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TEDxTRENTO2018 - HIC SUNT LEONES

Proseguono le attività di preparazione dell’edizione 2018 dell’evento TEDx Trento che si svolgerà al Teatro Sociale di Trento e che vedono SICURELLO.si SAFETY come Partner Tecnico per la sicurezza.

Una nuova edizione del TEDxTrento che vi porterà oltre. Oltre tutto ciò che conoscete, oltre ogni limite, oltre la vostra immaginazione. Un esploratore si è spinto troppo oltre, cosa troverà?

Nel frattempo godetevi questo trailer ruggente registrato presso il Teatro di Levico Terme (TN) e ad ARTE SELLA The Contemporary Mountain.

 

Location:

ARTE SELLA - TEDx Trento 2018

#SICURELLO.si SAFETY #sicurezza #antincendio

TEDx Trento 2018: HIC SUNT LEONES

TEDxTRENTO2018-TRAILER


Dal 18 ottobre 2018 tutte le comunicazioni degli Appalti pubblici, a partire dalla presentazione delle candidature e delle offerte, devono avvenire solo con modalità elettronica: la norma sugli appalti digitali, le questioni di riservatezza e il rischio di inadeguatezza dei sistemi.

[…]

Il problema della segretezza negli appalti digitali

Altro errore che si potrebbe commettere è quello di ritenere l’utilizzo della PEC rispondente all’obbligo, normativamente imposto dall’art. 40 del D.Lgs. 50/2016, di valersi esclusivamente di mezzi elettronici di comunicazione nell’ambito delle procedure di affidamento di contratti pubblici. In realtà non è così, atteso che l’utilizzo della PEC per la trasmissione delle richieste di partecipazione alla gara e/o delle offerte vere e proprie non consentirebbe di rispettare il precetto contenuto nel citato art. 22 c. 3 della direttiva europea – recepito nell’art. 52 c. 5 del codice contratti – e tradizionalmente da sempre ritenuto ineludibile anche dalla normativa e dalla giurisprudenza nazionali, secondo il quale le stazioni appaltanti possono esaminare il contenuto delle offerte e delle domande di partecipazione soltanto dopo la scadenza del termine stabilito per la loro presentazione e ne devono garantire, sino a quel momento, la completa riservatezza.

Questo postula la necessità di gestire la procedura di affidamento attraverso strumenti che consentano di preservare in ogni momento la segretezza e l’integrità delle comunicazioni scambiate e, in particolare, delle domande di partecipazione e delle offerte presentate, senza permettere ad alcuno l’accesso al loro contenuto prima del termine assegnato per la presentazione. In altre parole, la posta elettronica non è sufficiente, ma occorrono delle piattaforme di e-procurement che consentano di gestire le gare, comprese quelle informali e quelle di nuova generazione come i partenariati per l’innovazione o le procedure competitive con negoziazione, in modo interamente elettronico e completamente rispondente ai requisiti imposti dalla normativa

Estratto dall’articolo di Paola Conio

Osservatorio Agenda Digitale Politecnico di Milano.

Leggi tutto l’articolo su agendadigitale.eu

Norma numero : UNI EN 1436:2018
Titolo : Materiali per segnaletica orizzontale – Prestazioni della segnaletica orizzontale per gli utenti della strada e metodi di prova

 

Sommario : La norma specifica le prestazioni per gli utenti della strada della segnaletica orizzontale di colore bianco e giallo, espresse mediante la riflessione in condizioni di luce diurna e di illuminazione stradale, la retroriflessione in condizioni di illuminamento mediante i fari degli autoveicoli, il colore e la resistenza allo slittamento (derapaggio).

La norma si occupa di segnali stradali orizzontali che includono strisce longitudinali, frecce, strisce trasversali, testi e simboli posti sulla superficie stradale, ecc. Sono inclusi anche i segnali stradali longitudinali che servono anche per delineare le strade, separare i flussi opposti di traffico e di suddividere l’area della sede stradale in sottoaree per diversi utenti della strada. Altri segnali stradali orizzontali servono a diversi scopi, come ad esempio per indicare l’uso di corsie di guida per arresti e dare precedenza, per contrassegnare gli attraversamenti pedonali e fornire informazioni.

RIFERIMENTI NORMATIVI
l seguenti documenti, in tutto o in parte, sono richiamati con carattere normativo nel documento e sono indispensabili per la sua applicazione. Per quanto riguarda i riferimenti datati, si applica esclusivamente l’edizione citata. Per i riferimenti non datati vale l’ultima edizione del documento a cui si fa riferimento (compresi tutti gli aggiornamenti).

  • EN 13036-4: Road and airfield surface characteristics – Test methods – Part 4: Method !or measurement of slip/skid resistance of a surface:The pendulum test
  • lEC 60050-845:1987: lnternational Electrotechnical Vocabulary – Chapter 845: Lighting
  • ISO 11664-2:2007: Colorimetry- Part 2: ClE standard illuminants

 

ESTRATTO PUNTO NORMA RELATIVO ALLA RESISTENZA AL DERAPAGGIO

La resistenza al derapaggio deve essere misurata in conformità alla EN 13036·4 utilizzando un ampio gruppo di cursori con il pattino di gomma di durezza IHRD 57. Il valore misurato è il valore della resistenza al derapaggio (SRT).
La EN 13036 4 utilizza il principio del valore di prova del pendolo (PTV). l valori PTV e SRT sono equivalenti, quando PTV è misurato come sopra indicato.
Questa prova è valida per segnail stradali orizzontali non profilati e i segnali orizzontail con un basso grado di rilievo. l segnali stradali che presentano un elevato grado di rugosità o i segnali profilati potrebbero non essere idonei per determinare la resistenza al derapaggio effettuata con questo metodo.

Talvolta la lunghezza di scorrimento non può essere adeguatamente regolata a causa della superficie ruvida dei segnali profilati. A volte la lunghezza discorrimento può essere regolata ma il cursore salta a causa della scabrosità della superficie profilata.

In entrambi i casi sopra menzionati deve essere dichiarato che la misurazione del valore SRT non può essere eseguti a a causa della scabrosità della superficie profilata dei segnali.

Si possono utilizzare altri metodi di misurazione a condizione che simulino l’azione dei pneumatici su una superficie stradale in condizioni di bagnato e che abbiano una correlazione con il metodo sopracitato.

 

 

[Fonte UNI.COM]

Elenco delle norme UNI pubblicate nel mese di settembre 2018

 

UNI/TS 11726:2018

Progettazione illuminotecnica degli attraversamenti pedonali nelle strade con traffico motorizzato

UNI/TR 11727:2018

Acustica – Indicazioni operative per la redazione delle informazioni sulle emissioni acustiche delle macchine

UNI EN ISO 898-3:2018

Caratteristiche meccaniche degli elementi di collegamento di acciaio al carbonio e acciaio legato – Parte 3: Rondelle piane con classi di resistenza specificate

UNI EN ISO 6888-1:2018

Microbiologia di alimenti e mangimi per animali – Metodo orizzontale per la conta di stafilococchi coagulasi-positivi (Staphylococcus aureus e altre specie) – Parte 1: Tecnica che utilizza il terreno agar Baird-Parker

UNI EN ISO 3961:2018

Oli e grassi animali e vegetali – Determinazione del numero di iodio

UNI EN ISO 23999:2018

Rivestimenti resilienti per pavimentazioni – Determinazione della stabilità dimensionale e dell’incurvamento dopo esposizione al calore

UNI EN ISO 18593:2018

Microbiologia della catena alimentare – Metodi orizzontali per il campionamento di superficie

UNI EN ISO 1856:2018

Materiali polimerici cellulari flessibili – Determinazione della deformazione residua dopo compressione

UNI EN ISO 11296-3:2018

Sistemi di tubazioni di materia plastica per il ripristino di reti non in pressione di fognature e di scarichi – Parte 3: Rivestimento interno (lining) di tubi continui ad alta aderenza

UNI EN ISO 10927:2018

Plastica – Determinazione della massa molecolare e della sua distribuzione di speci polimeriche tramite la spettrometria di massa a tempo di volo utilizzando il desorbimento/ionizzazione laser, matrice-assistito (MALDITOF-MS)

UNI EN 54-7:2018

Sistemi di rivelazione e di segnalazione d’incendio – Parte 7: Rivelatori di fumo – Rivelatori puntiformi di fumo funzionanti secondo il principio della diffusione della luce, della trasmissione della luce o della ionizzazione

UNI EN 17119:2018

Prove non distruttive – Prove termografiche – Termografia attiva

UNI EN 16951-2:2018

Applicazioni ferroviarie – Binario – Barriere antirumore e dispositivi correlati che agiscono sulla propagazione del suono per via aerea – Procedure per la valutazione delle prestazioni a lungo termine – Parte 2: Caratteristiche non acustiche

UNI EN 16951-1:2018

Applicazioni ferroviarie – Binario – Barriere antirumore e dispositivi correlati che agiscono sulla propagazione del suono per via aerea – Procedure per la valutazione delle prestazioni a lungo termine – Parte 1: Caratteristiche acustiche

UNI EN 16727-2-1:2018

Applicazioni ferroviarie – Binario – Barriere antirumore e dispositivi correlati che agiscono sulla propagazione del suono per via aerea – Prestazioni non acustiche – Parte 2-1: Prestazioni meccaniche sotto carichi dinamici causati dalla circolazione ferroviaria – Resistenza alla fatica

UNI EN 16727-1:2018

Applicazioni ferroviarie – Binario – Barriere antirumore e dispositivi correlati che agiscono sulla propagazione del suono per via aerea – Prestazioni non acustiche – Parte 1: Prestazioni meccaniche sotto carichi statici – Calcolo e metodo di prova

UNI EN 14067-6:2018

Applicazioni ferroviarie – Aerodinamica – Parte 6: Requisiti e procedure di prova per la valutazione della stabilità rispetto al vento laterale

UNI EN 13704:2018

Disinfettanti chimici – Test di sospensione quantitativo per la determinazione dell’attività sporicida dei disinfettanti chimici usati in campo alimentare, industriale, istituzionale e domestico – Metodo di prova e requisiti (Fase 2, step 1)

UNI EN 12519:2018

Finestre e porte pedonali – Terminologia

UNI CEN/TS 17174:2018

Mangimi per animali: Metodi di campionamento e analisi – Criteri di prestazione per metodi di analisi convalidati da uno o più laboratori per la determinazione di metalli pesanti

UNI CEI EN ISO 50001:2018

Sistemi di gestione dell’energia – Requisiti e linee guida per l’uso

UNI 11600-2:2018

Modalità operative per le verifiche metrologiche periodiche e casuali – Parte 2: Dispositivi di conversione di volumi gas associati ai contatori di gas

UNI 11211-1:2018

Opere di difesa dalla caduta massi – Parte 1: Termini e definizioni

UNI EN ISO 888:2018

Elementi di collegamento – Viti e viti prigioniere – Lunghezze nominali e lunghezze filettate

UNI EN ISO 8434-1:2018

Connessioni di tubi metallici per oleoidraulica e pneumatica e per impieghi generali – Parte 1: Raccordi conici a 24°

UNI EN ISO 5395-1:2018

Macchine da giardinaggio – Requisiti di sicurezza per i tosaerba con motore a combustione interna – Parte 1: Terminologia e prove comuni

UNI EN ISO 4254-8:2018

Macchine agricole e forestali – Sicurezza – Parte 8: Spandiconcime per concimi solidi

UNI EN ISO 4254-5:2018

Macchine agricole – Sicurezza – Parte 5: Macchine per la lavorazione del terreno con utensili azionati

UNI EN ISO 20557-2:2018

Materie plastiche – Materiali di polifeniletere (PPE) per stampaggio ed estrusione – Parte 2: Preparazione dei provini e determinazione delle proprietà

UNI EN ISO 20557-1:2018

Materie plastiche – Materiali di polifeniletere (PPE) per stampaggio ed estrusione – Parte 1: Sistema di designazione e basi per specifiche

UNI EN ISO 19014-1:2018

Macchine movimento terra – Sicurezza funzionale – Parte 1: Metodologia per determinare le parti relative alla sicurezza del sistema di comando e i requisiti di prestazione

UNI EN ISO 17871:2018

Bombole per gas – Valvole ad apertura rapida – Specifiche e prove di tipo

UNI EN ISO 16380:2018

Veicoli stradali – Connettore di rifornimento per miscele di combustibili gassosi

UNI EN ISO 16283-2:2018

Acustica – Misure in opera dell’isolamento acustico in edifici e di elementi di edificio – Parte 2: Isolamento dal rumore di calpestio

UNI EN ISO 15626:2018

Prove non distruttive sui giunti saldati – Tecnica della diffrazione dei tempi di volo (TOFD) – Livelli di accettabilità

UNI EN ISO 13769:2018

Bombole per gas – Marcatura

UNI EN ISO 13766-2:2018

Macchine movimento terra e macchine per le costruzioni edili – Compatibilità elettromagnetica (EMC) di macchine con alimentazione interna elettrica – Parte 2: Requisiti supplementari EMC per le funzioni di sicurezza

UNI EN ISO 13766-1:2018

Macchine movimento terra e macchine per le costruzioni edili – Compatibilità elettromagnetica (EMC) di macchine con alimentazione interna elettrica – Parte 1: Requisiti generali EMC nelle condizioni elettromagnetiche ambientali tipiche

UNI EN 17002:2018

Spruzzatura termica – Componenti rivestiti mediante spruzzatura termica – Specifiche della procedura della spruzzatura termica

UNI EN 17001:2018

Spruzzatura termica – Componenti rivestiti mediante spruzzatura termica – Specifiche del rivestimento

UNI EN 16952:2018

Macchine agricole – Piattaforme di lavoro fuoristrada per operazioni in frutteto (WPO) – Sicurezza

UNI EN 16726:2018

Infrastrutture del gas – Qualità del gas – Gruppo H

UNI EN 15895:2018

Chiodatrici a sparo – Requisiti di sicurezza – Pistole marcatrici a massa battente

UNI EN 15860:2018

Materie plastiche – Prodotti semi- finiti termoplastici per lavorazioni a macchina – Requisiti e metodi di prova

UNI EN 14903:2018

Superfici per aree sportive – Sistemi di pavimentazione multi-sport per utilizzo interno – Metodo di prova per la determinazione dell’attrito rotazionale

UNI EN 14399-8:2018

Assiemi di bulloneria strutturale ad alta resistenza da precarico – Parte 8: Sistema HV – Assiemi vite a testa esagonale con gambo calibrato e dado

UNI EN 14399-7:2018

Assiemi di bulloneria strutturale ad alta resistenza da precarico – Parte 7: Sistema HR – Assiemi vite con testa svasata piana e dado

UNI EN 1395-5:2018

Spruzzatura termica – Controllo di accettazione delle attrezzature di spruzzatura termica – Parte 5: Spruzzatura a plasma in camere

UNI EN 13684:2018

Macchine da giardinaggio – Aeratori e scarificatori condotti a piedi – Sicurezza

UNI EN 13507:2018

Spruzzatura termica – Pretrattamento di superfici di parti metalliche e componenti da sottoporre a spruzzatura termica

UNI EN 1279-6:2018

Vetro per edilizia – Vetrate isolanti – Parte 6: Controllo della produzione in fabbrica e prove periodiche

UNI EN 1279-5:2018

Vetro per edilizia – Vetrate isolanti – Parte 5: Norma di prodotto

UNI EN 1279-4:2018

Vetro per edilizia – Vetrate isolanti – Parte 4: Metodo di prova per le proprietà fisiche delle sigillature del bordo e degli inserti

UNI EN 1279-3:2018

Vetro per edilizia – Vetrate isolanti – Parte 3: Prove d invecchiamento e requisiti per la velocità di perdita di gas e per le tolleranze di concentrazione del gas

UNI EN 1279-2:2018

Vetro per edilizia – Vetrate isolanti – Parte 2: Metodo per la prova di invecchiamento e requisiti per la penetrazione del vapore d’acqua .

UNI EN 1279-1:2018

Vetro per edilizia – Vetrate isolanti – Parte 1: Generalità, descrizione del sistema, regole per la sostituzione, tolleranze e qualità visiva

UNI EN 1096-4:2018

Vetro per edilizia – Vetri rivestiti – Parte 4: Norma di prodotto

UNI CEN/TS 17171:2018

Gestione dei dati idrometrici osservati – Guida

UNI CEN/TR 13480-7:2018

Tubazioni industriali metalliche – Parte 7: Guida sull’utilizzo delle procedure di valutazione della conformità

UNI EN ISO 9443:2018

Classi di qualità superficiale per barre e vergelle laminate a caldo

UNI EN ISO 7590:2018

Nastri trasportatori rinforzati con cavi di acciaio – Metodi per la determinazione dello spessore totale e dello spessore del rivestimento

UNI EN ISO 5398-3:2018

Cuoio – Determinazione chimica del contenuto di ossido di cromo – Parte 3: Quantificazione mediante spettrometria ad assorbimento atomico

UNI EN ISO 5398-1:2018

Cuoio – Determinazione chimica del contenuto di ossido di cromo – Parte 1: Quantificazione mediante titolazione

UNI EN ISO 4098:2018

Cuoio – Prove chimiche – Determinazione delle sostanze solubili in acqua, delle sostanze inorganiche e organiche solubili in acqua

UNI EN ISO 4048:2018

Cuoio – Prove chimiche – Determinazione delle sostanze solubili in diclorometano e del contenuto di acidi grassi liberi

UNI EN ISO 4045:2018

Cuoio – Prove chimiche – Determinazione del pH e la cifra di differenza

UNI EN ISO 3949:2018

Tubi flessibili e tubi flessibili raccordati di materia plastica – Tipi con rinforzo tessile per applicazioni idrauliche – Specifiche

UNI EN ISO 17708:2018

Calzature – Metodi di prova per calzature complete – Distacco tomaio/suola

UNI EN ISO 10139-1:2018

Odontoiatria – Materiali morbidi da ribasatura per protesi dentali amovibili – Parte 1: Materiali per l’utilizzo a breve termine

UNI EN 6109:2018

Serie aerospaziale – Elementi di tenuta statici in elastomero, stampati, resistenti agli esteri fosforici – Specifica tecnica

UNI EN 6059-309:2018

Serie aerospaziale – Cavi elettrici, installazione – Guaine di protezione – Metodi di prova – Parte 309: Resistenza al fuoco quando installato su un fascio di cavi

UNI EN 54-5:2018

Sistemi di rivelazione e di segnalazione d’incendio – Parte 5: Rivelatori di calore – Rivelatori di calore puntiformi

UNI EN 4840-101:2018

Serie aerospaziale – Forme termorestringenti stampate – Parte 101: Poliolefina, semirigida, a rischio di incendio limitato – Intervallo di temperatura – da 30 °C a 105 °C – Norma di prodotto

UNI EN 4838-001:2018

Serie aerospaziale – Interruttori automatici per guasto ad arco, unipolare, con compensazione della temperatura, corrente nominale da 3 A a 25 A – 115 V a.c. Frequenza costante 400 Hz – Parte 001: Specifica tecnica

UNI EN 4836:2018

Serie aerospaziale – Adattatore, raccordo per tubi con cono da 24 ° fino a 35 000 kPa (5 080 psi) Raccordo ad anello – Riduttore – Senza estremità – Serie in pollici – Filettatura extra fine

UNI EN 4835:2018

Serie aerospaziale – Requisiti di installazione e rimozione per raccordo e riduttore ad anello, cono da 24 ° fino a 35 000 kPa (5 080 psi) – Serie in pollici

UNI EN 4834:2018

Serie aerospaziale – Adattatore, Raccordo per tubi con cono da 24 ° fino a 35 000 kPa (5 080 psi) Attacco per raccordo ad anello – Serie in pollici – Configurazione geometrica

UNI EN 4833:2018

Serie aerospaziale – Adattatore, raccordo per tubi con cono da 24 ° fino a 35 000 kPa (5 080 psi) – Senza estremità – Serie in pollici – Filettatura extra fine

UNI EN 4832:2018

Serie aerospaziale – Adattatore, raccordo per tubi con cono da 24° fino a 35 000 kPa (5 080 psi) Raccordo ad anello e riduttore con raccordo ad anello – Serie in pollici – Specifica tecnica

UNI EN 4641-001:2018

Serie aerospaziale – Cavi ottici, diametro del rivestimento 125 µm – Parte 001: Specifica tecnica

UNI EN 4611-002:2018

Serie aerospaziale – Cavi elettrici, per impiego generale, unipolare e multipolare – Famiglia XLETFE – Parte 002: Generalità

UNI EN 4604-010:2018

Serie aerospaziale – Cavi elettrici, per la trasmissione dei segnali – Parte 010: Cavi coassiali, di peso leggero, 50 Ohm, 200 °C, tipo KX (WD leggero) – Norma di prodotto

UNI EN 4510:2018

Serie aerospaziale – Giunti per tubi, 60°, sferici, in lega di titanio TI-P64001, adattatori, diritti, doppia estremità, con anello di bloccaggio

UNI EN 3719:2018

Serie aerospaziale – Conduttori di alluminio o in lega di alluminio per cavi elettrici – Norma di prodotto

UNI EN 3646-006:2018

Serie aerospaziale -Connettori elettrici circolari con accoppiamento a baionetta e temperatura di funzionamento continuo a 175 °C o 200 °C – Parte 006: Presa ermetica con montaggio a controdado – Norma di prodotto

UNI EN 3646-003:2018

Serie aerospaziale – Connettori elettrici circolari con accoppiamento a baionetta e temperatura di funzionamento continuo a 175 °C o 200 °C – Parte 003: Presa con montaggio a flangia quadrata – Norma di prodotto

UNI EN 3475-411:2018

Serie aerospaziale – Cavi elettrici di utilizzo aeronautico – Metodi di prova – Parte 411: Resistenza ai fluidi

UNI EN 3375-001:2018

Serie aerospaziale – Cavi elettrici, per trasmissione di dati digitali – Parte 001: Specifica tecnica

UNI EN 2796:2018

Serie aerospaziale – Gomma fluorocarbonica (FKM) – Set di basse compressioni – Durezza 60 IRHD

UNI EN 2591-326:2018

Serie aerospaziale – Elementi di connessione elettrica e ottica – Metodi di prova – Parte 326: Prova di immersione al fuoco

UNI EN 2591-318:2018

Serie aerospaziale – Organi di connessione elettrici e ottici – Metodi di prova – Parte 318: Resistenza al fuoco

UNI EN 2591-100:2018

Serie aerospaziale – Elementi di connessione elettrica ed ottica – Metodi di prova – Parte 100: Generalità

UNI EN 2541:2018

Serie aerospaziale – Acciaio FE-PA18 – Temprato e trafilato a freddo – Filo per molla – D ≤ 4,0 mm

UNI EN 2540:2018

Serie aerospaziale – Acciaio X7CrNiAl17-7 (1.4568) – Fusa in aria – Soluzione trattata e indurita per precipitazione – Lamiere e nastri – a ≤ 6 mm – 1 240 MPa ≤ Rm ≤ 1 450 MPa

UNI EN 2387:2018

Serie aerospaziale – Lega di alluminio 2014A- – T6 – Tubi per strutture – 0,6 mm ≤ a ≤ 12,5 mm

UNI EN 2319:2018

Serie aerospaziale – Lega di alluminio 2024- – T3510 – Barra trafilata – a ≤75 mm

UNI EN 2279:2018

Serie aerospaziale – Acciaio FE-PM37 – 900 MPa ≤ Rm ≤ 1 100 MPa – Stampati – De ≤150 mm

UNI EN 2084:2018

Serie aerospaziale – Cavi elettrici di utilizzo generale, con conduttori di rame o di lega di rame – Specifica tecnica

UNI EN 2031:2018

Serie aerospaziale – Acciaio 102Cr6 (1.2067) – Bonificato – Barre

UNI EN 16712-4:2018

Attrezzature portatili alimentate da pompe antincendio per il getto di agenti estinguenti – Apparecchiature schiumogene portatili – Parte 4: Generatori PN 16 di schiuma ad alta espansione

UNI EN 16167:2018

Fanghi, rifiuti organici trattati e suolo – Determinazione di policlorobifenili (PCB) mediante gascromatografia accoppiata a spettrometria di massa (GC-MS) e gascromatografia con rivelatore a cattura di elettroni (GC-ECD)

UNI EN 1563:2018

Fonderia – Getti di ghisa a grafite sferoidale

UNI EN 13126-6:2018

Accessori per serramenti – Accessori per finestre e porte finestre – Requisiti e metodi di prova – Parte 6: Bracci a geometria variabile (con o senza sistema di frizionamento)

UNI EN 12830:2018

Registratori di temperatura per il trasporto, la conservazione e la distribuzione di merci sensibili alla temperatura – Prove, prestazioni e idoneità all’utilizzo

UNI EN 12390-14:2018

Prove sul calcestruzzo indurito – Parte 14: Metodo semi-adiabatico per la determinazione del calore rilasciato dal calcestruzzo durante il suo processo di indurimento

UNI CEN/TS 17198:2018

Emissioni da sorgente fissa – Sistemi Predittivi per il Monitoraggio delle Emissioni (PEMS) – Applicabilità, esecuzione e garanzia di qualità

UNI CEN/TS 16675:2018

Rifiuti – Metodi di prova per la determinazione della condizione di monoliticità di un rifiuto per lo smaltimento in discarica

UNI CEI EN 16603-20-20:2018

Ingegneria spaziale – Progettazione elettrica e requisiti di interfaccia per l’alimentazione elettrica

UNI/TS 11725:2018

Ingegneria del software e di sistema – Linee guida per la misurazione della qualità dei dati

UNI ISO 7743:2018

Gomma vulcanizzata o termoplastica – Determinazione delle proprietà di sollecitazione/deformazione in compressione

UNI ISO 5435:2018

Ingredienti per mescolanze di gomma – Nero di carbonio – Determinazione del potere colorante

UNI ISO 2969:2018

Cinematografia – Risposta elettroacustica della catena B delle sale di controllo cinematografico e teatri al coperto – Specifiche e misurazioni

UNI ISO 22234:2018

Cinematografia – Livelli di pressione sonora relativi e assoluti per sistemi audio multicanale cinematografici – Metodi di misurazione e livelli applicabili all’audio cinematografico fotografico analogico, all’audio digitale per pellicole fotografiche e all’audio D-cinema

UNI ISO 21727:2018

Cinematografia – Metodo di misurazione dell’intensità sonora percepita (Loudness) per contenuti audio cinematografici di breve durata

UNI ISO 13009:2018

Turismo e servizi correlati – Requisiti e raccomandazioni per le attività in spiaggia

UNI EN ISO 23611-1:2018

Qualità del suolo – Campionamento di invertebrati del suolo – Parte 1: Selezione manuale e estrazione di vermi di terra

UNI EN ISO 17423:2018

Sistemi intelligenti di trasporto – Sistemi cooperativi – Requisiti di applicazione ITS e obiettivi

UNI EN ISO 16151:2018

Corrosione dei metalli e loro leghe – Prove cicliche accelerate con esposizione a spruzzo salino acidificato, in condizioni di “Asciutto” e di “umido”

UNI EN ISO 15952:2018

Qualità del suolo – Effetto degli inquinanti nei confronti di lumache giovani (Helicidae) – Determinazione degli effetti sulla crescita per contaminazione del suolo

UNI EN ISO 12870:2018

Ottica oftalmica – Montature per occhiali – Requisiti e metodi di prova

UNI EN 9278:2018

Serie aerospaziale – Principi generali di gestione dell’obsolescenza di sostanze chimiche, materiali e processi

UNI EN 6126:2018

Serie aerospaziale – Estremità raccordo, cono interno 24 °, filettatura esterna, tipo senza scanalatura, diametro tubo -32 D = 2 pollici (D = 50,8 mm) Serie in pollici con filettatura extra fine – Serie in pollici – Norma di progettazione

UNI EN 16781:2018

Tessili per puericultura – Requisiti di sicurezza e metodi di prova per sacchi nanna da bambino da utilizzare nel lettino

UNI EN 16780:2018

Tessili per puericultura – Requisiti di sicurezza e metodi di prova per i paracolpi da lettino per bambini

UNI EN 16779-1:2018

Tessili per puericultura – Requisiti di sicurezza e metodi di prova per i piumini da lettino per bambini – Parte 1: Piumini (esclusi i copripiumini)

UNI EN 14025:2018

Cisterne per il trasporto di merci pericolose – Cisterne metalliche a pressione – Progettazione e costruzione

UNI EN 12312-8:2018

Attrezzature per servizi aeroportuali di rampa – Requisiti specifici – Parte 8: Scale e piattaforme di manutenzione o servizio

UNI CEN/TS 17201:2018

Prodotti da costruzione – Valutazione del rilascio di sostanze pericolose – Contenuto di sostanze inorganiche – Metodo per l’analisi delle soluzioni di acqua regia

UNI CEN/TS 17200:2018

Prodotti da costruzione – Valutazione del rilascio di sostanze pericolose – Analisi delle sostanze inorganiche in soluzioni ed eluati – Analisi attraverso il Plasma Accoppiato Induttivo – Spettometro di massa (ICP-MS)

UNI CEN/TS 17197:2018

Prodotti da costruzione – Valutazione del rilascio di sostanze pericolose – Analisi delle sostanze inorganiche in soluzioni ed eluati – Analisi attraverso il Plasma Accoppiato Induttivo – Spettrometro ad Emissione Ottica (ICP-OES)

UNI CEN/TS 17196:2018

Prodotti da costruzione – Valutazione del rilascio di sostanze pericolose – Digestione attraverso acqua regia per l’analisi successiva di sostanze organiche

UNI CEN/TS 17195:2018

Prodotti da costruzione – Valutazione del rilascio di sostanze pericolose – Analisi delle sostanze inorganiche in eluati

UNI CEN/TR 17238:2018

Proposta di valori limite per i contaminanti del biometano individuati sulla base di valutazione degli impatti sulla salute umana

UNI 11538-2:2018

Pavimentazioni di legno per esterni – Parte 2: Requisiti degli elementi di appoggio e di fissaggio e modalità di posa in opera delle pavimentazioni

 

Elenco delle norme UNI pubblicate nel mese di agosto 2018

UNI EN ISO 4957:2018

Acciai per utensili

UNI EN ISO 3923-1:2018

Polveri metalliche – Determinazione della massa volumica apparente – Parte 1: Metodo dell’imbuto

UNI EN ISO 19146:2018

Informazioni geografiche – Vocabolari comuni a più domini

UNI EN ISO 18750:2018

Sistemi intelligenti di trasporto – Sistemi cooperativi – Mappe dinamiche locali

UNI EN ISO 17892-12:2018

Indagini e prove geotecniche – Prove di laboratorio sui terreni – Parte 12: Determinazione dei limiti liquidi e plastici

UNI EN ISO 17419:2018

Sistemi di trasporto intelligenti – Sistemi cooperativi – Identificazione globale unica

UNI EN ISO 1716:2018

Prove di reazione al fuoco dei prodotti – Determinazione del potere calorifico superiore

UNI EN ISO 15612:2018

Specifica e qualificazione delle procedure di saldatura per materiali metallici – Qualificazione mediante adozione di procedure di saldatura unificate

UNI EN ISO 15138:2018

Industrie del petrolio e del gas naturale – Installazioni per la produzione in mare – Riscaldamento, ventilazione e condizionamento dell’aria

UNI EN ISO 10855-3:2018

Container per strutture in mare e relativi dispositivi di sollevamento – Parte 3: Ispezione periodica, esame e collaudo

UNI EN ISO 10855-2:2018

Container per strutture in mare e relativi dispositivi di sollevamento – Parte 2: Progettazione, produzione e marcatura dei dispositivi di sollevamento

UNI EN ISO 10855-1:2018

Container per strutture in mare e relativi dispositivi di sollevamento – Parte 1: Progettazione, produzione e marcatura di container per strutture in mare

UNI EN 9300-115:2018

Serie aerospaziale – LOTAR – Archiviazione a lungo termine e recupero dei dati tecnici e numerici quali 3D, CAD e PDM – Parte 115: Struttura di assemblaggio CAD esplicita

UNI EN 9300-100:2018

Serie aerospaziale – LOTAR – Archiviazione a lungo termine e recupero dei dati tecnici e numerici quali 3D, CAD e PDM – Parte 100: Concetti comuni per l’archiviazione a lungo termine e il recupero di informazioni meccaniche CAD 3D

UNI EN 9115:2018

Sistemi di gestione per la qualità – Requisiti per le organizzazioni dell’aeronautica, dello spazio e della difesa – Software consegnabile (Supplemento alla UNI EN 9100)

UNI EN 71-3:2018

Sicurezza dei giocattoli – Parte 3: Migrazione di alcuni elementi

UNI EN 71-1:2018

Sicurezza dei giocattoli – Parte 1: Proprietà meccaniche e fisiche

UNI EN 4838-004:2018

Serie aerospaziale – Interruttori automatici ad arco, unipolari, con compensazione della temperatura, corrente nominale da 3 A a 25 A – 115 V a.c. frequenza costante 400 Hz – Parte 004: Con contatto di segnalazione – Norma di prodotto

UNI EN 3745-505:2018

Serie aerospaziale – Fibre e cavi ottici di utilizzo aeronautico – Metodi di prova – Parte 505: Resistenza alla rottura del cavo

UNI EN 2799:2018

Serie aerospaziale – Gomma fluorocarbonica (FKM) – Set di basse compressioni – Durezza 90 IRHD

UNI EN 2280:2018

Serie aerospaziale – Acciaio FE-PM37 – 900 MPa ≤ Rm ≤ 1 100 MPa – Lamiera – a ≤ 6 mm

UNI EN 16236:2018

Valutazione e verifica della costanza della prestazione (AVCP) degli aggregati – Prove di tipo e controllo di produzione in fabbrica

UNI EN 14325:2018

Indumenti di protezione contro prodotti chimici – Metodi di prova e classificazione della prestazione di materiali, cuciture, unioni e assemblaggi degli indumenti di protezione chimica

UNI EN 13765:2018

Tubi flessibili e tubi flessibili raccordati termoplastici multistrato (non vulcanizzati) per il trasferimento di idrocarburi, solventi e prodotti chimici – Specifiche

UNI EN 13445-2:2018

Recipienti a pressione non esposti a fiamma – Parte 2: Materiali

UNI EN 12972:2018

Cisterne per il trasporto di merci pericolose – Prova, controllo e marcatura delle cisterne metalliche

UNI CEI EN ISO/IEC 80079-38:2018

Atmosfere esplosive – Parte 38: Apparecchi e componenti destinati alle atmosfere esplosive in miniere sotterranee

UNI/TR 11724:2018

Durabilità dei prodotti e dei sistemi di materia plastica – Linee guida per la definizione dei metodi di verifica e delle relative prove

UNI EN ISO 41012:2018

Facility management – Guida sull’approvvigionamento strategico e l’elaborazione degli accordi

UNI EN ISO 41001:2018

Facility management – Sistemi di gestione – Requisiti con guida per l’utilizzo

UNI EN ISO 10318-2:2018

Geosintetici – Parte 2: Simboli e pittogrammi

UNI EN ISO 10318-1:2018

Geosintetici – Parte 1: Termini e definizioni

UNI EN ISO 10042:2018

Saldatura – Giunti di alluminio e sue leghe saldati ad arco – Livelli di qualità delle imperfezioni

UNI EN 1793-6:2018

Dispositivi per la riduzione del rumore da traffico stradale – Metodo di prova per la determinazione della prestazione acustica – Parte 6: Caratteristiche intrinseche – Valore in sito di isolamento acustico per via aerea in condizioni di campo sonoro diretto

UNI EN 1793-2:2018

Dispositivi per la riduzione del rumore da traffico stradale – Metodo di prova per la determinazione della prestazione acustica – Parte 2: Caratteristiche intrinseche di isolamento acustico per via aerea in condizioni di campo sonoro diffuso

UNI EN 17065:2018

Applicazioni ferroviarie – Sistemi frenanti – Procedura di prova per vetture passeggeri

UNI EN 17043:2018

Concimi – Determinazione del molibdeno boro in concentrazione ≤10% mediante spettrometria di un complesso con ammonio tiocianato

UNI EN 17042:2018

Concimi – Determinazione del boro in concentrazioni >10% mediante tiltolazione acidimetrica

UNI EN 17041:2018

Concimi – Determinazione del boro in concentrazione 10% mediante spettrometria con azometina – H

UNI EN 16785-2:2018

Prodotti a base biologica – Contenuto di prodotti a base biologica – Parte 2: Determinazione del contenuto di prodotti a base biologica col metodo del bilancio materiale

UNI EN 16657:2018

Cisterne per il trasporto di merci pericolose – Attrezzatura per cisterne di trasporto per i dispositivi di troppopieno per serbatoi statici

UNI EN 14399-9:2018

Assiemi di bulloneria strutturale ad alta resistenza da precarico – Parte 9: Sistema HR o HV – Rondelle con indicazione di carico per assiemi vite e dado

UNI EN 14399-10:2018

Assiemi di bulloneria strutturale ad alta resistenza da precarico – Parte 10: Sistema HRC – Assiemi vite e dado con serraggio calibrato

UNI EN 14116:2018

Cisterne per il trasporto di merci pericolose – Interfaccia digitale dei dispositivi di riconoscimento dei prodotti per combustibili liquidi

UNI EN 13317:2018

Cisterne per il trasporto di merci pericolose – Equipaggiamento di servizio per cisterne – Coperchio del passo d’uomo

UNI EN 13285:2018

Miscele non legate – Specifiche

UNI EN 13231-5:2018

Applicazioni ferroviarie – Binario – Accettazione dei lavori – Parte 5: Procedure per la riprofilatura di binari in linea normale, scambi, incroci e giunti di dilatazione

UNI EN 12697-26:2018

Misecele bituminose – Metodi di prova – Parte 26: Rigidezza

UNI EN 12697-24:2018

Miscele bituminose – Metodi di prova – Parte 24: Resistenza alla fatica

UNI EN 12697-12:2018

Miscele bituminose – Metodi di prova – Parte 12: Determinazione della sensibilità all’acqua dei provini bituminosi

UNI EN 12665:2018

Luce e illuminazione – Termini fondamentali e criteri per i requisiti illuminotecnici

UNI EN 12493:2018

Attrezzature e accessori per GPL – Recipienti a pressione di acciaio saldato per cisterne per trasporto su strada di GPL – Progettazione e fabbricazione

UNI EN 1090-4:2018

Esecuzione di strutture di acciaio e di alluminio – Parte 4: Requisiti tecnici per elementi strutturali di acciaio formati a freddo e strutture formate a freddo per applicazioni su tetti, soffitti, pavimenti e pareti

UNI CEN ISO/TS 19397:2018

Determinazione degli spessori dei rivestimenti utilizzando una strumentazione ad ultrasuoni

In Gazzetta Ufficiale del 04 ottobre 2018

GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI
COMUNICATO

Avviso relativo ai reclami, alle segnalazioni e alle richieste di verifica preliminare (18A06387) (GU Serie Generale n.231 del 04-10-2018)

 

gAi sensi dell’art. 19 del decreto legislativo 10 agosto 2018, n.
101, si informa che, entro il termine di sessanta giorni dalla data
di pubblicazione del presente avviso, i soggetti che dichiarano il
loro attuale interesse possono presentare al Garante per la
protezione dei dati personali motivata richiesta di trattazione dei
reclami, delle segnalazioni e delle richieste di verifica preliminare
pervenuti entro il 25 maggio 2018.
La predetta richiesta non riguarda i reclami e le segnalazioni di
cui si e’ gia’ esaurito l’esame o di cui il Garante per la protezione
dei dati personali ha gia’ esaminato nel corso del 2018 un motivato
sollecito o una richiesta di trattazione o per i quali il Garante
medesimo e’ a conoscenza, anche a seguito di propria denuncia, che
sui fatti oggetto di istanza e’ in corso un procedimento penale. Si
intendono gia’ esaminati dal Garante i reclami e le segnalazioni per
i quali l’istante abbia ricevuto dal Garante la comunicazione di
avvio del procedimento, anche mediante una richiesta di informazioni
o di esibizione di documenti a terze parti ovvero all’istante stesso.

 

In Gazzetta Ufficiale del 04 ottobre 2018

GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI
DELIBERA 27 settembre 2018

Indicazioni relative alle istanze che devono ritenersi comprese nell’ambito degli affari pregressi di cui all’articolo 19 del decreto legislativo 10 agosto 2018, n. 101. (Delibera n. 455). (18A06386)

 

 

IL GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI

Nella riunione odierna, in presenza del dott. Antonello Soro,
presidente, della dott.ssa Augusta Iannini, vicepresidente, della
prof.ssa Licia Califano e della dott.ssa Giovanna Bianchi Clerici,
componenti, e del dott. Giuseppe Busia, segretario generale;
Visto il regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone
fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonche’ alla
libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE
(regolamento generale sulla protezione dei dati, di seguito
«regolamento»);
Visto il decreto legislativo 10 agosto 2018, n. 101, recante
«Disposizioni per l’adeguamento della normativa nazionale alle
disposizioni del regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e
del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle
persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali,
nonche’ alla libera circolazione di tali dati e che abroga la
direttiva 95/46/CE (regolamento generale sulla protezione dei dati)»;
Visto il decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, recante il
«Codice in materia di protezione dei dati personali» (di seguito
«Codice»);
Considerato che il regolamento trova applicazione negli ordinamenti
degli Stati membri a decorrere dal 25 maggio 2018 (art. 99, par. 2);
Considerato che, ai sensi dell’art. 19, comma 1, del decreto
legislativo n. 101/2018, entro il termine di sessanta giorni dalla
data di pubblicazione dell’avviso del Garante, i soggetti che
dichiarano il loro attuale interesse possono presentare al Garante
medesimo motivata richiesta di trattazione dei reclami, delle
segnalazioni e delle richieste di verifica preliminare (c.d. affari
pregressi) «pervenuti entro la predetta data»;
Considerato, altresi’, che la predetta richiesta non riguarda i
reclami e le segnalazioni di cui si e’ gia’ esaurito l’esame «o di
cui il Garante ha gia’ esaminato nel corso del 2018 un motivato
sollecito o una richiesta di trattazione», o per i quali il Garante
medesimo e’ a conoscenza, anche a seguito di propria denuncia, che
sui fatti oggetto di istanza e’ in corso un procedimento penale (art.
19, comma 2, del decreto legislativo n. 101/2018);
Considerato che la formulazione delle predette disposizioni
potrebbe ingenerare dubbi interpretativi, sotto il profilo temporale
e sostanziale, in ordine alla sua applicabilita’ alle istanze
presentate a questa autorita’ a partire dal 25 maggio 2018;
Ritenuto, quindi, di dover fornire un opportuno chiarimento, anche
in coerenza con il regolamento, riguardante le istanze che devono
ritenersi ricomprese nell’ambito degli affari pregressi e, quindi,
oggetto di eventuale richiesta di trattazione da parte di coloro che
dichiarino il loro perdurante interesse alla relativa definizione
ovvero di trattazione da parte di questa autorita’;
Ritenuto che la disposizione di cui al citato art. 19, comma 1, del
decreto legislativo n. 101/2018, concernente le istanze riguardanti
la trattazione di affari pregressi aventi ad oggetto reclami,
segnalazioni e richieste di verifica preliminare, debba intendersi
riferita unicamente agli istituti disciplinati, dal Codice,
antecedentemente alle modifiche ad esso apportate in conseguenza
dell’applicazione della normativa europea. Tale interpretazione deve
ritenersi fondata sia nella circostanza che il diritto di proporre
reclami o segnalazioni fondati sulla nuova disciplina, prevalendo
sulle fonti interne eventualmente contrastanti, non e’ derogabile
(art. 77 del regolamento; articoli da 141 a 144 del Codice, come
novellati dal decreto legislativo n. 101/2018), sia nel fatto che,
successivamente alla menzionata data di applicazione del regolamento,
l’istituto della verifica preliminare risulta incompatibile con il
regolamento medesimo;
Ritenuto, pertanto, che all’ultimo periodo del comma 1 dell’art. 19
del decreto legislativo n. 101/2018, la locuzione «entro la predetta
data …», debba intendersi riferita al 24 maggio 2018;
Considerato, altresi’, che le norme sul procedimento amministrativo
e il regolamento n. 1/2007 riguardante le procedure interne presso
l’autorita’ aventi rilevanza esterna (pubblicato in Gazzetta
Ufficiale n. 65 del 14 dicembre 2007 e in www.gpdp.it – doc. web n.
1477480) portano a ritenere che l’esame dei reclami o delle
segnalazioni di cui al regime previgente normativo trovi inizio
nell’invio di un avviso di avvio del relativo procedimento, di una
richiesta di elementi o esibizione di documenti ovvero di altro atto
recettizio diretto al titolare o all’istante (articoli 6, 9, 10 e 14
del regolamento n. 1/2007);
Ritenuto, quindi, che la disposizione di cui al citato art. 19,
comma 2, del decreto legislativo n. 101/2018, concernente i reclami e
le segnalazioni sottratte all’esigenza di una loro sollecitazione da
parte dei soggetti che dichiarano il loro attuale interesse, in
quanto sono gia’ stati esaminati a seguito di un sollecito o una
richiesta di trattazione, debba intendersi riferita ai reclami e le
segnalazioni per i quali l’istante abbia ricevuto da parte degli
uffici di questa autorita’ la comunicazione di avvio del
procedimento, anche mediante una richiesta di informazioni o di
esibizione di documenti a terze parti ovvero all’istante stesso;
Ritenuto, pertanto, che al comma 2 dell’art. 19 del decreto
legislativo n. 101/2018, la locuzione «il Garante ha gia’ esaminato»,
debba intendersi riferita ai casi in cui gli uffici di questa
autorita’ abbiano gia’ inviato all’istante la comunicazione di avvio
del procedimento o di altro atto recettizio, anche mediante una
richiesta di informazioni o di esibizione di documenti a terze parti;
Vista la documentazione in atti;
Viste le osservazioni dell’ufficio, formulate dal segretario
generale ai sensi dell’art. 15 del regolamento del Garante, n.
1/2000;
Relatore il dott. Antonello Soro;

Tutto cio’ premesso
il Garante:

a) ai sensi degli articoli 57, par. 1, del regolamento e 154, comma
1, lettera f), del Codice, come novellato dal decreto legislativo n.
101/2018, ai fini della corretta applicazione delle disposizioni,
fornisce le indicazioni di cui in premessa in relazione alle istanze
che devono ritenersi ricomprese nell’ambito degli affari pregressi di
cui all’art. 19 del decreto legislativo n. 101/2018;
b) dispone che copia del presente provvedimento sia trasmessa al
Ministero della giustizia – Ufficio pubblicazione leggi e decreti,
per la sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana.

Roma, 27 settembre 2018

Il Presidente e relatore: Soro

Il segretario generale: Busia

UNI EN 7010

scarica la demo INFO di SICURELLO.si: UNI EN 7010

Se invece desideri il documento completo fai click qui

 


Breve guida relativa alla segnaletica di sicurezza secondo la norma UNI EN ISO 7010

 

 

 


Le INFO di SICURELLO.si

 

Obiettivo delle INFO di SICURELLO.si è quello di fornire strumenti efficaci per i Formatori, RSPP, Coordinatori Sicurezza, Datori di Lavoro, Consulenti e facilmente comprensibili per chi li deve utilizzare.

Forniscono informative basate su leggi, circolari, norme tecniche specifiche e linee guida utili a migliorare la comprensione di norme e procedure operative al fine del miglioramento delle misure di prevenzione contro i rischi professionali.

Le INFO di SICURELLO.si  sono rivolte a coloro che operano nell’ambito della sicurezza sul lavoro e rappresentando un semplice strumento sia per l’informazione e la formazione dei lavoratori sia per il miglioramento dell’organizzazione delle piccole e medie imprese.

[Fonte: SICURELLO.si]

 

L'articolo Norme EN 13492 ed EN 13493 – Geosintetici con funzione barriera: l’impiego nella costruzione di discariche sembra essere il primo su OTTANTUNO.

L'articolo Norme EN 13492 ed EN 13493 – Geosintetici con funzione barriera: l’impiego nella costruzione di discariche sembra essere il primo su GLI ARTICOLI DI PIATTAFORMASITI.

ANCORAGGI

scarica il quaderno tecnico: ancoraggi


Introduzione

Gli ancoraggi vengono utilizzati nei cantieri temporanei o mobili per poter collegare i dispositivi di protezione – sia individuale che collettiva – e le attrezzature di lavoro di cui si vuole garantire la stabilità e il vincolo alla struttura di supporto. Essi vengono impiegati anche nei sistemi di accesso alle coperture e possono essere di tipo non permanente o permanente.
La definizione di ancoraggio è fondamentale per poter effettuare una corretta valutazione dei rischi in quanto non ne esiste una condivisa sia a livello legislativo che normativo.

Indice

1. Denominazione

2. Documenti di riferimento

3. Cosa sono

4. Destinazione d’uso

5. Tipologia 10 5.1 Tipologia dei dispositivi di ancoraggio in base alla Uni En 795 10 5.2 Tipologia dei punti di ancoraggio secondo le Uni En 516 o Uni En 517 10 5.3 Tipologia degli ancoraggi per ponteggi e circolari ministeriali 85/78, 44/90,132/91 12 5.4 Tipologia degli ancoranti metallici/chimici per utilizzo su calcestruzzo secondo le ETag 001 16 5.5 ancoraggi non rientranti nelle precedenti tipologie

6. Marcatura 18 6.1 Marcatura dei dispositivi di ancoraggio secondo
la Uni En 795 18 6.2 Marcatura dei punti di ancoraggio secondo le Uni En 516 o Uni En 517 19 6.3 Marcatura degli ancoraggi per ponteggi 19 6.4 Marcatura degli ancoranti metallici/chimici per utilizzo su calcestruzzo secondo le ETag 001

7. Indicazioni essenziali per la scelta, il montaggio, l’uso e lo smontaggio 20 7.1 Scelta 20 7.2 Montaggio 20 7.3 Uso 20 7.4 Smontaggio

8. Indicazioni essenziali di manutenzione

9. FAQ (Frequently asked questions)

Riferimenti nel d.lgs. 81/08


Quaderni Tecnici per i cantieri temporanei o mobili

 

Obiettivo dei Quaderni Tecnici per i cantieri temporanei o mobili è accrescere il livello di sicurezza nei cantieri temporanei o mobili.

Forniscono informative basate su leggi, circolari, norme tecniche specifiche e linee guida utili a individuare e perfezionare metodologie operative per il miglioramento delle misure di prevenzione contro i rischi professionali.

I Quaderni sono rivolti a coloro che operano nell’ambito dei cantieri temporanei o mobili rappresentando un agile strumento sia per l’informazione e la formazione dei lavoratori sia per il miglioramento dell’organizzazione delle piccole e medie imprese.

[Fonte: INAIL.it]

 

Elenco dei quaderni tecnici pubblicati

Ultimo aggiornamento: 28/09/2018

 

PARAPETTI PROVVISORI

scarica il quaderno tecnico: parapetti provvisori


Introduzione

L’adozione dei parapetti provvisori permette di ridurre gli effetti di una possibile caduta dall’alto e ben esprime il concetto di protezione collettiva.
La classificazione introdotta dalla norma tecnica di prodotto UNi eN 13374: 2013 contribuisce in maniera incisiva al processo di valutazione del rischio in quanto mette in relazione i requisiti prestazionali e geometrici che i parapetti devono possedere con quelli relativi alla superficie di lavoro, esprimibili attraverso la pendenza e l’altezza di caduta.

 

Indice

1. Denominazione

2. Documenti di riferimento

3. Cosa sono

4. Destinazione d’uso

5. Classificazione 9 5.1 Classificazione secondo la UNi eN 13374: 2013 9 5.2 Classificazione per tipologia

6. Marcatura

7. Indicazioni essenziali per la scelta, il montaggio, l’uso e lo smontaggio 11 7.1 scelta 11 7.2 Montaggio 14 7.3 Uso 16 7.4 smontaggio

8. Indicazioni essenziali di manutenzione

9. FAQ (Frequently asked questions)

Riferimenti nel d.lgs. 81/08


Quaderni Tecnici per i cantieri temporanei o mobili

 

Obiettivo dei Quaderni Tecnici per i cantieri temporanei o mobili è accrescere il livello di sicurezza nei cantieri temporanei o mobili.

Forniscono informative basate su leggi, circolari, norme tecniche specifiche e linee guida utili a individuare e perfezionare metodologie operative per il miglioramento delle misure di prevenzione contro i rischi professionali.

I Quaderni sono rivolti a coloro che operano nell’ambito dei cantieri temporanei o mobili rappresentando un agile strumento sia per l’informazione e la formazione dei lavoratori sia per il miglioramento dell’organizzazione delle piccole e medie imprese.

[Fonte: INAIL.it]

 

Elenco dei quaderni tecnici pubblicati

Ultimo aggiornamento: 28/09/2018

 

PONTEGGI FISSI

scarica il quaderno tecnico: Ponteggi Fissi


Introduzione

L’utilizzo dei ponteggi come opera provvisionale di servizio alla costruzione è consolidato e diffuso.
Essi possono essere impiegati anche come sistemi di protezione collettiva per i lavoratori che effettuano attività in copertura a condizione che, per ogni singola realizzazione e a seguito di una adeguata valutazione dei rischi, venga eseguito uno specifico progetto del ponteggio.
Nell’ambito delle tipologie di ponteggio presenti sul mercato sono da preferire i modelli con telaio parapetto con montaggio dal basso. Essi vengono montati dal piano inferiore e garantiscono la massima sicurezza quando il lavoratore sale al livello superiore riducendo drasticamente la possibilità di caduta dall’alto dello stesso durante la fase di montaggio e smontaggio.

 

Indice

1. Denominazione

2. Documenti di riferimento

3. Cosa sono

4. Destinazione d’uso

5. Classificazione
5.1 Classificazione in base alle classi di carico
5.2 Classificazione in base agli elementi costruttivi

6. Marcatura

7. Indicazioni essenziali per la scelta, il montaggio, l’uso e lo smontaggio
7.1 Scelta
7.2 Montaggio
7.3 Uso
7.4 Smontaggio

8. Indicazioni essenziali di manutenzione

9. FAQ (Frequently asked questions)

Riferimenti nel d.lgs. 81/08


Quaderni Tecnici per i cantieri temporanei o mobili

 

Obiettivo dei Quaderni Tecnici per i cantieri temporanei o mobili è accrescere il livello di sicurezza nei cantieri temporanei o mobili.

Forniscono informative basate su leggi, circolari, norme tecniche specifiche e linee guida utili a individuare e perfezionare metodologie operative per il miglioramento delle misure di prevenzione contro i rischi professionali.

I Quaderni sono rivolti a coloro che operano nell’ambito dei cantieri temporanei o mobili rappresentando un agile strumento sia per l’informazione e la formazione dei lavoratori sia per il miglioramento dell’organizzazione delle piccole e medie imprese.

[Fonte: INAIL.it]

 

Elenco dei quaderni tecnici pubblicati

Ultimo aggiornamento: 28/09/2018

 

RETI DI PROTEZIONE – RETI DI SICUREZZA

scarica il quaderno tecnico: Reti di Sicurezza


Introduzione

Le reti di sicurezza contribuiscono a ridurre gli effetti di una possibile caduta dall’alto e ben esprimono il concetto di protezione collettiva.
Esse non vengono utilizzate frequentemente nei cantieri temporanei o mobili del nostro paese a causa di motivazioni di tipo culturale.
Esistono applicazioni come la bonifica delle coperture in amianto o il rifacimento delle strutture secondarie dei tetti in legno in cui i benefici derivanti dal loro utilizzo sono evidenti.
I vantaggi di questo tipo di protezione collettiva sono legati alla facilità di posa e alle ridotte azioni sul corpo che il lavoratore subisce in caso di caduta. Le reti di sicurezza non vanno utizzate nei casi in cui lo spazio vuoto sotto le stesse sia limitato o in quelli in cui è possibile che su di esse cada del materiale, come quello incandescente, che ne possa causare il facile danneggiamento.

 

Indice

1. Denominazione

2. Documenti di riferimento

3. Cosa sono

4. Destinazione d’uso

5. Classificazione secondo la UNI EN 1263-1:2015
5.1 Classificazione per classe
5.2 Classificazione per sistema

6. Marcatura

7. Indicazioni essenziali per la scelta, il montaggio, l’uso e lo smontaggio
7.1 Scelta
7.2 Montaggio
7.3 Uso
7.4 Smontaggio

8. Indicazioni essenziali di manutenzione

9. FAQ (Frequently asked questions)

Riferimenti nel d.lgs. 81/08


Quaderni Tecnici per i cantieri temporanei o mobili

 

Obiettivo dei Quaderni Tecnici per i cantieri temporanei o mobili è accrescere il livello di sicurezza nei cantieri temporanei o mobili.

Forniscono informative basate su leggi, circolari, norme tecniche specifiche e linee guida utili a individuare e perfezionare metodologie operative per il miglioramento delle misure di prevenzione contro i rischi professionali.

I Quaderni sono rivolti a coloro che operano nell’ambito dei cantieri temporanei o mobili rappresentando un agile strumento sia per l’informazione e la formazione dei lavoratori sia per il miglioramento dell’organizzazione delle piccole e medie imprese.

[Fonte: INAIL.it]

 

Elenco dei quaderni tecnici pubblicati

Ultimo aggiornamento: 28/09/2018

 

SCALE PORTATILI

scarica il quaderno tecnico: Scale Portatili


Introduzione

Le scale portatili vengono adottate, quale mezzo di accesso e lavoro, in molteplici attività effettuate nei cantieri temporanei o mobili.
Le scale portatili vanno utilizzate, come posto di lavoro in quota, solo nei casi in cui l’uso di altre attrezzature di lavoro considerate più sicure non sia giustificato a causa del limitato livello di rischio e della breve durata di impiego oppure delle caratteristiche esistenti dei siti che non possono essere modificati.

 

Indice

1. Denominazione

2. Documenti di riferimento

3. Cosa sono

4. Destinazione d’uso

5. Tipologia
5.1 Tipologia di scale portatili secondo la UNI EN 131-1
5.2 Tipologia di scale portatili in base a progetti di norma
5.3 Altre tipologie di scale portatili

6. Marcatura
6.1 Marcatura secondo il DLgs 81/08
6.2 Marcatura secondo la UNI EN 131
6.2.1 Istruzioni per l’utente delle scale in appoggio
6.2.2 Istruzioni per l’utente delle scale doppie

7. Indicazioni essenziali per la scelta, il posizionamento, l’uso e la rimozione
7.1 Scelta
7.2 Posizionamento
7.3 Uso
7.4 Rimozione

8. Indicazioni essenziali di manutenzione

9. FAQ (Frequently asked questions)

Riferimenti nel d.lgs. 81/08


Quaderni Tecnici per i cantieri temporanei o mobili

 

Obiettivo dei Quaderni Tecnici per i cantieri temporanei o mobili è accrescere il livello di sicurezza nei cantieri temporanei o mobili.

Forniscono informative basate su leggi, circolari, norme tecniche specifiche e linee guida utili a individuare e perfezionare metodologie operative per il miglioramento delle misure di prevenzione contro i rischi professionali.

I Quaderni sono rivolti a coloro che operano nell’ambito dei cantieri temporanei o mobili rappresentando un agile strumento sia per l’informazione e la formazione dei lavoratori sia per il miglioramento dell’organizzazione delle piccole e medie imprese.

[Fonte: INAIL.it]

 

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SISTEMI DI PROTEZIONE DEGLI SCAVI A CIELO APERTO

scarica il quaderno tecnico: sistemi di protezione degli scavi a cielo aperto


Introduzione

I sistemi di protezione degli scavi a cielo aperto vengono utilizzati nei cantieri temporanei o mobili come, ad esempio, quelli relativi alla costruzione o manutenzione delle reti infrastrutturali, di fondazioni e, più in generale, di manufatti interrati. Tali sistemi di protezione sono realizzati in cantiere o prodotti in fabbrica.
Le principali attenzioni da porre nell’utilizzo dei sistemi prefabbricati sono relative al rispetto delle indicazioni contenute nel libretto di uso e manutenzione del fabbricante.
I sistemi realizzati in cantiere sono apparentemente di minore complessità. È opportuno che, anche questi, siano soggetti a regolare manutenzione e controllo visivo, prima della messa in opera, in maniera tale da conservare nel tempo le caratteristiche prestazionali iniziali.

Indice

1. Denominazione

2. Documenti di riferimento

3. Cosa sono

4. Destinazione d’uso

5.  Tipologia
5.1 Sistemi realizzati in cantiere
5.1.1 Sistemi realizzati totalmente in legno
5.1.2 Sistemi realizzati con puntelli in metallo
5.2 Sistemi realizzati con componenti prefabbricati
5.2.1 Sistemi realizzati mediante blindaggi
5.2.2 Sistemi realizzati mediante palancole

6. Marcatura
6.1 Marcatura dei sistemi realizzati in cantiere
6.2 Marcatura dei sistemi realizzati con componenti prefabbricati
6.2.1 Marcatura dei sistemi realizzati mediante blindaggi
6.2.2 Marcatura dei sistemi realizzati mediante palancole

7. Indicazioni essenziali per la scelta, il montaggio, l’uso e lo smontaggio
7.1 Scelta
7.2 Montaggio
7.3 Uso
7.4 Smontaggio

8. Indicazioni essenziali di manutenzione

9. FAQ (Frequently asked questions)

Riferimenti nel d.lgs. 81/08


Quaderni Tecnici per i cantieri temporanei o mobili

 

Obiettivo dei Quaderni Tecnici per i cantieri temporanei o mobili è accrescere il livello di sicurezza nei cantieri temporanei o mobili.

Forniscono informative basate su leggi, circolari, norme tecniche specifiche e linee guida utili a individuare e perfezionare metodologie operative per il miglioramento delle misure di prevenzione contro i rischi professionali.

I Quaderni sono rivolti a coloro che operano nell’ambito dei cantieri temporanei o mobili rappresentando un agile strumento sia per l’informazione e la formazione dei lavoratori sia per il miglioramento dell’organizzazione delle piccole e medie imprese.

[Fonte: INAIL.it]

 

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SISTEMI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE DALLE CADUTE

scarica il quaderno tecnico: Sistemi di protezione individuale dalle cadute

Introduzione

I sistemi di protezione individuale dalle cadute vengono frequentemente impiegati nei cantieri temporanei o mobili durante l’esecuzione di attività in quota.
Essi vanno utilizzati nei casi in cui, a seguito della valutazione dei rischi, le caratteristiche intrinseche dei luoghi di lavoro, le procedure di lavoro dell’azienda che effettua l’attività e l’adozione di dispositivi di protezione collettivo non permettono di ridurre a livello accettabile i rischi specifici.
Solo in questi casi diventa indispensabile adottare tali sistemi di protezione individuale dalle cadute che devono essere idonei allo scopo.

 

Indice

1. Denominazione

2. Documenti di riferimento

3. Cosa sono

4. Destinazione d’uso

5. Classificazione
5.1 Sistema di trattenuta
5.2 Sistema di posizionamento sul lavoro
5.3 Sistema di accesso su fune
5.4 Sistema di arresto caduta
5.5 Sistema di salvataggio

6. Marcatura

7. Indicazioni essenziali per la scelta, il montaggio, l’uso e lo smontaggio
7.1 Scelta
7.2 Montaggio
7.3 Uso
7.4 Smontaggio

8. Indicazioni essenziali di manutenzione

9. FAQ (Frequently asked questions)

Riferimenti nel d.lgs. 81/08


Quaderni Tecnici per i cantieri temporanei o mobili

 

Obiettivo dei Quaderni Tecnici per i cantieri temporanei o mobili è accrescere il livello di sicurezza nei cantieri temporanei o mobili.

Forniscono informative basate su leggi, circolari, norme tecniche specifiche e linee guida utili a individuare e perfezionare metodologie operative per il miglioramento delle misure di prevenzione contro i rischi professionali.

I Quaderni sono rivolti a coloro che operano nell’ambito dei cantieri temporanei o mobili rappresentando un agile strumento sia per l’informazione e la formazione dei lavoratori sia per il miglioramento dell’organizzazione delle piccole e medie imprese.

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TRABATTELLI

scarica il quaderno tecnico: Trabattelli

Introduzione

I trabattelli vengono utilizzati in molteplici attività effettuate nei cantieri temporanei o mobili quando ci sia la necessità di spostarsi rapidamente nel luogo di lavoro e si debbano eseguire attività ad altezze non elevate.
Il datore di lavoro sceglie il trabattello più idoneo alla natura dei lavori da eseguire ed alle sollecitazioni prevedibili considerando:

– Le dimensioni dell’impalcato,
– L’altezza massima in base alla presenza o all’assenza di vento,
– La classe di carico,
– Il tipo di accesso agli impalcati: scala a rampa, scala a gradini, scala a pioli inclinata,
scala a pioli verticale,
– I carichi orizzontali e verticali che possono contribuire a rovesciarlo,
– Le condizioni del terreno,
– L’uso di stabilizzatori, sporgenze esterne e/o zavorre,
– La necessità degli ancoraggi.

 

Indice

1. Denominazione

2. Documenti di riferimento

3. Cosa sono

4. Destinazione d’uso

5. Classificazione
5.1 Classificazione in base alle classi di carico
5.2 Classificazione in base al tipo di accesso agli impalcati
5.3 Classificazione in base alle condizioni di utilizzo

6. Marcatura

7. Indicazioni essenziali per la scelta, il montaggio, l’uso e lo smontaggio
7.1 Scelta
7.2 Montaggio
7.3 Uso
7.4 Smontaggio

8. Indicazioni essenziali di manutenzione

9. FAQ (Frequently asked questions)

Riferimenti nel d.lgs. 81/08


Quaderni Tecnici per i cantieri temporanei o mobili

 

Obiettivo dei Quaderni Tecnici per i cantieri temporanei o mobili è accrescere il livello di sicurezza nei cantieri temporanei o mobili.

Forniscono informative basate su leggi, circolari, norme tecniche specifiche e linee guida utili a individuare e perfezionare metodologie operative per il miglioramento delle misure di prevenzione contro i rischi professionali.

I Quaderni sono rivolti a coloro che operano nell’ambito dei cantieri temporanei o mobili rappresentando un agile strumento sia per l’informazione e la formazione dei lavoratori sia per il miglioramento dell’organizzazione delle piccole e medie imprese.

[Fonte: INAIL.it]

 

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Ultimo aggiornamento: 28/09/2018

 

Il Garante per la protezione dei dati personali ha messo a punto una serie di indicazioni operative per chiarire a soggetti pubblici e privati come usufruire della definizione agevolata dei procedimenti sanzionatori pendenti. L’agevolazione è stata prevista dal recente decreto legislativo 101/2018 che ha adeguato la normativa italiana alle disposizione del Regolamento europeo 2016/679 in materia di privacy. Le FAQ sono disponibili da oggi sul sito dell’Autorità: https://www.garanteprivacy.it/home/faq/faq-definizione-agevolata-delle-violazioni-in-materia-di-protezione-dei-dati-personali

Chi intende avvalersi di questa facoltà potrà oblare le sanzioni mediante il pagamento in misura ridotta di una somma pari ai due quinti del minimo edittale stabilito per la sanzione. Il pagamento dovrà essere effettuato entro il 18 dicembre 2018.

Potranno usufruire di questa speciale procedura quanti abbiamo ricevuto entro il 25 maggio 2018, data di piena applicazione del Regolamento Ue, l’atto con il quale sono stati notificati gli estremi della violazione o l’atto di contestazione.

Tra le altre istruzioni, le FAQ del Garante specificano anche le modalità per il pagamento delle sanzioni, l’importo da pagare per ciascuna violazione commessa e i casi di esclusione dalle agevolazioni.

Si è tenuto martedì 25 settembre presdo la sede di Confcommercio nord Sardegna di Olbia il Convegno: Protezione Civile tra eventi e pubbliche manifestazioni.

Si è trattato del terzo evento della serie iniziata a fine maggio a Cagliari e bella quale si era parlanto di #circolareGabrielli e #direttivaMorcone, proseguita a luglio a Sassari con l’appena pubblicata #direttivaeventi, mentre in questo ultimo incontro è stata introdotta anche la #CircolareProtezioneCivile che ha chiarito il ruolo dei #VolontariDiProtezioneCivile.

Tre eventi nei quali il relatore Geom. Stefano Farina ha cercato di far comprendere che la base di partenza è quella della #normativa e non quella della consuetudine o delle scelte del singolo (sia esso organizzatore o funzionario con in capo responsabilità decisionali), che con la norma nulla hanno a che fare.

In attesa dell’edizione 2018 dell’evento TEDx Trento è stato pubblicato il trailer di presentazione.

Le riprese sono state effettuate ad #ArteSella e presso il Teatro di Levico Terme.

Durante la registrazione presso #ArteSella il Geom. Stefano Farina ha curato la sicurezza antincendio.

tedxtrento.com

 

#sicurezza #antincendio

Terza riunione plenaria del Comitato europeo per la protezione dei dati (EDPB). Adottati i pareri sulle liste dei trattamenti da sottoporre a “Valutazione d’impatto sulla protezione dei dati”

Il Garante per la privacy italiano e le altre Autorità europee, riunite a Bruxelles nel Comitato europeo per la protezione dei dati (EDPB), hanno appena concluso la terza riunione plenaria nel corso della quale sono state discusse varie problematiche relative all’applicazione del nuovo Regolamento UE 2016/679 in materia di protezione dei dati personali (GDPR).

Nel corso della plenaria sono stati approvati i pareri relativi alle liste dei trattamenti da sottoporre a “Valutazione d’impatto sulla protezione dei dati” (Data Protection Impact Assessment – DPIA) in quanto possono presentare un rischio elevato per i diritti e le libertà delle persone interessate.

Adottate anche le Linee Guida sull’“ambito di applicazione territoriale” (territorial scope) che chiarisce quando un trattamento di dati effettuato nell’UE o in altri Paesi è soggetto al GDPR, nonché la decisione sulla proposta di Regolamento europeo E-evidence relativo alla raccolta e conservazione di prove elettroniche in materia penale. E’ stata inoltre avviata la discussione sulla proposta di decisione relativa all’adeguatezza del Giappone in materia di trattamento dei dati personali.

Per maggiori informazioni sulla plenaria e sul Comitato europeo per la protezione dei dati (EDPB) si può consultare il link: https://edpb.europa.eu/

Roma, 26 settembre 2018

Comitato europeo per la protezione dei dati (EDPB): è un organo europeo indipendente, che contribuisce all’applicazione coerente delle norme sulla protezione dei dati in tutta l’Unione europea e promuove la cooperazione tra le autorità competenti per la protezione dei dati dell’UE. Il Comitato è composto dalle figure di vertice delle autorità di controllo e dal Garante europeo della protezione dei dati (GEPD) o dai rispettivi rappresentanti.

In Gazzetta Ufficiale 27/9/2018

AVVISO DI RETTIFICA

Comunicato relativo al decreto legislativo 10 agosto 2018, n. 101, recante: «Disposizioni per l’adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonche’ alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE (regolamento generale sulla protezione dei dati).». (Decreto legislativo pubblicato nella Gazzetta Ufficiale – Serie Generale – n. 205 del 4 settembre 2018). (18A06204)

(GU Serie Generale n.225 del 27-09-2018)

I MATERIALI DI SICURELLO.si


DECRETO LEGISLATIVO 10 agosto 2018, n. 101
Disposizioni per l’adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonche’ alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE (regolamento generale sulla protezione dei dati). (18G00129)
Entrata in vigore del provvedimento: 19/09/2018 (GU n.205 del 4-9-2018) – Vigente al: 19-9-2018
Leggi il testo integrale pubblicato in Gazzetta Ufficiale
Capo I
Modifiche al titolo e alle premesse del codice in materia di protezione dei dati personali di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196


IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;

Vista la legge 25 ottobre 2017, n. 163, recante delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l’attuazione di altri
atti dell’Unione europea – Legge di delegazione europea 2016-2017, e in particolare l’articolo 13, che delega il Governo all’emanazione di uno o piu’ decreti legislativi di adeguamento del quadro normativo nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016;

Vista la legge 24 dicembre 2012, n. 234, recante norme generali sulla partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione
della normativa e delle politiche dell’Unione europea;

Visto il Codice in materia di protezione dei dati personali di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196;

Visto il Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonche’ alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE (regolamento generale sulla protezione dei dati);

Vista la direttiva (UE) 2016/680 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativa alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali da parte delle autorita’ competenti a fini di prevenzione, indagine, accertamento e perseguimento di reati o esecuzione di sanzioni penali, nonche’ alla libera circolazione di tali dati e che abroga la decisione quadro 2008/977/GAI del Consiglio;

Vista la direttiva 95/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio,
del 24 ottobre 1995, relativa alla tutela delle persone fisiche con
riguardo al trattamento dei dati personali, nonche’ alla libera
circolazione di tali dati;

Vista la direttiva 2002/58/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 luglio 2002, relativa al trattamento dei dati
personali e alla tutela della vita privata nel settore delle comunicazioni elettroniche;

Visto il decreto legislativo 18 maggio 2018, n. 51, recante attuazione della direttiva (UE) 2016/680 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativa alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali da parte delle autorita’ competenti a fini di prevenzione, indagine, accertamento e perseguimento di reati o esecuzione di sanzioni penali, nonche’ alla libera circolazione di tali dati e che abroga la decisione quadro 2008/977/GAI del Consiglio;

Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella riunione del 21 marzo 2018;

Acquisito il parere del Garante per la protezione dei dati personali, adottato nell’adunanza del 22 maggio 2018;

Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni parlamentari della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica;

Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella riunione dell’8 agosto 2018;

Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei ministri e dei Ministri per gli affari europei e della giustizia, di concerto con i
Ministri per la pubblica amministrazione, degli affari esteri e della cooperazione internazionale, dell’economia e delle finanze e dello
sviluppo economico;

E M A N A

il seguente decreto legislativo:

Art. 1

Modifiche al titolo e alle premesse del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196

1. Al titolo del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, dopo
le parole «dati personali» sono aggiunte le seguenti: «, recante
disposizioni per l’adeguamento dell’ordinamento nazionale al
regolamento (UE) n. 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio,
del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche
con riguardo al trattamento dei dati personali, nonche’ alla libera
circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE».
2. Alle premesse del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196,
dopo il terzo Visto sono inseriti i seguenti:
«Vista la legge 25 ottobre 2017, n. 163, recante delega al
Governo per il recepimento delle direttive europee e l’attuazione di
altri atti dell’Unione europea – Legge di delegazione europea
2016-2017» e, in particolare, l’articolo 13, che delega il Governo
all’emanazione di uno o piu’ decreti legislativi di adeguamento del
quadro normativo nazionale alle disposizioni del Regolamento (UE)
2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016;
Vista la legge 24 dicembre 2012, n. 234, recante norme generali
sulla partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione
della normativa e delle politiche dell’Unione europea;
Visto il Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone
fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonche’ alla
libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE
(regolamento generale sulla protezione dei dati);».
Capo II
Modifiche alla parte I del codice in materia di protezione dei dati personali di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196
Art. 2
Modifiche alla parte I, titolo I, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196

1. Alla parte I, titolo I, del decreto legislativo 30 giugno 2003,
n. 196, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) la rubrica del titolo I e’ sostituita dalla seguente:
«Principi e disposizioni generali»;
b) prima dell’articolo 1 e’ inserito il seguente Capo:
«Capo I (Oggetto, finalita’ e Autorita’ di controllo)»
c) l’articolo 1 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 1 (Oggetto) . – 1. Il trattamento dei dati personali avviene
secondo le norme del regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo
e del Consiglio, del 27 aprile 2016, di seguito «Regolamento», e del
presente codice, nel rispetto della dignita’ umana, dei diritti e
delle liberta’ fondamentali della persona.»;
d) l’articolo 2 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 2 (Finalita’). – 1. Il presente codice reca disposizioni per
l’adeguamento dell’ordinamento nazionale alle disposizioni del
regolamento.»;
e) dopo l’articolo 2 e’ inserito il seguente:
«Art. 2-bis (Autorita’ di controllo). – 1. L’Autorita’ di controllo
di cui all’articolo 51 del regolamento e’ individuata nel Garante per
la protezione dei dati personali, di seguito «Garante», di cui
all’articolo 153.»;
f) dopo l’articolo 2-bis sono inseriti i seguenti Capi:
«Capo II (Principi) – Art. 2-ter (Base giuridica per il trattamento
di dati personali effettuato per l’esecuzione di un compito di
interesse pubblico o connesso all’esercizio di pubblici poteri). – 1.
La base giuridica prevista dall’articolo 6, paragrafo 3, lettera b),
del regolamento e’ costituita esclusivamente da una norma di legge o,
nei casi previsti dalla legge, di regolamento.
2. La comunicazione fra titolari che effettuano trattamenti di dati
personali, diversi da quelli ricompresi nelle particolari categorie
di cui all’articolo 9 del Regolamento e di quelli relativi a condanne
penali e reati di cui all’articolo 10 del Regolamento, per
l’esecuzione di un compito di interesse pubblico o connesso
all’esercizio di pubblici poteri e’ ammessa se prevista ai sensi del
comma 1. In mancanza di tale norma, la comunicazione e’ ammessa
quando e’ comunque necessaria per lo svolgimento di compiti di
interesse pubblico e lo svolgimento di funzioni istituzionali e puo’
essere iniziata se e’ decorso il termine di quarantacinque giorni
dalla relativa comunicazione al Garante, senza che lo stesso abbia
adottato una diversa determinazione delle misure da adottarsi a
garanzia degli interessati.
3. La diffusione e la comunicazione di dati personali, trattati per
l’esecuzione di un compito di interesse pubblico o connesso
all’esercizio di pubblici poteri, a soggetti che intendono trattarli
per altre finalita’ sono ammesse unicamente se previste ai sensi del
comma 1.
4. Si intende per:
a) “comunicazione”, il dare conoscenza dei dati personali a uno o
piu’ soggetti determinati diversi dall’interessato, dal
rappresentante del titolare nel territorio dell’Unione europea, dal
responsabile o dal suo rappresentante nel territorio dell’Unione
europea, dalle persone autorizzate, ai sensi dell’articolo
2-quaterdecies, al trattamento dei dati personali sotto l’autorita’
diretta del titolare o del responsabile, in qualunque forma, anche
mediante la loro messa a disposizione, consultazione o mediante
interconnessione;
b) “diffusione”, il dare conoscenza dei dati personali a soggetti
indeterminati, in qualunque forma, anche mediante la loro messa a
disposizione o consultazione.
Art. 2-quater (Regole deontologiche). – 1. Il Garante promuove,
nell’osservanza del principio di rappresentativita’ e tenendo conto
delle raccomandazioni del Consiglio d’Europa sul trattamento dei dati
personali, l’adozione di regole deontologiche per i trattamenti
previsti dalle disposizioni di cui agli articoli 6, paragrafo 1,
lettere c) ed e), 9, paragrafo 4, e al capo IX del Regolamento, ne
verifica la conformita’ alle disposizioni vigenti, anche attraverso
l’esame di osservazioni di soggetti interessati e contribuisce a
garantirne la diffusione e il rispetto.
2. Lo schema di regole deontologiche e’ sottoposto a consultazione
pubblica per almeno sessanta giorni.
3. Conclusa la fase delle consultazioni, le regole deontologiche
sono approvate dal Garante ai sensi dell’articolo 154-bis, comma 1,
lettera b), pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e, con decreto del Ministro della giustizia, sono riportate
nell’allegato A del presente codice.
4. Il rispetto delle disposizioni contenute nelle regole
deontologiche di cui al comma 1 costituisce condizione essenziale per
la liceita’ e la correttezza del trattamento dei dati personali.
Art. 2-quinquies (Consenso del minore in relazione ai servizi della
societa’ dell’informazione). – 1. In attuazione dell’articolo 8,
paragrafo 1, del Regolamento, il minore che ha compiuto i quattordici
anni puo’ esprimere il consenso al trattamento dei propri dati
personali in relazione all’offerta diretta di servizi della societa’
dell’informazione. Con riguardo a tali servizi, il trattamento dei
dati personali del minore di eta’ inferiore a quattordici anni,
fondato sull’articolo 6, paragrafo 1, lettera a), del Regolamento, e’
lecito a condizione che sia prestato da chi esercita la
responsabilita’ genitoriale.
2. In relazione all’offerta diretta ai minori dei servizi di cui al
comma 1, il titolare del trattamento redige con linguaggio
particolarmente chiaro e semplice, conciso ed esaustivo, facilmente
accessibile e comprensibile dal minore, al fine di rendere
significativo il consenso prestato da quest’ultimo, le informazioni e
le comunicazioni relative al trattamento che lo riguardi.
Art. 2-sexies (Trattamento di categorie particolari di dati
personali necessario per motivi di interesse pubblico rilevante). –
1. I trattamenti delle categorie particolari di dati personali di cui
all’articolo 9, paragrafo 1, del Regolamento, necessari per motivi di
interesse pubblico rilevante ai sensi del paragrafo 2, lettera g),
del medesimo articolo, sono ammessi qualora siano previsti dal
diritto dell’Unione europea ovvero, nell’ordinamento interno, da
disposizioni di legge o, nei casi previsti dalla legge, di
regolamento che specifichino i tipi di dati che possono essere
trattati, le operazioni eseguibili e il motivo di interesse pubblico
rilevante, nonche’ le misure appropriate e specifiche per tutelare i
diritti fondamentali e gli interessi dell’interessato.
2. Fermo quanto previsto dal comma 1, si considera rilevante
l’interesse pubblico relativo a trattamenti effettuati da soggetti
che svolgono compiti di interesse pubblico o connessi all’esercizio
di pubblici poteri nelle seguenti materie:
a) accesso a documenti amministrativi e accesso civico;
b) tenuta degli atti e dei registri dello stato civile, delle
anagrafi della popolazione residente in Italia e dei cittadini
italiani residenti all’estero, e delle liste elettorali, nonche’
rilascio di documenti di riconoscimento o di viaggio o cambiamento
delle generalita’;
c) tenuta di registri pubblici relativi a beni immobili o mobili;
d) tenuta dell’anagrafe nazionale degli abilitati alla guida e
dell’archivio nazionale dei veicoli;
e) cittadinanza, immigrazione, asilo, condizione dello straniero
e del profugo, stato di rifugiato;
f) elettorato attivo e passivo ed esercizio di altri diritti
politici, protezione diplomatica e consolare, nonche’ documentazione
delle attivita’ istituzionali di organi pubblici, con particolare
riguardo alla redazione di verbali e resoconti dell’attivita’ di
assemblee rappresentative, commissioni e di altri organi collegiali o
assembleari;
g) esercizio del mandato degli organi rappresentativi, ivi
compresa la loro sospensione o il loro scioglimento, nonche’
l’accertamento delle cause di ineleggibilita’, incompatibilita’ o di
decadenza, ovvero di rimozione o sospensione da cariche pubbliche;
h) svolgimento delle funzioni di controllo, indirizzo politico,
inchiesta parlamentare o sindacato ispettivo e l’accesso a documenti
riconosciuto dalla legge e dai regolamenti degli organi interessati
per esclusive finalita’ direttamente connesse all’espletamento di un
mandato elettivo;
i) attivita’ dei soggetti pubblici dirette all’applicazione,
anche tramite i loro concessionari, delle disposizioni in materia
tributaria e doganale;
l) attivita’ di controllo e ispettive;
m) concessione, liquidazione, modifica e revoca di benefici
economici, agevolazioni, elargizioni, altri emolumenti e
abilitazioni;
n) conferimento di onorificenze e ricompense, riconoscimento
della personalita’ giuridica di associazioni, fondazioni ed enti,
anche di culto, accertamento dei requisiti di onorabilita’ e di
professionalita’ per le nomine, per i profili di competenza del
soggetto pubblico, ad uffici anche di culto e a cariche direttive di
persone giuridiche, imprese e di istituzioni scolastiche non statali,
nonche’ rilascio e revoca di autorizzazioni o abilitazioni,
concessione di patrocini, patronati e premi di rappresentanza,
adesione a comitati d’onore e ammissione a cerimonie ed incontri
istituzionali;
o) rapporti tra i soggetti pubblici e gli enti del terzo settore;
p) obiezione di coscienza;
q) attivita’ sanzionatorie e di tutela in sede amministrativa o
giudiziaria;
r) rapporti istituzionali con enti di culto, confessioni
religiose e comunita’ religiose;
s) attivita’ socio-assistenziali a tutela dei minori e soggetti
bisognosi, non autosufficienti e incapaci;
t) attivita’ amministrative e certificatorie correlate a quelle
di diagnosi, assistenza o terapia sanitaria o sociale, ivi incluse
quelle correlate ai trapianti d’organo e di tessuti nonche’ alle
trasfusioni di sangue umano;
u) compiti del servizio sanitario nazionale e dei soggetti
operanti in ambito sanitario, nonche’ compiti di igiene e sicurezza
sui luoghi di lavoro e sicurezza e salute della popolazione,
protezione civile, salvaguardia della vita e incolumita’ fisica;
v) programmazione, gestione, controllo e valutazione
dell’assistenza sanitaria, ivi incluse l’instaurazione, la gestione,
la pianificazione e il controllo dei rapporti tra l’amministrazione
ed i soggetti accreditati o convenzionati con il servizio sanitario
nazionale;
z) vigilanza sulle sperimentazioni, farmacovigilanza,
autorizzazione all’immissione in commercio e all’importazione di
medicinali e di altri prodotti di rilevanza sanitaria;
aa) tutela sociale della maternita’ ed interruzione volontaria
della gravidanza, dipendenze, assistenza, integrazione sociale e
diritti dei disabili;
bb) istruzione e formazione in ambito scolastico,
professionale, superiore o universitario;
cc) trattamenti effettuati a fini di archiviazione nel pubblico
interesse o di ricerca storica, concernenti la conservazione,
l’ordinamento e la comunicazione dei documenti detenuti negli archivi
di Stato negli archivi storici degli enti pubblici, o in archivi
privati dichiarati di interesse storico particolarmente importante,
per fini di ricerca scientifica, nonche’ per fini statistici da parte
di soggetti che fanno parte del sistema statistico nazionale
(Sistan);
dd) instaurazione, gestione ed estinzione, di rapporti di
lavoro di qualunque tipo, anche non retribuito o onorario, e di altre
forme di impiego, materia sindacale, occupazione e collocamento
obbligatorio, previdenza e assistenza, tutela delle minoranze e pari
opportunita’ nell’ambito dei rapporti di lavoro, adempimento degli
obblighi retributivi, fiscali e contabili, igiene e sicurezza del
lavoro o di sicurezza o salute della popolazione, accertamento della
responsabilita’ civile, disciplinare e contabile, attivita’
ispettiva.
3. Per i dati genetici, biometrici e relativi alla salute il
trattamento avviene comunque nel rispetto di quanto previsto
dall’articolo 2-septies.
Art. 2-septies (Misure di garanzia per il trattamento dei dati
genetici, biometrici e relativi alla salute). – 1. In attuazione di
quanto previsto dall’articolo 9, paragrafo 4, del regolamento, i dati
genetici, biometrici e relativi alla salute, possono essere oggetto
di trattamento in presenza di una delle condizioni di cui al
paragrafo 2 del medesimo articolo ed in conformita’ alle misure di
garanzia disposte dal Garante, nel rispetto di quanto previsto dal
presente articolo.
2. Il provvedimento che stabilisce le misure di garanzia di cui al
comma 1 e’ adottato con cadenza almeno biennale e tenendo conto:
a) delle linee guida, delle raccomandazioni e delle migliori
prassi pubblicate dal Comitato europeo per la protezione dei dati e
delle migliori prassi in materia di trattamento dei dati personali;
b) dell’evoluzione scientifica e tecnologica nel settore oggetto
delle misure;
c) dell’interesse alla libera circolazione dei dati personali nel
territorio dell’Unione europea.
3. Lo schema di provvedimento e’ sottoposto a consultazione
pubblica per un periodo non inferiore a sessanta giorni.
4. Le misure di garanzia sono adottate nel rispetto di quanto
previsto dall’articolo 9, paragrafo 2, del Regolamento, e riguardano
anche le cautele da adottare relativamente a:
a) contrassegni sui veicoli e accessi a zone a traffico limitato;
b) profili organizzativi e gestionali in ambito sanitario;
c) modalita’ per la comunicazione diretta all’interessato delle
diagnosi e dei dati relativi alla propria salute;
d) prescrizioni di medicinali.
5. Le misure di garanzia sono adottate in relazione a ciascuna
categoria dei dati personali di cui al comma 1, avendo riguardo alle
specifiche finalita’ del trattamento e possono individuare, in
conformita’ a quanto previsto al comma 2, ulteriori condizioni sulla
base delle quali il trattamento di tali dati e’ consentito. In
particolare, le misure di garanzia individuano le misure di
sicurezza, ivi comprese quelle tecniche di cifratura e di
pseudonomizzazione, le misure di minimizzazione, le specifiche
modalita’ per l’accesso selettivo ai dati e per rendere le
informazioni agli interessati, nonche’ le eventuali altre misure
necessarie a garantire i diritti degli interessati.
6. Le misure di garanzia che riguardano i dati genetici e il
trattamento dei dati relativi alla salute per finalita’ di
prevenzione, diagnosi e cura nonche’ quelle di cui al comma 4,
lettere b), c) e d), sono adottate sentito il Ministro della salute
che, a tal fine, acquisisce il parere del Consiglio superiore di
sanita’. Limitatamente ai dati genetici, le misure di garanzia
possono individuare, in caso di particolare ed elevato livello di
rischio, il consenso come ulteriore misura di protezione dei diritti
dell’interessato, a norma dell’articolo 9, paragrafo 4, del
regolamento, o altre cautele specifiche.
7. Nel rispetto dei principi in materia di protezione dei dati
personali, con riferimento agli obblighi di cui all’articolo 32 del
Regolamento, e’ ammesso l’utilizzo dei dati biometrici con riguardo
alle procedure di accesso fisico e logico ai dati da parte dei
soggetti autorizzati, nel rispetto delle misure di garanzia di cui al
presente articolo.
8. I dati personali di cui al comma 1 non possono essere diffusi.
Art. 2-octies (Principi relativi al trattamento di dati relativi a
condanne penali e reati). – 1. Fatto salvo quanto previsto dal
decreto legislativo 18 maggio 2018, n. 51, il trattamento di dati
personali relativi a condanne penali e a reati o a connesse misure di
sicurezza sulla base dell’articolo 6, paragrafo 1, del Regolamento,
che non avviene sotto il controllo dell’autorita’ pubblica, e’
consentito, ai sensi dell’articolo 10 del medesimo regolamento, solo
se autorizzato da una norma di legge o, nei casi previsti dalla
legge, di regolamento, che prevedano garanzie appropriate per i
diritti e le liberta’ degli interessati.
2. In mancanza delle predette disposizioni di legge o di
regolamento, i trattamenti dei dati di cui al comma 1 nonche’ le
garanzie di cui al medesimo comma sono individuati con decreto del
Ministro della giustizia, da adottarsi, ai sensi dell’articolo 17,
comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sentito il Garante.
3. Fermo quanto previsto dai commi 1 e 2, il trattamento di dati
personali relativi a condanne penali e a reati o a connesse misure di
sicurezza e’ consentito se autorizzato da una norma di legge o, nei
casi previsti dalla legge, di regolamento, riguardanti, in
particolare:
a) l’adempimento di obblighi e l’esercizio di diritti da parte
del titolare o dell’interessato in materia di diritto del lavoro o
comunque nell’ambito dei rapporti di lavoro, nei limiti stabiliti da
leggi, regolamenti e contratti collettivi, secondo quanto previsto
dagli articoli 9, paragrafo 2, lettera b), e 88 del regolamento;
b) l’adempimento degli obblighi previsti da disposizioni di legge
o di regolamento in materia di mediazione finalizzata alla
conciliazione delle controversie civili e commerciali;
c) la verifica o l’accertamento dei requisiti di onorabilita’,
requisiti soggettivi e presupposti interdittivi nei casi previsti
dalle leggi o dai regolamenti;
d) l’accertamento di responsabilita’ in relazione a sinistri o
eventi attinenti alla vita umana, nonche’ la prevenzione,
l’accertamento e il contrasto di frodi o situazioni di concreto
rischio per il corretto esercizio dell’attivita’ assicurativa, nei
limiti di quanto previsto dalle leggi o dai regolamenti in materia;
e) l’accertamento, l’esercizio o la difesa di un diritto in sede
giudiziaria;
f) l’esercizio del diritto di accesso ai dati e ai documenti
amministrativi, nei limiti di quanto previsto dalle leggi o dai
regolamenti in materia;
g) l’esecuzione di investigazioni o le ricerche o la raccolta di
informazioni per conto di terzi ai sensi dell’articolo 134 del testo
unico delle leggi di pubblica sicurezza;
h) l’adempimento di obblighi previsti da disposizioni di legge in
materia di comunicazioni e informazioni antimafia o in materia di
prevenzione della delinquenza di tipo mafioso e di altre gravi forme
di pericolosita’ sociale, nei casi previsti da leggi o da
regolamenti, o per la produzione della documentazione prescritta
dalla legge per partecipare a gare d’appalto;
i) l’accertamento del requisito di idoneita’ morale di coloro che
intendono partecipare a gare d’appalto, in adempimento di quanto
previsto dalle vigenti normative in materia di appalti;
l) l’attuazione della disciplina in materia di attribuzione del
rating di legalita’ delle imprese ai sensi dell’articolo 5-ter del
decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni,
dalla legge 24 marzo 2012, n. 27;
m) l’adempimento degli obblighi previsti dalle normative vigenti
in materia di prevenzione dell’uso del sistema finanziario a scopo di
riciclaggio dei proventi di attivita’ criminose e di finanziamento
del terrorismo.
4. Nei casi in cui le disposizioni di cui al comma 3 non
individuano le garanzie appropriate per i diritti e le liberta’ degli
interessati, tali garanzie sono previste con il decreto di cui al
comma 2.
5. Quando il trattamento dei dati di cui al presente articolo
avviene sotto il controllo dell’autorita’ pubblica si applicano le
disposizioni previste dall’articolo 2-sexies.
6. Con il decreto di cui al comma 2 e’ autorizzato il trattamento
dei dati di cui all’articolo 10 del Regolamento, effettuato in
attuazione di protocolli di intesa per la prevenzione e il contrasto
dei fenomeni di criminalita’ organizzata, stipulati con il Ministero
dell’interno o con le prefetture-UTG. In relazione a tali protocolli,
il decreto di cui al comma 2 individua, le tipologie dei dati
trattati, gli interessati, le operazioni di trattamento eseguibili,
anche in relazione all’aggiornamento e alla conservazione e prevede
le garanzie appropriate per i diritti e le liberta’ degli
interessati. Il decreto e’ adottato, limitatamente agli ambiti di cui
al presente comma, di concerto con il Ministro dell’interno.
Art. 2-novies (Trattamenti disciplinati dalla Presidenza della
Repubblica, dalla Camera dei deputati, dal Senato della Repubblica e
dalla Corte costituzionale). – 1. Le disposizioni degli articoli
2-sexies, 2-septies e 2-octies del presente decreto legislativo
recano principi applicabili, in conformita’ ai rispettivi
ordinamenti, ai trattamenti delle categorie di dati personali di cui
agli articoli 9, paragrafo 1, e 10 del Regolamento, disciplinati
dalla Presidenza della Repubblica, dal Senato della Repubblica, dalla
Camera dei deputati e dalla Corte costituzionale.
Art. 2-decies (Inutilizzabilita’ dei dati). – 1. I dati personali
trattati in violazione della disciplina rilevante in materia di
trattamento dei dati personali non possono essere utilizzati, salvo
quanto previsto dall’articolo 160-bis.
Capo III (Disposizioni in materia di diritti
dell’interessato) – Art. 2-undecies (Limitazioni ai diritti
dell’interessato). – 1. I diritti di cui agli articoli da 15 a 22 del
Regolamento non possono essere esercitati con richiesta al titolare
del trattamento ovvero con reclamo ai sensi dell’articolo 77 del
Regolamento qualora dall’esercizio di tali diritti possa derivare un
pregiudizio effettivo e concreto:
a) agli interessi tutelati in base alle disposizioni in materia
di riciclaggio;
b) agli interessi tutelati in base alle disposizioni in materia
di sostegno alle vittime di richieste estorsive;
c) all’attivita’ di Commissioni parlamentari d’inchiesta
istituite ai sensi dell’articolo 82 della Costituzione;
d) alle attivita’ svolte da un soggetto pubblico, diverso dagli
enti pubblici economici, in base ad espressa disposizione di legge,
per esclusive finalita’ inerenti alla politica monetaria e valutaria,
al sistema dei pagamenti, al controllo degli intermediari e dei
mercati creditizi e finanziari, nonche’ alla tutela della loro
stabilita’;
e) allo svolgimento delle investigazioni difensive o
all’esercizio di un diritto in sede giudiziaria;
f) alla riservatezza dell’identita’ del dipendente che segnala ai
sensi della legge 30 novembre 2017, n. 179, l’illecito di cui sia
venuto a conoscenza in ragione del proprio ufficio.
2. Nei casi di cui al comma 1, lettera c), si applica quanto
previsto dai regolamenti parlamentari ovvero dalla legge o dalle
norme istitutive della Commissione d’inchiesta.
3. Nei casi di cui al comma 1, lettere a), b), d) e) ed f) i
diritti di cui al medesimo comma sono esercitati conformemente alle
disposizioni di legge o di regolamento che regolano il settore, che
devono almeno recare misure dirette a disciplinare gli ambiti di cui
all’articolo 23, paragrafo 2, del Regolamento. L’esercizio dei
medesimi diritti puo’, in ogni caso, essere ritardato, limitato o
escluso con comunicazione motivata e resa senza ritardo
all’interessato, a meno che la comunicazione possa compromettere la
finalita’ della limitazione, per il tempo e nei limiti in cui cio’
costituisca una misura necessaria e proporzionata, tenuto conto dei
diritti fondamentali e dei legittimi interessi dell’interessato, al
fine di salvaguardare gli interessi di cui al comma 1, lettere a),
b), d), e) ed f). In tali casi, i diritti dell’interessato possono
essere esercitati anche tramite il Garante con le modalita’ di cui
all’articolo 160. In tale ipotesi, il Garante informa l’interessato
di aver eseguito tutte le verifiche necessarie o di aver svolto un
riesame, nonche’ del diritto dell’interessato di proporre ricorso
giurisdizionale. Il titolare del trattamento informa l’interessato
delle facolta’ di cui al presente comma.
Art. 2-duodecies (Limitazioni per ragioni di giustizia). – 1. In
applicazione dell’articolo 23, paragrafo 1, lettera f), del
Regolamento, in relazione ai trattamenti di dati personali effettuati
per ragioni di giustizia nell’ambito di procedimenti dinanzi agli
uffici giudiziari di ogni ordine e grado nonche’ dinanzi al Consiglio
superiore della magistratura e agli altri organi di autogoverno delle
magistrature speciali o presso il Ministero della giustizia, i
diritti e gli obblighi di cui agli articoli da 12 a 22 e 34 del
Regolamento sono disciplinati nei limiti e con le modalita’ previste
dalle disposizioni di legge o di Regolamento che regolano tali
procedimenti, nel rispetto di quanto previsto dall’articolo 23,
paragrafo 2, del Regolamento.
2. Fermo quanto previsto dal comma 1, l’esercizio dei diritti e
l’adempimento degli obblighi di cui agli articoli da 12 a 22 e 34 del
Regolamento possono, in ogni caso, essere ritardati, limitati o
esclusi, con comunicazione motivata e resa senza ritardo
all’interessato, a meno che la comunicazione possa compromettere la
finalita’ della limitazione, nella misura e per il tempo in cui cio’
costituisca una misura necessaria e proporzionata, tenuto conto dei
diritti fondamentali e dei legittimi interessi dell’interessato, per
salvaguardare l’indipendenza della magistratura e dei procedimenti
giudiziari.
3. Si applica l’articolo 2-undecies, comma 3, terzo, quarto e
quinto periodo.
4. Ai fini del presente articolo si intendono effettuati per
ragioni di giustizia i trattamenti di dati personali correlati alla
trattazione giudiziaria di affari e di controversie, i trattamenti
effettuati in materia di trattamento giuridico ed economico del
personale di magistratura, nonche’ i trattamenti svolti nell’ambito
delle attivita’ ispettive su uffici giudiziari. Le ragioni di
giustizia non ricorrono per l’ordinaria attivita’
amministrativo-gestionale di personale, mezzi o strutture, quando non
e’ pregiudicata la segretezza di atti direttamente connessi alla
trattazione giudiziaria di procedimenti.
Art. 2-terdecies (Diritti riguardanti le persone decedute). – 1. I
diritti di cui agli articoli da 15 a 22 del Regolamento riferiti ai
dati personali concernenti persone decedute possono essere esercitati
da chi ha un interesse proprio, o agisce a tutela dell’interessato,
in qualita’ di suo mandatario, o per ragioni familiari meritevoli di
protezione.
2. L’esercizio dei diritti di cui al comma 1 non e’ ammesso nei
casi previsti dalla legge o quando, limitatamente all’offerta diretta
di servizi della societa’ dell’informazione, l’interessato lo ha
espressamente vietato con dichiarazione scritta presentata al
titolare del trattamento o a quest’ultimo comunicata.
3. La volonta’ dell’interessato di vietare l’esercizio dei diritti
di cui al comma 1 deve risultare in modo non equivoco e deve essere
specifica, libera e informata; il divieto puo’ riguardare l’esercizio
soltanto di alcuni dei diritti di cui al predetto comma.
4. L’interessato ha in ogni momento il diritto di revocare o
modificare il divieto di cui ai commi 2 e 3.
5. In ogni caso, il divieto non puo’ produrre effetti
pregiudizievoli per l’esercizio da parte dei terzi dei diritti
patrimoniali che derivano dalla morte dell’interessato nonche’ del
diritto di difendere in giudizio i propri interessi.
Capo IV (Disposizioni relative al titolare del trattamento e al
responsabile del trattamento) – Art. 2-quaterdecies (Attribuzione di
funzioni e compiti a soggetti designati). – 1. Il titolare o il
responsabile del trattamento possono prevedere, sotto la propria
responsabilita’ e nell’ambito del proprio assetto organizzativo, che
specifici compiti e funzioni connessi al trattamento di dati
personali siano attribuiti a persone fisiche, espressamente
designate, che operano sotto la loro autorita’.
2. Il titolare o il responsabile del trattamento individuano le
modalita’ piu’ opportune per autorizzare al trattamento dei dati
personali le persone che operano sotto la propria autorita’ diretta.
Art. 2-quinquiesdecies (Trattamento che presenta rischi elevati per
l’esecuzione di un compito di interesse pubblico). – 1. Con riguardo
ai trattamenti svolti per l’esecuzione di un compito di interesse
pubblico che possono presentare rischi elevati ai sensi dell’articolo
35 del Regolamento, il Garante puo’, sulla base di quanto disposto
dall’articolo 36, paragrafo 5, del medesimo Regolamento e con
provvedimenti di carattere generale adottati d’ufficio, prescrivere
misure e accorgimenti a garanzia dell’interessato, che il titolare
del trattamento e’ tenuto ad adottare.
Art. 2-sexiesdecies (Responsabile della protezione dei dati per i
trattamenti effettuati dalle autorita’ giudiziarie nell’esercizio
delle loro funzioni). – 1. Il responsabile della protezione dati e’
designato, a norma delle disposizioni di cui alla sezione 4 del capo
IV del Regolamento, anche in relazione ai trattamenti di dati
personali effettuati dalle autorita’ giudiziarie nell’esercizio delle
loro funzioni.
Art. 2-septiesdecies (Organismo nazionale di accreditamento). – 1.
L’organismo nazionale di accreditamento di cui all’articolo 43,
paragrafo 1, lettera b), del Regolamento e’ l’Ente unico nazionale di
accreditamento, istituito ai sensi del Regolamento (CE) n. 765/2008,
del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 luglio 2008, fatto
salvo il potere del Garante di assumere direttamente, con
deliberazione pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e in caso di grave inadempimento dei suoi compiti da parte
dell’Ente unico nazionale di accreditamento, l’esercizio di tali
funzioni, anche con riferimento a una o piu’ categorie di
trattamenti.».
Capo III
Modifiche alla parte II del codice in materia di protezione dei dati personali di cui decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196
Art. 3
Modifiche alla rubrica e al titolo I della parte II, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196

1. La rubrica della parte II del decreto legislativo 30 giugno
2003, n. 196, e’ sostituita dalla seguente: «Disposizioni specifiche
per i trattamenti necessari per adempiere ad un obbligo legale o per
l’esecuzione di un compito di interesse pubblico o connesso
all’esercizio di pubblici poteri nonche’ disposizioni per i
trattamenti di cui al capo IX del regolamento».
2. Al titolo I della parte II, del decreto legislativo 30 giugno
2003, n. 196, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) prima del titolo I, e’ inserito il seguente:
«Titolo 0.I (Disposizioni sulla base giuridica) – Art. 45-bis
(Base giuridica). – 1. Le disposizioni contenute nella presente parte
sono stabilite in attuazione dell’articolo 6, paragrafo 2, nonche’
dell’articolo 23, paragrafo 1, del regolamento.»;
b) all’articolo 50, e’ aggiunto, in fine, il seguente periodo:
«La violazione del divieto di cui al presente articolo e’ punita ai
sensi dell’articolo 684 del codice penale.»;
c) all’articolo 52:
1) al comma 1, le parole: «per finalita’ di informazione
giuridica su riviste giuridiche, supporti elettronici o mediante reti
di comunicazione elettronica,» sono soppresse;
2) al comma 6, le parole «dell’articolo 32 della legge 11
febbraio 1994, n. 109,» sono sostituite dalle seguenti:
«dell’articolo 209 del Codice dei contratti pubblici di cui al
decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50,». Art. 4
Modifiche alla parte II, titolo III, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196

1. Alla parte II, titolo III, del decreto legislativo 30 giugno
2003, n. 196, l’articolo 58 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 58 (Trattamenti di dati personali per fini di sicurezza
nazionale o difesa). – 1. Ai trattamenti di dati personali effettuati
dagli organismi di cui agli articoli 4, 6 e 7 della legge 3 agosto
2007, n. 124, sulla base dell’articolo 26 della predetta legge o di
altre disposizioni di legge o regolamento, ovvero relativi a dati
coperti da segreto di Stato ai sensi degli articoli 39 e seguenti
della medesima legge, si applicano le disposizioni di cui
all’articolo 160, comma 4, nonche’, in quanto compatibili, le
disposizioni di cui agli articoli 2, 3, 8, 15, 16, 18, 25, 37, 41, 42
e 43 del decreto legislativo 18 maggio 2018, n. 51.
2. Fermo restando quanto previsto dal comma 1, ai trattamenti
effettuati da soggetti pubblici per finalita’ di difesa o di
sicurezza dello Stato, in base ad espresse disposizioni di legge che
prevedano specificamente il trattamento, si applicano le disposizioni
di cui al comma 1 del presente articolo, nonche’ quelle di cui agli
articoli 23 e 24 del decreto legislativo 18 maggio 2018, n. 51.
3. Con uno o piu’ regolamenti sono individuate le modalita’ di
applicazione delle disposizioni di cui ai commi 1 e 2, in riferimento
alle tipologie di dati, di interessati, di operazioni di trattamento
eseguibili e di persone autorizzate al trattamento dei dati personali
sotto l’autorita’ diretta del titolare o del responsabile ai sensi
dell’articolo 2-quaterdecies, anche in relazione all’aggiornamento e
alla conservazione. I regolamenti, negli ambiti di cui al comma 1,
sono adottati ai sensi dell’articolo 43 della legge 3 agosto 2007, n.
124, e, negli ambiti di cui al comma 2, sono adottati con decreto del
Presidente del Consiglio dei ministri, ai sensi dell’articolo 17,
comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta dei Ministri
competenti.
4. Con uno o piu’ regolamenti adottati con decreto del Presidente
della Repubblica su proposta del Ministro della difesa, sono
disciplinate le misure attuative del presente decreto in materia di
esercizio delle funzioni di difesa e sicurezza nazionale da parte
delle Forze armate.». Art. 5
Modifiche alla parte II, titolo IV, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196

1
. Alla parte II, titolo IV, del decreto legislativo 30 giugno
2003, n. 196, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all’articolo 59:
1) alla rubrica sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «e
accesso civico»;
2) al comma 1, le parole «sensibili e giudiziari» sono
sostituite dalle seguenti: «di cui agli articoli 9 e 10 del
regolamento» e le parole «Le attivita’ finalizzate all’applicazione
di tale disciplina si considerano di rilevante interesse pubblico.»
sono soppresse;
3) dopo il comma 1 e’ aggiunto il seguente: «1-bis. I
presupposti, le modalita’ e i limiti per l’esercizio del diritto di
accesso civico restano disciplinati dal decreto legislativo 14 marzo
2013, n. 33.»;
b) l’articolo 60 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 60 (Dati relativi alla salute o alla vita sessuale o
all’orientamento sessuale). – 1. Quando il trattamento concerne dati
genetici, relativi alla salute, alla vita sessuale o all’orientamento
sessuale della persona, il trattamento e’ consentito se la situazione
giuridicamente rilevante che si intende tutelare con la richiesta di
accesso ai documenti amministrativi, e’ di rango almeno pari ai
diritti dell’interessato, ovvero consiste in un diritto della
personalita’ o in un altro diritto o liberta’ fondamentale.»;
c) all’articolo 61:
1) alla rubrica sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «e
regole deontologiche»;
2) i commi 1 e 2 sono sostituiti dai seguenti:
«1. Il Garante promuove, ai sensi dell’articolo 2-quater,
l’adozione di regole deontologiche per il trattamento dei dati
personali provenienti da archivi, registri, elenchi, atti o documenti
tenuti da soggetti pubblici, anche individuando i casi in cui deve
essere indicata la fonte di acquisizione dei dati e prevedendo
garanzie appropriate per l’associazione di dati provenienti da piu’
archivi, tenendo presenti le pertinenti Raccomandazioni del Consiglio
d’Europa.
2. Agli effetti dell’applicazione del presente codice i dati
personali diversi da quelli di cui agli articoli 9 e 10 del
regolamento, che devono essere inseriti in un albo professionale in
conformita’ alla legge o ad un regolamento, possono essere comunicati
a soggetti pubblici e privati o diffusi, ai sensi dell’articolo 2-ter
del presente codice, anche mediante reti di comunicazione
elettronica. Puo’ essere altresi’ menzionata l’esistenza di
provvedimenti che a qualsiasi titolo incidono sull’esercizio della
professione.».

Art. 6
Modifiche alla parte II, titolo V, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196

1. Alla parte II, titolo V, del decreto legislativo 30 giugno 2003,
n. 196, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) l’articolo 75 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 75 (Specifiche condizioni in ambito sanitario). – 1. Il
trattamento dei dati personali effettuato per finalita’ di tutela
della salute e incolumita’ fisica dell’interessato o di terzi o della
collettivita’ deve essere effettuato ai sensi dell’articolo 9,
paragrafi 2, lettere h) ed i), e 3 del regolamento, dell’articolo
2-septies del presente codice, nonche’ nel rispetto delle specifiche
disposizioni di settore.»;
b) la rubrica del Capo II e’ sostituita dalla seguente:
«Modalita’ particolari per informare l’interessato e per il
trattamento dei dati personali»;
c) l’articolo 77 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 77 (Modalita’ particolari). – 1. Le disposizioni del presente
titolo individuano modalita’ particolari utilizzabili dai soggetti di
cui al comma 2:
a) per informare l’interessato ai sensi degli articoli 13 e 14
del Regolamento;
b) per il trattamento dei dati personali.
2. Le modalita’ di cui al comma 1 sono applicabili:
a) dalle strutture pubbliche e private, che erogano prestazioni
sanitarie e socio-sanitarie e dagli esercenti le professioni
sanitarie;
b) dai soggetti pubblici indicati all’articolo 80.»;
d) all’articolo 78:
1) alla rubrica la parola «Informativa» e’ sostituita dalla
seguente: «Informazioni»;
2) al comma 1, le parole «nell’articolo 13, comma 1» sono
sostituite dalle seguenti: «negli articoli 13 e 14 del Regolamento»;
3) al comma 2, le parole «L’informativa puo’ essere fornita»
sono sostituite dalle seguenti: «Le informazioni possono essere
fornite» e le parole «prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione»
sono sostituite dalle seguenti: «diagnosi, assistenza e terapia
sanitaria»;
4) il comma 3, e’ sostituito dal seguente: «3. Le informazioni
possono riguardare, altresi’, dati personali eventualmente raccolti
presso terzi e sono fornite preferibilmente per iscritto.»;
5) al comma 4, le parole «L’informativa» sono sostituite dalle
seguenti: «Le informazioni» e la parola «riguarda» e’ sostituita
dalla seguente «riguardano»;
6) al comma 5:
6.1. le parole «L’informativa resa» sono sostituite dalle
seguenti: «Le informazioni rese»;
6.2. la parola «evidenzia» e’ sostituita dalla seguente:
«evidenziano»;
6.3. la lettera a) e’ sostituita dalla seguente: «a) per fini
di ricerca scientifica anche nell’ambito di sperimentazioni cliniche,
in conformita’ alle leggi e ai regolamenti, ponendo in particolare
evidenza che il consenso, ove richiesto, e’ manifestato
liberamente;»;
6.4. sono aggiunte, in fine, le seguenti lettere: «c-bis) ai
fini dell’implementazione del fascicolo sanitario elettronico di cui
all’articolo 12 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179,
convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221;
c-ter) ai fini dei sistemi di sorveglianza e dei registri di cui
all’articolo 12 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179,
convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n.
221.»;
e) all’articolo 79:
1) la rubrica e’ sostituita dalla seguente: «(Informazioni da
parte di strutture pubbliche e private che erogano prestazioni
sanitarie e socio-sanitarie)»;
2) il comma 1 e’ sostituito dal seguente: «1. Le strutture
pubbliche e private, che erogano prestazioni sanitarie e
socio-sanitarie possono avvalersi delle modalita’ particolari di cui
all’articolo 78 in riferimento ad una pluralita’ di prestazioni
erogate anche da distinti reparti ed unita’ della stessa struttura o
di sue articolazioni ospedaliere o territoriali specificamente
identificate.»;
3) al comma 2, le parole «l’organismo e le strutture» sono
sostituite dalle seguenti: «la struttura o le sue articolazioni» e le
parole «informativa e il consenso» sono sostituite dalla seguente:
«informazione»;
4) al comma 3, le parole «semplificate di cui agli articoli 78
e 81» sono sostituite dalle seguenti: «particolari di cui
all’articolo 78»;
5) al comma 4, la parola «semplificate» e’ sostituita dalla
seguente «particolari»;
f) l’articolo 80 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 80 (Informazioni da parte di altri soggetti). – 1. Nel
fornire le informazioni di cui agli articoli 13 e 14 del Regolamento,
oltre a quanto previsto dall’articolo 79, possono avvalersi della
facolta’ di fornire un’unica informativa per una pluralita’ di
trattamenti di dati effettuati, a fini amministrativi e in tempi
diversi, rispetto a dati raccolti presso l’interessato e presso
terzi, i competenti servizi o strutture di altri soggetti pubblici,
diversi da quelli di cui al predetto articolo 79, operanti in ambito
sanitario o della protezione e sicurezza sociale.
2. Le informazioni di cui al comma 1 sono integrate con appositi e
idonei cartelli ed avvisi agevolmente visibili al pubblico, affissi e
diffusi anche nell’ambito di pubblicazioni istituzionali e mediante
reti di comunicazione elettronica, in particolare per quanto riguarda
attivita’ amministrative effettuate per motivi di interesse pubblico
rilevante che non richiedono il consenso degli interessati.»;
g) all’articolo 82:
1) al comma 1, le parole da «L’informativa» fino a
«intervenire» sono sostituite dalle seguenti: «Le informazioni di cui
agli articoli 13 e 14 del Regolamento possono essere rese»;
2) al comma 2: le parole da «L’informativa» fino a
«intervenire» sono sostituite dalle seguenti: «Tali informazioni
possono altresi’ essere rese», e la lettera a) e’ sostituita dalla
seguente: «a) impossibilita’ fisica, incapacita’ di agire o
incapacita’ di intendere o di volere dell’interessato, quando non e’
possibile rendere le informazioni, nei casi previsti, a chi esercita
legalmente la rappresentanza, ovvero a un prossimo congiunto, a un
familiare, a un convivente o unito civilmente ovvero a un fiduciario
ai sensi dell’articolo 4 della legge 22 dicembre 2017, n. 219 o, in
loro assenza, al responsabile della struttura presso cui dimora
l’interessato;»;
3) al comma 3, le parole da «L’informativa» fino a
«intervenire» sono sostituite dalle seguenti: «Le informazioni di cui
al comma 1 possono essere rese» e le parole «dall’acquisizione
preventiva del consenso» sono sostituite dalle seguenti: «dal loro
preventivo rilascio»;
4) al comma 4, le parole «l’informativa e’ fornita» sono
sostituite dalle seguenti: «le informazioni sono fornite» e le parole
da «anche» fino a «necessario» sono sostituite dalle seguenti: «nel
caso in cui non siano state fornite in precedenza»;
h) dopo l’articolo 89 e’ inserito il seguente:
«Art. 89-bis (Prescrizioni di medicinali). – 1. Per le prescrizioni
di medicinali, laddove non e’ necessario inserire il nominativo
dell’interessato, si adottano cautele particolari in relazione a
quanto disposto dal Garante nelle misure di garanzia di cui
all’articolo 2-septies, anche ai fini del controllo della correttezza
della prescrizione ovvero per finalita’ amministrative o per fini di
ricerca scientifica nel settore della sanita’ pubblica.»;
i) all’articolo 92:
1) al comma 1, le parole «organismi sanitari pubblici e
privati» sono sostituite dalle seguenti: «strutture, pubbliche e
private, che erogano prestazioni sanitarie e socio-sanitarie»;
2) al comma 2, lettera a), le parole «di far valere» sono
sostituite dalle seguenti: «di esercitare», le parole «ai sensi
dell’articolo 26, comma 4, lettera c),» sono sostituite dalle
seguenti: «, ai sensi dell’articolo 9, paragrafo 2, lettera f), del
Regolamento,» e le parole «e inviolabile» sono soppresse;
3) alla lettera b), le parole «e inviolabile» sono soppresse. Art. 7
Modifiche alla parte II, titolo VI, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196

1. Alla parte II, titolo VI, del decreto legislativo 30 giugno
2003, n. 196, l’articolo 96 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 96 (Trattamento di dati relativi a studenti). – 1. Al fine di
agevolare l’orientamento, la formazione e l’inserimento
professionale, anche all’estero, le istituzioni del sistema nazionale
di istruzione, i centri di formazione professionale regionale, le
scuole private non paritarie nonche’ le istituzioni di alta
formazione artistica e coreutica e le universita’ statali o non
statali legalmente riconosciute su richiesta degli interessati,
possono comunicare o diffondere, anche a privati e per via
telematica, dati relativi agli esiti formativi, intermedi e finali,
degli studenti e altri dati personali diversi da quelli di cui agli
articoli 9 e 10 del Regolamento, pertinenti in relazione alle
predette finalita’ e indicati nelle informazioni rese agli
interessati ai sensi dell’articolo 13 del Regolamento. I dati possono
essere successivamente trattati esclusivamente per le predette
finalita’.
2. Resta ferma la disposizione di cui all’articolo 2, comma 2, del
decreto del Presidente della Repubblica 24 giugno 1998, n. 249, sulla
tutela del diritto dello studente alla riservatezza. Restano altresi’
ferme le vigenti disposizioni in materia di pubblicazione dell’esito
degli esami mediante affissione nell’albo dell’istituto e di rilascio
di diplomi e certificati.». Art. 8
Modifiche alla parte II, titolo VII, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196

1. Alla parte II, titolo VII, del decreto legislativo 30 giugno
2003, n. 196, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) la rubrica e’ sostituita dalla seguente: «(Trattamenti a fini
di archiviazione nel pubblico interesse, di ricerca scientifica o
storica o a fini statistici)»;
b) l’articolo 97 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 97 (Ambito applicativo). – 1. Il presente titolo disciplina
il trattamento dei dati personali effettuato a fini di archiviazione
nel pubblico interesse, di ricerca scientifica o storica o a fini
statistici, ai sensi dell’articolo 89 del regolamento.»;
c) l’articolo 99 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 99 (Durata del trattamento). – 1. Il trattamento di dati
personali a fini di archiviazione nel pubblico interesse, di ricerca
scientifica o storica o a fini statistici puo’ essere effettuato
anche oltre il periodo di tempo necessario per conseguire i diversi
scopi per i quali i dati sono stati in precedenza raccolti o
trattati.
2. A fini di archiviazione nel pubblico interesse, di ricerca
scientifica o storica o a fini statistici possono comunque essere
conservati o ceduti ad altro titolare i dati personali dei quali, per
qualsiasi causa, e’ cessato il trattamento nel rispetto di quanto
previsto dall’articolo 89, paragrafo 1, del Regolamento.»;
d) all’articolo 100:
1) al comma 1, le parole «sensibili o giudiziari» sono
sostituite dalle seguenti: «di cui agli articoli 9 e 10 del
Regolamento»;
2) al comma 2, le parole da «opporsi» fino alla fine del comma,
sono sostituite dalle seguenti: «rettifica, cancellazione,
limitazione e opposizione ai sensi degli articoli 16, 17, 18 e 21 del
Regolamento»;
3) dopo il comma 4, e’ aggiunto il seguente: «4-bis. I diritti
di cui al comma 2 si esercitano con le modalita’ previste dalle
regole deontologiche.»;
e) la rubrica del Capo II e’ sostituita dalla seguente:
«Trattamento a fini di archiviazione nel pubblico interesse o di
ricerca storica»;
f) all’articolo 101:
1) al comma 1, le parole «per scopi storici» sono sostituite
dalle seguenti: «a fini di archiviazione nel pubblico interesse o di
ricerca storica» e le parole «dell’articolo 11» sono sostituite dalle
seguenti: «dell’articolo 5 del regolamento»;
2) al comma 2, le parole «per scopi storici» sono sostituite
dalle seguenti: «a fini di archiviazione nel pubblico interesse o di
ricerca storica»;
g) all’articolo 102:
1) la rubrica e’ sostituita dalla seguente: «(Regole
deontologiche per il trattamento a fini di archiviazione nel pubblico
interesse o di ricerca storica)»;
2) il comma 1 e’ sostituito dal seguente: «1. Il Garante
promuove, ai sensi dell’articolo 2-quater, la sottoscrizione di
regole deontologiche per i soggetti pubblici e privati, ivi comprese
le societa’ scientifiche e le associazioni professionali, interessati
al trattamento dei dati a fini di archiviazione nel pubblico
interesse o di ricerca storica.»;
3) al comma 2 sono apportate le seguenti modificazioni:
3.1 l’alinea e’ sostituito dal seguente: «2. Le regole
deontologiche di cui al comma 1 individuano garanzie adeguate per i
diritti e le liberta’ dell’interessato in particolare:»;
3.2 alla lettera a), dopo la parola «codice» sono inserite le
seguenti: «e del Regolamento»;
3.3 alla lettera c) le parole «a scopi storici» sono
sostituite dalle seguenti: «a fini di archiviazione nel pubblico
interesse o di ricerca storica»;
h) l’articolo 103 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 103 (Consultazione di documenti conservati in archivi). – 1.
La consultazione dei documenti conservati negli archivi di Stato, in
quelli storici degli enti pubblici e in archivi privati dichiarati di
interesse storico particolarmente importante e’ disciplinata dal
decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 e dalle relative regole
deontologiche.»;
i) la rubrica del Capo III e’ sostituita dalla seguente:
«Trattamento a fini statistici o di ricerca scientifica»;
l) all’articolo 104:
1) alla rubrica, le parole «per scopi statistici o scientifici»
sono sostituite dalle seguenti: «a fini statistici o di ricerca
scientifica»;
2) al comma 1, le parole «scopi statistici» sono sostituite
dalle seguenti: «fini statistici» e le parole «scopi scientifici»
sono sostituite dalle seguenti: «per fini di ricerca scientifica»;
m) all’articolo 105:
1) al comma 1, le parole «per scopi statistici o scientifici»
sono sostituite dalle seguenti: «a fini statistici o di ricerca
scientifica»;
2) al comma 2, le parole «Gli scopi statistici o scientifici»
sono sostituite dalle seguenti: «I fini statistici e di ricerca
scientifica», le parole «all’articolo 13» sono sostituite dalle
seguenti: «agli articoli 13 e 14 del regolamento» e le parole «, e
successive modificazioni» sono soppresse;
3) al comma 3, le parole «dai codici» sono sostituite dalle
seguenti: «dalle regole deontologiche» e le parole «l’informativa
all’interessato puo’ essere data» sono sostituite dalle seguenti: «le
informazioni all’interessato possono essere date»;
4) al comma 4, le parole «per scopi statistici o scientifici»
sono sostituite dalle seguenti: «a fini statistici o di ricerca
scientifica», le parole «l’informativa all’interessato non e’ dovuta»
sono sostituite dalle seguenti: «le informazioni all’interessato non
sono dovute» e le parole «dai codici» sono sostituite dalle seguenti:
«dalle regole deontologiche»;
n) l’articolo 106 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 106 (Regole deontologiche per trattamenti a fini statistici o
di ricerca scientifica). – 1. Il Garante promuove, ai sensi
dell’articolo 2-quater, regole deontologiche per i soggetti pubblici
e privati, ivi comprese le societa’ scientifiche e le associazioni
professionali, interessati al trattamento dei dati per fini
statistici o di ricerca scientifica, volte a individuare garanzie
adeguate per i diritti e le liberta’ dell’interessato in conformita’
all’articolo 89 del Regolamento.
2. Con le regole deontologiche di cui al comma 1, tenendo conto,
per i soggetti gia’ compresi nell’ambito del Sistema statistico
nazionale, di quanto gia’ previsto dal decreto legislativo 6
settembre 1989, n. 322, e, per altri soggetti, sulla base di analoghe
garanzie, sono individuati in particolare:
a) i presupposti e i procedimenti per documentare e verificare
che i trattamenti, fuori dai casi previsti dal medesimo decreto
legislativo n. 322 del 1989, siano effettuati per idonei ed effettivi
fini statistici o di ricerca scientifica;
b) per quanto non previsto dal presente codice, gli ulteriori
presupposti del trattamento e le connesse garanzie, anche in
riferimento alla durata della conservazione dei dati, alle
informazioni da rendere agli interessati relativamente ai dati
raccolti anche presso terzi, alla comunicazione e diffusione, ai
criteri selettivi da osservare per il trattamento di dati
identificativi, alle specifiche misure di sicurezza e alle modalita’
per la modifica dei dati a seguito dell’esercizio dei diritti
dell’interessato, tenendo conto dei principi contenuti nelle
pertinenti raccomandazioni del Consiglio d’Europa;
c) l’insieme dei mezzi che possono essere ragionevolmente
utilizzati dal titolare del trattamento o da altri per identificare
direttamente o indirettamente l’interessato, anche in relazione alle
conoscenze acquisite in base al progresso tecnico;
d) le garanzie da osservare nei casi in cui si puo’ prescindere
dal consenso dell’interessato, tenendo conto dei principi contenuti
nelle raccomandazioni di cui alla lettera b);
e) modalita’ semplificate per la prestazione del consenso degli
interessati relativamente al trattamento dei dati di cui all’articolo
9 del regolamento;
f) i casi nei quali i diritti di cui agli articoli 15, 16, 18 e
21 del Regolamento possono essere limitati ai sensi dell’articolo 89,
paragrafo 2, del medesimo Regolamento;
g) le regole di correttezza da osservare nella raccolta dei
dati e le istruzioni da impartire alle persone autorizzate al
trattamento dei dati personali sotto l’autorita’ diretta del titolare
o del responsabile ai sensi dell’articolo 2-quaterdecies;
h) le misure da adottare per favorire il rispetto del principio
di minimizzazione e delle misure tecniche e organizzative di cui
all’articolo 32 del Regolamento, anche in riferimento alle cautele
volte ad impedire l’accesso da parte di persone fisiche che non sono
autorizzate o designate e l’identificazione non autorizzata degli
interessati, all’interconnessione dei sistemi informativi anche
nell’ambito del Sistema statistico nazionale e all’interscambio di
dati per fini statistici o di ricerca scientifica da effettuarsi con
enti ed uffici situati all’estero;
i) l’impegno al rispetto di regole deontologiche da parte delle
persone che, ai sensi dell’articolo 2-quaterdecies, risultano
autorizzate al trattamento dei dati personali sotto l’autorita’
diretta del titolare o del responsabile del trattamento, che non sono
tenute in base alla legge al segreto d’ufficio o professionale, tali
da assicurare analoghi livelli di sicurezza e di riservatezza.»;
o) l’articolo 107 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 107 (Trattamento di categorie particolari di dati personali).
– 1. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 2-sexies e fuori
dei casi di particolari indagini a fini statistici o di ricerca
scientifica previste dalla legge, il consenso dell’interessato al
trattamento di dati di cui all’articolo 9 del Regolamento, quando e’
richiesto, puo’ essere prestato con modalita’ semplificate,
individuate dalle regole deontologiche di cui all’articolo 106 o
dalle misure di cui all’articolo 2-septies.»;
p) l’articolo108 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 108 (Sistema statistico nazionale). – 1. Il trattamento di
dati personali da parte di soggetti che fanno parte del Sistema
statistico nazionale, oltre a quanto previsto dalle regole
deontologiche di cui all’articolo 106, comma 2, resta inoltre
disciplinato dal decreto legislativo 6 settembre 1989, n. 322, in
particolare per quanto riguarda il trattamento dei dati di cui
all’articolo 9 del Regolamento indicati nel programma statistico
nazionale, le informative all’interessato, l’esercizio dei relativi
diritti e i dati non tutelati dal segreto statistico ai sensi
dell’articolo 9, comma 4, del medesimo decreto legislativo n. 322 del
1989.»;
q) all’articolo 109, comma 1, le parole «della statistica,
sentito il Ministro» sono sostituite dalle seguenti: «di statistica,
sentiti i Ministri»;
r) l’articolo 110 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 110 (Ricerca medica, biomedica ed epidemiologica). – 1. Il
consenso dell’interessato per il trattamento dei dati relativi alla
salute, a fini di ricerca scientifica in campo medico, biomedico o
epidemiologico, non e’ necessario quando la ricerca e’ effettuata in
base a disposizioni di legge o di regolamento o al diritto
dell’Unione europea in conformita’ all’articolo 9, paragrafo 2,
lettera j), del Regolamento, ivi incluso il caso in cui la ricerca
rientra in un programma di ricerca biomedica o sanitaria previsto ai
sensi dell’articolo 12-bis del decreto legislativo 30 dicembre 1992,
n. 502, ed e’ condotta e resa pubblica una valutazione d’impatto ai
sensi degli articoli 35 e 36 del Regolamento. Il consenso non e’
inoltre necessario quando, a causa di particolari ragioni, informare
gli interessati risulta impossibile o implica uno sforzo
sproporzionato, oppure rischia di rendere impossibile o di
pregiudicare gravemente il conseguimento delle finalita’ della
ricerca. In tali casi, il titolare del trattamento adotta misure
appropriate per tutelare i diritti, le liberta’ e i legittimi
interessi dell’interessato, il programma di ricerca e’ oggetto di
motivato parere favorevole del competente comitato etico a livello
territoriale e deve essere sottoposto a preventiva consultazione del
Garante ai sensi dell’articolo 36 del Regolamento.
2. In caso di esercizio dei diritti dell’interessato ai sensi
dell’articolo 16 del regolamento nei riguardi dei trattamenti di cui
al comma 1, la rettificazione e l’integrazione dei dati sono annotati
senza modificare questi ultimi, quando il risultato di tali
operazioni non produce effetti significativi sul risultato della
ricerca.»;
s) l’articolo 110-bis e’ sostituito dal seguente:
«Art. 110-bis (Trattamento ulteriore da parte di terzi dei dati
personali a fini di ricerca scientifica o a fini statistici). – 1. Il
Garante puo’ autorizzare il trattamento ulteriore di dati personali,
compresi quelli dei trattamenti speciali di cui all’articolo 9 del
Regolamento, a fini di ricerca scientifica o a fini statistici da
parte di soggetti terzi che svolgano principalmente tali attivita’
quando, a causa di particolari ragioni, informare gli interessati
risulta impossibile o implica uno sforzo sproporzionato, oppure
rischia di rendere impossibile o di pregiudicare gravemente il
conseguimento delle finalita’ della ricerca, a condizione che siano
adottate misure appropriate per tutelare i diritti, le liberta’ e i
legittimi interessi dell’interessato, in conformita’ all’articolo 89
del Regolamento, comprese forme preventive di minimizzazione e di
anonimizzazione dei dati.
2. Il Garante comunica la decisione adottata sulla richiesta di
autorizzazione entro quarantacinque giorni, decorsi i quali la
mancata pronuncia equivale a rigetto. Con il provvedimento di
autorizzazione o anche successivamente, sulla base di eventuali
verifiche, il Garante stabilisce le condizioni e le misure necessarie
ad assicurare adeguate garanzie a tutela degli interessati
nell’ambito del trattamento ulteriore dei dati personali da parte di
terzi, anche sotto il profilo della loro sicurezza.
3. Il trattamento ulteriore di dati personali da parte di terzi per
le finalita’ di cui al presente articolo puo’ essere autorizzato dal
Garante anche mediante provvedimenti generali, adottati d’ufficio e
anche in relazione a determinate categorie di titolari e di
trattamenti, con i quali sono stabilite le condizioni dell’ulteriore
trattamento e prescritte le misure necessarie per assicurare adeguate
garanzie a tutela degli interessati. I provvedimenti adottati a norma
del presente comma sono pubblicati nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana.
4. Non costituisce trattamento ulteriore da parte di terzi il
trattamento dei dati personali raccolti per l’attivita’ clinica, a
fini di ricerca, da parte degli Istituti di ricovero e cura a
carattere scientifico, pubblici e privati, in ragione del carattere
strumentale dell’attivita’ di assistenza sanitaria svolta dai
predetti istituti rispetto alla ricerca, nell’osservanza di quanto
previsto dall’articolo 89 del Regolamento.». Art. 9
Modifiche alla parte II, titolo VIII, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196

1. Alla parte II, titolo VIII, del decreto legislativo 30 giugno
2003, n. 196, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) la rubrica e’ sostituita dalla seguente: «Trattamenti
nell’ambito del rapporto di lavoro»;
b) l’articolo 111 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 111 (Regole deontologiche per trattamenti nell’ambito del
rapporto di lavoro). – 1. Il Garante promuove, ai sensi dell’articolo
2-quater, l’adozione di regole deontologiche per i soggetti pubblici
e privati interessati al trattamento dei dati personali effettuato
nell’ambito del rapporto di lavoro per le finalita’ di cui
all’articolo 88 del Regolamento, prevedendo anche specifiche
modalita’ per le informazioni da rendere all’interessato.»;
c) dopo l’articolo 111 e’ inserito il seguente:
«Art. 111-bis (Informazioni in caso di ricezione di curriculum). –
1. Le informazioni di cui all’articolo 13 del Regolamento, nei casi
di ricezione dei curricula spontaneamente trasmessi dagli interessati
al fine della instaurazione di un rapporto di lavoro, vengono fornite
al momento del primo contatto utile, successivo all’invio del
curriculum medesimo. Nei limiti delle finalita’ di cui all’articolo
6, paragrafo 1, lettera b), del Regolamento, il consenso al
trattamento dei dati personali presenti nei curricula non e’ dovuto.
d) la rubrica del Capo II e’ sostituita dalla seguente:
«Trattamento di dati riguardanti i prestatori di lavoro»;
e) la rubrica del Capo III e’ sostituita dalla seguente:
«Controllo a distanza, lavoro agile e telelavoro»
f) all’articolo 113, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole:
«, nonche’ dall’articolo 10 del decreto legislativo 10 settembre
2003, n. 276.»
g) la rubrica dell’articolo 114 e’ sostituita dalla seguente:
«Garanzie in materia di controllo a distanza»);
h) all’articolo 115:
1) la rubrica e’ sostituita dalla seguente: «(Telelavoro,
lavoro agile e lavoro domestico)»;
2) al comma 1, le parole «e del telelavoro» sono sostituite
dalle seguenti: «del telelavoro e del lavoro agile»;
i) all’articolo 116, comma 1, le parole «ai sensi dell’articolo
23» sono sostituite dalle seguenti: «dall’interessato medesimo».
Art. 10
Modifiche alla parte II, titolo IX, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196

1. Alla parte II, titolo IX, del decreto legislativo 30 giugno
2003, n. 196, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) la rubrica e’ sostituita dalla seguente: «Altri trattamenti in
ambito pubblico o di interesse pubblico»;
b) la rubrica del Capo I e’ sostituita dalla seguente:
«Assicurazioni»;
c) all’articolo 120:
1) al comma 1, le parole «private e di interesse collettivo
(ISVAP)» sono soppresse;
2) al comma 3, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «di
cui al decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209».
Art. 11
Modifiche alla parte II, titolo X, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196


1. Alla parte II, titolo X, del decreto legislativo 30 giugno 2003,
n. 196, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all’articolo 121:
1) la rubrica e’ sostituita dalla seguente: «(Servizi
interessati e definizioni)»;
2) dopo il comma 1, e’ aggiunto il seguente:
«1-bis. Ai fini dell’applicazione delle disposizioni del presente
titolo si intende per:
a) «comunicazione elettronica», ogni informazione scambiata o
trasmessa tra un numero finito di soggetti tramite un servizio di
comunicazione elettronica accessibile al pubblico. Sono escluse le
informazioni trasmesse al pubblico tramite una rete di comunicazione
elettronica, come parte di un servizio di radiodiffusione, salvo che
le stesse informazioni siano collegate ad uncontraente o utente
ricevente, identificato o identificabile;
b) «chiamata», la connessione istituita da un servizio di
comunicazione elettronica accessibil e al pubblico che consente la
comunicazione bidirezionale;
c) «reti di comunicazione elettronica», i sistemi di
trasmissione e, se del caso, le apparecchiature di commutazione o di
instradamento e altre risorse, inclusi gli elementi di rete non
attivi, che consentono di trasmettere segnali via cavo, via radio, a
mezzo di fibre ottiche o con altri mezzi elettromagnetici, comprese
le reti satellitari, le reti terrestri mobili e fisse a commutazione
di circuito e a commutazione di pacchetto, compresa Internet, le reti
utilizzate per la diffusione circolare dei programmi sonori e
televisivi, i sistemi per il trasporto della corrente elettrica,
nella misura in cui siano utilizzati per trasmettere i segnali, le
reti televisive via cavo, indipendentemente dal tipo di informazione
trasportato;
d) «rete pubblica di comunicazioni», una rete di comunicazione
elettronica utilizzata interamente o prevalentemente per fornire
servizi di comunicazione elettronica accessibili al pubblico, che
supporta il trasferimento di informazioni tra i punti terminali di
reti;
e) «servizio di comunicazione elettronica», i servizi
consistenti esclusivamente o prevalentemente nella trasmissione di
segnali su reti di comunicazioni elettroniche, compresi i servizi di
telecomunicazioni e i servizi di trasmissione nelle reti utilizzate
per la diffusione circolare radiotelevisiva, nei limiti previsti
dall’articolo 2, lettera c), della direttiva 2002/21/CE del
Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 marzo 2002;
f) «contraente», qualunque persona fisica, persona giuridica,
ente o associazione parte di un contratto con un fornitore di servizi
di comunicazione elettronica accessibili al pubblico per la fornitura
di tali servizi, o comunque destinatario di tali servizi tramite
schede prepagate;
g) «utente», qualsiasi persona fisica che utilizza un servizio
di comunicazione elettronica accessibile al pubblico, per motivi
privati o commerciali, senza esservi necessariamente abbonata;
h) «dati relativi al traffico», qualsiasi dato sottoposto a
trattamento ai fini della trasmissione di una comunicazione su una
rete di comunicazione elettronica o della relativa fatturazione;
i) «dati relativi all’ubicazione», ogni dato trattato in una
rete di comunicazione elettronica o da un servizio di comunicazione
elettronica che indica la posizione geografica dell’apparecchiatura
terminale dell’utente di un servizio di comunicazione elettronica
accessibile al pubblico;
l) «servizio a valore aggiunto», il servizio che richiede il
trattamento dei dati relativi al traffico o dei dati relativi
all’ubicazione diversi dai dati relativi al traffico, oltre a quanto
e’ necessario per la trasmissione di una comunicazione o della
relativa fatturazione;
m) «posta elettronica», messaggi contenenti testi, voci, suoni
o immagini trasmessi attraverso una rete pubblica di comunicazione,
che possono essere archiviati in rete o nell’apparecchiatura
terminale ricevente, fino a che il ricevente non ne ha preso
conoscenza.»;
b) all’articolo 122, comma 1, dopo la parola «con» e’ soppressa
la parola «le» e le parole «di cui all’articolo 13, comma 3» sono
soppresse;
c) all’articolo 123:
1) al comma 4, le parole «l’informativa di cui all’articolo 13»
sono sostituite dalle seguenti: «le informazioni di cui agli articoli
13 e 14 del Regolamento»;
2) al comma 5, le parole «ad incaricati del trattamento che
operano ai sensi dell’articolo 30» sono sostituite dalle seguenti: «a
persone che, ai sensi dell’articolo 2-quaterdecies, risultano
autorizzate al trattamento e che operano» e le parole
«dell’incaricato» sono sostituite dalle seguenti: «della persona
autorizzata»;
d) all’articolo 125, comma 1, e’ aggiunto, in fine, il seguente
periodo: «Rimane in ogni caso fermo quanto previsto dall’articolo 2,
comma 1, della legge 11 gennaio 2018, n. 5.»;
e) all’articolo 126, comma 4, le parole «ad incaricati del
trattamento che operano ai sensi dell’articolo 30,» sono sostituite
dalle seguenti: «a persone autorizzate al trattamento, ai sensi
dell’articolo 2-quaterdecies, che operano» e le parole
«dell’incaricato» sono sostituite dalle seguenti: «della persona
autorizzata»;
f) l’articolo 129 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 129 (Elenchi dei contraenti). – 1. Il Garante individua con
proprio provvedimento, in cooperazione con l’Autorita’ per le
garanzie nelle comunicazioni ai sensi dell’articolo 154, comma 4, e
in conformita’ alla normativa dell’Unione europea, le modalita’ di
inserimento e di successivo utilizzo dei dati personali relativi ai
contraenti negli elenchi cartacei o elettronici a disposizione del
pubblico.
2. Il provvedimento di cui al comma 1 individua idonee modalita’
per la manifestazione del consenso all’inclusione negli elenchi e,
rispettivamente, all’utilizzo dei dati per finalita’ di invio di
materiale pubblicitario o di vendita diretta o per il compimento di
ricerche di mercato o di comunicazione commerciale nonche’ per le
finalita’ di cui all’articolo 21, paragrafo 2, del Regolamento, in
base al principio della massima semplificazione delle modalita’ di
inclusione negli elenchi a fini di mera ricerca del contraente per
comunicazioni interpersonali, e del consenso specifico ed espresso
qualora il trattamento esuli da tali fini, nonche’ in tema di
verifica, rettifica o cancellazione dei dati senza oneri.»;
g) all’articolo 130:
1) al comma 1, e’ aggiunto, in fine, il seguente periodo:
«Resta in ogni caso fermo quanto previsto dall’articolo 1, comma 14,
della legge 11 gennaio 2018, n. 5.»;
2) al comma 3, le parole «23 e 24» sono sostituite dalle
seguenti: «6 e 7 del Regolamento» e le parole «del presente articolo»
sono soppresse;
3) al comma 3-bis, le parole «all’articolo 129, comma 1,» sono
sostituite dalle seguenti: «al comma 1 del predetto articolo,» e le
parole «di cui all’articolo 7, comma 4, lettera b)» sono sostituite
dalle seguenti: «di invio di materiale pubblicitario o di vendita
diretta o per il compimento di ricerche di mercato o di comunicazione
commerciale»;
4) al comma 3-ter:
4.1 alla lettera b), le parole «codice dei contratti pubblici
relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo
12 aprile 2006, n. 163» sono sostituite dalle seguenti «codice dei
contratti pubblici di cui al decreto legislativo 18 aprile 2016, n.
50»;
4.2 alla lettera f), le parole «di cui all’articolo 7, comma
4, lettera b)» sono sostituite dalle seguenti: «di invio di materiale
pubblicitario o di vendita diretta o per il compimento di ricerche di
mercato o di comunicazione commerciale»;
4.3 alla lettera g), le parole «23 e 24» sono sostituite
dalle seguenti «6 e 7 del Regolamento»;
6) al comma 5, le parole «all’articolo 7» sono sostituite dalle
seguenti: «agli articoli da 15 a 22 del Regolamento»;
7) al comma 6, le parole «dell’articolo 143, comma 1, lettera
b)» sono sostituite dalle seguenti: «dell’articolo 58 del
Regolamento»;
h) all’articolo 131, la rubrica e’ sostituita dalla seguente:
«(Informazioni a contraenti e utenti)»;
i) all’articolo 132:
1) al comma 3, secondo periodo, le parole «, ferme restando le
condizioni di cui all’articolo 8, comma 2, lettera f), per il
traffico entrante» sono soppresse ed e’ aggiunto, in fine, il
seguente periodo: «La richiesta di accesso diretto alle comunicazioni
telefoniche in entrata puo’ essere effettuata solo quando possa
derivarne un pregiudizio effettivo e concreto per lo svolgimento
delle investigazioni difensive di cui alla legge 7 dicembre 2000, n.
397; diversamente, i diritti di cui agli articoli da 12 a 22 del
Regolamento possono essere esercitati con le modalita’ di cui
all’articolo 2-undecies, comma 3, terzo, quarto e quinto periodo.»;
2) al comma 5, le parole «ai sensi dell’articolo 17» sono
sostituite dalle seguenti: «dal Garante secondo le modalita’ di cui
all’articolo 2-quinquiesdecies» e le parole da «nonche’ a:» a «d)»
sono sostituite dalle seguenti: «nonche’ ad»;
3) dopo il comma 5, e’ aggiunto il seguente: «5-bis. E’ fatta
salva la disciplina di cui all’articolo 24 della legge 20 novembre
2017, n. 167.»;
l) dopo l’articolo 132-bis sono inseriti i seguenti:
«Art. 132-ter (Sicurezza del trattamento). – 1. Nel rispetto di
quanto disposto dall’articolo 32 del Regolamento, ai fornitori di
servizi di comunicazione elettronica accessibili al pubblico si
applicano le disposizioni del presente articolo.
2. Il fornitore di un servizio di comunicazione elettronica
accessibile al pubblico adotta, ai sensi dell’articolo 32 del
Regolamento, anche attraverso altri soggetti a cui sia affidata
l’erogazione del servizio, misure tecniche e organizzative adeguate
al rischio esistente.
3. I soggetti che operano sulle reti di comunicazione elettronica
garantiscono che i dati personali siano accessibili soltanto al
personale autorizzato per fini legalmente autorizzati.
4. Le misure di cui ai commi 2 e 3 garantiscono la protezione dei
dati relativi al traffico ed all’ubicazione e degli altri dati
personali archiviati o trasmessi dalla distruzione anche accidentale,
da perdita o alterazione anche accidentale e da archiviazione,
trattamento, accesso o divulgazione non autorizzati o illeciti,
nonche’ garantiscono l’attuazione di una politica di sicurezza.
5. Quando la sicurezza del servizio o dei dati personali richiede
anche l’adozione di misure che riguardano la rete, il fornitore del
servizio di comunicazione elettronica accessibile al pubblico adotta
tali misure congiuntamente con il fornitore della rete pubblica di
comunicazioni. In caso di mancato accordo, su richiesta di uno dei
fornitori, la controversia e’ definita dall’Autorita’ per le garanzie
nelle comunicazioni secondo le modalita’ previste dalla normativa
vigente.
«Art. 132-quater (Informazioni sui rischi). – 1. Il fornitore di un
servizio di comunicazione elettronica accessibile al pubblico informa
gli abbonati e, ove possibile, gli utenti, mediante linguaggio
chiaro, idoneo e adeguato rispetto alla categoria e alla fascia di
eta’ dell’interessato a cui siano fornite le suddette informazioni,
con particolare attenzione in caso di minori di eta’, se sussiste un
particolare rischio di violazione della sicurezza della rete,
indicando, quando il rischio e’ al di fuori dell’ambito di
applicazione delle misure che il fornitore stesso e’ tenuto ad
adottare a norma dell’articolo 132-ter, commi 2, 3 e 5, tutti i
possibili rimedi e i relativi costi presumibili. Analoghe
informazioni sono rese al Garante e all’Autorita’ per le garanzie
nelle comunicazioni.».
Art. 12
Modifiche alla parte II, titolo XII, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196


1. Alla parte II, titolo XII, del decreto legislativo 30 giugno
2003, n. 196, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) la rubrica e’ sostituita dalla seguente: «Giornalismo,
liberta’ di informazione e di espressione»;
b) all’articolo 136, comma 1:
1) all’alinea, dopo le parole «si applicano» sono inserite le
seguenti: «, ai sensi dell’articolo 85 del Regolamento,»;
2) alla lettera c), la parola «temporaneo» e’ soppressa, dopo
la parola diffusione e’ inserita la parola «anche» e le parole
«nell’espressione artistica» sono sostituite dalle seguenti:
«nell’espressione accademica, artistica e letteraria»;
c) l’articolo 137 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 137 (Disposizioni applicabili). – 1. Con riferimento a quanto
previsto dall’articolo 136, possono essere trattati i dati di cui
agli articoli 9 e 10 del Regolamento anche senza il consenso
dell’interessato, purche’ nel rispetto delle regole deontologiche di
cui all’articolo 139.
2. Ai trattamenti indicati nell’articolo 136 non si applicano le
disposizioni relative:
a) alle misure di garanzia di cui all’articolo 2-septies e ai
provvedimenti generali di cui all’articolo 2-quinquiesdecies;
b) al trasferimento dei dati verso paesi terzi o organizzazioni
internazionali, contenute nel Capo V del Regolamento.
3. In caso di diffusione o di comunicazione dei dati per le
finalita’ di cui all’articolo 136 restano fermi i limiti del diritto
di cronaca a tutela dei diritti di cui all’articolo 1, paragrafo 2,
del Regolamento e all’articolo 1 del presente codice e, in
particolare, quello dell’essenzialita’ dell’informazione riguardo a
fatti di interesse pubblico. Possono essere trattati i dati personali
relativi a circostanze o fatti resi noti direttamente dagli
interessati o attraverso loro comportamenti in pubblico.»;
d) all’articolo 138, comma 1, le parole «dell’articolo 7, comma
2, lettera a)» sono sostituite dalle seguenti: «dell’articolo 15,
paragrafo 1, lettera g), del Regolamento»;
e) la rubrica del Capo II e’ sostituita dalla seguente: «Regole
deontologiche relative ad attivita’ giornalistiche e ad altre
manifestazioni del pensiero»;
f) l’articolo 139 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 139 (Regole deontologiche relative ad attivita’
giornalistiche). – 1. Il Garante promuove, ai sensi dell’articolo
2-quater, l’adozione da parte del Consiglio nazionale dell’ordine dei
giornalisti di regole deontologiche relative al trattamento dei dati
di cui all’articolo 136, che prevedono misure ed accorgimenti a
garanzia degli interessati rapportate alla natura dei dati, in
particolare per quanto riguarda quelli relativi alla salute e alla
vita o all’orientamento sessuale. Le regole possono anche prevedere
forme particolari per le informazioni di cui agli articoli 13 e 14
del Regolamento.
2. Le regole deontologiche o le modificazioni od integrazioni alle
stesse che non sono adottate dal Consiglio entro sei mesi dalla
proposta del Garante sono adottate in via sostitutiva dal Garante e
sono efficaci sino a quando diviene efficace una diversa disciplina
secondo la procedura di cooperazione.
3. Le regole deontologiche e le disposizioni di modificazione ed
integrazione divengono efficaci quindici giorni dopo la loro
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana ai
sensi dell’articolo 2-quater.
4. In caso di violazione delle prescrizioni contenute nelle regole
deontologiche, il Garante puo’ vietare il trattamento ai sensi
dell’articolo 58 del Regolamento.
5. Il Garante, in cooperazione con il Consiglio nazionale
dell’ordine dei giornalisti, prescrive eventuali misure e
accorgimenti a garanzia degli interessati, che il Consiglio e’ tenuto
a recepire.
Capo IV
Modifiche alla parte III e agli allegati del codice in materia di protezione dei dati personali di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196

Art. 13
Modifiche alla parte III, titolo I, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196


1. Alla parte III, titolo I, del decreto legislativo 30 giugno
2003, n. 196, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) prima del Capo I e’ inserito il seguente:
«Capo 0.I (Alternativita’ delle forme di tutela) – Art.140-bis
(Forme alternative di tutela). – 1. Qualora ritenga che i diritti di
cui gode sulla base della normativa in materia di protezione dei dati
personali siano stati violati, l’interessato puo’ proporre reclamo al
Garante o ricorso dinanzi all’autorita’ giudiziaria.
2. Il reclamo al Garante non puo’ essere proposto se, per il
medesimo oggetto e tra le stesse parti, e’ stata gia’ adita
l’autorita’ giudiziaria.
3. La presentazione del reclamo al Garante rende improponibile
un’ulteriore domanda dinanzi all’autorita’ giudiziaria tra le stesse
parti e per il medesimo oggetto, salvo quanto previsto dall’articolo
10, comma 4, del decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150.»;
b) al capo I, le parole «Sezione I – Principi generali» sono
soppresse;
c) l’articolo 141 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 141 (Reclamo al Garante). – 1. L’interessato puo’ rivolgersi
al Garante mediante reclamo ai sensi dell’articolo 77 del
Regolamento.»;
d) dopo l’articolo 141, le parole «Sezione II – Tutela
amministrativa» sono soppresse;
e) l’articolo 142 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 142 (Proposizione del reclamo). – 1. Il reclamo contiene
un’indicazione per quanto possibile dettagliata dei fatti e delle
circostanze su cui si fonda, delle disposizioni che si presumono
violate e delle misure richieste, nonche’ gli estremi identificativi
del titolare o del responsabile del trattamento, ove conosciuto.
2. Il reclamo e’ sottoscritto dall’interessato o, su mandato di
questo, da un ente del terzo settore soggetto alla disciplina del
decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117, che sia attivo nel settore
della tutela dei diritti e delle liberta’ degli interessati, con
riguardo alla protezione dei dati personali.
3. Il reclamo reca in allegato la documentazione utile ai fini
della sua valutazione e l’eventuale mandato, e indica un recapito per
l’invio di comunicazioni anche tramite posta elettronica, telefax o
telefono.
4. Il Garante predispone un modello per il reclamo, da pubblicare
nel proprio sito istituzionale, di cui favorisce la disponibilita’
con strumenti elettronici.
5. Il Garante disciplina con proprio regolamento il procedimento
relativo all’esame dei reclami, nonche’ modalita’ semplificate e
termini abbreviati per la trattazione di reclami che abbiano ad
oggetto la violazione degli articoli da 15 a 22 del Regolamento.»;
f) l’articolo 143 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 143 (Decisione del reclamo). – 1. Esaurita l’istruttoria
preliminare, se il reclamo non e’ manifestamente infondato e
sussistono i presupposti per adottare un provvedimento, il Garante,
anche prima della definizione del procedimento puo’ adottare i
provvedimenti di cui all’articolo 58 del Regolamento nel rispetto
delle disposizioni di cui all’articolo 56 dello stesso.
2. I provvedimenti di cui al comma 1 sono pubblicati nella Gazzetta
Ufficiale della Repubblica italiana se i relativi destinatari non
sono facilmente identificabili per il numero o per la complessita’
degli accertamenti.
3. Il Garante decide il reclamo entro nove mesi dalla data di
presentazione e, in ogni caso, entro tre mesi dalla predetta data
informa l’interessato sullo stato del procedimento. In presenza di
motivate esigenze istruttorie, che il Garante comunica
all’interessato, il reclamo e’ deciso entro dodici mesi. In caso di
attivazione del procedimento di cooperazione di cui all’articolo 60
del Regolamento, il termine rimane sospeso per la durata del predetto
procedimento.
4. Avverso la decisione e’ ammesso ricorso giurisdizionale ai sensi
dell’articolo 152.»;
g) l’articolo 144 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 144 (Segnalazioni). – 1. Chiunque puo’ rivolgere una
segnalazione che il Garante puo’ valutare anche ai fini
dell’emanazione dei provvedimenti di cui all’articolo 58 del
Regolamento.
2. I provvedimenti del Garante di cui all’articolo 58 del
Regolamento possono essere adottati anche d’ufficio.»;
h) all’articolo 152, il comma 1 e’ sostituito dal seguente: «1.
Tutte le controversie che riguardano le materie oggetto dei ricorsi
giurisdizionali di cui agli articoli 78 e 79 del Regolamento e quelli
comunque riguardanti l’applicazione della normativa in materia di
protezione dei dati personali, nonche’ il diritto al risarcimento del
danno ai sensi dell’articolo 82 del medesimo regolamento, sono
attribuite all’autorita’ giudiziaria ordinaria.».

Art. 14
Modifiche alla parte III, titolo II, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196


1. Alla parte III, titolo II, del decreto legislativo 30 giugno
2003, n. 196, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) la rubrica e’ sostituita dalla seguente: «Autorita’ di
controllo indipendente»;
b) l’articolo 153 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 153 (Garante per la protezione dei dati personali). – 1. Il
Garante e’ composto dal Collegio, che ne costituisce il vertice, e
dall’Ufficio. Il Collegio e’ costituito da quattro componenti, eletti
due dalla Camera dei deputati e due dal Senato della Repubblica con
voto limitato. I componenti devono essere eletti tra coloro che
presentano la propria candidatura nell’ambito di una procedura di
selezione il cui avviso deve essere pubblicato nei siti internet
della Camera, del Senato e del Garante almeno sessanta giorni prima
della nomina. Le candidature devono pervenire almeno trenta giorni
prima della nomina e i curricula devono essere pubblicati negli
stessi siti internet. Le candidature possono essere avanzate da
persone che assicurino indipendenza e che risultino di comprovata
esperienza nel settore della protezione dei dati personali, con
particolare riferimento alle discipline giuridiche o
dell’informatica.
2. I componenti eleggono nel loro ambito un presidente, il cui voto
prevale in caso di parita’. Eleggono altresi’ un vice presidente, che
assume le funzioni del presidente in caso di sua assenza o
impedimento.
3. L’incarico di presidente e quello di componente hanno durata
settennale e non sono rinnovabili. Per tutta la durata dell’incarico
il presidente e i componenti non possono esercitare, a pena di
decadenza, alcuna attivita’ professionale o di consulenza, anche non
remunerata, ne’ essere amministratori o dipendenti di enti pubblici o
privati, ne’ ricoprire cariche elettive.
4. I membri del Collegio devono mantenere il segreto, sia durante
sia successivamente alla cessazione dell’incarico, in merito alle
informazioni riservate cui hanno avuto accesso nell’esecuzione dei
propri compiti o nell’esercizio dei propri poteri.
5. All’atto dell’accettazione della nomina il presidente e i
componenti sono collocati fuori ruolo se dipendenti di pubbliche
amministrazioni o magistrati in attivita’ di servizio; se professori
universitari di ruolo, sono collocati in aspettativa senza assegni ai
sensi dell’articolo 13 del decreto del Presidente della Repubblica 11
luglio 1980, n. 382. Il personale collocato fuori ruolo o in
aspettativa non puo’ essere sostituito.
6. Al presidente compete una indennita’ di funzione pari alla
retribuzione in godimento al primo Presidente della Corte di
cassazione, nei limiti previsti dalla legge per il trattamento
economico annuo omnicomprensivo di chiunque riceva a carico delle
finanze pubbliche emolumenti o retribuzioni nell’ambito di rapporti
di lavoro dipendente o autonomo con pubbliche amministrazioni
statali. Ai componenti compete una indennita’ pari ai due terzi di
quella spettante al Presidente.
7. Alle dipendenze del Garante e’ posto l’Ufficio di cui
all’articolo 155.
8. Il presidente, i componenti, il segretario generale e i
dipendenti si astengono dal trattare, per i due anni successivi alla
cessazione dell’incarico ovvero del servizio presso il Garante,
procedimenti dinanzi al Garante, ivi compresa la presentazione per
conto di terzi di reclami richieste di parere o interpelli.»;
c) l’articolo 154 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 154 (Compiti). – 1. Oltre a quanto previsto da specifiche
disposizioni e dalla Sezione II del Capo VI del regolamento, il
Garante, ai sensi dell’articolo 57, paragrafo 1, lettera v), del
Regolamento medesimo, anche di propria iniziativa e avvalendosi
dell’Ufficio, in conformita’ alla disciplina vigente e nei confronti
di uno o piu’ titolari del trattamento, ha il compito di:
a) controllare se i trattamenti sono effettuati nel rispetto
della disciplina applicabile, anche in caso di loro cessazione e con
riferimento alla conservazione dei dati di traffico;
b) trattare i reclami presentati ai sensi del regolamento, e
delle disposizioni del presente codice, anche individuando con
proprio regolamento modalita’ specifiche per la trattazione, nonche’
fissando annualmente le priorita’ delle questioni emergenti dai
reclami che potranno essere istruite nel corso dell’anno di
riferimento;
c) promuovere l’adozione di regole deontologiche, nei casi di cui
all’articolo 2-quater;
d) denunciare i fatti configurabili come reati perseguibili
d’ufficio, dei quali viene a conoscenza nell’esercizio o a causa
delle funzioni;
e) trasmettere la relazione, predisposta annualmente ai sensi
dell’articolo 59 del Regolamento, al Parlamento e al Governo entro il
31 maggio dell’anno successivo a quello cui si riferisce;
f) assicurare la tutela dei diritti e delle liberta’ fondamentali
degli individui dando idonea attuazione al Regolamento e al presente
codice;
g) provvedere altresi’ all’espletamento dei compiti ad esso
attribuiti dal diritto dell’Unione europea o dello Stato e svolgere
le ulteriori funzioni previste dall’ordinamento.
2. Il Garante svolge altresi’, ai sensi del comma 1, la funzione di
controllo o assistenza in materia di trattamento dei dati personali
prevista da leggi di ratifica di accordi o convenzioni internazionali
o da atti comunitari o dell’Unione europea e, in particolare:
a) dal Regolamento (CE) n. 1987/2006 del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 20 dicembre 2006, sull’istituzione, l’esercizio e
l’uso del sistema d’informazione Schengen di seconda generazione (SIS
II) e Decisione 2007/533/GAI del Consiglio, del 12 giugno 2007,
sull’istituzione, l’esercizio e l’uso del sistema d’informazione
Schengen di seconda generazione (SIS II);
b) dal Regolamento (UE) 2016/794 del Parlamento europeo e del
Consiglio, dell’11 maggio 2016, che istituisce l’Agenzia dell’Unione
europea per la cooperazione nell’attivita’ di contrasto (Europol) e
sostituisce e abroga le decisioni del Consiglio 2009/371/GAI,
2009/934/GAI, 2009/935/GAI, 2009/936/GAI e 2009/968/GAI;
c) dal Regolamento (UE) 2015/1525 del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 9 settembre 2015, che modifica il Regolamento (CE) n.
515/97 del Consiglio relativo alla mutua assistenza tra le autorita’
amministrative degli Stati membri e alla collaborazione tra queste e
la Commissione per assicurare la corretta applicazione delle
normative doganale e agricola e decisione 2009/917/GAI del Consiglio,
del 30 novembre 2009, sull’uso dell’informatica nel settore doganale;
d) dal Regolamento (CE) n. 603/2013 del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 26 giugno 2013, che istituisce l’Eurodac per il
confronto delle impronte digitali per l’efficace applicazione del
Regolamento (UE) n. 604/2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi
di determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una
domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati
membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide e per le
richieste di confronto con i dati Eurodac presentate dalle autorita’
di contrasto degli Stati membri e da Europol a fini di contrasto, e
che modifica il Regolamento (UE) n. 1077/2011 che istituisce
un’agenzia europea per la gestione operativa dei sistemi IT su larga
scala nello spazio di liberta’, sicurezza e giustizia;
e) dal Regolamento (CE) n. 767/2008 del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 9 luglio 2008, concernente il sistema di informazione
visti (VIS) e lo scambio di dati tra Stati membri sui visti per
soggiorni di breve durata (Regolamento VIS) e decisione n.
2008/633/GAI del Consiglio, del 23 giugno 2008, relativa all’accesso
per la consultazione al sistema di informazione visti (VIS) da parte
delle autorita’ designate degli Stati membri e di Europol ai fini
della prevenzione, dell’individuazione e dell’investigazione di reati
di terrorismo e altri reati gravi;
f) dal Regolamento (CE) n. 1024/2012 del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 25 ottobre 2012, relativo alla cooperazione
amministrativa attraverso il sistema di informazione del mercato
interno e che abroga la decisione 2008/49/CE della Commissione
(Regolamento IMI) Testo rilevante ai fini del SEE;
g) dalle disposizioni di cui al capitolo IV della Convenzione n.
108 sulla protezione delle persone rispetto al trattamento
automatizzato di dati di carattere personale, adottata a Strasburgo
il 28 gennaio 1981 e resa esecutiva con legge 21 febbraio 1989, n.
98, quale autorita’ designata ai fini della cooperazione tra Stati ai
sensi dell’articolo 13 della convenzione medesima.
3. Per quanto non previsto dal Regolamento e dal presente codice,
il Garante disciplina con proprio Regolamento, ai sensi dell’articolo
156, comma 3, le modalita’ specifiche dei procedimenti relativi
all’esercizio dei compiti e dei poteri ad esso attribuiti dal
Regolamento e dal presente codice.
4. Il Garante collabora con altre autorita’ amministrative
indipendenti nazionali nello svolgimento dei rispettivi compiti.
5. Fatti salvi i termini piu’ brevi previsti per legge, il parere
del Garante, anche nei casi di cui agli articoli 36, paragrafo 4, del
Regolamento, e’ reso nel termine di quarantacinque giorni dal
ricevimento della richiesta. Decorso il termine, l’amministrazione
puo’ procedere indipendentemente dall’acquisizione del parere.
Quando, per esigenze istruttorie, non puo’ essere rispettato il
termine di cui al presente comma, tale termine puo’ essere interrotto
per una sola volta e il parere deve essere reso definitivamente entro
venti giorni dal ricevimento degli elementi istruttori da parte delle
amministrazioni interessate.
6. Copia dei provvedimenti emessi dall’autorita’ giudiziaria in
relazione a quanto previsto dal presente codice o in materia di
criminalita’ informatica e’ trasmessa, a cura della cancelleria, al
Garante.
7. Il Garante non e’ competente per il controllo dei trattamenti
effettuati dalle autorita’ giudiziarie nell’esercizio delle loro
funzioni.»;
d) dopo l’articolo 154 sono inseriti i seguenti:
«Art. 154-bis (Poteri). – 1. Oltre a quanto previsto da specifiche
disposizioni, dalla Sezione II del Capo VI del Regolamento e dal
presente codice, ai sensi dell’articolo 58, paragrafo 6, del
Regolamento medesimo, il Garante ha il potere di:
a) adottare linee guida di indirizzo riguardanti le misure
organizzative e tecniche di attuazione dei principi del Regolamento,
anche per singoli settori e in applicazione dei principi di cui
all’articolo 25 del Regolamento;
b) approvare le regole deontologiche di cui all’articolo 2-quater
.
2. Il Garante puo’ invitare rappresentanti di un’altra autorita’
amministrativa indipendente nazionale a partecipare alle proprie
riunioni, o essere invitato alle riunioni di altra autorita’
amministrativa indipendente nazionale, prendendo parte alla
discussione di argomenti di comune interesse; puo’ richiedere,
altresi’, la collaborazione di personale specializzato addetto ad
altra autorita’ amministrativa indipendente nazionale.
3. Il Garante pubblica i propri provvedimenti sulla base di quanto
previsto con atto di natura generale che disciplina anche la durata
di tale pubblicazione, la pubblicita’ nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana e sul proprio sito internet istituzionale nonche’
i casi di oscuramento.
4. In considerazione delle esigenze di semplificazione delle micro,
piccole e medie imprese, come definite dalla raccomandazione
2003/361/CE, il Garante per la protezione dei dati personali, nel
rispetto delle disposizioni del Regolamento e del presente Codice,
promuove, nelle linee guida adottate a norma del comma 1, lettera a),
modalita’ semplificate di adempimento degli obblighi del titolare del
trattamento.
Articolo 154-ter (Potere di agire e rappresentanza in giudizio). –
1. Il Garante e’ legittimato ad agire in giudizio nei confronti del
titolare o del responsabile del trattamento in caso di violazione
delle disposizioni in materia di protezione dei dati personali.
2. Il Garante e’ rappresentato in giudizio dall’Avvocatura dello
Stato, ai sensi dell’articolo 1 del regio decreto 30 ottobre 1933, n.
1611.
3. Nei casi di conflitto di interesse, il Garante, sentito
l’Avvocato generale dello Stato, puo’ stare in giudizio tramite
propri funzionari iscritti nell’elenco speciale degli avvocati
dipendenti di enti pubblici ovvero avvocati del libero foro.»;
e) all’articolo 155, la rubrica e’ sostituita dalla seguente:
«(Ufficio del Garante)»;
f) l’articolo 156 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 156 (Ruolo organico e personale). – 1. All’Ufficio del
Garante e’ preposto un segretario generale, nominato tra persone di
elevata e comprovata qualificazione professionale rispetto al ruolo e
agli obiettivi da conseguire, scelto anche tra i magistrati ordinari,
amministrativi e contabili, gli avvocati dello Stato, i professori
universitari di ruolo in materie giuridiche ed economiche, nonche’ i
dirigenti di prima fascia dello Stato.
2. Il ruolo organico del personale dipendente e’ stabilito nel
limite di centosessantadue unita’. Al ruolo organico del Garante si
accede esclusivamente mediante concorso pubblico. Nei casi in cui sia
ritenuto utile al fine di garantire l’economicita’ e l’efficienza
dell’azione amministrativa, nonche’ di favorire il reclutamento di
personale con maggiore esperienza nell’ambito delle procedure
concorsuali di cui al secondo periodo, il Garante puo’ riservare una
quota non superiore al cinquanta per cento dei posti banditi al
personale di ruolo delle amministrazioni pubbliche che sia stato
assunto per concorso pubblico e abbia maturato un’esperienza almeno
triennale nel rispettivo ruolo organico. La disposizione di cui
all’articolo 30 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, si
applica esclusivamente nell’ambito del personale di ruolo delle
autorita’ amministrative indipendenti di cui all’articolo 22, comma
1, del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con
modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n.114.
3. Con propri regolamenti pubblicati nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana, il Garante definisce:
a) l’organizzazione e il funzionamento dell’Ufficio anche ai fini
dello svolgimento dei compiti e dell’esercizio dei poteri di cui agli
articoli 154, 154-bis, 160, nonche’ all’articolo 57, paragrafo 1, del
Regolamento;
b) l’ordinamento delle carriere e le modalita’ di reclutamento
del personale secondo i principi e le procedure di cui agli articoli
1, 35 e 36 del decreto legislativo n. 165 del 2001;
c) la ripartizione dell’organico tra le diverse aree e
qualifiche;
d) il trattamento giuridico ed economico del personale, secondo i
criteri previsti dalla legge 31 luglio 1997, n. 249, e, per gli
incarichi dirigenziali, dagli articoli 19, comma 6, e 23-bis del
decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, tenuto conto delle
specifiche esigenze funzionali e organizzative. Nelle more della piu’
generale razionalizzazione del trattamento economico delle autorita’
amministrative indipendenti, al personale e’ attribuito l’80 per
cento del trattamento economico del personale dell’Autorita’ per le
garanzie nelle comunicazioni;
e) la gestione amministrativa e la contabilita’, anche in deroga
alle norme sulla contabilita’ generale dello Stato.
4. L’Ufficio puo’ avvalersi, per motivate esigenze, di dipendenti
dello Stato o di altre amministrazioni pubbliche o di enti pubblici
collocati in posizione di fuori ruolo o equiparati nelle forme
previste dai rispettivi ordinamenti, ovvero in aspettativa ai sensi
dell’articolo 13 del decreto del Presidente della Repubblica 11
luglio 1980, n. 382, in numero non superiore, complessivamente, a
venti unita’ e per non oltre il venti per cento delle qualifiche
dirigenziali, lasciando non coperto un corrispondente numero di posti
di ruolo.
5. In aggiunta al personale di ruolo, l’Ufficio puo’ assumere
dipendenti con contratto a tempo determinato o avvalersi di
consulenti incaricati ai sensi dell’articolo 7, comma 6, del decreto
legislativo n. 165 del 2001, in misura comunque non superiore a venti
unita’ complessive. Resta in ogni caso fermo, per i contratti a tempo
determinato, il rispetto dell’articolo 36 del decreto legislativo n.
165 del 2001.
6. Il personale addetto all’Ufficio del Garante ed i consulenti
sono tenuti, sia durante che dopo il mandato, al segreto su cio’ di
cui sono venuti a conoscenza, nell’esercizio delle proprie funzioni,
in ordine a notizie che devono rimanere segrete.
7. Il personale dell’Ufficio del Garante addetto agli accertamenti
di cui all’articolo 158 e agli articoli 57, paragrafo 1, lettera h),
58, paragrafo 1, lettera b), e 62, del Regolamento riveste, nei
limiti del servizio cui e’ destinato e secondo le rispettive
attribuzioni, la qualifica di ufficiale o agente di polizia
giudiziaria.
8. Le spese di funzionamento del Garante, in adempimento
all’articolo 52, paragrafo 4, del Regolamento, ivi comprese quelle
necessarie ad assicurare la sua partecipazione alle procedure di
cooperazione e al meccanismo di coerenza introdotti dal Regolamento,
nonche’ quelle connesse alle risorse umane, tecniche e finanziarie,
ai locali e alle infrastrutture necessarie per l’effettivo
adempimento dei suoi compiti e l’esercizio dei propri poteri, sono
poste a carico di un fondo stanziato a tale scopo nel bilancio dello
Stato e iscritto in apposita missione e programma di spesa del
Ministero dell’economia e delle finanze. Il rendiconto della gestione
finanziaria e’ soggetto al controllo della Corte dei conti. Il
Garante puo’ esigere dal titolare del trattamento il versamento di
diritti di segreteria in relazione a particolari procedimenti.»;
g) l’articolo 157 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 157 (Richiesta di informazioni e di esibizione di documenti).
– 1. Nell’ambito dei poteri di cui all’articolo 58 del Regolamento, e
per l’espletamento dei propri compiti, il Garante puo’ richiedere al
titolare, al responsabile, al rappresentante del titolare o del
responsabile, all’interessato o anche a terzi di fornire informazioni
e di esibire documenti anche con riferimento al contenuto di banche
di dati.»;
h) l’articolo 158 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 158 (Accertamenti). – 1. Il Garante puo’ disporre accessi a
banche di dati, archivi o altre ispezioni e verifiche nei luoghi ove
si svolge il trattamento o nei quali occorre effettuare rilevazioni
comunque utili al controllo del rispetto della disciplina in materia
di trattamento dei dati personali.
2. I controlli di cui al comma 1, nonche’ quelli effettuati ai
sensi dell’articolo 62 del Regolamento, sono eseguiti da personale
dell’Ufficio, con la partecipazione, se del caso, di componenti o
personale di autorita’ di controllo di altri Stati membri dell’Unione
europea.
3. Il Garante si avvale anche, ove necessario, della collaborazione
di altri organi dello Stato per lo svolgimento dei suoi compiti
istituzionali.
4. Gli accertamenti di cui ai commi 1 e 2, se svolti in
un’abitazione o in un altro luogo di privata dimora o nelle relative
appartenenze, sono effettuati con l’assenso informato del titolare o
del responsabile, oppure previa autorizzazione del presidente del
tribunale competente per territorio in relazione al luogo
dell’accertamento, il quale provvede con decreto motivato senza
ritardo, al piu’ tardi entro tre giorni dal ricevimento della
richiesta del Garante quando e’ documentata l’indifferibilita’
dell’accertamento.
5. Con le garanzie di cui al comma 4, gli accertamenti svolti nei
luoghi di cui al medesimo comma possono altresi’ riguardare reti di
comunicazione accessibili al pubblico, potendosi procedere
all’acquisizione di dati e informazioni on-line. A tal fine, viene
redatto apposito verbale in contradditorio con le parti ove
l’accertamento venga effettuato presso il titolare del trattamento.»;
i) all’articolo 159:
1) al comma 1, le parole «ai sensi dell’articolo 156, comma 8»
sono sostituite dalle seguenti: «su cio’ di cui sono venuti a
conoscenza, nell’esercizio delle proprie funzioni, in ordine a
notizie che devono rimanere segrete»;
2) al comma 3, dopo le parole «o il responsabile» sono inserite
le seguenti: «o il rappresentante del titolare o del responsabile» e
le parole «agli incaricati» sono sostituite dalle seguenti: «alle
persone autorizzate al trattamento dei dati personali sotto
l’autorita’ diretta del titolare o del responsabile ai sensi
dell’articolo 2-quaterdecies»;
3) al comma 5, le parole «e telefax» sono soppresse;
l) l’articolo 160 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 160 (Particolari accertamenti). – 1. Per i trattamenti di
dati personali di cui all’articolo 58, gli accertamenti sono
effettuati per il tramite di un componente designato dal Garante.
2. Se il trattamento non risulta conforme alle norme del
Regolamento ovvero alle disposizioni di legge o di Regolamento, il
Garante indica al titolare o al responsabile le necessarie
modificazioni ed integrazioni e ne verifica l’attuazione. Se
l’accertamento e’ stato richiesto dall’interessato, a quest’ultimo e’
fornito in ogni caso un riscontro circa il relativo esito, se cio’
non pregiudica azioni od operazioni a tutela dell’ordine e della
sicurezza pubblica o di prevenzione e repressione di reati o
ricorrono motivi di difesa o di sicurezza dello Stato.
3. Gli accertamenti non sono delegabili. Quando risulta necessario
in ragione della specificita’ della verifica, il componente designato
puo’ farsi assistere da personale specializzato tenuto al segreto su
cio’ di cui sono venuti a conoscenza in ordine a notizie che devono
rimanere segrete. Gli atti e i documenti acquisiti sono custoditi
secondo modalita’ tali da assicurarne la segretezza e sono
conoscibili dal presidente e dai componenti del Garante e, se
necessario per lo svolgimento delle funzioni dell’organo, da un
numero delimitato di addetti all’Ufficio individuati dal Garante
sulla base di criteri definiti dal Regolamento di cui all’articolo
156, comma 3, lettera a).
4. Per gli accertamenti di cui al comma 3 relativi agli organismi
di informazione e di sicurezza e ai dati coperti da segreto di Stato
il componente designato prende visione degli atti e dei documenti
rilevanti e riferisce oralmente nelle riunioni del Garante.».
m) dopo l’articolo 160 e’ inserito il seguente:
«Art. 160-bis (Validita’, efficacia e utilizzabilita’ nel
procedimento giudiziario di atti, documenti e provvedimenti basati
sul trattamento di dati personali non conforme a disposizioni di
legge o di Regolamento). – 1. La validita’, l’efficacia e
l’utilizzabilita’ nel procedimento giudiziario di atti, documenti e
provvedimenti basati sul trattamento di dati personali non conforme a
disposizioni di legge o di Regolamento restano disciplinate dalle
pertinenti disposizioni processuali.».

Art. 15
Modifiche alla parte III, titolo III, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196


1. Alla parte III, titolo III, del decreto legislativo 30 giugno
2003, n. 196, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) l’articolo 166 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 166 (Criteri di applicazione delle sanzioni amministrative
pecuniarie e procedimento per l’adozione dei provvedimenti correttivi
e sanzionatori). – 1. Sono soggette alla sanzione amministrativa di
cui all’articolo 83, paragrafo 4, del Regolamento le violazioni delle
disposizioni di cui agli articoli 2-quinquies, comma 2,
2-quinquiesdecies, 92, comma 1, 93, comma 1, 123, comma 4, 128, 129,
comma 2, e 132-ter. Alla medesima sanzione amministrativa e’ soggetto
colui che non effettua la valutazione di impatto di cui all’articolo
110, comma 1, primo periodo, ovvero non sottopone il programma di
ricerca a consultazione preventiva del Garante a norma del terzo
periodo del predetto comma.
2. Sono soggette alla sanzione amministrativa di cui all’articolo
83, paragrafo 5, del Regolamento le violazioni delle disposizioni di
cui agli articoli 2-ter, 2-quinquies, comma 1, 2-sexies, 2-septies,
comma 7, 2-octies, 2-terdecies, commi 1, 2, 3 e 4, 52, commi 4 e 5,
75, 78, 79, 80, 82, 92, comma 2, 93, commi 2 e 3, 96, 99, 100, commi
1, 2 e 4, 101, 105 commi 1, 2 e 4, 110-bis, commi 2 e 3, 111,
111-bis, 116, comma 1, 120, comma 2, 122, 123, commi 1, 2, 3 e 5,
124, 125, 126, 130, commi da 1 a 5, 131, 132, 132-bis, comma 2,
132-quater, 157, nonche’ delle misure di garanzia, delle regole
deontologiche di cui rispettivamente agli articoli 2-septies e
2-quater.
3. Il Garante e’ l’organo competente ad adottare i provvedimenti
correttivi di cui all’articolo 58, paragrafo 2, del Regolamento,
nonche’ ad irrogare le sanzioni di cui all’articolo 83 del medesimo
Regolamento e di cui ai commi 1 e 2.
4. Il procedimento per l’adozione dei provvedimenti e delle
sanzioni indicati al comma 4 puo’ essere avviato, nei confronti sia
di soggetti privati, sia di autorita’ pubbliche ed organismi
pubblici, a seguito di reclamo ai sensi dell’articolo 77 del
Regolamento o di attivita’ istruttoria d’iniziativa del Garante,
nell’ambito dell’esercizio dei poteri d’indagine di cui all’articolo
58, paragrafo 1, del Regolamento, nonche’ in relazione ad accessi,
ispezioni e verifiche svolte in base a poteri di accertamento
autonomi, ovvero delegati dal Garante.
5. L’Ufficio del Garante, quando ritiene che gli elementi acquisiti
nel corso delle attivita’ di cui al comma 5 configurino una o piu’
violazioni indicate nel presente titolo e nell’articolo 83, paragrafi
4, 5 e 6, del Regolamento, avvia il procedimento per l’adozione dei
provvedimenti e delle sanzioni di cui al comma 4 notificando al
titolare o al responsabile del trattamento le presunte violazioni,
nel rispetto delle garanzie previste dal Regolamento di cui al comma
10, salvo che la previa notifica della contestazione non risulti
incompatibile con la natura e le finalita’ del provvedimento da
adottare.
6. Entro trenta giorni dal ricevimento della comunicazione di cui
al comma 6, il contravventore puo’ inviare al Garante scritti
difensivi o documenti e puo’ chiedere di essere sentito dalla
medesima autorita’.
7. Nell’adozione dei provvedimenti sanzionatori nei casi di cui al
comma 4 si osservano, in quanto applicabili, gli articoli da 1 a 9,
da 18 a 22 e da 24 a 28 della legge 24 novembre 1981, n. 689; nei
medesimi casi puo’ essere applicata la sanzione amministrativa
accessoria della pubblicazione dell’ordinanza-ingiunzione, per intero
o per estratto, sul sito internet del Garante. I proventi delle
sanzioni, nella misura del cinquanta per cento del totale annuo, sono
riassegnati al fondo di cui all’articolo 156, comma 8, per essere
destinati alle specifiche attivita’ di sensibilizzazione e di
ispezione nonche’ di attuazione del Regolamento svolte dal Garante.
8. Entro il termine di cui all’articolo 10, comma 3, del decreto
legislativo n. 150 del 2011 previsto per la proposizione del ricorso,
il trasgressore e gli obbligati in solido possono definire la
controversia adeguandosi alle prescrizioni del Garante, ove
impartite, e mediante il pagamento di un importo pari alla meta’
della sanzione irrogata.
9. Nel rispetto dell’articolo 58, paragrafo 4, del Regolamento, con
proprio regolamento pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana, il Garante definisce le modalita’ del
procedimento per l’adozione dei provvedimenti e delle sanzioni di cui
al comma 4 ed i relativi termini, in conformita’ ai principi della
piena conoscenza degli atti istruttori, del contraddittorio, della
verbalizzazione, nonche’ della distinzione tra funzioni istruttorie e
funzioni decisorie rispetto all’irrogazione della sanzione.
10. Le disposizioni relative a sanzioni amministrative previste dal
presente codice e dall’articolo 83 del Regolamento non si applicano
in relazione ai trattamenti svolti in ambito giudiziario.».
b) l’articolo 167 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 167 (Trattamento illecito di dati). – 1. Salvo che il fatto
costituisca piu’ grave reato, chiunque, al fine di trarre per se’ o
per altri profitto ovvero di arrecare danno all’interessato, operando
in violazione di quanto disposto dagli articoli 123, 126 e 130 o dal
provvedimento di cui all’articolo 129 arreca nocumento
all’interessato, e’ punito con la reclusione da sei mesi a un anno e
sei mesi.
2. Salvo che il fatto costituisca piu’ grave reato, chiunque, al
fine di trarre per se’ o per altri profitto ovvero di arrecare danno
all’interessato, procedendo al trattamento dei dati personali di cui
agli articoli 9 e 10 del Regolamento in violazione delle disposizioni
di cui agli articoli 2-sexies e 2-octies, o delle misure di garanzia
di cui all’articolo 2-septies ovvero operando in violazione delle
misure adottate ai sensi dell’articolo 2-quinquiesdecies arreca
nocumento all’interessato, e’ punito con la reclusione da uno a tre
anni.
3. Salvo che il fatto costituisca piu’ grave reato, la pena di cui
al comma 2 si applica altresi’ a chiunque, al fine di trarre per se’
o per altri profitto ovvero di arrecare danno all’interessato,
procedendo al trasferimento dei dati personali verso un paese terzo o
un’organizzazione internazionale al di fuori dei casi consentiti ai
sensi degli articoli 45, 46 o 49 del Regolamento, arreca nocumento
all’interessato.
4. Il Pubblico ministero, quando ha notizia dei reati di cui ai
commi 1, 2 e 3, ne informa senza ritardo il Garante.
5. Il Garante trasmette al pubblico ministero, con una relazione
motivata, la documentazione raccolta nello svolgimento dell’attivita’
di accertamento nel caso in cui emergano elementi che facciano
presumere la esistenza di un reato. La trasmissione degli atti al
pubblico ministero avviene al piu’ tardi al termine dell’attivita’ di
accertamento delle violazioni delle disposizioni di cui al presente
decreto.
6. Quando per lo stesso fatto e’ stata applicata a norma del
presente codice o del Regolamento a carico dell’imputato o dell’ente
una sanzione amministrativa pecuniaria dal Garante e questa e’ stata
riscossa, la pena e’ diminuita.»;
c) dopo l’articolo 167, sono inseriti i seguenti:
«Art. 167-bis (Comunicazione e diffusione illecita di dati
personali oggetto di trattamento su larga scala). – 1. Salvo che il
fatto costituisca piu’ grave reato, chiunque comunica o diffonde al
fine di trarre profitto per se’ o altri ovvero al fine di arrecare
danno, un archivio automatizzato o una parte sostanziale di esso
contenente dati personali oggetto di trattamento su larga scala, in
violazione degli articoli 2-ter, 2-sexies e 2-octies, e’ punito con
la reclusione da uno a sei anni.
2. Salvo che il fatto costituisca piu’ grave reato, chiunque, al
fine trarne profitto per se’ o altri ovvero di arrecare danno,
comunica o diffonde, senza consenso, un archivio automatizzato o una
parte sostanziale di esso contenente dati personali oggetto di
trattamento su larga scala, e’ punito con la reclusione da uno a sei
anni, quando il consenso dell’interessato e’ richiesto per le
operazioni di comunicazione e di diffusione.
3. Per i reati di cui ai commi 1 e 2, si applicano i commi 4, 5 e 6
dell’articolo 167.».
«Art. 167-ter (Acquisizione fraudolenta di dati personali oggetto
di trattamento su larga scala). – 1. Salvo che il fatto costituisca
piu’ grave reato, chiunque, al fine trarne profitto per se’ o altri
ovvero di arrecare danno, acquisisce con mezzi fraudolenti un
archivio automatizzato o una parte sostanziale di esso contenente
dati personali oggetto di trattamento su larga scala e’ punito con la
reclusione da uno a quattro anni.
2. Per il reato di cui al comma 1 si applicano i commi 4, 5 e 6
dell’articolo 167.»;
d) l’articolo 168 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 168 (Falsita’ nelle dichiarazioni al Garante e interruzione
dell’esecuzione dei compiti o dell’esercizio dei poteri del Garante).
– 1. Salvo che il fatto costituisca piu’ grave reato, chiunque, in un
procedimento o nel corso di accertamenti dinanzi al Garante, dichiara
o attesta falsamente notizie o circostanze o produce atti o documenti
falsi, e’ punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.
2. Fuori dei casi di cui al comma 1, e’ punito con la reclusione
sino ad un anno chiunque intenzionalmente cagiona un’interruzione o
turba la regolarita’ di un procedimento dinanzi al Garante o degli
accertamenti dallo stesso svolti.»;
e) l’articolo 170 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 170 (Inosservanza di provvedimenti del Garante). – 1.
Chiunque, essendovi tenuto, non osserva il provvedimento adottato dal
Garante ai sensi degli articoli 58, paragrafo 2, lettera f) del
Regolamento, dell’articolo 2-septies, comma 1, nonche’ i
provvedimenti generali di cui all’articolo 21, comma 1, del decreto
legislativo di attuazione dell’articolo 13 della legge 25 ottobre
2017, n. 163 e’ punito con la reclusione da tre mesi a due anni.»;
f) l’articolo 171 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 171 (Violazioni delle disposizioni in materia di controlli a
distanza e indagini sulle opinioni dei lavoratori). – 1. La
violazione delle disposizioni di cui agli articoli 4, comma 1, e 8
della legge 20 maggio 1970, n. 300, e’ punita con le sanzioni di cui
all’articolo 38 della medesima legge.»;
g) all’articolo 172, comma 1, dopo le parole «pubblicazione della
sentenza» sono aggiunte le seguenti: «, ai sensi dell’articolo 36,
secondo e terzo comma, del codice penale».
Art. 16
Modifiche all’allegato A del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196


1. L’allegato A e’ ridenominato: «Regole deontologiche».
Capo V
Disposizioni processuali

Art. 17
Modifiche al decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150


1. L’articolo 10 del decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150,
e’ sostituito dal seguente:
«Art. 10 (Delle controversie in materia di applicazione delle
disposizioni in materia di protezione dei dati personali). – 1. Le
controversie previste dall’articolo 152 del decreto legislativo 30
giugno 2003, n. 196, sono regolate dal rito del lavoro, ove non
diversamente disposto dal presente articolo.
2. Sono competenti, in via alternativa, il tribunale del luogo in
cui il titolare del trattamento risiede o ha sede ovvero il tribunale
del luogo di residenza dell’interessato.
3. Il ricorso avverso i provvedimenti del Garante per la protezione
dei dati personali, ivi compresi quelli emessi a seguito di un
reclamo dell’interessato, e’ proposto, a pena di inammissibilita’,
entro trenta giorni dalla data di comunicazione del provvedimento
ovvero entro sessanta giorni se il ricorrente risiede all’estero.
4. Decorso il termine previsto per la decisione del reclamo
dall’articolo 143, comma 3, del decreto legislativo n. 196 del 2003,
chi vi ha interesse puo’, entro trenta giorni dalla scadenza del
predetto termine, ricorrere al Tribunale competente ai sensi del
presente articolo. La disposizione di cui al primo periodo si applica
anche qualora sia scaduto il termine trimestrale di cui all’articolo
143, comma 3, del decreto legislativo n. 196 del 2003 senza che
l’interessato sia stato informato dello stato del procedimento.
5. L’interessato puo’ dare mandato a un ente del terzo settore
soggetto alla disciplina del decreto legislativo 3 luglio 2017, n.
117, che sia attivo nel settore della tutela dei diritti e delle
liberta’ degli interessati con riguardo alla protezione dei dati
personali, di esercitare per suo conto l’azione, ferme le
disposizioni in materia di patrocinio previste dal codice di
procedura civile.
6. Il giudice fissa l’udienza di comparizione delle parti con
decreto con il quale assegna al ricorrente il termine perentorio
entro cui notificarlo alle altre parti e al Garante. Tra il giorno
della notificazione e l’udienza di comparizione intercorrono non meno
di trenta giorni.
7. L’efficacia esecutiva del provvedimento impugnato puo’ essere
sospesa secondo quanto previsto dall’articolo 5.
8. Se alla prima udienza il ricorrente non compare senza addurre
alcun legittimo impedimento, il giudice dispone la cancellazione
della causa dal ruolo e dichiara l’estinzione del processo, ponendo a
carico del ricorrente le spese di giudizio.
9. Nei casi in cui non sia parte in giudizio, il Garante puo’
presentare osservazioni, da rendere per iscritto o in udienza, sulla
controversia in corso con riferimento ai profili relativi alla
protezione dei dati personali. Il giudice dispone che sia data
comunicazione al Garante circa la pendenza della controversia,
trasmettendo copia degli atti introduttivi, al fine di consentire
l’eventuale presentazione delle osservazioni.
10. La sentenza che definisce il giudizio non e’ appellabile e puo’
prescrivere le misure necessarie anche in deroga al divieto di cui
all’articolo 4 della legge 20 marzo 1865, n. 2248, allegato E), anche
in relazione all’eventuale atto del soggetto pubblico titolare o
responsabile dei dati, nonche’ il risarcimento del danno.».
Capo VI
Disposizioni transitorie, finali e finanziarie

Art. 18
Definizione agevolata delle violazioni in materia di protezione dei dati personali


1. In deroga all’articolo 16 della legge 24 novembre 1981, n. 689,
per i procedimenti sanzionatori riguardanti le violazioni di cui agli
articoli 161, 162, 162-bis, 162-ter, 163, 164, 164-bis, comma 2, del
Codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al decreto
legislativo 30 giugno 2003, n. 196, e le violazioni delle misure di
cui all’articolo 33 e 162, comma 2-bis, del medesimo Codice, che,
alla data di applicazione del Regolamento, risultino non ancora
definiti con l’adozione dell’ordinanza-ingiunzione, e’ ammesso il
pagamento in misura ridotta di un somma pari a due quinti del minimo
edittale. Fatti salvi i restanti atti del procedimento eventualmente
gia’ adottati, il pagamento potra’ essere effettuato entro novanta
giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto.
2. Decorsi i termini previsti dal comma 1, l’atto con il quale sono
stati notificati gli estremi della violazione o l’atto di
contestazione immediata di cui all’articolo 14 della legge 24
novembre 1981, n. 689, assumono il valore dell’ordinanza-ingiunzione
di cui all’articolo 18 della predetta legge, senza obbligo di
ulteriore notificazione, sempre che il contravventore non produca
memorie difensive ai sensi del comma 4.
3. Nei casi di cui al comma 2, il contravventore e’ tenuto a
corrispondere gli importi indicati negli atti di cui al primo periodo
del predetto comma entro sessanta giorni dalla scadenza del termine
previsto dal comma 1.
4. Entro il termine di cui al comma 3, il contravventore che non
abbia provveduto al pagamento puo’ produrre nuove memorie difensive.
Il Garante, esaminate tali memorie, dispone l’archiviazione degli
atti comunicandola all’organo che ha redatto il rapporto o, in
alternativa, adotta specifica ordinanza-ingiunzione con la quale
determina la somma dovuta per la violazione e ne ingiunge il
pagamento, insieme con le spese, all’autore della violazione ed alle
persone che vi sono obbligate solidalmente.
5. L’entrata in vigore del presente decreto determina
l’interruzione del termine di prescrizione del diritto a riscuotere
le somme dovute a norma del presente articolo, di cui all’art. 28
della legge 24 novembre 1981, n. 689.

Art. 19
Trattazione di affari pregressi


1. Entro il termine di sessanta giorni dalla data di pubblicazione
nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana dell’avviso di cui
al comma 3, i soggetti che dichiarano il loro attuale interesse
possono presentare al Garante per la protezione dei dati personali
motivata richiesta di trattazione dei reclami, delle segnalazioni e
delle richieste di verifica preliminare pervenuti entro la predetta
data.
2. La richiesta di cui al comma 1 non riguarda i reclami e le
segnalazioni di cui si e’ gia’ esaurito l’esame o di cui il Garante
per la protezione dei dati personali ha gia’ esaminato nel corso del
2018 un motivato sollecito o una richiesta di trattazione, o per i
quali il Garante medesimo e’ a conoscenza, anche a seguito di propria
denuncia, che sui fatti oggetto di istanza e’ in corso un
procedimento penale.
3. Entro quindici giorni dalla data di entrata in vigore del
presente decreto il Garante per la protezione dei dati personali
provvede a dare notizia di quanto previsto dai commi 1 e 2 mediante
avviso pubblicato nel proprio sito istituzionale e trasmesso,
altresi’, all’Ufficio pubblicazioni leggi e decreti del Ministero
della giustizia per la sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana.
4. In caso di mancata presentazione di una richiesta di trattazione
ai sensi del comma 1, e salvo quanto previsto dal comma 2, i relativi
procedimenti di cui al comma 1 sono improcedibili.
5. I ricorsi pervenuti al Garante per la protezione dei dati
personali e non definiti, neppure nelle forme del rigetto tacito,
alla data di applicazione del Regolamento (UE) 2016/679 sono trattati
come reclami ai sensi dell’articolo 77 del medesimo Regolamento.
Art. 20
Codici di deontologia e di buona condotta vigenti alla data di entrata in vigore del presente decreto


1. Le disposizioni del codice di deontologia e di buona condotta di
cui agli allegati A.5 e A.7 del codice in materia di protezione dei
dati personali, di cui al decreto legislativo n. 196 del 2003,
continuano a produrre effetti, sino alla definizione della procedura
di approvazione cui alla lettera b), a condizione che si verifichino
congiuntamente le seguenti condizioni:
a) entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente
decreto le associazioni e gli altri organismi rappresentanti le
categorie interessate sottopongano all’approvazione del Garante per
la protezione dei dati personali, a norma dell’articolo 40 del
Regolamento (UE) 2016/679, i codici di condotta elaborati a norma del
paragrafo 2 del predetto articolo;
b) la procedura di approvazione si concluda entro sei mesi dalla
sottoposizione del codice di condotta all’esame del Garante per la
protezione dei dati personali.
2. Il mancato rispetto di uno dei termini di cui al comma 1,
lettere a) e b) comporta la cessazione di efficacia delle
disposizioni del codice di deontologia di cui al primo periodo a
decorrere dalla scadenza del termine violato.
3. Le disposizioni contenute nei codici riportati negli allegati
A.1, A.2, A.3, A.4 e A.6 del codice in materia di protezione dei dati
personali, di cui al decreto legislativo n. 196 del 2003, continuano
a produrre effetti fino alla pubblicazione delle disposizioni ai
sensi del comma 4.
4. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del
presente decreto, il Garante per la protezione dei dati personali
verifica la conformita’ al Regolamento (UE) 2016/679 delle
disposizioni di cui al comma 3. Le disposizioni ritenute compatibili,
ridenominate regole deontologiche, sono pubblicate nella Gazzetta
Ufficiale della Repubblica italiana e, con decreto del Ministro della
giustizia, sono successivamente riportate nell’allegato A del codice
in materia di protezione dei dati personali, di cui al decreto
legislativo n. 196 del 2003.
5. Il Garante per la protezione dei dati personali promuove la
revisione delle disposizioni dei codici di cui al comma 3 con le
modalita’ di cui all’articolo 2-quater del codice in materia di
protezione dei dati personali, di cui al decreto legislativo n. 196
del 2003.

Art. 21
Autorizzazioni generali del Garante per la protezione dei dati personali


1. Il Garante per la protezione dei dati personali, con
provvedimento di carattere generale da porre in consultazione
pubblica entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del
presente decreto, individua le prescrizioni contenute nelle
autorizzazioni generali gia’ adottate, relative alle situazioni di
trattamento di cui agli articoli 6, paragrafo 1, lettere c) ed e), 9,
paragrafo 2, lettera b) e 4, nonche’ al Capo IX del regolamento (UE)
2016/679, che risultano compatibili con le disposizioni del medesimo
regolamento e del presente decreto e, ove occorra, provvede al loro
aggiornamento. Il provvedimento di cui al presente comma e’ adottato
entro sessanta giorni dall’esito del procedimento di consultazione
pubblica.
2. Le autorizzazioni generali sottoposte a verifica a norma del
comma 1 che sono state ritenute incompatibili con le disposizioni del
Regolamento (UE) 2016/679 cessano di produrre effetti dal momento
della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana del provvedimento di cui al comma 1.
3. Le autorizzazioni generali del Garante per la protezione dei
dati personali adottate prima della data di entrata in vigore del
presente decreto e relative a trattamenti diversi da quelli indicati
al comma 1 cessano di produrre effetti alla predetta data.
4. Sino all’adozione delle regole deontologiche e delle misure di
garanzia di cui agli articoli 2-quater e 2-septies del Codice in
materia di protezione dei dati personali di cui al decreto
legislativo 30 giugno 2003, n. 196 producono effetti, per la
corrispondente categoria di dati e di trattamenti, le autorizzazioni
generali di cui al comma 2 e le pertinenti prescrizioni individuate
con il provvedimento di cui al comma 1.
5. Salvo che il fatto costituisca reato, le violazioni delle
prescrizioni contenute nelle autorizzazioni generali di cui al
presente articolo e nel provvedimento generale di cui al comma 1 sono
soggette alla sanzione amministrativa di cui all’articolo 83,
paragrafo 5, del Regolamento (UE) 2016/679.

Art. 22
Altre disposizioni transitorie e finali


1. Il presente decreto e le disposizioni dell’ordinamento nazionale
si interpretano e si applicano alla luce della disciplina dell’Unione
europea in materia di protezione dei dati personali e assicurano la
libera circolazione dei dati personali tra Stati membri ai sensi
dell’articolo 1, paragrafo 3, del Regolamento (UE) 2016/679.
2. A decorrere dal 25 maggio 2018 le espressioni «dati sensibili» e
«dati giudiziari» utilizzate ai sensi dell’articolo 4, comma 1,
lettere d) ed e), del codice in materia di protezione dei dati
personali, di cui al decreto legislativo n. 196 del 2003, ovunque
ricorrano, si intendono riferite, rispettivamente, alle categorie
particolari di dati di cui all’articolo 9 del Regolamento (UE)
2016/679 e ai dati di cui all’articolo 10 del medesimo regolamento.
3. Sino all’adozione dei corrispondenti provvedimenti generali di
cui all’articolo 2-quinquiesdecies del codice in materia di
protezione dei dati personali, di cui al decreto legislativo n. 196
del 2003, i trattamenti di cui al medesimo articolo, gia’ in corso
alla data di entrata in vigore del presente decreto, possono
proseguire qualora avvengano in base a espresse disposizioni di legge
o regolamento o atti amministrativi generali, ovvero nel caso in cui
siano stati sottoposti a verifica preliminare o autorizzazione del
Garante per la protezione dei dati personali, che abbiano individuato
misure e accorgimenti adeguati a garanzia dell’interessato.
4. A decorrere dal 25 maggio 2018, i provvedimenti del Garante per
la protezione dei dati personali continuano ad applicarsi, in quanto
compatibili con il suddetto regolamento e con le disposizioni del
presente decreto.
5. A decorrere dal 25 maggio 2018, le disposizioni di cui ai commi
1022 e 1023 dell’articolo 1 della legge 27 dicembre 2017, n. 205 si
applicano esclusivamente ai trattamenti dei dati personali funzionali
all’autorizzazione del cambiamento del nome o del cognome dei
minorenni. Con riferimento a tali trattamenti, il Garante per la
protezione dei dati personali puo’, nei limiti e con le modalita’ di
cui all’articolo 36 del Regolamento (UE) 2016/679, adottare
provvedimenti di carattere generale ai sensi dell’articolo
2-quinquiesdecies. Al fine di semplificare gli oneri amministrativi,
i soggetti che rispettano le misure di sicurezza e gli accorgimenti
prescritti con i provvedimenti di cui al secondo periodo sono
esonerati dall’invio al Garante dell’informativa di cui al citato
comma 1022. In sede di prima applicazione, le suddette informative,
se dovute a norma del terzo periodo, sono inviate entro sessanta
giorni dalla pubblicazione del provvedimento del Garante nella
Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
6. Dalla data di entrata in vigore del presente decreto, i rinvii
alle disposizioni del codice in materia di protezione dei dati
personali, di cui al decreto legislativo n. 196 del 2003, abrogate
dal presente decreto, contenuti in norme di legge e di regolamento,
si intendono riferiti alle corrispondenti disposizioni del
Regolamento (UE) 2016/679 e a quelle introdotte o modificate dal
presente decreto, in quanto compatibili.
7. All’articolo 1, comma 233, della legge 27 dicembre 2017, n. 205,
dopo le parole «le modalita’ di restituzione» sono inserite le
seguenti: «in forma aggregata».
8. Il registro dei trattamenti di cui all’articolo 37, comma 4, del
codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al decreto
legislativo n. 196 del 2003, cessa di essere alimentato a far data
dal 25 maggio 2018. Da tale data e fino al 31 dicembre 2019, il
registro resta accessibile a chiunque secondo le modalita’ stabilite
nel suddetto articolo 37, comma 4, del decreto legislativo n. 196 del
2003.
9. Le disposizioni di legge o di regolamento che individuano il
tipo di dati trattabili e le operazioni eseguibili al fine di
autorizzare i trattamenti delle pubbliche amministrazioni per motivi
di interesse pubblico rilevante trovano applicazione anche per i
soggetti privati che trattano i dati per i medesimi motivi.
10. La disposizione di cui all’articolo 160, comma 4, del codice in
materia di protezione dei dati personali, di cui al decreto
legislativo n. 196 del 2003, nella parte in cui ha riguardo ai dati
coperti da segreto di Stato, si applica fino alla data di entrata in
vigore della disciplina relativa alle modalita’ di opposizione al
Garante per la protezione dei dati personali del segreto di Stato.
11. Le disposizioni del codice in materia di protezione dei dati
personali, di cui al decreto legislativo n. 196 del 2003, relative al
trattamento di dati genetici, biometrici o relativi alla salute
continuano a trovare applicazione, in quanto compatibili con il
Regolamento (UE) 2016/679, sino all’adozione delle corrispondenti
misure di garanzia di cui all’articolo 2-septies del citato codice,
introdotto dall’articolo 2, comma 1, lett. e) del presente decreto.
12. Sino alla data di entrata in vigore del decreto del Ministro
della giustizia di cui all’articolo 2-octies, commi 2 e 6, del codice
in materia di protezione dei dati personali, di cui al decreto
legislativo n. 196 del 2003, da adottarsi entro diciotto mesi dalla
data di entrata in vigore del presente decreto, il trattamento dei
dati di cui all’articolo 10 del Regolamento (UE) 2016/679 e’
consentito quando e’ effettuato in attuazione di protocolli di intesa
per la prevenzione e il contrasto dei fenomeni di criminalita’
organizzata stipulati con il Ministero dell’interno o con le
Prefetture – UTG, previo parere del Garante per la protezione dei
dati personali, che specificano la tipologia dei dati trattati e
delle operazioni eseguibili.
13. Per i primi otto mesi dalla data di entrata in vigore del
presente decreto, il Garante per la protezione dei dati personali
tiene conto, ai fini dell’applicazione delle sanzioni amministrative
e nei limiti in cui risulti compatibile con le disposizioni del
Regolamento (UE) 2016/679, della fase di prima applicazione delle
disposizioni sanzionatorie.
14. All’articolo 1 della legge 11 gennaio 2018, n. 5 sono apportate
le seguenti modificazioni:
a) al comma 9, le parole «di cui all’articolo 162, comma 2-bis»
sono sostituite dalle seguenti: «di cui all’articolo 166, comma 2»;
b) al comma 10, le parole «di cui all’articolo 162, comma
2-quater» sono sostituite dalle seguenti: «di cui all’articolo 166,
comma 2».
15. All’articolo 5-ter, comma 1, lettera c), del decreto
legislativo 14 marzo 2013, n. 33 le parole «di cui all’articolo 162,
comma 2-bis» sono sostituite dalle seguenti: «di cui all’articolo
166, comma 2».


Art. 23
Disposizioni di coordinamento


1. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente
decreto:
a) all’articolo 37, comma 2, alinea, del decreto legislativo 18
maggio 2018, n. 51, il riferimento all’articolo 154 del codice in
materia di protezione dei dati personali, di cui al decreto
legislativo n. 196 del 2003, si intende effettuato agli articoli 154
e 154-bis del medesimo codice;
b) all’articolo 39, comma 1, del decreto legislativo 18 maggio
2018, n. 51, il riferimento agli articoli 142 e 143 del codice in
materia di protezione dei dati personali, di cui al decreto
legislativo n. 196 del 2003 si intende effettuato agli articoli 141,
142 e 143 del medesimo codice;
c) all’articolo 42 del decreto legislativo 18 maggio 2018, n. 51,
il riferimento all’articolo 165 del codice in materia di protezione
dei dati personali, di cui al decreto legislativo n. 196 del 2003, si
intende effettuato all’articolo 166, comma 7, del medesimo codice;
d) all’articolo 45 del decreto legislativo 18 maggio 2018, n. 51,
il riferimento all’articolo 143, comma 1, lettera c), del codice in
materia di protezione dei dati personali, di cui al decreto
legislativo n. 196 del 2003, si intende effettuato all’articolo 58,
paragrafo 2, lettera f), del Regolamento (UE) 2016/679.
Art. 24
Applicabilita’ delle sanzioni amministrative alle violazioni anteriormente commesse


1. Le disposizioni del presente decreto che, mediante abrogazione,
sostituiscono sanzioni penali con le sanzioni amministrative previste
dal Regolamento (UE) 2016/679 si applicano anche alle violazioni
commesse anteriormente alla data di entrata in vigore del decreto
stesso, sempre che il procedimento penale non sia stato definito con
sentenza o con decreto divenuti irrevocabili.
2. Se i procedimenti penali per i reati depenalizzati dal presente
decreto sono stati definiti, prima della sua entrata in vigore, con
sentenza di condanna o decreto irrevocabili, il giudice
dell’esecuzione revoca la sentenza o il decreto, dichiarando che il
fatto non e’ previsto dalla legge come reato e adotta i provvedimenti
conseguenti. Il giudice dell’esecuzione provvede con l’osservanza
delle disposizioni dell’articolo 667, comma 4, del codice di
procedura penale.
3. Ai fatti commessi prima della data di entrata in vigore del
presente decreto non puo’ essere applicata una sanzione
amministrativa pecuniaria per un importo superiore al massimo della
pena originariamente prevista o inflitta per il reato, tenuto conto
del criterio di ragguaglio di cui all’articolo 135 del codice penale.
A tali fatti non si applicano le sanzioni amministrative accessorie
introdotte dal presente decreto, salvo che le stesse sostituiscano
corrispondenti pene accessorie.
Art. 25
Trasmissione degli atti all’autorita’ amministrativa


1. Nei casi previsti dall’articolo 24, comma 1, l’autorita’
giudiziaria, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del
presente decreto, dispone la trasmissione all’autorita’
amministrativa competente degli atti dei procedimenti penali relativi
ai reati trasformati in illeciti amministrativi, salvo che il reato
risulti prescritto o estinto per altra causa alla medesima data.
2. Se l’azione penale non e’ stata ancora esercitata, la
trasmissione degli atti e’ disposta direttamente dal pubblico
ministero che, in caso di procedimento gia’ iscritto, annota la
trasmissione nel registro delle notizie di reato. Se il reato risulta
estinto per qualsiasi causa, il pubblico ministero richiede
l’archiviazione a norma del codice di procedura penale; la richiesta
ed il decreto del giudice che la accoglie possono avere ad oggetto
anche elenchi cumulativi di procedimenti.
3. Se l’azione penale e’ stata esercitata, il giudice pronuncia, ai
sensi dell’articolo 129 del codice di procedura penale, sentenza
inappellabile perche’ il fatto non e’ previsto dalla legge come
reato, disponendo la trasmissione degli atti a norma del comma 1.
Quando e’ stata pronunciata sentenza di condanna, il giudice
dell’impugnazione, nel dichiarare che il fatto non e’ previsto dalla
legge come reato, decide sull’impugnazione ai soli effetti delle
disposizioni e dei capi della sentenza che concernono gli interessi
civili.
4. L’autorita’ amministrativa notifica gli estremi della violazione
agli interessati residenti nel territorio della Repubblica entro il
termine di novanta giorni e a quelli residenti all’estero entro il
termine di trecentosettanta giorni dalla ricezione degli atti.
5. Entro sessanta giorni dalla notificazione degli estremi della
violazione l’interessato e’ ammesso al pagamento in misura ridotta,
pari alla meta’ della sanzione irrogata, oltre alle spese del
procedimento. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di
cui all’articolo 16 della legge 24 novembre 1981, n. 689.
6. Il pagamento determina l’estinzione del procedimento.
Art. 26
Disposizioni finanziarie


1. Agli oneri derivanti dall’articolo 18 del presente decreto, pari
ad € 600.000 per ciascuno degli anni dal 2019 al 2021, si provvede
mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui
all’articolo 1, comma 1025, della legge 27 dicembre 2017, n. 205.
2. Dall’attuazione del presente decreto, ad esclusione
dell’articolo 18, non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico
della finanza pubblica. Le amministrazioni interessate provvedono
agli adempimenti previsti con le risorse umane, strumentali e
finanziarie disponibili a legislazione vigente.
3. Il Ministro dell’economia e delle finanze e’ autorizzato ad
apportare le occorrenti variazioni di bilancio.

Art. 27
Abrogazioni


1. Sono abrogati i titoli, capi, sezioni, articoli e allegati del
codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al decreto
legislativo n. 196 del 2003, di seguito elencati:
a) alla parte I:
1) gli articoli 3, 4, 5 e 6;
2) il titolo II, il titolo III, il titolo IV, il titolo V, il
titolo VI e il titolo VII;
b) alla parte II:
1) il capo I del titolo I;
2) i capi III, IV e V del titolo IV;
3) gli articoli 76, 81, 83 e 84;
4) il capo III del titolo V;
5) gli articoli 87, 88 e 89;
6) il capo V del titolo V;
7) gli articoli 91, 94, 95, 98, 112, 117, 118 e 119;
8) i capi II e III del titolo X, il titolo XI e il titolo XIII;
c) alla parte III:
1) la sezione III del capo I del titolo I;
2) gli articoli 161, 162, 162-bis, 162-ter, 163, 164,
164-bis,165 e 169;
3) gli articoli 173, 174, 175, commi 1 e 2, 176, 177, 178 e
179;
4) il capo II del titolo IV;
5) gli articoli 184 e 185;
d) gli allegati B e C.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.

Dato a Roma, addi’ 10 agosto 2018

MATTARELLA

Conte, Presidente del Consiglio dei
ministri

Savona, Ministro per gli affari
europei

Bonafede, Ministro della giustizia

Bongiorno, Ministro per la pubblica
amministrazione

Moavero Milanesi, Ministro degli
affari esteri e della cooperazione
internazionale

Tria, Ministro dell’economia e
delle finanze

Di Maio, Ministro dello sviluppo
economico

Visto, il Guardasigilli: Bonafede

Geometra Stefano Farina – p.iva 01133310225

Volontariato: firmata la circolare sull’attivazione e l’impiego delle organizzazioni nelle manifestazioni pubbliche

6 agosto 2018

Il documento definisce le attività che possono essere svolte dai volontari e quelle non consentite

Il Capo del Dipartimento, Angelo Borrelli, ha adottato una circolare sull’impiego del volontariato organizzato di protezione civile nelle manifestazioni pubbliche.

Il documento, precedentemente condiviso con le Regioni e le Province Autonome, l’ANCI e la Consulta del Volontariato di protezione civile, integra la recente Direttiva del Capo di Gabinetto del Ministro dell’Interno del 18 luglio, che ha ridefinito, in via generale, i modelli organizzativi e procedurali per garantire la sicurezza delle manifestazioni pubbliche.

La circolare del Capo del Dipartimento stabilisce che il Volontariato organizzato di protezione civile può essere impiegato esclusivamente per svolgere attività di natura organizzativa e di assistenza alla popolazione e non deve interferire con i servizi di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica. Vengono previste due modalità di intervento, a seconda che esso operi come struttura operativa del Servizio nazionale della protezione civile o, in alternativa, che intervenga in via di una relazione diretta con gli organizzatori degli eventi.

Nel primo caso si interviene in quegli eventi che, per entità, rilevanza o altre peculiari caratteristiche, richiedono l’assunzione, in capo alle Autorità pubbliche preposte, di specifiche misure per la gestione delle attività, disciplinate dalla Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 9 novembre 2012 che li definisce ‘eventi a rilevante impatto locale’. Si tratta di una specifica attività di protezione civile e l’intervento del volontariato risponde alle regole e prassi che si applicano solitamente, anche in emergenza.

Diversamente, le organizzazioni che, per statuto, possono operare anche in settori diversi da quello di protezione civile, possono svolgere specifiche attività richieste dagli organizzatori delle manifestazioni pubbliche, nel quadro di una relazione diretta tra i due soggetti. L’intervento, in questo caso, si svolge in un ambito che non ricade all’interno delle regole della protezione civile.

La circolare definisce quali attività possono essere svolte dai volontari di protezione civile nelle manifestazioni pubbliche e quali, invece, non sono consentite, richiamando in forma sistematica la normativa vigente.

L’emanazione della circolare è stata sollecitata dal momento che, con la stagione estiva, la richiesta di impiego delle organizzazioni di volontariato in manifestazioni pubbliche di ogni genere è molto elevata, e si propone di chiarire ruoli e responsabilità per consentire, se ne ricorrano i presupposti, un intervento del volontariato rispettoso della grande professionalità e del ruolo specifico degli operatori, all’interno di un contesto di sicurezza.

 

 


[Di seguito anche l’approfondimento tratto dal sito della Protezione Civile Emilia Romagna ]

Attivazione e impiego del volontariato nelle manifestazioni pubbliche, Direttiva del Dipartimento

Il Capo del Dipartimento della Protezione civile, Angelo Borrelli, ha emanato una Direttiva che si propone di precisare le modalità di attivazione e di impiego del volontariato nelle manifestazioni pubbliche. Frutto del confronto con rappresentanze delle Regioni, delle Province autonome, dell’Anci e dell’Amministrazione della Pubblica Sicurezza, il testo porta la data del 6 agosto 2018.

Viene, innanzitutto, ribadito che non rientrano nell’azione di protezione civile gli interventi e le opere per eventi programmati o programmabili in tempo utile, che possano determinare criticità organizzative (riunioni, cortei, raduni, eventi in piazza, spettacoli…). L’articolo 16 del Codice della protezione civile (D.Lgs 1/2018) specifica che il volontariato, su richiesta delle autorità di protezione civile competenti, può assicurare il proprio supporto limitatamente ad aspetti di natura organizzativa e di assistenza alla popolazione, senza mai interferire con l’approntamento e l’attuazione dei servizi che attengono alle competenze della tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica.

La Direttiva procede, poi, a specificare due tipologie: la partecipazione delle organizzazioni di volontariato in ambiti non riconducibili a scenari di protezione civile, e la partecipazione in qualità di struttura operativa del Servizio nazionale della protezione civile.

Nel primo caso, il volontariato di protezione civile può legittimamente svolgere specifiche attività richieste dagli organizzatori della manifestazione pubblica, fatte salve le disposizioni in materia fiscale, solo qualora esse risultino lecitamente eseguibili a cura dei propri aderenti (i volontari devono disporre delle abilitazioni o certificazioni richieste) e siano compatibili e coerenti con l’oggetto associativo statutariamente definito.

Non trattandosi di svolgimento di attività di protezione civile, è esclusa l’applicazione dei benefici previsti dal Codice (artt. 39 e 40), sia da parte del Dipartimento che della Regione interessata. È inoltre escluso l’utilizzo di loghi, stemmi ed emblemi riconducibili alla protezione civile; i volontari dovranno indossare specifiche pettorine o abiti forniti dall’organizzazione, in modo da essere chiaro che l’attività è svolta nell’ambito dell’evento e non in qualità di volontariato di protezione civile.

Nel secondo caso, si fa riferimento a eventi che, per entità, rilevanza o altre caratteristiche, richiedono l’assunzione in capo alle Autorità pubbliche di specifiche misure volte a garantire una gestione ordinata dell’evento. In tali circostanze (“evento a rilevante impatto locale”), è possibile la mobilitazione del volontariato di protezione civile. La Regione avrà cura di verificare la rispondenza delle richieste rispetto ai compiti che i volontari sono chiamati a svolgere; in tal caso, l’applicazione dei benefici resta subordinata al rispetto delle eventuali procedure regionali.

La Direttiva, specifica, inoltre quali attività possono essere svolte e quali no.

Sì a supporto organizzativo alle attività amministrative e di segretaria, ad attività socio-assistenziali, al soccorso e all’assistenza sanitaria, alla predisposizione e somministrazione di pasti, all’informazione alla popolazione.

Al contrario, non possono essere svolte dal volontariato di protezione civile le seguenti mansioni: servizi di controllo agli ingressi di spettacoli (riservati alle guardie giurate e al personale iscritto all’apposito registro prefettizio); servizi di controllo degli accessi e di instradamento (riservati agli steward); servizi di assistenza sussidiaria nei porti, aeroporti e nelle stazioni ferroviarie (riservati agli istituti di vigilanza o alle guardie giurate); servizi di vigilanza; protezione delle aree interessate dall’evento, mediante controlli e bonifiche; controlli nelle aree di rispetto e/o prefiltraggio; adozione di impedimenti fisici al transito di veicoli. Ulteriore puntualizzazione: al volontariato di protezione civile è totalmente preclusa la facoltà di svolgere servizi di polizia stradale e regolazione del traffico.

Se all’organizzazione di volontariato venisse richiesta la disponibilità ad occuparsi del servizio antincendio, occorrerà verificare la rispondenza dei servizi richiesti con le effettive competenze disponibili, e comunque non si dovrà fare alcun riferimento ad attività di protezione civile, essendo fra gli scopi sociali solo l’antincendio boschivo, ferme restando le competenze esclusive del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco.

 

Leggi il documento 6 agosto 2018 Circolare DPCVSN-45427 del 6agosto2018 su limiti impiego volontariato

OPERATORI QUALIFICATI E FORMATI

La Circolare Gabrielli prevede che l’organizzatore predisponga un piano di impiego di un adeguato numero di operatori, appositamente formati, con compiti di accoglienza, instradamento, regolamentazione dei flussi anche in caso di evacuazione,
osservazione ed assistenza del pubblico.

Anche la Direttiva Eventi parla di Operatori in possesso di adeguata formazione in materia.

Il problema è capire come qualificare, formare ed informare gli OPERATORI EVENTI
[denominati anche Steward Eventi] in quanto il tipo di formazione necessaria non è indicato in nessuna
normativa o circolare.
E’ pertanto compito dell’organizzatore poter dimostrare in maniera oggettiva il rispetto di questi adempimenti.

Una valutazione dei soggetti, una formazione reale, concreta, documentata, un’informazione puntale e specifica,
diventano pertanto dei requisiti indispensabili per poter rispettare quanto previsto dalle normative.

La scelta dei formatori, del progetto formativo e dei relativi contenuti, sono requisito indispensabile per la tutela dell’organizzatore e per un corretto svolgimento dell’evento.
Un errore nella valutazione può portare a conseguenze gravi (anche in ambito penale e risarcitorio) e pertanto gli organizzatori devono poter “dormire sonni tranquilli” mediante una corretta pianificazione di tutti gli aspetti e la scelta di partner affidabili a cui affidare la progettazione della sicurezza dell’evento e la corretta esecuzione di tutti i passaggi legati alla Safety dell’evento stesso.

LA FORMAZIONEQuanto deve durare la formazione?
Quali devono essere i contenuti?
Quali gli aspetti da affrontare?
Come eseguire la formazione?
E per l’informazione come ci si deve comportare?

Noi possiamo fornirti tutte le risposte necessarie e progettare/erogare la formazione che ti serve.

 

I CORSIContattaci per aver informazioni sui CORSI per ADDETTI EVENTI

 

 

Circolare Gabrielli: a Cagliari AiFOS fa il punto della situazione

Il punto della situazione sulle recenti disposizioni in materia di sicurezza di eventi e manifestazioni pubbliche legate alla Circolare Gabrielli

Giovedì 24 maggio si è svolto a Cagliari su iniziativa di AiFOS e AiFOS Protezione Civile il convegno dal titolo “Protezione Civile tra eventi e manifestazioni: la circolare Gabrielli“. L’evento, svoltosi presso la sala convegni di Confcommercio Cagliari, ha ottenuto il patrocinio di INAIL Direzione Regionale Sardegna.

Circolare Gabrielli

L’iniziativa nasce dalla necessità di comprendere meglio la portata delle recenti disposizioni in materia di sicurezza di eventi e manifestazioni pubbliche, al fine di definire in maniera chiara e precisa gli obblighi degli organizzatori, i compiti e le responsabilità di tutti i soggetti coinvolti, a vario titolo, nella gestione della security e della safety: due espressioni chiave che definiscono l’organizzazione degli eventi in Italia.

Più che soddisfacente la partecipazione all’evento, con la presenza di circa settanta persone in sala ed una rilevante presenza istituzionale: Questore e vice Questore di Cagliari, Comando Generale dei Carabinieri della Regione Sardegna, il Responsabile settore volontariato e protezione civile della Regione Sardegna, i responsabili della polizia locale e i funzionari della Protezione Civile di diversi comuni della Sardegna, e non per ultimo le associazioni di volontariato iscritte presso l’albo regionale della Protezione Civile Sardegna e tutti i Professionisti operanti nel settore della sicurezza e RSPP.

Ringraziamo tutti i partecipanti per il contributo formulato e la pazienza prestata alle quattro ore consecutive di orazione ma soprattutto dall’attento ascolto e dal dibattito abilmente orchestrato da Stefano Farina, Vice Presidente di AiFOS Protezione Civile. L’organizzazione dell’evento è stata curata dai Centri di Formazione AiFOS I.S.Fo.S. Srl e Consulteam Srl.

 

CagliariEventiCircolareGabrielli

 

 

Sono numerosi i momenti formativi ai quali abbiamo partecipato e parteciperemo in qualità di formatori.

Oltre alla formazione degli addetti Safety siamo impegnati nella formazione dei formatori, degli organizzatori e dei professionisti eventi. Un ulteriore aspetto riguarda invece la divulgazione della tematica legata alla sicurezza negli eventi e nelle pubbliche manifestazioni con la partecipazione a Convegni e Seminari Tecnici.

Di seguito i prossimi appuntamenti:

Brescia, 11 dicembre 2018
Corso “La gestione della sicurezza negli eventi: il ruolo del professionista
Organizzato da AiFOS

Docenti: Lara Calanni PileriAntonella Grange

 

Brescia, 22 e 23 novembre 2018
Corso “La gestione della sicurezza negli eventi: il ruolo del professionista
Organizzato da AiFOS

Docenti: Lara Calanni PileriAntonella Grange

 

Trieste, 30 e 31 ottobre 2018
Corso “La gestione della sicurezza negli eventi: il ruolo del professionista
Organizzato da FIREST S.r.l.

 

Brescia, 28 settembre 2018
Corso “Eventi in sicurezza per formatori
Organizzato da AiFOS

Docenti: Lara Calanni Pileri

 

Olbia, 25 settembre 2018
Convegno “PROTEZIONE CIVILE – TRA EVENTI E MANIFESTAZIONI – La Circolare Gabrielli”
Convegno organizzato da AIFOS, CFA Geom. Pino Masia, ISFOS S.r.l.
Relatore: Stefano Farina

 

Vedi anche le principali attività divulgative che ci hanno visto impegnati:

Sassari, 19 luglio 2018
Convegno “PROTEZIONE CIVILE – TRA EVENTI E MANIFESTAZIONI – La Circolare Gabrielli e la nuova Direttiva Eventi
Convegno organizzato da AIFOS, CFA Geom. Pino Masia, ISFOS S.r.l.
Relatore: Stefano Farina

 

Chiaverano (TO), 18 luglio 2018
Convegno “La Circolare Gabrielli: Obblighi e responsabilità nella gestione delle manifestazioni”
Convegno organizzato da Comune di Chiaverano e ICOGEI
Relatore: Lara Calanni Pileri

 

Cagliari, 12 e 13 luglio 2018
Corso ISFOS “La gestione della sicurezza negli eventi: il ruolo del professionista

Docente: Lara Calanni Pileri e Antonella Grange

 

Como, 06 giugno 2018
Convegno: “DM 96 Sicurezza e Prevenzione per gli eventi”
Organizzato da Ge.Co. s.r.l.
Relatore: Lara Calanni Pileri

 

Cagliari, 24 maggio 2018
Convegno “PROTEZIONE CIVILE – TRA EVENTI E MANIFESTAZIONI – La Circolare Gabrielli
Convegno organizzato da AIFOS, AIFOS Protezione Civile, ISFOS S.r.l.

Relatore: Stefano Farina

 

Rimini, 9 maggio 2018
Relazione sul tema “Presentazione case history e buone prassi di utilizzo della tecnologia al fine di progettare e gestire al meglio la sicurezza del pubblico nei piccoli e grandi eventi.”, Convegno “Pubblico sicuro: dalla teoria alla tecnologia”
Music Inside Rimini – M.I.R. – DOC Servizi
Relatore: Stefano Farina

 

Magnago (MI), 05 maggio 2018
Formazione Operatori Safety
Docente: Lara Calanni Pileri

 

Brescia, 21 aprile 2018
Formazione Operatori Safety
Docente: Lara Calanni Pileri e Antonella Grange

 

Trento, 20 aprile 2018
Formazione Operatori Safety “Trento Film Festival della Montagna”
Organizzato da SEIDUESEI.org S.r.l.

Docente: Lara Calanni Pileri

 

Roma, 18 aprile 2018
Convegno: “Safety & Security: sicurezza a 360°”
Organizzato da AiFOS
Relatore: Lara Calanni Pileri

 

Courgné (TO), 15 aprile 2018
Formazione Operatori Safety
Docente: Lara Calanni Pileri

 

Brescia, 26 marzo 2018
Formazione Formatori per eventi
Organizzato da AiFOS

Docente: Lara Calanni PileriAntonella Grange

 

Gallarate (VA), 16 marzo 2018
Seminario Tecnico: “Gestione Safety & Security nelle pubbliche manifestazioni – La Circolare Gabrielli”
Organizzato da SAFETY CONTACT srl
Relatore: Stefano Farina

 

Trento, 3 marzo 2018
Formazione Operatori Safety  “Trento Smart City Week 2018”
Docente: Stefano Farina

 

Trento, 20 – 22 febbraio 2018
Videoconferenza “La sicurezza nei cantieri pubblico spettacolo”

Due edizioni in videoconferenza riservato a dipendenti della Provincia Autonoma di Trento e altri Enti Pubblici – TSM
Docente: Stefano Farina

 

Brescia, 9 febbraio 2018
Convegno “PROTEZIONE CIVILE – TRA EVENTI E MANIFESTAZIONI”

Organizzato da AIFOS ed AIFOS PROTEZIONE CIVILE
Relatori: Lara Calanni Pileri e Stefano Farina

Fai click qui per guardare il video del Convegno oppure vai sulla pagina Facebook di AiFOS Protezione Civile 

 

Riotorto (LI) 20 dicembre 2017
Formazione Operatori Safety
Docente: Lara Calanni Pileri

 

TRENTO – Civezzano (TN), 22 novembre 2017
Formazione Operatori Safety “TEDx Trento 2017”
Docente: Stefano Farina

 

Cuorgné (TO), 06 novembre 2017
Seminario Tecnico organizzato dal Comune sul tema “La responsabilità e le procedure nell’organizzazione degli eventi”
Docente: Lara Calanni Pileri

 

Brescia, 24 luglio 2017
Videoconferenza Aifos “La gestione delle pubbliche manifestazioni tra safety e security”
Relatore: Stefano Farina

 

Brescia, 15 luglio 2017
Videoconferenza Aifos “La gestione delle pubbliche manifestazioni tra safety e security”
Relatore: Stefano Farina 

 

Bersone (TN), 5 luglio 2017
Formazione Operatori Safety  “Festa delle Associazioni”
Docente: Stefano Farina 

 

 

SICUREZZA NELL’UTILIZZO DI FUOCHI D’ARTIFICIO: CONTROLLO E ISPEZIONE

Una circolare del Ministero dell’Interno – Dipartimento della Pubblica Sicurezza, fa il punto sugli aspetti legati alla sicurezza nell’ambito della produzione, trasporto ed utilizzo di Fuochi d’Artificio.

Articolo di Stefano Farina

Con una specifica circolare di data 11 maggio 2018 [n. 557/PAS/XV.H.MASS(6)] il Ministero dell’Interno ha fatto il punto sugli aspetti legati alla sicurezza nell’ambito della produzione, trasporto ed utilizzo di Fuochi d’Artificio.

 

In particolare la Circolare, avente come oggetto: Fabbriche e depositi di fuochi d’artificio ex art. 47 TULPS. Attività di monitoraggio, controllo e ispezione, partendo dal presupposto che con l’approssimarsi della stagione estiva, durante la quale è più frequente l’impiego di prodotti pirotecnici in occasione di eventi pubblici a carattere locale, sottolinea l’esigenza di assicurare la più accurata ed attenta vigilanza a tutela della pubblica e privata incolumità.

Naturalmente la Circolare è indirizzata ai soggetti che devono effettuare i controlli e la vigilanza, ma al suo interno affronta in maniera dettagliata tutti gli aspetti che devono essere considerati nel “ciclo di vita” dei fuochi d’artificio.

Vediamo in dettaglio quanto previsto:

  • verifica che i titolari di licenza di fabbriche e depositi presenti sul territorio osservino scrupolosamente la normativa tecnica ed amministrativa di settore.
  • effettuazione di opportuni ed adeguati controlli mirati ad accertare la puntuale osservanza delle regole da parte dei titolari delle licenze di fabbricazione (rilasciate dal Prefetto ex art. 47 T.U.L.P.S), con l’ausilio eventuale di personale appartenente al nucleo artificieri.

Per quanto riguarda tali aspetti è interessante il richiamo al contenuto della circolare n. 557/PAS/U/010964/XV.H.MASS(77)SM del 05.07.2016, a firma del Capo della Polizia — Direttore Generale della P.S., con la quale erano state diramate le “Linee guida per le Commissioni Tecniche Territoriali in sede di sopralluogo ispettivo presso fabbriche e depositi di fuochi d’artificio“, pubblicate sul sito istituzionale della Polizia di Stato.

Tali linee guida costituiscono un utile manuale operativo, completo di una lista di controlli che agevola le verifiche in corso di sopralluogo, nel quale sono compendiate le nozioni fondamentali in tema di idoneità ed operatività delle strutture operanti nella fabbricazione e deposito dei fuochi d’artificio con particolare riferimento agli aspetti attinenti alla sicurezza di dette attività.

  • Attuazione di una mirata campagna di sensibilizzazione, attraverso comunicazioni volte a richiamare l’attenzione sugli obblighi previsti dalle vigenti disposizioni e dalle eventuali ulteriori prescrizioni imposte all’atto del rilascio delle licenze a mente dell’art. 9 T.U.L.P.S.

Riguardo a tale campagna viene inoltre consigliata la diffusione dei contenuti dell’opuscolo dell’INAIL dal titolo: Indicazioni operative per le aziende del settore pirotecnico.

Tale opuscolo – frutto della collaborazione tra l’Inail, il Dipartimento dei Vigili del fuoco, del Soccorso pubblico e della Difesa civile, la Direzione armamenti terrestri del Segretariato generale della Difesa/DNA e il Dipartimento della Pubblica sicurezza, Ufficio per l’amministrazione generale del Ministero dell’interno – alla luce dell’analisi delle principali criticità, intende fornire alcune indicazioni sulla gestione dei rischi più rilevanti e sull’attuazione degli aspetti normativi in termini di salute e sicurezza dei lavoratori, inclusa l’implementazione delle specifiche norme di prevenzione incendi.

 

 

 

L’opera di sensibilizzazione dovrà inoltre riguardare la necessità di:

  1. osservare scrupolosamente i limiti di carico di materiali esplodenti e dei prodotti pirotecnici stabiliti nelle rispettive licenze;
  2. provvedere, senza ritardo e nel rispetto delle cautele imposte dalla legge e dagli altri obblighi di diligenza, al trasferimento dei prodotti finiti dai laboratori di fabbricazione ai locali di deposito;
  3. dare scrupolosa attuazione agli obblighi di registrazione delle materie prime e dei prodotti finiti stabiliti dall’art. 55 T.U.L.P.S.;
  4. attenersi al rigoroso rispetto delle metodologie e regole tecniche di lavorazione;
  5. assicurare che la manipolazione dei prodotti e delle materie esplodenti siano effettuate esclusivamente da soggetti in possesso della capacità tecnica di cui all’art. 101 del R.D. n. 635/1940, eventualmente coadiuvati da collaboratori adeguatamente formati allo scopo.
  • Approfondito controllo delle licenze di trasporto rilasciate agli operatori di settore, al fine di monitorare se vi sia una sproporzione tra la quantità di prodotti che una struttura è autorizzata a fabbricare o detenere e il totale dei quantitativi di prodotti movimentati per l’allestimento di spettacoli pirotecnici autorizzati ai sensi dell’art. 57 T.U.L.P.S., o per il rifornimento di altri depositi.

 

Un ulteriore aspetto di riflessione riguarda inoltre la sensibilizzazione dei Sindaci che rivestono la qualità di Autorità di Pubblica Sicurezza, affinché il rilascio delle prescritte licenze per lo svolgimento degli spettacoli pirotecnici ex art. 57 T.U.L.P.S. avvenga nel più rigoroso rispetto delle norme di sicurezza, dando sempre preventiva informazione al Questore, al Dirigente del locale Commissariato di Polizia ovvero al Comandante della Stazione dei Carabinieri.

 

Partendo da questo ultimo aspetto indicato nella Circolare, nell’ottica di una corretta la progettazione della sicurezza degli eventi, vogliamo inoltre soffermarci ad approfondire alcuni aspetti legati all’organizzazione e gestione eventi e per fare ciò riprendiamo in linea generale quelle che sono le indicazioni presenti nelle citate linee guida e nella bibliografia tecnica:

Area di Sparo

È l’area in cui vengono posizionati gli artifici destinati allo spettacolo pirotecnico ed i loro eventuali mezzi di lancio.

L’area di sparo:

  • deve essere opportunamente delimitata con apposita segnaletica e, se ritenuto necessario, cintata;
  • in ogni caso deve esservi vietato l’accesso del pubblico;
  • gli artifici dovranno esservi disposti in modo da evitare reciproche influenze con possibilità di accensioni accidentali.

 

Distanza di sicurezza per il pubblico:

Essa è determinata in base al calibro degli artifici impiegabili e in base al tipo degli stessi – fuochi a terra e fuochi aerei – e va da 30 m. a 200 m.

Tali indicazioni trovano applicazione anche in caso di utilizzo degli articoli pirotecnici muniti della marcature CE salvo che il fabbricante imponga distanze di sicurezza superiori.

Anche per l’impiego di articoli il cui calibro superi quelli massimi indicati calibro 210 mm per i cilindrici e calibro 400 mm per gli sferici) si dovrà applicare la distanza più cautelativa, quindi maggiore, che emerga dal raffronto della distanza massima pari a 200 m e quella indicata ovvero ricavabile dai dati della relativa etichetta.

In mancanza di tali indicazioni acquisibili dall’etichetta, il pirotecnico dovrà provvedere all’allestimento tenendo conto delle distanze minime di sicurezza risultanti da idonea documentazione relativa ai prodotti che s’intendono utilizzare, fornita dall’Ente Notificato.

E’ evidente che il pirotecnico concorre in maniera determinante, con le conseguenti connesse responsabilità, al corretto allestimento dello spettacolo pirotecnico ed al rispetto delle distanze di sicurezza dall’area di sparo in relazione alle necessarie valutazioni sulle condizioni concrete dei siti prescelti.

Resta ferma, in ogni caso, la facoltà della competente Autorità di P.S. di innalzare le distanze di sicurezza (che sono da considerarsi come limiti minimi) sotto forma di prescrizioni ex art 9 T.U.L.P.S.

Per una migliore comprensione, riportiamo di seguito uno schema riassuntivo relativo alle distanze di sicurezza: ( tratto da www.vigilfuoco.it/sitiVVF/ascolipiceno/Ing. Mauro Malizia – FUOCHI ARTIFICIALI – NORMATIVA DI SICUREZZA )

Zona di sicurezza:

E’ lo spazio posto tra l’area di sparo e le zone aperte al pubblico, in esso non è consentito l’accesso o la sosta al pubblico ma solo di un’aliquota di personale preposto al soccorso pubblico in grado di intervenire anche nell’area di sparo in caso di incidente.

Gli edifici, le costruzioni e le strutture di qualsiasi genere esistenti non devono essere abitate o frequentate durante lo svolgimento dello spettacolo e devono essere sufficientemente distanti per non subire danni.

 

Ricordiamo infine che la necessità di consapevolezza e conoscenza dei pericoli, la corretta valutazione dei rischi ed il rispetto delle regole in questo settore è certamente un elemento cardine della prevenzione, anche perché – come evidenziato dall’INAIL – il settore dei prodotti pirotecnici, sebbene costituisca un comparto circoscritto in termini di numero di aziende e addetti, rientra tra quelli più rischiosi nel quale si sono verificati incidenti con infortuni quasi sempre mortali, anche plurimi.

 

 

Stefano Farina

Consigliere Nazionale AiFOS – Referente Nazionale Progetto AiFOS Costruzioni

 

 

 

[Fonte: PUNTOSICURO.it ]

 

DirettivaEventiSassari

Le nuove regole per l’organizzazione e gestione delle feste.

Il giorno dopo la sua emanazione se ne è parlato in un Convegno a Sassari.

 

Il titolo del Convegno era chiaro PROTEZIONE CIVILE, tra eventi e manifestazioni. La Circolare Gabrielli”, ma il 19 luglio a Sassari oltre alla Circolare Gabrielli si è parlato anche e soprattutto della nuova “Direttiva Eventi” che era stata emanata poche ore prima.

Il Convegno che si è svolto nelle sale della Confcommercio Nord Sardegna di Sassari a partire dalle 9:00 di giovedì 19 luglio è stato organizzato dai Centri Formazione Aifos della Sardegna CFA Professionale Masia e ISFOS S.r.l., ed ha approfondito uno dei temi più dibattuti degli ultimi mesi, ovvero quello della sicurezza nell’organizzazione di eventi, pubbliche manifestazioni e spettacoli.

Presieduto da Antonio Sole, Presidente Confcommercio Nord Sardegna, il momento informativo aveva l’obiettivo di analizzare le normativa vigente e le circolari emanate nell’ultimo anno al fine di comprendere meglio la portata delle disposizioni in materia di sicurezza, definire in maniera chiara e precisa gli obblighi degli organizzatori ed i compiti e le responsabilità di tutti i soggetti coinvolti nella gestione della security e della safety dell’evento.

E dalla nuova “Direttiva Eventi” è partito Pino Masia che nel suo intervento aveva il compito di presentare le motivazioni che hanno portato ad organizzare il Convegno, mentre il moderatore dell’incontro Efisio Porcedda, Vice presidente AiFOS, ha presentato la situazione degli eventi in Italia dopo l’emanazione della Circolare Gabrielli.

Stefano Farina, Consigliere Nazionale AiFOS e Vice Presidente di AiFOS Protezione Civile, in oltre tre ore di intervento ha poi cercato di illustrare gli aspetti normativi, i limiti applicativi e le soluzioni che possono essere adottate nell’organizzazione degli eventi.

Nel suo intervento Stefano Farina ha poi presentato nel dettaglio la nuova direttiva e l’allegato “Nuovi modelli procedurali per l’organizzazione in sicurezza degli eventi”, specificandone le peculiarità, i limiti e le problematiche applicative.

Tra i vari aspetti sottolineati vi è quello dei soggetti chiamati a ricoprire il ruolo di “operatore eventi”, ovvero chi all’interno delle feste ha dei ruoli di accoglienza e gestione del pubblico. Negli ultimi mesi erano stati quasi sempre utilizzati operatori professionali con una formazione di addetti alla lotta all’incendio e alla gestione dell’emergenza rischio alto( indicazioni derivanti da una lettura generica della Circolare Morcone), il Ministero del Lavoro, nella nuova direttiva, prevede invece che gli operatori possono essere anche altri soggetti purché in possesso di adeguata formazione in materia (ad esempio volontari delle associazioni che frequentano appositi corsi specifici).

Nel corso del Convegno c’è stato anche l’intervento importante e non rituale dell’Ing Falpo comandante Vvf di SASSARI, che partendo proprio dalla nuova Direttiva ha illustrato quale sarà la linea di intervento del proprio comando.

 

 

LA TECNOLOGIA DEI DRONI AL TUO SERVIZIO

Se necessario potrà essere effettuata l’analisi preliminare dell’area dell’evento tramite riprese con i DRONI,
tramite riprese video e fotografie dall’alto (per aree non critiche).

RILIEVO CON DRONI

Una migliore comprensione degli aspetti legati alla gestione delle emergenze ed alla predisposizione dei relativi piani è certamente legata alla perfetta conoscenza del territorio.
Essa si può ottenere mediante l’effettuazione di videoriprese o fotografie scattate dall’alto, in tal modo si potranno effettuare migliori analisi e produrre la necessaria documentazione.

L’attività viene svolta dall’Arch. Lara Calanni Pileri in possesso dell’attestato ENAC di Pilota APR rilasciato in conformità al Regolamento Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto (aree non critiche).




Circolare nr 18/E del 1 agosto 2018 dell’Agenzia delle Entrate

”Questioni fiscali di interesse delle associazioni e delle società sportive dilettantistiche ”

Pubblicata la Circolare nr. 18/E del 1 agosto 2018 avente per oggetto: ”Questioni fiscali di interesse delle associazioni e delle società sportive dilettantistiche di cui all’articolo 90 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, emerse nell’ambito del Tavolo tecnico tra l’Agenzia delle entrate ed il Comitato Olimpico Nazionale Italiano”.

La circolare – destinata alle ASD (e alle società sportive dilettantistiche) – modifica radicalmente alcuni principi cardine della 398 (LEGGE 16 DICEMBRE 1991 – Disposizioni tributarie relative alle associazioni sportive dilettantistiche) e di fatto dalle prime informazioni sembra che impatterà su molte associazioni sportive che hanno la partita iva e che hanno optato per il regime agevolato.

Tra le quasi 80 pagine sono previste novità sulla definizione di quali entrate sono considerabili istituzionali – quindi detassate – e quali no e probabilmente molte associazioni rischiano di dover abbandonare il regime fiscale agevolato (entrando quindi in regime ordinario con tutti gli appesantimenti che questo comporta) oppure dovranno cambiare l’organizzazione delle proprie attività.

É anche possibile che alcune entrate che venivano considerate de-commercializzate (quindi detassate) non lo saranno più.

La Circolare riguarda le Associazioni sportive, ma per estensione – secondo alcuni consulenti del settore – queste nuove regole potrebbero essere applicate anche ad altri tipi di associazione.

 

Scarica la Circolare: AgenziaEntrate-Circolare18E

SICURELLOsi FORMAZIONE OPERATORI SAFETY EVENTI

Direttiva Eventi – Formazione Operatori Safety

SICURELLO.SI #SAFETY propone i materiali per la formazione degli operatori

Oltre 150 slide liberamente modificabili dal docente e nate dall’esperienza nell’ambito dell’organizzazione e gestione di eventi di piccole e medie dimensioni ed utilizzate negli ultimi mesi nella formazione di decine di operatori in tutta Italia.

Slide semplici, chiare, colorate e ricche di immagini, modificabili e personalizzabili liberamente in base alle proprie esigenze formative.

Per chi effettua l’acquisto entro il 6 agosto 2018, le slide sono in vendita ad un prezzo scontato.
Inoltre verrà inviato gratuitamente un pacchetto di immagini .jpg di grande dimensione, relative alla cartellonistica di emergenza e antincendio della UNI EN ISO 7010, utilizzabili per esercitazioni, simulazioni e quant’altro necessario.

Le slide ed il pacchetto regalo vi verranno recapitati il 9 agosto 2018 all’indirizzo email con il quale vi siete registrati ed avete effettuato l’acquisto.

Per ulteriori informazioni non esitare a contattarci al numero 0461 925385 o all’indirizzo email shop@sicurello.it

www.sicurello.it

Le slide SICURELLO.SI #SAFETY possono essere utilizzate per la formazione degli operatori eventi previsto dalla Circolare Gabrielli del 07 giugno 2017 e dalla Direttiva Eventi del 18 luglio 2018.

 

In particolare la Circolare Gabrielli prevede

ASPETTI SAFETY

[ESTRATTO]

… necessità di qualificare – nell’ambito del processo di governo e gestione delle pubbliche manifestazioni – gli aspetti di Safety, quali i dispositivi e le misure strutturali a salvaguardia dell’incolumità delle persone e quelli di Security, quali i servizi di ordine e sicurezza pubblica, ai fini dell’individuazione delle migliori strategie operative.

In tale ambito, per quanto riguarda le misure attinenti la Safety – facendo salve le competenze degli organismi previsti dalla normativa di settore, quali le Commissioni Provinciali e Comunali di Vigilanza sui pubblici spettacoli, nonché le competenze del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, del Centro Operativo Comunale (C.O.C.), del Centro Operativo Misto (C.O.M.) e del Centro Coordinamento Soccorsi (C.C.S.) – dovranno essere accertate le seguenti imprescindibili condizioni di sicurezza:

[…]
  • piano di impiego, a cura dell’organizzazione, di un adeguato numero di operatori, appositamente formati, con compiti di accoglienza, instradamento, regolamentazione dei flussi anche in caso di evacuazione, osservazione ed assistenza del pubblico;
[…]

Mentre la Direttiva Eventi del 18 luglio 2018, al punto 8 delle Linee Guida ribadisce

8.   OPERATORI DI SICUREZZA

Nell’ambito della gestione della sicurezza, devono essere previsti operatori destinati alle seguenti mansioni:

  • assistenza all’esodo;
  • instradamento e monitoraggio dell’evento;
  • lotta all’incendio.

Per l’espletamento di tali mansioni, l’organizzatore della manifestazione si avvarrà di operatori di sicurezza in possesso dei seguenti requisiti:

1.  Soggetti iscritti ad Associazioni di protezione civile riconosciute nonché personale in quiescenza già appartenente alle forze dell’ordine, alle forze armate, ai Corpi dei Vigili Urbani, dei Vigili del Fuoco, al Servizio Sanitario per i quali sia stata attestata l’idoneità psico-fisica, ovvero altri operatori in possesso di adeguata formazione in materia;

2.  Addetti alla lotta all’incendio e alla gestione dell’emergenza, formati con corsi di livello C ai sensi del DM 10 marzo 1998 e abilitati ai sensi dell’art. 3 della Legge 609/96.

Per lo svolgimento della funzione di assistenza all’esodo, all’instradamento ed al monitoraggio dell’evento possono essere impiegati operatori in possesso dei requisiti, indistintamente, di cui ai precedenti punti 1 e 2.

Il numero complessivo di operatori di sicurezza addetti a tali funzioni non dovrà essere inferiore ad una unità ogni 250 persone presenti. Ogni venti operatori dovrà essere previsto almeno un coordinatore di funzione.

A questi operatori deve essere aggiunto un numero di addetti alla lotta antincendio e alla gestione delle emergenze in possesso dei requisiti di cui al punto 2, individuato sulla base della valutazione dei rischi di incendio e conformemente alla pianificazione di emergenza.

Per le manifestazioni caratterizzate da un’alta affluenza sarà richiesto, come stabilito dall’art. 19 del D.Lvo 139/2006 s.m.i.  il servizio di vigilanza antincendio al Comando dei Vigili del Fuoco competente per territorio.

Vengono pertanto confermati quali operatori sia coloro che con un percorso di volontariato strutturato o un percorso professionalizzante hanno acquisito competenze utili ai fini del ruolo da ricoprire, sia coloro che hanno ricevuto una formazione specifica in materia di assistenza all’esodo, instradamento e monitoraggio dell’evento. Affiancati inevitabilmente da addetti alla lotta all’incendio in numero congruo e con formazione da DM 10 marzo 1998 completa di abilitazione.

In riferimento ai volontari della Protezione Civile occorrerà raccordarsi a quanto stabilito dalle indicazioni regionali già emanate per l’attivazione degli stessi.

 

 

Le nostre slide, utilizzate – in tutta Italia – a partire dalla fine di giugno 2017 nella formazione degli operatori safety eventi, sono predisposte proprio per permettere ai formatori di trasmettere agli operatori safety eventi tutte le informazioni necessarie per ricoprire il proprio ruolo.

Ricorda che la Formazione Opeeratori Safety Eventi, oltre ad essere obbligatoria, è necessaria per il corretto svolgimento di qualsiasi tipologia di Evento e Pubblica Manifestazione, per la tutela del pubblico dell’Evento.

Per ulteriori informazioni non esitare a contattarci al numero 0461 925385 o all’indirizzo email shop@sicurello.it

www.sicurello.it

Le nostre attivita’:
Progettazione sicurezza e ruolo di
Responsabile Sicurezza Evento Trento Smart City Week 2018
Ruolo ricoperto da Stefano Farina

 

Le oltre 150 slide della serie SICURELLO.SI #SAFETY possono essere utilizzate per la formazione degli operatori safety eventi previsto dalla Circolare Gabrielli del 07 giugno 2017 e dalla Direttiva Eventi del 18 luglio 2018 e sono state utilizzate a partire dalla fine di giugno 2017 in numerosi eventi formativi, informativi, divulgativi in Lombardia, Piemonte, Toscana, Valle d’Aosta, Veneto, Sardegna, Lazio, Trentino Alto Adige, Emilia Romagna,
…e nell’ambito di Convegni, Seminari, Videoconferenze e WorkShop a carattere nazionale.

 

Le nostre attivita’:
Progettazione sicurezza e ruolo di
Responsabile Sicurezza Evento Trento Film Festival – Montagna Libri 2018
Ruolo ricoperto da Stefano Farina

 

Le oltre 150 slide della serie SICURELLO.SI #SAFETY sono nate dall’esperienza diretta nella progettazione e gestione sicurezza eventi maturata dal Geom. Stefano Farina a partire dal 2008, ovvero un’esperienza decennale in un settore dove di sicurezza si è iniziato a parlare solo da pochi mesi.

 

 

 

 

 

 

 

Circolare Gabrielli Safety

….
CIRCOLARE 7 giugno 2017 – NR. 555/OP/0001991/2017/1

La Circolare Gabrielli – www.circolaregabrielli.it

ASPETTI SAFETY della Circolare Gabrielli

[ESTRATTO]

I recenti fatti di Torino hanno posto in evidenza la necessità di qualificare – nell’ambito del processo di governo e gestione delle pubbliche manifestazioni – gli aspetti di Safety, quali i dispositivi e le misure strutturali a salvaguardia dell’incolumità delle persone e quelli di Security, quali i servizi di ordine e sicurezza pubblica, ai fini dell’individuazione delle migliori strategie operative.

In tale ambito, per quanto riguarda le misure attinenti la Safety – facendo salve le competenze degli organismi previsti dalla normativa di settore, quali le Commissioni Provinciali e Comunali di Vigilanza sui pubblici spettacoli, nonché le competenze del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, del Centro Operativo Comunale (C.O.C.), del Centro Operativo Misto (C.O.M.) e del Centro Coordinamento Soccorsi (C.C.S.) – dovranno essere accertate le seguenti imprescindibili condizioni di sicurezza:

  • capienza delle aree di svolgimento dell’evento, per la valutazione del massimo affollamento sostenibile, in particolare, per quanto concerne le iniziative programmate in aree pubbliche di libero accesso, al fine di evitare sovraffollamenti che possano compromettere le condizioni di sicurezza, gli organizzatori dovranno essere invitati a regolare e monitorare gli accessi, ove possibile anche mediante sistemi di rilevazione numerica progressiva ai varchi di ingresso fino all’esaurimento della capacità ricettiva dell’area interessata, che sarà interdetta già nella zona di rispetto anche con l’ausilio delle forze di polizia;
  • percorsi separati di accesso all’area e deflusso del pubblico con indicazione dei varchi;
  • piani di emergenza e di evacuazione, anche con l’approntamento dei mezzi antincendio, predisposti dall’organizzazione dell’evento, con esatta indicazione delle vie di fuga e correlata capacità di allontanamento in forma ordinata;
  • suddivisione in settori dell’area di affollamento, in relazione all’estensione della stessa, con previsione di corridoi centrali e perimetrali all’interno, per le eventuali emergenze ed interventi di soccorso;
  • piano di impiego, a cura dell’organizzazione, di un adeguato numero di operatori, appositamente formati, con compiti di accoglienza, instradamento, regolamentazione dei flussi anche in caso di evacuazione, osservazione ed assistenza del pubblico;
  • spazi di soccorso, raggiungibili dai mezzi di assistenza, riservati alla loro sosta e manovra;
  • spazi e servizi di supporto accessori, funzionali allo svolgimento dell’evento o alla presenza di pubblico;
  • previsione a cura della Componente dell’Emergenza e Urgenza Sanitaria di un’adeguata assistenza sanitaria, con individuazione di aree e punti di primo intervento, fissi o mobili, nonché indicazione dei nosocomi di riferimento e loro potenzialità di accoglienza e specialistica;
  • presenza di impianto di diffusione sonora e/o visiva, per preventivi e ripetuti avvisi ed indicazioni al pubblico da parte dell’organizzatore o delle autorità, concernenti le vie di deflusso e i comportamenti da tenere in caso di eventuali criticità;
  • valutazione di provvedimenti finalizzati al divieto di somministrazione e vendita di alcolici e altre bevande in bottiglie di vetro e lattine, che possano costituire un pericolo per la pubblica incolumità.

Per saperne di più: www.circolaregabrielli.it

 


SAFETY EVENTI

….
ASPETTI ORGANIZZATIVI

Attività connesse alla realizzazione dell’evento in capo agli organizzatori

  • PROGRAMMAZIONE E PROGETTAZIONE DELL’EVENTO
    • Valutazione dei luoghi
    • Definizione normative applicabili (es. D.Lgs. 81/2008 Titolo IV, articolo 26, ecc.)
    • Identificazione dei soggetti coinvolti e degli operatori
  • PREDISPOSIZIONE DI TUTTA LA DOCUMENTAZIONE NECESSARIA
    • Piano di emergenza
    • Definizione esigenze sanitarie
    • Documentazione relativa alla formazione/informazione degli operatori
    • Piano di autocontrollo HACCP
  • OTTENIMENTO DEI PERMESSI ED AUTORIZZAZIONI
    • Commissione di Vigilanza
    • Unità territoriale 118
    • Autorizzazioni comunali
    • Questura

 

 

La Circolare Gabrielli prevede che l’organizzatore/gli organizzatori predispongano un piano di impiego di un adeguato numero di operatori, appositamente formati, con compiti di accoglienza, instradamento, regolamentazione dei flussi anche in caso di evacuazione, osservazione ed assistenza del pubblico.

Come qualificare, formare ed informare gli OPERATORI EVENTI [denominati anche Steward Eventi] non è indicato in nessuna normativa o circolare, è pertanto compito dell’organizzatore poter dimostrare in maniera oggettiva il rispetto di questi adempimenti.

Una valutazione dei soggetti, una formazione reale, concreta, documentata, un’informazione puntale e specifica, diventano pertanto dei requisiti indispensabili per poter rispettare quanto previsto dalle normative.

La scelta dei formatori, del progetto formativo e dei relativi contenuti,
sono requisito indispensabile per la tutela dell’organizzatore e per un corretto svolgimento dell’evento.
Un errore nella valutazione può portare a conseguenze gravi (anche in ambito penale e risarcitorio) e
pertanto gli organizzatori devono poter “dormire sonni tranquilli” mediante una corretta pianificazione di
tutti gli aspetti e la scelta di partner affidabili a cui affidare la progettazione della sicurezza dell’evento
e la corretta esecuzione di tutti i passaggi legati alla safety dell’evento stesso.

Per saperne di più: www.circolaregabrielli.it

 

 

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Aggiornamento delle «Norme tecniche per le costruzioni» nella direzione della sicurezza a 360 gradi

Pubblicato in Gazzetta ufficiale il Decreto Ministeriale 17 gennaio 2018. L'analisi del Consigliere Nazionale AiFOS Stefano Farina.

Sulla Gazzetta Ufficiale del 20 febbraio 2018 sono state pubblicate le nuove Norme Tecniche delle Costruzioni: si tratta del testo aggiornato delle norme che sostituiscono quelle approvate con il decreto ministeriale 14 gennaio 2008. Le NTC definiscono i principi per il progetto, l’esecuzione e il collaudo delle costruzioni, nei riguardi delle prestazioni loro richieste in termini di requisiti essenziali di resistenza meccanica e stabilità, anche in caso di incendio, e di durabilità. Esse forniscono quindi i criteri generali di sicurezza, precisano le azioni che devono essere utilizzate nel progetto, definiscono le caratteristiche dei materiali e dei prodotti e, più in generale, trattano gli aspetti attinenti alla sicurezza strutturale delle opere. 

Una importante sottolineatura riguarda le indicazioni applicative per l’ottenimento delle prestazioni previste, per le quali si precisa che per quanto non espressamente specificato nella norma ci si può riferire a normative di comprovata validità e ad altri documenti tecnici (elencati nel Cap. 12 della norma stessa) ed in particolare a quelle fornite dagli Eurocodici, che  con le relative Appendici Nazionali costituiscono indicazioni di comprovata validità e forniscono il sistematico supporto applicativo. Quest’ultimo è un passaggio importantissimo che dovrebbe essere applicato anche in altri ambiti dove spesso si riscontra la presenza di sovrapposizioni non sempre coerenti tra norme tecniche ed altre norme (un banale esempio per tutti: l’allegato XXV del D.Lgs. 81/2008 e le UNI EN ISO 7010 con la necessità di chiarirne l’equivalenza tramite la circolare n. 30 del 16/07/2013).

Analizzando il nuovo testo, si ritengono molto importanti i capitoli dedicati agli aspetti della progettazione antisismica degli edifici, un settore che purtroppo in Italia è stato da molti sottovalutato e sottostimato. In questo ambito, l’ideale sarebbe stato quello di eliminare definitivamente la distinzione tra costruzioni in zona sismica e aree a bassa od assente sismicità (Capitolo 4 COSTRUZIONI CIVILI E INDUSTRIALI e Capitolo 7 PROGETTAZIONE PER AZIONI SISMICHE), anche perché ormai è assodato che comunque la progettazione di una struttura deve tenere conto di questo non secondario fattore.
Nel riportare di seguito i titoli dei singoli capitoli vogliamo sottolineare come, ancora una volta, la sicurezza degli edifici diventa una parte integrante sia della sicurezza e salute sul lavoro, sia degli ambienti di vita.

Capitolo 1 - Oggetto
Capitolo 2 - Sicurezza e Prestazioni Attese
Capitolo 3 - Azioni sulle Costruzioni
Capitolo 4 - Costruzioni Civili e Industriali
Capitolo 5 - Ponti
Capitolo 6 - Progettazione Geotecnica
Capitolo 7 - Progettazione per Azioni Sismiche
Capitolo 8 - Costruzioni Esistenti
Capitolo 9 - Collaudo Statico
Capitolo 10 - Redazione dei Progetti Strutturali Esecutivi e delle Relazioni di Calcolo
Capitolo 11 - Materiali e Prodotti ad Uso Strutturale
Capitolo 12 - Riferimenti Tecnici

Pur nella complessità della norma, se andiamo a leggerla nell’ottica della “salute e sicurezza sul lavoro”, vi sono alcune novità introdotte che risultano molto importanti.

Riservandoci ulteriori approfondimenti, vogliamo però evidenziare quanto inserito nel capitolo 8 Costruzioni Esistenti, dove al punto 8.3 (Valutazione della sicurezza delle costruzioni esistenti), vengono ripresi alcuni degli aspetti già previsti dalla normativa precedente, ovvero dalle NTC2008, e ne vengono aggiunti altri molto importanti e dove troviamo indicato:

La valutazione della sicurezza [dell’edificio] deve effettuarsi quando ricorra anche una sola delle seguenti situazioni: 

  • riduzione evidente della capacità resistente e/o deformativa della struttura o di alcune sue parti dovuta a:
    • significativo degrado e decadimento delle caratteristiche meccaniche dei materiali,
    • deformazioni significative conseguenti anche a problemi in fondazione;
    • danneggiamenti prodotti
      • da azioni ambientali (sisma, vento, neve e temperatura),
      • da azioni eccezionali (urti, incendi, esplosioni) o
      • da situazioni di funzionamento ed uso anomali;
  • provati gravi errori di progetto o di costruzione; 
  • cambio della destinazione d’uso della costruzione o di parti di essa, con variazione significativa dei carichi variabili e/o passaggio ad una classe d’uso superiore;
  • esecuzione di interventi non dichiaratamente strutturali, qualora essi interagiscano, anche solo in parte, con elementi aventi funzione strutturale e, in modo consistente, ne riducano la capacità e/o ne modifichino la rigidezza;
  • ogni qualvolta si eseguano gli interventi strutturali [come meglio indicati in un successivo punto];
  • opere realizzate in assenza o difformità dal titolo abitativo, ove necessario al momento della costruzione, o in difformità alle norme tecniche per le costruzioni vigenti al momento della costruzione.

L’attenta lettura dell’ultimo paragrafo, ed in particolare “opere realizzate…in difformità alle norme tecniche per le costruzioni vigenti al momento della costruzione” ritengo che non abbia bisogno di ulteriori sottolineature e ci da il senso di una norma che va sicuramente nella direzione della sicurezza a 360 gradi, ma anche dell’attivazione dei necessari approfondimenti riguardo alla parte statica di molti edifici esistenti o di alcuni elementi di essi (pensiamo solo a ringhiere, balconi, rampe scale). Certamente uno sprone anche nell’ottica della Valutazione dei Rischi.

In particolare, se ricorrono i casi sopra indicati, la valutazione della sicurezza, argomentata con apposita relazione, deve permettere di stabilire se:

  1. l’uso della costruzione possa continuare senza interventi;
  2. l’uso debba essere modificato (declassamento, cambio di destinazione e/o imposizione di limitazioni e/o cautele nell’uso); 
  3. sia necessario aumentare la sicurezza strutturale, mediante interventi.

Qualora le circostanze di cui ai punti precedenti riguardino porzioni limitate della costruzione, la valutazione della sicurezza potrà essere effettuata anche solo sugli elementi interessati e su quelli con essi interagenti, tenendo presente la loro funzione nel complesso strutturale, posto che le mutate condizioni locali non incidano sostanzialmente sul comportamento globale della struttura.

Le Norme Tecniche delle Costruzioni 2018 entreranno in vigore 30 giorni dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

 

Fai click qui per leggere l'articolo sul sito di AiFOS. 

 

EVENTI FORMATIVI 
VIDEOCONFERENZE 2018 
AGGIORNAMENTO R.S.P.P. E 
COORDINATORI SICUREZZA CANTIERI


Sono stati attivati i corsi di aggiornamento 2018 per coordinatori sicurezza cantieri ed rspp tramite videoconferenza.

Ulteriori informazioni su corsi.in

Programma moduli:

 

12 gen 2018

Web 01a

AMIANTO: RISCHI E PREVENZIONI 

Web 01b

FIBRE ARTIFICIALI VETROSE (es. lana di vetro): RISCHI E PREVENZIONI 

 

26 gen 2018 

Web 02a

CANTIERI: DEMOLIZIONI E PIANO DELLE DEMOLIZIONI (prima parte) 

Web 02b
CANTIERI: DEMOLIZIONI E PIANO DELLE DEMOLIZIONI (seconda parte) 

 

16 feb 2018 

Web 03a

CANTIERI: QUALE FORMAZIONE PER I LAVORATORI? 

Web 03b

ATTREZZATURE NORMATE E NON NORMATE: QUALE FORMAZIONE PER I LAVORATORI? 

 

23 feb 2018 

Web 04a

CANTIERI: REALIZZAZIONE E MONTAGGIO DI CASE IN LEGNO (prima parte) 

Web 04b

CANTIERI: REALIZZAZIONE E MONTAGGIO DI CASE IN LEGNO (seconda parte) 

 

09 mar 2018 

Web 05a

IL DECRETO INTERMINISTERIALE 4 MARZO 2013 

Web 05b

I CANTIERI CHE COINVOLGONO LA VIABILITA’ STRADALE 

 

26 mar 2018 

Web 06a

GLI IMPIANTI ELETTRICI DI CANTIERE E LA CEI 64-17 

Web 06b

GLI IMPIANTI ELETTRICI DI CANTIERE ED IL RUOLO DEL COORD. PER LA SICUREZZA 

 

06 apr 2018 

Web 07a

CANTIERI: GLI SCAVI (prima parte) 

Web 07b

CANTIERI: GLI SCAVI E LA TAVOLA TECNICA SUGLI SCAVI (seconda parte) 

 

27 apr 2018 

Web 08a

I CANTIERI DI ALLESTIMENTO OPERE TEMPORANEE PUBBLICO SPETTACOLO ED EVENTI 

Web 08b

GESTIONE E ORGANIZZAZIONE IN SICUREZZA DEGLI EVENTI DI PUBBLICO SPETTACOLO 

 

04 mag 2018 

Web 09a

LA VALUTAZIONE DEGLI AMBIENTI DI LAVORO E COORDINAMENTO SICUREZZA CANTIERI 

Web 09b
LA VALUTAZIONE DEGLI AMBIENTI DI LAVORO E COORDINAMENTO SICUREZZA CANTIERI 

 

11 mag 2018 

Web 10a

LAYOUT DI CANTIERE E RAPPRESENTAZIONI GRAFICHE DELLE FASI LAVORATIVE (prima parte) 

Web 10b
LAYOUT DI CANTIERE E RAPPRESENTAZIONI GRAFICHE DELLE FASI LAVORATIVE (seconda parte) 

 

18 mag 2018 

Web 11a

La SICUREZZA DEI TECNICI CHE ENTRANO IN CANTIERE (prima parte) 

Web 11b

La SICUREZZA DEI TECNICI CHE ENTRANO IN CANTIERE (seconda parte) 

 

 

Tutte le videoconferenze dei sottomoduli "Web a" si tengono dalle ore 14 alle ore 16 

Tutte le videoconferenze dei sottomoduli "Web b" si tengono dalle ore 16.30 alle ore 18.30 

 

<p><strong>Lo speciale della RAI Valle d’Aosta dedicato al convegno “La sfida per giungere in vetta 2.0” svoltosi mercoledì 27 aprile 2016.</strong></p>
<p><iframe src=”https://player.vimeo.com/video/205560138?loop=1″ width=”800″ height=”450″ frameborder=”0″ allowfullscreen=”allowfullscreen”></iframe></p>
<p><a href=”https://vimeo.com/205560138″>Mon Pays “Ambiente e Sicurezza” – La sfida per giungere in vetta 2.0</a> from <a href=”https://vimeo.com/aifosvideo”>AiFOS</a> on <a href=”https://vimeo.com”>Vimeo</a>.</p>
<p>Ampio spazio agli interventi di Antonella Grange, referente AiFOS Montagna, Francesco Naviglio, Segretario Generale AiFOS, e Efisio Porcedda, Vice presidente AiFOS.</p>

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TERREMOTO STRESS POST TRAUMA

EFFETTI E RISCHI PSICOLOGICI PROVOCATI DAL TERREMOTO

Quali sono gli effetti e i rischi psicologici provocati dal terremoto?

Le calamità naturali come il terremoto che ha colpito l’Italia Centrale nei giorni scorsi sono eventi che superano l’ambito della normale esperienza e che quindi, dal punto di vista psicologico, rappresentano traumi tali da indurre stress in chiunque li abbia vissuti. Come è comprensibile, essere travolti da un evento di questo tipo mette a durissima prova le nostre capacità di adattamento e la nostra salute psicologica, sebbene le reazioni di stress vengano considerate una reazione normale a eventi eccezionali.

Fondamentalmente, i rischi per la sfera psicologica sono legati all’insorgenza di patologie, spesso gravi, conseguenti alla cronicizzazione della paura, che diventa angoscia quando l’evento sismico non si esaurisce in breve ma si protrae nel tempo.

Una simile sollecitazione emotiva innesca una serie di effetti tipicamente legati all’esposizione cronica di stress, quali modificazioni dei livelli ormonali (cortisolo e catecolamine, nelle donne anche gli estrogeni), alterazioni del sonno e, nel lungo termine, variazioni cardiovascolari associate a un maggior rischio di sviluppare ipertensione, tachicardia e talvolta infarto del miocardio. Tutto questo crea una via preferenziale per l’insorgenza di patologie come la depressione e il Disturbo Post Traumatico da Stress (DPTS).

Inoltre è necessario distinguere tra la percezione dello stress degli adulti e dei bambini, dato il differente approccio con cui vivono un’esperienza così traumatica e le diverse terapie a cui dovranno essere sottoposti.

 

Quali emozioni innesca il terremoto nelle popolazioni che lo subiscono?

Il terremoto produce nelle persone uno choc emozionale intenso, tipicamente scatenando ansia, paura e attacchi di panico. L’ansia è generalmente un’emozione a due facce: da un lato può spingere l’individuo a dare il massimo mediante una serie di processi dinamici neurali, fisiologici, comportamentali e cognitivi che portano all’adattamento; dall’altro può limitare l’esistenza dell’individuo stesso inducendo alterazioni neurali, fisiologiche, comportamentali e cognitive che aumentano la vulnerabilità a manifestare patologie.

Alcuni studi hanno dimostrato come, anche in situazioni drammatiche come sopravvivere ad un terremoto, le vittime possano sperimentare emozioni positive, altrettanto intense e persistenti di quelle negative. E’ noto infatti che l’esposizione ad eventi avversi provoca una vasta gamma di reazioni psicopatologiche; tuttavia, non è così chiaro come l’esistenza di emozioni positive possa in qualche modo ridurre o mediare l’impatto del trauma. Studi specifici sull’adattamento allo stress hanno dimostrato come i fattori di personalità relativamente stabili, ad esempio la felicità e l’ottimismo, possano mediare gli effetti negativi dello stress. A questo proposito, evidenze sperimentali indicano che, di fronte ad eventi di vita negativi, persone che in precedenza hanno avuto esperienze positive, attingevano da questo “bagaglio emotivo” per poter esercitare un tale controllo psicologico in modo da adattarsi allo stress, ed esibendo una minor vulnerabilità a sviluppare le classiche patologie stress-correlate.

Inoltre, per meglio comprendere l’impatto di un terremoto sulla sfera emotiva, è necessario conoscere le alterate funzioni cerebrali evidenti già nelle prime fasi dell’adattamento al trauma. Studi in modelli animali dell’impatto dello stress acuto e cronico, hanno evidenziato cambiamenti fisiologici e morfologici in molte regioni cerebrali, in particolare nell’amigdala, nell’ippocampo e nella corteccia prefrontale. Questi risultati sono coerenti con quanto riscontrato in uno studio umano condotto nei sopravvissuti al terribile terremoto di magnitudo 8.0 che sconvolse una zona della Cina nel 2008, in cui si monitorò la funzionalità cerebrale per mezzo della risonanza magnetica funzionale (fMRI). Rispetto ai controlli, i sopravvissuti mostravano, già 25 giorni dopo l’evento, un’iperattività a livello del sistema limbico e della corteccia pre-frontale e un’attenuata connettività funzionale nelle aree limbiche frontali e nelle regioni striatali, notoriamente coinvolte nel processa mento delle emozioni.

L’esposizione a fattori di stress di natura così intensa, oltre a modificazioni di funzionalità cerebrale, innesca, nel giro di pochi minuti, anche alterazioni a livello molecolare, in particolare a carico delle proteine c-fos e NGF e predisponendo così allo sviluppo della sintomatologia depressiva e del Disturbo Post Traumatico da Stress.

 

Che tipo di assistenza psicologica è necessaria?

Innanzitutto occorre fare una prevenzione primaria, in cui si mette l’individuo in condizioni di conoscere le proprie emozioni e saper controllare gli effetti che queste hanno sul comportamento e sulla salute psicologica, attraverso una formazione specifica con l’aiuto di corsi e tecniche da attuarsi ovviamente in periodi precedenti al disastro. Riuscire ad educare la nostra mente e il nostro corpo mediante ad esempio la meditazione, ci permetterebbe di controllare le nostre emozioni, le nostre ansie e paure in modo da essere in grado di adattarci anche a situazioni drammatiche quali sono gli eventi sismici.

Ad una prevenzione primaria, deve seguire una prevenzione secondaria, in cui vengono programmati interventi di sostegno psicologico, successivi all’evento sismico, per sostenere le persone colpite dalla reazione acuta di stress (attacco di panico), evitando così che questo si trasformi in un disturbo post-traumatico da stress, ad esempio mediante centri di ascolto post-emergenza.

Dal momento che ad un evento traumatico è spesso connesso un particolare livello di stress. Cosa accade quando una persona soffre del Disturbo Post Traumatico da Stress (DPTS)?

Numerosi dati della letteratura confermano come un disastro naturale, produca un elevato stress con conseguenze a lungo termine, di carattere sia fisiologico che psicologico, e sintomi residui post-traumatici soprattutto nei soggetti più giovani. In particolare, studi recenti mostrano come l’esposizione ad un evento traumatico aumenti maggiormente la vulnerabilità a sviluppare il Disturbo Post Traumatico da Stress nelle donne rispetto agli uomini. Questo dato è supportato anche da evidenze sperimentali ottenute in una ricerca condotta negli individui sopravvissuti all’attacco terroristico alle Torri Gemelle e ai terremoti in Molise nel 2002 e dell’Abruzzo nel 2009 che mostra come circa la metà dei soggetti studiati sviluppavano questa patologia. E’ importante tenere conto le differenti modalità individuali di risposta al trauma, e il fatto che ogni reazione soggettiva deve essere analizzata anche in termini oggettivi sulla base delle caratteristiche del trauma stesso, quali ad esempio l’imprevedibilità e l’intensità. Ovviamente, più un trauma è grave e persiste nel tempo, più intense e durature saranno le conseguenze sull’individuo. Generalmente, la persona affetta da DPTS tende a “rivivere” l’evento traumatico, perdendo improvvisamente il contatto con la realtà e arrivando a provare un disagio ed un terrore molto intensi. Talvolta, si possono manifestare delle vere e proprie amnesie legate all’evento sismico, correlando questo senso di evitamento ad una certa difficoltà di provare emozioni (amnesia emotiva); nelle situazioni più gravi si possono verificare comportamenti di autolesionismo e tentativi di suicidio legati alla visione totalmente negativa del futuro.

Solitamente, queste reazioni psicofisiologiche possono manifestarsi mesi o anni dopo l’evento traumatico, sebbene mediamente la comparsa dei primi sintomi si registra a partire dal secondo e terzo mese successivo al trauma.

L’intervento precoce sui sopravvissuti a un trauma come il terremoto, indipendentemente dalla presenza di una diagnosi di DPTS, dovrebbe essere quindi un obiettivo primario nell’ambito di un programma di Salute Pubblica, attuando una terapia immediata per evitare negli anni l’instaurarsi di patologie psicosomatiche (cardiovascolari, immunitarie, gastroenteriche, nervose e metaboliche) e psicologiche (ansia, depressione e schizofrenia) stress-correlate.

 

Quali sono i consigli per affrontare tale disturbo?

Sicuramente non bisogna far passare troppo tempo, ma occorre cominciare una terapia il prima possibile dall’insorgenza dei sintomi. In particolare, in questi casi viene utilizzata la terapia cognitivo-comportamentale, che prevede l’inizio della cura nei primi giorni successivi al trauma. L’obiettivo è quello di aiutare ad elaborare la tragedia e a “incanalare” le emozioni, in modo da arrivare lentamente a non viverle più. Di solito viene effettuata direttamente “sul posto” da un’équipe di psicologici specializzati negli interventi immediati; nonostante la terapia, in alcuni soggetti il trauma psicologico può persistere o addirittura peggiorare trasformandosi in cronico.

La triste storia degli ultimi anni, dai terremoti che hanno colpito l’Aquila, l’Emilia Romagna fino a quello dei giorni scorsi, e dato il rischio sismico in buona parte dell’Italia, ci portano a non poter, né a dover non prendere in considerazione l’importante ruolo dello psicologo dell’emergenza sia in condizioni di calamità naturali che in quelle legate ad attacchi terroristici. La Psicologia dell’emergenza rappresenta un ampio insieme di contributi diversi della psicologia, dalla Psicologia clinica, Psicologia sociale, fino alla Psicologia di comunità e della salute, finalizzata a comprendere i processi  psicologici, sia psicofisiologici,  cognitivi,  emotivi, che  comportamentali, attivati in tali condizioni. Tutto questo ovviamente senza trascurare gli esiti nel breve e nel lungo termine che andranno inevitabilmente ad incidere sulle capacità di adattamento e sul benessere delle persone e delle comunità colpite. Gli interventi dovranno essere indirizzati sia alle persone coinvolte direttamente nell’evento, che i soccorritori che a loro volta hanno vissuto in prima persona o meno gli eventi critici verificatisi.

 

In generale, dal punto di vista psicologico, le due categorie più a rischio sono soprattutto i bambini e gli anziani; in questo caso, si devono predisporre delle strategie da adottare individualmente. Nel caso dei bambini, per esempio, si continua con la psicoterapia, che viene praticata anche sui genitori e sugli insegnanti, in modo da creare una vera e propria rete attorno al piccolo, per aiutarlo nella guarigione. È un lavoro da portare avanti con delicatezza, ma senza perdere tempo. Ci sono studi che, nei bimbi vittime di traumi importanti, hanno evidenziato il pericolo di un ritardo nello sviluppo fisico e cognitivo, difficile da recuperare se non si interviene subito.

 

Istituto fisiologia clinica Ifc-Cnr di Pisa: Francesca Mastorci, Ifc-Cnr, Pisa, Angelo Gemignani, associato Ifc-Cnr e Università di Pisa  

Roma, 28 agosto 2016

 

Fonte: Istituto fisiologia clinica Ifc-Cnr di Pisa

Abstract: TERREMOTO STRESS – Effetti e rischi psicologici provocati dal terremoto.

 

I principali sismografi italiani su: www.terremoti.online

 

 

cnr ingv terremoto amatrice-01

FAGLIE TERREMOTO:
I rilevamenti satellitari aiutano a individuare le faglie terremoto

Ricercatori CNR e INGV hanno individuato la faglia sorgente del sisma di Amatrice analizzando i movimenti permanenti del terreno individuati con il satellite giapponese ALOS 2. È stato evidenziato un abbassamento del suolo a forma di cucchiaio, con un valore massimo di circa 20 centimetri nell’area di Accumoli. La faglia sorgente del terremoto di Amatrice si colloca a pochi chilometri di profondità nella zona compresa tra Amatrice e Norcia

Nell’emergenza post terremoto il Dipartimento della Protezione Civile, fin dalle primissime ore dopo il sisma, ha attivato i suoi centri di competenza nei settori della sismologia e dell’elaborazione dei dati radar satellitari – Consiglio Nazionale delle Ricerche (Istituto per il Rilevamento Elettromagnetico dell’Ambiente, CNR-IREA di Napoli) e dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) – per un’analisi di dati satellitari volta alla misura dei movimenti del suolo innescati dalle scosse ed allo studio delle sorgenti sismiche.

“Utilizzando i dati del satellite giapponese ALOS 2, ottenuti tramite progetti scientifici, un team di ricercatori di CNR e INGV ha misurato con alta precisione i movimenti permanenti del suolo originati durante il terremoto, utilizzando la tecnica dell’Interferometria Differenziale”, spiega Riccardo Lanari, direttore del CNR-IREA. “Essa consente, confrontando immagini radar acquisite prima dell’evento con immagini successive al sisma, di rilevare deformazioni della superficie del suolo con accuratezza centimetrica. In particolare, è stato evidenziato un abbassamento del suolo a forma di cucchiaio che si estende per circa 20 Km in direzione Nord ed ha un valore massimo di circa 20 centimetri in corrispondenza dell’area di Accumoli”.

faglie terremoto cnr ingv terremoto amatrice

Mappa della deformazione ottenuta elaborando, con la tecnica dell’Interferometria Differenziale, le immagini radar del satellite ALOS 2 acquisite il 09/09/2015 (pre-evento) ed il 24/8/2016 (post-evento); la zona in rosso evidenzia l’area affetta dall’abbassamento (allontanamento dal radar) dovuto agli eventi sismici, che raggiunge circa 20 centimetri in corrispondenza  di Accumoli.

 

La mappa dei movimenti del suolo è stata poi utilizzata per sviluppare dei modelli fisico-matematici della faglia che ha originato il terremoto. Le faglie possono essere visualizzate come dei piani di frattura lungo i quali si ha lo scorrimento dei due blocchi di crosta terrestre: quando il movimento è molto rapido si genera un terremoto. “La faglia sorgente del terremoto di Amatrice si colloca a pochi chilometri di profondità nella zona compresa tra Amatrice e Norcia, passando sotto Accumuli. Si tratta di un piano di frattura lungo circa 25 km che si immerge verso sud ovest (verso Rieti) con una inclinazione di 50°.  Tale piano corrisponde ad una faglia in parte già nota da studi geologici di superficie”, precisa Stefano Salvi dell’INGV. “La conoscenza di dettaglio della posizione e delle caratteristiche delle sorgenti sismiche è un elemento fondamentale per la gestione dell’emergenza ed è importante anche per la redazione di mappe di pericolosità sismica sempre più affidabili”.

cnr ingv terremoto amatrice-01

Localizzazione preliminare del piano di faglia che ha generato il terremoto di Amatrice. Il rettangolo rappresenta la proiezione in superficie del piano di frattura, i colori indicano la quantità di scorrimento avvenuto durante la frattura (valori in metri). Sono mostrati anche i due eventi maggiori della sequenza al 25/8 (pentagoni rossi) e tutte le repliche fino al 25/8 (cerchi bianchi).

 

L’obiettivo del Dipartimento della Protezione Civile, durante un’emergenza sismica, è quello di ottenere in tempi brevi un quadro sinottico delle deformazioni e degli spostamenti del suolo causati dal sisma nell’area epicentrale. Questi risultati sono frutto della lunga e consolidata collaborazione promossa dal Dipartimento tra i propri Centri di Competenza – in questo caso CNR-IREA e INGV. Sulla base delle loro competenze, questi centri supportano il DPC nell’utilizzo dei dati e delle informazioni satellitari e nella loro integrazione con i dati in situ; quest’attività ha permesso lo sviluppo di prodotti, metodi e procedure che hanno migliorato le capacità del sistema nazionale di allertamento e di risposta all’emergenza. I risultati da questo primo monitoraggio interferometrico sono disponibili per l’intero Sistema Nazionale di Protezione Civile attraverso il Dipartimento della Protezione Civile, impegnato nel coordinamento della gestione dell’emergenza.

 

Roma, 26 agosto 2016

 

Fonte: Cnr-Irea, Ingv e Dpc

Abstract: Faglie Terremoto – Analisi di dati satellitari volta alla misura dei movimenti del suolo innescati dalle scosse ed allo studio delle sorgenti sismiche

 

I principali sismografi italiani su: www.terremoti.online

 

 

Pubblicato il testo approvato in Conferenza Stato-Regioni del nuovo accordo sulla formazione 

Il nuovo accordo approvato lo scorso 7 luglio 2016, in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, ridisegna il percorso formativo di ASPP e RSPP e parzialmente anche i percorsi formativi di altri soggetti coinvolti nella gestione della sicurezza.

Scarica il documento in formato .pdf:  accordo formazione RSPP

 

Approfondimenti sul sito di AIFOS.it

L'articolo Accordo sulla formazione: il testo approvato il 7 luglio 2016 in Conferenza Stato-Regioni sembra essere il primo su ACCORDI STATO REGIONI.

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Disponibile il Decreto Legislativo 9 aprile 2008 n. 81 – noto come Testo Unico in materia di salute e sicurezza sul lavoro – coordinato con il Decreto Legislativo 3 agosto 2009 n. 106 e con i successivi ulteriori decreti integrativi e correttivi (aggiornato nell’edizione giugno 2016).

VERSIONE “GIUGNO 2016”
Novità in questa versione: 
Modifiche introdotte agli articoli 20, 28, 36, 37, 50, 222, 223, 227, 228, 229, 234 comma 1, 235, 236 comma 4, e agli allegati XV, XXIV, XXV sezione 3.2, XXVI sezioni 1 e 5 e XLII dal decreto legislativo 15 febbraio 2016, n. 39 (GU n.61 del 14/03/2016, in vigore dal 29/03/2016); 
Inseriti gli interpelli dal n. 6 al n. 10 del 02/11/2015, dal n. 11 al n. 16 del 29/12/2015, dal n.1 al n. 4 del 21/03/2016 e dal n. 5 al n. 10 del 12/05/2016; 
Sostituito il decreto dirigenziale del 29 settembre 2014 con il decreto dirigenziale del 18 marzo settembre 2016 riguardante il dodicesimo elenco dei soggetti abilitati per l’effettuazione delle verifiche periodiche di cui all’art. 71 comma 11; 
Inserita la lettera circolare prot. 2597 del 10/02/2016 sulla Redazione del POS per la mera fornitura di calcestruzzo; 
Corretti gli importi della sanzione per inottemperanza al provvedimento di sospensione riportati nella circolare 33/2009; 
Corrette le sanzioni per la violazioni dell’art. 80, comma 1, ed eliminate le note all’art. 80, comma 3-bis;  
Corretto il quadro dei trasgressori di cui all’art. 72; 
Inserito un estratto della circolare n. 26 del 12/10/2015 e la nota prot. 19570 del 16/11/2015 sulle modifiche alla sospensione dell’attività imprenditoriale di cui all’art. 14; 
Nelle copertine, aggiornata la sezione del sito del Ministero (www.lavoro.gov.it – Temi e priorità – Salute e Sicurezza) dove è possibile scaricare la versione aggiornata del presente documento e corretti i link ai documenti esterni, in considerazione della ristrutturazione dei siti ministeriali; 
Corretto il riferimento al punto 2 lett. c) dell’allegato II, punto 3.2.3, del DM 11/04/2011; 
Inserite note riguardanti l’abrogazione della direttiva Direttiva 89/686/CEE sui dispositivi di protezione individuale a seguito della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea del 31 marzo 2016, L 81/51 del nuovo Regolamento (UE) 2016/425 (LINK ESTERNO).   

L’edizione del Testo Unico Sicurezza e salute sul lavoro è stata pubblicata sul sito del Ministero del lavoro ed è stata curata da

DOTT. ING. GIANFRANCO AMATO DTL VERONA GAMATO@LAVORO.GOV.IT

DOTT. ING. FERNANDO DI FIORE DTL PAVIA FDIFIORE@LAVORO.GOV.IT

 

La precedente edizione del Testo Unico Sicurezza era stata pubblicata nel mese di dicembre 2014.

 

[fonte: LAVORO.GOV.IT]

 

 

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Rassegna dei principali momenti formativi, informativi, convegni, seminari, workshop che negli ultimi mesi hanno visto la nostra partecipazione in qualità di docente, codocente o relatore.

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Salute dei lavoratori e gestione delle emergenze in alta quota

Il 27 aprile a Courmayeur un seminario gratuito si sofferma sulla salute dei lavoratori e sulla gestione delle emergenze in alta quota con riferimento alla costruzione della funivia SkyWay Monte Bianco.

 

Tra i ghiacci perenni del Monte Bianco è stata vinta una formidabile sfida ingegneristica a 3500 m di altezza. In quattro anni di lavoro è stato possibile, attraverso il lavoro del cantiere delle nuove funivie SkyWay Monte Bianco, collegare Courmayeur a Punta Helbronner a 3.462 metri di altezza.

Sono state montate imponenti gru, sono stati impiegati circa 50 operai che hanno vissuto nel Rifugio Torino (a più di 3.300 metri) e si è lavorato in condizioni estreme in quello che può essere definito il cantiere più alto d’Europa.

Come è stato possibile lavorare a quell’altezza? Quali sono stati i rischi affrontati e gestiti durante il lavoro in cantiere? Quali sono le problematiche da affrontare nei lavori in alta quota per un’adeguata tutela della salute e sicurezza dei lavoratori? 

Per rispondere a queste domande, raccogliere le buone prassi e migliorare la tutela della salute e sicurezza in tutti i cantieri con lavori in alta quota, l’Associazione Italiana Formatori ed Operatori della Sicurezza sul Lavoro ( AiFOS) ha organizzato – in collaborazione con il Centro di Formazione AiFOS “Antonella Grange – Sicurezza & Ambiente” – il seminario tecnico dal titolo “La sfida per giungere in vetta 2.0. AiFOS Montagna e la Sicurezza in cantiere: salute dei lavoratori e gestione delle emergenze in alta quota nell’esperienza SkyWay Monte Bianco”. 

Il seminario – proseguendo sugli spunti di riflessione emersi nel convegno che si è tenuto ad Aosta nel 2015 – si terrà il 27 aprile 2016 a Courmayeur– Pavillon du Mont Fréty, affronterà vari aspetti relativi alla sicurezza del lavoro in quota partendo da esperienze reali e presenterà il nuovo modello formativo AiFOS Montagna su cui sta lavorando uno specifico gruppo di professionisti al fine di individuare le migliori soluzioni per affrontare le criticità del lavoro in sicurezza degli ambienti montani. 

Il lavoro ad alta quota – svolto ad altitudini pari o superiori a 3000 m sopra il livello del mare – comporta infatti diverse specifiche problematiche per la tutela della salute e sicurezza di un lavoratore. Ogni organismo necessita di un adeguato acclimatamento, di un adattamento alle particolari condizioni ambientali, ad esempio in risposta alla riduzione della pressione parziale di ossigeno che si verifica in proporzione alla riduzione della pressione barometrica.

Inoltre è necessario tener conto che oltre ai vari rischi correlati al lavoro in cantiere, in alta quota ci possono essere fattori di rischio rappresentati, ad esempio, dal particolare grado di impegno fisico necessario, dal dispendio energetico richiesto e dalle patologie caratteristiche dell’alta montagna. Ad esempio il mal di montagna acuto (AMS – Acute Mountain Sickness), l’edema cerebrale (HACE) e l’edema polmonare da alta quota (HAPE), le retinopatie e la cefalea (HAH – High Altitude Headache) e la tosse da alta quota. Patologie che, senza un’adeguata prevenzione, possono avere conseguenze anche gravi sulla salute dei lavoratori e sulla salute di coloro che si recano in alta quota per turismo.

 

Il convegno “La sfida per giungere in vetta 2.0. AiFOS Montagna e la Sicurezza in cantiere: salute dei lavoratori e gestione delle emergenze in alta quota nell’esperienza SkyWay Monte Bianco”, organizzato da AiFOS si terrà dunque il 27 aprile 2016 a Courmayeur – Pavillon du Mont Fréty dalle 9,45 alle 12,45 presso la Sala Conferenze Pavillon du Mont Fréty (m.2173) – Funivia SkyWay M. Bianco.

 

Il programma del seminario:

 

Ore 09.15 Registrazione dei partecipanti

 

Ore 09.45 Apertura lavori

Moderatore Antonella Grange, Consulente in materia di Sicurezza sul lavoro, Direttore del Centro di Formazione AiFOS Valle d’Aosta, Responsabile Nazionale Settore AiFOS Montagna

 

Saluti istituzionali

– Arch. Ivette Clavel, Presidente SkyWay Funivie del Monte Bianco

– P.I. Efisio Porcedda, Vicepresidente AiFOS

– Dott. Francesco Naviglio, Segretario Generale AiFOS

– Geom. Stefano Farina, Responsabile Nazionale Settore AiFOS Costruzioni

 

Interventi

– Ing. Sergio Ravet, Coordinatore Sicurezza cantiere SKY WAY M. BIANCO

– Giuseppe Gambino, RSPP COGEIS S.P.A.: “Lavoro in alta quota e gestione delle emergenze – l’esperienza del cantiere SkyWay M. Bianco per la realizzazione del nuovo impianto

– Dott. Guido Giardini, Medico Responsabile Centro di Medicina di Montagna – Ospedale Regionale “Umberto Parini” di Aosta e Dott. Giuseppe Taino, Medicina del Lavoro Fondazione Salvatore Maugeri di Pavia: “Dalla ricerca clinica alla prevenzione: linee guida nazionali sul lavoro in alta quota

– Ing. Gianni Baldessari, Direttore Area Impianti Turistici Trentino Sviluppo: “Gestione in sicurezza di impianti di alta quota – l’esperienza del Trentino”.

 

Dibattito

 

Ore 12.15 P.I. Efisio Porcedda, Vicepresidente AiFOS e Antonella Grange, Responsabile Nazionale Settore AiFOS Montagna: “Presentazione del Modello formativo AiFOS MONTAGNA”.

 

Ore 12.45 Chiusura dei lavori

 

Inoltre alle 13.00 si terrà un pranzo al Pavillon du Mont Fréty (è richiesta la prenotazione) e alle 14.30 una visita guidata a Punta Helbronner (m. 3466).

 

 

Link per l’iscrizione al convegno.

 

 

Si ricorda che il convegno è gratuito, ma con iscrizione obbligatoria (dal sito www.aifos.it). I costi del biglietto della funivia e del pranzo sono a carico dei partecipanti.

 

A tutti i partecipanti al convegno verrà consegnato un Attestato di presenza valido per il rilascio da parte di AiFOS di 3 crediti di aggiornamento Formatori (area 2 – rischi tecnici) e 3 ore per Coordinatore alla Sicurezza.

 

 

Per informazioni e iscrizioni:

Direzione AiFOS: via Branze, 45 – 25123 Brescia c/o CSMT, Università degli Studi di Brescia – tel.030.6595031 – fax 030.6595040 www.aifos.itconvegni@aifos.it  

 

Centro di Formazione AiFOS Valle d’Aosta: GRANGE ANTONELLA, Sicurezza & Ambiente – Centro Direzionale I Prismi, Reg. Borgnalle, 12 – 11100 AOSTA – Tel./Fax 0165 35661 – info@grangesicurezzaeambiente.com

 

 

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L'articolo PUNTO SICURO 18 marzo 2013 sembra essere il primo su LA SFIDA PER GIUNGERE IN VETTA 2.0.

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Adeguamento e linee applicative degli accordi ex articolo 34, comma 2, e 37, comma 2, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, e successive modificazioni e integrazioni    

Nella Gazzetta Ufficiale n. 8 dell’11 gennaio 2012 sono stati pubblicati gli accordi, approvati dalla Conferenza permanente per i rapporti tra Stato, Regioni e Province autonome di Trento e di Bolzano, di seguito Conferenza Stato-Regioni, in data 21 dicembre 2011, in tema di formazione dei datori di lavoro che intendano svolgere i compiti del Servizio di Prevenzione e Protezione e dei lavoratori, dirigenti e preposti, adottati ai sensi, rispettivamente, degli articoli 34 e 37 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, e successive modifiche e integrazioni, anche noto come “testo unico” di salute e sicurezza sul lavoro, di seguito d.lgs. n. 81/2008. Allo scopo di fornire alle aziende e agli organi di vigilanza prime indicazioni in ordine ai contenuti degli accordi in parola, d’intesa con il coordinamento tecnico interregionale assessorati sanità e con il coordinamento tecnico interregionale assessorati formazione, si espone quanto segue.  

Efficacia degli accordi 
L’articolo 34, comma 2, del “testo unico” di salute e sicurezza sul lavoro prevede che il datore di lavoro che intenda svolgere personalmente i compiti del servizio di prevenzione e protezione, nei casi in cui ciò è consentito (individuati dall’allegato II del d.lgs. n. 81/2008), debba frequentare corsi di formazione di durata minima di 16 ore e massima di 48 ore, adeguati alla natura dei rischi presenti sul luogo di lavoro e relativi alle attività lavorative, nel rispetto dei contenuti e della articolazioni definiti mediante accordo in sede di Conferenza Stato-Regioni. Il successivo comma 3 dell’articolo 34, citato, dispone altresì che il datore di lavoro che intenda svolgere i compiti del servizio di prevenzione e protezione debba frequentare corsi di aggiornamento, anch’essi individuati nell’accordo in Conferenza Stato-Regioni di cui al comma 2 dell’articolo 34. L’articolo 37, comma 2, del d.lgs. n. 81/2008 dispone invece che la durata, i contenuti minimi e le modalità della formazione e dell’aggiornamento dei lavoratori sono disciplinati con accordo in Conferenza Stato-Regioni. Pertanto, in relazione ai datori di lavoro e ai lavoratori, in base alle previsioni appena riportate, gli accordi integrano le rispettive disposizioni di legge individuando le caratteristiche essenziali e le modalità di svolgimento delle attività formative i cui principi sono contenuti agli articoli 34 e 37 del “testo unico” di salute e sicurezza sul lavoro. L’articolo 21 del d.lgs. n. 81/2008 dispone che i componenti dell’impresa familiare di cui all’articolo 230-bis del codice civile, i lavoratori autonomi che compiono imprese e servizi ai sensi dell’art. 2222 del codice civile, i coltivatori diretti del fondo, i soci delle società semplici operanti nel settore agricolo, gli artigiani e i piccoli commercianti, abbiano la facoltà di sottoporsi a formazione. Ne deriva che le previsioni di cui all’accordo ex articolo 37 del “testo unico” di salute e sicurezza sul lavoro – dirette a fornire ai soggetti di cui all’articolo 21 utile parametro di riferimento per la formazione – non hanno nei confronti dei destinatari efficacia obbligatoria. Resta ferma, come espressamente previsto dall’articolo 21, secondo comma, lettera b), del d.lgs. n. 81/2008 (ove si legge che sono fatti salvi gli “obblighi previsti da norme speciali”), la obbligatorietà di altra formazione rispetto a quelle oggetto di regolamentazione da parte dell’accordo ex articolo 37 del “testo unico”, nei soli casi in cui essa sia imposta ai sensi di altre disposizioni di legge, da considerarsi speciali rispetto alla previsione generale di cui all’articolo 21, comma 2, citata, e che, si ripete, attribuisce ai soggetti in parola la facoltà e non anche l’obbligo di sottoporsi a formazione. A titolo meramente esemplificativo e senza che la indicazione che segue esaurisca il novero delle situazioni alle quali la norma appena citata si riferisce, si ricorda che il decreto del Presidente della Repubblica 14 settembre 2011, n. 177, relativo alla regolamentazione dei lavori nei c.d. “ambienti confinati”, prevede, all’articolo 2, comma 1, lettera b), l’”integrale e vincolante applicazione anche del comma 2 dell’articolo 21, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, nel caso di imprese familiari e lavoratori autonomi”. Di conseguenza, nel campo di applicazione del d.P.R. n. 177/2011 la formazione dei lavoratori familiari e dei lavoratori autonomi che compiono opere e servizi è obbligatoria e non facoltativa. Analoghe conclusioni valgono nei riguardi della formazione dei dirigenti e dei preposti, i quali – come previsto dall’articolo 37, comma 7, del d.lgs. n. 81/2008 – devono ricevere una formazione “adeguata e specifica” rispetto all’importante ruolo rivestito in azienda (e delineato sin dalle “definizioni” contenute all’articolo 2 del “testo unico” di salute e sicurezza sul lavoro), con obblighi di ampia portata, individuati, rispettivamente, agli articoli 18 e 19 del “testo unico” di salute e sicurezza sul lavoro. Rispetto ai dirigenti e ai preposti, come rimarcato alla “Premessa” dell’accordo ex articolo 37 del d.lgs. n. 81/2008, la applicazione dei contenuti dell’accordo è facoltativa costituendo, tuttavia, principio di prova in ordine al rispetto delle previsioni, citate, la circostanza che la formazione dei dirigenti e dei preposti sia stata progettata e realizzata in modo coerente rispetto alle previsioni dell’accordo ex articolo 37 del d.lgs. n. 81/2008. Resta inteso che il datore di lavoro potrà ottemperare all’obbligo di garantire una “adeguata e specifica” (in questi termini l’articolo 37, comma 7, del “testo unico”) formazione dei dirigenti e dei preposti anche per mezzo di attività formativa progettata e/o realizzata in modo difforme rispetto ai precetti di cui all’accordo ex articolo 37 del “testo unico” di salute e sicurezza sul lavoro non potendosi, in tale ipotesi, avvalere della presunzione (ovviamente semplice) del rispetto delle disposizioni di legge per mezzo di corsi conformi a quelli descritti nell’accordo stesso. Il terzo periodo della “Premessa” dell’accordo ex articolo 37 del d.lgs. n. 81/2008 puntualizza che la formazione in parola: “è distinta da quella prevista dai Titoli successivi al I del D.Lgs. n. 81/08 o da altre norme, relative a mansioni o attrezzature particolari”. In tal modo si esprime un principio, di ordine generale, in forza del quale la formazione regolamentata esaurisce l’obbligo formativo a carico del datore di lavoro, a meno che il medesimo non sia tenuto – in base a una normativa differente rispetto a quella di cui all’articolo 37 del “testo unico” di salute e sicurezza sul lavoro – a corsi regolamentati da disposizioni aventi le caratteristiche delle norme speciali (sempre rispetto a quelle di cui all’articolo 37, citato), contenute nei Titoli del d.lgs. n. 81/2008 successivi al Titolo I o in altre norme di legge, e che oltre a prevedere una formazione integrativa in merito a rischi specifici individuino in modo dettagliato percorsi formativi con  molteplici contenuti, diretti a esigenze ben definite e particolari di tutela, che richiedono corsi ad hoc.  Sono da considerare norme speciali, nel senso appena citato, sempre senza che l’elencazione che segue possa dirsi esaustiva in ordine al novero delle norme speciali in materia di formazione: la formazione individuata, ai sensi dell’articolo 73, comma 5, del “testo unico”, in ordine a determinate attrezzature di lavoro, in base all’accordo in Conferenza Stato-Regioni approvato in data 22 febbraio 2012 e la formazione di cui all’articolo 136, comma 6, e allegato XXI del d.lgs. n. 81/2008 (formazione montatori ponteggi).  Si reputa che sia espressamente da considerare come speciale, e quindi oggetto di formazione “aggiuntiva” rispetto a quella di cui all’accordo ex art. 37 del “testo unico”, la formazione di cui all’articolo 258 del “testo unico”, in relazione ai lavoratori esposti o potenzialmente esposti a polveri di amianto. 
Viceversa, non si ritiene che costituiscano norme speciali, nel senso appena indicato, disposizioni quali, sempre solo a titolo esemplificativo, quelle di cui all’articolo 169, comma 1, lettera b), in materia di movimentazione manuale dei carichi, o di cui all’articolo 177, comma 1, lettera b), in materia di attrezzature munite di videoterminali, nelle quali si parli, come negli esempi citati, di “formazione adeguata” o si usino formule simili, senza che la normativa individui in modo puntuale e peculiare le caratteristiche (in termini di durata, contenuti ect.) dei corsi stessi. In simili situazioni, la formazione relativi ai rischi di specifico riferimento (negli esempi appena riportati, i rischi relativi alla movimentazione manuale dei carichi e quelli derivanti dall’uso di attrezzature munite di videoterminali) va effettuata in applicazione delle disposizioni di cui all’accordo ex articolo 37 del d.lgs. n. 81/2008, nella parte denominata “Formazione specifica”. Al fine di evitare la ripetizione di percorsi formativi tali – per numero di ore, contenuti e argomenti, oltre che per modalità di aggiornamento – da essere equivalenti o superiori a quelli oggetto di regolamentazione da parte degli accordi del 21 dicembre, si ritiene che la dimostrazione dell’avvenuta effettuazione di attività formativa (sia realizzata precedentemente alla pubblicazione degli accordi che svolta in vigenza dei medesimi) coerente con le disposizioni di specifico riferimento costituisca credito formativo ai fini di cui agli accordi citati. Quali esempi, si considerino le ipotesi della formazione prevista dal decreto del Ministero della salute del 16 marzo 1998 (applicativo della c.d. “direttiva Seveso”) e quella di cui al decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti 16 ottobre 2009, relativamente alla formazione dei conducenti di alcuni veicoli stradali adibiti al trasporto di merci o passeggeri.   Resta inteso che la formazione in parola non comprende comunque l’addestramento, a maggior ragione ove esso sia necessario in relazione a specifiche fattispecie di rischio individuate nei Titoli diversi dal Titolo I del d.lgs. n. 81/2008, come accade, ad esempio, in relazione alle disposizioni di cui all’articolo 77, comma 5, del “testo unico” di salute e sicurezza sul lavoro in ordine ai Dispositivi di Protezione Individuale di terza categoria, ai sensi del d.lgs. n. 475/1992. In ogni caso, occorre rimarcare come restino ferme le previsioni di ordine generale di cui all’articolo 37, commi 4 e 6, del d.lgs. n. 81/2008 relative, rispettivamente, alla individuazione dei momenti nei quali è sempre necessario che venga svolta l’attività di formazione e alla necessità che essa venga ripetuta in caso di insorgenza di nuovi rischi. I principi di tali disposizioni vengono, infatti, richiamati al punto 4 dell’accordo ex articolo 37, comma 2, del “testo unico” unitamente alla necessità che la formazione sia comunque progettata e realizzata tenendo conto delle risultanze della valutazione dei rischi, con la conseguenza che: “il percorso formativo e i relativi argomenti possono essere ampliati in base alla natura e all’entità dei rischi presenti in azienda, aumentando di conseguenza il numero di ore necessario”. Pertanto, in linea di massima la formazione da erogare al lavoratore e, per quanto facoltativa nell’articolazione, ai dirigenti e ai preposti, viene individuata avendo riguardo al “percorso” delineato dall’accordo ex articolo 37 del d.lgs. n. 81/2008, che costituisce un percorso minimo e, tuttavia, sufficiente rispetto al dato normativo, salvo che esso non debba essere integrato  tenendo conto di quanto emerso dalla valutazione dei rischi o nei casi previsti dalla legge (si pensi all’introduzione di nuove procedure di lavoro o nuove attrezzature). L’accordo ex articolo 37 del “testo unico” di salute e sicurezza sul lavoro espone, al punto 4, nella parte denominata “Condizioni particolari”, il principio per il quale: “I lavoratori di aziende, a prescindere dal settore di appartenenza, che non svolgano mansioni che comportino la loro presenza, anche saltuaria, nei reparti produttivi, possono frequentare i corsi individuati per il rischio basso”. In tal modo viene esplicitato il principio generale in forza del quale la “classificazione” dei lavoratori, nei soli casi in cui esistano in azienda soggetti non esposti a medesime condizioni di rischio, può essere fatta anche tenendo conto delle attività concretamente svolte dai soggetti medesimi, avendo a riferimento quanto nella valutazione dei rischi; ad esempio, i lavoratori di una azienda metallurgica che non frequentino reparti produttivi o i lavoratori che svolgano semplice attività d’ufficio saranno considerati come lavoratori che svolgano una attività a rischio “basso” e non lavoratori (come gli operai addetti alle attività dei reparti produttivi) che svolgano una attività che richiederebbe i corsi di formazione per il rischio “alto” o “medio”. Analogamente, ove la valutazione dei rischi di una azienda la cui classificazione ATECO prevede l’avvio dei lavoratori a corsi a rischio “basso” evidenzi l’esistenza di rischi particolari, tale circostanza determina la necessità di programmare e realizzare corsi adeguati alle effettive condizioni di rischio (quindi, di contenuto corrispondente al rischio “medio” o “alto”). In relazione alla formazione dei lavoratori avviati con contratto di somministrazione di lavoro, l’accordo ex articolo 37 del d.lgs. n. 81/2008, nella nota al punto 8 facendo espressamente salva la ripartizione legale degli obblighi di sicurezza, ribadisce che i somministratori e gli utilizzatori hanno facoltà di regolamentare in via contrattuale le modalità di adempimento degli obblighi di legge specificando, in particolare, che essi possono “concordare che la formazione generale sia a carico del somministratore e quella specifica di settore a carico dell’utilizzatore”. L’accordo ex articolo 34 del d.lgs. n. 81/2008 dispone con molta chiarezza che: “il corso oggetto del presente accordo non comprende la formazione necessaria per svolgere i compiti relativi all’attuazione delle misure di prevenzione incendi e lotta antincendio, e di primo soccorso e, comunque, di gestione dell’emergenza”, ai quali, quindi, si applicano differenti previsioni (contenute, rispettivamente, agli articoli 37, comma 9, 45, comma 2, e 46, comma 3, lettera b), e comma 4 del “testo unico” di salute e sicurezza sul lavoro.    Quanto agli accordi in oggetto, si ritiene opportuno puntualizzare che essi si sono perfezionati con l’approvazione in Conferenza Stato-Regioni, avvenuta in data 21 dicembre 2011. Tanto premesso, in considerazione della circostanza che in diversi punti degli accordi in questione si prevedono taluni termini avendo riguardo o alla “pubblicazione” o alla “entrata in vigore” degli accordi medesimi, il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano convengono che tali termini si debbano in ogni caso identificare sempre nella data dell’11 gennaio 2012, data di pubblicazione degli accordi nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.   

Collaborazione degli organismi paritetici alla formazione 
Particolare importanza è attribuita dal “testo unico” di salute e sicurezza sul lavoro al ruolo degli organismi paritetici, quale definito dall’articolo 51 del d.lgs. n. 81/2008. Va, tuttavia, chiarito al riguardo che il “testo unico” di salute e sicurezza sul lavoro promuove il ruolo di tali organismi a condizioni precise e, in particolare, a condizione che essi siano costituiti nell’ambito di “associazioni dei datori di lavoro e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale” (articolo 2, comma 1, lettera ee), d.lgs. n. 81/2008) e che operino nel settore e nel territorio di competenza (articolo 37, comma 12, del “testo unico” di salute e sicurezza sul lavoro). Ne discende che il datore di lavoro che richieda – come prevede l’articolo 37, comma 12, del d.lgs. n. 81/2008 – la “collaborazione” di tali organismi per l’effettuazione delle attività di formazione è tenuto a verificare che i soggetti che propongono la propria opera a sostegno dell’impresa posseggano tali caratteristiche. Il datore di lavoro, nel caso intenda far svolgere la formazione da un ente formativo, potrà dare specifico mandato a questo di inviare, per suo conto, la richiesta di collaborazione all’organismo paritetico.
Con riferimento all’accordo ex articolo 34 del d.lgs. n. 81/2008, il quale individua i Fondi interprofessionali di settore tra i soggetti legittimati ope legis alla erogazione della formazione, si precisa che nel caso in cui da statuto tali soggetti non si configurino come erogatori diretti, questi, ai fini dell’erogazione dei corsi in questione, dovranno avvalersi di soggetti formatori esterni alle proprie strutture secondo le previsioni riportate in coda al punto 1 dell’accordo (“Individuazione dei soggetti formatori e sistema di accreditamento”).  
Si ritiene utile ribadire quanto già esposto dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali nella circolare n. 20 del 29 luglio 2011, vale a dire che la norma in ultimo citata non impone al datore di lavoro di effettuare la formazione necessariamente con gli organismi paritetici quanto, piuttosto, di mettere i medesimi a conoscenza della volontà di svolgere una attività formativa; ciò in modo che essi possano, se del caso, svolgere efficacemente la funzione che il “testo unico” attribuisce loro, attraverso proprie proposte al riguardo. Resta inteso che tale richiesta di collaborazione opera unicamente in relazione agli organismi paritetici che abbiano i requisiti di legge e che, quindi, siano costituiti nell’ambito di organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale (in questo senso la definizione di “organismo paritetico” dettata all’articolo 2, comma 1, lettera ee), del d.lgs. n. 81/2008) e che svolgano la propria attività di “supporto” alle aziende operando sia nel territorio che nel settore di attività del datore di lavoro (in questo senso l’articolo 37, comma 12, citato). Rispetto a tale previsione, si ritiene che il “territorio” di riferimento possa essere individuato nella Provincia, contesto nel quale usualmente operano gli organismi paritetici. Nei soli casi in cui il sistema di pariteticità non sia articolato a livello provinciale ma sia comunque presente a livello regionale, la collaborazione opererà a tale livello. Qualora, invece, gli organismi paritetici non siano presenti a né a livello provinciale né a livello regionale, il datore di lavoro che intendesse farlo, senza che – in tal caso – si applichi la previsione di cui all’articolo 37, comma 12, del “testo unico”, potrà comunque rivolgersi ad un livello superiore a quello regionale.
Relativamente alle aziende con più sedi in differenti contesti territoriali, l’organismo di riferimento può essere individuato avendo riguardo alla sede legale dell’impresa.   
 
Ai fini del possesso dei citati criteri di legge da parte dell’organismo paritetico, attese le frequenti richieste di chiarimento pervenute, si ritiene di individuare quale criterio presuntivo della c.d. “rappresentatività comparata” (sempre solo limitatamente alle finalità di cui alla interpretazione dell’articolo 37, comma 12, del d.lgs. n. 81/2008) applicabile quello di essere costituito nell’ambito di associazioni datoriali o sindacali cui aderiscano organizzazioni datoriali o sindacali – nazionali, territoriali o di settore – firmatarie di un contratto collettivo nazionale di lavoro. Al riguardo, va esclusa la rilevanza della firma per mera adesione, essendo necessario che la firma sia il risultato finale di una partecipazione ufficiale alla contrattazione. Tale criterio non pregiudica la possibilità delle singole organizzazioni datoriali o sindacali di dimostrare le propria rappresentatività secondo altri consolidati principi giurisprudenziali.
Restano ferme le eventuali specifiche disposizioni adottate dalle Regioni o dalle Province autonome in ordine al riconoscimento della rappresentatività degli organismi paritetici. Rimane, altresì, impregiudicata l’applicazione del disposto di cui all’articolo 9 del decreto del Presidente della Repubblica 6 gennaio 1978, n. 58, e successive modifiche e integrazioni.
Resta inteso che – in ossequio al principio della pariteticità – sia le associazioni datoriali sia le associazioni sindacali nel cui ambito sia costituito l’organismo paritetico devono essere in possesso sia del criterio presuntivo appena esposto che di quello territoriale di cui sopra. Al fine di evitare erronei affidamenti dei datori di lavoro nei riguardi di organismi paritetici che, attraverso pubblicità o propri siti, affermino essere in possesso dei citati requisiti di legge, si ritiene opportuno puntualizzare che il Ministero del lavoro e delle politiche sociali non provvede ad alcun accreditamento rispetto agli organismi paritetici né riconosce ai medesimi o alle organizzazioni datoriali o sindacali nel cui contesto i medesimi organismi siano costituiti alcuna capacità di rappresentanza in base a protocolli o “codici” del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, i quali, pertanto, non rilevano ai fini della verifica dei requisiti appena richiamati. Allo stesso modo e per le stesse ragioni non può essere attribuita alcuna valenza, ai fini del possesso dei requisiti di rappresentanza di cui alla legge, all’eventuale inoltro al Ministero del lavoro e delle politiche sociali di documentazione finalizzata al citato “accreditamento”.  Inoltre, si ricorda che l’accordo ex articolo 34 precisa che gli organismi paritetici sono soggetti formatori per i datori di lavoro qualora effettuino le “attività formative o di aggiornamento direttamente o avvalendosi di strutture formative di loro diretta emanazione”. Tale previsione, applicabile anche alle associazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori e agli enti bilaterali, implica che gli organismi paritetici debbano svolgere attività di formazione direttamente o per mezzo di strutture formative proprie o almeno partecipate, senza  poter procedere all’utilizzo di strutture esterne se non accreditate ai sensi dell’intesa del 20 marzo 2008 in Conferenza Stato Regioni e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 23 gennaio 2009. Inoltre, gli organismi paritetici non possono procedere ad alcun “accreditamento” della formazione svolta da altri soggetti, la quale, quindi, non ha alcuna rilevanza relativamente al rispetto delle disposizioni di legge e di quelle di cui agli accordi del 21 dicembre. Quanto alle modalità di richiesta di collaborazione agli organismi paritetici, la nota alla “Premessa” dell’accordo ex articolo 37, puntualizza che: “Ove la richiesta riceva riscontro da parte dell’ente bilaterale o dell’organismo paritetico, delle relative indicazioni occorre tener conto nella pianificazione e realizzazione delle attività di formazione, anche ove tale realizzazione non sia affidata agli enti bilaterali o agli organismi paritetici. Ove la richiesta di cui al precedente periodo non riceva riscontro dall’ente bilaterale o dall’organismo paritetico entro quindici giorni dal suo invio, il datore di lavoro procede autonomamente alla pianificazione e realizzazione delle attività di formazione”. Al riguardo, si puntualizza che la richiesta in parola può essere avanzata anche ad uno solo (ove ve ne siano diversi) di organismi paritetici in possesso dei requisiti sin qui richiamati, in qualunque modo idoneo allo scopo (ad esempio, anche con semplice comunicazione per posta elettronica, purché contenga indicazioni sufficienti a poter permettere all’organismo paritetico di comprendere il tipo di intervento formativo di riferimento e, quindi, mettendolo nelle condizioni di potere supportare il datore di lavoro al riguardo). Della risposta dell’organismo paritetico il datore di lavoro tiene conto, senza che, tuttavia, ciò significhi che la formazione debba essere svolta necessariamente con l’organismo paritetico, qualora la risposta di quest’ultimo comprenda una proposta di svolgimento presso l’organismo della attività di formazione né che le indicazioni degli organismi paritetici debbano essere obbligatoriamente seguite nella realizzazione dell’attività formativa.   

Formazione in modalità e-learning 
L’allegato I agli accordi del 21 dicembre 2011 disciplina la formazione in modalità elearning, contenendo, innanzitutto, una premessa volta a evidenziare che se la formazione alla sicurezza svolta in aula ha rappresentato tradizionalmente il modello di formazione in grado di garantire il più elevato livello di interattività, l’evoluzione delle nuove tecnologie, i cambiamenti dei ritmi di vita e della stessa concezione della formazione hanno reso possibile l’affermazione di una modalità peculiare e attuale di formazione a distanza, indicata con il termine e-learning, e della quale viene fornita la seguente definizione: “modello formativo interattivo e realizzato previa collaborazione interpersonale all’interno di gruppi didattici strutturati (aule virtuali tematiche, seminari tematici) o semistrutturati (forum o chat telematiche), nel quale operi una piattaforma informatica che consente ai discenti di interagire con i tutor e anche tra loro”.  L’allegato continua evidenziando come la formazione in parola non consista nella “semplice fruizione di materiali didattici via internet, all’uso della mail tra docente e studente o di un forum online dedicato ad un determinato argomento” quanto come si tratti di un vero e proprio “strumento di realizzazione di un percorso di apprendimento dinamico che consente al discente di partecipare alle attività didattico-formative in una comunità virtuale”. Inoltre, viene specificato che nell’attività e-learning “va garantito che i discenti abbiano possibilità di accesso alle tecnologie impiegate, familiarità con l’uso del personal computer e buona conoscenza della lingua utilizzata”. L’allegato I agli accordi, più nel dettaglio, pone una serie di condizioni necessarie perché sia legittimo il ricorso all’e-learning specificando che i tutor devono essere in grado di “garantire la costante raccolta di osservazioni, esigenze e bisogni specifici degli utenti, attraverso un continuo raffronto con utenti, docenti e comitato scientifico”.  Ancora, altre condizioni riguardano:  – sede e strumentazione: la formazione “può svolgersi presso la sede del soggetto formatore, presso l’azienda o presso il domicilio del partecipante, purché le ore dedicate alla formazione vengano considerate orario di lavoro effettivo. E la formazione va realizzata attraverso una strumentazione idonea a permettere l’utilizzo di tutte le risorse necessarie allo svolgimento del percorso formativo ed il riconoscimento del lavoratore destinatario della formazione”; – programma e materiale didattico: devono avere una  evidenza formale; 
tutor: si specifica che: “deve essere garantito un esperto (tutor o docente) a disposizione per la gestione del percorso formativo. Tale soggetto deve essere in possesso di esperienza almeno triennale di docenza o insegnamento o professionale in materia di tutela della salute e sicurezza sul lavoro maturata nei settori pubblici o privati”; sul punto, si ritiene opportuno evidenziare come la norma appena riportata non configuri una costante presenza del tutor quanto, piuttosto, la sua disponibilità a intervenire, con modalità e tempi predefiniti; – procedure di valutazione: si puntualizza che: “devono essere previste prove di autovalutazione, distribuite lungo tutto il percorso. Le prove di valutazione ‘in itinere’ possono essere effettuate (ove tecnologicamente possibile) in presenza telematica”, mentre viene statuito che comunque “la verifica di apprendimento finale va effettuata in presenza”. Delle prove e della verifica finale deve essere data presenza agli atti dell’azione formativa. – durata: deve essere indicata la durata del tempo di studio previsto, il quale va ripartito su unità didattiche omogenee. Deve essere possibile memorizzare i tempi di fruizione (ore di collegamento) ovvero dare prova che l’intero percorso sia stato realizzato. La durata della formazione deve essere validata dal tutor e certificata dai sistemi di tracciamento della piattaforma per l’e-learning; – materiali: il linguaggio deve essere chiaro e adeguato ai destinatari.  Deve essere garantita la possibilità di ripetere parti del percorso formativo secondo gli obiettivi formativi, purché rimanga traccia di tali ripetizioni in modo da tenerne conto in sede di valutazione finale, e di effettuare stampe del materiale utilizzato per le attività formative. L’accesso ai contenuti successivi “deve avvenire secondo un percorso obbligato (che non consenta di evitare una parte del percorso)”. In tal modo vengono, quindi, fissate regole sufficientemente precise dirette a riconoscere la importanza e utilità di una modalità formativa sin qui generalmente vista con “sospetto” (probabilmente in quanto spesso oggetto di abusi) e a favorire  prodotti di qualità distinguendoli da quelli inefficaci. Tuttavia l’”apertura” a questa nuova tipologia di formazione è riferita dagli accordi a parti limitate della formazione, quali: – accordo ex articolo 34: modulo normativo e gestionale (1 e 2), non anche, quindi, quello tecnico e relazionale (3 e 4), aggiornamento quinquennale e verifiche sul mantenimento delle competenze acquisite
accordo ex articolo 37: formazione generale per i lavoratori (4 ore), tutta la formazione dei dirigenti (16 ore), la parte individuata ai punti da 1 a 5 della formazione dei preposti e i corsi di aggiornamento (punto 9), ai quali si aggiungono progetti formativi sperimentali eventualmente individuati per lavoratori e preposti da Regioni e Province autonome. In ordine alla parte di formazione che si svolga via e-learning, va evidenziato come le modalità descritte dall’allegato non si riscontrino ove la formazione venga erogata per mezzo della semplice trasmissione di lezioni “frontali” a distanza (le quali, d’altro verso, non possono essere considerate lezioni “ordinarie”), ma richiedano la presenza dei requisiti di interattività della formazione e presenza di soggetti (tutor e/o docenti) in possesso di determinate caratteristiche.  Quanto, infine, alle verifiche di apprendimento, la previsione relativa alla verifica finale “in presenza” deve essere intesa nel senso che non sia possibile la verifica del completamento del percorso in modalità telematica – cosa, invece, espressamente consentita per le verifiche intermedie – ma in presenza fisica, da attuarsi anche per il tramite della videoconferenza. 
Disciplina transitoria e riconoscimento della formazione pregressa    Con riferimento alla disciplina transitoria e al riconoscimento della formazione pregressa, si rammenta che, in applicazione di quanto esposto nel paragrafo dedicato all’efficacia degli accordi, tutti i riferimenti all’entrata in vigore e quelli alla pubblicazione degli accordi vanno riferiti sempre all’11 gennaio 2012, data di pubblicazione degli accordi sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.  Tanto premesso, gli accordi in commento recano una disciplina transitoria (punto 11 dell’accordo ex articolo 34 del d.lgs. n. 81/2008 e punto 10 dell’accordo ex articolo 37 del “testo unico” di salute e sicurezza sul lavoro) puntuale, allo scopo di prevenire dubbi interpretativi legati alla sovrapposizione tra la normativa precedente e quella introdotta tramite gli accordi in oggetto.  Più nel dettaglio, l’accordo ex articolo 34 del d.lgs. n. 81/2008, al punto 11, prevede espressamente che: “In fase di prima applicazione, non sono tenuti a frequentare i corsi di formazione (…) i datori di lavoro che abbiano frequentato – entro e non oltre sei mesi dalla entrata in vigore del presente accordo – corsi di formazione formalmente e documentalmente approvati alla data di entrata in vigore del presente accordo, rispettosi delle previsioni di cui all’art. 3 del decreto ministeriale 16 gennaio 1997 per quanto riguarda durata e contenuti” e il punto 10, secondo capoverso, dell’accordo ex articolo 37 del “testo unico” di salute e sicurezza analogamente specifica che: “non sono tenuti a frequentare i corsi di formazione (…) i lavoratori, i dirigenti e i preposti che abbiano frequentato – entro e non oltre dodici mesi dalla entrata in vigore del presente accordo – corsi di formazione formalmente e documentalmente approvati alla data di entrata in vigore del presente accordo, rispettosi delle previsioni normative e delle indicazioni previste nei contratti collettivi di lavoro per quanto riguarda durata, contenuti e modalità di svolgimento dei corsi.” In tal modo si è voluto inserire, limitatamente ad una fase di prima applicazione degli accordi, la possibilità di esonero dalla frequenza dei corsi di formazione secondo le nuove regole, le nuove modalità e le nuove durate, che sono ora legate alle classi di rischio delle attività svolte, e di frequentare ancora, invece, corsi di formazione secondo i vecchi criteri individuati per i datori di lavoro nel decreto ministeriale 16 gennaio 1997 e per i lavoratori nel rispetto delle previsioni normative e delle indicazioni eventualmente contenute nei contratti collettivi di lavoro. Tale esonero è stato comunque subordinato alla condizione che la frequenza di tali corsi con le “vecchie” regole sia svolta per i datori di lavoro entro e non oltre sei mesi dall’11 gennaio 2012 (punto 11, accordo ex articolo 34 del “testo unico” di salute e sicurezza sul lavoro, ove si fa riferimento alla data di “entrata in vigore” dell’accordo) e per i lavoratori, dirigenti e preposti entro e non oltre dodici mesi dall’11 gennaio 2012 (punto 10, accordo ex articolo 37 del d.lgs. n. 81/2008) nonché alla condizione per entrambi che i corsi stessi siano stati già organizzati ed approvati “formalmente e documentalmente” prima dell’11 gennaio 2012. L’indicazione relativa alla necessità che i corsi siano stati  va intesa nel senso che deve esistere una documentazione (quali, ad esempio, una richiesta di finanziamento o di riconoscimento avanzata per un determinato corso, un bando, un programma puntuale di attività che risulti da un accordo collettivo o, ancora, un verbale di riunione periodica) che dimostri che, alla data dell’11 gennaio 2012, i corsi fossero già stati progettati e pianificati, all’evidente fine di non penalizzare oltremodo coloro che su tale progettazione e pianificazione abbiano investito risorse o che le abbiano condivise con le parti sociali e/o le rappresentanze dei lavoratori per la sicurezza. Tale documentazione non richiede la data certa, restando tuttavia onere di chi intenda avvalersi, nei limitati limiti temporali appena specificati, della facoltà di svolgere corsi secondo le “vecchie” regole, dimostrare con ogni mezzo idoneo che tali corsi erano, alla data dell’11 gennaio 2012, in una fase molto avanzata di pianificazione e realizzazione, alla quale debba seguire solo l’erogazione dei corsi. Al riguardo, appare opportuno invitare gli organi di vigilanza a prestare particolare attenzione nella verifica dei requisiti appena citati, al fine di dissuadere gli operatori da un utilizzo fraudolento delle disposizioni appena illustrate. La circostanza che la puntuale definizione e la specifica regolamentazione del ruolo e delle attività dei dirigenti e dei preposti siano state introdotte solo dal “testo unico” di salute e sicurezza sul lavoro è alla base della previsione di cui al primo capoverso del punto 10 dell’accordo ex articolo 37 del d.lgs. n. 81/2008, il quale, “al fine di consentire la piena ed effettiva attuazione degli obblighi di cui al presente accordo”, dispone  – “unicamente in sede di prima applicazione” (quindi, con previsione destinata ad esaurire la propria efficacia una volta completato l’arco temporale individuato dall’accordo)  – che il datore di lavoro che non abbia già avviato a corsi di formazione coerenti con il ruolo svolto in azienda i dirigenti o i preposti in forza alla propria azienda possa procedere a tale avvio (sempre in relazione a corsi che siano coerenti con i contenuti dell’accordo) in modo che i relativi corsi si concludano entro e non oltre 18 mesi dalla pubblicazione dell’accordo (11 gennaio 2012). La previsione opera in combinato disposto con quanto previsto dal successivo punto 11 e comporta che nel caso in cui il lavoratore che abbia svolto e svolga funzioni di preposto alla data della pubblicazione dell’accordo e che abbia, al contempo, svolto un corso da lavoratore rispettoso delle previsioni previgenti non debba ripetere il corso da lavoratore ma debba svolgere, entro i citati 18 mesi a far data dall’11 gennaio 2012, solo la formazione peculiare e specifica relativa allo svolgimento di tali compiti di preposto. Al riguardo, si evidenzia come il termine di riferimento per il completamento del percorso formativo particolare e aggiuntivo da preposto sia quello appena richiamato (18 mesi) e non, invece, quello di 12 mesi erroneamente indicato al punto 11, lettera a), ultimo periodo, dell’accordo ex articolo 37 del “testo unico”.  Il dirigente che dimostri di aver svolto, alla data di pubblicazione dell’accordo ex articolo 37 del “testo unico”, una formazione con i contenuti previsti all’art. 3 del D.M. 16/01/1997 o con i contenuti del Modulo A per ASPP/RSPP, anche se di durata inferiore, non è tenuto a frequentare il corso di formazione di cui al punto 6 dell’accordo in commento. Il termine per il completamento del percorso formativo per dirigenti è di 18 mesi, a meno che le modalità della formazione dei dirigenti non vengano individuate da accordi aziendali, adottati previa consultazione dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, nel qual caso – per quanto disposto al punto 6, secondo periodo – il termine entro il quale programmare e completare l’attività formativa è di 12 mesi a far data dall’11 gennaio 2012, data di pubblicazione degli accordi del 21 dicembre 2011 nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.   La previsione relativa ai 18 mesi per i corsi da dirigente e preposto non riguarda, tuttavia, il personale di nuova assunzione (o quello, già in forza alla azienda, al quale vengano attribuiti compiti di dirigente o preposto successivamente all’11 gennaio 2012 il quale, in ragione della esistenza di un quadro normativo ormai definito in materia di formazione (proprio in ragione della approvazione degli accordi del 21 dicembre), dovrà essere avviato a corsi da dirigente o preposto anteriormente o contestualmente all’assunzione o alla adibizione a compiti di dirigente o preposto. In tal caso occorre avere completato il prescritto percorso formativo prima dell’inizio della attività richiesta in azienda al dirigente o al preposto e solo ove ciò non risulti possibile, per ragioni che spetta al datore di lavoro evidenziare adeguatamente, l’accordo prevede che il percorso formativo debba essere completato entro e non oltre 60 giorni dall’inizio della attività lavorativa. Gli accordi del 21 dicembre individuano solo per il  futuro la disciplina della formazione e non prevedono che i corsi così regolamentati debbano essere svolti dalle aziende che abbiano già pienamente rispettato le previgenti disposizioni in materia. Al fine di esplicitare questo concetto, il punto 11 dell’accordo ex articolo 37 del “testo unico” di salute e sicurezza sul lavoro disciplina il “riconoscimento della formazione pregressa” puntualizzando che per lavoratori e preposti già formati alla data dell’11 gennaio 2012 non occorre ripetere la formazione.  Nel caso tale formazione sia stata svolta da più di 5 anni anteriormente alla pubblicazione dell’accordo, l’aggiornamento andrà realizzato secondo le “nuove” regole entro 12 mesi, sempre dall’11 gennaio 2012. Sia in relazione alla attività formativa pregressa svolta da lavoratori o preposti sia in relazione a quella, sempre pregressa, svolta dal dirigente, il datore di lavoro deve,  comprovare – con idonea documentazione e/o attraverso qualsiasi mezzo idoneo allo scopo – l’avvenuto svolgimento della attività formativa e la coerenza della medesima rispetto alla normativa previgente agli accordi (la quale, quindi, potrà legittimamente far riferimento a durata dei corsi diversa ed inferiore a quella degli accordi del 21 dicembre 2011). Anche in ordine alla verifica di tali elementi appare opportuno invitare gli organi di vigilanza a prestare particolare attenzione, al fine di dissuadere gli operatori da un utilizzo fraudolento delle disposizioni appena illustrate.  Il riconoscimento della formazione già svolta dal datore di lavoro in passato è oggetto del punto 9 dell’accordo ex articolo 34 del “testo unico” di salute e sicurezza sul lavoro il quale specifica che: “non sono tenuti a frequentare il corso di formazione (…) coloro che dimostrino di aver svolto, alla data di pubblicazione del presente accordo, una formazione con contenuti conformi all’articolo 3 del D.M. 16/01/1997, e gli esonerati dalla frequenza dei corsi ai sensi dell’articolo 95 del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626”. Inoltre, di seguito, si evidenzia che non devono frequentare i corsi di cui all’accordo “i datori di lavoro in possesso dei requisiti per svolgere i compiti del Servizio Prevenzione e Protezione ai sensi dell’articolo 32, commi 2, 3 e 5 del D.Lgs. n. 81/08, che abbiano svolto i corsi ( Modulo A e B) secondo quanto previsto dall’accordo sancito il 26 gennaio 2006 in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano (…). Tale esonero è ammesso nel caso di corrispondenza tra il settore ATECO per cui si è svolta la formazione e quello in cui si esplica l’attività di datore di lavoro. Lo svolgimento di attività formative per classi di rischio più elevate è comprensivo dell’attività formativa per classi di rischio più basse”. In ordine alla individuazione del settore di riferimento per i corsi di formazione, si reputa opportuno sottolineare che il dato al quale occorre riferirsi sia quello contenuto nella colonna a destra (relativa all’”Ateco 2007”) e identificato, per ciascun settore, con la lettera, comprensiva di vari numeri (i quali sono da intendersi come esemplificativi rispetto alla lettera). Si precisa inoltre che, con riferimento alla tabella dell’Allegato II agli accordi, per un mero errore materiale, si è omessa la trascrizione del codice 33 della lettera C, relativo alla riparazione, manutenzione e installazione di macchine ed apparecchiature, ricompreso nella categoria di rischio alto. Le previsioni relative al riconoscimento della formazione pregressa richiedono che il datore di lavoro comprovi lo svolgimento di attività formative pregresse con qualsiasi mezzo di prova idoneo a dimostrare la durata, i contenuti e le modalità (ovviamente, comprensive anche delle prove dell’avvenuto svolgimento dei corsi) dei corsi in oggetto. In difetto, le previsioni di riferimento non possono operare, con la conseguenza che i corsi di formazione per lavoratori vanno svolti nel più breve tempo possibile, nel rispetto delle modalità di cui all’accordo ex articolo 37 del d.lgs. n. 81/2008, e quelli da dirigente e preposto nel termine di 18 mesi, citato. Analoga conclusione si impone ove il datore di lavoro non dimostri (in questo senso il punto 9 dell’accordo ex articolo 34 del “testo unico”) di aver svolto corsi coerenti con le previgenti disposizioni. Si intende che per consentire ai lavoratori, preposti, dirigenti e, di conseguenza, anche ai datori di lavoro di poter usufruire dei crediti formativi, copia dell’attestato relativo alla formazione effettuata è opportuno venga rilasciata al lavoratore, al preposto o al dirigente. Infine, va sottolineato che quanto al punto 4 dell’accordo ex articolo 37 del d.lgs. n. 81/2008 in relazione alle “Condizioni particolari” corrisponde a esigenze di esplicitazione di situazioni caratterizzate da talune peculiarità, senza che le relative indicazioni escludano o limitino l’operatività dei principi generali relativi al riconoscimento della formazione pregressa, quali appena riportati. In particolare, il riferimento alla formazione in edilizia, di fonte contrattuale e durata di 16 ore, è volto a specificare che la formazione in parola corrisponde ad un credito formativo permanente per la parte generale dell’accordo (4 ore) e che la restante parte del corso potrà essere riconosciuta come comprensiva della formazione “particolare” di cui all’accordo – come accade sempre – ove il relativo percorso formativo sia di contenuto corrispondente a quelli dell’accordo. Analogo principio viene, quindi, esposto ove i corsi di riferimento siano corsi di formazione professionale presso strutture regionali o provinciali. Al riguardo, l’ultimo capoverso del punto 4 dell’accordo ex articolo 37 del “testo unico” puntualizza, ancora una volta ripetendo un principio di ordine generale (e sopra già rimarcato), che: “Rimane comunque salvo l’obbligo del datore di lavoro di assicurare la formazione specifica secondo le risultanze della valutazione dei rischi”. Quanto alle modalità per mezzo delle quali può essere svolta la formazione, la “Premessa” all’accordo ex articolo 37 del d.lgs. n. 81/2008 specifica che la formazione in essa disciplinata può essere svolta sia in aula che nel luogo di lavoro. Di seguito, ai punti 1 e 2, si puntualizza che i docenti devono poter dimostrare di essere in possesso di una esperienza almeno triennale, maturata in relazione all’insegnamento e/o in relazione allo svolgimento di attività professionale nella materia della salute e sicurezza sul lavoro. In tal modo si consente – sempre in attesa della definizione dei requisiti dei formatori da parte della Commissione consultiva ex articolo 6 del “testo unico” di salute e sicurezza sul lavoro – di operare come docente sia a chi abbia avuto modo di svolgere per oltre un triennio attività di formazione nel settore sia a chi abbia lavorato per oltre tre anni in materia di salute e sicurezza sul lavoro (ad esempio, svolgendo attività di Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione). 

In ragione della importanza delle innovazioni legislative introdotte nel periodo successivo al 2008, si propone agli organi di vigilanza di considerare sicuramente soddisfatto il requisito richiesto dall’accordo avendo riguardo allo svolgimento continuativo delle funzioni di insegnamento e/o professionali per almeno tre anni nel quinquennio anteriore alla data di pubblicazione dell’accordo (11 gennaio 2012). I corsi devono essere organizzati in modo che sia individuato un responsabile dei corsi, che può essere anche il docente, e che non vi partecipino più di 35 persone, le quali sono tenute a frequentare il 90% delle ore di formazione previste. I corsi di formazione ex articolo 37 devono essere strutturati in modo che venga individuato un soggetto organizzatore del corso e che si tenga conto, nella declinazione dei contenuti, delle differenze di genere, di età, di provenienza e lingua e della specifica tipologia contrattuale utilizzata per la prestazione di lavoro. Resta fermo il principio, di cui all’articolo 37, comma 13, del d.lgs. n. 81/2008, per il quale: “Il contenuto della formazione deve essere facilmente comprensibile per i lavoratori e deve consentire loro di acquisire le conoscenze e competenze necessarie in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Ove la formazione riguardi lavoratori immigrati, essa avviene previa verifica della comprensione e conoscenza della lingua veicolare utilizzata nel percorso formativo”. 

Aggiornamento della formazione 
Entrambi gli accordi del 21 dicembre prevedono l’aggiornamento della formazione, svolto in un arco temporale quinquennale, a partire dal momento in cui è stato completato il percorso formativo di riferimento.  Al riguardo, l’accordo ex articolo 37 del “testo unico” salvaguarda la necessità di procedere a specifica formazione in caso di insorgenza di nuovi rischi da lavoro disponendo, all’ultimo capoverso del punto 10, quanto segue: “Nell’aggiornamento non è compresa la formazione relativa al trasferimento o cambiamento di mansioni e all’introduzione di nuove attrezzature di lavoro o di nuove tecnologie, di nuove sostanze e preparati pericolosi. Non è ricompresa, inoltre, la formazione in relazione all’evoluzione dei rischi o all’insorgenza di nuovi rischi”. La previsione appare una semplice riproposizione del principio, invero pacifico in materia di salute e sicurezza sul lavoro, in forza del quale ogni cambiamento – purché significativo – nella esposizione al rischio dei lavoratori implica una rivisitazione della valutazione dei rischi e, di conseguenza, delle misure di prevenzione, prima tra tutte la formazione, che da tale valutazione necessariamente discendono. Quanto ai datori di lavoro viene specificato (punto 7 del pertinente accordo) che l’obbligo di aggiornamento riguarda anche chi abbia svolto i corsi di cui all’articolo 3 del decreto ministeriale 16 gennaio 1997 e agli esonerati dalla frequenza dei corsi, ai sensi dell’articolo 95 del d.lgs. n. 626/1994. Unicamente per tale ultima categoria il primo termine dell’aggiornamento è individuato in 24 mesi dalla data di pubblicazione dell’accordo. L’obbligo di aggiornamento può essere ottemperato in una unica occasione o anche per mezzo di attività che siano distribuite nell’arco temporale di riferimento (il quinquennio) in modo che, complessivamente, corrispondano a quanto richiesto negli accordi (cfr. quanto si legge al punto 7 dell’accordo ex articolo 34, ove viene specificato che: ”l’obbligo di aggiornamento va preferibilmente distribuito nell’arco temporale di riferimento”). Al fine di favorire una rapida individuazione, anche nel caso in cui l’aggiornamento sia svolto in diverse occasioni nell’arco del quinquennio, dei termini per l’adempimento, si ritiene che i cinque anni di cui agli accordi decorrano sempre a far data dal giorno della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale degli accordi e, quindi, sempre considerando il quinquennio successivo all’11 gennaio 2012. Quindi, la prossima scadenza da considerare, per i soggetti già formati alla data di pubblicazione degli accordi, cadrà sempre l’11 gennaio 2017. Con riferimento ai soggetti formati successivamente all’11 gennaio 2012, il termine iniziale per il calcolo del quinquennio per l’aggiornamento non può che essere, invece, quello della data dell’effettivo completamento del rispettivo percorso formativo, coerente con i contenuti degli accordi. In ordine alle modalità per mezzo delle quali si possa ottemperare all’obbligo di aggiornamento, si ritiene che una parte non superiore ad 1/3 del percorso di aggiornamento (pari a 2 ore) possa essere validamente svolta anche per mezzo della partecipazione a convegni o seminari, a condizione che essi trattino delle materie di cui ai punti 7 (accordo ex articolo 34) e 9 (accordo ex articolo 37) degli accordi e che prevedano una verifica finale di apprendimento.  In relazione alla restante parte del percorso di aggiornamento, pari a 4 ore, essa dovrà comunque essere svolta nel rispetto delle regole (quali, ad esempio, quelle relative al numero massimo dei partecipanti) di cui agli accordi.
Quanto all’aggiornamento dei preposti, si puntualizza che le 6 ore di aggiornamento quinquennale – che si ritengono comprensive delle 6 ore di aggiornamento quali lavoratori – devono essere svolte avendo riguardo ai particolari compiti svolti in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Sempre in ordine alla formazione del preposto, si rammenta quanto al punto 8 dell’accordo ex articolo 37 del d.lgs. n. 81/2008, ove si ribadisce che la “formazione particolare e aggiuntiva del preposto costituisce credito formativo permanente salvo nei casi in cui sia determinata una modifica del suo rapporto di preposizione nell’ambito della stessa o di altra azienda”. Se ne evince che il credito formativo continua a sussistere fino a quando la posizione del preposto rimane sostanzialmente analoga nell’ambito dell’organizzazione di riferimento, con la conseguenza che il preposto deve solo aggiornare la propria formazione (nella misura appena specificata), mentre tale credito viene meno ove la posizione del preposto sia sostanzialmente mutata nell’ambito dell’organizzazione di riferimento, con la conseguenza che il preposto deve, in tale seconda ipotesi, svolgere la formazione particolare aggiuntiva (perché legata al ruolo svolto in azienda) come preposto. Infine, in caso di nuova attività il punto 10 dell’accordo ex articolo 34 del “testo unico” prevede che il datore di lavoro che intenda svolgere “in proprio” i compiti del servizio di prevenzione e protezione sarà tenuto a completare il percorso formativo di cui all’accordo entro e non oltre novanta giorni dalla data di inizio della propria attività. 

La formazione del Responsabile del servizio di prevenzione e protezione  
I requisiti per Addetti e Responsabili del Servizio di Prevenzione e Protezione (di seguito indicati come ASPP e RSPP) relativamente alla formazione sono disciplinati, nello specifico, dai commi 2, 3 e 5  dell’articolo 32 del d.lgs. n. 81/2008, mentre per l’aggiornamento il riferimento è il comma 6 dello stesso articolo.  Relativamente all’obbligo di aggiornamento il comma 6 stabilisce che: “I responsabili e gli addetti dei servizi di prevenzione e protezione sono tenuti a frequentare corsi di aggiornamento secondo gli indirizzi definiti nell’accordo Stato-regioni di cui al comma 2”. (accordo sancito il 26 gennaio 2006 in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 37 del 14 febbraio 2006, e successive modificazioni). L’accordo del 26 gennaio 2006, relativamente all’aggiornamento, oltre a stabilirne la periodicità (quinquennale) precisa che:”… i corsi di aggiornamento, che potranno essere effettuati anche con modalità di formazione a distanza, dovranno comunque far riferimento ai contenuti dei moduli del rispettivo percorso formativo, con particolare riguardo: a) al settore produttivo di riferimento; b) alle novità normative nel frattempo eventualmente intervenute in materia; c) alle innovazioni nel campo delle misure di prevenzione”. L’accordo regolamenta anche la durata di detti corsi di aggiornamento fissata, per quanto riguarda i RSPP, in 60 ore per i macrosettori di attività Ateco 3, 4, 5 e 7 ed in 40 ore per i macrosettori di attività Ateco n. 1, 2, 6, 8 e 9 mentre, per quanto riguarda gli ASPP l’aggiornamento prevede una durata di 28 ore per tutti i macrosettori di attività Ateco. Relativamente alla data di decorrenza del quinquennio  è intervenuto anche un successivo accordo sancito in  Conferenza Stato Regioni il 5 ottobre 2006. In tale accordo, al punto 2.6, viene precisata la decorrenza per ASPP e RSPP che avevano usufruito dell’esonero dalla frequenza del Modulo B sulla base del riconoscimento di crediti professionali pregressi (Tabella A4 e Tabella A5 allegate all’Accordo del 26 gennaio 006) come di seguito:   “Per coloro che possono usufruire dell’esonero dalla frequenza del Modulo B sulla base del riconoscimento di crediti professionali pregressi, l’obbligo di aggiornamento legato all’esonero decorre dal 14/2/2007 e deve essere completato entro il 14/2/2012. Ciò premesso, si rileva che molti ASSP e RSPP non sono riusciti a completare l’aggiornamento entro il 14 febbraio 2012 che rappresenta, di fatto, la prima scadenza, in ordine cronologico, dell’obbligo di aggiornamento e riguarda i soli esonerati previsti nell’accordo del 26 gennaio 2006. Tale situazione si potrà comunque manifestare anche in futuro ogni qualvolta un ASPP o RSPP non dovesse riuscire a completare l’aggiornamento nei 5 anni previsti e si ritiene pertanto necessario fornire alcune prime indicazioni operative finalizzate a disciplinare i casi di mancato assolvimento del predetto obbligo di aggiornamento, da ritenersi valide in attesa della revisione dell’accordo del 26 gennaio 2006, così come previsto al punto 2.7 dello stesso. Relativamente alla formazione, l’accordo specifica che sia il Modulo A che il Modulo C costituiscono credito formativo permanente. 
Relativamente al modulo B, sia nell’accordo che nelle successive linee interpretative, è specificato che: “Il credito ottenuto con la frequenza al modulo B è valido per cinque anni. Alla scadenza dei cinque anni scatta l’obbligo di aggiornamento”.     Pertanto, si ritiene che l’ASPP o il RSPP che non adempia l’obbligo di aggiornamento nei tempi previsti, perda la propria “operatività”. Ciò significa che, pur mantenendo il requisito derivato dalla regolare frequenza ai corsi, egli non è in grado di poter esercitare i propri compiti fintanto che non venga completato l’aggiornamento per il monte ore mancante, riferito al quinquennio appena concluso. Il completamento dell’aggiornamento consente, pertanto, di riacquisire la fruibilità del credito relativo al modulo B consentendo, contemporaneamente, a ASPP e RSPP di recuperare la propria “operatività”. 

Decorrenza dell’aggiornamento per ASPP e RSPP esonerati ai sensi del comma 5 dell’articolo 32 del d.lgs. n. 81/2008 
In attesa della prevista revisione dell’accordo del 26 gennaio 2006, al fine di non creare disparità di trattamento per situazioni analoghe, si ritiene doveroso analizzare anche i casi in cui il mancato raggiungimento del totale delle ore di aggiornamento riguardi i soggetti esonerati, ai sensi dell’articolo 32, comma 5, del d.lgs. n. 81/2008, dalla frequenza ai corsi di formazione previsti al comma 2, primo periodo, del medesimo articolo. In considerazione del fatto che anche tali soggetti, in caso di effettivo esercizio della funzione di ASPP o RSPP, sono obbligati ad effettuare l’aggiornamento quinquennale e che anche per essi, in caso di mancato adempimento di tale obbligo, scatterebbe la perdita della propria “operatività”, recuperabile solo con il completamento dell’aggiornamento, si ritiene che – in analogia a quanto previsto nell’accordo sancito in Conferenza Stato-Regioni il 5 ottobre 2006 – per gli esonerati dalla frequenza del modulo B, l’obbligo di aggiornamento, per coloro che usufruiscono dell’esonero ex articolo 32, comma 5, del d.lgs. n. 81/2008, decorre dalla data di entrata in vigore dello stesso e, cioè, a far data dal 15 maggio 2008 dovendo essere completato entro il 15 maggio 2013.  Invece, per coloro che abbiano conseguito una delle lauree indicate nel sopra citato articolo 32, comma 5, del d.lgs. n. 81/2008, successivamente alla data del 15 maggio 2008, si precisa che in tale caso costituisce riferimento, per l’individuazione della
decorrenza del quinquennio entro cui terminare l’aggiornamento, la data di conseguimento della laurea. 

 

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SICUREZZA EDIFICI: IL RUOLO DEL DIRIGENTE SCOLASTICO
Compiti, organizzazione e responsabilità

TORINO
mercoledì 16 marzo 2016
ore 14.30 – 18.00

Sala Convegni CSI Piemonte
Corso Unione Sovietica, 216

 

Apertura dei lavori e saluti istituzionali

Prof. Rocco Vitale, Presidente AiFOS

Dott. Maurizio Gatto*, Vice Prefetto di Torino, Coordinatore del Comitato Permanente Salute e Sicurezza sul lavoro

Prof. Nicoletto Raimondo, Consigliere Nazionale AiFOS, Direttore C.F.A. Myosotis

Interventi

Prof.ssa Laura Castelletto, Dirigente scolastico
“Da Dirigente a Dirigente – Verso una gestione attiva e pianificata della sicurezza delle scuole”

Geom. Stefano Farina, Referente Nazionale AiFOS settore costruzioni
“Il rapporto tra l’Istituzione Scolastica e gli Enti Pubblici Proprietari”

Prof. Corrado Guarrasi, RSPP scolastico, responsabile RES (Rete per la Sicurezza) della Provincia di Torino
“Le criticità determinate dal coordinamento con soggetti diversi”

Domande dal pubblico e conclusioni

EVENTO GRATUITO con iscrizione obbligatoria

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