio e su segnalazione
  1. L'attivita' di vigilanza dell'Autorita' e' attivata dall'ufficio
competente, secondo la direttiva annuale di cui all'art. 3 ovvero  su
disposizione del consiglio.
  2.  L'attivita'  di  vigilanza  dell'Autorita'   e'   attivata   su
iniziativa dell'ufficio competente e su disposizione del consiglio:
    a)  a  seguito  di  grave  mancato  adeguamento  della   stazione
appaltante alle osservazioni dell'Autorita', ai sensi dell'art. 8 del
regolamento in materia di vigilanza collaborativa;
    b) a seguito di mancato adeguamento della stazione appaltante  al
parere di precontenzioso vincolante di cui all'art. 211, comma 1, del
codice.
  3. L'attivita' di vigilanza e', altresi',  attivata  a  seguito  di
segnalazioni presentate all'Autorita':
    a) dall'autorita' giudiziaria amministrativa, ai sensi  dell'art.
1, comma 32-bis, della legge 6 novembre 2012, n. 190;
    b) dal pubblico ministero, ai sensi dell'art. 129, comma 3, delle
disposizione di attuazione del codice di procedura penale;
    c) dall'Avvocatura dello Stato, ai sensi dell'art. 19,  comma  5,
lett. a-bis) del decreto-legge 24 giugno 2014, 90;
    d) da  ogni  altra  amministrazione  o  autorita'  pubblica,  ivi
compresa quella giudiziaria ordinaria e contabile.
  4. L'Autorita' valuta anche le  segnalazioni  di  violazione  della
normativa in materia  di  contratti  pubblici  presentate  da  terzi,
compatibilmente con le  esigenze  organizzative  e  di  funzionamento
degli uffici, tenendo conto in via prioritaria della  gravita'  della
violazione e della rilevanza degli interessi coinvolti dall'appalto.
  5. Nel caso di segnalazione di illeciti da parte di  un  dipendente
pubblico  (c.d.  whistleblower),  la  trattazione  della  stessa   e'
affidata all'ufficio competente, che la svolge ai sensi del  presente
regolamento e delle linee guida adottate dall'Autorita'  in  materia,
nel rispetto  della  tutela  della  riservatezza  dell'identita'  del
segnalante di cui all'art. 54-bis del decreto  legislativo  30  marzo
2001.
                               Art. 5
            Modalita' di presentazione delle segnalazioni
  1. Le segnalazioni di terzi  di  cui  all'art.  4,  comma  4,  sono
presentate mediante  il  modulo  allegato  al  presente  regolamento,
disponibile sul sito istituzionale dell'Autorita' e,  ordinariamente,
trasmessa ai sensi dell'art. 25 del presente regolamento.
  2. Il modulo di cui al comma 1 e' compilato con chiarezza  in  ogni
suo campo obbligatorio,  corredato  dalla  eventuale  documentazione,
firmato e accompagnato da copia di un documento  di  identita'  o  di
altro  documento  valido  del  segnalante.  Il   segnalante   indica,
altresi',   l'indirizzo,   preferibilmente   di   posta   elettronica
certificata,   cui   possono   essere   indirizzate   le    eventuali
comunicazioni dell'Autorita'.
  3. Nel caso in cui non sia utilizzato il modulo di cui al comma  1,
la segnalazione, firmata e accompagnata da copia di un  documento  di
identita' o di altro documento valido del segnalante,  deve  comunque
indicare e documentare gli elementi rilevanti.
                               Art. 6
                        Segnalazioni anonime
  1. Ai fini del presente regolamento  sono  considerate  anonime  le
segnalazioni che:
    a) non rechino alcuna sottoscrizione;
    b) rechino una sottoscrizione illeggibile;
    c) pur  apparendo  riferibili  a  un  soggetto,  non  consentano,
comunque, di individuarlo o di identificarlo con certezza.
  2. Le segnalazioni anonime sono archiviate dal dirigente.
  3. Le segnalazioni anonime  che  riguardino  fatti  di  particolare
rilevanza  o  gravita'  e   presentino   informazioni   adeguatamente
circostanziate possono essere tenute in  considerazione  al  fine  di
integrare le informazioni  in  possesso  dell'ufficio  nell'esercizio
dell'attivita' di vigilanza. Il dirigente dell'ufficio puo'  altresi'
proporre  al  consiglio  di  avviare  un  autonomo  procedimento   di
vigilanza.
                               Art. 7
                  Archiviazione delle segnalazioni
  1. Il  dirigente  provvede  all'archiviazione  delle  segnalazioni,
oltre che nei casi di cui all'art.6, anche nei seguenti casi:
    a) manifesta infondatezza della segnalazione;
    b) contenuto generico o mero rinvio  ad  allegata  documentazione
e/o corrispondenza intercorsa tra le parti;
    c)   richieste   genericamente   riferite   ad   interi    ambiti
dell'attivita' contrattuale delle stazioni appaltanti;
    d)  manifesta  incompetenza  dell'Autorita'  su   questioni   non
afferenti alla materia dei contratti pubblici;
    e) finalita' palesemente emulativa della segnalazione;
    f) segnalazioni per le quali l'intervento dell'Autorita'  non  e'
piu' attuale.
  2. La segnalazione si intende archiviata se l'Autorita' non procede
alla comunicazione di avvio  del  procedimento  nei  termini  di  cui
all'art. 13, comma 2, del presente Regolamento.
  3. Il dirigente invia trimestralmente  al  consiglio  il  prospetto
riassuntivo delle  segnalazioni  archiviate  ai  sensi  del  presente
articolo, con l'indicazione, in relazione  alle  fattispecie  di  cui
alla lett. f) del comma 1, delle motivazioni dell'archiviazione. Tali
prospetti, previa presa d'atto da parte del consiglio sono pubblicati
sul sito dell'Autorita' e tale pubblicazione e' da  intendersi  quale
informativa rivolta agli esponenti.
  4. Le notizie contenute nelle segnalazioni archiviate ai sensi  del
presente articolo, sono valutate al fine di  individuare  disfunzioni
nell'applicazione delle norme in materia di contratti pubblici.  Tali
informazioni rilevano  anche  ai  fini  della  predisposizione  della
direttiva programmatica di cui all'art. 3, comma 2, e del conseguente
Piano ispettivo dell'Autorita' nonche' degli atti, delle  proposte  e
della relazione annuale dell'Autorita' di cui all'art. 213, comma  3,
lettere c) ed e) del codice.
                               Art. 8
               Rapporti tra procedimento di vigilanza
                  e procedimento di precontenzioso
  1. Qualora il  procedimento  di  vigilanza  debba  essere  avviato,
d'ufficio o su  segnalazione,  in  pendenza  di  un  procedimento  di
precontenzioso avente il medesimo oggetto, l'avvio  del  procedimento
di vigilanza  puo'  essere  sospeso.  All'esito  dell'emanazione  del
parere  di  precontenzioso,  il  dirigente  valuta  se  vi  siano   i
presupposti per l'avvio del procedimento di vigilanza.
  2. Qualora il procedimento di vigilanza sia stato avviato, in  caso
di sopravvenuta richiesta di un parere di  precontenzioso  avente  il
medesimo oggetto, il procedimento di vigilanza  puo'  essere  sospeso
sino all'esito del procedimento di precontenzioso.  In  questo  caso,
all'esito dell'emanazione del parere di precontenzioso, il  dirigente
valuta  se  vi  siano  i  presupposti  per  dare  nuovo  impulso   al
procedimento di vigilanza.
                               Art. 9
Rapporti  tra  procedimento  di  vigilanza  e  procedimento  per   la
  proposizione del ricorso di cui all'art. 211, commi 1-bis  e  1-ter
  del codice.
  1. Qualora,  ricorrano  i  presupposti  per  la  legittimazione  al
ricorso di cui all'art. 211, commi  1-bis  e  1-ter  del  codice,  il
procedimento di vigilanza non e' avviato ovvero e' sospeso.
  2. L'effetto sospensivo di cui al comma 1 decorre dall'acquisizione
della notizia ai sensi dell'art. 11  del  Regolamento  sull'esercizio
dei poteri di cui all'art. 211, commi  1-bis  e  1-ter,  del  decreto
legislativo n. 50/2016. Il procedimento avviato si  estingue  con  la
notifica del ricorso ai sensi dell'art. 211, comma 1-bis ovvero comma
1-ter del decreto legislativo n. 50/2016.
                               Art. 10
               Rapporti tra procedimento di vigilanza
            e giudizio innanzi al giudice amministrativo
  1. Nel caso di pendenza di un ricorso  giurisdizionale  dinanzi  al
giudice amministrativo avente il medesimo oggetto, il procedimento di
vigilanza non e' avviato. All'esito del giudizio, il dirigente valuta
se vi siano i presupposti per l'avvio del procedimento di vigilanza.
  2. La sopravvenienza  di  un  ricorso  giurisdizionale  dinanzi  al
giudice amministrativo comporta la sospensione di un procedimento  di
vigilanza avviato avente il medesimo oggetto. All'esito del giudizio,
il dirigente valuta se vi siano i presupposti per dare nuovo  impulso
al procedimento di vigilanza.
                               Art. 11
                    Responsabile del procedimento
  1. Il responsabile del procedimento e' il dirigente dell'ufficio.
  2. Il responsabile del procedimento puo'  individuare  uno  o  piu'
funzionari cui affidare lo svolgimento dell'istruttoria.
                               Art. 12
            Atti conclusivi del procedimento di vigilanza
  1. Il procedimento di vigilanza, avviato ai sensi dell'art. 13,  si
conclude, salvo i casi di  archiviazione  o  di  presa  d'atto  della
volonta' della stazione  appaltante  di  adottare  gli  atti  di  cui
all'art. 19, comma  2,  e  all'art.  20,  comma  6,  con  l'adozione,
mediante delibera del consiglio ovvero mediante atto dirigenziale  in
caso di procedimento in forma semplificata di cui all'art. 21, di uno
dei seguenti atti:
    a) atto  con  il  quale  l'Autorita'  registra  che  la  stazione
appaltante  ha   adottato   nel   caso   esaminato   buone   pratiche
amministrative meritevoli di segnalazione;
    b) accertamento di atti illegittimi o irregolari della  procedura
di gara o dell'esecuzione del contratto,  eventualmente  accompagnato
da raccomandazioni, rivolte alle stazioni appaltanti  interessate,  a
rimuovere le illegittimita' o irregolarita'  riscontrate,  ovvero  ad
adottare atti volti a prevenire, per il futuro, il ripetersi di  tali
illegittimita' e irregolarita'.
                               Art. 13
                 Avvio del procedimento di vigilanza
  1. La comunicazione di avvio del  procedimento  e'  effettuata  dal
responsabile del procedimento ed indica l'oggetto  del  procedimento,
le  informazioni  e/o  documenti  ritenuti  rilevanti  nonche',   ove
possibile, la contestazione delle presunte violazioni, il termine  di
conclusione del procedimento istruttorio,  l'ufficio  competente  con
indicazione del nominativo del responsabile del procedimento.
  2. Il termine per la comunicazione di avvio del procedimento e', di
norma, di sessanta giorni, fatta salva  la  possibilita'  di  proroga
comunque non superiore a centottanta giorni,  nei  casi  di  motivate
esigenze istruttorie.
  3. Il  termine  di  cui  al  comma  2  decorre,  per  la  vigilanza
d'ufficio, dalla data  di  perfezionamento  dell'atto  contenente  le
notizie relative a possibili illegittimita' o irregolarita', quali la
relazione di attivita' ispettiva, il rapporto di un ufficio  relativo
ad atti e dati disponibili presso  l'Autorita'  o  raccolti  mediante
accesso a siti e banche dati pubbliche. In caso  di  segnalazioni  di
cui all'art. 4, commi 3  e  4,  il  termine  decorre  dalla  data  di
ricevimento della segnalazione.
  4. La comunicazione puo' essere preceduta  da  una  richiesta  alla
stazione appaltante di informazioni utili.
  5. La comunicazione di cui al comma  1  e'  inviata  alla  stazione
appaltante e ai controinteressati. Nel caso di segnalazione di terzi,
all'esponente,   che    non    puo'    essere    qualificato    quale
controinteressato, potra' essere fornita unicamente la  comunicazione
di conclusione del procedimento di cui agli articoli 19, 20 e 21  del
presente Regolamento.
  6. Nel caso di un rilevante numero di destinatari la  comunicazione
personale e' sostituita da modalita'  di  volta  in  volta  stabilite
dall'Autorita'.
  7. Il dirigente trasmette al consiglio,  con  cadenza  trimestrale,
l'elenco dei procedimenti avviati ai sensi del comma 1.
                               Art. 14
                   Partecipazione all'istruttoria
  1. Possono partecipare all'istruttoria:
    a) i soggetti ai quali e' stata inviata la comunicazione di avvio
del procedimento, ai sensi dell'art. 13, comma 4;
    b) altri soggetti portatori di  interessi  diretti,  concreti  ed
attuali, correlati  all'oggetto  del  procedimento  che  ne  facciano
motivata richiesta entro trenta giorni dalla comunicazione  di  avvio
del procedimento o dalla conoscenza dello stesso.
  2. I soggetti che partecipano all'istruttoria hanno facolta' di:
    a) accedere ai documenti del  procedimento,  nel  rispetto  delle
modalita'  e  nei  termini  previsti  dal  «Regolamento   concernente
l'accesso ai documenti formati o  detenuti  dall'Autorita'  ai  sensi
della legge 7 agosto 1990, n. 241»;
    b) presentare memorie scritte, documenti, deduzioni e pareri, che
sono   valutati   dall'ufficio   ove   pertinenti   all'oggetto   del
procedimento.
                               Art. 15
         Richiesta di informazioni, chiarimenti e documenti
  1.  Il  responsabile  del  procedimento  formula  per  iscritto  le
richieste di informazioni  e  di  esibizione  di  documenti,  di  cui
all'art. 213, comma 13, del codice, che indicano:
    a) i fatti e le  circostanze  in  ordine  ai  quali  si  chiedono
chiarimenti;
    b) il termine entro il  quale  dovra'  pervenire  la  risposta  o
essere esibito il documento. Tale termine, non inferiore  a  dieci  e
non superiore a trenta giorni, e' stabilito in relazione  all'urgenza
del  caso,  alla  quantita'  e  qualita'  delle  informazioni  e  dei
documenti richiesti;
    c) le sanzioni applicabili, ai sensi dell'art. 213, comma 13, del
codice, in caso di rifiuto, omissione o ritardo,  senza  giustificato
motivo, di fornire le informazioni od esibire i documenti  richiesti,
nonche' quelle previste nel caso siano fornite informazioni o esibiti
documenti non veritieri.
  2. I documenti di  cui  e'  richiesta  l'esibizione  sono  forniti,
preferibilmente, su supporto informatico, con allegata  dichiarazione
di conformita' all'originale. In alternativa, possono essere  forniti
in originale o copia conforme.
  3. Le richieste  di  informazioni  e  di  esibizione  di  documenti
possono essere formulate anche oralmente nel  corso  di  audizioni  o
ispezioni, rendendo note all'interessato e verbalizzando le  medesime
indicazioni previste dal comma 2.
                               Art. 16
                              Audizioni
  1. Il dirigente puo' convocare in audizione i soggetti ai quali  e'
stata  data  comunicazione  di  avvio  del  procedimento,  ai   sensi
dell'art. 13, ovvero gli ulteriori soggetti  che  si  riterra'  utile
sentire ai fini di una piu' compiuta trattazione dell'indagine.
  2.  I  soggetti  destinatari  della  comunicazione  di   risultanze
istruttorie di cui all'art. 20, entro dieci giorni  dal  ricevimento,
possono presentare istanza di audizione  all'ufficio.  Il  dirigente,
valutata positivamente la richiesta, comunica la data dell'audizione.
  3. Nel corso delle audizioni i soggetti convocati possono comparire
in persona del proprio rappresentante legale  oppure  di  procuratore
speciale munito di apposita documentazione giustificativa del  potere
di rappresentanza e possono, inoltre, farsi assistere  da  consulenti
di propria  fiducia.  La  richiesta  di  audizione  deve  specificare
l'oggetto dell'esposizione orale e le ragioni per le quali la  stessa
si ritiene necessaria.
  4. L'audizione puo'  essere  richiesta  innanzi  al  consiglio  dai
soggetti di cui  al  comma  2,  limitatamente  ai  casi  di  maggiore
rilevanza. La  richiesta  di  audizione  deve  specificare  l'oggetto
dell'esposizione orale e le ragioni per le quali la stessa si ritiene
necessaria.  Il  Presidente,  su  proposta  degli  uffici,   valutata
positivamente la richiesta, fissa la data dell'audizione  e,  per  il
tramite della Segreteria del consiglio, dispone la comunicazione agli
interessati.
  5. Delle  audizioni  e'  redatto  processo  verbale  contenente  le
principali dichiarazioni rilasciate dalle parti.
                               Art. 17
                              Ispezioni
  1. Nell'ambito del procedimento di  vigilanza,  il  dirigente  puo'
chiedere al consiglio lo svolgimento di  un'attivita'  ispettiva,  da
eseguire secondo i termini e le modalita' indicate nelle Linee  guida
per lo svolgimento delle ispezioni, pubblicate sul sito istituzionale
dell'Autorita'.
  2.  Il  mandato  ispettivo  e'  disposto  con   provvedimento   del
Presidente,  nel  quale  e'  indicata  la  composizione  del   gruppo
ispettivo, l'eventuale attivazione della collaborazione della Guardia
di finanza o  di  altri  organi  dello  Stato,  l'ambito  soggettivo,
l'oggetto dell'accertamento.
  3. Entro il termine assegnato  per  la  conclusione  dell'attivita'
ispettiva, che comunque non puo' essere superiore a sessanta  giorni,
l'ispettore  redige  la  relazione  contenente  le  risultanze  degli
accertamenti   ispettivi   che   viene   tempestivamente    trasmessa
all'ufficio richiedente per i successivi adempimenti.
                               Art. 18
              Sospensione dei termini del procedimento
  1. I termini del procedimento, nel caso di questioni di particolare
complessita', possono essere sospesi una sola volta e,  al  di  fuori
della ipotesi di cui alla lettera b), per una  durata  che  non  puo'
eccedere i trenta giorni, nei seguenti casi:
    a)  ulteriori  approfondimenti  mediante  richieste   documentali
integrative  alle  parti  o  ad  altre  Amministrazioni  o  Autorita'
nazionali ed estere;
    b) ispezioni disposte ai  sensi  dell'art.  17;  in  tal  caso  i
termini del procedimento possono essere sospesi per  una  durata  che
non puo' eccedere i sessanta giorni;
    c) acquisizione di pareri  da  altri  uffici  dell'Autorita',  da
altre Amministrazioni o Autorita' nazionali ed estere.
  2. Nell'ipotesi di  richieste  documentali  o  di  acquisizioni  di
pareri da altre amministrazioni  o  autorita'  nazionali  ed  estere,
l'istruttoria puo' essere conclusa  prescindendo  dalle  informazioni
richieste non pervenute nel termine di cui al comma 1.
  3. Nei casi indicati al comma 1, i termini riprendono a  decorrere,
rispettivamente, dalla data di ricevimento o di acquisizione da parte
del responsabile del  procedimento  delle  integrazioni  documentali,
dalla data di ricezione della  relazione  ispettiva,  dalla  data  di
ricevimento del parere richiesto.
  4. La sospensione dei termini  procedimentali  e'  comunicata  alle
parti.
                               Art. 19
                    Conclusione del procedimento
  1. Il dirigente, ove non si proceda ai sensi  dell'art.  20,  entro
centottanta giorni decorrenti dalla  data  di  scadenza  del  termine
assegnato nella  comunicazione  di  avvio  del  procedimento  per  la
presentazione di memorie, salva l'applicazione della  sospensione  di
cui all'art.  18,  sottopone  al  consiglio  per  l'approvazione  una
proposta di delibera nella quale sono indicati i presupposti di fatto
e le ragioni giuridiche che determinano la decisione  dell'Autorita',
in relazione alle  risultanze  dell'istruttoria,  avente  ad  oggetto
l'adozione di uno degli atti di cui all'art. 12.
  2. Il dirigente puo', altresi', adottare una propria nota avente ad
oggetto la comunicazione di presa d'atto della  volonta'  manifestata
dalla  stazione  appaltante  di   rimuovere   le   illegittimita'   e
irregolarita' indicate nella comunicazione di avvio del  procedimento
ovvero di adottare atti volti a prevenire il futuro ripetersi di tali
illegittimita' e irregolarita'. Tale nota puo' concludere,  anche  in
parte, il procedimento.
  3. Il dirigente sottopone al consiglio,  con  cadenza  trimestrale,
l'elenco delle note adottate ai sensi del comma 2.
                               Art. 20
               Comunicazione di risultanze istruttorie
  1. In caso di accertamento di  atti  illegittimi  e  irregolari  di
particolare gravita' o di particolare rilevanza economica e  sociale,
in rapporto  al  valore  del  contratto  e  al  numero  di  operatori
potenzialmente coinvolti nel mercato di riferimento, o  nel  caso  in
cui nel corso dell'attivita' di vigilanza siano emersi  fatti  nuovi,
ulteriori e diversi da quelli indicati nella comunicazione  di  avvio
il dirigente, prima della conclusione  del  procedimento  finalizzato
alla formale proposta di  delibera  di  cui  all'art.  12,  comma  1,
lettera b), entro il termine di centottanta giorni, decorrenti  dalla
data di scadenza del termine assegnato nella comunicazione  di  avvio
del   procedimento   per   la   presentazione   di   memorie,   salva
l'applicazione della sospensione di cui all'art. 18, puo' predisporre
una Comunicazione di risultanze istruttorie (CRI).
  2. La CRI e' sottoposta alla preventiva approvazione del consiglio.
  3.  La  CRI  e'   trasmessa   alla   stazione   appaltante   e   ai
controinteressati. Entro un termine, non inferiore a dieci  giorni  e
non superiore a trenta  giorni,  i  destinatari  della  comunicazione
possono formulare le proprie controdeduzioni  ovvero  manifestare  la
volonta' di conformarsi alle indicazioni in essa contenute.
  4. La CRI puo' essere effettuata mediante forme di  pubblicita'  di
volta in volta stabilite.
  5. Il dirigente, entro sessanta giorni  decorrenti  dalla  data  di
scadenza del termine assegnato ai soggetti  interessati  per  fornire
riscontro alla CRI, salva l'applicazione  della  sospensione  di  cui
all'art. 18, sottopone al consiglio per l'approvazione  una  proposta
di delibera nella quale sono indicati i presupposti  di  fatto  e  le
ragioni giuridiche che determinano la  decisione  dell'Autorita',  in
relazione  alle  risultanze  dell'istruttoria,  avente   ad   oggetto
l'adozione di uno degli atti di cui all'art. 12, comma 1, lettera b).
  6. Il dirigente puo', altresi', adottare una propria nota avente ad
oggetto la comunicazione di presa d'atto della  volonta'  manifestata
dalla  stazione  appaltante  di   rimuovere   le   illegittimita'   e
irregolarita' indicate nella CRI ovvero  di  adottare  atti  volti  a
prevenire il futuro ripetersi di tali illegittimita' e irregolarita'.
Tale nota puo' concludere, anche in parte, il procedimento.
  7. Il dirigente sottopone al consiglio,  con  cadenza  trimestrale,
l'elenco delle note adottate ai sensi del comma 6.
                               Art. 21
                 Procedimenti in forma semplificata
  1. Il procedimento e' concluso in forma semplificata  nei  seguenti
casi:
    a) non sussistono dubbi interpretativi, tenuto conto  del  quadro
normativo e giurisprudenziale di riferimento;
    b) e' possibile  applicare  al  caso  di  specie  una  precedente
pronuncia dell'Autorita'.
  2. Nei casi di cui al comma 1,  il  dirigente  adotta  un  atto  di
conclusione del procedimento,che puo' sostituire la comunicazione  di
avvio del procedimento di cui all'art. 13, di norma entro il  termine
di centottanta giorni, che decorre, per la vigilanza d'ufficio, dalla
data di perfezionamento dell'atto contenente le  notizie  relative  a
possibili illegittimita' o irregolarita' di cui all'art. 13, comma 3,
e, in caso di segnalazioni di cui all'art. 4, commi 3 e 4, dalla data
di ricevimento della segnalazione.
  3. Nei casi di  particolare  rilevanza  gli  atti  dirigenziali  di
conclusione del procedimento in forma  semplificata  sono  sottoposti
alla previa autorizzazione del consiglio.
  4. Il dirigente,  fuori  dai  casi  di  cui  al  comma  3,  informa
trimestralmente il consiglio dei procedimenti conclusi ai  sensi  del
presente articolo.
                               Art. 22
                 Comunicazione delle raccomandazioni
                  e verifica della loro attuazione
  1. Qualora, con la delibera approvata dal consiglio  o  con  l'atto
dirigenziale di conclusione del procedimento in  forma  semplificata,
siano adottate  raccomandazioni,  rivolte  alle  stazioni  appaltanti
interessate,  a   rimuovere   le   illegittimita'   o   irregolarita'
riscontrate, ovvero ad adottare atti  volti  a  prevenire  il  futuro
ripetersi di tali illegittimita' e irregolarita', le  raccomandazioni
sono comunicate  alle  parti  e  pubblicate  sul  sito  istituzionale
dell'Autorita'. Il consiglio puo' inoltre disporne  la  pubblicazione
sul sito della stazione appaltante.
  2. La stazione appaltante e' tenuta a comunicare  all'Autorita'  il
proprio riscontro entro il termine assegnato, variabile da un  minimo
di dieci a un massimo di quarantacinque giorni dal ricevimento  della
raccomandazione.
  3. In caso di  mancato  riscontro  nei  termini  di  cui  al  comma
precedente, il responsabile del procedimento trasmette  gli  atti  al
competente  ufficio  dell'Autorita'  per  l'avvio  del   procedimento
sanzionatorio ai sensi dell'art. 213, comma 13, del codice.
                               Art. 23
          Attivita' di vigilanza sui casi di somma urgenza
                       e di protezione civile
  1. Ai fini dell'attivita' di vigilanza di cui all'art.  213,  comma
3,  lettera  g),  del  codice  sulla  corretta   applicazione   della
disciplina derogatoria prevista per i casi  di  somma  urgenza  e  di
protezione civile  di  cui  all'art.  163  del  codice,  la  stazioni
appaltante e' tenuta a trasmettere,  secondo  le  modalita'  definite
dall'Autorita',  contestualmente  alla   pubblicazione   degli   atti
relativi agli affidamenti  e,  comunque,  entro  un  termine  congruo
compatibile con la gestione dell'emergenza  non  superiore  a  trenta
giorni dalla redazione del verbale di somma urgenza, i seguenti atti:
    a) verbale di somma urgenza e provvedimento di affidamento;
    b) perizia giustificativa;
    c) elenco prezzi unitari, con indicazione  di  quelli  concordati
tra le parti e di quelli dedotti da prezzari ufficiali;
    d) verbale di consegna dei lavori;
    e) contratto, ove stipulato.
  2. L'Ufficio competente sulla scorta dei  dati  acquisiti  e  degli
indicatori assumibili elabora un programma di vigilanza da sottoporre
all'esame del consiglio dell'autorita'.
  3.  Qualora  dall'attivita'  di  vigilanza  di  cui  al  comma   2,
eventualmente  esplicata  attraverso  la  richiesta  di  informazioni
documentali  integrative,  emergano  rilevanti   irregolarita',   non
adeguatamente giustificate dall'urgenza  della  procedura,  l'ufficio
procede all'avvio del procedimento ai sensi dell'art. 13 del presente
regolamento.
  4. Il parere di congruita' del prezzo di cui all'art. 163, comma 9,
del codice e' emesso dal competente ufficio dell'Autorita'.
                               Art. 24
              Vigilanza sulle varianti in corso d'opera
  1. Ai fini dell'attivita' di vigilanza di cui all'art.  106,  comma
14, secondo periodo del codice in tema di varianti in  corso  d'opera
nei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture,  nelle
concessioni e nei contratti del contraente generale, svolta dall'ANAC
nell'ottica di garantire le finalita' di cui all'art. 213,  comma  3,
lettera b), del codice relativamente all'economicita' dell'esecuzione
dei contratti pubblici e all'accertamento che dalla stessa non derivi
pregiudizio per il pubblico erario, il responsabile del  procedimento
e' tenuto a trasmettere per i contratti pubblici di  importo  pari  o
superiore   alla   soglia   comunitaria,    entro    trenta    giorni
dall'approvazione da parte della stazione appaltante, le varianti  in
corso d'opera classificabili ai sensi dell'art. 106 comma 1, lett. c)
del codice di importo  eccedente  il  dieci  per  cento  dell'importo
originario del  contratto,  incluse  le  varianti  in  corso  d'opera
riferite  alle  infrastrutture  prioritarie,  secondo  le   modalita'
definite dall'Autorita' con appositi Comunicati e Linee guida.
  2. L'Ufficio competente, sulla scorta dei dati  acquisiti  e  degli
indicatori definiti dal consiglio dell'Autorita' in sede di direttiva
programmatica  annuale,  elabora  un  programma   di   vigilanza   da
sottoporre all'esame del medesimo consiglio.
  3.  Qualora  dall'attivita'  di  vigilanza  di  cui  al  comma   2,
eventualmente  esplicata  attraverso  la  richiesta  di  informazioni
documentali integrative, emergano rilevanti irregolarita',  l'ufficio
procede all'avvio del procedimento ai sensi dell'art. 13 del presente
regolamento.
                               Art. 25
                            Comunicazioni
  1.  Le  segnalazioni  inviate  all'Autorita'  e  le   comunicazioni
previste dal presente regolamento sono  effettuate  di  norma,  salvo
specifiche esigenze  del  procedimento,  mediante  posta  elettronica
certificata ai sensi della vigente normativa.
                               Art. 26
                      Disposizioni transitorie
  1. Il presente regolamento si applica anche alle segnalazioni  gia'
pervenute all'Autorita', per le quali non sia stato ancora avviato il
procedimento alla data di entrata in vigore.
                               Art. 27
                   Entrata in vigore e abrogazioni
  1. Il presente regolamento sostituisce il  precedente  «Regolamento
del 15 febbraio 2017 sull'esercizio dell'attivita'  di  vigilanza  in
materia di contratti pubblici» pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.
49 del 28 febbraio 2017, ed entra in vigore quindici giorni  dopo  la
data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
  Approvato  dal  Consiglio  dell'Autorita'  con  delibera   n.   803
nell'adunanza del 4 luglio 2018
    Roma, 4 luglio 2018
                                               Il Presidente: Cantone

Interfaccia applicativa per componenti sicuri per servizi di identificazione elettronica, autenticazione e affidabilità
Parte 4: Protocolli specifici per la Privacy

La norma specifica meccanismi per componenti sicuri da utilizzare come dispositivi che supportano la privacy nel contesto dei servizi di identificazione, autenticazione e firma digitale (IAS) e soddisfano i requisiti dell’articolo 5 del cosiddetto regolamento eIDAS ai fini dell’elaborazione e della protezione dei dati.
Copre:
– Verifica dell’età
– Convalida del documento
– Identificazione ristretta
– Servizi elettronici con terze parti fidate basati sul protocollo ERA (Enhanced Role Authentication)

Norma numero : UNI EN 419212-4:2018
Titolo : Interfaccia applicativa per componenti sicuri per servizi di identificazione elettronica, autenticazione e affidabilità – Parte 4: Protocolli specifici per la Privacy
Data entrata in vigore : 11 ottobre 2018
 
Sommario : La norma specifica meccanismi per componenti sicuri da utilizzare come dispositivi che supportano la privacy nel contesto dei servizi di identificazione, autenticazione e firma digitale (IAS) e soddisfano i requisiti dell’articolo 5 del cosiddetto regolamento eIDAS ai fini dell’elaborazione e della protezione dei dati.
Copre:
– Verifica dell’età
– Convalida del documento
– Identificazione ristretta
– Servizi elettronici con terze parti fidate basati sul protocollo ERA (Enhanced Role Authentication)
Lista Norme CEN

Recepisce :
EN 419212-4:2018

 

[Fonte: UNI.COM]

Installazioni per spettatori – Parte 8: Gestione della sicurezza

La norma specifica le caratteristiche generali di gestione della sicurezza nelle installazioni per spettatori. Essa specifica la configurazione e la pianificazione della gestione, il criterio per mantenere questa programmazione prima, durante e dopo ogni evento.

 
Norma numero : UNI EN 13200-8:2017
Titolo : Installazioni per spettatori – Parte 8: Gestione della sicurezza
 
Data entrata in vigore : 25 maggio 2017  (Versione italiana: 06/02/2018)
 
Sommario : La norma specifica le caratteristiche generali di gestione della sicurezza nelle installazioni per spettatori. Essa specifica la configurazione e la pianificazione della gestione, il criterio per mantenere questa programmazione prima, durante e dopo ogni evento.
Lista Norme CEN

Recepisce :
EN 13200-8:2017

 

 

 

[Fonte: UNI.COM]

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Installazioni per gli spettatori – Parte 3: Elementi di separazione – Requisiti

La norma specifica i requisiti di progettazione per la disposizione e le caratteristiche del prodotto per gli elementi di separazione all’interno delle installazioni per gli spettatori in luoghi di intrattenimento permanenti o temporanei inclusi stadi sportivi, palazzetti dello sport, installazioni interne ed esterne al fine di consentire la loro funzionalità.
Altre sedi permanenti come teatri, cinema, teatri dell’opera, sale conferenze e simili sono escluse dal presente documento.
UNI EN 13200-3

Il giorno 11 ottobre 2018 è entrata in vigore la nuova norma dal titolo  Installazioni per gli spettatori – Parte 3: Elementi di separazione – Requisiti
Norma numero : UNI EN 13200-3:2018
Titolo : Installazioni per gli spettatori – Parte 3: Elementi di separazione – Requisiti
Data entrata in vigore : 11 ottobre 2018
Sommario : La norma specifica i requisiti di progettazione per la disposizione e le caratteristiche del prodotto per gli elementi di separazione all’interno delle installazioni per gli spettatori in luoghi di intrattenimento permanenti o temporanei inclusi stadi sportivi, palazzetti dello sport, installazioni interne ed esterne al fine di consentire la loro funzionalità.
Altre sedi permanenti come teatri, cinema, teatri dell’opera, sale conferenze e simili sono escluse dal presente documento.
Lista Norme CEN

Recepisce :
EN 13200-3:2018

 

Lista sostituzioni

Sostituisce :
UNI EN 13200-3:2006

 

[Fonte: UNI.COM]

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Otto anni di SICURELLO.no su PUNTOSICURO.it

Esattamente otto anni fa, il 15 ottobre 2010, veniva pubblicato su PUNTOSICURO.it  il primo numero delle Immagini dell’insicurezza di SICURELLO.NO

Venerdì scorso siamo giunti all’articolo 370!!!

Otto anni di immagini, oltre 2500 fotografie, tantissimi formatori (ma anche RSPP, Consulenti, Organi di Vigilanza) che ci comunicano di aver utilizzato le immagini e che ci manifestano il loro apprezzamento per quanto stiamo facendo.

Ricordiamo infine che le immagini possono essere utilizzate nel rispetto dei diritti d’autore e della Licenza Creative Commons.

PUNTOSICURO.it SICURELLO.no Articolo 1

MINISTERO DELLA SALUTE

DECRETO 10 agosto 2018

Determinazione degli standard di sicurezza e impiego per le apparecchiature a risonanza magnetica. (18A06555) (GU Serie Generale n.236 del 10-10-2018)

10 ottobre 2018

RISONANZA MAGNETICA – STANDARD DI SICUREZZA

In G.U. n. 236 del 10 ottobre 2018 è pubblicato il Decreto 10 agosto 2018: Determinazione degli standard di sicurezza e impiego per le apparecchiature a risonanza magnetica.

http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2018/10/10/18A06555/sg

PUBBLICO SICURO

Workshop Organizzazione Eventi

Giovedì 8 novembre 2018, ore 9.00

CIRCOLO ARTISTICO Corso Italia, 108 – 52100 Arezzo (AR)

Relatori:

PASCAL VIOT – HENRIK NIELSEN

Introduce:

Arch. Laura Calanni Pileri (coordinatore tavolo tecnico eventi di Aifos)

Organizzazione:

Fondazione Arezzo Wave, STEA, Doc Servizi, iSSUE, YES Group

Patrocinio di Assomusica, AIFOS (Associazione Italiana Formatori e Operatori della Sicurezza), Metis Studio Associato Partner tecnici K-Array, Eps, Italstage, Tecnoconference

Giovedì 8 novembre 2018, dalle ore 9.00 alle ore 18.00 al Circolo Artistico di Corso Italia, 108 – 52100 Arezzo (AR) si svolge il secondo meeting internazionale “PUBBLICO SICURO”, workshop dedicato alla progettazione, organizzazione e gestione della sicurezza per il pubblico negli eventi.

L’evento nasce per volere di Fondazione Arezzo Wave, iSSUE, STEA e Doc Servizi con il Patrocinio di Assomusica, AIFOS, Metis Studio Associato e la partnership tecnica di KArray, EPS, Italstage e Tecnoconference.

I relatori saranno il Dr. Pascal Viot (già relatore del meeting del 2017 a Milano) e Henrik Nielsen (organizzatore di Roskilde Festival, il più longevo festival europeo, attivo dal 1971).

Introdurrà il workshop Arch. Lara Calanni Pileri, coordinatore del tavolo tecnico eventi di Aifos, con un excursus sulla attuale normativa italiana.

Il workshop, suddiviso in 4 momenti diversi della durata di una giornata è dedicato ai temi del terrorismo e alla gestione dei grandi eventi culturali con l’obiettivo di evitare o eventualmente gestire gli attacchi terroristici e i grandi flussi di persone. Un tema che, dopo i tragici eventi che hanno colpito l’Europa, interessa sempre più non solo gli organizzatori di eventi musicali e culturali di grandi dimensioni ma anche il pubblico e gli artisti stessi. In Italia, la sicurezza per il pubblico è un tema fortemente sentito, soprattutto dopo la tragedia avvenuta a Torino e dalla quale scaturirono poi una serie di circolari e direttive specifiche per il settore.

La giornata vuole essere l’occasione per portare anche in Italia un progetto di riflessione su queste tematiche che in Europa è attivo sin dal 2000 e viene portato avanti da YES Group, un gruppo di lavoro nato dopo il disastro di Roskilde e che dal 2006 ha assunto una connotazione intereuropea creando il progetto Yourope. È dunque dal 2006 che attraverso Yourope, YES Group organizza seminari dedicati alla salute e alla sicurezza nei festival in tutta Europa.

Uno dei relatori sarà il dottor Pascal Viot, ricercatore che ha conseguito il Dottorato di Ricerca nel 2013 sul tema Il territorio messo al sicuro per grandi eventi contemporanei. Membro guida dell’evento Yourope Event Safety Group, il dottor Pascal Viot dal 2006 è anche coordinatore del dipartimento Health, Safety & Security per il Paléo Festival di Nyon. Inoltre, ha fondato iSSUE (Swiss Institut for Urban & Event Security), mentre tra il 2013 e il 2016 ha condotto un progetto di ricerca dedicato al mantenimento dell’ordine durante i grandi eventi politici e sportivi in Europa.

Altro relatore sarà Henrik Nielsen, tra gli organizzatori del Roskilde Festival, tra i più grandi, “vecchi” e famosi festival europei (esiste dal 1971) che, dopo il tragico evento del 30 giugno 2000 in cui, durante il concerto dei Pearl Jam, persero la vita 8 persone, subì una profonda riorganizzazione generale e, ad oggi, è considerato il festival più sicuro e accogliente in Europa.

La manifestazione vedrà la partecipazione di 100 professionisti del settore (organizzatori di eventi di grandi dimensioni, tecnici, ecc.) che potranno partecipare alla giornata di formazione.

Il workshop sarà organizzato in tavoli di lavoro che permetteranno non solo di approfondire specifiche tematiche legate alla sicurezza nei grandi eventi, ma anche di produrre contenuti utili ai partecipanti per trovare soluzioni effettive per la gestione di luoghi affollati.

L’evento permetterà quindi di confrontarsi con esperti del settore e accrescere le proprie competenze e conoscenze su un tema che riguarda tutti, soprattutto nel periodo attuale. Pubblico Sicuro è inserito nell’evento “SudWave”.

L’evento è in lingua inglese (con servizio di traduzione simultanea).

Il corso rilascia 7 crediti formativi valevoli come aggiornamento professionale per RSPP/ASPP/CSP/CSE/Formatori/RLS.

PROGRAMMA

Welcome e registrazioni

Dalle ore 9.00 alle ore 9.30

9:30 – Introduzione

10:00 – 18:00 – 4 workshop

Workshop 1 – Gestione della folla nei festival

– presentazione di Henrik su Roskilde

– presentazione del festival, profilo del pubblico, evoluzione del sistema di barriere, concetto di alta energia

– presentazione da Pascal su Paléo incentrata sulla gestione della folla (teoria e pratica)

– per quanto riguarda il tuo evento? Discussione in tavola con i partecipanti sul profilo del pubblico e strategia di gestione della folla in atto per i loro eventi

Workshop 2 – Strategie del terrorismo applicate a Roskilde e Paleo

– Lezioni apprese da Bataclan e Manchester

– Situazione in Danimarca e strategia per Roskilde

– Situazione in Svizzera e strategia per Paléo

– E la situazione in Italia? Discussione in tavola con i partecipanti sulla percezione della minaccia del terrorismo e strategie in atto per i loro eventi

Workshop 3 – Profilo della folla e aspettative del pubblico

– One Direction a Wembley nel 2014

– Eminem a Roskilde nel 2018 – Stromae al Paléo nel 2014

– Case study o esempi dei partecipanti? Tavola di discussione con i partecipanti su eventi ed esperienze speciali

Workshop 4 – Piano di gestione della folla

– Sonisphere Switzerland 2012

– Progetto di rimodellamento dello stadio di Wembley

– Uso delle tecnologie ai festival: CCTV, Control Room Management, Push messages (Crowd connected) Conclusione e feedback dei partecipanti

Informazioni

Il workshop è a numero chiuso fino a esaurimento posti (100 posti disponibili)

Il workshop rilascia 7 crediti formativi RSPP/ASPP/CSP/CSE/Formatori/RLS

Prezzo:

Costo a persona: € 150,00 + IVA

Costo associati Aifos e associati Assomusica: € 100,00 + IVA

Costo soci Doc: € 80,00 + IVA

Nel prezzo è incluso coffee break e lunch break

Iscrizione e registrazione: http://www.docformazione.it/workshop/pubblico-sicuro/

Per info: formazione@steacoop.it

Recepite in Italiano le norme tecniche della serie EN ISO 25649 che specificano i requisiti di sicurezza e i metodi di prova di materiali, sicurezza, prestazione e informazioni per il consumatore, per articoli galleggianti per il tempo libero per l’utilizzo su e in acqua.

In particolare la 25649-4 specifica i requisiti di sicurezza e i metodi di prova di materiali, sicurezza, prestazione e informazioni per il consumatore, per articoli galleggianti per il tempo libero per l’utilizzo su e in acqua, secondo la UNI EN ISO 25649-1.

La norma si applica unitamente alla UNI EN ISO 25649-1 e UNI EN ISO 25649-2.

Inoltre, si applica agli articoli galleggianti per il tempo libero per l’utilizzo su e in acqua di Classe B secondo la UNI EN 25649-1 indipendentemente dal fatto che il galleggiamento sia ottenuto mediante gonfiaggio o materiale galleggiante inerente.

I dispositivi di classe B a differenza di altri sono caratterizzati da una posizione parzialmente immersa dell’utilizzatore all’interno del dispositivo e forniscono una struttura di galleggiamento dotata di una o più aperture per il corpo nelle quali l’utilizzatore si posiziona parzialmente immerso.

Lo sviluppo di prodotti sempre nuovi appartenenti a questo settore è in continua evoluzione. Oltre ai classici canotti con mutandina (destinati ai bambini al di sopra dei tre anni di età) che consentono un’azione più dinamica sull’acqua e nell’acqua sono stati sviluppati prodotti che consentono posture del corpo diverse e sono stati ampliati i gruppi di utilizzatori. La normazione che si dedica a questi prodotti mira a renderli più sicuri per tutti i tipi di utilizzatori.

Per maggiore chiarezza indichiamo qui di seguito alcuni prodotti tipici appartenenti alla classe B:

  • canotti galleggianti con sistema interno di sostegno per il corpo (“salvagente con mutandina”) prevalentemente di forma circolare o quadrata, nei formati fantasia per scopi ludici;
  • strutture galleggianti di fantasia con una o più aperture nelle quali adagiare il corpo del bambino, con o senza sistema di sostegno per il corpo;
  • galleggianti con fenditure o aperture di qualsiasi forma nelle quali infilare le gambe;
  • ciambelle galleggianti con fasce integrate di seduta all’interno dell’apertura circolare per il corpo.

La norma indica anche i luoghi tipici di applicazione degli articoli galleggianti, quali:

  • piscine;
  • aree protette di laghi, stagni;
  • aree litoranee protette (non con vento che soffia dalla spiaggia verso il mare, non in corrente).

[Fonte UNI.com]

In GAZZETTA UFFICIALE la LEGGE 1 ottobre 2018, n. 117 che introduce l’obbligo di installazione di dispositivi per prevenire l’abbandono di bambini nei veicoli chiusi. (18G00136)

Sulla Gazzetta Ufficiale di data 12 ottobre 2018 è stato pubblicata la Legge 1 ottobre 2018 che modifica il Codice della Strada introducendo l’obbligo di installazione di dispositivi per prevenire l’abbandono di bambini nei veicoli chiusi.

Le  caratteristiche tecnico-costruttive e funzionali del dispositivo saranno definite con un successivo decreto del  Ministero  delle  infrastrutture  e  dei  trasporti,  che andrà emanato entro sessanta giorni dalla data di entrata in  vigore  della legge.

Le disposizioni entreranno in vigore dopo 120 giorni dalla data di entrata in vigore di tale Decreto e comunque a decorrere dal 1° luglio 2019.

Si rimane pertanto in attesa del Decreto che definisca le caratteristiche tecnico-costruttive e funzionali del dispositivo.

 


La  Camera  dei  deputati  ed  il  Senato  della  Repubblica  hanno approvato;

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Promulga

la seguente legge:

Art. 1 

Modifiche all’articolo 172 del codice della strada, di cui al decreto   legislativo 30  aprile  1992,  n.  285,  concernenti  l’obbligo  di installazione di dispositivi per prevenire l’abbandono di bambini nei veicoli chiusi

1. All’articolo 172 del codice della  strada,  di  cui  al  decreto legislativo 30 aprile  1992,  n.  285,  sono  apportate  le  seguenti
modificazioni:

a) al  comma  1,  primo  periodo,  le  parole:  «all’articolo  1, paragrafo 3, lettera a), della direttiva  2002/24/CE  del  Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 marzo  2002»  sono  sostituite  dalle seguenti: «all’articolo 4, paragrafo 2, lettera f),  del  regolamento (UE) n. 168/2013 del Parlamento  europeo  e  del  Consiglio,  del  15 gennaio 2013»;

b) dopo il comma 1 e’ inserito il seguente:

«1-bis. Il conducente dei veicoli delle categorie M1, N1, N2  e N3 immatricolati in Italia, o immatricolati all’estero e condotti  da residenti in Italia, quando trasporta un bambino di eta’ inferiore  a quattro anni assicurato al sedile con il sistema di ritenuta  di  cui al comma 1,  ha  l’obbligo  di  utilizzare  apposito  dispositivo  di allarme volto a prevenire l’abbandono del bambino,  rispondente  alle specifiche tecnico-costruttive e funzionali stabilite con decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti»;

c) al comma 10, primo periodo, dopo la  parola:  «bambini,»  sono inserite le seguenti: «o del dispositivo di allarme di cui  al  comma 1-bis»;

d) alla rubrica, dopo la  parola:  «ritenuta»  sono  inserite  le seguenti: «e sicurezza».

2.  Le  caratteristiche  tecnico-costruttive   e   funzionali   del dispositivo di cui all’articolo 172, comma 1-bis,  del  codice  della
strada, di cui  al  decreto  legislativo  30  aprile  1992,  n.  285, introdotto dal comma 1  del  presente  articolo,  sono  definite  con
decreto del  Ministero  delle  infrastrutture  e  dei  trasporti,  da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in  vigore  della presente legge.

3.  Le  disposizioni  di  cui  al  comma  1  si  applicano  decorsi centoventi giorni dalla data di entrata in vigore del decreto di  cui
al comma 2 e comunque a decorrere dal 1° luglio 2019.

 

Art. 2

Campagne di informazione e sensibilizzazione

1. Per il triennio 2019-2021, il Ministro  delle  infrastrutture  e dei trasporti, di concerto con il Ministro della salute,  nell’ambito
delle campagne per  la  sicurezza  stradale  e  di  sensibilizzazione sociale, provvede a informare in modo adeguato sull’obbligo  e  sulle corrette  modalita’  di  utilizzo  dei  dispositivi  di  allarme  per prevenire l’abbandono di bambini, previsti dall’articolo  172,  comma 1-bis, del codice della strada, di  cui  al  decreto  legislativo  30 aprile 1992, n. 285,  introdotto  dall’articolo  1,  comma  1,  della presente legge, e sui rischi derivanti dall’amnesia dissociativa.

2. Ai fini dell’attuazione del comma 1 e’ autorizzata la  spesa  di euro 80.000 per ciascuno degli anni 2019, 2020 e  2021.  Al  relativo onere si provvede mediante corrispondente riduzione delle proiezioni, per gli anni 2019 e 2020, dello stanziamento del  fondo  speciale  di parte corrente iscritto, ai fini del  bilancio  triennale  2018-2020, nell’ambito  del  programma  «Fondi  di  riserva  e  speciali»  della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell’economia  e  delle  finanze  per   l’anno   2018,   allo   scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.

3. Il Ministro dell’economia e  delle  finanze  e’  autorizzato  ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

4. I messaggi delle  campagne  di  cui  al  comma  1  costituiscono messaggi di utilita’ sociale ai sensi dell’articolo 3 della  legge  7
giugno 2000, n. 150.

 

Art. 3 

Incentivi per l’acquisto dei dispositivi

1. Al fine di agevolare l’acquisto di dispositivi di allarme  volti a  prevenire  l’abbandono   dei   bambini   nei   veicoli,   previsti
dall’articolo 172, comma 1-bis, del codice della strada,  di  cui  al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, introdotto  dall’articolo
1,  comma  1,  della  presente  legge,  con  appositi   provvedimenti legislativi possono essere previste,  nel  rispetto  della  normativa europea sugli aiuti  di  Stato,  agevolazioni  fiscali  limitate  nel tempo.

 

Art. 4 

Clausola di invarianza finanziaria

1.  Salvo  quanto   previsto   dall’articolo   2,   comma   2,   le amministrazioni interessate provvedono all’attuazione della  presente legge con le risorse umane, strumentali e finanziarie  disponibili  a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. La presente legge, munita del sigillo dello  Stato, sara’ inserita nella Raccolta ufficiale degli  atti  normativi  della Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.

Data a Roma, addi’ 1º ottobre 2018

MATTARELLA

Conte, Presidente del  Consiglio  dei ministri
Visto, il Guardasigilli: Bonafede

 

LEGGE 1 ottobre 2018, n. 117 Introduzione dell’obbligo di installazione di dispositivi per prevenire l’abbandono di bambini nei veicoli chiusi. (18G00136)

A 20 anni dalla 494 più infortuni: perché?

Sul numero 3/2018 della rivista Prospettive Geometri, è stata pubblicate la riflessione che mi è stata chiesta tra normativa e sicurezza cantieri.

PROSPETTIVE GEOMETRI 03/2018

PROSPETTIVE GEOMETRI 03/2018
PROSPETTIVE GEOMETRI 03/2018

ATTENZIONE QUESTA NOTIZIA E’ STATA AGGIORNATA CON ULTERIORI INDICAZIONI

VAI ALL’AGGIORNAMENTO DI DATA 31 OTTOBRE 2018


NUOVE REGOLE PER L’INVIO NOTIFICA PRELIMINARE CANTIERI IN PROVINCIA DI TRENTO

Dal 5 ottobre, con l’entrata in vigore del DECRETO-LEGGE 4 ottobre 2018, n. 113 e della relativa modifica dell’articolo 99, comma 1, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, sono state modificate le modalità di invio della NOTIFICA PRELIMINARE CANTIERI (*1).

In particolare è stato aggiunto l’invio della Notifica Preliminare anche al Prefetto.

Al fine di chiarire le modalità di invio ed alla luce del fatto che in Provincia di Trento non è presente il Prefetto (ma il Commissario del Governo),  in data 5 ottobre ho provveduto ad inviare le seguenti richieste al Commissario del Governo di Trento:

  • La conferma che per la Provincia di Trento l’invio va eseguito al Commissario del Governo,
  • Le modalità di invio (email ordinaria, PEC od altro sistema),
  • La conferma che tale invio viene accettato anche se effettuato dal Coordinatore per la Sicurezza in fase esecutiva in possesso di delega da parte del Committente o se l’invio deve essere fatto in via esclusiva dal Committente o dal Responsabile dei Lavori.

Di seguito la risposta ricevuta in data odierna (11 ottobre 2018):

In relazione a quanto richiesto si conferma che la trasmissione dei dati contenuti nell’allegato all’art. 99 del D.Leg.vo n. 81/2008, così come modificato dal D.L. 113/2018, potrà essere effettuata a questo Commissariato del Governo al seguente indirizzo: protocollo.comgovtn@pec.interno.it .

Quanto all’obbligo di notifica si ritiene che lo stesso dovrà essere assolto dal Committente o dal Responsabile dei Lavori, quali soggetti puntualmente individuati dal citato articolo 99.

 

Alla luce di quanto sopra si segnala che per quanto attiene le notifiche preliminari di avvio cantieri ed aggiornamento (nuove ditte, ecc.), la comunicazione al Commissario del Governo,  NON potrà essere fatta da SOGGETTI DELEGATI, ma tale obbligo dovrà essere assolto dal Committente o dal Responsabile dei Lavori.

 

!!!ATTENZIONE !!!

L’invio all’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari di Trento ed alla Direzione Provinciale del Lavoro va invece e effettuato con le modalità precedenti (fai click qui per ulteriori informazioni),
in particolare l’invio delle notifiche preliminari dei cantieri del territorio della Provincia Autonoma di Trento:

  • all’Unità operativa Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari di Trento
  • alla Direzione Provinciale del Lavoro

potrà essere compilata e trasmessa solo online. Tale invio può essere effettuato anche da una persona diversa dal committente o responsabile dei lavori del cantiere con un’opportuna delega di questi.

 

RIASSUMENDO

Tutte le notifiche preliminari cantieri (ed i relativi aggiornamenti) dovranno essere inviate:

  • ONLINE per Azienda Provinciale Servizi Sanitari (UOPSAL) e Direzione Provinciale del Lavoro (anche tramite delegato)
  • P.E.C. per  Commissariato del Governo (inviata esclusivamente dal Committente/Responsabile dei lavori)

 

Geom. Stefano Farina

 

 

(*1) Riferimento normativo così come modificato dall’art. 26 del Decreto Legge 4 ottobre 2018

Art. 99. Notifica preliminare

1. Il committente o il responsabile dei lavori, prima dell’inizio dei lavori, trasmette all’azienda unità sanitaria locale e alla direzione provinciale del lavoro nonché al prefetto territorialmente competenti la notifica preliminare elaborata conformemente all’allegato XII, nonché gli eventuali aggiornamenti nei seguenti casi:
a) cantieri di cui all’articolo 90, comma 3;
b) cantieri che, inizialmente non soggetti all’obbligo di notifica, ricadono nelle categorie di cui alla lettera a) per effetto di varianti sopravvenute in corso d’opera;
c) cantieri in cui opera un’unica impresa la cui entità presunta di lavoro non sia inferiore a duecento uomini-giorno.

 

Cassazione Penale, Sez. 4, 24 settembre 2018, n. 40922 – Infortunio mortale dell’appaltatore dei lavori di pitturazione degli esterni di un villino: responsabilità del committente “non professionale”.

“Pur dovendosi escludere che incomba sul committente -ed ancor di più su un committente che può, in qualche modo, definirsi ‘non professionale’, come quello che appalta lavori di tipo domestico, quali ristrutturazioni, pitturazione, ecc.- un onere di vigilanza continua sullo svolgimento delle opere, deve affermarsi che il medesimo, in assenza della redazione di un documento di valutazione dei rischi o della nomina di un responsabile dei lavori, cui sia conferito anche il compito di realizzare la sicurezza del cantiere prima della realizzazione delle opere, ha l’onere generalissimo di mettere l’appaltatore nella condizione di operare in sicurezza. E ciò, non solo segnalando i pericoli, ma provvedendo alla loro eliminazione prima dell’inizio dell’attività, così da consentire a colui al quale siano affidati i lavori di assumere, anche in qualità di datore di lavoro (quando non operi come artigiano) i rischi propri delle lavorazioni e non i rischi derivanti dalla conformazione dei luoghi. Solo, infatti, nell’ipotesi in cui l’oggetto dell’incarico -dei pur minimi interventi consistenti nella pitturazione di un’abitazione- includa la messa in sicurezza dei luoghi sui quali insisterà il cantiere, così da consegnarlo agli esecutori scevro da ogni pericolo, è possibile per il committente andare esente da responsabilità, che, al contrario, resta in capo a lui quando l’incarico o gli incarichi siano conferiti per la sola esecuzione delle opere, non estendendosi espressamente all’eliminazione dei rischi preesistenti, al fine della consegna dei luoghi in piena sicurezza.

Leggi tutto: fai click qui

[Fonte: OLIMPUS.UNIURB]

Il Garante per la protezione dei dati personali ha messo a disposizione sul proprio sito le istruzioni sul Registro delle attività di trattamento, previsto dal Regolamento (EU) n. 679/2016 (di seguito “RGPD”).

Il Registro, che deve essere predisposto dal titolare e del responsabile del trattamento, è un documento contenente le principali informazioni (specificatamente individuate dall’art. 30 del Regolamento) relative alle operazioni di trattamento svolte da una impresa, un’associazione, un esercizio commerciale, un libero professionista.

L’obbligo di redigere il Registro costituisce uno dei principali elementi di accountability del titolare, poiché rappresenta uno strumento idoneo a fornire un quadro aggiornato dei trattamenti in essere all’interno della propria organizzazione, indispensabile ai fini della valutazione o analisi del rischio e dunque preliminare rispetto a tale attività.

Il Registro deve avere forma scritta, anche elettronica, e deve essere esibito su richiesta al Garante.

Come specificato nelle FAQ del Garante, sono tenuti a redigere il Registro le imprese o le organizzazioni con almeno 250 dipendenti e – al di sotto dei 250 dipendenti – qualunque titolare o responsabile che effettui trattamenti che possano presentare rischi, anche non elevati, per i diritti e le libertà delle persone o che effettui trattamenti non occasionali di dati oppure trattamenti di particolari categorie di dati (come i dati biometrici, dati genetici, quelli sulla salute, sulle convinzioni religiose, sull’origine etnica etc.), o anche di dati relativi a condanne penali e a reati.

Nelle FAQ vengono indicate, tra l’altro, quali informazioni deve contenere il Registro e le modalità per la sua conservazione e il suo aggiornamento.

[Fonte Garante della Privacy]

Nell’ultima riunione del Consiglio Nazionale Geometri e Geometri Laureati (CNGeGL) è stata approvata la nuova versione degli “standard di qualità ai fini della qualificazione professionale della categoria dei Geometri“.

L’edizione 2018 di questi standard, sviluppati dal CNGeGL con il supporto metodologico di UNI, si è posta l’obiettivo di fornire maggior riconoscimento e tutela al profilo professionale di una figura tecnica, quella del geometra, che con la propria competenza gioca un ruolo fondamentale – oltre che trasversale – in tutti i principali processi produttivi che caratterizzano una moderna società industriale.

Le diverse specifiche – articolate attraverso tre aree di attività principali: “Estimo e attività peritale“, “Edilizia, urbanistica e ambiente“, “Geomatica e attività catastale” – definiscono l’iter di cui si compone una prestazione tecnica, comprendendo e sottolineando i requisiti di conoscenza, abilità, competenza e capacità relativi a questa figura professionale, a beneficio anche di una maggiore trasparenza tanto verso la committenza quanto verso la collettività.

Ricordiamo che il progetto che ha portato alla prima definizione degli standard di qualità delle attività professionali dei geometri risale al 2009 e costituisce un significativo esempio di valorizzazione di una attività professionaleattraverso un percorso diverso da quello classico ordinamentale.
Gli “standard di qualità ai fini della qualificazione professionale della categoria dei Geometri” sono disponibili e liberamente scaricabili dal sito CNGeGL.

[Fonte UNI. com]
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