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Modulo 02 LOCANDINA I venerdi di SICURELLOsi

Articolo 26: Non solo D.U.V.R.I.

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Gli obblighi connessi all’articolo 26: contratti d’appalto o d’opera o di somministrazione nei vari settori (industriale, artigianale, servizi, pubblica amministrazione, …)

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I venerdì di SICURELLO.si – 2° Modulo Formativo

Trento,  venerdì 04 marzo 2016 – orario 8:30-12:30

 

Destinatari:

RSPP, ASPP, Datori di Lavoro, Dirigenti, RLS, RUP, Responsabili dei lavori, Coordinatori Sicurezza Cantieri, TPALL, Organi di Vigilanza, Consulenti, Formatori, Responsabili aziendali ufficio ordini/acquisiti.

E’ previsto il rilascio di attestato individuale valido per l’aggiornamento RSPP, ASPP, RLS, Formatori (area rischi tecnici), Coordinatori per la Sicurezza, Datori di Lavoro e Dirigenti secondo l’art. 97 comma 3 ter.

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Descrizione del momento formativo:

Nonostante la redazione del D.U.V.R.I. – documento valutazione rischi interferenti previsto dal D.Lgs. 81/2008 al comma 3 dell’articolo 26 – sia divenuta ormai una prassi consolidata, l’analisi degli infortuni ed i sopralluoghi nelle aziende dimostrano che non sempre tale documento risulta essere idoneo o i suoi contenuti correttamente applicati.

Inoltre emerge un aspetto non certamente secondario che riguarda la carente applicazione degli altri commi dello stesso articolo, in particolare quando non vi sono interferenze tra le attività.

Non sempre il Committente dei lavori ed il Datore di Lavoro ove tali opere vengono eseguite sono lo stesso soggetto o la stessa persona. In questo caso come ci si deve comportare sia in caso di attività interferenti che nel caso non vi siano interferenze?

Il momento formativo intende analizzare questi ed altri aspetti, proponendo un approfondimento delle varie tematiche con lo studio di situazioni tipiche e presentando alcune proposte operative.

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DOWNLOAD:

oppure

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Online SICUREZZANETWORK il rinnovato PORTALE della sicurezza sul lavoro e sicurezza cantieri.

In questi giorni stiamo attivando la nuova versione del PORTALE SICUREZZANETWORK, il portale dello STUDIOFARINA di Farina Geom. Stefano e della SEIDUESEI.org S.r.l.

Dopo alcuni anni di onorato servizio, abbiamo rilevato che la precedente versione non risultava più funzionale, oltre ai numerosi materiali contenuti (tra aree aperte alla libera navigazione ed aree riservate ai corsisti si raggiungevano i 10 gb di documenti) che risultava difficoltoso scaricare o ritrovare, avevamo riscontrato un progressivo rallentamento del sistema che rendeva – a volte – molto lenta la navigazione.

Abbiamo allora pensato ad una completa trasformazione. Una suddivisione più funzionale delle aree (Notizie, Organizzazione, Materiali, Formazione, Aree Riservate), permetterà di trovare più facilmente le informazioni cercate ed i numerosi documenti condivisi. Una PRIMA PAGINA più completa che permette una panoramica dei contenuti e degli aggiornamenti (in parte ricalca quella del vecchio portale alla quale molti erano abituati ad accedere), mentre la COPERTINA come in precedenza propone SICURELLO.si nell’ARTE (anche se in una nuova veste).

Nei mesi di febbraio/marzo verrà riattivata anche la SICURELLO.si NEWS, che cercheremo di rendere più completa e puntuale.

A breve sarà attivata anche l’area ABBONATI dove sarà possibile trovare tutti i materiali da noi predisposti in materia di sicurezza sul lavoro, sicurezza cantieri, formazione, ovvero tutti i “MATERIALI DI SICURELLO.si” per le aziende, i tecnici, i formatori.

Tanti gli obiettivi che ci siamo proposti affinché il PORTALE SICUREZZANETWORK continui ad essere un “luogo” dove trovare quanto serve per “fare” sicurezza ed essere sempre aggiornati.

Piano piano ci stiamo arrivando, anche se con alcuni ritardi sulla nostra tabella di marcia (il portale non è curato da una società esterna, ma ci stiamo lavorando direttamente noi).
Ormai manca poco, alcune sezioni sono già completamente attive, altre lo saranno nei prossimi giorni.

Nel frattempo il vecchio portale rimane parzialmente attivo (in attesa che i motori di ricerca spostino il loro obiettivo sui nuovi indirizzi).

Durante questo periodo ci potrebbero essere alcuni problemi per gli utenti che navigheranno nel portale. Ci scusiamo fin da ora per eventuali disagi, link sbagliati od il mancato accesso a parte dei materiali.

 

SICURELLO.si

  • SICURELLO.si (R) è l’elemento caratterizzante della proposta formativa e divulgativa in materia di sicurezza dello STUDIOFARINA di Farina Geom. Stefano & SEIDUESEI.org S.r.l.

 

  • Di seguito le  proposte operative, iniziative, attività legate al marchio SICURELLO.si:



  • SICURELLO.si NEWS

  • La NewsLetter di SICURELLO.si: periodicamente nella tua casella di posta elettronica le novità, gli aggiornamenti e le informazioni in materia di sicurezza sul lavoro, sicurezza cantieri, formazione.
  • Agli iscritti a SICURELLO.si NEWS sono riservati dei supporti (immagini, blocchi cad, schede, ecc.) utilizzabili per la formazione e/o per la redazione dei documenti della sicurezza (PSC, POS, DVR, DUVRI, ecc.).


  • SICURELLO.si INFO

  • Specifici materiali di nostra elaborazione con schemi grafici, disegni, fotografie ed altri contenuti originali per approfondire specifiche tematiche legate alla sicurezza ed al lavoro.


  • SICURELLO.si nell’arte

  • I capolavori dell’arte rivisti da fantasmina.


  • SICURELLO.si in tour

  • SICURELLO.si viene utilizzato in molteplici momenti formativi: in SICURELLO.si in tour le regioni nei quali è stato utilizzato od è in corso di utilizzo il materiale da noi predisposto con immagini, animazioni, schemi che vedono la presenza di SICURELLO.si.
  • SICURELLO.no.it

 

 

SICURELLO.si MOBILE

  • La piattaforma mobile di SICURELLO.si

   

SICURELLO.si CALENDARIO 2013

  • Il calendario 2013 di SICURELLO.si, 12 mesi tutti da sfogliare.Graphic designer FANTASMINA.it

 scarica il calendario di SICURELLO.si nella versione da PARETE

 

 

SICURELLO.si è un marchio registrato

 

        SICURELLO.si  

 

Autocertificazione nella valutazione dei rischi prorogata al 30 giugno 2013

Prorogata al 30 giugno 2013 la possibilità per le aziende fino a 10 lavoratori di autocertificare la valutazione dei rischi prevista dal comma 5 dell’articolo 29 del D.Lgs 81/2008.

La proroga è stata inserita nella Legge di stabilità 2013  pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 302 del 29-12-2012 – Suppl. Ordinario n.212.

Norma numero : UNI EN 13374:2019
Titolo : Sistemi temporanei di protezione dei bordi – Specifica di prodotto – Metodi di prova
 

Stato : IN VIGORE 

Commissioni Tecniche : [Sicurezza]  [Attrezzature provvisionali
Data entrata in vigore : 07 marzo 2019
 
Sommario : La norma specifica i requisiti e i metodi di prova per sistemi temporanei di protezione dei bordi destinati all’uso durante la costruzione o la manutenzione di edifici e di altre strutture.
Essa si applica ai sistemi di protezione dei bordi per superfici piane e inclinate e specifica i requisiti per tre classi di sistemi temporanei di protezione dei bordi.
Per sistemi di protezione dei bordi con funzione di arresto (per esempio dalla caduta o dallo scivolamento da un tetto inclinato), la norma specifica i requisiti per l’assorbimento di energia.
La norma comprende sistemi di protezione dei bordi, che sono collegati alla struttura, e quelli che agiscono per gravità e attrito su superfici piane.
La norma non fornisce requisiti per i sistemi di protezione dei bordi realizzati per:
– protezione contro l’impatto da veicoli o altre attrezzature mobili;
– protezione dallo scivolamento di materiali sciolti, neve, ecc.;
– protezione di aree accessibili al pubblico.
Essa non si applica ai sistemi di protezione laterale su ponteggi.
 
 
La norma costituisce il recepimento, in lingua inglese, della norma europea EN 13374:2013+A1 (edizione dicembre 2018 con correzioni del 9 gennaio 2019), che assume così lo status di norma nazionale italiana.
 
Tra gli aspetti da considerare in questa nuova edizione, la modifica del grado di assorbimento dell’energia cinetica da 2200 J (versione 2013) a 3185 J (versione 2019).
Ricordiamo che nella versione italiana del 2013 era presente un refuso che indicava come i parapetti di classe C non avessero requisiti di carico dinamico.
 
(2013)
 
(2019)
[Fonte: UNI.com]

12 marzo 2019

Comunicato STUDIOFARINA – Geom. Stefano Farina

Viste le continue richieste ricevute con quesiti in materia di sicurezza sul lavoro, appalti, ecc. si comunica che all’indirizzo:

http://quesiti.sicurello.it

è possibile attivare la procedura per avere rispose a domande e formulare quesiti tecnici.

 

Nel contempo si comunica che a partire dalla data odierna il Geom. Stefano Farina non effettuerà più attività gratuita di risposta a quesiti in materia di sicurezza sul lavoro, sicurezza cantieri, formazione, appalti, competenze professionali, ecc. in quanto il numero delle richieste ha raggiunto livelli non più umanamente gestibili.

I materiali da noi predisposti sono in vendita sul sito e-commerce di SICURELLO.si all’indirizzo

http://www.sicurello.it

Per ogni richiesta in merito ai suddetti materiali potete mandare una mail all’indirizzo

shop@sicurello.it

 

GESTIONE PER LA QUALITA’ – NUOVE NORME UNI SULLA SODDISFAZIONE DEL CLIENTE E PIANI DELLA QUALITA’

Pubblicate il 28 febbraio cinque nuove norme UNI in materia di gestione della qualità. Esse sostituiscono quelle preesistenti e sono indirizzate alla soddisfazione del Cliente ed alle linee guida per i piani della qualità.

 

Norma numero : UNI ISO 10001:2019 (in inglese)

Titolo : Gestione per la qualità – Soddisfazione del cliente – Linee guida per i codici di condotta delle organizzazioni

Stato : IN VIGORE

Data entrata in vigore : 28 febbraio 2019

Sommario : La norma fornisce una guida per pianificare, progettare, sviluppare, attuare, mantenere e migliorare i codici di condotta relativi alla soddisfazione del cliente.
Essa si applica ai codici relativi a prodotti e servizi, contenenti le promesse fatte ai clienti da parte di un’organizzazione riguardo il proprio comportamento. Tali promesse e relative disposizioni hanno l’obiettivo di accrescere la soddisfazione del cliente.

 

 

Norma numero : UNI ISO 10002:2019 (in inglese)

Titolo : Gestione per la qualità – Soddisfazione del cliente – Linee guida per il trattamento dei reclami nelle organizzazioni

Stato : IN VIGORE

Data entrata in vigore : 28 febbraio 2019

Sommario : La norma fornisce una guida per il processo di trattamento dei reclami relativi a prodotti e servizi all’interno di un’organizzazione, compresi pianificazione, progettazione, funzionamento, mantenimento e miglioramento. Il processo di trattamento dei reclami descritto è adatto per essere utilizzato come uno dei processi di un sistema di gestione per la qualità nel suo complesso.

 

 

Norma numero : UNI ISO 10003:2019 (in inglese)

Titolo : Gestione per la qualità – Soddisfazione del cliente – Linee guida per la risoluzione delle dispute all’esterno delle organizzazioni

Stato : IN VIGORE

Data entrata in vigore : 28 febbraio 2019

Sommario : La norma fornisce una guida per un’organizzazione al fine di pianificare, progettare, sviluppare, far funzionare, mantenere e migliorare un processo di risoluzione delle dispute, efficace ed efficiente, concernente i reclami che non sono stati risolti dall’organizzazione stessa.

 

 

Norma numero : UNI ISO 10004:2019 (in inglese)

Titolo : Gestione per la qualità – Soddisfazione del cliente – Linee guida per il monitoraggio e la misurazione

Stato : IN VIGORE

Data entrata in vigore : 28 febbraio 2019

Sommario : La norma fornisce linee guida per la definizione e attuazione dei processi di monitoraggio e misurazione della soddisfazione del cliente.
Essa è destinata ad essere utilizzata dalle organizzazioni a prescindere dal tipo, dimensione o prodotti e sevizi forniti/erogati ed è focalizzata sui clienti esterni all’organizzazione.

 

 

Norma numero : UNI ISO 10005:2019  (in inglese)

Titolo : Gestione per la qualità – Linee guida per i piani della qualità

Stato : IN VIGORE

Data entrata in vigore : 28 febbraio 2019

Sommario : La norma fornisce delle linee guida per stabilire, riesaminare, accettare, applicare e sottoporre a revisione i piani della qualità.
Essa è applicabile a piani della qualità per qualsiasi output atteso, sia esso un processo, prodotto, servizio, progetto o contratto, per organizzazioni di qualsiasi tipo o dimensione.
La norma è applicabile sia che l’organizzazione disponga, o meno, di un sistema di gestione per la qualità conforme alla ISO 9001.

 

[Fonte: UNI.com]

Sicurezza nelle attività di posa segnaletica stradale: le novità

Pubblicato il decreto con le procedure di revisione, integrazione e apposizione della segnaletica stradale destinata alle attività lavorative che si svolgono in presenza di traffico veicolare: dal 15 marzo si cambia.

21 febbraio 2019

Pubblicato oggi su PUNTOSICURO.it un articolo che approfondisce gli aspetti relativi al nuovo D.M. 22 gennaio 2019 in materia di sicurezza nei lavori di posa segnaletica cantieri stradali.

Sulla Gazzetta Ufficiale del 13 febbraio 2019 è stato pubblicato il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – 22 gennaio 2019 relativo all’individuazione delle procedure di revisione, integrazione e apposizione della segnaletica stradale destinata alle attività lavorative che si svolgono in presenza di traffico veicolare.

 

La pubblicazione del nuovo Decreto avviene in quanto è stata ravvisata la necessità di aggiornare le previsioni del Decreto Ministeriale 4 marzo 2013, che a partire dal 15 marzo risulterà abrogato.

Fermo restando la configurazione già adottata dal vecchio D.M., da una attenta lettura del D.M. 22 gennaio 2019 emergono numerose ed in alcuni casi sostanziali modifiche rispetto alla normativa precedente.

 

Di seguito andiamo ad approfondire le principali modifiche introdotte, tenendo conto che il settore legato alle attività lavorative che si svolgono in presenza di traffico veicolare risulta essere uno di quelli con elevato impatto di infortuni mortali e pertanto risulta necessario e fondamentale sensibilizzare e formare correttamente i lavoratori di questo settore, ma altrettanto importante è – come automobilisti – ricordarci che quando troviamo degli operai in strada dobbiamo rispettare le regole indicate: limitazione della velocità, divieto di sorpasso, … e soprattutto non distrarci, magari guardando il cellulare (regola che vale sempre quando si è alla guida, ma a maggior ragione quando ci imbattiamo in un cantiere su strada aperta al traffico).

Un primo aspetto che risalta dalla lettura comparata tra il vecchio D.M. ed il nuovo riguarda i soggetti che devono essere obbligatoriamente formati.

 

Nel punto 2 (Destinatari dei corsi) troviamo la prima differenza, i corsi sono diretti ai lavoratori e preposti adibiti alle attività connesse alla segnaletica, mentre sparisce l’estensione presente sul D.M. abrogato “o comunque addetti ad attività in presenza di traffico”.

Di particolare rilievo invece è la composizione della squadra (Allegato I Punto 2.1.): mentre nel D.M. 4 MARZO 2013 la squadra era composta in maggioranza da operatori che avevano completato il percorso formativo previsto, nel D.M. 22 gennaio 2019 tutti gli operatori devono aver completato il percorso formativo. Inoltre la squadra dovrà essere composta in maggioranza da operatori che abbiano esperienza nella categoria di strada interessata dagli interventi.

Passando poi ai contenuti della formazione, abbiamo le seguenti modifiche:

  • Vengono eliminati i cenni sulla legislazione generale di sicurezza;
  • Viene confermato che il percorso formativo è differenziato per categoria di strada;
  • Viene introdotta la tematica delle tecniche di integrazione e revisione della segnaletica per cantieri, che vanno ad affiancare quelle già previste relative all’installazione e rimozione;
  • Sparisce la locuzione “operatori” (es. percorso formativo per gli operatori) e compare quella più classica di “lavoratori” (es. percorso formativo per lavoratori).
  • Invariati rimangono i tempi della formazione, ma sia il modulo tecnico (tre ore per i lavoratori, cinque ore per i preposti), che quello pratico di 4 ore, sarà concernente le categorie di strade nonché le attività di emergenza.
  • Dal punto di vista della formazione viene disciplinato il passaggio da “lavoratore” a “preposto”. In questa situazione, se il nuovo preposto ha già effettuato il percorso formativo come lavoratore, la formazione dovrà essere integrata, in relazione ai compiti dal medesimo esercitati, con un corso della durata di quattro ore più una prova di verifica finale.  I contenuti di tale formazione comprenderanno:     

a)  modulo tecnico della durata di un’ora;     

b)  modulo pratico sulla comunicazione e sulla simulazione dell’addestramento della durata di tre ore;

c)   prova di verifica finale (prova pratica). 

  • Viene innalzato il numero di partecipanti per ogni corso a 35 unità (in precedenza 25), mentre rimane inalterato il rapporto massimo istruttore/allievi 1 a 6 (almeno un docente ogni sei allievi).

 

Completamente riscritto il punto 10 dell’allegato II relativo al modulo di aggiornamento della formazione dei lavoratori e dei preposti. L’aggiornamento

  • sarà distribuito nel corso di ogni quinquennio successivo al corso di formazione (attualmente era ogni quattro anni);
  • sarà effettuato per mezzo di interventi formativi della durata complessiva minima di sei ore (attualmente erano tre), in particolare in caso di modifiche delle norme tecniche e in caso di interruzione prolungata dell’attività lavorativa;

Gli aggiornamenti formativi potranno essere effettuati anche sui luoghi di lavoro.

 

Novità anche per quanto riguarda i formatori e gli istruttori. Di seguito le tipologie ed i requisiti previsti:

  • il docente della parte teorica potrà essere
    • il responsabile del Servizio di prevenzione e protezione aziendale con esperienza almeno triennale nel settore stradale;
    • personale interno o esterno con esperienza documentata, almeno quinquennale, nel settore della formazione o nel settore della prevenzione, sicurezza e salute nei cantieri stradali.
  • l’istruttore della parte pratica sarà un soggetto con esperienza professionale documentata nel campo dell’addestramento pratico o nei ruoli tecnici operativi o di coordinamento, almeno quinquennale, nelle tecniche di installazione e rimozione dei sistemi segnaletici adottati per garantire la sicurezza e la fluidità della circolazione stradale.

 

Al termine del triennio successivo all’adozione del decreto, per la effettuazione di docenze riferite alla parte teorica, il personale esterno dovrà essere in possesso dei requisiti di cui al decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro della salute, del 6 marzo 2013, n. 65, con esperienza professionale nel settore della prevenzione, sicurezza e salute nei cantieri stradali, mentre rimangono inalterati i requisiti per il personale interno e per gli istruttori.

 

All’allegato I (criteri minimi per la posa, il mantenimento e la rimozione della segnaletica di delimitazione e di segnalazione delle attività lavorative che si svolgono in presenza di traffico veicolare) oltre a quella già citata relativa alla composizione della squadra, vi sono una serie di altre modifiche, alcune delle quali di particolare rilievo, tra le quali segnaliamo:

  • Nuovi vincoli e regole relativi agli spostamenti di personale a piedi in talune situazioni;
  • Aggiunta la valutazione del rischio di investimento accidentale degli operatori a piedi da parte di un veicolo di supporto in caso di tamponamento del veicolo stesso;
  • Il punto 4.3 – Discesa dal veicolo – è stato ampliato anche alla risalita sul veicolo stesso;
  • Al punto 4.4 viene previsto che qualora il veicolo sia posizionato sulla corsia di sorpasso (strade ad almeno due corsie per ogni senso di marcia) l’uscita dal cantiere dovrà avvenire (preferibilmente) al termine del cantiere stesso;
  • Sono state apportate numerose modifiche ai punti relativi alle modalità di segnalazione di situazioni di emergenza;
  • Sono state apportate modifiche alle modalità di segnalazione e delimitazione dei cantieri fissi;
  • Praticamente riscritto il punto 7.6 relativo alla “segnalazione e delimitazione dei cantieri mobili”. In questo caso da rilevare un errore che già era presente nel vecchio D.M. e che vede i cantieri mobili come sottocategoria dei cantieri fissi, mentre in realtà si tratta di un qualcosa di differente.

Di rilievo la procedura per i cantieri mobili su strade di tipo C con attività di un solo veicolo operativo la presegnalazione dell’attività viene agevolata mediante la posa di un segnale mobile di preavviso con PMV o equivalente segnale a terra (tipo Fig. II 391 art. 31 Reg. C.d.s.) posto sulla prima piazzola utile (o area equivalente) in entrambi i sensi di marcia e sulle intersezioni.

  • Tutto nuovo infine il punto 8 relativo alle segnalazioni di interventi all’interno di gallerie con una corsia per senso di marcia.  

 

Ha trovato soluzione anche una situazione (manovra in retromarcia del furgone che effettua il recupero della segnaletica stessa) che a mio avviso comportava dei problemi talune volte particolarmente rilevanti e che in passato ha causato non pochi problemi. Al punto 7.5. troviamo scritto: In particolare nei tratti privi della corsia di emergenza ove le manovre in retromarcia possono risultare particolarmente difficoltose e pericolose, la rimozione della segnaletica di preavviso può essere effettuata nel senso del traffico supportata da adeguata presegnalazione.

 

Concludendo, nel consigliare una lettura integrale del D.M. mi pongo comunque una domanda:

Il D.M. 4 marzo 2013 risulta abrogato, il nuovo D.M. prevede che i lavoratori ed i preposti possano effettuare attività su strada esclusivamente se preventivamente formati alla luce dell’allegato II del D.M. 22 gennaio 2019 stesso e non vi sono indicazioni specifiche o transitorie relative alla validità della formazione pregressa di chi è già stato formato o di chi ha fatto l’aggiornamento pari a 3 ore. La logica ci porterebbe a sostenere che, vista la quasi completa sovrapposizione tra i contenuti dei corsi previsti nelle due norme, i corsi già effettuati risultano essere validi. Forse un chiarimento in merito sarebbe importante.

Un’ultima valutazione nell’ottica della sicurezza e della conoscenza delle procedure: vista anche l’introduzione di nuove ed importanti modifiche nei criteri di apposizione, mantenimento e rimozione della segnaletica, a mio avviso sarebbe importante che le aziende programmassero, nel breve periodo, dei moduli di aggiornamento di almeno tre ore ai quali far partecipare il personale già formato sulla base del vecchio D.M. Tempistiche che a tutti gli effetti rientrano in quelle che sono le indicazioni relative alla distribuzione dell’aggiornamento di sei ore nel corso di ogni quinquennio.  

 

 

Geom. Stefano Farina

Consigliere Nazionale AiFOS e Referente Gruppo di Lavoro Costruzioni di AiFOS

Creative Commons License Questo articolo è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

 

Leggi l’articolo su PUNTOSICURO.it

 

[Fonte: PUNTOSICURO.it ]

 

 

MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI

DECRETO 22 gennaio 2019

Individuazione della procedure di revisione, integrazione

e apposizione della segnaletica stradale destinata alle attività

lavorative che si svolgono in presenza di traffico veicolare.

(GU Serie Generale n.37 del 13-02-2019)

Il 13 febbraio è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il D.M. 22 gennaio 2019 sulla segnaletica stradale che entrerà in vigore il 15 marzo 2019.

 

Rimandando alla lettura integrale del D.M., tra le varie novità (stiamo provvedendo ad una comparazione completa), alcune risultano particolarmente importanti.
Ad esempio con il vecchio decreto la squadra poteva essere composta in maggioranza da operatori formati,
con il nuovo D.M. – a partire dal 15 marzo 2019 – tutti gli operatori dovranno aver completato il percorso formativo.

Novità anche relativamente ai requisiti dei formatori.

Di seguito alcune tabelle comparative che anticipano il lavoro che stiamo preparando.


MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI

DECRETO 22 gennaio 2019 

Individuazione  della  procedure   di   revisione,   integrazione   e
apposizione  della  segnaletica  stradale  destinata  alle  attivita'
lavorative  che  si  svolgono  in  presenza  di  traffico  veicolare.
(19A00867)

(GU n.37 del 13-2-2019)

 
                       IL MINISTRO DEL LAVORO
                      E DELLE POLITICHE SOCIALI
                           di concerto con
                      IL MINISTRO DELLA SALUTE
                                  e
                  IL MINISTRO DELLE INFRASTRUTTURE
                           E DEI TRASPORTI
  Visto  il  decreto  legislativo  9  aprile  2008,  n.  81   recante
«Attuazione dell'art. 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia
di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro»;
  Visto, in particolare, l'art. 161, comma 2-bis, del citato  decreto
legislativo n. 81 del 2008, che demanda ai  Ministeri  del  lavoro  e
delle politiche sociali, della salute e delle  infrastrutture  e  dei
trasporti l'emanazione del  regolamento  per  l'individuazione  delle
procedure di revisione, integrazione e apposizione della  segnaletica
stradale destinata alle  attivita'  lavorative  che  si  svolgono  in
presenza di traffico veicolare;
  Visto il decreto legislativo  30  aprile  1992,  n.  285,  recante:
«Nuovo codice della strada», di seguito «Codice della strada»;
  Visto il decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre  1992,
n. 495, recante: «Regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo
codice della  strada»,  di  seguito  «Regolamento  del  Codice  della
strada»;
  Visto il decreto  legislativo  4  dicembre  1992,  n.  475  recante
«Attuazione della direttiva 89/686/CEE del Consiglio del 21  dicembre
1989, in materia di ravvicinamento  delle  legislazioni  degli  Stati
membri relative ai dispositivi di protezione individuale»;
  Visto  il  decreto  legislativo  2  gennaio  1997,  n.  10  recante
«Attuazione delle direttive 93/68/CEE, 93/95/CEE e 96/58/CE  relative
ai dispositivi di protezione individuale»;
  Visto il decreto del Ministro delle infrastrutture e dei  trasporti
del 10 luglio  2002,  recante  «Disciplinare  tecnico  relativo  agli
schemi  segnaletici,  differenziati  per  categoria  di  strada,   da
adottare per il segnalamento temporaneo», pubblicato  nella  Gazzetta
Ufficiale 26 settembre 2002, n. 226, supplemento straordinario;
  Visto il decreto del Ministro dei  lavori  pubblici  del  9  giugno
1995, recante: «Disciplinare tecnico sulle prescrizioni  relative  ad
indumenti e dispositivi autonomi per rendere visibile a  distanza  il
personale impegnato su strada in condizioni di  scarsa  visibilita'»,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 27 luglio 1995, n. 174;
  Visto il decreto legislativo 14 settembre  2015,  n.  150,  recante
«Disposizioni per il riordino della normativa in materia  di  servizi
per il lavoro e di politiche attive, ai sensi dell'art. 1,  comma  3,
della legge 10 dicembre 2015, n. 183»;
  Visto il decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali,
di concerto con il Ministro dell'istruzione, dell'universita' e della
ricerca, del 30  giugno  2015,  recante  «Definizione  di  un  quadro
operativo  per  il   riconoscimento   a   livello   nazionale   delle
qualificazioni regionali e delle relative competenze, nell'ambito del
Repertorio nazionale dei titoli di istruzione e  formazione  e  delle
qualificazioni  professionali  di  cui   all'art.   8   del   decreto
legislativo  16  gennaio  2013,  n.  13»  pubblicato  nella  Gazzetta
Ufficiale 20 luglio 2015, n. 166;
  Visto il decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali,
di concerto  con  il  Ministro  della  salute  e  il  Ministro  delle
infrastrutture e dei trasporti, del 4 marzo  2013,  recante  «Criteri
generali  di  sicurezza  relativi  alle   procedure   di   revisione,
integrazione e apposizione della segnaletica stradale destinata  alle
attivita'  lavorative  che  si  svolgono  in  presenza  di   traffico
veicolare», di cui al comunicato del 20 marzo 2013, pubblicato  nella
Gazzetta Ufficiale 20 marzo 2013, n. 67;
  Ravvisata la necessita' di  aggiornare  le  previsioni  del  citato
decreto del  Ministro  del  lavoro  e  delle  politiche  sociali,  di
concerto con il  Ministro  della  salute  e  con  il  Ministro  delle
infrastrutture e dei trasporti del 4 marzo 2013;
  Sentite le organizzazioni  sindacali  maggiormente  rappresentative
sul piano nazionale;
  Acquisito il parere della Conferenza permanente per i rapporti  tra
lo Stato, le regioni e le Province autonome di Trento  e  di  Bolzano
nella seduta del 13 dicembre 2018;
                              Decreta:
                               Art. 1
                  Finalita' e campo di applicazione
  1. Il presente decreto individua, ai  sensi  dell'art.  161,  comma
2-bis, del decreto legislativo  9  aprile  2008,  n.  81,  i  criteri
generali  di  sicurezza  relativi  alle   procedure   di   revisione,
integrazione e apposizione della segnaletica stradale destinata  alle
attivita'  lavorative  che  si  svolgono  in  presenza  di   traffico
veicolare. L'applicazione dei criteri di cui al presente decreto  non
preclude l'utilizzo di altre metodologie di consolidata validita'.
  2. Le attivita' lavorative di cui al comma 1 fanno riferimento alle
situazioni descritte nei principi per il segnalamento  temporaneo  di
cui all'art. 2 del disciplinare tecnico  approvato  con  decreto  del
Ministro delle infrastrutture e dei trasporti del 10 luglio 2002,  le
cui previsioni sono fatte salve.
                               Art. 2
         Procedure di apposizione della segnaletica stradale
  1.  Nelle  attivita'  di  apposizione  della  segnaletica  per   la
delimitazione di cantieri stradali in presenza di traffico veicolare,
i gestori delle infrastrutture, come definiti dall'art. 14 del Codice
della strada di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285,  e
le imprese appaltatrici, esecutrici o affidatarie, applicano almeno i
criteri  di  sicurezza  di  cui  all'allegato   I,   ovvero   criteri
equivalenti per le situazioni non disciplinate nel medesimo allegato.
  2. Dell'adozione e applicazione dei criteri minimi di cui al  comma
1 i gestori delle infrastrutture,  come  definiti  dall'art.  14  del
Codice  della  strada,  le   imprese   appaltatrici,   esecutrici   e
affidatarie e  i  coordinatori,  ove  nominati,  danno  evidenza  nei
documenti della sicurezza di cui agli articoli 17, 26, 96 e  100  del
decreto legislativo n. 81 del 2008.
                               Art. 3
                      Informazione e formazione
  1. I datori di lavoro del  gestore  delle  infrastrutture  e  delle
imprese esecutrici e affidatarie, ferme restando  le  previsioni  del
decreto legislativo n.  81  del  2008,  assicurano  che  gli  addetti
all'attivita'  di  apposizione,  integrazione   e   rimozione   della
segnaletica oggetto del presente decreto ricevano  una  informazione,
formazione e addestramento specifici relativamente alle procedure  di
cui all'art. 2. La durata, i contenuti minimi e  le  modalita'  della
formazione e dell'addestramento sono individuati nell'allegato II.
                               Art. 4
                Dispositivi di protezione individuale
  1. Fermi restando gli obblighi di  formazione  e  addestramento,  i
datori di lavoro mettono a disposizione dei lavoratori dispositivi di
protezione individuale conformi alle previsioni di cui al Titolo  III
del decreto legislativo  n.  81  del  2008.  Gli  indumenti  ad  alta
visibilita'  devono  rispondere  a  quanto   previsto   dal   decreto
legislativo 4 dicembre 1992 n. 475,  dal  decreto  del  Ministro  dei
lavori pubblici del 9 giugno 1995, dal decreto legislativo 2  gennaio
1997, n. 10, e dalla norma UNI EN ISO 20471.  Tali  indumenti  devono
essere di classe 3 per tutte  le  attivita'  lavorative  eseguite  su
strade di categoria A, B, C,  e  D  e  almeno  di  classe  2  per  le
attivita' lavorative eseguite su strade di categoria E ed F urbane ed
extraurbane, secondo la classificazione di cui all'art. 2,  comma  3,
del Codice della strada. Non sono  piu'  ammessi  indumenti  ad  alta
visibilita' di classe 1.
  2. I veicoli operativi di  cui  all'art.  38  del  Regolamento  del
Codice  della  strada,  di  cui  al  decreto  del  Presidente   della
Repubblica 16 dicembre 1992, n.  495,  devono  essere  segnalati  con
dispositivi supplementari a luce lampeggiante, o pannelli luminosi, o
segnali a messaggio variabile, ovvero  mediante  la  combinazione  di
questi segnali, in relazione  alla  categoria  della  strada  e  alla
tipologia di intervento.
  3.  La  segnaletica  della  zona  di  intervento  deve   avere   le
caratteristiche di cui all'art. 3 del disciplinare tecnico  approvato
con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti del  10
luglio 2002.
                               Art. 5
                     Raccolta e analisi dei dati
  1. Entro centottanta giorni dall'entrata  in  vigore  del  presente
decreto,  la  Commissione  consultiva  permanente  per  la  salute  e
sicurezza sul lavoro di cui all'articolo 6 del decreto legislativo n.
81 del 2008, con il coinvolgimento dell'INAIL e dei soggetti preposti
al controllo della circolazione stradale, definisce i  criteri  e  le
modalita',   tenuto   conto   della    competenza    delle    diverse
amministrazioni interessate, per la raccolta  e  l'analisi  dei  dati
relativi agli infortuni correlati alle attivita'  lavorative  di  cui
all'art. 1, comma 1.
                               Art. 6
                      Revisione e integrazione
  1. Le previsioni e le procedure previste dal presente decreto,  ove
necessario, sono oggetto di revisione periodica, con  cadenza  almeno
triennale,  anche  sulla  base  dei  dati  raccolti  in  ordine  alle
statistiche degli incidenti in presenza di cantieri stradali  di  cui
all'art. 5.
  2. Il decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di
concerto con il  Ministro  della  salute  e  con  il  Ministro  delle
infrastrutture e dei trasporti del 4 marzo  2013  e'  abrogato  dalla
data di entrata in vigore del presente decreto.
  3. Dall'applicazione del presente  decreto  non  derivano  nuovi  o
maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
  Il presente decreto entra in vigore  decorsi  trenta  giorni  dalla
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
    Roma, 22 gennaio 2019
          Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali
                               Di Maio
                      Il Ministro della salute
                               Grillo
          Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti
                              Toninelli
                                                           Allegato I
Criteri minimi per la posa, il  mantenimento  e  la  rimozione  della
  segnaletica di delimitazione  e  di  segnalazione  delle  attivita'
  lavorative che si svolgono in presenza di traffico veicolare
1. Premessa.
    Le fasi di installazione, di disinstallazione e  di  manutenzione
della segnaletica di cantiere, sia programmata che quella legata agli
interventi in situazione di  emergenza  (ad  esempio,  per  incidenti
stradali), costituiscono attivita' lavorative comportanti un  rischio
derivante dall'interferenza con il traffico veicolare. In particolare
la posa, la rimozione dei  coni,  dei  delineatori  flessibili  e  il
tracciamento della segnaletica  orizzontale  associato  costituiscono
fasi di  lavoro  particolarmente  delicate  per  la  sicurezza  degli
operatori.
    Il presente allegato contiene i criteri minimi  di  sicurezza  da
adottarsi  nelle  attivita'  lavorative  in  presenza   di   traffico
veicolare.
    Per ogni tratta omogenea, individuata secondo i  requisiti  sotto
riportati, vengono redatte,  dai  soggetti  di  cui  all'art.  2  del
presente decreto, le necessarie rappresentazioni  grafico/schematiche
dei sistemi segnaletici da  adottare  per  situazioni  omogenee,  con
indicazione della tipologia, della quantita' e  della  posizione  dei
segnali.
    Per l'individuazione  delle  tratte  omogenee  vengono  presi  in
considerazione  almeno  i  seguenti  elementi,  non   esaustivi,   in
relazione  alla   loro   localizzazione   ed   alle   caratteristiche
geometriche:
      ambito extraurbano o urbano;
      tipologia di strada, a doppia o singola carreggiata;
      numero di corsie per senso di marcia;
      larghezza delle corsie ridotta rispetto allo standard;
      presenza  o  assenza  della  corsia  di  emergenza  e/o   della
banchina;
      criticita' del tracciato plano  altimetrico  (curve  di  raggio
ridotto, perdita di tracciato, intersezioni non visibili, visibilita'
ridotta nelle curve sinistrorse in strade a  doppia  carreggiata  per
limitato franco centrale, pendenze non  adeguate,  curve  pericolose,
tornanti, etc.);
      presenza di opere d'arte (ponti,  viadotti,  cavalcavia,  etc.)
e/o di altri elementi che riducono le distanze di visuale libera  e/o
che producono restringimenti puntuali della piattaforma;
      presenza di gallerie e/o di  altri  elementi  che  riducono  le
distanze di visuale libera e/o che producono restringimenti  puntuali
della piattaforma.
    Inoltre per l'individuazione delle tratte omogenee vengono  presi
in considerazione ulteriori elementi, in base  alle  informazioni  di
cui all'art. 5 del presente decreto,  in  relazione  alle  condizioni
particolari  di  traffico,  (velocita',  elevata   presenza   veicoli
pesanti, etc.) all'incidentalita' ed alla tipologia delle  componenti
stradali   interessate   dall'incidentalita'    (pedoni,    ciclisti,
autoveicoli, veicoli pesanti).
    Le  associazioni  dei  datori  di   lavoro,   i   gestori   delle
infrastrutture e  le  organizzazioni  sindacali  dei  lavoratori  dei
settori  dell'edilizia  e  dei   trasporti,   comparativamente   piu'
rappresentative sul piano nazionale, promuovono  intese  destinate  a
rafforzare le competenze e le azioni di intervento degli  RLS,  degli
RLST o di sito e a garantire l'esercizio del diritto di  accesso  nei
cantieri stradali e autostradali.
2. Criteri generali di sicurezza.
2.1. Dotazioni delle squadre di intervento.
    Le operazioni di installazione della segnaletica, cosi'  come  le
fasi di integrazione e rimozione,  sono  precedute  e  supportate  da
azioni di presegnalazione, secondo le modalita' specificate nel punto
2.4.
    La composizione minima delle squadre e' determinata  in  funzione
della tipologia di intervento, della categoria di strada, del sistema
segnaletico da  realizzare  e  delle  condizioni  atmosferiche  e  di
visibilita'.
    Deve, inoltre, essere garantito il coordinamento delle operazioni
lavorative supportate, ove richiesto, da  presegnalazioni  effettuate
con bandierina.
    La squadra e' composta in maggioranza da  operatori  che  abbiano
esperienza nel campo delle  attivita'  che  prevedono  interventi  in
presenza di traffico veicolare nella categoria di strada  interessata
dagli interventi. Tutti  gli  operatori  devono  aver  completato  il
percorso formativo di cui all'allegato II.
    Nel caso di squadra composta da due persone e' da intendersi  che
almeno un operatore debba avere esperienza nel campo delle  attivita'
che prevedono interventi in  presenza  di  traffico  veicolare  nella
categoria di strada interessata dagli interventi. Tutti gli operatori
devono aver completato il percorso formativo di cui all'allegato II.
    Per gli interventi su strade di categoria A, B, C, e  D,  ove  il
decreto  prevede,  obbligatoriamente,  l'uso  di  indumenti  ad  alta
visibilita' in classe 3.
2.2.  Limitazioni   operative   legate   a   particolari   condizioni
ambientali.
    In caso di nebbia,  di  precipitazioni  nevose  o,  comunque,  di
condizioni che possano limitare  notevolmente  la  visibilita'  o  le
caratteristiche di aderenza della pavimentazione, non  e'  consentito
effettuare operazioni che comportino  l'esposizione  al  traffico  di
operatori e di veicoli nonche' l'installazione di cantieri stradali e
relativa segnaletica di preavviso e di delimitazione.
    Nei casi in cui le condizioni negative  dovessero  sopraggiungere
successivamente   all'inizio    delle    attivita',    queste    sono
immediatamente sospese con conseguente rimozione di ogni e  qualsiasi
sbarramento di cantiere e della relativa segnaletica (sempre  che  lo
smantellamento del cantiere e  la  rimozione  della  segnaletica  non
costituiscano un pericolo piu' grave  per  i  lavoratori  e  l'utenza
stradale).
    Nel divieto non rientrano i seguenti casi, a cui si applicano  le
procedure minime di cui al punto 6:
      lavori ed interventi di emergenza (per esempio, incidenti);
      lavori ed interventi aventi carattere di indifferibilita'  (per
esempio, attuazione  dei  piani  per  la  gestione  delle  operazioni
invernali) in quanto intesi ad eliminare  situazioni  di  piu'  grave
pericolo per la circolazione.
2.3. Gestione operativa degli interventi.
    La gestione operativa degli interventi consiste nella guida e nel
controllo dell'esecuzione delle operazioni, dalla presegnalazione  di
inizio intervento fino alla fine.
    La gestione  operativa  degli  interventi  e'  effettuata  da  un
preposto che, ferme restando le previsioni del decreto legislativo  9
aprile 2008, n. 81, abbia ricevuto una formazione conforme  a  quanto
previsto dall'art. 3 del presente decreto.
    Il preposto per la gestione operativa degli interventi utilizza i
mezzi  di  comunicazione  in  dotazione   (ad   esempio,   apparecchi
ricetrasmittenti)  in  tutte  le  fasi  che  comportano  una  diversa
dislocazione  degli  operatori  lungo   il   tratto   interessato   e
l'impraticabilita' di un adeguato coordinamento a vista.
    La  gestione  operativa  puo'  anche  essere  effettuata  da   un
responsabile non presente nella zona di intervento o  tramite  centro
radio o sala operativa.
2.4. Presegnalazione di inizio intervento.
    L'inizio  dell'intervento  deve  essere   sempre   opportunamente
presegnalato.
    In relazione al tipo di intervento ed alla categoria  di  strada,
deve essere individuata la tipologia di presegnalazione piu' adeguata
(ad  esempio,  sbandieramento  con  uno  o  piu'  operatori,  moviere
meccanico, pannelli a  messaggio  variabile,  pittogrammi,  strumenti
diretti di  segnalazione  all'utenza  tramite  tecnologia  innovativa
oppure una combinazione di questi), al fine di:
      preavvisare l'utenza della presenza di lavoratori;
      indurre una maggiore prudenza;
      consentire  una  regolare  manovra   di   rallentamento   della
velocita' dei veicoli sopraggiungenti.
    I   sistemi   adottati   devono   garantire   l'efficacia   della
presegnalazione.
2.5. Sbandieramento.
    Lo  sbandieramento  per  la  segnalazione  di  rallentamento   e'
effettuato facendo oscillare lentamente la  bandiera:  l'oscillazione
deve  avvenire  orizzontalmente,  all'altezza  della  cintola,  senza
movimenti improvvisi, con cadenza  regolare,  stando  sempre  rivolti
verso il traffico, in modo da permettere all'utente  in  transito  di
percepire l'attivita' in corso  ed  effettuare  una  regolare  e  non
improvvisa manovra di rallentamento.
    La presegnalazione deve durare il  minor  tempo  possibile  ed  i
lavoratori che la eseguono si devono  portare,  appena  possibile,  a
valle della segnaletica installata o comunque al  di  fuori  di  zone
direttamente esposte al traffico veicolare.
    Nella scelta del punto di inizio dell'attivita' di sbandieramento
sono privilegiati i  tratti  in  rettilineo;  devono  essere  evitati
stazionamenti:
      in curva;
      immediatamente prima e dopo una galleria;
      all'interno di una  galleria  quando  lo  sbandieramento  viene
eseguito per presegnalare all'utenza la posa di segnaletica stradale.
    Al fine di consentire un graduale rallentamento e' opportuno  che
la segnalazione venga effettuata a debita distanza  dalla  zona  dove
inizia l'interferenza con il normale transito veicolare, comunque nel
punto che assicura maggiore visibilita' e  maggiori  possibilita'  di
fuga in caso di pericolo.
    Per l'esecuzione in sicurezza delle attivita'  di  sbandieramento
gli operatori devono:
      scendere  dal  veicolo  dal  lato  non  esposto   al   traffico
veicolare;
      iniziare subito la segnalazione  camminando  sulla  banchina  o
sulla corsia di emergenza, se presenti, e comunque il piu'  a  destra
possibile, fino a portarsi in posizione  sufficientemente  anticipata
rispetto al punto di intervento in modo da consentire agli utenti  un
ottimale rallentamento;
      segnalare con lo sbandieramento fino a che non siano cessate le
esigenze di presegnalazione;
      utilizzare  dispositivi  luminosi  o  analoghi  dispositivi  se
l'attivita' viene svolta in ore notturne.
    Nel caso in cui queste attivita' si protraggano  nel  tempo,  per
evitare  pericolosi  abbassamenti  del  livello  di  attenzione,  gli
sbandieratori  devono  essere  avvicendati  nei  compiti   da   altri
operatori.
    Tutte le volte che non e' possibile la gestione degli  interventi
a vista, gli operatori impegnati nelle operazioni  di  sbandieramento
si tengono in contatto, tra di  loro  o  con  il  preposto,  mediante
l'utilizzo di idonei sistemi di comunicazione di  cui  devono  essere
dotati.
    In presenza di particolari  caratteristiche  planimetriche  della
tratta interessata (ad esempio, gallerie, serie di  curve,  svincoli,
etc.), lo sbandieramento puo' comprendere anche piu' di un operatore.
2.6. Regolamentazione del traffico con movieri.
    Per la regolamentazione del senso unico alternato o comunque  per
le fermate temporanee  del  traffico,  quando  non  e'  possibile  la
gestione  a  vista,  possono  essere  utilizzati  sistemi  semaforici
temporizzati o movieri; in tale ultimo caso gli stessi utilizzano  le
palette rosso/verde (figura II 403, art. 42, Regolamento  del  Codice
della strada), e  si  collocano  di  norma  in  posizione  anticipata
rispetto al raccordo obliquo ed in particolare, per  le  strade  tipo
«C» ed «F» extraurbane, dopo il segnale di «strettoia» (fig. II  384,
385, 386, art. 31 Regolamento del Codice della strada), e comunque in
posizione anticipata rispetto al primo  mezzo  d'opera  nel  caso  di
cantieri  mobili  avendo  costantemente  cura  di  esporsi  il   meno
possibile al traffico veicolare.
    Nel caso in cui queste attivita' si protraggano  nel  tempo,  per
evitare pericolosi abbassamenti del livello di attenzione, i  movieri
devono essere avvicendati nei compiti da altri operatori.
    Tutte le volte che non e' possibile la gestione degli  interventi
a vista, gli operatori impegnati come movieri si tengono in  contatto
tra di loro o con il preposto, mediante l'utilizzo di idonei  sistemi
di comunicazione di cui devono essere dotati.
    Le fermate dei veicoli in transito  con  movieri,  sono  comunque
effettuate  adottando  le  dovute  cautele  per  evitare   i   rischi
conseguenti al formarsi di code.
3. Spostamento a piedi.
3.1. Generalita' e limitazioni.
    La  presenza  degli  operatori   in   transito   pedonale   viene
adeguatamente presegnalata come previsto al punto 2.4.
    Lo spostamento a piedi su strade e autostrade aperte al  traffico
veicolare  e'  consentito  esclusivamente  per   effettive   esigenze
operative di intervento.
    Nei casi in cui si  rendono  necessari  spostamenti  a  piedi,  a
partire dal luogo di stazionamento dell'automezzo, gli stessi  devono
essere  brevi,  effettuati  in  unica  fila,  lungo  il  bordo  della
carreggiata, sull'estremo margine destro della corsia di emergenza  o
della banchina, senza intralcio alla circolazione  e  sempre  con  lo
sguardo rivolto verso il flusso veicolare (flusso in avvicinamento).
    In   assenza   di   un'adeguata   e   preventiva   attivita'   di
presegnalazione all'utenza, commisurata alla tipologia di strada,  di
traffico e di velocita' consentite e/o operative, non sono consentiti
spostamenti di personale a piedi:
      in galleria con o senza corsia di emergenza o banchina o marcia
piedi;
      nelle immediate vicinanze degli imbocchi delle gallerie;
      nelle immediate vicinanze delle uscite delle gallerie;
      in curva;
      nelle immediate vicinanze delle uscite dalle curve;
      nei rami di svincolo;
      lungo i tratti stradali sprovvisti di  corsia  di  emergenza  o
banchina;
      lungo le opere d'arte  sprovviste  di  corsia  di  emergenza  o
banchina;
      in condizioni di scarsa visibilita' per criticita' presenti nei
tratti stradali (curve  di  raggio  ridotto,  perdita  di  tracciato,
intersezioni  non   visibili,   visibilita'   ridotta   nelle   curve
sinistrorse in  strade  a  doppia  carreggiata  per  limitato  franco
centrale, etc.);
      in  caso  di  impossibilita'  di  sosta   dell'autoveicolo   in
prossimita' del luogo di intervento.
    Gli spostamenti a piedi non sono effettuati in  caso  di  nebbia,
precipitazioni nevose,  di  notte  o,  comunque,  in  condizioni  che
possano gravemente limitare la visibilita' o  le  caratteristiche  di
aderenza della pavimentazione,  salvo  le  situazioni  di  comprovata
emergenza, secondo quanto previsto al punto 2.2.
3.2. Spostamento a piedi in presenza di autoveicolo.
    Nel caso in cui si  rendano  necessari  spostamenti  a  piedi  in
maniera coordinata allo spostamento di un  autoveicolo,  quest'ultimo
deve sempre seguire gli  addetti  mantenendo  una  distanza  tale  da
preservarli dal rischio di investimento accidentale, anche in caso di
tamponamento del veicolo stesso.
3.3 Spostamento a piedi in galleria e lungo ponti e viadotti.
    Il transito pedonale degli operatori in galleria e lungo i  ponti
ed i viadotti e' presegnalato con segnaletica  temporanea  o,  previa
valutazione, mediante sbandieramento e segnaletica su autoveicoli  di
servizio dotati di dispositivi supplementari a  luce  lampeggiante  e
pannelli luminosi con segnali a messaggio variabile.
    L'attivita'  di  sbandieramento  e'  eseguita  tramite  operatore
posizionato prima dell'inizio  del  ponte  o  del  viadotto  o  della
galleria ed in modo da essere il meno possibile esposto  al  traffico
veicolare e possibilmente posizionato prima del mezzo di servizio.
    Gli spostamenti lungo il ponte o il viadotto o all'interno  della
galleria che  avvengono  ad  una  certa  distanza  dall'imbocco  sono
segnalati  e,  previa  valutazione,  la  segnalazione   e'   ripetuta
all'interno della galleria o lungo il ponte o il viadotto.
    Nel caso di gallerie con una sola corsia per senso di  marcia  le
attivita' di presegnalazione vengono poste in atto nel solo senso  di
marcia interessato dall'intervento.
    In caso di indisponibilita'  di  aree  per  lo  stazionamento  in
sicurezza  dello  sbandieratore  e  del  veicolo,  fatte   salve   le
situazioni di emergenza descritte al punto  6,  si  dovra'  procedere
alla cantierizzazione temporanea del tratto.
    Nei trasferimenti a piedi in galleria il primo della fila, se  lo
spostamento avviene in senso contrario al traffico, o l'ultimo  della
fila, se avviene nello stesso senso, segnala la presenza  di  persone
in transito mediante  l'utilizzo  di  lampade  a  luce  intermittente
gialla.
3.4 Attraversamento a piedi delle carreggiate.
    Gli  attraversamenti  devono  essere   limitati   ed   effettuati
garantendo le migliori condizioni di sicurezza.
    Per  le  strade  con  almeno  due  corsie  per  senso  di  marcia
l'attraversamento e' consentito previa valutazione  dell'esistenza  e
della  praticabilita'  di  idonee  modalita'  operative   alternative
dell'attraversamento a garanzia degli operatori.
    Nei casi in cui l'attraversamento e' consentito vengono  adottate
le seguenti cautele:
      gli addetti scaricano il segnale e  il  relativo  supporto  dal
veicolo di servizio e si posizionano fuori dalla striscia continua di
margine destro, prestando  la  massima  attenzione  e  rivolgendo  lo
sguardo al traffico rimanendo in attesa del  momento  piu'  opportuno
per attraversare la carreggiata;
      dopo aver atteso il momento piu' opportuno un solo addetto  per
volta effettua l'attraversamento, tranne nel caso in cui e'  previsto
il trasporto di cartelli segnaletici  di  notevoli  dimensioni  o  in
altri casi simili  (in  questo  caso  i  due  addetti  si  dispongono
entrambi perpendicolarmente all'asse della  carreggiata  in  modo  da
poter rivolgere entrambi lo sguardo verso la corrente di traffico);
      l'attraversamento avviene in condizioni di massima visibilita',
perpendicolarmente alla carreggiata, nel minore tempo  possibile,  in
un'unica soluzione, senza soste intermedie, con margine di  sicurezza
rispetto ai  veicoli  sopraggiungenti  (dopo  essersi  accertati  che
nessun  veicolo  sia  in  arrivo  o  che  il  primo  in  arrivo   sia
sufficientemente lontano da garantire l'attraversamento stesso);
      l'attraversamento  e'  effettuato  tenendo   i   cartelli,   il
dispositivo luminoso e/o i supporti, sul lato  destro  del  corpo  al
fine di evitare il possibile effetto  vela  (nell'attraversamento  di
rimozione, i cartelli e gli altri  dispositivi  andranno  tenuti  sul
lato sinistro del corpo);
      non e' consentito attraversare con piu'  di  due  sacchetti  di
appesantimento per volta o con piu' di un cartello  ed  un  sacchetto
contemporaneamente;
      l'operazione di fissaggio del cartello avviene, ove  possibile,
dall'interno della barriera spartitraffico  e  comunque  evitando  di
girare le spalle al traffico in arrivo e l'attraversamento di ritorno
e' eseguito dopo essersi posizionati  a  monte  del  cartello  appena
posato, in attesa del momento opportuno per attraversare;
      in ogni caso,  e  soprattutto  lungo  i  tratti  a  visibilita'
ridotta (ad esempio, in presenza di dossi o curve), l'attraversamento
e' preavvisato da  adeguata  presegnalazione  (pannelli  a  messaggio
variabile, ove possibile, veicoli di servizio  attrezzati  dotati  di
dispositivi supplementari a luce lampeggiante ed  eventuali  pannelli
luminosi con segnali a  messaggio  variabile,  sbandieramento  o  una
combinazione di questi).
    Nelle strade con una corsia per senso di marcia, nei casi in  cui
l'attraversamento si  rende  necessario  ed  e'  consentito,  vengono
adottate le seguenti cautele:
      informare l'utenza veicolare mediante l'inserimento dell'evento
sui panelli a messaggio variabile in itinere  se  presenti  lungo  la
tratta stradale;
      segnalare le operazioni mediante «sbandieramento»  eseguito  in
entrambi i sensi di marcia.
4. Veicoli operativi.
4.1 Modalita' di sosta o di fermata del veicolo.
    La sosta, o anche la sola fermata, costituisce un elevato fattore
di rischio sia per l'utenza che per gli operatori e  sono  consentite
unicamente  per  eseguire  le  operazioni  di  posa  in  opera  delle
segnaletiche temporanee, verifiche e controlli di rapida esecuzione e
per la segnalazione di pericolo all'utenza  (ad  esempio,  incidenti,
rimozione di ostacoli, soccorso dei veicoli in avaria).
    La sosta avviene comunque in zone con ampia visibilita', distanti
da dossi, da curve, dall'ingresso dall'uscita da una galleria.
    Durante la sosta il conducente e gli addetti non possono rimanere
all'interno   del   mezzo   se    non    per    effettive    esigenze
tecnico-operative.
    Nelle ipotesi di cui al primo capoverso la  sosta  e'  consentita
nel rispetto di una o piu' delle seguenti condizioni:
      la presenza di una banchina;
      la presenza della corsia di emergenza;
      la presenza di piazzole di sosta;
      all'interno di zone di lavoro opportunamente delimitate;
      in prossimita' o sullo spartitraffico, per le strade con almeno
due corsie per senso di marcia, quando nel  tratto  sono  disponibili
uno spazio o un varco che possono garantire  migliori  condizioni  di
sicurezza rispetto al margine destro.
    Per le strade prive di banchina o di corsie di emergenza la sosta
o la fermata per effettuare le operazioni di cui al primo  capoverso,
ad eccezione delle situazioni di emergenza di cui al  punto  6,  deve
avvenire con una  opportuna  presegnalazione  all'utenza,  realizzata
secondo le modalita' descritte nel punto 2.4.
    Prima di  ogni  fermata  e  durante  gli  spostamenti  lenti,  il
conducente osserva, attraverso lo specchio retrovisore,  il  traffico
sopraggiungente mantenendo  costantemente  in  azione  i  dispositivi
supplementari a luce lampeggiante e gli indicatori di direzione.
    A seguito della fermata, nelle operazioni di discesa o salita  di
persone  da  un  veicolo,  nel  carico  o   scarico   di   materiale,
nell'apertura di portiere, ribaltamento di sponde, di norma  e  fatte
salve particolari situazioni di emergenza, l'eventuale occupazione di
parte di carreggiata  aperta  al  traffico  deve  essere  ridotta  al
minimo.
    Le  soste  necessarie  per  l'esecuzione  delle   operazioni   di
installazione,  integrazione  e  rimozione  della  segnaletica   sono
supportate  da  presegnalazione  all'utenza,  realizzata  secondo  le
modalita' descritte nel punto 2.4.
    Durante  la   sosta   il   conducente   posiziona   l'autoveicolo
sull'estremo  margine  destro  della  corsia  di  emergenza  o  della
banchina,  e  consente  la  salita  e  la  discesa  degli   operatori
esclusivamente dal lato non esposto al traffico veicolare fatte salve
le casistiche di cui al successivo punto 4.3
4.2 Fermata e sosta del veicolo in galleria.
    Tranne che per i casi esplicitamente e diversamente  disciplinati
o per situazioni di emergenza, non e' consentita la sosta all'interno
delle gallerie se non all'interno di piazzole  di  sosta,  corsie  di
emergenza o delimitazioni di cantieri.
    Per l'effettuazione in sicurezza di una fermata programmata di un
veicolo di servizio all'interno di una galleria sprovvista di  corsia
di emergenza (ad esempio, per eseguire un'ispezione) si deve:
      informare l'utenza veicolare mediante l'inserimento dell'evento
sui pannelli a messaggio variabile in itinere, se presenti  lungo  il
tronco ed all'interno della galleria;
      posizionare, prima dell'imbocco della  galleria,  un  ulteriore
veicolo  che  abbia  attivato  i  dispositivi  supplementari  a  luce
lampeggiante  ed  i  pannelli  luminosi  con  segnali   a   messaggio
variabile;
      segnalare   l'evento   al   traffico   in    arrivo    mediante
«sbandieramenti».
4.3 Discesa e risalita dal veicolo.
    La discesa dai veicoli di servizio avviene  prioritariamente  dal
lato destro o comunque dal lato non esposto al traffico veicolare.
    La discesa dal lato  sinistro  puo'  essere  consentita  solo  in
presenza  di  barriere  fisiche  che  impediscono  l'apertura   delle
portiere dal lato destro, ovvero al conducente, e dopo che  il  mezzo
sia stato parcheggiato in modo tale  che  l'apertura  della  portiera
invada il meno possibile la carreggiata aperta al traffico.
    Nel caso di uscita dal lato sinistro gli operatori, mantenendo lo
sguardo rivolto  al  traffico,  devono  limitare  il  piu'  possibile
l'occupazione della carreggiata aperta al traffico e, per  le  strade
in  cui  e'  presente,  evitano  di  sporgersi  oltre  la  linea   di
delimitazione della corsia di emergenza.
    Nel caso di  soste  prolungate,  a  seconda  della  categoria  di
strada, il conducente e  gli  addetti  rimangono  il  meno  possibile
all'interno dell'autoveicolo o nelle sue immediate vicinanze.
    Tutte le suddette procedure valgono anche  per  la  risalita  sul
veicolo.
4.4. Ripresa della marcia con l'autoveicolo.
    Prima di riprendere la marcia il conducente da' obbligatoriamente
la  precedenza  ai  veicoli  sopraggiungenti,   segnalando   le   sue
intenzioni con gli indicatori luminosi di direzione ed i  dispositivi
lampeggianti di segnalazione, che vengono spenti una  volta  inserito
nel normale flusso veicolare.
    Per le strade aventi almeno due corsie per senso di marcia, se la
zona di sosta da cui si riprende la marcia  e'  una  zona  di  lavoro
situata  sulla  sinistra  della  carreggiata  (corsia  di  sorpasso),
l'uscita dal cantiere avverra' al termine del  cantiere  stesso.  Ove
cio' non fosse possibile, il conducente prima si accerta  che  nessun
altro veicolo sopraggiunga e successivamente  si  porta  gradualmente
sulla corsia di marcia normale, segnalando le sue intenzioni con  gli
indicatori luminosi di direzione ed  i  dispositivi  lampeggianti  di
segnalazione che vengono spenti una volta inserito nel normale flusso
veicolare.
4.5 Marcia e manovre in corsia di emergenza o banchina.
    Le fermate,  la  marcia  e  qualsiasi  manovra  sulla  corsia  di
emergenza o sulla  banchine  sono  effettuate  a  velocita'  moderata
previa attivazione dei dispositivi di segnalazione supplementari.
    Tutte le manovre sono eseguite in modo tale da generare il minimo
ingombro  possibile  e,  in  corsia  di   emergenza,   esclusivamente
all'interno della striscia continua e per limitate percorrenze.
    Eventuali manovre che possano ingenerare reazioni di  allarme  da
parte    dell'utenza    sono    presegnalate    mediante    opportuni
«sbandieramenti».
    Nel caso in cui la marcia sulla corsia di  emergenza  avvenga  in
presenza di veicoli in coda, si deve prestare particolare  attenzione
alla eventuale presenza di pedoni discesi dai veicoli in  coda  e  ad
eventuali veicoli che si immettono sulla corsia di emergenza.
5. Entrata ed uscita dal cantiere.
    Le manovre di accesso ed uscita dai  cantieri  situati  lungo  le
tratte stradali  sono  consentite  solo  per  effettive  esigenze  di
servizio, al personale autorizzato e previa  adozione  delle  cautele
necessarie alla sicurezza propria e del traffico veicolare.
5.1 Strade con una corsia per senso di marcia.
    Per l'effettuazione in sicurezza delle manovre di  entrata  nelle
aree di cantiere  il  conducente,  nella  fase  di  avvicinamento  al
raccordo  obliquo,  aziona  i  dispositivi   supplementari   a   luce
lampeggiante e l'indicatore di direzione destro.
    Successivamente porta il veicolo sul limite destro  della  corsia
di emergenza o della banchina quando presenti.
    L'entrata in area di cantiere avviene di norma in  corrispondenza
del limite destro della testata (raccordo obliquo) e nei casi in  cui
cio' non dovesse essere possibile viene effettuata in  un  punto  del
tratto  delimitato,  previa  segnalazione  all'utenza  della  manovra
mediante l'utilizzo  dei  dispositivi  luminosi  supplementari  e  di
direzione.
    Nel caso  di  mezzi  d'opera  e  soprattutto  quando  la  manovra
comporta una  temporanea  occupazione  delle  carreggiate  aperte  al
traffico, sia in entrata  che  in  uscita,  si  utilizzano  opportuni
provvedimenti di regolamentazione del  traffico  (ad  esempio,  senso
unico alternato a vista, con movieri  e  senso  unico  alternato  con
semafori).
    Per l'uscita dalle aree di cantiere, a seconda della tipologia di
intervento ed in funzione degli  spazi  di  manovra  disponibili,  le
manovre di uscita dalla zona di lavoro con immissione nella  corrente
di traffico vengono di norma effettuate in corrispondenza della  fine
della zona di intervento, a partire dal limite destro della corsia di
emergenza o della  banchina,  se  presenti,  previa  attivazione  dei
dispositivi supplementari a luce lampeggiante  e  dell'indicatore  di
direzione sinistro ed in assenza di traffico  sopraggiungente  a  cui
viene data sempre la precedenza.
    Nel caso di cantieri non transitabili,  l'uscita  dalla  zona  di
lavoro avviene lungo il tratto delimitato  adiacente  la  carreggiata
aperta al traffico, mediante immissione  diretta  nella  corrente  di
traffico previa attivazione  dei  dispositivi  supplementari  a  luce
lampeggiante e dell'indicatore di direzione sinistro.
    In quest'ultimo caso la manovra avviene nel rispetto del  sistema
di regolamentazione del traffico adottata (ad  esempio,  senso  unico
alternato a vista, senso unico alternato con semafori), in assenza di
traffico sopraggiungente a cui sara' data sempre la precedenza.
5.2 Strade con piu' corsie per senso di marcia.
    Per l'effettuazione in sicurezza delle manovre di  entrata  nelle
aree di cantiere, nel caso di una chiusura della corsia di marcia  il
conducente, nella  fase  di  avvicinamento  alla  testata,  aziona  i
dispositivi supplementari  a  luce  lampeggiante  e  l'indicatore  di
direzione destro.
    Successivamente il conducente porta il veicolo sul limite  destro
della corsia di emergenza o della banchina, quando presenti, ed entra
in area di cantiere portandosi al di la' della testata.
    Per le manovre di uscita  il  conducente  si  porta  sul  margine
destro della carreggiata ed esce dall'area di cantiere percorrendo la
corsia di emergenza o la banchina, quando  presenti,  fino  a  quando
l'assenza di traffico sopraggiungente consenta  di  immettersi  sulla
normale corsia di marcia, previa segnalazione  della  manovra  con  i
dispositivi supplementari a luce lampeggiante  e  dell'indicatore  di
direzione sinistro.
    La medesima procedura viene adottata per l'entrata e uscita da un
cantiere che occupa l'intera carreggiata transitabile.
    Nel caso in cui non sia presente la corsia  di  emergenza  oppure
sia tale da non permettere  l'entrata  nell'area  di  cantiere  dalla
destra della testata, la procedura da seguire e' quella descritta per
il cantiere di chiusura della corsia di sorpasso.
    Per l'effettuazione in sicurezza delle manovre di  entrata  dalle
aree di cantiere, nel caso di una chiusura della corsia  di  sorpasso
il conducente, nella fase di avvicinamento alla testata  azionera'  i
dispositivi supplementari a luce lampeggiante ed il lampeggiatore  di
direzione  sinistro  e,  sorvegliando   costantemente   il   traffico
sopraggiungente, porta il veicolo al di la' della testata.
    Per le manovre di uscita il conducente, accertandosi  che  nessun
veicolo sopraggiunga dal retro, sull'adiacente corsia  di  marcia  (o
centrale, nel caso di sezione a tre  corsie  per  senso  di  marcia),
avanza con il veicolo sulla stessa  corsia  di  sorpasso  fin  quando
l'assenza di traffico sopraggiungente consenta  di  immettersi  sulla
normale corsia di marcia o centrale, segnalando comunque  la  manovra
con  i  dispositivi  supplementari  a   luce   lampeggiante   e   con
l'indicatore di direzione destro.
    Per l'effettuazione in sicurezza  delle  manovre  di  entrata  ed
uscita dalle aree di cantiere, nel caso di  deviazione  del  traffico
con scambio di  carreggiata  e  con  cantiere  non  transitabile,  il
conducente, nella fase di avvicinamento alla testata che  precede  lo
scambio, o alla prima testata nel caso di  piu'  di  due  corsie  per
senso  di  marcia,  aziona  i  dispositivi   supplementari   a   luce
lampeggiante e l'indicatore di direzione destro e  porta  il  veicolo
sulla corsia di emergenza o sulla banchina (se presenti).
    Percorrendo la corsia di emergenza o la banchina si porta  al  di
la' della testata  entrando  con  la  massima  cautela  nell'area  di
cantiere.
    A causa della non transitabilita' della  zona  di  cantiere,  per
effettuare in sicurezza l'uscita dalle aree di cantiere il conducente
si porta sul  margine  destro  della  corsia  di  emergenza  o  della
banchina che percorre in retromarcia fino a portarsi oltre  la  prima
riduzione del  traffico  (il  primo  raccordo  obliquo  che  incontra
l'utenza veicolare).
    Da questa posizione  il  conducente,  previa  segnalazione  della
manovra  con  attivazione  dei  dispositivi  supplementari   a   luce
lampeggiante e dell'indicatore di direzione sinistro, in  assenza  di
traffico sopraggiungente, si immette sulla corsia aperta al  traffico
e prosegue incanalandosi verso la deviazione.
    Per  l'effettuazione  in  sicurezza  della  manovre  di   entrata
all'interno di aree di cantiere segnalate  con  cantieri  mobili,  il
conducente, previa  segnalazione  della  manovra  con  i  dispositivi
supplementari a luce lampeggiante  e  gli  indicatori  di  direzione,
esegue l'entrata nell'area di  cantiere  collocandosi  dopo  l'ultimo
segnale mobile di protezione (fig. II 401, art. 39,  Regolamento  del
Codice della strada).
    Le manovre in uscita da un cantiere mobile  vengono  eseguite  in
assenza di  traffico  sopraggiungente  e  previa  attivazione  dei  i
dispositivi supplementari a luce lampeggiante e degli  indicatori  di
direzione.
6. Situazioni di emergenza.
6.1 Principi generali di intervento.
    Le situazioni di emergenza a cui si fa riferimento  (ad  esempio,
incidenti stradali, eventi di natura meteorologica, ostacoli  che  si
frappongono improvvisamente sulla  carreggiata)  sono  situazioni  di
pericolo per l'utenza stradale che, comparendo bruscamente, impongono
la messa in atto di procedure di segnalazione di  emergenza  eseguite
in condizioni di criticita' non essendo sempre possibile prevedere  e
programmare  le  risorse  umane   e   tecnologiche   necessarie   per
fronteggiare l'evento.
    Tra gli interventi di emergenza  possono  essere  compresi  anche
quelli messi in atto dagli operatori per assistere l'utenza veicolare
in presenza di anomalie rispetto alla normale circolazione stradale.
    I criteri generali di comportamento che seguono  saranno  attuati
esclusivamente nel periodo transitorio, cioe' da quando  si  viene  a
conoscenza dell'insorgere della situazione anomala, fino a quando non
siano stati  adottati,  dai  competenti  organismi,  i  provvedimenti
necessari per la rimozione definitiva del pericolo.
    Le indicazioni che vengono fornite non possono essere considerate
esaustive rispetto a tutte le possibili situazioni  di  emergenza  di
fronte alle quali  si  puo'  trovare  chi  opera  in  esposizione  al
traffico.
    Tuttavia l'applicazione  dei  principi  di  base  e  dei  criteri
generali di sicurezza qui riportati, con  gli  opportuni  adattamenti
alle situazioni  contingenti,  costituiscono  sicuramente  una  buona
regola operativa per affrontare l'emergenza tutelando  la  propria  e
l'altrui incolumita'.
    In situazioni di  emergenza  il  segnalamento  e'  costituito  da
veicoli d'intervento muniti  di  dispositivi  luminosi  supplementari
lampeggianti o di pannello di passaggio obbligatorio o di pannelli  a
messaggio variabile, o una combinazione di tali sistemi.
    Gli  interventi  di  emergenza  devono  essere  preceduti  da  un
adeguato presegnalamento secondo quanto previsto al punto 2.4.
    Il   segnalamento   d'urgenza   e'   successivamente   sostituito
rapidamente, se il pericolo persiste, da un sistema segnaletico  piu'
complesso, secondo le previsioni contenute  nel  citato  decreto  del
Ministro delle infrastrutture e dei trasporti del 10 luglio 2002.
6.2. Segnalazione di una situazione di emergenza da parte di un  solo
  operatore.
    Riscontrata una situazione anomala l'operatore provvede a:
      rallentare l'andatura del veicolo di servizio,  predisponendosi
alle operazioni di emergenza, azionando i dispositivi supplementari a
luce lampeggiante (ed  il  pannello  a  messaggio  variabile,  se  il
veicolo ne e' dotato);
      posizionare il veicolo in posizione  visibile  agli  utenti  in
arrivo, il piu' possibile sulla  destra,  per  quanto  possibile  con
netto anticipo rispetto all'ostacolo e,  comunque,  in  modo  da  non
costituire un fattore di rischio per gli utenti;
      nel caso di strade con almeno due corsie per senso  di  marcia,
se presente la corsia di emergenza o uno spazio di fermata utile  sul
margine destro, arrestare  il  veicolo  in  posizione  visibile  agli
utenti in arrivo, il piu' possibile sulla destra in anticipo rispetto
all'ostacolo; in assenza  di  spazi  utili  di  fermata  sul  margine
destro, nel caso in cui  un  evento  rilevante  non  segnalato  possa
costituire elemento di pericolo per la circolazione,  fermarsi  sulla
corsia   interessata   dall'evento,   inducendo    gradualmente    il
rallentamento del traffico in arrivo;
      dare  informazione  della  situazione  visibile  alla   propria
struttura secondo le proprie procedure operative;
      scendere dal veicolo di servizio, collocandosi in posizione  di
sicurezza;
      preavvisare gli utenti del pericolo mediante i  dispositivi  di
segnalazione in dotazione ai veicoli di servizio;
      evitare di effettuare segnalazioni  transitando  o  stazionando
sulle corsie di transito o farle in modo improvviso e  concitato  con
il rischio di indurre i  guidatori  dei  veicoli  sopraggiungenti  ad
effettuare manovre brusche e precipitose;
      proseguire nella segnalazione, eventualmente  anche  attraverso
sbandieramento, in attesa di ricevere istruzioni e/o informazioni  da
parte della propria organizzazione e dell'eventuale  arrivo  in  sito
dei servizi attivati e dei soccorsi.
6.3. Segnalazione di una situazione di  emergenza  da  parte  di  due
  operatori.
    Riscontrata una  situazione  anomala,  gli  operatori  articolano
l'intervento nel seguente modo:
      un primo operatore attua, nell'ordine, tutte le  operazioni  di
cui al  precedente  punto  6.2  (rilevazione  di  una  situazione  di
emergenza da parte di un solo operatore);
      un secondo operatore si reca, invece,  adottando  le  opportune
precauzioni, sul posto del sinistro o  dell'ostacolo  (senza  esporsi
inutilmente al traffico sopraggiungente), verificando  brevemente  la
situazione in atto e tranquillizzando,  in  caso  di  incidente,  gli
eventuali bisognosi di soccorso. Fornisce, inoltre,  le  informazioni
al centro radio o sala  operativa,  quando  presenti,  o  al  proprio
preposto per ricevere le istruzioni del caso da parte dei superiori.
6.4. Segnalazione di una situazione di emergenza da parte  di  tre  o
  piu' operatori.
    Riscontrata una  situazione  anomala,  due  di  questi  operatori
opportunamente intervallati tra  loro  provvedono  ad  effettuare  la
presegnalazione del pericolo all'utenza adottando le procedure  e  le
precauzioni indicate ai punti 6.2 e 6.3, mentre gli altri adottano le
procedure e le precauzioni indicate al punto 6.3.
    In funzione della durata della situazione di emergenza, dopo aver
attivato gli eventuali soccorsi e le eventuali squadre  di  supporto,
si  procede  alla  segnalazione  ed  alla  delimitazione  della  zona
dell'evento  mediante  l'utilizzo  di   segnaletica   alleggerita   o
segnaletica standard per il segnalamento temporaneo.
6.5 Rimozione di ostacoli dalla carreggiata.
    La rimozione degli ostacoli  dalla  carreggiata  da  parte  degli
operatori richiede la massima attenzione per  la  salvaguardia  della
propria incolumita'.
    Prima di eseguire  qualsiasi  operazione  si  deve  informare  la
propria organizzazione della situazione oggettivamente riscontrata la
quale  provvede  ad  avvisare  l'utenza,  ove  possibile,  tramite  i
pannelli a messaggio variabile in itinere.
    La rimozione dell'ostacolo avviene, nel rispetto dei principi  di
fermata del veicolo di cui al punto 4.1 e di presegnalazione  di  cui
al punto 2.4, solo  se  la  sua  posizione  sia  compatibile  con  le
limitazioni  indicate  nei  punti   3.1,   3.2,   3.3   e   3.4   per
l'attraversamento delle carreggiate e per gli spostamenti a piedi.
    Inoltre, per la rimozione di materiali  non  compatibile  con  la
movimentazione manuale dei carichi, oppure ubicati in  una  zona  che
non ne consenta la rimozione in condizioni di sicurezza, si  richiede
il supporto di ulteriori veicoli, di  risorse  umane  o  delle  Forze
dell'ordine,    continuando    ad    assicurare    l'attivita'     di
presegnalamento.
6.6  Segnalazione  di  intervento  in  galleria  in   situazioni   di
emergenza.
    Riscontrata una situazione anomala in galleria, fermi restando  i
principi di cui ai punti 3.3  e  4.2,  gli  operatori  provvedono  ad
informare  preventivamente  la  propria  organizzazione  in  modo  da
consentire l'inserimento dell'evento, ove possibile, sui  pannelli  a
messaggio variabile in itinere e sui  semafori  agli  imbocchi  o  in
galleria.
    Nel caso di eventi anomali di cui si  ha  notizia,  un  operatore
posizionato fuori dalla galleria, nel punto di maggiore  visibilita',
provvede  alla  segnalazione   al   traffico   in   arrivo   mediante
sbandieramento.
    In funzione della lunghezza della galleria e del punto in cui  e'
stata riscontrata la situazione anomala, un ulteriore  operatore,  in
posizione visibile al traffico veicolare e comunque a non meno di 150
metri di distanza dall'evento, puo' provvedere alla  segnalazione  al
traffico  in  arrivo  mediante   sbandieramento   all'interno   della
galleria.
    Il  veicolo  di  servizio,  previa  attivazione  dei  dispositivi
luminosi di sicurezza e del pannello a  messaggio  variabile,  se  in
dotazione, e' posizionato possibilmente ad almeno 50 metri  dall'area
dove e' presente l'evento,  in  posizione  visibile  agli  utenti  in
arrivo, anche sulla stessa corsia interessata dall'evento e comunque,
in modo da non costituire un fattore di rischio per gli utenti e  per
la propria sicurezza.
    In funzione della durata della situazione di emergenza, dopo aver
attivato gli eventuali soccorsi e le eventuali squadre  di  supporto,
si  procede  alla  segnalazione  ed  alla  delimitazione  della  zona
dell'evento  mediante  l'utilizzo  di   segnaletica   alleggerita   o
segnaletica standard per il segnalamento temporaneo.
7. Segnalazione e delimitazione di cantieri fissi.
7.1 Generalita'.
    Con riferimento al decreto del Ministro  delle  infrastrutture  e
dei trasporti del 10 luglio 2002 un cantiere e' detto  fisso  se  non
subisce alcuno spostamento durante almeno una mezza giornata.
    Ogni cantiere deve essere preventivamente  autorizzato;  l'inizio
delle  attivita'  di   installazione   deve   essere   opportunamente
comunicato ai centri di controllo competenti per  il  territorio  ove
presenti nell'organizzazione del gestore.
    Gli  schemi  segnaletici  temporanei  per  la  segnalazione   dei
cantieri programmati sono illustrati nelle tavole allegate al  citato
decreto ministeriale 10 luglio 2002.
    Il segnalamento comporta una segnaletica  di  avvicinamento,  una
segnaletica di posizione, una segnaletica di fine prescrizione.
    Tutte le fasi di  messa  in  opera  del  cantiere  devono  essere
adeguate  alla  tipologia  di  schema  segnaletico  e  alla   sezione
stradale.
    La  segnaletica  di  preavviso   su   svincoli   e   intersezione
interferenti con le aree di cantiere  deve  essere  installata  prima
della corrispondente segnaletica sull'asse principale.
    Gli  elementi  di  cui  tenere  conto  sono:  tipo  di  strada  e
caratteristiche geometriche (ad esempio, numero di corsie  per  senso
di marcia, presenza o  meno  di  corsia  di  emergenza),  visibilita'
legata agli elementi geometrici della strada (ad  esempio,  andamento
plano-altimetrico, opere d'arte, barriere di sicurezza) e ingombri  e
visibilita' conseguenti alla tipologia di cantiere da adottarsi.
    Per  quanto  riguarda  la  sosta  in  prossimita'  dell'area   da
cantierizzare e la presegnalazione, si rimanda a quanto  previsto  ai
punti  2.4  (presegnalazione  di  inizio  intervento)  e  4  (veicoli
operativi).
7.2 Prelevamento della segnaletica dall'autoveicolo.
    In questa fase e' necessario scaricare  la  segnaletica  fermando
l'autoveicolo  secondo  i  criteri  riportati  al  punto  4  (veicoli
operativi).
    I segnali devono essere prelevati uno alla  volta  dal  lato  non
esposto  al  traffico  dell'autoveicolo,  ovvero  dal  retro,   senza
invadere le corsie di marcia.
7.3 Trasporto manuale della segnaletica.
    I cartelli devono essere movimentati uno per volta, afferrati con
entrambe le mani guardando costantemente il traffico  sopraggiungente
e mostrando al traffico il lato con pellicola rifrangente.
    In  caso  di  trasporto  di  cartelli   di   grandi   dimensioni,
l'attivita' deve essere svolta da due operatori.
    L'attraversamento a piedi della carreggiata per il posizionamento
della segnaletica deve essere effettuato con le  modalita'  descritte
al punto 3.4.
7.4 Installazione della segnaletica.
    I segnali vengono messi in opera nell'ordine in  cui  gli  utenti
della strada li incontrano: prima la  segnaletica  di  avvicinamento,
poi quella  di  posizione  e  infine  quella  di  fine  prescrizione,
assicurandosi durante la posa che  ogni  cartello  sia  perfettamente
visibile.
    La  segnaletica  e'  posata  in  modo  da  non   intralciare   la
traiettoria dei veicoli sopraggiungenti.
    La segnaletica su cavalletto deve essere adeguatamente zavorrata.
    Lo  sbarramento  obliquo  del  cantiere  (testata)  deve   essere
preventivamente  localizzato  con   precisione   e   posizionato   in
corrispondenza di tratti di strada rettilinei e comunque in punti ove
ne sia consentito l'agevole avvistamento a distanza  da  parte  degli
utenti.
    I segnali della testata  di  chiusura  devono  essere  installati
seguendo le seguenti istruzioni:
      agevolare la posa dei cartelli  con  l'ausilio  di  un'adeguata
presegnalazione;
      assicurarsi  che  il  traffico  sopraggiungente   permetta   il
posizionamento del cartello e  il  successivo  rientro  al  mezzo  di
servizio;
      posare preferibilmente un cartello per volta;
      posare per  primo  il  cartello  piu'  vicino  alla  corsia  di
emergenza o alla banchina, (in  caso  di  chiusura  della  corsia  di
marcia) o allo spartitraffico (in caso di chiusura  della  corsia  di
sorpasso su strade con almeno due corsie per senso di marcia);
      non lavorare mai con le spalle rivolte al traffico;
      non sostare a piedi  o  con  gli  autoveicoli  nelle  immediate
vicinanze delle testate dopo averne completata l'installazione.
    Nel caso di strade con  piu'  corsie  per  senso  di  marcia,  in
assenza della corsia di emergenza, fermo restando quanto previsto dal
decreto del Ministro delle infrastrutture  e  dei  trasporti  del  10
luglio 2002 per il segnalamento anticipato, posizionare  un  carrello
con PMV, o segnaletica alternativa, sulla  prima  piazzola  di  sosta
utile precedente il tratto interessato dal cantiere.
    Nella fase di apposizione della segnaletica per la chiusura della
corsia di sorpasso, il presegnalamento  attraverso  lo  sbandieratore
posizionato sulla destra almeno 200  metri  prima  dell'inizio  della
testata del cantiere  in  allestimento,  deve  avvenire  evitando  lo
spostamento verso sinistra del traffico sopraggiungente.
    L'installazione  dei  coni  o  delineatori   flessibili   avviene
successivamente  alla   messa   in   opera   della   segnaletica   di
avvicinamento e della testata di chiusura corsia, quindi  in  un'area
gia' interdetta al transito dei veicoli (area di cantiere).
    Nel  caso  in  cui  sia  necessario   eseguire   la   segnaletica
orizzontale di  cantiere  successivamente  alla  installazione  della
testata o comunque dover intervenire in prossimita' della testata  e'
necessario riattivare le procedure di cui al punto 2.4.
7.5 Rimozione della segnaletica per fine lavori.
    La segnaletica temporanea deve essere rimossa, od  oscurata,  non
appena cessate le cause che ne hanno reso necessario il collocamento.
    La rimozione  avviene,  in  generale,  nell'ordine  inverso  alle
operazioni della posa in opera.
    Spostandosi con l'autoveicolo all'interno del cantiere delimitato
dalla segnaletica, gli operatori procedono  a  ritroso,  raccogliendo
tutta la segnaletica che incontrano fino alla testata di  chiusura  e
posizionandola sul veicolo.
    Il  completamento  della  rimozione   della   testata   e   della
segnaletica rimanente deve avvenire con  il  veicolo  posizionato  in
corsia di  emergenza,  quando  presente,  partendo  da  una  distanza
opportuna  dalla  testata,  oppure,  in  assenza  della   corsia   di
emergenza, direttamente  dalla  corsia  interessata  dalla  chiusura,
preceduto da opportuna presegnalazione come previsto al punto 2.4.
    In particolare nei tratti privi della corsia di emergenza ove  le
manovre in retromarcia possono risultare particolarmente difficoltose
e pericolose, la rimozione della segnaletica di preavviso puo' essere
effettuata  nel   senso   del   traffico   supportata   da   adeguata
presegnalazione.
    La rimozione  della  segnaletica  dei  cantieri  che  interessano
strade con una sola corsia per senso di marcia avviene con gli stessi
criteri, per entrambi i sensi di marcia, dando priorita' al senso  di
marcia interessato dal cantiere.
    Gli   eventuali   attraversamenti   della   carreggiata   vengono
effettuati con le modalita' gia' descritte al punto 3.4.
7.6 Segnalazione e delimitazione dei cantieri mobili.
    Con riferimento al decreto del Ministro  delle  infrastrutture  e
dei trasporti del 10 luglio 2002 si definisce  «cantiere  mobile»  un
cantiere caratterizzato da una progressione continua ad una velocita'
che puo' variare da poche centinaia di  metri  al  giorno  a  qualche
chilometro all'ora.
    Il cantiere mobile viene utilizzato nell'ambito degli indirizzi e
degli schemi previsti dal disciplinare tecnico (ossia, di  norma,  in
presenza di due corsie per senso di marcia, anche se prive di  corsie
di emergenza e sulle strade di tipo C, E ed F  con  attivita'  di  un
solo veicolo operativo, in condizioni di traffico modesto, purche' lo
spazio residuo consenta il passaggio dei veicoli nei due sensi  senza
apprezzabile disagio).
    Quando  necessario  le  manovre  di  posizionamento  dei  veicoli
possono essere presegnalate con le modalita' indicate nel punto 2.4.
    Prima della messa in opera di un cantiere mobile, oltre a  quanto
gia' previsto al punto  1  del  presente  allegato,  vanno  prese  in
considerazioni anche:
      le aree di stazionamento in sicurezza  dei  segnali  mobili  di
preavviso (quali, ad esempio, corsie di emergenza, banchine, piazzole
di sosta, aree zebrate, corsie di accelerazione e  di  decelerazione,
aree equivalenti, etc.);
      le  aree  di  sosta  in   cui   compiere   le   operazioni   di
configurazione della segnaletica, gli eventuali approvvigionamenti  e
la  rimozione  della  segnaletica  del  cantiere  temporaneo  a  fine
giornata o al termine dei lavori;
      l'area d'inizio e di termine attivita'.
    Per l'impiego di un cantiere mobile sulle strade di  tipo  C  con
attivita'  di  un   solo   veicolo   operativo   la   presegnalazione
dell'attivita' viene agevolata mediante la posa di un segnale  mobile
di preavviso con PMV o equivalente segnale a terra (tipo Fig. II  391
art. 31 Reg.  C.d.s.)  posto  sulla  prima  piazzola  utile  (o  area
equivalente) in entrambi i sensi di marcia e sulle intersezioni.
    Per la segnaletica dei cantieri mobili, su strade con almeno  due
corsie  per  senso  di  marcia,  e'  previsto  l'impiego  di  veicoli
opportunamente attrezzati. I principi di segnalamento sono gli stessi
dei cantieri fissi, nel senso che  e'  previsto  un  segnalamento  in
anticipo ed un segnalamento di localizzazione.
    I sistemi si differenziano a seconda della tipologia  di  strada,
delle corsie di marcia interessate e della tipologia di intervento.
    Nelle fasi  non  operative  i  segnali  devono  essere  posti  in
posizione ripiegata e con dispositivi luminosi spenti.
    Durante l'esecuzione  delle  manovre  di  messa  in  opera  e  di
rimozione della segnaletica mobile,  e'  necessario  organizzare  gli
spostamenti dei veicoli nei momenti di assenza temporanea di traffico
e comunque dando sempre la precedenza al traffico sopraggiungente.
    La messa in opera di un cantiere mobile  su  tratti  privi  della
corsia di emergenza presuppone la disponibilita' nel tratto  di  aree
di stazionamento in sicurezza dei segnali mobili di preavviso  (quali
ad esempio piazzole di sosta, aree zebrate, corsie di accelerazione e
di decelerazione,  aree  equivalenti)  in  funzione  dell'avanzamento
coordinato delle attivita' di lavoro e in  funzione  della  rimozione
del cantiere. Nei casi in cui non sia possibile mantenere la distanza
di 100 m tra l'ultimo  segnale  mobile  di  protezione  ed  il  primo
veicolo operativo (cantieri mobili posti in  opera  a  protezione  di
veicoli  speciali  impiegati  per  lavori,  controlli,   sondaggi   e
verifiche di  rapida  esecuzione  o  comunque  in  lavori  di  rapida
esecuzione) tale  tratto  sara'  delimitato  con  coni  o  con  altri
dispositivi aventi equivalente efficacia ove non gia' previsto.
    Nella fase di spostamento coordinato dei  segnali  mobili  devono
essere mantenute le mutue distanze previste dallo schema di cantiere.
    Inoltre i segnali di preavviso non devono stazionare su  aree  di
larghezza insufficiente a contenere l'ingombro del mezzo.
8. Segnalazione di interventi all'interno di gallerie con una  corsia
  per senso di marcia.
    Gli interventi all'interno di gallerie con una corsia  per  senso
di marcia, con o senza la presenza di corsie di emergenza o  banchina
o  di  marciapiede,  costituiscono  una  particolare  criticita',  ad
elevato rischio per operatori ed utenza, a causa dei  limitati  spazi
di manovra comportanti una pericolosa ed elevata prossimita'  tra  le
aree di intervento e le carreggiate aperte al traffico,  con  ridotta
possibilita' di fuga in caso di bruschi eventi imprevisti.
    Pertanto  i  principi  di  ordine  generale  da   applicare   per
l'esecuzione in sicurezza di interventi all'interno di questo tipo di
gallerie, saranno:
      1. utilizzo privilegiato delle ore notturne;
      2. inserimento dell'evento sui pannelli a  messaggio  variabile
presenti in itinere ed all'interno della galleria (misura da adottare
sempre qualunque sia la soluzione operativa adottata);
      3. chiusura di una corsia con segnalamento all'utenza  mediante
apposizione di segnaletica di preavviso e  di  testata  di  riduzione
fuori galleria, nonche' apposizione di segnaletica complementare  per
la delimitazione longitudinale e veicolo di  servizio,  a  protezione
della zona operativa,  dotato  di  segnale  posteriore  di  direzione
obbligatoria (art. 38 del Regolamento del Codice della strada)  oltre
ai dispositivi luminosi supplementari  ed  al  pannello  a  messaggio
variabile;
      4. chiusura di entrambe le corsie nel caso  di  interventi  che
comportano il posizionamento di persone e mezzi nella parti  centrali
della piattaforma;
      5.  regolamentazione  del  traffico  a  senso  unico  alternato
mediante semafori (collocati fuori della galleria)  con  chiusura  di
una carreggiata e segnalamento come nel  punto  3;  questa  soluzione
puo' essere adottata nel caso di gallerie in rettilineo, di  limitata
lunghezza  (al  massimo  300  metri)  che  consentano  all'utente  di
verificare anche a vista il via libera, oppure nel  caso  in  cui  si
adotti un sistema di controllo dell'impianto semaforico in  grado  di
verificare  l'assenza  di  veicoli  in  transito  all'interno   della
galleria prima di dare il via libera. In alternativa, per  interventi
di durata non superiore a quattro ore, regolamentazione del  traffico
a senso unico  alternato  mediante  movieri,  collocati  fuori  dalla
galleria in sicurezza, effettuata secondo le  modalita'  indicate  al
punto 2.6.
    Nel caso in cui la tratta stradale e la  galleria  non  dovessero
essere dotate di pannelli a messaggio variabile, l'evento e' comunque
segnalato all'utenza  mediante  cartello  segnaletico  e  veicolo  di
servizio  dotato  di  pannello  a  messaggio  variabile   posizionato
all'esterno della galleria e dall'interno, sulla prima piazzola utile
rispetto all'area operativa, comunque ad una distanza non inferiore a
150 metri.
    Nel  caso  di  attivita'  mobili  il  veicolo  di   servizio   di
segnalazione si sposta  in  maniera  coordinata  all'avanzamento  dei
lavori.
                                                          Allegato II
Schema di corsi di formazione per preposti e lavoratori, addetti alle
  attivita'  di  pianificazione,  controllo   e   apposizione   della
  segnaletica stradale destinata alle  attivita'  lavorative  che  si
  svolgano in presenza di traffico veicolare.
1. Premessa.
    Il presente allegato individua i soggetti formatori, i contenuti,
la durata nonche' gli indirizzi e i  requisiti  minimi  di  validita'
della formazione per preposti e lavoratori addetti alle attivita'  di
revisione, integrazione  e  apposizione  della  segnaletica  stradale
destinata alle attivita' lavorative che si svolgano  in  presenza  di
traffico veicolare.
    La partecipazione ai  suddetti  corsi,  secondo  quanto  disposto
dall'art. 37 del decreto legislativo  9  aprile  2008,  n.  81,  deve
avvenire in orario di lavoro e non puo'  comportare  oneri  economici
per i lavoratori.
    La  formazione  di  seguito  prevista,   in   quanto   formazione
specifica, non e' sostitutiva della formazione obbligatoria spettante
comunque a tutti i lavoratori e realizzata ai sensi dell'art. 37  del
citato decreto legislativo n. 81  del  2008.  Tale  formazione  deve,
pertanto   considerarsi   integrativa   della   formazione   prevista
dall'accordo Stato-Regioni di cui al medesimo art. 37, comma  2,  del
decreto legislativo n. 81 del 2008.
    La durata ed i contenuti della formazione  sono  da  considerarsi
minimi.
2. Destinatari dei corsi.
    I corsi  sono  diretti  a  lavoratori  e  preposti  addetti  alle
attivita' di revisione, integrazione e apposizione della  segnaletica
stradale destinata alle  attivita'  lavorative  che  si  svolgano  in
presenza di traffico veicolare.
3. Soggetti formatori e sistema di accreditamento.
    Fino alla piena attuazione del sistema di  cui  all'art.  13  del
decreto  legislativo  14  settembre  2015,  n.   150   e   successive
modificazioni, sono soggetti formatori del corso di formazione e  del
corso di aggiornamento:
      le regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, anche
mediante le proprie strutture tecniche  operanti  nel  settore  della
prevenzione  (ad  esempio,  le  aziende  sanitarie  locali)  e  della
formazione professionale;
      il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, mediante  il
personale tecnico impegnato in attivita' del settore della  sicurezza
sul lavoro;
      l'Ispettorato nazionale lavoro;
      l'INAIL;
      le  associazioni  sindacali  dei  datori  di   lavoro   e   dei
lavoratori, comparativamente piu' rappresentative sul piano nazionale
nel settore dell'edilizia e dei trasporti;
      gli organismi paritetici quali definiti all'art.  2,  comma  1,
lettera  ee),  del  decreto  legislativo  n.  81  del  2008,  per  lo
svolgimento delle funzioni di cui all'art. 51  del  predetto  decreto
legislativo, istituiti nel settore dell'edilizia e dei trasporti;
      il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti;
      il Ministero dell'interno (dipartimento  pubblica  sicurezza  -
servizio polizia stradale, vigili del fuoco);
      gli enti proprietari e le societa' concessionarie di  strade  o
autostrade;
      i  soggetti  formatori  con  esperienza   documentata,   almeno
triennale alla data di entrata in vigore del presente decreto,  nella
formazione in materia di salute e  sicurezza  sui  luoghi  di  lavoro
accreditati in conformita' al modello di accreditamento  definito  in
ogni regione e provincia autonoma ai  sensi  dell'intesa  sancita  in
data 20 marzo 2008 (in Gazzetta Ufficiale del 23 gennaio  2009),  che
si intende,  ai  fini  del  presente  decreto,  valido  su  tutto  il
territorio nazionale.
    Qualora i soggetti di cui sopra intendano avvalersi  di  soggetti
formatori esterni alla propria struttura, questi ultimi devono essere
in possesso dei requisiti  previsti  nei  modelli  di  accreditamento
definiti in ogni regione e provincia autonoma  ai  sensi  dell'intesa
sancita in data 20 marzo 2008, che si intende, ai fini  del  presente
decreto, valido su tutto il territorio nazionale, e pubblicata  nella
Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana del 23 febbraio 2009.
4. Requisiti dei docenti.
    Le  docenze  vengono  effettuate,  con  riferimento  ai   diversi
argomenti, per la parte teorica, dal  responsabile  del  Servizio  di
prevenzione e protezione aziendale con  esperienza  almeno  triennale
nel settore stradale, ovvero  da  personale  interno  o  esterno  con
esperienza  documentata,  almeno  quinquennale,  nel  settore   della
formazione o nel settore della prevenzione, sicurezza  e  salute  nei
cantieri stradali. Per quanto invece riguarda la  parte  pratica,  da
personale  con  esperienza  professionale   documentata   nel   campo
dell'addestramento  pratico  o  nei  ruoli  tecnici  operativi  o  di
coordinamento, almeno quinquennale, nelle tecniche di installazione e
rimozione dei sistemi segnaletici adottati per garantire la sicurezza
e la fluidita' della circolazione stradale.
    Al termine del  triennio  successivo  all'adozione  del  presente
decreto, per la effettuazione di docenze riferite alla parte teorica,
il personale esterno dovra' essere in possesso dei requisiti  di  cui
al decreto del Ministro del lavoro  e  delle  politiche  sociali,  di
concerto con il Ministro della salute, del 6 marzo 2013, n.  65,  con
esperienza professionale nel settore della prevenzione,  sicurezza  e
salute nei cantieri stradali.
5. Organizzazione dei corsi di formazione.
    In ordine all'organizzazione dei  corsi  di  formazione,  occorre
garantire:
      a) l'individuazione di un responsabile del progetto formativo e
dei docenti;
      b) la tenuta del registro di presenza dei partecipanti da parte
del soggetto che realizza il corso;
      c) un numero di partecipanti per ogni  corso  non  superiore  a
trentacinque unita';
      d)  per  le  attivita'  addestrative   pratiche   il   rapporto
istruttore/allievi non deve essere superiore al rapporto  di  1  a  6
(almeno un docente ogni sei allievi);
      e) che sia ammesso un numero di assenze massimo pari al 10% del
monte orario complessivo.
6. Articolazione e contenuti del percorso formativo.
    Il percorso formativo, differenziato per categoria di strada,  e'
finalizzato all'apprendimento di tecniche operative  in  presenza  di
traffico,  adeguate  ad  eseguire  in  condizioni  di  sicurezza   le
attivita' di:
      installazione del cantiere;
      rimozione del cantiere;
      revisione e integrazione della segnaletica;
      manovre di entrata ed uscita dal cantiere;
      interventi in emergenza.
6.1 Percorso formativo per i lavoratori.
    Il percorso formativo rivolto ai lavoratori e' strutturato in tre
moduli della durata complessiva  di  otto  ore  oltre  una  prova  di
verifica finale, secondo la seguente articolazione:
      a) modulo giuridico - normativo della durata di un'ora;
      b) modulo tecnico della  durata  di  tre  ore,  concernente  le
categorie di strade nonche' le attivita' di emergenza;
      c)  prova  di  verifica  intermedia  (questionario  a  risposta
multipla da effettuarsi prima del modulo pratico);
      d) modulo pratico della durata di quattro ore,  concernente  le
categorie di strade nonche' le attivita' di emergenza;
      e) prova di verifica finale (prova pratica).
=====================================================================
|    Modulo   |              Argomento             |     Durata     |
+=============+====================================+================+
|             |Cenni sugli articoli del Codice     |                |
|             |della strada e del suo regolamento  |                |
|             |di attuazione, che disciplinano     |                |
|             |l'esecuzione di opere, depositi e   |                |
|             |l'apertura di cantieri sulle strade |                |
|             |di ogni classe; Cenni sull'analisi  |                |
|             |dei rischi a cui sono esposti i     |                |
|             |lavoratori in presenza di traffico e|                |
|             |di quelli trasmessi agli utenti;    |                |
|             |Cenni sulle statistiche degli       |                |
|             |infortuni e delle violazioni delle  |                |
|  Giuridico  |norme nei cantieri stradali in      |                |
|  normativo  |presenza di traffico.               |     un'ora     |
+-------------+------------------------------------+----------------+
|             |Nozioni sulla segnaletica           |                |
|             |temporanea. I dispositivi di        |                |
|             |protezione individuale: indumenti ad|                |
|             |alta visibilita'; Organizzazione del|                |
|             |lavoro in squadra, compiti degli    |                |
|             |operatori e modalita' di            |                |
|             |comunicazione; Norme operative e    |                |
|             |comportamentali per l'esecuzione in |                |
|             |sicurezza di interventi programmati |                |
|             |e di emergenza (cfr. Allegato I al  |                |
|   Tecnico   |presente decreto).                  |     tre ore    |
+-------------+------------------------------------+----------------+
|             |Tecniche di installazione,          |                |
|             |integrazione, revisione e rimozione |                |
|             |della segnaletica per cantieri      |                |
|             |stradali su: - Strade di tipo A, B, |                |
|             |D (autostrade, strade extraurbane   |                |
|             |principali, strade urbane di        |                |
|             |scorrimento); - Strade di tipo C, F |                |
|             |(strade extraurbane secondarie e    |                |
|             |locali extraurbane); - Strade di    |                |
|             |tipo E, F (strade urbane di         |                |
|             |quartiere e locali urbane); Tecniche|                |
|             |di intervento mediante «cantieri    |                |
|             |mobili»; Tecniche di intervento in  |                |
|             |sicurezza per situazioni di         |                |
|   Pratico   |emergenza.                          |   quattro ore  |
+-------------+------------------------------------+----------------+
6.2 Percorso formativo per i preposti
    Il percorso formativo per i preposti e' strutturato in tre moduli
della durata complessiva di dodici ore oltre una  prova  di  verifica
finale, secondo la seguente articolazione:
      a) modulo giuridico - normativo della durata di tre ore;
      b) modulo tecnico della durata di cinque  ore,  concernente  le
categorie di strade nonche' le attivita' di emergenza;
      c)  prova  di  verifica  intermedia  (questionario  a  risposta
multipla da effettuarsi prima del modulo pratico);
      d) modulo  pratico  sulla  comunicazione  e  sulla  simulazione
dell'addestramento  della  durata  di  quattro  ore,  concernente  le
categorie di strade nonche' le attivita' di emergenza;
      e) prova di verifica finale (prova pratica).
=====================================================================
|    Modulo    |             Argomento             |     Durata     |
+==============+===================================+================+
|              |legislazione generale di sicurezza |                |
|              |in materia di prevenzione infortuni|                |
|              |con particolare riferimento ai     |                |
|              |cantieri temporanei e mobili in    |                |
|              |presenza di traffico; articoli del |                |
|              |Codice della strada e del suo      |                |
|              |regolamento di attuazione, che     |                |
|              |disciplinano l'esecuzione di opere,|                |
|              |depositi e l'apertura di cantieri  |                |
|              |sulle strade di ogni classe;       |                |
|              |analisi dei rischi a cui sono      |                |
|              |esposti i lavoratori in presenza di|                |
|              |traffico e di quelli trasmessi agli|                |
|              |utenti; statistiche degli infortuni|                |
|              |e delle violazioni delle norme nei |                |
|  Giuridico   |cantieri stradali in presenza di   |                |
|  normativo   |traffico;                          |     tre ore    |
+--------------+-----------------------------------+----------------+
|              |Il disciplinare tecnico relativo   |                |
|              |agli schemi segnaletici,           |                |
|              |differenziati per categoria di     |                |
|              |strada, da adottare per il         |                |
|              |segnalamento temporaneo; i         |                |
|              |dispositivi di protezione          |                |
|              |individuale: indumenti ad alta     |                |
|              |visibilita'; organizzazione del    |                |
|              |lavoro in squadra, compiti degli   |                |
|              |operatori e modalita' di           |                |
|              |comunicazione; norme operative e   |                |
|              |comportamentali per l'esecuzione in|                |
|              |sicurezza di interventi programmati|                |
|              |e di emergenza (vedi allegato I del|                |
|    Tecnico   |presente decreto)                  |   cinque ore   |
+--------------+-----------------------------------+----------------+
|              |sulla comunicazione e sulla        |                |
|              |simulazione dell'addestramento     |                |
|              |sulle tecniche di installazione e  |                |
|              |rimozione della segnaletica per    |                |
|              |cantieri stradali su: - strade di  |                |
|              |tipo A, B, D (autostrade, strade   |                |
|              |extraurbane principali, strade     |                |
|              |urbane di scorrimento); - strade di|                |
|              |tipo C, F (strade extraurbane      |                |
|              |secondarie e locali extraurbane); -|                |
|              |strade di tipo E, F (strade urbane |                |
|              |di quartiere e locali urbane);     |                |
|              |tecniche di intervento mediante    |                |
|              |«cantieri mobili»; tecniche di     |                |
|              |intervento in sicurezza per        |                |
|    Pratico   |situazioni di emergenza;           |   quattro ore  |
+--------------+-----------------------------------+----------------+
    Nel caso di un preposto che abbia  gia'  effettuato  il  percorso
formativo di lavoratore, la  formazione  deve  essere  integrata,  in
relazione ai compiti dal medesimo  esercitati,  con  un  corso  della
durata di quattro ore piu' una prova di verifica finale.
    I contenuti di tale formazione comprendono:
      a) modulo tecnico della durata di un'ora;
      b) modulo  pratico  sulla  comunicazione  e  sulla  simulazione
dell'addestramento della durata di tre ore;
      c) prova di verifica finale (prova pratica).
7. Sedi della formazione.
    Considerata la specificita' dell'intervento formativo,  le  prove
pratiche e i relativi addestramenti devono essere effettuati in  siti
ove possano essere ricreate condizioni operative simili a quelle  che
si ritrovano sui luoghi di lavoro e che tengano conto della specifica
tipologia di corso.
8. Metodologia didattica.
    Per quanto concerne la metodologia di  insegnamento/apprendimento
devono essere privilegiate metodologie  «attive»  che  comportano  la
centralita' del discente nel percorso di apprendimento e che:
      a)   garantiscono   un   equilibrio   tra   lezioni   frontali,
valorizzazione e confronto delle esperienze in aula,  nonche'  lavori
di gruppo, nel rispetto  del  monte  ore  complessivo  e  di  ciascun
modulo,  laddove  possibile  con  il  supporto  di  materiali   anche
multimediali;
      b)  favoriscono  metodologie  di  apprendimento  basate   sulla
simulazione e risoluzione di problemi specifici;
      c)  prevedono   dimostrazioni   e   prove   pratiche,   nonche'
simulazione di gestione autonoma da parte del discente di  situazioni
critiche.
9. Valutazione e verifica dell'apprendimento.
    Al termine dei due moduli teorici si svolge una  prima  prova  di
verifica, nella forma di un  questionario  a  risposta  multipla.  Il
superamento della prova, che si intende superata con  almeno  il  70%
delle risposte esatte, consente il passaggio alla seconda  parte  del
corso (parte pratica).
    Il mancato superamento della  prova,  di  converso,  comporta  la
ripetizione dei due moduli teorici.
    Al termine del modulo pratico  ha  luogo  una  prova  pratica  di
verifica finale, consistente in  una  simulazione  in  area  dedicata
dell'installazione e rimozione di cantieri per tipologia di strada.
    Il mancato superamento delle prova di  verifica  finale  comporta
l'obbligo di ripetere il modulo pratico.
    L'esito positivo delle prove di  verifica  intermedia  e  finale,
unitamente a una presenza pari almeno al 90% del monte ore,  consente
il rilascio, al termine del  percorso  formativo,  dell'attestato  di
frequenza con verifica dell'apprendimento.
    L'elaborazione di ogni singola prova e' competenza  del  relativo
docente,  eventualmente  supportato  dal  responsabile  del  progetto
formativo.  L'accertamento  dell'apprendimento,  tramite   le   varie
tipologie di verifiche intermedie  e  finali,  viene  effettuato  dal
responsabile del progetto formativo o da un docente da  lui  delegato
che formula il proprio giudizio in termini di valutazione  globale  e
redige il relativo verbale.
    Gli attestati di  frequenza  e  superamento  della  prova  finale
vengono  rilasciati,  sulla  base  di  tali  verbali,  dai   soggetti
individuati  al  punto  3,  i  quali  provvedono  alla   custodia   e
archiviazione della documentazione relativamente a ciascun corso.
    Gli attestati rilasciati  conformemente  a  quanto  previsto  dal
presente decreto hanno validita' sull'intero territorio nazionale.
10. Modulo di aggiornamento.
    L'aggiornamento della formazione dei lavoratori e  dei  preposti,
distribuito nel corso di ogni  quinquennio  successivo  al  corso  di
formazione,  va  garantito,  alle  condizioni  di  cui  al   presente
allegato, per mezzo di interventi formativi della durata  complessiva
minima di sei ore, in particolare in caso di  modifiche  delle  norme
tecniche  e  in  caso  di  interruzione   prolungata   dell'attivita'
lavorativa.
    Gli aggiornamenti formativi possono essere effettuati  anche  sui
luoghi di lavoro.
11. Registrazione sul fascicolo informatico del lavoratore.
    L'attestato di frequenza con  verifica  dell'apprendimento  e  la
frequenza ai corsi di  aggiornamento  potranno  essere  inseriti  nel
fascicolo informatico del lavoratore di cui agli articoli 14 e 15 del
decreto  legislativo  14  settembre  2015,  n.   150   e   successive
modificazioni, ovvero - fino alla completa sostituzione del  libretto
formativo  del  cittadino  -  nella   III   sezione   «Elenco   delle
certificazioni e attestazioni» del libretto formativo del cittadino. 

 

 

 

 

 

Elenco delle norme UNI pubblicate nel mese di gennaio 2019

 

UNI CEN/TR 17079:2019

Progettazione di attacchi da utilizzare nel calcestruzzo – Sistemi non strutturali ridondanti

UNI EN ISO 10634:2019

Qualità dell’acqua – Preparazione e trattamento di composti organici scarsamente idrosolubili per la successiva valutazione della loro biodegradabilità in un mezzo acquoso

UNI EN ISO 11126-5:2019

Preparazione di substrati di acciaio prima dell’applicazione di pitture e prodotti simili – Requisiti per abrasivi non metallici per sabbiatura – Parte 5:Scorie di raffinazione del nichel

UNI EN 14064-1:2019

Isolanti termici per edilizia – Prodotti sfusi di lana minerale (MW) realizzati in sito – Parte 1: Specifiche per i prodotti sfusi prima dell’installazione

UNI EN 4641-200:2019

Serie aerospaziale – Cavi ottici con rivestimento del diametro di 125 μm – Parte 200: struttura semi-sfusa 9/125 μm di fibra GI nominale 0,9 mm di diametro esterno – Norma di prodotto

UNI EN ISO 2812-5:2019

Pitture e vernici – Determinazione della resistenza ai liquidi – Parte 5: Metodo della stufa a gradiente di temperatura

UNI EN 2716:2019

Serie aerospaziale – Metodo di prova – Determinazione della suscettibilità alla corrosione intergranulare – Prodotti in lega di alluminio lavorato serie AL-P2XXX, serie AL-P7XXX- e leghe di alluminio-litio

UNI EN ISO 11125-3:2019

Preparazione di substrati di acciaio prima dell’applicazione di pitture e prodotti simili – Metodi di prova per abrasivi metallici per sabbiatura – Parte 3: Determinazione della durezza

UNI EN ISO 32100:2019

Tessuti spalmati di gomma o di materie plastiche – Prove fisiche e meccaniche – Determinazione della resistenza alla flessione mediante flessometro

UNI EN ISO 11124-2:2019

Preparazione di substrati di acciaio prima dell’applicazione di pitture e prodotti simili – Requisiti per abrasivi metallici per sabbiatura – Parte 2: Graniglia angolare di ghisa temprata

UNI EN 4611-004:2019

Serie aerospaziale – Cavi elettrici, per impiego generale, unipolare e multipolare – Famiglia XLETFE – Parte 004: Rame stagnato – Temperature di funzionamento comprese tra -65 °C e 135 °C – Isolante a doppia parete estrusa per applicazioni aperte – Stampabile laser UV – Norma di Prodotto

UNI CEN/TS 17217:2019

Servizi postali – Busta con indirizzamento sul retro (reverse) – Requisiti di progettazione e stampa

UNI EN 2813:2019

Serie aerospaziale – Lega di alluminio AL-P-6061- – T6 – Tubo trafilato per applicazioni a pressione – da 0,6 mm ≤ a ≤ 12,5 mm

UNI EN ISO 11126-3:2019

Preparazione di substrati di acciaio prima dell’applicazione di pitture e prodotti simili – Requisiti per abrasivi non metallici per sabbiatura – Parte 3: Scorie di raffinazione del rame

UNI EN 3745-506:2019

Serie aerospaziale – Fibre e cavi ottici di utilizzo aeronautico – Metodi di prova – Parte 506: Resistenza all’impatto

UNI EN 15288-2:2019

Piscine per utilizzo pubblico – Parte 2: Requisiti di sicurezza per la gestione

UNI CEN/TR 10261:2019

Ghisa e acciaio: norme europee per la determinazione della composizione chimica

UNI EN ISO 20569:2019

Odontoiatria – Frese trephine

UNI EN 13032-5:2019

Luce e illuminazione – Misurazione e presentazione dei dati fotometrici di lampade e apparecchi di illuminazione – Parte 5: Presentazione dei dati per apparecchi di illuminazione utilizzati per illuminazione stradale

UNI EN 17155:2019

Prodotti petroliferi liquidi – Determinazione del numero di cetano indicato (ICN) di distillati medi – Metodo con calibrazione mediante combustibili di riferimento primari che utilizza una camera di combustione a volume costante

UNI EN 2379:2019

Serie aerospaziale – Fluidi per la valutazione di materiali non metallici

UNI EN ISO 9241-306:2019

Ergonomia dell’interazione uomo-sistema – Parte 306: Metodi di valutazione sul campo di sistemi elettronici di visualizzazione

UNI EN ISO 4869-2:2019

Acustica – Protettori auricolari – Parte 2: Stima dei livelli di pressione sonora ponderati A quando i protettori auricolari sono indossati

UNI EN ISO 11125-6:2019

Preparazione di substrati di acciaio prima dell’applicazione di pitture e prodotti simili – Metodi di prova per abrasivi metallici per sabbiatura – Parte 6: Determinazione delle sostanze estranee

UNI EN 16709:2019

Combustibili per autotrazione – Gasolio ad alto contenuto di FAME (B20 e B30) – Requisiti e metodi di prova

UNI EN ISO 11125-5:2019

Preparazione di substrati di acciaio prima dell’applicazione di pitture e prodotti simili – Metodi di prova per abrasivi metallici per sabbiatura – Parte 5: Determinazione del contenuto percentuale delle particelle difettose e della microstruttura

UNI EN 3745-411:2019

Serie aerospaziale – Fibre e cavi ottici di utilizzo aeronautico – Metodi di prova – Parte 411: Resistenza ai fluidi

UNI EN ISO 11126-4:2019

Preparazione di substrati di acciaio prima dell’applicazione di pitture e prodotti simili – Requisiti per abrasivi non metallici per sabbiatura – Parte 4: Ceneri fuse

UNI EN 4641-201:2019

Serie aerospaziale – Cavi ottici, diametro del rivestimento 125 µm – Parte 201: Cavo a struttura semi libera 9/125 µm con fibra SM diametro esterno nominale 1,8 mm – Norma di prodotto

UNI EN ISO 11126-8:2019

Preparazione di substrati di acciaio prima dell’applicazione di pitture e prodotti simili – Requisiti per abrasivi non metallici per sabbiatura – Parte 8: Sabbia di olivina

UNI CEN/TR 17081:2019

Progettazione di attacchi da utilizzare nel calcestruzzo – Progettazione di attacchi con ancoraggi muniti di testa e post-installati

UNI EN 913:2019

Attrezzatura da ginnastica – Requisiti generali di sicurezza e metodi di prova

UNI EN 927-6:2019

Pitture e vernici – Prodotti e cicli di verniciatura per legno per impieghi esterni – Parte 6: Esposizione di rivestimenti per legno all’invecchiamento artificiale utilizzando lampade fluorescenti e acqua

UNI EN ISO 28158:2019

Odontoiatria – Porta filo e filo interdentale integrato

UNI EN 3660-003:2019

Serie aerospaziale – Accessori di attacco del cavo per connettori circolari e rettangolari, elettrici ed ottici – Parte 003: Ghiera semplice, stile A – Norma di prodotto

UNI EN ISO 4264:2019

Prodotti petroliferi – Calcolo dell’indice di cetano di distillati medi per uso combustibile mediante l’equazione a quattro variabili

UNI EN 2728:2019

Serie aerospaziale – Lega di alluminio AL-C42101 – T6 – Fusioni in sabbia – a ≤ 20 mm

UNI EN ISO 19258:2019

Qualità del suolo – Linee guida per la determinazione dei valori di fondo

UNI EN ISO 4869-1:2019

Acustica – Protettori auricolari – Parte 1: Metodo soggettivo per la misura dell’attenuazione sonora

UNI EN ISO 11125-4:2019

Preparazione di substrati di acciaio prima dell’applicazione di pitture e prodotti simili – Metodi di prova per abrasivi metallici per sabbiatura – Parte 4: Determinazione della massa volumica apparente

UNI EN 14531-1:2019

Applicazioni ferroviarie – Metodi di calcolo delle distanze di arresto, di rallentamento e della frenatura di immobilizzazione – Parte 1: Algoritmi generali che utilizzano il calcolo del valore medio per composizioni di treni o veicoli isolati

UNI EN ISO 11124-1:2019

Preparazione di substrati di acciaio prima dell’applicazione di pitture e prodotti simili – Requisiti per abrasivi metallici per sabbiatura – Parte 1: Introduzione generale e classificazione

UNI EN 16734:2019

Combustibili per autotrazione – Gasolio B10 per motori diesel – Requisiti e metodi di prova

UNI EN ISO 11126-6:2019

Preparazione di substrati di acciaio prima dell’applicazione di pitture e prodotti simili – Requisiti per abrasivi non metallici per sabbiatura – Parte 6: Scorie di altoforno

UNI EN ISO 12156-1:2019

Gasolio per motori diesel – Valutazione del potere lubrificante mediante moto alternativo a elevata frequenza (HFRR) – Parte 1: Metodo di prova

UNI CEN/TR 17080:2019

Progettazione di attacchi da utilizzare nel calcestruzzo – Ancoraggi con barre canale – Regole supplementari

UNI EN 15288-1:2019

Piscine per utilizzo pubblico – Parte 1: Requisiti di sicurezza per la progettazione

UNI EN ISO 11124-3:2019

Preparazione di substrati di acciaio prima dell’applicazione di pitture e prodotti simili – Requisiti per abrasivi metallici per sabbiatura – Parte 3: Graniglia rotonda ed angolare di acciaio fuso ad alto tenore di carbonio

UNI EN ISO 20570:2019

Odontoiatria – Manico di bisturi per chirurgia orale

UNI EN 3315:2019

Serie aerospaziale – Lega di titanio TI-P64001 – Solubilizzato e invecchiato – Stampati – De ≤75 mm

UNI EN 15293:2019

Combustibili per autotrazione – Etanolo (E85) combustibile per autotrazione – Requisiti e metodi di prova

UNI EN 17137:2019

Tessili – Determinazione del contenuto di composti a base di clorobenzeni e clorotoluene

UNI EN ISO 11125-2:2019

Preparazione di substrati di acciaio prima dell’applicazione di pitture e prodotti simili – Metodi di prova per abrasivi metallici per sabbiatura – Parte 2: Determinazione della distribuzione granulometrica

UNI EN 2726:2019

Serie aerospaziale – lega di alluminio Al-C42201 – T6 – Fusioni in sabbia – a ≤ 20 mm

UNI EN ISO 11124-4:2019

Preparazione di substrati di acciaio prima dell’applicazione di pitture e prodotti simili – Requisiti per abrasivi metallici per sabbiatura – Parte 4: Graniglia rotonda di acciaio fuso a basso tenore di carbonio

UNI EN 4641-106:2019

Serie aerospaziale – Cavi ottici, diametro del rivestimento 125 μm – Parte 106: Struttura semi libera 62,5 / 125 μm di fibra GI diametro esterno nominale 0,9 mm – Norma di prodotto

UNI EN ISO 11126-7:2019

Preparazione di substrati di acciaio prima dell’applicazione di pitture e prodotti simili – Requisiti per abrasivi non metallici per sabbiatura – Parte 7: Ossido di alluminio fuso

UNI EN 4726:2019

Serie aerospaziale – Parametri di accettazione delle variazioni estetiche di tutte le apparecchiature visibili installate nella cabina dell’aeromobile in tutte le varianti contrattuali

UNI EN ISO 11126-1:2019

Preparazione di substrati di acciaio prima dell’applicazione di pitture e prodotti simili – Requisiti per abrasivi non metallici per sabbiatura – Parte 1: Introduzione generale e classificazione

UNI EN 4641-202:2019

Serie aerospaziale – Cavi ottici, diametro del rivestimento 125 µm – Parte 202: Cavo a struttura semi libera, costruzione rinforzata con fibra SM a gradiente di indice 9/125 µm, diametro esterno nominale 2,74 mm – Norma di prodotto

UNI EN ISO 11961:2019

Industrie del petrolio e del gas naturale – Aste di perforazione di acciaio

UNI EN 17114:2019

Conservazione del patrimonio culturale – Protettivi superficiali per materiali inorganici porosi – Scheda tecnica di prodotti idrorepellenti

UNI EN 12193:2019

Luce e illuminazione – Illuminazione sportiva

UNI 11736:2019

Articoli per puericultura – Porta bambini – Requisiti di sicurezza e metodi di prova – Fasce porta bambini e marsupi senza aperture integrate per le gambe

UNI EN ISO 18451-2:2019

Pigmenti, coloranti e riempitivi – Terminologie – Parte 2: Classificazione dei materiali coloranti secondo le loro proprietà coloranti e chimiche

UNI EN 14527:2019

Piatti doccia per impieghi domestici

UNI EN 2709:2019

Serie aerospaziale – Lega di alluminio 2024- – T3510 – Barre e sezioni – 1,2 mm ≤ (a o D) ≤ 150 mm – Con controllo della zona periferica a grana grossa

UNI EN ISO 20815:2019

Industrie petrolifere, petrolchimiche e del gas naturale – Assicurazione della produzione e gestione dell’affidabilità

UNI 8178-1:2019

Edilizia – Coperture – Parte 1: Analisi degli elementi e strati funzionali delle coperture discontinue

UNI EN 17111:2019

Disinfettanti chimici ed antisettici – Test quantitativo del porta germi per la valutazione dell’attività virucida degli strumenti utilizzati in campo medico – Metodo di prova e requisiti (fase 2, step 2)

UNI EN 17058:2019

Esposizione nei luoghi di lavoro – Valutazione dell’esposizione per inalazione dei nanomateriali e dei loro aggregati o agglomerati

UNI EN 4730:2019

Serie aerospaziale – Dimensionamento antropometrico dei sedili degli aerei

UNI EN 13144:2019

Rivestimenti metallici ed altri rivestimenti inorganici – Metodo di misurazione quantitativa dell’adesione mediante prova di trazione

UNI EN 16842-2:2019

Carrelli industriali semoventi – Visibilità – Metodi di prova e verifica – Parte 2: Carrello contrappesato con guidatore seduto e carrello fuoristrada con montante con capacità minore o uguale a 10000 kg

UNI EN ISO 11125-7:2019

Preparazione di substrati di acciaio prima dell’applicazione di pitture e prodotti simili – Metodi di prova per abrasivi metallici per sabbiatura – Parte 7: Determinazione dell’umidità

UNI EN 16966:2019

Esposizione nei luoghi di lavoro – Misura dell’esposizione per inalazione dei nanomateriali e dei loro aggregati e agglomerati (NOAA) – Parametri da usare come concentrazione del numero di particelle, concentrazione dell’area superficiale e concentrazione della massa

UNI EN ISO 17782:2019

Industrie petrolifere, petrolchimiche e del gas naturale – Schema per la valutazione della conformità dei produttori di materiali speciali

UNI EN 1307:2019

Rivestimenti tessili per pavimentazioni – Classificazione

UNI 8178-2:2019

Edilizia – Coperture – Parte 2: Analisi degli elementi e strati funzionali delle coperture continue e indicazioni progettuali per la definizione di soluzioni tecnologiche

UNI EN 16842-1:2019

Carrelli industriali semoventi – Visibilità – Metodi di prova e verifica – Parte 1: Requisiti generali

UNI EN ISO 11125-1:2019

Preparazione di substrati di acciaio prima dell’applicazione di pitture e prodotti simili – Metodi di prova per abrasivi metallici per sabbiatura – Parte 1: Campionamento

UNI EN 14516:2019

Vasche da bagno per impieghi domestici

UNI EN ISO 17279-1:2019

Saldatura – Micro-assemblaggio dei superconduttori ad alta temperatura di seconda generazione – Parte 1: Requisiti generali per la procedura

UNI EN ISO 17640:2019

Controllo non distruttivo delle saldature – Controllo mediante ultrasuoni – Tecniche, livelli di prova e di valutazione

UNI EN 16907-2:2019

Costruzioni in terra – Parte 2: Classificazione dei materiali

UNI EN 17126:2019

Disinfettanti chimici ed antisettici – Test quantitativo in sospensione per la valutazione dell’attività sporicida dei disinfettanti chimici in campo medico – Metodo di prova e requisiti (fase 2, step 2)

UNI EN ISO 18473-1:2019

Pigmenti e cariche per applicazioni speciali – Parte 1: Carbonato di calcio nanometrico utilizzato in prodotti sigillanti

UNI EN ISO 4623-1:2019

Pitture e vernici – Determinazione della resistenza alla corrosione filiforme – Parte 1: Superfici di acciaio

UNI CEI EN 16603-10-02:2019

Ingegneria spaziale – Verifica

UNI EN 16907-4:2019

Costruzioni in terra – Parte 4: Trattamenti del terreno con calce o leganti idraulici

UNI EN 16907-4:2019

Costruzioni in terra – Parte 4: Trattamenti del terreno con calce o leganti idraulici

UNI EN ISO 18473-2:2019

Pigmenti e cariche per applicazioni speciali – Parte 2: Biossido di titanio nanometrico utilizzato nelle creme solari

UNI EN ISO 17279-2:2019

Saldatura – Micro-assemblaggio dei superconduttori ad alta temperatura di seconda generazione – Parte 2: Qualificazione per il personale di saldatura e di prova

UNI CEI EN 16602-80:2019

Assicurazione del prodotto spaziale – Assicurazione del prodotto software

UNI EN 16907-6:2019

Costruzioni in terra – Parte 6: Realizzazione di colmate tramite riempimento idraulico con materiali dragati

UNI EN ISO 7783:2019

Pitture e vernici – Determinazione delle proprietà di trasmissione del vapore acqueo – Metodo della capsula

UNI CEI EN 16602-70-39:2019

Assicurazione del prodotto spaziale – Saldatura di materiali metallici per hardware di volo

UNI EN 16907-1:2019

Costruzioni in Terra – Parte 1: Principi e regole generali

UNI EN 16907-3:2019

Costruzioni in terra – Parte 3: Procedure costruttive

CWA 17379:2019

General guideline on real drive test methodology for compiling comparable emission data

UNI EN 12098-3:2019

Prestazione energetica degli edifici – Regolazioni per impianti di riscaldamento – Parte 3: Dispositivi di regolazione per gli impianti di riscaldamento elettrici – Moduli M3-5, 6, 7, 8

UNI EN 17127:2019

Punti di rifornimento di idrogeno all’aperto che erogano idrogeno gassoso e che incorporano i protocolli di riempimento

UNI EN 648:2019

Carta e cartone destinati a venire in contatto con gli alimenti – Determinazione della solidità della carta e del cartone trattati con sbiancanti fluorescenti

UNI EN 13445-6:2019

Recipienti a pressione non esposti a fiamma – Parte 6: Requisiti per la progettazione e la costruzione di recipienti a pressione e parti in pressione realizzati in ghisa sferoidale

UNI EN 993-5:2019

Metodi di prova per prodotti refrattari a forma densa – Parte 5: Determinazione della resistenza alla frantumazione a temperatura ambiente

UNI EN 1011-6:2019

Saldatura – Raccomandazioni per la saldatura dei materiali metallici – Parte 6: Saldatura a fascio laser

UNI EN 13203-2:2019

Apparecchi a gas domestici per la produzione di acqua calda – Parte 2: Valutazione del consumo di energia

UNI EN 12098-5:2019

Prestazione energetica degli edifici – Regolazioni per impianti di riscaldamento – Parte 5: Programmatori delle fasi di avvio-interruzione degli impianti di riscaldamento – Moduli M3-5, 6, 7, 8

UNI EN 12498:2019

Carta e cartone – Carta e cartone destinati a venire in contatto con gli alimenti – Determinazione del cadmio, del cromo e del piombo in un estratto acquoso

UNI EN 646:2019

Carta e cartone destinati a venire in contatto con gli alimenti – Determinazione della solidità del colore della carta e del cartone colorati

UNI EN 14885:2019

Disinfettanti chimici ed antisettici – Applicazione delle Norme Europee per i disinfettanti chimici e gli antisettici

UNI EN ISO 20023:2019

Biocombustibili solidi – Sicurezza di gestione del pellet – Movimentazione e stoccaggio in sicurezza del pellet di legno in applicazioni domestiche e in altre applicazioni di piccola scala

UNI EN 17116-2:2019

Specifiche per macchine per lavanderia industriale – Definizioni e prove di capacità e caratteristiche di consumo – Parte 2: Lotti di asciugatura rotanti

UNI EN 10348-2:2019

Acciaio per cemento armato – Acciaio per cemento armato zincato – Parte 2: Prodotti in acciaio zincato per cemento armato

UNI 11733:2019

Luce e illuminazione – Specifiche per un formato di interscambio dati fotometrici e spettrometrici degli apparecchi di illuminazione e delle lampade

UNI EN 13445-3:2019

Recipienti a pressione non esposti a fiamma – Parte 3: Progettazione

UNI EN 1434-1:2019

Contatori di calore – Parte 1: Requisiti generali

UNI EN 1434-2:2019

Contatori di calore – Parte 2: Requisiti costruttivi

UNI EN 16985:2019

Cabine di verniciatura per materiali di rivestimento organici – Requisiti di sicurezza

UNI EN 993-6:2019

Metodi di prova per prodotti refrattari a forma densa – Parte 6: Determinazione del modulo di rottura a temperatura ambiente

UNI EN 993-1:2019

Metodi di prova per prodotti refrattari a forma densa – Parte 1: Determinazione della densità apparente, della porosità apparente e della porosità effettiva

UNI EN 17138:2019

Conservazione del Patrimonio Culturale – Metodi e materiali per la pulitura di materiali inorganici porosi

UNI EN 12098-1:2019

Prestazione energetica degli edifici – Regolazioni per impianti di riscaldamento – Parte 1: Dispositivi di regolazione per gli impianti di riscaldamento ad acqua calda – Moduli M3-5, 6, 7, 8

UNI EN 17090:2019

Concimi – Determinazione dell’inibitore di nitrificazione DMPSA nei concimi – La metodica utilizza la cromatografia liquida ad alta prestazione (HPLC)

UNI EN 1434-4:2019

Contatori di calore – Parte 4: Prove per l’approvazione del modello

UNI EN 384:2019

Legno strutturale – Determinazione dei valori caratteristici delle proprietà meccaniche e della massa volumica

UNI EN 1011-3:2019

Saldatura – Raccomandazioni per la saldatura dei materiali metallici – Parte 3: Saldatura ad arco degli acciai inossidabili

UNI EN 1708-2:2019

Saldatura – Tipi fondamentali di giunzioni saldate di acciaio – Parte 2: Componenti non sottoposti a pressione interna

UNI EN 15254-4:2019

Applicazione estesa dei risultati da prove di resistenza al fuoco – Pareti non portanti – Parte 4: Costruzioni vetrate

UNI EN ISO 8994:2019

Anodizzazione dell’alluminio e sue leghe – Sistema di valutazione della corrosione puntiforme – Metodo del reticolo

MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO

DECRETO 12 dicembre 2018

Misure di sicurezza ed integrita’ delle reti di comunicazione elettronica e notifica degli incidenti significativi. (19A00317) (GU Serie Generale n.17 del 21-01-2019)

 

IL MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO

 

  Visto il decreto legislativo 1° agosto 2003,  n.  259,  recante  il Codice  delle  comunicazioni  elettroniche,  modificato  dal  decreto

legislativo 28 maggio 2012,  n.  70  in  attuazione  delle  direttive 2009/140/CE in materia di reti e servizi di comunicazione elettronica e 2009/136/CE in materia di trattamento dei dati personali  e  tutela della vita privata;

  Visti in particolare, gli articoli 16-bis  e  16-ter  del  predetto decreto legislativo n. 259 del 2003 e successive modificazioni;

  Vista la legge 3  agosto  2007,  n.  124,  recante  il  sistema  di informazione per la sicurezza della Repubblica e la nuova  disciplina del segreto;

  Vista  la  direttiva  adottata  con  decreto  del  Presidente   del Consiglio dei ministri del 17 febbraio 2017, recante indirizzi per la protezione  cibernetica  e  la   sicurezza   informatica   nazionali, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 87 del 13 aprile 2017;

  Visto il decreto legislativo 18 maggio 2018, n. 65, che ha recepito la direttiva (UE) 2016/1148 in materia di sicurezza delle reti e  dei sistemi informativi, ed in particolare l’art. 8 e l’art. 12, comma  6 relativi rispettivamente al CSIRT  Italiano  e  all’organo  istituito presso il Dipartimento informazioni per la sicurezza  incaricato,  ai

sensi delle direttive  del  Presidente  del  Consiglio  dei  ministri adottate sentito il Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica (CISR), delle attivita’ di prevenzione e  preparazione  ad eventuali situazioni di crisi e di  attivazione  delle  procedure  di allertamento;

  Visto il decreto legislativo 30 giugno 2003,  n.  196,  recante  il «Codice in materia di protezione dei dati personali»;

  Visto il decreto del Ministro delle comunicazioni di  concerto  con il Ministro dell’economia e  delle  finanze  del  15  febbraio  2006,

pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del  7  aprile  2006,  n.  82,  e relativo ai compensi dovuti per prestazioni conto terzi eseguite  dal Ministero delle comunicazioni,  ai  sensi  dell’art.  6  del  decreto legislativo 30 dicembre 2003, n. 366;

  Visto il decreto della Presidenza  del  Consiglio  dei  ministri  5 dicembre 2015, n. 158, recante il Regolamento di  organizzazione  del Ministero dello sviluppo economico, ed in particolare l’art.  14  che affida all’Istituto superiore delle comunicazioni e delle  tecnologie dell’informazione      l’      individuazione      delle       misure tecnico-organizzative di  sicurezza  ed  integrita’  delle  reti,  la verifica del rispetto delle stesse e la notifica degli  incidenti  di sicurezza significativi agli  organi  europei  competenti,  ai  sensi degli articoli 16-bis e 16-ter  del  decreto  legislativo  1°  agosto 2003, n. 259, in accordo con i soggetti istituzionali  competenti  e, in particolare, con l’Agenzia per l’Italia Digitale;

  Vista la  legge  31  luglio  1997,  n.  249,  recante  «Istituzione dell’Autorita’ per  le  garanzie  nelle  comunicazioni  e  norme  sui sistemi delle telecomunicazioni e radiotelevisivo» e, in particolare, l’art. 1;

  Tenuto conto delle indicazioni contenute  nei  documenti  elaborati dall’Agenzia europea per la sicurezza delle reti e  dell’informazione (ENISA) con il contributo degli  Stati  membri  dell’Unione  europea: «Technical  guidance  on  the  security  measures  in  Article   13a» -Versione 2.0, Ottobre 2014 e «Technical  guidance  on  the  incident

reporting in Article 13» Versione 2.1, Ottobre 2014;

  Considerata la necessita’ di attuare le disposizioni  dei  suddetti articoli 16-bis e 16-ter,  al  fine  di  incrementare  i  livelli  di sicurezza delle reti e la disponibilita’ dei servizi su tali reti;

  Considerati i dati pubblicati nell’Osservatorio  trimestrale  delle comunicazioni  a  cura   dell’Autorita’   per   le   garanzie   nelle comunicazioni relativamente alla  base  di  utenti  nazionali  per  i servizi voce e dati su rete fissa e rete mobile;

  Sentiti i fornitori di reti e servizi di comunicazione  elettronica e le relative Associazioni;

  Sentite l’Autorita’ per le garanzie nelle comunicazioni e l’Agenzia per l’Italia Digitale;

Decreta:

Art. 1 – Definizioni

 

1. Ai fini del presente decreto si intende per:

     a) «incidente di  sicurezza»:  una  violazione  della  sicurezza  o perdita dell’integrita’ che determina un malfunzionamento delle  reti e dei servizi di comunicazione elettronica;

  b) «asset critico»: un’infrastruttura in grado di  fornire  servizi di comunicazione elettronica a un  significativo  numero  di  utenti, espresso  in  termini  percentuali  rispetto  alla  base  di   utenti nazionale dei medesimi servizi;

  c) «sicurezza e integrita’ della rete»: condizioni  che  assicurano la  disponibilita’  e  continuita’  dei  servizi   di   comunicazioni elettroniche forniti;

  d) «base di utenti nazionale»: il numero totale di utenti finali  a livello nazionale per singolo servizio di comunicazioni elettroniche,

da intendersi come:

  – numero di accessi complessivi da rete fissa (sia voce che dati);

  – numero complessivo delle SIM attive  Human  (per  traffico  voce  e dati).

2. Per quanto non espressamente previsto dal comma 1, si  applicano le definizioni del  decreto  legislativo  1°  agosto  2003,  n.  259, recante il «Codice delle comunicazioni elettroniche».

 

 Art. 2 – Scopo del decreto


  1. Il presente decreto attua le disposizioni degli articoli  16-bis e 16-ter del decreto legislativo  1°  agosto  2003,  n.  259,  e,  in particolare, persegue i seguenti obiettivi:

  a) individuare adeguate misure di natura  tecnico  –  organizzativa per  la  sicurezza  e  l’integrita’  delle  reti  e  dei  servizi  di comunicazione elettronica,  al  fine  di  conseguire  un  livello  di sicurezza delle reti adeguato al rischio esistente e di garantire  la disponibilita’ e continuita’ dei servizi su tali reti,  prevenendo  e limitando gli  impatti  di  incidenti  che  possono  pregiudicare  la sicurezza per gli utenti e per le reti interconnesse;

  b) definire i casi in cui le violazioni della  rete  o  la  perdita dell’integrita’ sono da considerarsi  significative,  ai  fini  della notifica da parte dei fornitori di reti e  servizi  di  comunicazione alle competenti Autorita’,nonche’  le  relative  modalita’  di  tale notifica.

 

 Art. 3 – Campo di applicazione


1. Il presente decreto  si  applica  ai  servizi  di  comunicazione elettronica di seguito riportati:

  a) accesso alla rete fissa o mobile da postazione fissa;

  b) accesso alla rete fissa o mobile da terminale mobile.

 

2. Il presente decreto si applica ai fornitori di reti e servizi di comunicazione elettronica che servono un numero di  utenti  effettivo pari o superiore all’1% della base di utenti  nazionale  per  ciascun servizio di cui al comma 1, calcolato sulla base dei dati  pubblicati dall’Osservatorio   trimestrale   delle comunicazioni    a    cura dell’Autorita’ per  le  garanzie  nelle  comunicazioni.  Il  presente decreto si applica  altresi’  ai  fornitori  di  reti  e  servizi  di comunicazione elettronica che servono un numero di  utenti  effettivo pari o superiore ad un milione.

 

 Art. 4 – Misure di sicurezza e integrita’ delle reti


1. I fornitori di reti e servizi di comunicazione elettronica  sono
tenuti ad adottare le seguenti misure di sicurezza e integrita’ delle reti e dei servizi:

    a) politica di sicurezza approvata dalla Direzione aziendale:

  1)  predisporre  una  documentata   politica   relativamente   alla sicurezza e alla integrita’ delle reti di comunicazione e dei servizi forniti;

  2) definire una dettagliata politica di  sicurezza  per  gli  asset critici e i processi aziendali;

  3) definire e mantenere aggiornata una politica  di  sicurezza  per tutti gli aspetti elencati nelle successive lettere;

b) gestione del rischio:  

  1) individuare i principali rischi per la sicurezza e  l’integrita’ delle reti  e  dei  servizi  di  comunicazione  elettronica  forniti, tenendo conto delle minacce che insistono sugli asset critici;

  2) definire una metodologia di gestione  dei  rischi  e  utilizzare strumenti basati sugli standard di settore;

  3) verificare l’effettivo utilizzo di tali metodologie e  strumenti di gestione del rischio da parte del personale;

  4) assicurarsi che i rischi residui,  anche  derivanti  da  vincoli realizzativi,  siano  minimizzati  rispetto  alla  probabilita’   del verificarsi di incidenti significativi e che  siano  accettati  dalla Direzione;

 

c) struttura organizzativa:

  1)  identificare   ruoli   per   il   personale   e   le   relative responsabilita’ in autonomia di esercizio;

  2) conferire,  con  formale  nomina,  ruoli  e  responsabilita’  al personale;

  3) assicurare la reperibilita’, in caso di incidenti di  sicurezza, del personale responsabile;

 

d) servizi e prodotti forniti da terze parti:

  1) definire i requisiti di sicurezza nei contratti con terze parti;

  2) verificare il rispetto dei requisiti fissati nei contratti;

  3) assicurare che i rischi residui che non sono gestiti dalla terza parte siano minimizzati rispetto alla probabilita’ del verificarsi di incidenti e che siano accettati dalla Direzione;

  4)  tenere  traccia  ed  eventualmente  gestire  gli  incidenti  di sicurezza  relativi  a  terze  parti  o  da  esse  causati   che   si ripercuotono sulla rete o sul servizio erogato;

 

e) formazione e gestione del personale:

  1) definire un piano di formazione del personale;

  2) prevedere un’adeguata ed aggiornata formazione del personale con ruoli di responsabilita’;

  3) organizzare corsi di formazione e sessioni di  sensibilizzazione

per tutto il personale;

  4) verificare le conoscenze acquisite dal personale;

  5) definire appropriate procedure per gestire le nuove assunzioni e la rotazione del personale che ricopre ruoli di responsabilita’;

  6) revocare diritti di accesso, se non piu’ giustificati;

  7) definire procedure di intervento per violazioni delle  politiche di sicurezza di cui  alla  lettera  a),  che  mettano  a  rischio  la sicurezza e l’integrita’ delle reti e dei  servizi  di  comunicazione elettronica;

f) sicurezza fisica e logica:

  1)   definire   condizioni,   responsabilita’   e   procedure   per l’assegnazione,  la  revoca   dei   diritti   di   accesso,   e   per l’approvazione delle eventuali eccezioni;

  2) definire meccanismi di autenticazione appropriati, a seconda del tipo di accesso;

  3)  adottare  meccanismi  di  protezione  da  accessi  fisici   non autorizzati o da eventi imprevisti quali, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, furti con scasso, incendi, inondazioni;

  4) adottare meccanismi di controllo di accesso  logico  appropriati per l’accesso alla rete e ai sistemi di informazione per  consentirne solo l’uso autorizzato;

  5) verificare che utenti e sistemi abbiano  ID  univoci  e  possano accedere ad altri servizi e sistemi previa autenticazione;

  6) monitorare e registrare gli accessi;

 

  7) prevedere meccanismi di  protezione  degli  impianti  funzionali all’erogazione del servizio, quali, a titolo esemplificativo  ma  non esaustivo, elettricita’ e gas;

g) integrita’ della rete e dei sistemi informativi:

  1) implementare sistemi di protezione e di  rilevamento  di  codice malevolo che possa alterare la funzionalita’ dei sistemi;

  2) assicurarsi che il software impiegato nella rete e  nei  sistemi informativi non venga manomesso o alterato;

  3) assicurarsi che i dati critici sulla sicurezza, quali, a  titolo esemplificativo ma non esaustivo,  password  e  chiavi  private,  non siano divulgati o manomessi;

h) gestione operativa:

      1)  predisporre  le  procedure  operative   e   individuare   i responsabili per il funzionamento dei sistemi critici;

      2)  predisporre  procedure  per  la   gestione   di   eventuali cambiamenti;

      3) attenersi alle procedure predefinite  quando  si  effettuano attivita’ sui sistemi critici;

      4)  registrare  e  documentare  ogni   modifica   o   attivita’ effettuata sui sistemi critici;

      5) predisporre e aggiornare un  database  delle  configurazioni dei sistemi critici per eventuali ripristini delle stesse;

      6) predisporre e aggiornare un inventario degli asset critici;

i) gestione degli incidenti di sicurezza:

      1) prevedere una struttura tecnica con  adeguata  competenza  e disponibilita’ incaricata della gestione degli incidenti;

      2) predisporre e aggiornare un database degli incidenti;

      3) esaminare i principali incidenti e redigere relazioni  sugli stessi, che contengano informazioni sulle azioni intraprese  e  sulle raccomandazioni per ridurre il rischio  del  ripetersi  di  incidenti analoghi;

      4)  definire  e  implementare  processi  e   sistemi   per   il rilevamento degli incidenti;

      5) definire procedure per informare gli utenti su incidenti  in corso o risolti, oltreche’ il CSIRT italiano e  l’Istituto  superiore delle  comunicazioni  e  delle   tecnologie   dell’informazione   del Ministero dello sviluppo economico (di seguito anche  ISCTI)  secondo quanto   previsto   dal   presente   decreto,   notiziando   comunque preventivamente il CSIRT e l’ISCTI;

      6) definire  procedure  per  la  segnalazione  degli  incidenti significativi ai sensi del successivo art. 5.

j) continuita’ operativa:

      1) predisporre e implementare piani di emergenza per gli  asset critici;

      2)  monitorare  l’attivazione  e  l’esecuzione  di   piani   di emergenza, registrando i tempi di ripristino dell’operativita’ e  del servizio;

      3)  predisporre  e  mantenere  una  appropriata  capacita’   di disaster recovery;

      4)  implementare  procedure  per  le  attivita’  di  ripristino dell’operativita’ e dei servizi;

k) monitoraggio, test e controllo:

      1) sottoporre a test reti, sistemi informativi e nuove versioni del software prima di utilizzarli o collegarli a sistemi esistenti;

      2) implementare il monitoraggio e la registrazione dello  stato e degli eventi dei sistemi critici;

      3) impostare gli  strumenti  per  raccogliere  e  archiviare  i registri dei sistemi critici;

      4)  configurare  strumenti  per   la   raccolta   e   l’analisi automatizzata di dati e registri di monitoraggio;

      5)  predisporre  un   programma   per   la   realizzazione   di esercitazioni periodiche per testare piani di disaster recovery e  di ripristino dei backup;

      6) implementare strumenti per test automatizzati;

      7)  assicurarsi  che  i  sistemi  critici  siano  sottoposti  a scansioni e test di sicurezza  regolarmente,  in  particolare  quando vengono introdotti nuovi sistemi e in seguito a modifiche;

      8) monitorare la conformita’ agli standard e alle  disposizioni normative.

2. Le misure di cui al comma 1 si riferiscono agli  asset  critici, individuati secondo le modalita’ di cui all’Allegato  1  al  presente decreto, in cui il valore della percentuale dell’utenza, che  l’asset e’ potenzialmente in grado di servire per ciascun servizio di cui  al comma 1, e’ pari o superiore all’1% della base  di  utenti  nazionale per quel servizio, sulla base dei dati  pubblicati  dall’Osservatorio trimestrale delle comunicazioni a cura dell’Autorita’ per le garanzie nelle comunicazioni. Le misure di  cui  al comma  1  si  riferiscono altresi’ agli asset critici individuati  secondo  i  criteri  di  cui all’Allegato 1 al presente decreto in cui il numero della  potenziale utenza servita e’ pari o superiore ad un milione.

 

 Art. 5 – Incidenti significativi

 1. I parametri che definiscono la significativita’ di un  incidente di sicurezza sono la durata del disservizio e  la  percentuale  degli utenti colpiti rispetto al totale degli utenti nazionali del servizio interessato.

 2. In attuazione dei parametri di cui  all’art.  3,  comma  2,  gli incidenti sono da considerarsi significativi, nei seguenti casi:

  a) durata superiore ad un’ora e percentuale  degli  utenti  colpiti superiore al quindici per cento del totale degli utenti nazionali del servizio interessato;

  b) durata superiore a due ore e percentuale  degli  utenti  colpiti superiore al dieci per cento del totale degli  utenti  nazionali  del servizio interessato;

  c) durata superiore  a  quattro  ore  e  percentuale  degli  utenti colpiti superiore  al  cinque  per  cento  del  totale  degli  utenti nazionali del servizio interessato;

  d) durata superiore a sei ore e percentuale  degli  utenti  colpiti superiore al due per cento del  totale  degli  utenti  nazionali  del servizio interessato;

  e) durata superiore ad otto ore e percentuale degli utenti  colpiti superiore all’uno per cento del totale  degli  utenti  nazionali  del servizio interessato.

3. Nei  casi  di  cui  al  comma  2,  i  fornitori  di  servizi  di comunicazione elettronica segnalano  tempestivamente  l’incidente  al CSIRT di cui all’art. 8 del decreto legislativo 18 maggio 2018, n. 65 e all’ISCTI. La comunicazione e’ effettuata  entro  ventiquattro  ore dall’avvenuta rilevazione dell’incidente,  con  l’indicazione  almeno delle seguenti informazioni, qualora disponibili:

  a) servizio interessato;

  b) durata dell’incidente qualora concluso, ovvero  la  stima  della conclusione se ancora in corso;

  c) impatto stimato sull’utenza del servizio interessato in  termini percentuali rispetto alla base di utenti nazionale  per  il  medesimo servizio.

4. Entro cinque giorni dalla segnalazione di  cui  al  comma  3,  i fornitori di servizi  di  comunicazione  elettronica  trasmettono  al CSIRT e all’ISCTI un rapporto in cui sono riportati:

  a) descrizione dell’incidente;

  b) causa dell’incidente quale, a titolo  meramente  esemplificativo ma non esaustivo, errore umano,  guasto,  fenomeno  naturale,  azioni malevoli, guasti causati da terze parti;

  c) conseguenze sul servizio fornito;

  d) infrastrutture e sistemi colpiti;

  e) impatto sulle interconnessioni a livello nazionale;

  f) azioni di risposta per mitigare l’impatto dell’incidente;

  g) azioni per ridurre la probabilita’ del ripetersi  dell’incidente o di incidenti simili.

  Eventuali informazioni rilevanti emerse  successivamente  all’invio del suddetto rapporto saranno  oggetto  di  un  rapporto  integrativo trasmesso con la massima sollecitudine al CSIRT e all’ISCTI.

5. L’ISCTI inoltra tempestivamente le comunicazioni di cui ai commi 3 e 4 all’organo di cui all’art. 12, comma 6, del decreto legislativo 18 maggio 2018, n. 65.

6. L’ISCTI invia all’Agenzia ENISA e alla Commissione  europea  con periodicita’ annuale un report sugli incidenti segnalati,  contenente le informazioni di cui ai  commi  3  e 4,  senza  l’indicazione  dei fornitori di reti e servizi di comunicazione elettronica interessati.

7. Nei casi in cui gli incidenti di cui al comma 3 possono avere un impatto su reti e servizi di un altro Stato membro,  i  fornitori  di reti e servizi di comunicazione elettronica informano tempestivamente il CSIRT e l’ISCTI per la successiva  notifica  all’Agenzia  ENISA  e all’Autorita’ dello Stato membro interessato.

Art. 6 – Rispetto degli obblighi

1.  Entro  novanta  giorni  dall’entrata  in  vigore  del  presente decreto, i fornitori di reti e servizi di  comunicazione  elettronica trasmettono all’ISCTI l’elenco  degli  asset  critici  oggetto  delle misure di cui all’art. 4, individuati  secondo  i  criteri  stabiliti nell’Allegato 1, e implementano tali misure nei successivi centoventi giorni.

2. Ai fini  della  valutazione  del  soddisfacimento  delle  misure definite nell’art. 4, comma 1 del  presente  decreto,  l’ISCTI  tiene conto anche dell’eventuale possesso di certificazioni di  conformita’ a  standard  riconosciuti  a  livello  internazionale  che  attestano l’applicazione di tali misure.

3.  Al  fine  di  verificare   la   corretta   applicazione   delle disposizioni  contenute   nel   presente   decreto,   l’ISCTI   puo’, autonomamente o su  impulso  dell’Autorita’  per  le  garanzie  nelle comunicazioni, effettuare verifiche e controlli presso  le  sedi  dei fornitori di reti  e  servizi  di  comunicazione  elettronica,  anche avvalendosi  degli  Ispettorati  territoriali  o  di   un   organismo qualificato indipendente.

  Ai sensi  dell’art.  16-ter,  comma  2,  lettera  b),  del  decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259, i relativi oneri finanziari  sono sostenuti  dai  fornitori  di  reti  e   servizi   di   comunicazione elettronica.

  Qualora dette attivita’ ispettive siano eseguite da  personale  del Ministero dello sviluppo economico si applica un rimborso delle spese sostenute calcolato  sulla  base  delle  disposizioni  contenute  nel decreto 15 febbraio 2006 del Ministro delle comunicazioni di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze.

  4. Qualora a seguito delle verifiche e  dei  controlli  di  cui  al comma 3 venga riscontrata la mancata applicazione delle  disposizioni del presente decreto, l’ISCTI diffida i fornitori di reti  e  servizi di comunicazione elettronica a  regolarizzare  la  propria  posizione entro un termine congruo decorso il quale, in caso di inottemperanza,

trovano applicazione le sanzioni di cui all’art. 98, commi da 4 a 12, del decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259.

 

Art. 7 – Disposizioni finali

  1. Dall’attuazione del presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

  2. Il presente decreto e’ modificato almeno ogni due anni.

  3. Il presente decreto entra in vigore il  giorno  successivo  alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

 

    Roma, 12 dicembre 2018                                                  

 

Allegato 1

Modalita’ per l’individuazione degli asset critici di cui all’art. 4, comma 2

 

    Il presente  allegato  si  applica  a  ciascun  servizio  di  cui all’art. 3, comma 1.

1. Identificazione degli asset.

    Valutazione degli asset utilizzati per erogare i servizi  di  cui all’art. 3, comma 1, identificando per ciascuno di tali servizi tutti gli asset, propri o di terzi, che contribuiscono  anche  parzialmente alla fornitura dei servizi alla propria base di utenti.

2. Descrizione degli asset.

    Individuazione degli asset identificati in termini  funzionali  e architetturali per ciascun servizio di cui all’art. 3, comma 1, sulla base della seguente ripartizione di elementi funzionali:

      a) accesso (concentratori di rete fissa e apparati  della  rete radio di accesso);

      b) commutazione (autocommutatori, router);

      c) trasporto (apparati e cavi della rete ottica);

      d) controllo e gestione (sistemi di  segnalazione,  sistemi  di autenticazione, Domain Name System – DNS,  Home  Location  Register – HLR, sistemi di gestione di rete).

3. Topologia, caratteristiche e distribuzione degli asset nella rete.

    a)  Identificazione  degli  asset   in   termini   topologici   e dimensionali nella rete  relativamente  alle  tipologie  di  elementi funzionali definite al punto precedente;

    b) distribuzione geografica e caratteristiche di ridondanza degli asset che compongono le tipologie degli elementi;

    c) numerosita’ dei suddetti asset;

    d) interconnessioni tra i suddetti asset.

4. Esclusione degli asset.

    Individuazione degli asset dei quali,  sulla  base  di  opportune motivazioni, si prevede l’esclusione dall’insieme di  quelli  oggetto della valutazione

Si è tenuta ieri presso la Direzione Nazionale AiFOS di Brescia la prima riunione di lavoro legata al progetto “Influencer delle emergenze”, un’idea nata nel mese di dicembre all’indomani dell’ennesima intollerabile tragedia avvenuta durante lo svolgimento di una manifestazione pubblica nei pressi di Ancona. Le riflessioni derivanti dai fatti di cronaca prendevano spunto dall’esperienza nella gestione della sicurezza eventi e delle emergenze all’interno di realtà che vedono la presenza di utenti.

L’assunto di partenza è la considerazione che le normative esistono ma, anche dove regolarmente applicate, il margine di imprevedibilità derivante dal fattore umano degli “utenti” rende spesso difficilmente gestibili gli aspetti dell’emergenza, in quanto tale fattore risulta essere altamente variabile, soggettivo e non pianificabile.

La proposta avanzata dal Consigliere Nazionale AiFOS Stefano Farina nell’articolo pubblicato sul sito istituzionale di AIFOS lunedì 10 dicembre e su PuntoSicuro il giorno seguente era semplice: “non basta più quanto fatto con gli ‘addetti’, ma è necessario e fondamentale iniziare a lavorare anche sugli utenti”. Molti sono stati i soggetti che si sono detti interessati ad approfondire tale tematica e che hanno espresso giudizi di apprezzamento alla proposta. Era pertanto necessario iniziare a lavorare concretamente su questa tematica e l’incontro di ieri – al quale ha preso parte anche Lara Calanni Pileri, referente del Gruppo di Progetto AiFOS “Gestione Eventi” – ha avuto proprio questo scopo: non solo approfondire l’argomento, ma chiarire i primi aspetti legati al progetto, iniziare a definire quali soggetti coinvolgere e proporre le collaborazioni da attivare.

Sicuramente le attività che possono rientrare nell’ambito di applicazione degli “influencer delle emergenze” sono numerose: ristoranti, discoteche, alberghi, trasporti, centri commerciali, teatri, cinema, università, grossi convegni e convention, mostre mercato, mercatini natalizi, meeting, fiere campionarie, eventi sportivi, parchi divertimenti e parchi a tema, eventi di pubblico spettacolo, scuole, ospedali e strutture socio sanitarie, ecc. Per questo, nella progettazione delle attività è stato deciso di percorrere più canali in modo da poter ricavare il maggior numero di informazioni al fine di predisporre un modello gestionale il più completo possibile.

Naturalmente le proposte dei soci di AiFOS sono un elemento importante per lo sviluppo di questa iniziativa; pertanto non esitate ad inviare le vostre idee e suggerimenti all’indirizzo stefano.farina@aifos.it.

Pubblicato il: 17/01/2019

Una proposta Aifos Protezione Civile

La sicurezza del volontario negli scenari di intervento

Brescia, Sabato 23 marzo 2019

Docente: Geom. Stefano Farina:

Il corso intende approfondire gli aspetti della tutela del volontario impegnato su varie tipologie di scenario mediante l’analisi degli stessi, delle attività eseguite e dell’addestramento con finalità connesse alla salute e sicurezza dell’operatore.

http://aifosprotezionecivile.org/home/corsi/corsi/la_sicurezza_del_volontario_negli_scenari_di_intervento

Una proposta Aifos Protezione Civile

Autotutela dei tecnici nei sopralluoghi post sisma

Brescia, mercoledì 8 maggio 2019

Docente: Geom. Stefano Farina:

Durante i rilievi di agibilità sismica (ma anche nei sopralluoghi in edifici abbandonati) i tecnici sono esposti a rischi connessi allo stato degli edifici visitati.
Generalmente viene detto loro di adottare misure di autotutela e relativi DPI.
Il corso vuole approfondire questi aspetti cercando di capire quali sono le misure di autotutela da adottare al fine di tutelare la propria sicurezza, ma anche la propria salute.

http://aifosprotezionecivile.org/home/corsi/corsi/autotutela_dei_tecnici_nei_sopralluoghi_post_sisma

logo_uni Martedì, 15 Gennaio 2019

FATTURAZIONE ELETTRONICA: SCARICABILI GRATUITAMENTE LE NORME UNI EN 16931-1 e 2

 

Dal gennaio 2019 la fatturazione elettronica è diventata obbligatoria.

A tal proposito, come già anticipato lo scorso dicembre (vedi articolo clicca qui) il CEN e la Commissione europea hanno firmato un accordo per la gratuità di due norme la UNI EN 16931-1 e 2.

Questi documenti hanno lo scopo di supportare l’attuazione della Direttiva 2014/55/UE sulla “fatturazione elettronica negli appalti pubblici”, e offrire una guida pratica agli utenti sugli elementi essenziali che una fattura elettronica deve avere per essere legalmente e fiscalmente conforme.

Questo accordo – data la sua eccezionalità – prevede una serie di caratteristiche specifiche dei due documenti; infatti i requisiti di protezione dei testi e di tracciabilità degli utilizzatori hanno reso necessario un upgrade dei sistemi Digital Rights Management (DRM). UNI da oggi è in grado di fornire questo servizio nella sezione dedicata all’e-commerce cioè UNIstore.

Entrambe le parti della norma sono caratterizzate dalle seguenti specifiche:

  • le note che – come espressamente indicato dal CEN – vengono presentate in italiano e in inglese e contengono le informazioni per il rispetto del copyright;
  • sarà necessario registrarsi al sito UNIstore per poter scaricare gratuitamente il file;
  • non è necessario possedere il programma FileOpen per la visualizzazione;
  • il file scaricato – sempre su indicazione CEN – verrà personalizzato con un watermark su tutte le pagine;
  • verranno spiegate le condizioni di utilizzo delle norme nella sezione “Premessa nazionale”;
  • in apertura del file scaricato è presentata la necessaria licenza d’uso delle norme.

D’ora in poi con le norme UNI un concreto aiuto nella fatturazione elettronica!

Informazioni

UNI EN 16931-1:2017 “Fatturazione elettronica – Parte 1: Modello di dati semantico degli elementi essenziali di una fattura elettronica”

UNI CEN/TS 16931-2:2017 “Fatturazione elettronica – Parte 2: Elenco delle sintassi conformi alla norma EN 16931-1”

 

[Fonte: UNI.com

 

Norma numero : UNI EN 16931-1:2017
Titolo : Fatturazione elettronica – Parte 1: Modello di dati semantico degli elementi essenziali di una fattura elettronica
Data entrata in vigore : 21 settembre 2017
 
Sommario : La norma stabilisce un modello di dati semantici degli elementi essenziali di fattura elettronica. Il modello semantico include solo gli elementi informativi essenziali richiesti da una fattura elettronica per garantire la conformità legale (inclusa quella fiscale), per consentire l’interoperabilità negli scambi commerciali transfrontalieri, cross-settoriali e domestici. Il modello semantico può essere utilizzato da organizzazioni private e pubbliche per la fatturazione negli appalti pubblici. Può anche essere utilizzato per la fatturazione tra le imprese del settore privato. Non è stato specificamente progettato per la fatturazione ai consumatori.
 
 
Norma numero : UNI CEN/TS 16931-2:2017
Titolo : Fatturazione elettronica – Parte 2: Elenco delle sintassi conformi alla norma EN 16931-1
Data entrata in vigore : 21 settembre 2017
Sommario : La specifica tecnica fornisce l’elenco delle sintassi che sono conformi e consentono di esprimere sintatticamente il modello essenziale di fattura specificato nella norma EN 16931-1: 2017, secondo i criteri di selezione forniti dalla richiesta di normazione emessa dalla Commissione europea come richiesto dalla Direttiva 2014/55/UE.
Note : L’ACCESSO GRATUITO A QUESTA PUBBLICAZIONE TECNICA E’ STATA SPONSORIZZATA DALLA COMMISSIONE EUROPEA.Agli utilizzatori è consentito fare un uso derivato della presente pubblicazione. Le applicazioni derivate, che sono basate o fanno uso delle informazioni contenute nella presente pubblicazione, devono includere una dichiarazione che sia ben visibile agli utilizzatori, con cui si chiarisce che si tratta di una implementazione della pubblicazione e si dichiara che tale riproduzione è fatta con il permesso di CEN ed UNI che ne possiedono il copyright.CEN ed UNI non si assumono nessuna responsabilità rispetto all’uso del contenuto e dell’implementazione di tale applicazione derivata e non forniscono garanzie esplicite o implicite per qualunque scopo di tale implementazione. In caso di dubbio, gli utilizzatori devono sempre fare riferimento al contenuto della pubblicazione fornita da UNI che rende disponibile il testo ufficiale autorizzato.
 

Lista Norme CEN


Recepisce :

 

Lista Norme CEN


Recepisce :

 

Elenco delle norme UNI pubblicate nel mese di dicembre  2018

UNI/TR 11735:2018

Linee guida per la progettazione dei sistemi di trasporto persone ad automazione integrale con trazione a fune

UNI EN ISO 20700:2018

Linee guida per i servizi di consulenza di direzione (consulenza di management)

UNI CEN/TR 13688:2018

Imballaggi – Riciclo di materiali – Rapporto sui requisiti relativi a sostanze e materiali per prevenire un sostenuto impedimento al riciclo

UNI CEN/CR 13695-1:2018

Imballaggi – Requisiti per la misurazione e la verifica dei quattro metalli pesanti e altre sostanze pericolose presenti nell’imballaggio e del loro rilascio nell’ambiente – Parte 1: Requisiti per la misurazione e la verifica dei quattro metalli pesanti presenti nell’imballaggio

UNI 11734:2018

Metodo per determinare l’attitudine al colpo d’unghia di un acciaio da smaltatura

UNI ISO 12176-1:2018

Tubi e raccordi di materia plastica – Attrezzature per la saldatura di sistemi di polietilene – Parte 1: Saldatura testa a testa

UNI 11732:2018

Saldatrici da cantiere ad elementi termici per contatto impiegate per l’esecuzione di giunti testa a testa di tubi e/o raccordi in polietilene (PE), per il trasporto di gas combustibile, di acqua e di altri fluidi in pressione – Caratteristiche funzionali, di collaudo e di documentazione

UNI 11337-7:2018

Edilizia e opere di ingegneria civile – Gestione digitale dei processi informativi delle costruzioni – Parte 7: Requisiti di conoscenza, abilità e competenza delle figure coinvolte nella gestione e nella modellazione informativa

UNI EN ISO 8199:2018

Qualità dell’acqua – Requisiti generali e guida per esami microbiologici basati su coltura

UNI EN ISO 22397:2018

Sicurezza della società – Linee guida per stabilire accordi di partenariato

UNI EN ISO 21809-1:2018

Industrie del petrolio e del gas naturale – Rivestimenti esterni per condotte interrate o sommerse utilizzate nei sistemi di tubazioni per il trasporto – Parte 1: Rivestimenti a base di poliolefina (PE e PP a 3 strati)

UNI EN ISO 17709:2018

Calzature – Posizionamento del campionamento, preparazione e durata di condizionamento di campioni e provini

UNI EN ISO 17480:2018

Imballaggi – Progettazione dell’accessibilità – Apertura facilitata

UNI EN ISO 15874-5:2018

Sistemi di tubazioni di materie plastiche per le installazioni di acqua calda e fredda – Polipropilene (PP) – Parte 5: Idoneità all’impiego del sistema

UNI EN ISO 15874-3:2018

Sistemi di tubazioni di materie plastiche per le installazioni di acqua calda e fredda – Polipropilene (PP) – Parte 3: Raccordi

UNI EN ISO 15874-2:2018

Sistemi di tubazioni di materie plastiche per le installazioni di acqua calda e fredda – Polipropilene (PP) – Parte 2: Tubi

UNI EN ISO 14052:2018

Gestione ambientale – Contabilità dei flussi di materiale – Linee guida per l’implementazione pratica in una catena di approvvigionamento

UNI EN ISO 14034:2018

Gestione ambientale – Verifica della tecnologia ambientale (ETV)

UNI EN ISO 14026:2018

Etichettatura e dichiarazioni ambientali – Principi, requisiti e linee guida per la comunicazione delle informazioni sull’impronta

UNI EN 13445-5:2018

Recipienti a pressione non esposti a fiamma – Parte 5: Controlli e prove

UNI EN 13445-2:2018

Recipienti a pressione non esposti a fiamma – Parte 2: Materiali

UNI EN 1335-2:2018

Mobili per ufficio – Sedia da lavoro per ufficio – Parte 2: Requisiti di sicurezza

UNI EN 12679:2018

Prove non distruttive – Metodo radiografico – Determinazione della dimensione di sorgenti radiografiche industriali a raggi gamma

UNI EN 1022:2018

Mobili – Sedute – Determinazione della stabilità

UNI CEN/TS 17091:2018

Gestione della crisi – Guida per sviluppare capacità strategiche

 

Recepita in lingua italiana la
EN 15269-11
Resistenza al fuoco di tende in tessuto

 

Questo documento tratta tipi di tendaggi in tessuto montati verticalmente, manovrabili manualmente o motorizzati, con movimento di chiusura verso il basso.

La UNI EN 15269-11 è parte di una serie di norme destinate all’uso con lo scopo di produrre un rapporto di applicazione estesa basato sulla valutazione dei risultati di una o più prove di resistenza al fuoco e/o controllo della dispersione del fumo. Queste norme possono anche essere utilizzate per identificare la migliore selezione dei campioni di prova necessari per trattare un ampio campo di varianti del prodotto.

I sistemi a tenda sono differenti (separati) dai sistemi a porta per il loro elemento di chiusura non rigido tipicamente costituito da materiali con parete sottile come, per esempio, tessuti ortogonali o lavorati a maglia e lamine. Tali elementi di chiusura non sono in grado di sostenere, mediante rigidezza flessionale, carichi significativi normali alla loro superficie. In altri termini i sistemi a tenda sono separati dai sistemi a porta poiché possono condurre soltanto forze di trazione derivanti da una sollecitazione di trazione parallela alla loro superficie. Le forze di spinta parallele alla loro superficie non sono condotte.

La norma stabilisce la metodologia per estendere l’applicazione dei risultati di prova ottenuti dalla/e prova/e condotta/e in conformità al metodo di prova per i sistemi di chiusura trattati nella EN 1634-1.

A condizione che siano completate le prove appropriate l’applicazione estesa può trattare tutti o alcuni degli esempi del seguente elenco non esaustivo:

  • classificazioni di non isolamento (E), irraggiamento (EW) o isolamento (El1 o El2);
  • meccanismi di avvolgimento;
  • elementi fissi a parete/soffitto;
  • elementi di componenti costruttivi;
  • finiture decorative;
  • guarnizioni intumescenti, all’aria o acustiche;
  • costruzione/i di supporto alternativa/e.

Nel documento sono citati i seguenti riferimenti normativi:

  • EN 1363-1 Fire resistance tests – Part 1: General requirements;
  • EN 1634-1 Fire resistance and smoke control tests for door and shutter assemblies, openable windows and elements of building hardware – Part 1: Fire resistance test for door and shutter assemblies and openable windows;
  • EN 13501-2 Fire classification of construction products and building elements – Part 2: Classification using data from fire resistance tests, excluding ventilation services;
  • EN 15269-1 Extended application of test results for fire resistance and/or smoke control for door, shutter and openable window assemblies, including their elements of building hardware – Part 1: General requirements;
  • EN 1993-1-2 Eurocode 3: Design of steel structures – Part 1-2: General rules – Structural fire design.

 


Norma numero : UNI EN 15269-11:2018
Titolo : Applicazione estesa dei risultati di prove di resistenza al fuoco e/o controllo della dispersione del fumo per porte, sistemi di chiusura e finestre apribili e loro componenti costruttivi – Parte 11: Resistenza al fuoco di tende in tessuto manovrabili
 
Data entrata in vigore : 21 giugno 2018 (data recepimento in italiano 04 dicembre 2018)
 
Sommario : La norma tratta tipi di tendaggi in tessuto montati verticalmente, manovrabili manualmente o motorizzati, con movimento di chiusura verso il basso.

Lista Norme CEN


Recepisce :

[ FONTE: UNI.com ]

 

ELENCO NORME SERIE UNI EN 15269

UNI EN 15269-1:2010

Applicazione estesa dei risultati di prove di resistenza al fuoco e/o controllo della dispersione del fumo per porte, sistemi di chiusura e finestre apribili e loro componenti costruttivi – Parte 1: Requisiti generali

 

UNI EN 15269-2:2012

Applicazione estesa dei risultati di prove di resistenza al fuoco e/o controllo della dispersione del fumo per porte, sistemi di chiusura e finestre apribili e loro componenti costruttivi – Parte 2: Resistenza al fuoco di porte in acciaio su cerniere o su perni

 

Applicazione estesa dei risultati di prove di resistenza al fuoco e/o controllo della dispersione del fumo per porte, sistemi di chiusura e finestre apribili e loro componenti costruttivi – Parte 3: Resistenza al fuoco di porte e finestre apribili in legno su cerniere o su perni

 

UNI EN 15269-5:2016

Applicazione estesa dei risultati di prove di resistenza al fuoco e/o controllo della dispersione del fumo per porte, sistemi di chiusura e finestre apribili e loro componenti costruttivi – Parte 5: Resistenza al fuoco di porte vetrate intelaiate, incernierate e su perni e finestre apribili

UNI EN 15269-7:2009

Applicazione estesa dei risultati di prove di resistenza al fuoco e/o controllo della dispersione del fumo per porte, sistemi di chiusura e finestre apribili e loro componenti costruttivi – Parte 7: Resistenza al fuoco di porte scorrevoli in acciaio

 

UNI EN 15269-10:2011

Applicazione estesa dei risultati di prove di resistenza al fuoco e/o controllo della dispersione del fumo per porte, sistemi di chiusura e finestre apribili e loro componenti costruttivi – Parte 10: Resistenza al fuoco di chiusure avvolgibili in acciaio

 

UNI EN 15269-11:2018

Applicazione estesa dei risultati di prove di resistenza al fuoco e/o controllo della dispersione del fumo per porte, sistemi di chiusura e finestre apribili e loro componenti costruttivi – Parte 11: Resistenza al fuoco di tende in tessuto manovrabili

 

UNI EN 15269-20:2009

Applicazione estesa dei risultati di prove di resistenza al fuoco e/o controllo della dispersione del fumo per porte, sistemi di chiusura e finestre apribili e loro componenti costruttivi – Parte 20: Controllo della dispersione del fumo per porte incernierate o su cardini, in acciaio o legno, con finestrature, con telaio in legno o metallico

 

 

12 dicembre 2018#lavorando #formazione #sicurezza #datoridilavoro #dirigentiSi è concluso oggi il corso di formazione per datori di lavoro e dirigenti della pubblica amministrazione della Provincia Autonoma di Trento organizzato da TSM Trentino School of Management di Trento.Docente: Geom. Stefano Farina

SICURELLO.si & SICURELLO.no AUGURI DI BUON NATALE 2018

Le immagini dell’insicurezza: ospite a sorpresa

Brescia, 21 Dic – E’ ormai Natale e tutti noi dovremmo essere più buoni ed allora oggi SICURELLO.no, nella sua puntata numero 380, anziché utilizzare immagini di situazioni reali, ha pensato di proporre un momento di riflessione sulla sicurezza fatto in un modo un po’ diverso, un modo che serve anche come pretesto per farci gli auguri di buone feste.

 

Ecco allora SICURELLO.si che analizza dalla sua ottica alcune situazioni legate alla sicurezza sul lavoro, alla sicurezza stradale ed alla vita di tutti i giorni.

 

Si passa dalle cadute dall’alto, alla caduta dei materiali dai mezzi di trasporto; dalla difficoltà di trovare dei momenti di relax per se stessi (siamo sempre di corsa che si tratti di attività lavorative “classiche” o legate alla famiglia ed all’ambiente domestico), alla velocità quando ci spostiamo in macchina.

Lasciandovi alla lettura del fumetto di SICURELLO.si dal titolo UN OSPITE A SORPRESA, colgo l’occasione per inviare a tutti voi i miei migliori auguri di Buon Natale e Buone Feste, allargando l’augurio alla speranza che il 2019 possa finalmente essere un anno di svolta, lasciando SICURELLO.no senza lavoro perché di situazioni di insicurezza non ce ne sono più. Auguri a tutti voi, ai vostri collaboratori ed alle vostre famiglie.

 

clicca sull’immagine per scaricare “il racconto di Natale” di Sicurello

 

Geom. Stefano Farina

Consigliere Nazionale AiFOS e Referente Gruppo di Lavoro Costruzioni di AiFOS.   

 

Consigliere Nazionale AiFOS – Vicepresidente AiFOS Protezione Civile

Creative Commons License Questo articolo è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

 

Leggi l’articolo su PUNTOSICURO.it

 

[Fonte: PUNTOSICURO.it ]

 

Coordinamento Sicurezza Cantieri, Ruolo di RSPP, Formazione, Consulenza Sicurezza sul Lavoro, Convegni, Seminari, Workshop, Webinair, Responsabile Safety Eventi, Consulenza R.U.P., DPO Privacy, …

NEWS dal portale SICUREZZANETWORK

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Tutte le NEWS e gli aggiornamenti normativi in materia di sicurezza sul lavoro, norme tecniche / UNI, sicurezza cantieri, SAFETY EVENTI, privacy e tanto altro.   

 


 

Gli articoli delle IMMAGINI dell’INSICUREZZA di SICURELLO.no pubblicati su PUNTOSICURO.si nell’anno 2018:

 21 Dicembre 2018: Le immagini dell’insicurezza: ospite a sorpresa

Un momento di riflessione sulla sicurezza fatto in un modo un po’ diverso.


14 Dicembre 2018: Le immagini dell’insicurezza: non prendiamoci in… giro

La cura dei particolari negli eventi sportivi


7 Dicembre 2018: Le immagini dell’insicurezza: …ed alla fine un “ex-voto”?

Due operatori su un trabattello che eseguono l’attività sotto la sorveglianza del Committente, ma…


30 Novembre 2018: Le immagini dell’insicurezza: basta starci attenti

Come se fosse un “fil di ferro”, ma più grosso!!!


23 Novembre 2018: Le immagini dell’insicurezza: ponte su ruote o PLE?

Più che un ponteggio, si tratta di un ponte su ruote o un’anomala PLE.


16 Novembre 2018: Le immagini dell’insicurezza: mercatini di Natale

Speriamo che a Natale ci arrivino (sani e salvi).


9 Novembre 2018: Le immagini dell’insicurezza: obbligatorio l’elmetto per i pedoni

Chi va a dotare i pedoni che liberamente transitano sul marciapiede dello specifico DPI?


31 Ottobre 2018: Le immagini dell’insicurezza: alla Fiera….

Tanti stand, tanti seminari, tanti convegni dove si parlava di sicurezza, tanti D.P.I., tante attrezzature sicure, però qualche “sfumatura” ha attirato l’attenzione


26 Ottobre 2018: Le immagini dell’insicurezza: Formazione e addestramento inefficaci?

Ma questi sanno il rischio che stanno correndo?


19 Ottobre 2018: Le immagini dell’insicurezza: tra ombrelli e piattaforme fluttuanti

Il braccio della PLE invade in toto la sede stradale: ma la sicurezza dov’è?


12 Ottobre 2018: Le immagini dell’insicurezza: giochiamo a nascondino?

Il classico nascondino si presta ad essere giocato con molte varianti, ma non tutte sicure!


5 Ottobre 2018: Le immagini dell’insicurezza: demolizione controllata!

Cosa potrebbe succedere al lavoratore in caso di cedimento della struttura in demolizione?


28 Settembre 2018: Le immagini dell’insicurezza: come ti aggancio!

Il gancio sale e scende, mentre la sicurezza scende sempre più in basso.


21 Settembre 2018: Le immagini dell’insicurezza: a cavallo dell’ape… car

Che sia un metodo alternativo per permettere anche all’autista di provvedere alla posa dei coni?


14 Settembre 2018: Le immagini dell’insicurezza: intervento a cantiere aperto

Un cantiere tutto aperto che forse andrebbe chiuso.


7 Settembre 2018: Le immagini dell’insicurezza: come ti “parcheggio” la gru

Gli elementi dell’insicurezza ci sono tutti…


31 Agosto 2018: Le immagini dell’insicurezza: la torre pendente

Oltre al buon senso e al codice della strada…


3 Agosto 2018: Le immagini dell’insicurezza: verifiche e controlli delle funi

Un paio di morsetti e tanto nastro isolante.


27 Luglio 2018: Le immagini dell’insicurezza: il portacasco

Il D.Lgs. 81/2008 all’articolo 78 comma e prevede che i lavoratori provvedano alla cura dei DPI messi a loro disposizione.


20 Luglio 2018: Le immagini dell’insicurezza: rischiare la vita

Chi presterebbe soccorso a questo lavoratore in caso di infortunio? Cosa prevedevano i documenti della sicurezza redatti per lo specifico cantiere?


13 Luglio 2018: Le immagini dell’insicurezza: scalare con le scale

Cosa prevedevano i documenti della sicurezza redatti per il cantiere?


6 Luglio 2018: Le immagini dell’insicurezza: sempre in cerca di una scossa

All’improvviso lo sguardo corre verso l’alto e la sorpresa è certamente elettrizzante.


29 Giugno 2018: Le immagini dell’insicurezza: tempo scaduto?

E non m’annoio e non che non m’annoio, anzi si


22 Giugno 2018: Le immagini dell’insicurezza: la differenza dei piccoli gesti

Un articolo a quattro mani: quando i piccoli gesti possono fare la differenza.


15 Giugno 2018: Le immagini dell’insicurezza: lo scivolo

La lamiera c’è, l’inclinazione pure, quello che manca è il tappetone gonfiabile alla base.


8 Giugno 2018: Le immagini dell’insicurezza: una scala sulla spalla e via

Abilità o incoscienza nel trasporto ed utilizzo di scale portatili.


1 Giugno 2018: Le immagini dell’insicurezza: un cartello inutile

Un po’ più di attenzione è certamente necessaria.


25 Maggio 2018: Le immagini dell’insicurezza: quando non esistono protezioni

Attraverso la recinzione di un cantiere: il rischio cadute dall’alto in assenza di protezioni.


18 Maggio 2018: Le immagini dell’insicurezza: un bagno fuori stagione

Nelle immagini dell’insicurezza di SICURELLO.no di oggi i componenti da aggregare ci sono tutti, quello che difetta sono però le quantità!


11 Maggio 2018: Le immagini dell’insicurezza: l’alza bandiera

Il servizio manutenzione è prontamente intervenuto. 


4 Maggio 2018: Le immagini dell’insicurezza: uomo a terra

L’operaio è inciampato?


27 Aprile 2018: Le immagini dell’insicurezza: la solita improvvisazione

Cosa comporta l’improvvisazione nel comparto edile?


13 Aprile 2018: Le immagini dell’insicurezza: una situazione nera

Una situazione che certamente è nera, molto nera.


6 Aprile 2018: Le immagini dell’insicurezza: la griglia di protezione dell’elica?

L’ho appena tolta!


30 Marzo 2018: Le immagini dell’insicurezza: cosa manca?

Qualche “legnetto” ed ecco fatto.


23 Marzo 2018: Le immagini dell’insicurezza: dalla Saint Kitts e Nevis

IN-Sicurezza dal Mondo: il pericolo c’è, a prescindere della normativa!


16 Marzo 2018: Le immagini dell’insicurezza: ha perso le gambe!

Una bella raccolta di insicurezza sotto a un unico piano di lavoro!


9 Marzo 2018: Le immagini dell’insicurezza: Stare zitti? No grazie!!!

In un quartiere densamente abitato…


2 Marzo 2018: Come riscaldarsi in un cantiere stradale?

Freddo? Ormai siamo alla “canna del gas”.


23 Febbraio 2018: Le immagini dell’insicurezza

Per fortuna qualcuno mette il gilet ad alta visibilità. Forse però qualcosa non va!!!


16 Febbraio 2018: Come stanno in piedi i “tralicci”?

Fil di ferro strutturale (Cit.)


9 Febbraio 2018: Le immagini dell’insicurezza

Cosa ci insegna il montaggio dell’insegna?


2 Febbraio 2018: Le immagini dell’insicurezza

Crisi di identità di un nastro segnaletico.


26 Gennaio 2018: Tra un’interferenza e l’altra

L’interferenza tra le attività di smontaggio del ponteggio e la viabilità circostante.


19 Gennaio 2018: Le immagini dell’insicurezza

Il vero ponte su ruote


12 Gennaio 2018: Le immagini dell’insicurezza: PLE fai da te

A mali estremi, estremi rimedi…


 

  

 
 

Elenco degli articoli delle IMMAGINI dell’INSICUREZZA di SICURELLO.no pubblicati :

 

  

 

Gestione delle emergenze: un aiuto dagli in influencer

Come influenzare positivamente i comportamenti delle persone in caso di emergenza.

11dicembre 2018

Pubblicato oggi su PUNTOSICURO.it un articolo che approfondisce gli aspetti relativi ai comportamenti delle persone in caso di emergenza e lancia una proposta applicativa in materia.

Di seguito l’articolo a firma del Geom. Stefano Farina.

 

In questi giorni le cronache ci portano una nuova triste notizia riguardante l’evento luttuoso che è avvenuto durante un concerto in una discoteca, un evento che sarà la magistratura a dipanare nelle sue cause e responsabilità, ma che certamente deve farci riflettere sui molti aspetti legati alle emergenze in presenza di folla, al panico che si può scatenare e ai comportamenti delle persone.

 

Come certamente molti di voi, pure io mi sono posto una serie di domande non su cosa sia successo, ma su come si debba lavorare sulle persone per evitare il ripetersi, sempre più frequenti di situazioni di questo tipo e sia alla luce delle esperienze avute in ambito eventi pubblico spettacolo, sia in quello legato alla gestione di emergenze in luoghi con presenza di utenti, ho iniziato a riflettere su cosa si può o si deve fare per migliorare quanto già previsto normativamente.

 

Durante la riflessione mi è tornata in mente anche la testimonianza della Dott.ssa Anna Maria Masi allo Storytelling: “storie di fortuna e d’infortunio (pdf) organizzato da AiFOS e ICOGEI e che si è tenuto a Torino lo scorso 27 novembre. La Dott.ssa Masi, Psicologa dell’Associazione Psicologi per i Popoli di Torino, era intervenuta a seguito degli incidenti verificatisi in Piazza San Carlo a Torino la sera del 3 giugno 2017 ed ha raccontato quanto vissuto e le sensazioni di alcune delle persone coinvolte nell’evento: quella sera per un “falso allarme” si scatenò il panico con una fuga precipitosa delle persone dalla piazza, fuga che causò la morte di una persona ed oltre 1500 feriti. Da evidenziare come la dinamica di quella sera abbia molti punti in comune con quanto successo nella notte tra venerdì 7 dicembre e sabato 8 dicembre nella discoteca in provincia di Ancona.

 

E dopo le domande, le risposte, o almeno delle risposte che possono essere un punto di partenza per dei ragionamenti e dei progetti da intraprendere.

 

Una prima risposta che ci può essere di aiuto è certamente lo studio italo-tedesco cui ha partecipato l’Istituto per le applicazioni del calcolo del Consiglio nazionale delle ricerche (Iac-Cnr) di Roma e che può essere utilizzato per capire i comportamenti delle persone e per ‘orientare’ i movimenti di una folla in situazioni di emergenza (studio pubblicato nel 2015). Di seguito riporto il comunicato stampa, diffuso nel 2015 dal CNR e riproposto in questi giorni, che presenta i risultati della sperimentazione fatta e che si sovrappone esattamente all’esperienza che molti responsabili della sicurezza hanno maturato in anni di attività:

 

L’effetto gregge esiste

 

I pedoni in gruppo e le folle si comportano come pecore, quando non sanno dove andare, e si possono controllare: una scoperta, a cui ha contribuito l’Iac-Cnr, che con un’opportuna guida ‘nascosta’ potrebbe consentire di gestire in modo ottimale situazioni quali i flussi dei pellegrini al prossimo Giubileo. L’esperimento è apparso su arXiv

In situazioni di confusione, i gruppi umani si comportano esattamente come le greggi: tendono a seguire le persone davanti a loro, in particolare se sembrano sapere dove andare. Un comportamento che, secondo un nuovo studio italo-tedesco cui ha partecipato l’Istituto per le applicazioni del calcolo del Consiglio nazionale delle ricerche (Iac-Cnr) di Roma, può essere sfruttato per ‘orientare’ i movimenti di una folla in situazioni di emergenza, magari mescolando ad essa soggetti che sappiano precisamente come comportarsi. Una ricerca che potrebbe tornare utile, per esempio, per gestire al meglio i flussi di pellegrini del prossimo Giubileo straordinario annunciato da Papa Francesco.

“Abbiamo voluto testare sul campo la correttezza delle previsioni dei modelli matematici per il controllo delle folle che sfruttano il cosiddetto ‘effetto gregge’”, spiega Emiliano Cristiani dell’Iac-Cnr. “Si tratta di un comportamento che si manifesta in animali sociali, come oche, scarafaggi e, naturalmente, pecore, che porta a muoversi seguendo i compagni vicini, indipendentemente dalla loro destinazione. In matematica, un gregge è un esempio di sistema auto-organizzante, un gruppo composto da un numero elevato di ‘agenti’ che seguono regole semplici e in cui le dinamiche individuali sono influenzate da quelle degli agenti più prossimi. Nonostante si tratti di atteggiamenti solitamente associati ad animali, studi del genere sono utili per indirizzare al meglio anche grandi folle di esseri umani in situazioni delicate come nei piani strategici di evacuazione”.

L’esperimento apparso su arXiv si è svolto di recente nel Dipartimento di matematica della Sapienza Università di Roma. A due gruppi di circa 40 persone ognuno è stato chiesto di raggiungere, a partire da un’aula, un determinato luogo, sconosciuto a tutti tranne che a una persona nel primo gruppo e a cinque nel secondo (che non si sono svelate fino alla fine dell’esperimento). “Uscendo dalla classe”, prosegue il ricercatore Iac-Cnr, “i soggetti hanno mostrato una lieve tendenza ad andare a destra, verso la parte del Dipartimento a loro più familiare, presto superata dal desiderio di raggiungere e seguire i compagni che si trovavano di fronte a loro. Questo comportamento ha permesso alle persone informate di ‘trascinare’ gli altri, portandoli a destinazione lungo il percorso più veloce”.

Si tratta del primo esperimento di questo genere effettuato con pedoni in un ambito di ricerca. Gli studiosi hanno verificato che le persone non sembrano a loro agio con istruzioni calate ‘dall’alto’, ma diventano docili quando viene fatto loro credere di scegliere autonomamente. “Nuovi modelli matematici e metodi di ottimizzazione sono stati usati in combinazione per trovare la strategia dei ‘leader nascosti’ e portare tutti a destinazione evitando attese e congestioni. La migliore consiste nello spezzare la folla per indirizzarla verso tutte le uscite disponibili, anche le più lontane e meno conosciute. Nel caso di una sola uscita, invece per garantire un deflusso ottimale è paradossalmente preferibile ingannare alcune persone conducendole lontano da essa, per poi riportarle successivamente nella giusta direzione”.

Le tecniche di controllo di grandi folle studiate in questa ricerca trovano una naturale applicazione nei casi in cui la situazione di pericolo è prevedibile, ma la comunicazione tra autorità e folla è difficoltosa, come per esempio durante una manifestazione violenta. In questi casi agenti in borghese nascosti nella folla potrebbero correre in direzioni concordate per attivare l’effetto gregge. Allo studio hanno collaborato scienziati della Technische Universität di Monaco di Baviera.

Roma, 11 maggio 2015

Scheda:

Chi: Istituto per le applicazioni del calcolo del Consiglio nazionale delle ricerche (Iac-Cnr) di Roma Che cosa: Esperimento sul comportamento delle folle apparso su

http://arxiv.org/abs/1504.04064 G. Albi, M. Bongini, E. Cristiani, D. Kalise, Invisible control of self-organizing agents leaving unknown environments, SIAM J. Appl. Math., 76 (2016), 1683-1710.

 

Una seconda risposta è quella legata alle “tradizionali” forme di gestione dell’emergenza. In genere, tutte le attività, comprese quelle che vedono una presenza maggioritaria di utenti rispetto al personale di “servizio” (a solo titolo cito ristoranti, discoteche, alberghi, trasporti, centri commerciali, teatri, cinema, università, grossi convegni e convention, mostre mercato, mercatini natalizi, meeting, fiere campionarie, eventi sportivi, parchi divertimenti e parchi a tema, eventi di pubblico spettacolo, ecc.), hanno una gestione delle emergenze che si basa su parametri abbastanza standardizzati:

  • piano di emergenza,
  • personale addetto alle emergenze debitamente formato
  • personale semplicemente informato sulla gestione delle emergenze,
  • planimetrie dell’evacuazione,
  • segnaletica di sicurezza,
  • esercitazioni; queste ultime molte volte eseguite con il solo personale, mentre è (purtroppo) più raro che vengano eseguite coinvolgendo gli utenti/clienti.

 

Questo schema però molte volte risulta essere insufficiente o carente per situazioni con presenza di utenti “fluidi”, ovvero che non sono vincolati ad uno specifico luogo, ma si muovono all’interno di un’area più o meno grande.

 

Una terza risposta riguarda le dinamiche dell’affollamento, ovvero la considerazione che in qualsiasi situazione avremo delle zone più affollate rispetto ad altre, ovvero ci saranno delle aree “stabili” riempite in modo uniforme (ad esempio le zone antistanti i palchi, certe aree dei ristoranti, dei percorsi all’interno dei centri commerciali, delle singole attrazioni di un parco tematico, ecc.) ed una serie di zone “periferiche”, più fluide ed occupate con densità minori. La letteratura tecnica – con alcuni studi che hanno valutato la pericolosità o meno degli affollamenti – indica che le folle con densità da 2 a 4 persone a m² possono ancora permettere al singolo individuo di muoversi in una direzione o nell’altra indipendentemente, mentre una densità pari o superiore di 6 persone o più, produce un movimento della folla ad onda che non permette più al singolo individuo di decidere dove andare e può provocare malori per schiacciamenti, soffocamenti, cadute che creano un “vuoto” nella struttura compatta che automaticamente viene riempito dal resto della folla o a sua volta provoca un crollo più ampio portando a feriti o addirittura a vittime (come purtroppo le cronache ci hanno più volte mostrato).

 

In tutti i casi il fattore umano degli “utenti” non è facilmente gestibile in quanto non prevedibile perchè non legato a fattori oggettivi, ma altamente variabile e soggettivo (se pur con modelli ripetibili e misurabili) ed allora a questo punto – a mio avviso – non basta più quanto fatto con gli “addetti”, ma è necessario e fondamentale iniziare a lavorare anche sugli utenti.

 

Varie le possibilità che potrebbero essere utilizzate, vediamone alcune:

  • informazione prima o durante l’evento. Metodologia usata in alcuni grandi eventi vedasi ad esempio quanto fatto prima del concerto di Vasco Rossi lo scorso anno a Modena con la proiezione di un video messaggio relativo alla sicurezza.
    Naturalmente l’esempio di quanto fatto al Modena Park 2017 può essere un’idea che, rimodulata nelle giuste proporzioni rispetto alle dimensioni dell’evento o della situazione, può diventare un elemento per rendere consapevoli gli utenti di quanto previsto e della propria sicurezza;  
  • effettuazione di esercitazioni con la presenza degli utenti, dei clienti, del pubblico (ad esempio in hotel e ristoranti, ma anche in altri contesti);
  • distribuzione di materiali informativi specifici e chiari (evitare riproposizione di norme, ma lavorare su disegni e schemi);
  • aprire dei tavoli di confronto tecnici per analizzare varie situazioni e meglio comprendere dinamiche e problematiche, un po’ come fatto quest’anno ad Arezzo nel Workshop PUBBLICO SICURO: Organizzazione Eventi negli Anni del Terrorismo, al quale hanno partecipato relatori di caratura internazionale che hanno portato la loro esperienza e si è riflettuto su tematiche che in Europa sono dibattute a partire dal duemila e che vengono portate avanti da un gruppo di lavoro nato dopo il disastro di Roskilde e che dal 2006 ha assunto una connotazione intereuropea creando uno specifico progetto.

Naturalmente in questo caso il punto di approfondimento e confronto non dovrebbero essere i grossi eventi, ma la quotidianità di strutture che ogni giorno aprono la loro attività e che a volte non riescono a comprendere i vincoli ed i limiti che le norme impongono.

 

Ma proprio pensando al “gregge” della ricerca CNR, l’idea potrebbe essere quella di identificare nei vari luoghi delle persone (clienti abituali, studenti, specifiche categorie di utenti) che in caso di emergenza sappiano cosa fare e soprattutto dove andare.

 

Chiamiamoli gli “influencer dell’emergenza”, ovvero persone allenate che diventino dei ‘leader nascosti’ pronti a trasformarsi in “guide dell’emergenza”.

 

E’ certamente un’idea che avrà bisogno di approfondimenti, analisi, simulazioni, prove pratiche ed esercitazioni.

 

Come AiFOS stiamo ormai da tempo approfondendo, con uno gruppo di lavoro specifico, le tematiche legate alla gestione degli eventi e certamente quest’idea, per quanto possa sembrare un volo pindarico, potrà essere uno dei prossimi punti di studio e valutazione.

 

Naturalmente quanto sopra diventa possibile e realizzabile se anche gli altri aspetti della sicurezza, quali il numero di persone presenti, l’idoneità delle vie di fuga, la presenza di addetti debitamente formati, informati ed aggiornati, vengono attuati e rispettati.

 

Geom. Stefano Farina

Consigliere Nazionale AiFOS – Vicepresidente AiFOS Protezione Civile

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[Fonte: PUNTOSICURO.it ]

 

 

TEDx TRENTO 2018 : HIC SUNT LEONES

Trento, 1 dicembre 2018 – Teatro Sociale Trento

Responsabile della Sicurezza: Geometra Stefano Farina

 

 Selezione foto tratte da https://www.flickr.com/photos/tedxtrento/


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MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI

DECRETO 4 dicembre 2018

Direttive e calendario per le limitazioni alla circolazione stradale fuori dai centri abitati per i veicoli con massa superiore a 7,5 tonnellate – anno 2019. (18A08376) (GU Serie Generale n.299 del 27-12-2018)

 

Tra le novità la deroga oraria ( 4 ore) da/verso il porto di GENOVA.

 

Art. 13
Disposizioni transitorie per i veicoli da/verso il porto di Genova
  1. Per i veicoli provenienti dal porto di Genova, muniti di  idonea documentazione attestante l'origine del viaggio e di destinazione del carico,  l'orario  di  inizio  del  divieto  di  cui all'art.  2  e' posticipato di ore quattro.
  2. Per i veicoli diretti al  porto  di  Genova,  muniti  di  idonea documentazione attestante la destinazione del  viaggio,  l'orario  di termine del divieto di cui all'art. 2 e' anticipato di ore quattro.
Oggetto e ambito di applicazione
  1. Il presente decreto, ai sensi dell'art. 6, comma 1  del  decreto
legislativo n. 285 del 30 aprile 1992 del nuovo codice  della  strada
(di seguito C.d.S.), disciplina i divieti di circolazione dei veicoli
adibiti per il  trasporto  di  cose,  di  massa  complessiva  massima
autorizzata superiore a 7,5 t, sulle strade extraurbane,  nei  giorni
festivi e in altri giorni dell'anno 2019 particolarmente critici  per
la circolazione stradale, indicati nell'art. 2.
  2. Il calendario dei divieti di cui  all'art.  2  si  applica  agli
autoveicoli, adibiti al trasporto di cose, di  cui  all'art.  54  del
C.d.S., nonche' alle macchine agricole di cui all'art. 57 del C.d.S.
  3. Il calendario dei divieti di cui all'art. 2 si applica  altresi'
ai  veicoli   eccezionali   e   ai   trasporti   in   condizioni   di
eccezionalita', anche se non adibiti al trasporto di cose, seppur  in
possesso dell'autorizzazione di cui  al  comma  6  dell'art.  10  del
C.d.S.
  4. Le posticipazioni di  cui  agli  articoli  3,  4,  5  e  13,  si
applicano a  condizione  che  l'arrivo  dall'estero  o  al  porto  si
verifichi nel giorno di divieto.
  5. Le agevolazioni di cui agli articoli 3, 4, 5  e  6,  nonche'  le
esenzioni di cui agli articoli  7  e  8,  si  applicano  altresi'  ai
veicoli eccezionali e ai trasporti in condizioni  di  eccezionalita',
salvo diverse prescrizioni eventualmente imposte nelle autorizzazioni
rilasciate ai sensi dell'art. 10, comma 6, del C.d.S.
  6. Il calendario dei divieti di cui all'art. 2 si applica anche  ai
trattori stradali, quando viaggiano isolati, per i quali, ai fini del
presente decreto, la massa di riferimento e' la tara, ovvero la massa
complessiva a pieno carico decurtata del massimo carico sulla ralla.
  7. Il presente decreto,  con  le  modalita'  di  cui  all'art.  12,
disciplina il trasporto delle merci pericolose anche  per  limiti  di
massa inferiori alla soglia delle 7,5 t di cui al comma 1. 

CALENDARIO DEI DIVIETI

E’ vietata la circolazione dei veicoli di cui  all’art.  1,  nei giorni festivi e negli altri particolari  giorni  dell’anno  2019  di seguito elencati:

Calendario divieti 2019

 

L’Avviso pubblico Isi 2018 ha l’obiettivo:

  • di incentivare le imprese a realizzare progetti per il miglioramento documentato delle condizioni di salute e di sicurezza dei lavoratori;
  • di incentivare le microimprese e le piccole imprese operanti nel settore della produzione agricola primaria dei prodotti agricoli per l’acquisto di nuovi macchinari ed attrezzature di lavoro caratterizzati da soluzioni innovative per abbattere in misura significativa le emissioni inquinanti, ridurre il livello di rumorosità o del rischio infortunistico o di quello derivante dallo svolgimento di operazioni manuali, ciò al fine di soddisfare l’obiettivo del miglioramento del rendimento e della sostenibilità globali dell’azienda agricola mediante una riduzione dei costi di produzione o il miglioramento e la riconversione della produzione assicurando, al contempo, un miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza dei lavoratori.

I finanziamenti sono a fondo perduto e vengono assegnati fino a esaurimento delle risorse finanziarie, secondo l’ordine cronologico di ricezione delle domande.

Il BANDO ISI 2018 è pubblicato sul sito dell’INAIL all’indirizzo

https://www.inail.it/cs/internet/attivita/prevenzione-e-sicurezza/agevolazioni-e-finanziamenti/incentivi-alle-imprese/bando-isi-2018.html

Bando ISI 2018

  • Fondi a disposizione
    Con l’Avviso pubblico Isi 2018 Inail mette a disposizione Euro 369.726.206,00 suddivisi in 5 Assi di finanziamento, differenziati in base ai destinatari

    • Asse 1 (Isi Generalista) euro 182.308.344,00 ripartiti in:
      • Asse.1.1 euro 180.308.344,00 per i progetti di investimento
      • Asse 1.2 euro 2.000.000,00 per i progetti per l’adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale;
    • Asse 2 (Isi Tematica) euro 45.000.000,00 per i progetti per la riduzione del rischio da movimentazione manuale di carichi (MMC);
    • Asse 3 (Isi Amianto) euro 97.417.862,00 per i progetti di bonifica da materiali contenenti amianto;
    • Asse 4 (Isi Micro e Piccole Imprese) euro 10.000.000,00 per i progetti per micro e piccole imprese operanti in specifici settori di attività (Ateco 2007 A03.1, C13, C14, C15);
    • Asse 5 (Isi Agricoltura) euro 35.000.000,00 per i progetti per le micro e piccole imprese operanti nel settore della produzione agricola primaria dei prodotti agricoli, così suddivisi:
      • Asse 5.1 euro 30.000.000,00: per la generalità delle imprese agricole
      • Asse 5.2 euro 5.000.000,00: riservato ai giovani agricoltori, organizzati anche in forma societaria.

    I finanziamenti sono a fondo perduto e vengono assegnati fino a esaurimento delle risorse finanziarie, secondo l’ordine cronologico di ricezione delle domande.

    Relativamente agli Assi 1 (sub Assi 1.1. e 1.2), 2, 3 è concesso un finanziamento in conto capitale nella misura del 65% calcolato sull’importo delle spese ritenute ammissibili. Il finanziamento massimo erogabile è pari a 130.000,00 Euro e il finanziamento minimo ammissibile è pari a 5.000,00 Euro. Per le imprese fino a 50 dipendenti che presentano progetti per l’adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale (sub Asse 1.2) non è fissato il limite minimo di finanziamento.

    Relativamente all’Asse 4 è concesso un finanziamento in conto capitale nella misura del al 65% calcolato sull’importo delle spese ritenute ammissibili. Il finanziamento massimo erogabile è pari a 50.000,00 Euro ed il finanziamento minimo ammissibile è pari a 2.000,00 Euro.

    Relativamente all’Asse 5 (Asse 5.1 ed Asse 5.2) è concesso un finanziamento in conto capitale nella misura del:

    • 40% per i soggetti destinatari dell’Asse 5.1 (generalità delle imprese agricole);
    • 50% per i soggetti destinatari dell’Asse 5.2 (giovani agricoltori);

    calcolato sull’importo delle spese ritenute ammissibili, comunque non superiore a Euro 60.000,00 non inferiore a Euro 1.000,00.

    Soggetti destinatari

    Asse 1 (sub Assi 1.1 e 1.2):

    Per i progetti di investimento e per i progetti per l’adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale i soggetti destinatari dei finanziamenti sono esclusivamente le imprese, anche individuali, ubicate su tutto il territorio nazionale iscritte al registro delle imprese o all’albo delle imprese artigiane, in possesso dei requisiti di cui all’Avviso pubblico ISI 2018.
    Sono escluse:

    • le micro e piccole imprese anche individuali, operanti nei settori Pesca (codice Ateco 2007 A03.1) e Tessile-Confezione-Articoli in pelle e calzature (codici Ateco 2007 C13, C14 e C15);
    • le micro e piccole imprese, comprese quelle individuali, operanti nel settore della produzione agricola primaria dei prodotti agricoli.

    Asse 2:
    Per i progetti per la riduzione del rischio da movimentazione manuale dei carichi i soggetti destinatari dei finanziamenti sono:

    • le imprese, anche individuali, ubicate su tutto il territorio nazionale iscritte al Registro delle Imprese o all’albo delle imprese artigiane, in possesso dei requisiti di cui all’Avviso pubblico ISI 2018;
    • gli Enti del terzo settore in possesso dei requisiti di cui all’Avviso pubblico ISI 2018.

    Non sono destinatarie dei finanziamenti per i progetti per la riduzione del rischio da movimentazione manuale dei carichi:

    • le micro e piccole imprese anche individuali, operanti nei settori Pesca (codice Ateco 2007 A03.1) e Tessile-Confezione-Articoli in pelle e calzature (codici Ateco 2007 C13, C14 e C15);
    • le micro e piccole imprese, comprese quelle individuali, operanti nel settore della produzione agricola primaria dei prodotti agricoli.

    Asse 3:
    Per i progetti di bonifica da materiali contenenti amianto i soggetti destinatari dei finanziamenti sono esclusivamente le imprese, anche individuali, ubicate su tutto il territorio nazionale iscritte al registro delle imprese o all’albo delle imprese artigiane, in possesso dei requisiti di cui all’Avviso pubblico ISI 2018.
    Non sono destinatarie dei finanziamenti per i progetti di bonifica da materiali contenenti amianto:

    • le micro e piccole imprese, comprese quelle individuali, operanti nel settore della produzione agricola primaria dei prodotti agricoli.

    Asse 4:
    Per i progetti per micro e piccole imprese operanti in specifici settori di attività i soggetti destinatari dei finanziamenti sono esclusivamente le micro e piccole imprese, anche individuali, ubicate su tutto il territorio nazionale iscritte alla Camera di commercio industria, artigianato e agricoltura, in possesso dei requisiti di cui all’Avviso pubblico ISI 2018 operanti nei settori Pesca (codice Ateco 2007 A03.1) e Tessile-Confezione-Articoli in pelle e calzature (codici Ateco 2007 C13, C14 e C15).

    Asse 5:
    Per i progetti per le micro e piccole imprese operanti nel settore della produzione agricola primaria dei prodotti agricoli i soggetti destinatari dei finanziamenti sono esclusivamente le micro e piccole imprese, operanti nel settore della produzione agricola primaria dei prodotti agricoli, iscritte nella sezione speciale del Registro delle imprese o all’Albo delle società cooperative di lavoro agricolo, in possesso dei requisiti di cui all’Avviso pubblico ISI 2018 nonché della qualifica di imprenditore agricolo di cui all’articolo 2135 del codice civile e titolari di partita IVA in campo agricolo, qualificate come:

    • Impresa individuale,
    • Società agricola,
    • Società cooperativa.

    Le imprese destinatarie dell’Asse 5.2 (giovani agricoltori) devono inoltre avere al loro interno la presenza di giovani agricoltori come indicato dall’Avviso pubblico ISI 2018.

    Accesso alla procedura online
    Le domande devono essere presentate in modalità telematica, secondo le seguenti 3 fasi successive:

    1. accesso alla procedura online e compilazione della domanda (sito internet www.inail.it) da effettuarsi con i tempi e le modalità indicati dall’Avviso pubblico ISI 2018;
    2. invio della domanda online da effettuarsi con i tempi e le modalità indicati dall’Avviso pubblico ISI 2018;
    3. conferma della domanda on line tramite l’invio della documentazione a completamento da effettuarsi nei tempi e con le modalità indicati dall’Avviso pubblico ISI 2018.

    DOCUMENTAZIONE

    ERRATA-CORRIGE

    In Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.292 del 17-12-2018 è stato pubblicato il comunicato di errata corrige relativo alla legge 1° dicembre 2018, n. 132, recante: «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113, recante disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, nonché misure per la funzionalità del Ministero dell’interno e l’organizzazione e il funzionamento dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Delega al Governo in materia di riordino dei ruoli e delle carriere del personale delle Forze di polizia e delle Forze armate.». (Legge pubblicata nella Gazzetta Ufficiale – Serie generale – n. 281 del 3 dicembre 2018). (18A08128)

    Alla pag. 10, seconda colonna, nella rubrica dell'introdotto art. 26-bis,
    dove e' scritto:
    «(Piano di emergenza interno per gli impianti di stoccaggio e lavorazione dei rifiuti).»,
    leggasi:
    «(Piano di emergenza interna per gli impianti di stoccaggio e lavorazione dei rifiuti).». 

    Di seguito il testo corretto:

    PIANO DI EMERGENZA  INTERNA  PER  GLI  IMPIANTI  DI STOCCAGGIO E LAVORAZIONE DEI RIFIUTI

    Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 3 dicembre 2018, della LEGGE 1 dicembre 2018, n. 132  di conversione con modificazioni, del decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113, recante disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, sono state introdotte nuove regole riguardanti il piano di emergenza interno per gli impianti di stoccaggio e lavorazione dei rifiuti”, ma anche indicazioni per la redazione, da parte del Prefetto, del piano esterno di gestione delle emergenze.

    In particolare all’interno della Legge di conversione è stato inserito un nuovo articolo che riguarda i piani di emergenza per gli impianti di stoccaggio e lavorazione dei rifiuti.

    Per gli impianti esistenti il piano di emergenza interno dovrà essere redatto dal gestore dell’impianto entro 90 giorni dall’entrata in vigore della Legge di conversione, ovvero entro il 3 marzo 2019. Il piano dovrà essere trasmesso al Prefetto per le valutazioni del caso e per la redazione – entro 12 mesi dal ricevimento delle informazioni del gestore – del piano di emergenza esterno che avrà lo scopo di limitare gli effetti dannosi derivanti da  incidenti rilevanti.

    Con  decreto  del  Presidente  del  Consiglio  dei  ministri, d’intesa con il Ministro dell’interno per gli aspetti concernenti  la prevenzione  degli  incendi,  previo  accordo  sancito  in  sede di Conferenza unificata, saranno stabilite le linee guida per la predisposizione del piano di emergenza  esterna  e  per la  relativa informazione alla popolazione.

     Riportiamo di seguito il testo dell’articolo Art. 26-bis (Piano di emergenza  interna  per  gli  impianti  di stoccaggio e lavorazione dei rifiuti):

    1. I gestori di impianti di stoccaggio e  di  lavorazione  dei  rifiuti,  esistenti  o  di  nuova costruzione, hanno l’obbligo di predisporre  un  piano  di  emergenza interna allo scopo di:
      1. controllare e  circoscrivere  gli  incidenti  in  modo  da minimizzarne gli effetti e limitarne i danni per la salute umana, per l’ambiente e per i beni;
      2. mettere in atto le  misure  necessarie  per  proteggere  la salute umana e l’ambiente dalle conseguenze di incidenti rilevanti;
      3. informare adeguatamente  i  lavoratori  e  i  servizi   di emergenza e le autorità locali competenti;
      4. provvedere al ripristino e al disinquinamento dell’ambiente dopo un incidente rilevante.  
    1. Il piano di emergenza interna è riesaminato, sperimentato e, se necessario,  aggiornato  dal  gestore,  previa  consultazione  del personale che lavora nell’impianto,  ivi  compreso  il  personale  di imprese subappaltatrici a lungo termine, ad  intervalli  appropriati, e, comunque, non superiori a tre anni. La revisione tiene  conto  dei cambiamenti avvenuti nell’impianto e nei servizi  di  emergenza,  dei progressi tecnici e delle nuove conoscenze in merito alle  misure  da adottare in caso di incidente rilevante.  
    1. Per gli impianti esistenti, il piano di emergenza interna  di cui al comma 1 è predisposto entro  novanta  giorni  dalla  data  di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.  
    1. Il gestore trasmette al prefetto competente per territorio tutte le informazioni utili per l’elaborazione del piano di emergenza esterna, di cui al comma 5.  
    1. Per gli impianti di cui  ai  commi  precedenti,  al  fine  di limitare gli effetti dannosi derivanti  da  incidenti  rilevanti,  il prefetto, d’intesa con le regioni e con gli enti locali  interessati, predispone il piano di emergenza esterna all’impianto e  ne  coordina l’attuazione.  
    1. Il piano di cui al comma 5 è predisposto allo scopo di: 
      1. controllare e  circoscrivere  gli  incidenti  in  modo  da minimizzarne gli effetti e limitarne i danni per la salute umana, per l’ambiente e per i beni;
      2. mettere in atto le  misure  necessarie  per  proteggere  la salute umana e l’ambiente dalle conseguenze di  incidenti  rilevanti, in   particolare   mediante   la    cooperazione    rafforzata    con l’organizzazione di protezione civile negli interventi di soccorso;
      3. informare adeguatamente  la  popolazione,  i  servizi   di emergenza e le autorità locali competenti;
      4. provvedere sulla  base  delle  disposizioni   vigenti   al ripristino e  al  disinquinamento  dell’ambiente  dopo  un  incidente rilevante.
    2. Il prefetto redige il piano di emergenza esterna entro dodici mesi dal ricevimento delle  informazioni  necessarie  da  parte  del gestore, ai sensi del comma 4.

    3. Il piano di cui al comma 5 è riesaminato, sperimentato e, se necessario, aggiornato, previa consultazione della  popolazione,  dal prefetto ad intervalli appropriati e, comunque, non superiori  a  tre anni.  La  revisione  tiene  conto  dei  cambiamenti  avvenuti  negli impianti e nei servizi di emergenza, dei progressi  tecnici  e  delle nuove conoscenze in  merito  alle  misure  da  adottare  in  caso  di incidenti rilevanti.  
    1. Con decreto  del  Presidente  del  Consiglio  dei  ministri, d’intesa con il Ministro dell’interno per gli aspetti concernenti  la prevenzione  degli  incendi,  previo  accordo  sancito  in  sede   di Conferenza  unificata,  sono  stabilite  le  linee   guida   per   la predisposizione del piano di emergenza  esterna  e  per  la  relativa informazione alla popolazione.  
    1. All’attuazione delle disposizioni di cui al presente articolo si provvede senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

    In Gazzetta Ufficiale
    Abrogato il Libro Unico del Lavoro Telematico

    DECRETO-LEGGE 14 dicembre 2018, n. 135 Disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione. (18G00163) (GU Serie Generale n.290 del 14-12-2018)
    note: Entrata in vigore del provvedimento: 15/12/2018

    Art. 3
    Misure di semplificazione in materia di imprese e lavoro
    1. Al decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 151, l’articolo 15
    e’ abrogato.

    Di seguito il testo dell’articolo 15 abrogato con decorrenza 15 dicembre 2o18

    Art. 15
    Libro Unico del Lavoro
    1. A decorrere dal 1° gennaio 2017, il libro unico del lavoro e’
    tenuto, in modalita’ telematica, presso il Ministero del lavoro e
    delle politiche sociali.
    2. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali,
    da emanare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del
    presente decreto legislativo, sono stabilite le modalita’ tecniche e
    organizzative per l’interoperabilita’, la tenuta, l’aggiornamento e
    la conservazione dei dati contenuti nel libro unico del lavoro di cui
    all’articolo 39 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito,
    con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133.

    In Gazzetta Ufficiale il DECRETO-LEGGE 14 dicembre 2018, n. 135

    Disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione. (18G00163) (GU Serie Generale n.290 del 14-12-2018)
    note: Entrata in vigore del provvedimento: 15/12/2018

    Art. 6 

    Disposizioni in merito alla tracciabilita’
    dei dati ambientali inerenti rifiuti

    1. Dal 1° gennaio 2019 e’ soppresso il sistema di controllo della
    tracciabilita’ dei rifiuti (SISTRI) di cui all’articolo 188-ter del
    decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 e, conseguentemente, non
    sono dovuti i contributi di cui all’articolo 14-bis del decreto-legge
    1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3
    agosto 2009, n. 102, e all’articolo 7 del decreto del Ministro
    dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare 30 marzo 2016,
    n. 78.
    2. Dal 1° gennaio 2019, sono abrogate, in particolare, le seguenti
    disposizioni:
    a) gli articoli 16, 35, 36, 39 commi 1, 2, 2-bis, 2-ter e
    2-quater, 9, 10 e 15, del decreto legislativo 3 dicembre 2010, n.
    205;
    b) l’articolo 11, commi 1, 2, 3, 3-bis, 4, 5, 7, 8, 9, 9-bis,
    secondo periodo, 10, 11, 12-bis, 12-ter, 12-quater e 13 del
    decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101, convertito, con modificazioni,
    dalla legge 30 ottobre 2013 n. 125;
    c) l’articolo 14-bis del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102. I
    contributi relativi all’anno 2018, compresi quelli eventualmente
    versati oltre la data del 31 dicembre 2018, sono riassegnati, con
    decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, all’apposito
    capitolo dello stato di previsione del Ministero dell’ambiente e
    della tutela del territorio e del mare.
    3. Dal 1° gennaio 2019, e fino alla definizione e alla piena
    operativita’ di un nuovo sistema di tracciabilita’ dei rifiuti
    organizzato e gestito direttamente dal Ministero dell’ambiente e
    della tutela del territorio e del mare, i soggetti di cui agli
    articoli 188-bis e 188-ter del decreto legislativo n. 152 del 2006
    garantiscono la tracciabilita’ dei rifiuti effettuando gli
    adempimenti di cui agli articoli 188, 189, 190 e 193 del medesimo
    decreto, nel testo previgente alle modifiche apportate dal decreto
    legislativo 3 dicembre 2010, n. 205, anche mediante le modalita’ di
    cui all’articolo 194-bis, del decreto stesso; si applicano, altresi’,
    le disposizioni di cui all’articolo 258 del decreto legislativo n.
    152 del 2006, nel testo previgente alle modifiche apportate dal
    decreto legislativo n. 205 del 2010.

     

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    UNI 11337-7:2018

    Edilizia e opere di ingegneria civile – Gestione digitale dei processi informativi delle costruzioni
    Parte 7: Requisiti di conoscenza, abilità e competenza delle figure coinvolte nella gestione e nella modellazione informativa.

    In data 13 dicembre 2018 è stata pubblicata la parte 7 della norma UNI 11337:2018 relativa alla gestione digitale dei processi informativi delle costruzioni. In particolare all’interno del documento vengono indicati i requisiti di conoscenza, abilità e competenza delle figure coinvolte nella gestione e nella modellazione informativa.

    Andando nel dettaglio la norma stabilisce i requisiti relativi all’attività professionale delle figure coinvolte nella gestione e nella modellazione informativa. Tali requisiti sono identificati con la suddivisione tra compiti e attività specifiche svolte dalla figura professionale in termini di conoscenza, abilità e competenza secondo il quadro europeo delle qualifiche (EQF).

    I requisiti sono indicati sia per consentire la valutazione dei risultati dell’apprendimento informale e non formale e sia ai fini di valutazione di conformità delle competenze.

    All’interno della norma troviamo i COMPITI E ATTIVITÀ SPECIFICHE DELLA FIGURA PROFESSIONALE nelle sue varie connotazioni:

    • Gestore dell’ambiente di condivisione dei dati (CDE manager)
    • Gestore dei processi digitalizzati (BIM manager)
    • Coordinatore dei flussi informativi di commessa (BIM coordinator)
    • Operatore avanzato della gestione e della modellazione informativa (BIM specialist)

    nonché quali CONOSCENZA, ABILITÀ E COMPETENZE ASSOCIATE ALL’ATTIVITÀ PROFESSIONALE dovranno avere le varie figure:

    • Gestore dell’ambiente di condivisione dei dati (CDE manager)
      • Requisiti di conoscenza, abilità e competenza del gestore dell’ambiente di condivisione dei dati
    • Gestore dei processi digitalizzati (BIM manager)
      • Requisiti di conoscenza, abilità e competenza del gestore dei processi digitalizzati
    • Coordinatore dei flussi informativi (BIM coordinator)
      • Requisiti di conoscenza, abilità e competenza del coordinatore dei flussi informative
    • Operatore avanzato della gestione e della modellazione informativa  (BIM specialist)
      • Requisiti di conoscenza, abilità e competenza dell’operatore avanzato della gestione e della modellazione informativa.

     

    Ulteriori norme di riferimento in questo ambito:

    UNI 11337-1
    Edilizia e opere di ingegneria civile – Gestione digitale dei processi informativi delle costruzioni – Parte1: Modelli, elaborati e oggetti informativi per prodotti e processi. 

    UNI 11337-4
    Edilizia e opere di ingegneria civile – Gestione digitale dei processi informativi delle costruzioni – Parte 4: Evoluzione e sviluppo informativo di modelli, elaborati e oggetti. 

    UNI11337-5
    Edilizia e opere di ingegneria civile – Gestione digitale dei processi informalivi delle costruzioni – Parte 5: Flussi informativi nei processi digitalizzati

    UNI CEI EN ISO/IEC 17024     
    Valutazione della conformità – Requisiti generali per organismi che eseguono la certificazione di persone.

    UNI CEI EN ISO/IEC 27000 Tecnologie informatiche – Tecniche di sicurezza – Sistemi di gestione della sicurezza dell’informazione – Descrizione e vocabolario

    UNI EN ISO 16739
    Industry Foundation Classes (IFC) per la condivisione dei dati nell’industria delle costruzioni e del facility management.


    Norma numero : UNI 11337-7:2018
    Titolo : Edilizia e opere di ingegneria civile – Gestione digitale dei processi informativi delle costruzioni – Parte 7: Requisiti di conoscenza, abilità e competenza delle figure coinvolte nella gestione e nella modellazione informativa
     
    Data entrata in vigore : 13 dicembre 2018
     
    Sommario : La norma stabilisce i requisiti relativi all’attività professionale delle figure coinvolte nella gestione e nella modellazione informativa. Tali requisiti sono identificati con la suddivisione tra compiti e attività specifiche svolte dalla figura professionale in termini di conoscenza, abilità e competenza secondo il quadro europeo delle qualifiche (EQF). I requisiti sono indicati sia per consentire la valutazione dei risultati dell’apprendimento informale e non formale e sia ai fini di valutazione di conformità delle competenze.
     
     

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    UNI ISO 1366-11:2018 – Sistemi di protezione incendio

    La prova esamina il comportamento dei sistemi di protezione dei cavi esposti al fuoco dall’esterno. Inoltre, le prove specificate nella norma non sono volte a valutare le prestazioni del sistema di protezione contro l’incendio e della tenuta degli attraversamenti nel mantenere i requisiti della parete o del soffitto attraversati.

    I risultati della prova si applicano ai sistemi di protezione contro l’incendio per sistemi di cavi elettrici progettati per tensioni fino a 1 kV. Il procedimento di prova dovrebbe essere utilizzato anche per determinare le prestazioni dei sistemi di protezione utilizzati con cavi di dati e cavi a fibra ottica, tuttavia i procedimenti di verifica per tali cavi sono ancora in fase di sviluppo.

    Il sistema di protezione può includere dispositivi di ventilazione, portelli di ispezione, coperchi fissi o removibili, ecc.

    Tale metodo di prova però non è applicabile ad armadi per accessori elettrici contenenti sistemi di distribuzione, relè o simili.

    Nel testo della norma vengono citati i seguenti riferimenti normativi:

    1. EN 1363-1 Fire resistance tests – Part 1: General Requirements;
    2. EN 1363-2 Fire resistance tests – Part 2: Alternative and additional procedures;
    3. EN 13501-3 Fire classification of construction products and building elements – Part 3: Classification using data from fire resistance tests on products and elements used in building service installations: fire resisting ducts and fire dampers;
    4. EN 50288-7 Multi-element metallic cables used in analogue and digital communication and control – Part 7: Sectional specification for instrumentation and control cables;
    5. EN 50525-2-11 Electric cables – Low voltage energy cables of rated voltages up to and including 450/750 V (Uo/U) – Part 2-11: Cables for general applications – Flexible cables with thermoplastic PVC insulation;
    6. EN 60269-1 Low-voltage fuses – Part 1: General requirements;
    7. EN 61537 Cable management – Cable tray systems and cable ladder systems;
    8. EN ISO 13943 Fire safety – Vocabulary;
    9. HD 603 S1 Distribution cables of rated voltage 0,6/1 kV.

     

    [Fonte: UNI.com

     

     
    Norma numero : UNI EN 1366-11:2018
    Titolo : Prove di resistenza al fuoco per impianti di fornitura servizi – Parte 11: Sistemi di protezione incendio per sistemi di cavi e componenti associati
     
    Data entrata in vigore : 21 giugno 2018 (in lingua italiana 20 novembre 2018)
     
    Sommario : La norma descrive il metodo per valutare le prestazioni dei sistemi di protezione per il sistema di cavi elettrici, al fine di mantenere l’integrità del circuito in condizioni di incendio.
     
    Recepisce :

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    UNI ISO 9004:2018

    E’ stata recentemente recepita in lingua italiana la EN ISO 9004:2018.

    Questo documento fornisce una guida alle organizzazioni per conseguire il successo durevole in un ambiente complesso, esigente, e in continua evoluzione, con riferimento ai principi di gestione per la qualità definiti nella ISO 9000:2015. I principi di gestione per la qualità, ove complessivamente applicati, possono costituire una base unificante per i valori e per le strategie di un’organizzazione. È focalizzato sull’infondere fiducia nella capacità di un’organizzazione di conseguire il successo durevole.

    CONTESTO ORGANIZZAZIONE

    Inoltre, tratta il miglioramento sistematico delle prestazioni complessive dell’organizzazione. Comprende la pianificazione, l’attuazione, l’analisi, la valutazione ed il miglioramento di un sistema di gestione efficace ed efficiente.

    I fattori che influiscono sul successo di un’organizzazione si manifestano continuamente, si evolvono, aumentano o diminuiscono negli anni e l’adattarsi a questi cambiamenti è importante per il successo durevole. Esempi comprendono la responsabilità sociale, fattori ambientali e culturali, oltre a quelli che potrebbero essere stati considerati precedentemente, quali l’efficienza, la qualità e l’agilità; questi fattori, considerati nel loro insieme, sono parte del contesto dell’organizzazione.

    Infine, incoraggia l’auto-valutazione e fornisce uno strumento di auto-valutazione per riesaminare quanto estesamente l’organizzazione abbia adottato i concetti enunciati nel documento stesso.

    La norma è applicabile a qualsiasi organizzazione, indipendentemente da dimensione, tipo e attività.

    Al suo interno è citata la ISO 9000 Quality management systems – Fundamentals and vocabulary come riferimento normativo.

     

    [Fonte: UNI.com

     

    Norma numero : UNI EN ISO 9004:2018
    Titolo : Gestione per la qualità – Qualità di un’organizzazione – Linee guida per conseguire il successo durevole
     
    Data entrata in vigore : 26 aprile 2018 (in italiano 27 novembre 2018)
     
    Sommario : La norma fornisce linee guida per accrescere la capacità di un’organizzazione di conseguire il successo durevole, nonché un metodo di autovalutazione (appendice A) per riesaminare quanto estesamente l’organizzazione stessa abbia adottato i concetti in essa contenuti.
    Tali linee guida sono coerenti con i principi di gestione per la qualità specificati nella ISO 9000:2015.
    La norma è applicabile a qualsiasi organizzazione, indipendentemente da dimensione, tipo e attività.
     

    Recepisce : EN ISO 9004:2018

    Adotta : ISO 9004:2018

    Sostituisce : UNI EN ISO 9004:2009

    I CALENDARI 2019 di SICURELLO.si

    SICURELLO.si Calendario 2019

    Anche il 2019 sarà accompagnato dalle immagini del CALENDARIO di SICURELLO.si

    Il “CALENDARIO di SICURELLO.si Kilometri Zero” è gratuito e liberamente scaricabile affinché per la sua diffusione non vi sia utilizzo di carburanti e conseguentemente nessun inquinamento per trasportarlo dalla tipografia ai nostri uffici, dagli uffici alle poste, dalle poste ai singoli destinatari.

    Il CALENDARIO 2019 di SICURELLO.si, nelle due versioni (da SCRIVANIA e da PARETE) è dedicato agli EVENTI di PUBBLICO SPETTACOLO.

    I disegni di Federica Farinafantasmina.it  ) riprendono le tematiche della sicurezza secondo il punto di vista di SICURELLO.si .

    Per scaricare il CALENDARIO 2019 di SICURELLO.si nella versione da PARETE in versione qualità alta (dimensione indicativa file 61 Mb) fai click sull’immagine sottostante:

    SICURELLO.si Calendario 2019

    Per guardare le ISTRUZIONI per preparare il CALENDARIO di SICURELLO.si nella versione da PARETE (dimensione indicativa file 6Mb) fai click sull’immagine sottostante:

    SICURELLO.si Calendario 2019


    Per scaricare il CALENDARIO 2019 di SICURELLO.si nella versione da SCRIVANIA (dimensione indicativa file 20Mb) fai click sull’immagine sottostante:

    SICURELLO.si Calendario 2019

    Per guardare le ISTRUZIONI per preparare il CALENDARIO di SICURELLO.si nella versione da SCRIVANIA  (dimensione indicativa file 12Mb) fai click sull’immagine sottostante:

    SICURELLO.si Calendario 2019


    Se vuoi sono ancora disponibili per il download gratuito anche i calendari degli anni 2013, 2014, 2015, 2016, 2017 e 2018 nelle due versioni da parete e da scrivania.

    Fai click qui per entrare nelle pagine dalle quali potrai scaricare i calendari degli anni precedenti.

    GLI INFLUENCER DELLE EMERGENZE: COSA E' SUCCESSO DOPO L'ARTICOLO

    A seguito della pubblicazione dell'articolo su PuntoSicuro sono stati tantissimi i contatti, i riscontri positivi e le manifestazioni di interesse che mi sono arrivati.
    Devo dire che l'idea è nata sabato sera (8 dicembre) dopo il debriefing TEDxTrento 2018 in cui avevamo parlato anche di gestione dei flussi di persone per  l'evento del 2019 (vedi Mirta Alberti quali riflessioni scateni?).
    Rientrando verso casa, alla radio, gli aggiornamenti su quanto successo ad Ancona. E la mente ha iniziato a lavorare autonomamente e l'articolo, nonché il progetto collegato da intraprendere, sono usciti di getto, praticamente in tempo zero (chiaramente poi c'è stato un momento di revisione e perfezionamento).
     
    Qualcuno mi chiede cosa bisogna fare, altri hanno proposte e idee, altri manifestano perplessità per un'idea che va oltre agli obblighi normativi: "non si rispetta/applicano le leggi esistenti, vedi il D.Lgs. 81/2008, vuoi che un qualcosa di volontario venga applicato?".

    E invece il punto è proprio questo: non lavorare sugli obblighi, ma sulla cultura delle persone (non importa l'età, non importa lo status sociale, non importa il ruolo, non importa la scolarizzazione, ...), sul condividere in una situazione di emergenza il proprio essere una "persona" che può fare la differenza.
     
    AiFOS Associazione Italiana Formatori ed Operatori della Sicurezza sul Lavoro, il suo Presidente Rocco Vitale ed il suo Segretario Generale Francesco Naviglio , ci hanno creduto da subito, appena letta la bozza di proposta che avevo anticipato a loro già nella tarda serata di sabato.
     
    Ed ora "rimbocchiamoci le maniche" ed iniziamo a lavorare.

     


     

    Di seguito l'articolo pubblicato nei giorni scorsi:

     

    Come influenzare positivamente i comportamenti delle persone in caso di emergenza?

    In questi giorni le cronache ci portano una nuova triste notizia riguardante l’evento luttuoso che è avvenuto durante un concerto in una discoteca, un evento che sarà la magistratura a dipanare nelle sue cause e responsabilità, ma che certamente deve farci riflettere sul molti aspetti legati alle emergenze in presenza di folla, al panico che si può scatenare ed ai comportamenti delle persone.

    Come certamente molti di voi, pure io mi sono posto una serie di domande non su cosa sia successo, ma su come si debba lavorare sulle persone per evitare il ripetersi, sempre più frequenti di situazioni di questo tipo e sia alla luce delle esperienze avute in ambito eventi pubblico spettacolo, sia in quello legato alla gestione di emergenze in luoghi con presenza di utenti, ho iniziato a riflettere su cosa si può o si deve fare per migliorare quanto già previsto normativamente.

    Durante la riflessione mi è tornata in mente anche la testimonianza della Dott.ssa Anna Maria Masi al recente convegno “Storytelling: storie di fortuna e d’infortunio” organizzato da AiFOS e ICOGEI e che si è tenuto a Torino lo scorso 27 novembre. La Dott.ssa Masi, Psicologa dell’Associazione Psicologi per i Popoli di Torino, era intervenuta a seguito degli incidenti verificatisi in Piazza San Carlo a Torino la sera del 3 giugno 2017 ed ha raccontato quanto vissuto e le sensazioni di alcune delle persone coinvolte nell’evento: quella sera per un “falso allarme” si scatenò il panico con una fuga precipitosa delle persone dalla piazza, fuga che causò la morte di una persona ed oltre 1500 feriti (link alle slide). Da evidenziare come la dinamica di quella sera abbia molti punti in comune con quanto successo nella notte tra venerdì 7 dicembre e sabato 8 dicembre nella discoteca in provincia di Ancona.

    E dopo le domande, le risposte, o almeno delle risposte che possono essere un punto di partenza per dei ragionamenti e dei progetti da intraprendere.

    Una prima risposta che ci può essere di aiuto è certamente lo studio italo-tedesco cui ha partecipato l’Istituto per le applicazioni del calcolo del Consiglio nazionale delle ricerche (Iac-Cnr) di Roma e che può essere utilizzato per capire i comportamenti delle persone e per ‘orientare’ i movimenti di una folla in situazioni di emergenza (studio pubblicato nel 2015). Di seguito riporto il comunicato stampa, diffuso nel 2015 dal CNR e riproposto in questi giorni, che presenta i risultati dello sperimentazione fatta e che si sovrappone esattamente all’esperienza che molti responsabili della sicurezza hanno maturato in anni di attività:

    L’effetto gregge esiste

    I pedoni in gruppo e le folle si comportano come pecore, quando non sanno dove andare, e si possono controllare: una scoperta, a cui ha contribuito l’Iac-Cnr, che con un’opportuna guida ‘nascosta’ potrebbe consentire di gestire in modo ottimale situazioni quali i flussi dei pellegrini al prossimo Giubileo. L’esperimento è apparso su arXiv

    In situazioni di confusione, i gruppi umani si comportano esattamente come le greggi: tendono a seguire le persone davanti a loro, in particolare se sembrano sapere dove andare. Un comportamento che, secondo un nuovo studio italo-tedesco cui ha partecipato l’Istituto per le applicazioni del calcolo del Consiglio nazionale delle ricerche (Iac-Cnr) di Roma, può essere sfruttato per ‘orientare’ i movimenti di una folla in situazioni di emergenza, magari mescolando ad essa soggetti che sappiano precisamente come comportarsi. Una ricerca che potrebbe tornare utile, per esempio, per gestire al meglio i flussi di pellegrini del prossimo Giubileo straordinario annunciato da Papa Francesco.

    “Abbiamo voluto testare sul campo la correttezza delle previsioni dei modelli matematici per il controllo delle folle che sfruttano il cosiddetto ‘effetto gregge’”, spiega Emiliano Cristiani dell’Iac-Cnr. “Si tratta di un comportamento che si manifesta in animali sociali, come oche, scarafaggi e, naturalmente, pecore, che porta a muoversi seguendo i compagni vicini, indipendentemente dalla loro destinazione. In matematica, un gregge è un esempio di sistema auto-organizzante, un gruppo composto da un numero elevato di ‘agenti’ che seguono regole semplici e in cui le dinamiche individuali sono influenzate da quelle degli agenti più prossimi. Nonostante si tratti di atteggiamenti solitamente associati ad animali, studi del genere sono utili per indirizzare al meglio anche grandi folle di esseri umani in situazioni delicate come nei piani strategici di evacuazione”.

    L’esperimento apparso su arXiv si è svolto di recente nel Dipartimento di matematica della Sapienza Università di Roma. A due gruppi di circa 40 persone ognuno è stato chiesto di raggiungere, a partire da un’aula, un determinato luogo, sconosciuto a tutti tranne che a una persona nel primo gruppo e a cinque nel secondo (che non si sono svelate fino alla fine dell’esperimento). “Uscendo dalla classe”, prosegue il ricercatore Iac-Cnr, “i soggetti hanno mostrato una lieve tendenza ad andare a destra, verso la parte del Dipartimento a loro più familiare, presto superata dal desiderio di raggiungere e seguire i compagni che si trovavano di fronte a loro. Questo comportamento ha permesso alle persone informate di ‘trascinare’ gli altri, portandoli a destinazione lungo il percorso più veloce”.

    Si tratta del primo esperimento di questo genere effettuato con pedoni in un ambito di ricerca. Gli studiosi hanno verificato che le persone non sembrano a loro agio con istruzioni calate ‘dall’alto’, ma diventano docili quando viene fatto loro credere di scegliere autonomamente. “Nuovi modelli matematici e metodi di ottimizzazione sono stati usati in combinazione per trovare la strategia dei ‘leader nascosti’ e portare tutti a destinazione evitando attese e congestioni. La migliore consiste nello spezzare la folla per indirizzarla verso tutte le uscite disponibili, anche le più lontane e meno conosciute. Nel caso di una sola uscita, invece per garantire un deflusso ottimale è paradossalmente preferibile ingannare alcune persone conducendole lontano da essa, per poi riportarle successivamente nella giusta direzione”.

    Le tecniche di controllo di grandi folle studiate in questa ricerca trovano una naturale applicazione nei casi in cui la situazione di pericolo è prevedibile, ma la comunicazione tra autorità e folla è difficoltosa, come per esempio durante una manifestazione violenta. In questi casi agenti in borghese nascosti nella folla potrebbero correre in direzioni concordate per attivare l’effetto gregge. Allo studio hanno collaborato scienziati della Technische Universität di Monaco di Baviera.

    Roma, 11 maggio 2015

    Scheda:
    Chi: Istituto per le applicazioni del calcolo del Consiglio nazionale delle ricerche (Iac-Cnr) di Roma Che cosa: Esperimento sul comportamento delle folle apparso su  http://arxiv.org/abs/1504.04064
    G. Albi, M. Bongini, E. Cristiani, D. Kalise, Invisible control of self-organizing agents leaving unknown environments, SIAM J. Appl. Math., 76 (2016), 1683-1710.

    Una seconda risposta è quella legata alle “tradizionali” forme di gestione dell’emergenza. In genere, tutte le attività, comprese quelle che vedono una presenza maggioritaria di utenti rispetto al personale di “servizio” (a solo titolo cito ristoranti, discoteche, alberghi, trasporti, centri commerciali, teatri, cinema, università, grossi convegni e convention, mostre mercato, mercatini natalizi, meeting, fiere campionarie, eventi sportivi, parchi divertimenti e parchi a tema, eventi di pubblico spettacolo, ecc.), hanno una gestione delle emergenze che si basa su parametri abbastanza standardizzati:

    • piano di emergenza,
    • personale addetto alle emergenze debitamente formato
    • personale semplicemente informato sulla gestione delle emergenze,
    • planimetrie dell’evacuazione,
    • segnaletica di sicurezza,
    • esercitazioni; queste ultime molte volte eseguite con il solo personale, mentre è (purtroppo) più raro che vengano eseguite coinvolgendo gli utenti/clienti.

    Questo schema però molte volte risulta essere insufficiente o carente per situazioni con presenza di utenti “fluidi”, ovvero che non sono vincolati ad uno specifico luogo, ma si muovo all’interno di un’area più o meno grande.

    Una terza risposta riguarda le dinamiche dell’affollamento, ovvero la considerazione che in qualsiasi situazione avremo delle zone più affollate rispetto ad altre, ovvero ci saranno delle aree “stabili” riempite in modo uniforme (ad esempio le zone antistanti i palchi, certe aree dei ristoranti, dei percorsi all’interno dei centri commerciali, delle singole attrazioni di un parco tematico, ecc.) ed una serie di zone “periferiche”, più fluide ed occupate con densità minori. La letteratura tecnica – con alcuni studi che hanno valutato la pericolosità o meno degli affollamenti – indica che le folle con densità da 2 a 4 persone a m² possono ancora permettere al singolo individuo di muoversi in una direzione o nell’altra indipendentemente, mentre una densità pari o superiore di 6 persone o più, produce un movimento della folla ad onda che non permette più al singolo individuo di decidere dove andare e può provocare malori per schiacciamenti, soffocamenti, cadute che creano un “vuoto” nella struttura compatta che automaticamente viene riempito dal resto della folla o a sua volta provoca un crollo più ampio portando a feriti o addirittura a vittime (come purtroppo le cronache ci hanno più volte mostrato).

    In tutti i casi il fattore umano degli “utenti” non è facilmente gestibile in quanto non prevedibile perché non legato a fattori oggettivi, ma altamente variabile e soggettivo (se pur con modelli ripetibili e misurabili) ed allora a questo punto – a mio avviso – non basta più quanto fatto con gli “addetti”, ma è necessario e fondamentale iniziare a lavorare anche sugli utenti.
    Varie le possibilità che potrebbero essere utilizzate, vediamone alcune:

    • informazione prima o durante l’evento. Metodologia usata in alcuni grandi eventi vedasi ad esempio quanto fatto prima del concerto di Vasco Rossi lo scorso anno a Modena con la proiezione di un video messaggio relativo alla sicurezza.

    Grazie alla disponibilità di Fabio Marsili – Around The Show srl, che ringraziamo per l’autorizzazione alla pubblicazione, facendo click sull’immagine è possibile vedere il video citato.

    Video Messaggio Sicurezza ATS - Around The Show srl
    Nota: fai click sull’immagine per aprire la pagina con il Video Messaggio Sicurezza proiettato al Modena Park 2017

    Naturalmente l’esempio di quanto fatto al Modena Park 2017 può essere un’idea che, rimodulata nelle giuste proporzioni rispetto alle dimensioni dell’evento o della situazione, può diventare un elemento per rendere consapevoli gli utenti di quanto previsto e della propria sicurezza;

    • effettuazione di esercitazioni con la presenza degli utenti, dei clienti, del pubblico (ad esempio in hotel e ristoranti, ma anche in altri contesti);
    • distribuzione di materiali informativi specifici e chiari (evitare riproposizione di norme, ma lavorare su disegni e schemi);
    • aprire dei tavoli di confronto tecnici per analizzare varie situazioni e meglio comprendere dinamiche e problematiche, un po’ come fatto quest’anno ad Arezzo nel Workshop PUBBLICO SICURO: Organizzazione Eventi negli Anni del Terrorismo, organizzato da Fabio Fila e Doc Servizi e al quale hanno partecipato relatori di caratura internazionale che hanno portato la loro esperienza e si è riflettuto su tematiche che in Europa sono dibattute a partire dal duemila e che vengono portate avanti da YES Group, un gruppo di lavoro nato dopo il disastro di Roskilde e che dal 2006 ha assunto una connotazione intereuropea creando il progetto Yourope.

    Naturalmente in questo caso il punto di approfondimento e confronto non dovrebbero essere i grossi eventi, ma la quotidianità di strutture che ogni giorno aprono la loro attività e che a volte non riescono a comprendere i vincoli ed i limiti che le norme impongono.

    Ma proprio pensando al “gregge” della ricerca CNR, l’idea potrebbe essere quella di identificare nei vari luoghi delle persone (clienti abituali, studenti, specifiche categorie di utenti) che in caso di emergenza sappiano cosa fare e soprattutto dove andare. Chiamiamoli gli “influencer dell’emergenza”, ovvero persone allenate che diventino dei ‘leader nascosti’ pronti a trasformarsi in “guide dell’emergenza”. È certamente un’idea che avrà bisogno di approfondimenti, analisi, simulazioni, prove pratiche ed esercitazioni.

    Come AiFOS stiamo ormai da tempo approfondendo, con uno gruppo di lavoro specifico coordinato dall’Arch. Lara Calanni Pileri, le tematiche legate alla gestione degli eventi e certamente quest’idea, per quanto possa sembrare un volo pindarico, potrà essere uno dei prossimi punti di studio e valutazione. Naturalmente quanto sopra diventa possibile e realizzabile se anche gli altri aspetti della sicurezza, quali il numero di persone presenti, l’idoneità delle vie di fuga, la presenza di addetti debitamente formati, informati ed aggiornati, vengono attuati e rispettati.

     

    Geom. Stefano Farina

    L’articolo è stato pubblicato su:

    L'articolo GLI INFLUENCER DELLE EMERGENZE proviene da EVENTI E PUBBLICHE MANIFESTAZIONI.

    Come influenzare positivamente i comportamenti delle persone in caso di emergenza?

    In questi giorni le cronache ci portano una nuova triste notizia riguardante l’evento luttuoso che è avvenuto durante un concerto in una discoteca, un evento che sarà la magistratura a dipanare nelle sue cause e responsabilità, ma che certamente deve farci riflettere sul molti aspetti legati alle emergenze in presenza di folla, al panico che si può scatenare ed ai comportamenti delle persone.

    Come certamente molti di voi, pure io mi sono posto una serie di domande non su cosa sia successo, ma su come si debba lavorare sulle persone per evitare il ripetersi, sempre più frequenti di situazioni di questo tipo e sia alla luce delle esperienze avute in ambito eventi pubblico spettacolo, sia in quello legato alla gestione di emergenze in luoghi con presenza di utenti, ho iniziato a riflettere su cosa si può o si deve fare per migliorare quanto già previsto normativamente.

    Durante la riflessione mi è tornata in mente anche la testimonianza della Dott.ssa Anna Maria Masi al recente convegno “Storytelling: storie di fortuna e d’infortunio” organizzato da AiFOS e ICOGEI e che si è tenuto a Torino lo scorso 27 novembre. La Dott.ssa Masi, Psicologa dell’Associazione Psicologi per i Popoli di Torino, era intervenuta a seguito degli incidenti verificatisi in Piazza San Carlo a Torino la sera del 3 giugno 2017 ed ha raccontato quanto vissuto e le sensazioni di alcune delle persone coinvolte nell’evento: quella sera per un “falso allarme” si scatenò il panico con una fuga precipitosa delle persone dalla piazza, fuga che causò la morte di una persona ed oltre 1500 feriti (link alle slide). Da evidenziare come la dinamica di quella sera abbia molti punti in comune con quanto successo nella notte tra venerdì 7 dicembre e sabato 8 dicembre nella discoteca in provincia di Ancona.

    E dopo le domande, le risposte, o almeno delle risposte che possono essere un punto di partenza per dei ragionamenti e dei progetti da intraprendere.

    Una prima risposta che ci può essere di aiuto è certamente lo studio italo-tedesco cui ha partecipato l’Istituto per le applicazioni del calcolo del Consiglio nazionale delle ricerche (Iac-Cnr) di Roma e che può essere utilizzato per capire i comportamenti delle persone e per ‘orientare’ i movimenti di una folla in situazioni di emergenza (studio pubblicato nel 2015). Di seguito riporto il comunicato stampa, diffuso nel 2015 dal CNR e riproposto in questi giorni, che presenta i risultati dello sperimentazione fatta e che si sovrappone esattamente all’esperienza che molti responsabili della sicurezza hanno maturato in anni di attività:

    L’effetto gregge esiste

    I pedoni in gruppo e le folle si comportano come pecore, quando non sanno dove andare, e si possono controllare: una scoperta, a cui ha contribuito l’Iac-Cnr, che con un’opportuna guida ‘nascosta’ potrebbe consentire di gestire in modo ottimale situazioni quali i flussi dei pellegrini al prossimo Giubileo. L’esperimento è apparso su arXiv

    In situazioni di confusione, i gruppi umani si comportano esattamente come le greggi: tendono a seguire le persone davanti a loro, in particolare se sembrano sapere dove andare. Un comportamento che, secondo un nuovo studio italo-tedesco cui ha partecipato l’Istituto per le applicazioni del calcolo del Consiglio nazionale delle ricerche (Iac-Cnr) di Roma, può essere sfruttato per ‘orientare’ i movimenti di una folla in situazioni di emergenza, magari mescolando ad essa soggetti che sappiano precisamente come comportarsi. Una ricerca che potrebbe tornare utile, per esempio, per gestire al meglio i flussi di pellegrini del prossimo Giubileo straordinario annunciato da Papa Francesco.

    “Abbiamo voluto testare sul campo la correttezza delle previsioni dei modelli matematici per il controllo delle folle che sfruttano il cosiddetto ‘effetto gregge’”, spiega Emiliano Cristiani dell’Iac-Cnr. “Si tratta di un comportamento che si manifesta in animali sociali, come oche, scarafaggi e, naturalmente, pecore, che porta a muoversi seguendo i compagni vicini, indipendentemente dalla loro destinazione. In matematica, un gregge è un esempio di sistema auto-organizzante, un gruppo composto da un numero elevato di ‘agenti’ che seguono regole semplici e in cui le dinamiche individuali sono influenzate da quelle degli agenti più prossimi. Nonostante si tratti di atteggiamenti solitamente associati ad animali, studi del genere sono utili per indirizzare al meglio anche grandi folle di esseri umani in situazioni delicate come nei piani strategici di evacuazione”.

    L’esperimento apparso su arXiv si è svolto di recente nel Dipartimento di matematica della Sapienza Università di Roma. A due gruppi di circa 40 persone ognuno è stato chiesto di raggiungere, a partire da un’aula, un determinato luogo, sconosciuto a tutti tranne che a una persona nel primo gruppo e a cinque nel secondo (che non si sono svelate fino alla fine dell’esperimento). “Uscendo dalla classe”, prosegue il ricercatore Iac-Cnr, “i soggetti hanno mostrato una lieve tendenza ad andare a destra, verso la parte del Dipartimento a loro più familiare, presto superata dal desiderio di raggiungere e seguire i compagni che si trovavano di fronte a loro. Questo comportamento ha permesso alle persone informate di ‘trascinare’ gli altri, portandoli a destinazione lungo il percorso più veloce”.

    Si tratta del primo esperimento di questo genere effettuato con pedoni in un ambito di ricerca. Gli studiosi hanno verificato che le persone non sembrano a loro agio con istruzioni calate ‘dall’alto’, ma diventano docili quando viene fatto loro credere di scegliere autonomamente. “Nuovi modelli matematici e metodi di ottimizzazione sono stati usati in combinazione per trovare la strategia dei ‘leader nascosti’ e portare tutti a destinazione evitando attese e congestioni. La migliore consiste nello spezzare la folla per indirizzarla verso tutte le uscite disponibili, anche le più lontane e meno conosciute. Nel caso di una sola uscita, invece per garantire un deflusso ottimale è paradossalmente preferibile ingannare alcune persone conducendole lontano da essa, per poi riportarle successivamente nella giusta direzione”.

    Le tecniche di controllo di grandi folle studiate in questa ricerca trovano una naturale applicazione nei casi in cui la situazione di pericolo è prevedibile, ma la comunicazione tra autorità e folla è difficoltosa, come per esempio durante una manifestazione violenta. In questi casi agenti in borghese nascosti nella folla potrebbero correre in direzioni concordate per attivare l’effetto gregge. Allo studio hanno collaborato scienziati della Technische Universität di Monaco di Baviera.

    Roma, 11 maggio 2015

    Scheda:
    Chi: Istituto per le applicazioni del calcolo del Consiglio nazionale delle ricerche (Iac-Cnr) di Roma Che cosa: Esperimento sul comportamento delle folle apparso su  http://arxiv.org/abs/1504.04064
    G. Albi, M. Bongini, E. Cristiani, D. Kalise, Invisible control of self-organizing agents leaving unknown environments, SIAM J. Appl. Math., 76 (2016), 1683-1710.

    Una seconda risposta è quella legata alle “tradizionali” forme di gestione dell’emergenza. In genere, tutte le attività, comprese quelle che vedono una presenza maggioritaria di utenti rispetto al personale di “servizio” (a solo titolo cito ristoranti, discoteche, alberghi, trasporti, centri commerciali, teatri, cinema, università, grossi convegni e convention, mostre mercato, mercatini natalizi, meeting, fiere campionarie, eventi sportivi, parchi divertimenti e parchi a tema, eventi di pubblico spettacolo, ecc.), hanno una gestione delle emergenze che si basa su parametri abbastanza standardizzati:

    • piano di emergenza,
    • personale addetto alle emergenze debitamente formato
    • personale semplicemente informato sulla gestione delle emergenze,
    • planimetrie dell’evacuazione,
    • segnaletica di sicurezza,
    • esercitazioni; queste ultime molte volte eseguite con il solo personale, mentre è (purtroppo) più raro che vengano eseguite coinvolgendo gli utenti/clienti.

    Questo schema però molte volte risulta essere insufficiente o carente per situazioni con presenza di utenti “fluidi”, ovvero che non sono vincolati ad uno specifico luogo, ma si muovo all’interno di un’area più o meno grande.

    Una terza risposta riguarda le dinamiche dell’affollamento, ovvero la considerazione che in qualsiasi situazione avremo delle zone più affollate rispetto ad altre, ovvero ci saranno delle aree “stabili” riempite in modo uniforme (ad esempio le zone antistanti i palchi, certe aree dei ristoranti, dei percorsi all’interno dei centri commerciali, delle singole attrazioni di un parco tematico, ecc.) ed una serie di zone “periferiche”, più fluide ed occupate con densità minori. La letteratura tecnica – con alcuni studi che hanno valutato la pericolosità o meno degli affollamenti – indica che le folle con densità da 2 a 4 persone a m² possono ancora permettere al singolo individuo di muoversi in una direzione o nell’altra indipendentemente, mentre una densità pari o superiore di 6 persone o più, produce un movimento della folla ad onda che non permette più al singolo individuo di decidere dove andare e può provocare malori per schiacciamenti, soffocamenti, cadute che creano un “vuoto” nella struttura compatta che automaticamente viene riempito dal resto della folla o a sua volta provoca un crollo più ampio portando a feriti o addirittura a vittime (come purtroppo le cronache ci hanno più volte mostrato).

    In tutti i casi il fattore umano degli “utenti” non è facilmente gestibile in quanto non prevedibile perché non legato a fattori oggettivi, ma altamente variabile e soggettivo (se pur con modelli ripetibili e misurabili) ed allora a questo punto – a mio avviso – non basta più quanto fatto con gli “addetti”, ma è necessario e fondamentale iniziare a lavorare anche sugli utenti.
    Varie le possibilità che potrebbero essere utilizzate, vediamone alcune:

    • informazione prima o durante l’evento. Metodologia usata in alcuni grandi eventi vedasi ad esempio quanto fatto prima del concerto di Vasco Rossi lo scorso anno a Modena con la proiezione di un video messaggio relativo alla sicurezza.

    Grazie alla disponibilità di Fabio Marsili – Around The Show srl, che ringraziamo per l’autorizzazione alla pubblicazione, facendo click sull’immagine è possibile vedere il video citato.

    Video Messaggio Sicurezza ATS - Around The Show srl
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    Naturalmente l’esempio di quanto fatto al Modena Park 2017 può essere un’idea che, rimodulata nelle giuste proporzioni rispetto alle dimensioni dell’evento o della situazione, può diventare un elemento per rendere consapevoli gli utenti di quanto previsto e della propria sicurezza;

    • effettuazione di esercitazioni con la presenza degli utenti, dei clienti, del pubblico (ad esempio in hotel e ristoranti, ma anche in altri contesti);
    • distribuzione di materiali informativi specifici e chiari (evitare riproposizione di norme, ma lavorare su disegni e schemi);
    • aprire dei tavoli di confronto tecnici per analizzare varie situazioni e meglio comprendere dinamiche e problematiche, un po’ come fatto quest’anno ad Arezzo nel Workshop PUBBLICO SICURO: Organizzazione Eventi negli Anni del Terrorismo, organizzato da Fabio Fila e Doc Servizi e al quale hanno partecipato relatori di caratura internazionale che hanno portato la loro esperienza e si è riflettuto su tematiche che in Europa sono dibattute a partire dal duemila e che vengono portate avanti da YES Group, un gruppo di lavoro nato dopo il disastro di Roskilde e che dal 2006 ha assunto una connotazione intereuropea creando il progetto Yourope.

    Naturalmente in questo caso il punto di approfondimento e confronto non dovrebbero essere i grossi eventi, ma la quotidianità di strutture che ogni giorno aprono la loro attività e che a volte non riescono a comprendere i vincoli ed i limiti che le norme impongono.

    Ma proprio pensando al “gregge” della ricerca CNR, l’idea potrebbe essere quella di identificare nei vari luoghi delle persone (clienti abituali, studenti, specifiche categorie di utenti) che in caso di emergenza sappiano cosa fare e soprattutto dove andare. Chiamiamoli gli “influencer dell’emergenza”, ovvero persone allenate che diventino dei ‘leader nascosti’ pronti a trasformarsi in “guide dell’emergenza”. È certamente un’idea che avrà bisogno di approfondimenti, analisi, simulazioni, prove pratiche ed esercitazioni.

    Come AiFOS stiamo ormai da tempo approfondendo, con uno gruppo di lavoro specifico coordinato dall’Arch. Lara Calanni Pileri, le tematiche legate alla gestione degli eventi e certamente quest’idea, per quanto possa sembrare un volo pindarico, potrà essere uno dei prossimi punti di studio e valutazione. Naturalmente quanto sopra diventa possibile e realizzabile se anche gli altri aspetti della sicurezza, quali il numero di persone presenti, l’idoneità delle vie di fuga, la presenza di addetti debitamente formati, informati ed aggiornati, vengono attuati e rispettati.

     

    Geom. Stefano Farina

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    Informazione prima dell’evento: Proiezione di un video messaggio relativo alla sicurezza – Modena Park 2017

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    Video a corredo dell’articolo di www.puntosicuro.it

     

     

    Per il Video Messaggio Sicurezza si ringrazia Fabio Marsili – Around The Show srl

    Estate 2017
    Video Messaggio Sicurezza

    Credits:
    Around The Show srl Prodotto
    BeLoud per la realizzazione
    Paul Mellidi per le animazioni
    Simone Giacinti Attore
    #securitymanagement #ats #sicurezza #informazione #prevenzione
    ATS servizi di sicurezza a 360°

     

    Il Modena Park 2017 è stato il concerto tenuto dal cantautore Vasco Rossi il 1º luglio 2017 a Modena, per autocelebrare i suoi 40 anni di attività musicale.

    L’evento, ospitato al parco Enzo Ferrari, ha battuto il primato mondiale del concerto con il più alto numero di spettatori paganti, con 225.173 biglietti emessi, di cui 5.000 gratuiti.

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    Informazione prima dell’evento: Proiezione di un video messaggio relativo alla sicurezza – Modena Park 2017

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    Estate 2017
    Video Messaggio Sicurezza

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    Around The Show srl Prodotto
    BeLoud per la realizzazione
    Paul Mellidi per le animazioni
    Simone Giacinti Attore
    #securitymanagement #ats #sicurezza #informazione #prevenzione
    ATS servizi di sicurezza a 360°

     

    Il Modena Park 2017 è stato il concerto tenuto dal cantautore Vasco Rossi il 1º luglio 2017 a Modena, per autocelebrare i suoi 40 anni di attività musicale.

    L’evento, ospitato al parco Enzo Ferrari, ha battuto il primato mondiale del concerto con il più alto numero di spettatori paganti, con 225.173 biglietti emessi, di cui 5.000 gratuiti.

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    DISCOTECA LANTERNA AZZURRA DI CORINALDO

    Sabato, 08 dicembre 2018

    Numerosi morti a in seguito al fuggi fuggi causato dall’uso di spray urticante.

    in relazione al terribile incidente occorso nella discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo dove – stando alle attuali notizie – sono morte almeno 6 persone di cui cinque minorenni, proponiamo un approfondimento del C.N.R. sulla dinamica delle folle.

     

    CNR-logo

    L’effetto gregge esiste 

    I pedoni in gruppo e le folle si comportano come pecore, quando non sanno dove andare, e si possono controllare: una scoperta, a cui ha contribuito l’Iac-Cnr, che con un’opportuna guida ‘nascosta’ potrebbe consentire di gestire in modo ottimale situazioni quali i flussi dei pellegrini al prossimo Giubileo. L’esperimento è apparso su arXiv

    In situazioni di confusione, i gruppi umani si comportano esattamente come le greggi: tendono a seguire le persone davanti a loro, in particolare se sembrano sapere dove andare. Un comportamento che, secondo un nuovo studio italo-tedesco cui ha partecipato l’Istituto per le applicazioni del calcolo del Consiglio nazionale delle ricerche (Iac-Cnr) di Roma, può essere sfruttato per ‘orientare’ i movimenti di una folla in situazioni di emergenza, magari mescolando ad essa soggetti che sappiano precisamente come comportarsi. Una ricerca che potrebbe tornare utile, per esempio, per gestire al meglio i flussi di pellegrini del prossimo Giubileo straordinario annunciato da Papa Francesco.

    “Abbiamo voluto testare sul campo la correttezza delle previsioni dei modelli matematici per il controllo delle folle che sfruttano il cosiddetto ‘effetto gregge’”, spiega Emiliano Cristiani dell’Iac-Cnr. “Si tratta di un comportamento che si manifesta in animali sociali, come oche, scarafaggi e, naturalmente, pecore, che porta a muoversi seguendo i compagni vicini, indipendentemente dalla loro destinazione. In matematica, un gregge è un esempio di sistema auto-organizzante, un gruppo composto da un numero elevato di ‘agenti’ che seguono regole semplici e in cui le dinamiche individuali sono influenzate da quelle degli agenti più prossimi. Nonostante si tratti di atteggiamenti solitamente associati ad animali, studi del genere sono utili per indirizzare al meglio anche grandi folle di esseri umani in situazioni delicate come nei piani strategici di evacuazione”.

    L’esperimento apparso su arXiv si è svolto di recente nel Dipartimento di matematica della Sapienza Università di Roma. A due gruppi di circa 40 persone ognuno è stato chiesto di raggiungere, a partire da un’aula, un determinato luogo, sconosciuto a tutti tranne che a una persona nel primo gruppo e a cinque nel secondo (che non si sono svelate fino alla fine dell’esperimento). “Uscendo dalla classe”, prosegue il ricercatore Iac-Cnr, “i soggetti hanno mostrato una lieve tendenza ad andare a destra, verso la parte del Dipartimento a loro più familiare, presto superata dal desiderio di raggiungere e seguire i compagni che si trovavano di fronte a loro. Questo comportamento ha permesso alle persone informate di ‘trascinare’ gli altri, portandoli a destinazione lungo il percorso più veloce”.

    Si tratta del primo esperimento di questo genere effettuato con pedoni in un ambito di ricerca. Gli studiosi hanno verificato che le persone non sembrano a loro agio con istruzioni calate ‘dall’alto’, ma diventano docili quando viene fatto loro credere di scegliere autonomamente. “Nuovi modelli matematici e metodi di ottimizzazione sono stati usati in combinazione per trovare la strategia dei ‘leader nascosti’ e portare tutti a destinazione evitando attese e congestioni. La migliore consiste nello spezzare la folla per indirizzarla verso tutte le uscite disponibili, anche le più lontane e meno conosciute. Nel caso di una sola uscita, invece per garantire un deflusso ottimale è paradossalmente preferibile ingannare alcune persone conducendole lontano da essa, per poi riportarle successivamente nella giusta direzione”.

    Le tecniche di controllo di grandi folle studiate in questa ricerca trovano una naturale applicazione nei casi in cui la situazione di pericolo è prevedibile, ma la comunicazione tra autorità e folla è difficoltosa, come per esempio durante una manifestazione violenta. In questi casi agenti in borghese nascosti nella folla potrebbero correre in direzioni concordate per attivare l’effetto gregge. Allo studio hanno collaborato scienziati della Technische Universität di Monaco di Baviera.

    Roma, 11 maggio 2015

     

    L'articolo UNO STUDIO C.N.R. SULLA DINAMICA DELLE FOLLE CI AIUTA NELLA PREVENZIONE proviene da EVENTI E PUBBLICHE MANIFESTAZIONI.

    Storytelling: storie di fortuna e d’infortunio

    Convegno di studio e approfondimento 

    Organizzato da AiFOS ed ICOGEI, l’evento che si è tenuto il 27 novembre a Torino ed è stato ospitato dal Circolo degli Ufficiali dell’Esercito Italiano, ha visto anche la testimonianza diretta della Dott.ssa  ANNA MARIA MASI, che era intervenuta a seguito degli incidenti verificatisi in Piazza San Carlo a Torino la sera del 3 giugno 2017.

    Nel suo intervento la  Dott.ssa  ANNA MARIA MASI, che ha raccontato la sua esperienza diretta a partire dal momento dell’allarme fino alle attività di sostegno psicologico successive alla prima emergenza. Altro intervento importante è stato quella della Dott.ssa MARIA TERESA FENOGLIO che ha presentato l’Associazione Psicologi per i Popoli di Torino che ha coordinato tutta l’attività di sostegno psicologico a seguito dell‘emergenza.

     

    Nell’incontro, moderato da Lara Calanni Pileri, Titolare del CFA Icogei di Cuorgné (TO) e referente del Gruppo di Progetto AiFOS “Gestione eventi”, i narratori hanno esposto la loro esperienza professionale o di volontariato, raccontandone gli aspetti generali e poi focalizzandosi su come si sono sviluppati gli interventi secondo il ruolo ricoperto e quali criticità sono state rilevate.

    Lara Calanni Pileri

    I saluti iniziali sono stati portati dal Maggiore Co. Ing. Canaparo arch. Elena,che in base alla sua esperienza ha presentato le analogie tra situazioni ed ambienti differenti nell’ambito della sicurezza sul lavoro.

    Elena Canaparo

     

    Dopo la relazione sugli eventi di Piazza San Carlo di Torino è stata poi la volta della Dott.ssa Elisa Troglia – Psicoterapeuta, Volontaria Croce Rossa (Se.P), presentare quanto fatto a seguito del Crollo del Ponte Morandi di Genova del 14 agosto 2018 ovvero l”intervento di supporto psicologico ai soccorritori e ai famigliari delle vittime dell’evento.

    Elena Troglia

    Elena Troglia

     

     

    Il Geom. Stefano Farina, ha invece affrontato il tema degli interventi post terremoto che ha colpito la terra d’Abruzzo nel 2009 utilizzando però un punto di lettura differente, ovvero “l’albero della memoria o del ricordo“, ovvero l’albero che a partire dal 6 aprile 2009 è diventato il simbolo di quanto successo e che anche durante i lavori di realizzazione del villaggio temporaneo di Onna era parte integrante dell’attività lavorativa.

    Onna

    Onna

    Onna

    Onna

    FOTO Carlo Cassano

     

    Il Presidente di AiFOS, Prof. Rocco Vitale, hai poi narrato una storia che ha coinvolto i partecipanti sul tema e significato dello “STORYTELLING”.

    Rocco Vitale

    Infine Andrea Loreni, funambolo, filosofo, formatore e speaker, ha accompagnato i partecipanti lungo il cammino della paura del proprio essere e del proprio fare quotidiano e di come davanti alla paura diventa più pericoloso voltarsi e tornare indietro che non affrontarla.

    Guarda il video di Andrea LoreniAndrea Loreni - Rocca Sbarua

     

    Prologo all’incontro era stata, nel corso della mattinata, la visita guidata al Museo Storico Nazionale di Artiglieria polo museale di storia delle tecnologie militari ubicato nel Maschio della Cittadella (angolo fra Corso Galileo Ferraris e Via Cernaia). 

    Museo Nazionale Artiglieria

     

     

     

    L'articolo Incidenti Piazza San Carlo a Torino: la testimonianza di chi è intervenuto proviene da EVENTI E PUBBLICHE MANIFESTAZIONI.

    E’ partita la fase di inchiesta pubblica finale per il progetto di norma nazionale UNI1604567.

    Di interesse della Commissione Protezione attiva contro gli incendi, riguarda i sistemi fissi automatici di rivelazione e di segnalazione allarme d’incendio.

    Il documento fornisce le caratteristiche del segnale acustico unificato di allarme incendio, in termini di segnale di preallarme e segnale di allarme evacuazione, utilizzato sui dispositivi acustici dei sistemi fissi automatici di rivelazione incendio.

    Nello specifico, il progetto definisce due parametri acustici del segnale: il pattern e il livello di pressione sonora richiesto e udibile in tutte le aree dell’edificio.

    Entro il 23 gennaio 2019, data di fine inchiesta, gli interessati possono inviare i propri commenti (>> consulta la banca dati).

     

    UNI1604567

    Titolo: Sistemi fissi automatici di rivelazione e di segnalazione allarme incendio “ Caratteristica del segnale acustico unificato di pre-allarme e allarme incendio
    Sommario: La presente norma fornisce le caratteristiche del segnale acustico unificato di pre-allarme e allarme incendio, utilizzato sui dispositivi acustici dei sistemi fissi automatici di rivelazione, di segnalazione manuale e di allarme incendio.
    Codice ICS: 13.140
    Organo Tecnico UNI: Protezione attiva contro gli incendi
    Data di inizio inchiesta:
    Data di fine inchiesta: 23/01/2019

    [Fonte UNI.com]

    E’ partita la fase di inchiesta pubblica finale per il progetto di norma nazionale UNI1604601.

    Di competenza della Commissione Impianti ed attrezzi sportivi e ricreativi il progetto riguarda le caratteristiche e i requisiti prestazionali e di durabilità degli elementi di protezione, atti a salvaguardare la sicurezza degli utilizzatori degli spazi di attività sportiva.

    Ricordiamo che gli elementi di protezione hanno lo scopo di garantire all’utilizzatore una sicurezza durante le attività in caso di impatto su una delle superfici di elementi e/o attrezzature.

    Entro il 23 gennaio 2019, data di fine inchiesta, gli interessati possono inviare i propri commenti (>> consulta la banca dati).

    UNI1604601

    Titolo: Elementi di protezione e caratteristiche di sicurezza per gli utilizzatori dello spazio di attività  in ambito sportivo e ricreativo
    Sommario: La presente norma definisce le caratteristiche ed i requisiti prestazionali e di durabilità  degli elementi di protezione, atti a salvaguardare la sicurezza degli utilizzatori degli spazi di attività  sportiva di seguito definiti, da applicare agli elementi ed attrezzature fissi ed amovibili utilizzati nella configurazione degli spazi stessi.
    Codice ICS: 97.220.10
    Organo Tecnico UNI: Impianti ed attrezzi sportivi e ricreativi
    Data di inizio inchiesta:
    Data di fine inchiesta: 23/01/2019

    [Fonte UNI.com]

    Pubblicata in Gazzetta Ufficiale la norma tecnica di prevenzione incendi per attivita’ commerciali, ove sia prevista la vendita e l’esposizione di beni, con superficie lorda superiore a 400 mq, comprensiva di servizi, depositi e spazi comuni coperti.

     

    Sulla Gazzetta Ufficiale del 3 dicembre 2018 (GU Serie Generale n.281 del 03-12-2018) è stato pubblicato il  DECRETO 23 novembre 2018  MINISTERO DELL’INTERNO di approvazione di norme tecniche di prevenzione incendi per le attività commerciali, ove sia prevista la vendita e l’esposizione di beni, con superficie lorda superiore a 400 mq, comprensiva di servizi, depositi e spazi comuni coperti, ai sensi dell’articolo 15, del decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139 – modifiche al decreto 3 agosto 2015.

     

    Si tratta di una regola tecnica verticale che reca disposizioni di prevenzione incendi riguardanti le attività commerciali, costituita da una o più aree di vendita comunicanti anche afferenti a responsabili diversi, ove sia prevista la vendita e l’esposizione di beni, con superficie lorda superiore a 400 m2 comprensiva di servizi, depositi e spazi comuni coperti (ad esempio atrii, gallerie, sistemi di collegamento quali corridoi, scale, …).  

    Classificazioni

    Ai fini della regola tecnica, le attività commerciali sono state classificate come segue:

    1. a) in relazione alla superficie lorda utile A:

    AA: A ”≤ 1.500 m2;

    AB: 1500 m2 < A ≤ 3000 m2;

    AC: 3000 m2 < A ≤ 5000 m2;

    AD: 5000 m2 < A ≤ 10000 m2;

    AE: A > 10000 m2.

    Nel computo della  superficie lorda utile A, oltre alle aree destinate alla vendita, devono essere considerate solo le aree destinate a servizi, depositi e spazi comuni coperti direttamente funzionali all’attività commerciale, così come definite al successivo punto 2. (Ad esempio, non si considerano aree direttamente funzionali quelle delle attività produttive o artigianali eventualmente presenti nell’opera da costruzione, anche se comunicanti con l’attività commerciale).

    Nota La superficie  lorda utile A è impiegata per l’individuazione delle misure di sicurezza e non ai fini del campo di applicazione della regola tecnica stessa.

    1. b) in relazione alla quota dei piani h:

    HA: -1 m ≤ h ≤ 6 m;

    HB: -5 m ≤ h ≤ 12 m;

    HC: -10 m ≤ h ≤ 24 m;

    HD: tutti gli altri casi non rientranti nella classificazione precedente.

     

    Le norme tecniche si possono applicare alle attività commerciali di cui sopra con riferimento all’allegato I del decreto del Presidente della Repubblica 1° agosto 2011, n. 151,  ivi  individuate con il numero 69, esistenti  alla  data  di  entrata  in  vigore  del presente decreto ovvero per quelle di nuova realizzazione. Dette norme tecniche si possono  applicare  alle suddette attività in  alternativa  alle  specifiche  norme tecniche di prevenzione  incendi  di  cui  al  decreto  del  Ministro dell’interno 27 luglio 2010. 

    PIANO DI EMERGENZA  INTERNO  PER  GLI  IMPIANTI  DI STOCCAGGIO E LAVORAZIONE DEI RIFIUTI

    Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 3 dicembre 2018, della LEGGE 1 dicembre 2018, n. 132  di conversione con modificazioni, del decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113, recante disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, sono state introdotte nuove regole riguardanti il piano di emergenza interno per gli impianti di stoccaggio e lavorazione dei rifiuti”, ma anche indicazioni per la redazione, da parte del Prefetto, del piano esterno di gestione delle emergenze.

    In particolare all’interno della Legge di conversione è stato inserito un nuovo articolo che riguarda i piani di emergenza per gli impianti di stoccaggio e lavorazione dei rifiuti.

    Per gli impianti esistenti il piano di emergenza interno dovrà essere redatto dal gestore dell’impianto entro 90 giorni dall’entrata in vigore della Legge di conversione, ovvero entro il 3 marzo 2019. Il piano dovrà essere trasmesso al Prefetto per le valutazioni del caso e per la redazione – entro 12 mesi dal ricevimento delle informazioni del gestore – del piano di emergenza esterno che avrà lo scopo di limitare gli effetti dannosi derivanti da  incidenti rilevanti.

    Con  decreto  del  Presidente  del  Consiglio  dei  ministri, d’intesa con il Ministro dell’interno per gli aspetti concernenti  la prevenzione  degli  incendi,  previo  accordo  sancito  in  sede di Conferenza unificata, saranno stabilite le linee guida per la predisposizione del piano di emergenza  esterna  e  per la  relativa informazione alla popolazione.

     Riportiamo di seguito il testo dell’articolo Art. 26-bis (Piano di emergenza  interno  per  gli  impianti  di stoccaggio e lavorazione dei rifiuti):

    1. I gestori di impianti di stoccaggio e  di  lavorazione  dei  rifiuti,  esistenti  o  di  nuova costruzione, hanno l’obbligo di predisporre  un  piano  di  emergenza interna allo scopo di:
      1. controllare e  circoscrivere  gli  incidenti  in  modo  da minimizzarne gli effetti e limitarne i danni per la salute umana, per l’ambiente e per i beni;
      2. mettere in atto le  misure  necessarie  per  proteggere  la salute umana e l’ambiente dalle conseguenze di incidenti rilevanti;
      3. informare adeguatamente  i  lavoratori  e  i  servizi   di emergenza e le autorità locali competenti;
      4. provvedere al ripristino e al disinquinamento dell’ambiente dopo un incidente rilevante.  
    1. Il piano di emergenza interna è riesaminato, sperimentato e, se necessario,  aggiornato  dal  gestore,  previa  consultazione  del personale che lavora nell’impianto,  ivi  compreso  il  personale  di imprese subappaltatrici a lungo termine, ad  intervalli  appropriati, e, comunque, non superiori a tre anni. La revisione tiene  conto  dei cambiamenti avvenuti nell’impianto e nei servizi  di  emergenza,  dei progressi tecnici e delle nuove conoscenze in merito alle  misure  da adottare in caso di incidente rilevante.  
    1. Per gli impianti esistenti, il piano di emergenza interna  di cui al comma 1 è predisposto entro  novanta  giorni  dalla  data  di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.  
    1. Il gestore trasmette al prefetto competente per territorio tutte le informazioni utili per l’elaborazione del piano di emergenza esterna, di cui al comma 5.  
    1. Per gli impianti di cui  ai  commi  precedenti,  al  fine  di limitare gli effetti dannosi derivanti  da  incidenti  rilevanti,  il prefetto, d’intesa con le regioni e con gli enti locali  interessati, predispone il piano di emergenza esterna all’impianto e  ne  coordina l’attuazione.  
    1. Il piano di cui al comma 5 è predisposto allo scopo di: 
      1. controllare e  circoscrivere  gli  incidenti  in  modo  da minimizzarne gli effetti e limitarne i danni per la salute umana, per l’ambiente e per i beni;
      2. mettere in atto le  misure  necessarie  per  proteggere  la salute umana e l’ambiente dalle conseguenze di  incidenti  rilevanti, in   particolare   mediante   la    cooperazione    rafforzata    con l’organizzazione di protezione civile negli interventi di soccorso;
      3. informare adeguatamente  la  popolazione,  i  servizi   di emergenza e le autorità locali competenti;
      4. provvedere sulla  base  delle  disposizioni   vigenti   al ripristino e  al  disinquinamento  dell’ambiente  dopo  un  incidente rilevante.
    2. Il prefetto redige il piano di emergenza esterna entro dodici mesi dal ricevimento delle  informazioni  necessarie  da  parte  del gestore, ai sensi del comma 4.

    3. Il piano di cui al comma 5 è riesaminato, sperimentato e, se necessario, aggiornato, previa consultazione della  popolazione,  dal prefetto ad intervalli appropriati e, comunque, non superiori  a  tre anni.  La  revisione  tiene  conto  dei  cambiamenti  avvenuti  negli impianti e nei servizi di emergenza, dei progressi  tecnici  e  delle nuove conoscenze in  merito  alle  misure  da  adottare  in  caso  di incidenti rilevanti.  
    1. Con decreto  del  Presidente  del  Consiglio  dei  ministri, d’intesa con il Ministro dell’interno per gli aspetti concernenti  la prevenzione  degli  incendi,  previo  accordo  sancito  in  sede   di Conferenza  unificata,  sono  stabilite  le  linee   guida   per   la predisposizione del piano di emergenza  esterna  e  per  la  relativa informazione alla popolazione.  
    1. All’attuazione delle disposizioni di cui al presente articolo si provvede senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

    LEGGE 1 dicembre 2018, n. 132 

    Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113, recante disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, nonche’ misure per la funzionalita’ del Ministero dell’interno e l’organizzazione e il funzionamento dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalita’ organizzata.
    Delega al Governo in materia di riordino dei ruoli e delle carriere del personale delle Forze di polizia e delle Forze armate.
    (18G00161) (GU Serie Generale n.281 del 03-12-2018)

    note: Entrata in vigore del provvedimento: 04/12/2018

     

    Lunedì 03 dicembre 2018

     

    Pubblicata oggi sulla Gazzetta Ufficiale una nuova modifica all’articolo 99 del D.Lgs. 81/2008.

    In particolare viene eliminato l’obbligo di invio al Prefetto della notifica preliminare per i lavori privati.

    Di seguito la versione dell’Articolo 99 che entrerà in vigore a partire dalla mezzanotte di oggi:

     

    Art. 99. Notifica preliminare

    1. Il committente o il responsabile dei lavori, prima dell’inizio dei lavori, trasmette all’azienda unità sanitaria locale e alla direzione provinciale del lavoro nonché, limitatamente   ai   lavori pubblici, al prefetto territorialmente competenti la notifica preliminare elaborata conformemente all’allegato XII, nonché gli eventuali aggiornamenti nei seguenti casi:

    1. cantieri di cui all’articolo 90, comma 3;
    2. cantieri che, inizialmente non soggetti all’obbligo di notifica, ricadono nelle categorie di cui alla lettera a) per effetto di varianti sopravvenute in corso d’opera;
    3. cantieri in cui opera un’unica impresa la cui entità presunta di lavoro non sia inferiore a duecento uomini-giorno.

    2. Copia della notifica deve essere affissa in maniera visibile presso il cantiere e custodita a disposizione dell’organo di vigilanza territorialmente competente.

    3. Gli organismi paritetici istituiti nel settore delle costruzioni in attuazione dell’articolo 51 possono chiedere copia dei dati relativi alle notifiche preliminari presso gli organi di vigilanza.

     

     

    Per quanto riguarda l’invio della notifica preliminare cantieri guarda anche i seguenti approfondimenti:

    Commissariato del Governo di Trento – Modalità di invio notifica preliminare cantieri – Aggiornamento di data 31 ottobre 2018.

    Notifica Preliminare Cantieri: Quali modalità di invio per la Provincia Autonoma di Bolzano? Lo abbiamo chiesto al Commissariato del Governo di Bolzano.

    Elenco delle norme UNI pubblicate nel mese di novembre 2018

    Materiali polimerici cellulari flessibili – Determinazione della resilienza per mezzo del rimbalzo di una sfera

    UNI EN ISO 8067:2018

    Materiali polimerici cellulari flessibili – Determinazione della resistenza alla lacerazione

    UNI EN ISO 6802:2018

    Tubi flessibili e tubi flessibili raccordati di gomma o di materia plastica – Prova di pressione idraulica a impulsi con flessione

    UNI EN ISO 6413:2018

    Disegni tecnici – Rappresentazione di accoppiamenti scanalati e dentati

    UNI EN ISO 5458:2018

    Specifiche geometriche dei prodotti (GPS) – Indicazione delle tolleranze geometriche – Specifiche geometriche composte di serie di elementi

    UNI EN ISO 4531:2018

    Smalti porcellanati – Rilascio da manufatti smaltati a contatto con alimenti – Metodi di prova e limiti

    UNI EN ISO 22653:2018

    Calzature – Metodi di prova per fodera e sottopiedi di pulizia – Attrito statico

    UNI EN ISO 22476-8:2018

    Indagini e prove geotecniche – Prove in sito – Parte 8: Prova con pressometro a costipamento laterale

    UNI EN ISO 22476-6:2018

    Indagini e prove geotecniche – Prove in sito – Parte 6: Prova con pressiometro autoperforante

    UNI EN ISO 21970-2:2018

    Materie plastiche – Materiali a base di polichetone (PK) per stampaggio ed estrusione – Parte 2: Preparazione dei provini e determinazione delle proprietà

    UNI EN ISO 21970-1:2018

    Materie plastiche – Materiali a base di polichetone (PK) per stampaggio ed estrusione – Parte 1: Sistema di designazione e base per specifiche

    UNI EN ISO 20728:2018

    Corrosione di metalli e leghe – Determinazione della resistenza delle leghe di magnesio alla prova di tensocorrosione

    UNI EN ISO 20326:2018

    Rivestimenti resilienti per pavimentazioni – Specifiche per pannelli da pavimento con posa a secco

    UNI EN ISO 19892:2018

    Sistemi di tubazioni di materia plastica – Tubi termoplastici e raccordi per acqua calda e fredda – Metodo di prova per la resistenza delle giunzioni a cicli di pressione

    UNI EN ISO 19014-3:2018

    Macchine movimento terra – Sicurezza funzionale – Parte 3: Requisiti per la prestazione ambientale e la prova dei componenti elettronici ed elettrici utilizzati nelle parti relative alla sicurezza del sistema di comando

    UNI EN ISO 18895:2018

    Calzature – Metodi di prova per cambriglioni – Resistenza alla fatica

    UNI EN ISO 18363-2:2018

    Oli e grassi animali e vegetali – Determinazione dei monocloropropandioli (MCPDs) legati agli acidi grassi e del glicidolo mediante GC/MS – Parte 2: Metodo di transesterificazione alcalina lenta e valutazione di 2-MCPD, 3-MCPD e glicidolo

    UNI EN ISO 17706:2018

    Calzature – Metodi di prova per tomai – Resistenza a rottura e allungamento a trazione

    UNI EN ISO 17705:2018

    Calzature – Metodi di prova per tomai, fodere e sottopiedi di pulizia – Isolamento termico

    UNI EN ISO 17703:2018

    Calzature – Metodi di prova per tomai – Comportamento alle alte temperature

    UNI EN ISO 17702:2018

    Calzature – Metodi di prova per tomai – Resistenza all’acqua

    UNI EN ISO 17696:2018

    Calzature – Metodi di prova per tomai, fodere e sottopiedi di pulizia – Resistenza alla lacerazione

    UNI EN ISO 15494:2018

    Sistemi di tubazioni di materia plastica per applicazioni industriali – Polibutene (PB), polietilene (PE), polietilene ad elevata resistenza alla temperatura (PE-RT), polietilene reticolato (PE-X), polipropilene (PP) – Serie metrica per specifiche per i componenti e il sistema

    UNI EN ISO 14855-2:2018

    Determinazione della biodegradabilità aerobica finale dei materiali plastici in condizioni controllate di compostaggio – Metodo di analisi dell’anidride carbonica sviluppata – Parte 2: Misurazione gravimetrica dell’anidride carbonica sviluppata in una prova di laboratorio

    UNI EN ISO 13056:2018

    Sistemi di tubazioni di materia plastica – Sistemi in pressione per acqua calda e fredda – Metodo di prova per la tenuta sotto vuoto

    UNI EN ISO 12058-1:2018

    Materie plastiche – Determinazione della viscosità per mezzo di un viscosimetro a sfera – Parte 1: Metodo del tubo inclinato

    UNI EN ISO 11640:2018

    Cuoio – Prove di solidità del colore – Solidità del colore a cicli di strofinio

    UNI EN ISO 10545-2:2018

    Piastrelle di ceramica – Parte 2: Determinazione delle caratteristiche dimensionali e della qualità della superficie

    UNI EN 17190:2018

    Membrane flessibili per impermeabilizzazione – Indice di riflettanza solare

    UNI EN 16354:2018

    Rivestimenti laminati per pavimentazioni – Sottostrati – Specifiche, requisiti e metodi di prova

    UNI EN 15885:2018

    Classificazione e caratteristiche delle tecniche di ripristino, riparazione e sostituzione degli impianti di raccolta e smaltimento di acque reflue

    UNI EN 14428:2018

    Pareti doccia – Requisiti funzionali e metodi di prova

    UNI EN 14351-2:2018

    Finestre e porte – Norma di prodotto, caratteristiche prestazionali – Parte 2: Finestre e porte interne pedonali

    UNI EN 14215:2018

    Rivestimenti tessili per pavimentazioni – Classificazione dei rivestimenti e passatoie fabbricati a macchina

    UNI EN 14081-3:2018

    Strutture di legno – Legno strutturale con sezione rettangolare classificato secondo la resistenza – Parte 3: Classificazione a macchina; requisiti aggiuntivi per il controllo di produzione in fabbrica

    UNI EN 14081-2:2018

    Strutture di legno – Legno strutturale con sezione rettangolare classificato secondo la resistenza – Parte 2: Classificazione a macchina; requisiti aggiuntivi per le prove iniziali di tipo

    UNI EN 13565-2:2018

    Sistemi fissi di lotta contro l’incendio – Sistemi a schiuma – Parte 2: Progettazione, costruzione e manutenzione

    UNI EN 12764:2018

    Apparecchi sanitari – Specifica per bagni idromassaggio

    UNI EN 1104:2018

    Carta e cartone destinati a venire in contatto con gli alimenti – Determinazione del trasferimento dei costituenti antimicrobici

    UNI CEN/TS 54-14:2018

    Sistemi di rivelazione e di segnalazione d’incendio – Parte 14: Linee guida per la pianificazione, la progettazione, l’installazione, la messa in servizio, l’esercizio e la manutenzione

    UNI CEN/TS 17216:2018

    Prodotti da costruzione – Valutazione del rilascio di sostanze pericolose – Determinazione delle concentrazioni delle attività di radio 226, torio 232 e potassio 40 nei prodotti da costruzione usando uno spettrometro ai raggi gamma con semiconduttore

    UNI CEN/TS 16637-1:2018

    Prodotti da costruzione – Valutazione del rilascio di sostanze pericolose – Parte 1: Guida per la determinazione delle prove di lisciviazione e ulteriori fasi di prova

    UNI EN ISO/ASTM 52901:2018

    Additive manufacturing – Principi generali – Requisiti per l’acquisto di parti prodotte con Tecnologie Additive

    UNI EN ISO 8993:2018

    Anodizzazione dell’alluminio e sue leghe – Sistema di valutazione della corrosione puntiforme – Metodo delle immagini tipo

    UNI EN ISO 4022:2018

    Materiali metallici sinterizzati permeabili – Determinazione della permeabilità ai fluidi

    UNI EN ISO 374-1:2018

    Guanti di protezione contro i prodotti chimici e microorganismi pericolosi – Parte 1: Terminologia e requisiti prestazionali per rischi chimici

    UNI EN ISO 23470:2018

    Qualità del suolo – Determinazione della capacità effettiva di scambio cationico (CEC) e di cationi scambiabili utilizzando una soluzione di tricloruro di esamminocobalto(III)

    UNI EN ISO 20378:2018

    Materiali di apporto per saldatura – Bacchette per la saldatura a gas di acciai non legati e di acciai resistenti allo scorrimento a caldo – Classificazione

    UNI EN ISO 19893:2018

    Sistemi di tubazioni di materia plastica – Tubi termoplastici e raccordi per acqua calda e fredda – Metodo di prova per la resistenza degli assiemi ai cicli di temperatura

    UNI EN ISO 18640-1:2018

    Indumenti di protezione per vigili del fuoco – Impatto fisiologico – Parte 1: Misurazione del trasferimento combinato di calore e umidità mediante torso sudante

    UNI EN ISO 18119:2018

    Bombole per gas – Bombole e tubi per gas di acciaio e di lega di alluminio senza saldatura – Ispezione periodica e prove

    UNI EN ISO 14852:2018

    Determinazione della biodegradabilità aerobica finale delle materie plastiche in un mezzo acquoso – Metodo di analisi dell’anidride carbonica sviluppata

    UNI EN ISO 11298-3:2018

    Sistemi di tubazioni di materia plastica per il ripristino delle reti interrate di distribuzione dell’acqua – Parte 3: Inserimento interno (lining) di tubi continui ad alta aderenza

    UNI EN ISO 11297-3:2018

    Sistemi di tubazioni di materia plastica per il ripristino delle reti interrate in pressione di fognature e scarichi – Parte 3: Installazione interna con sistemi di tubi continui ed aderenti

    UNI EN ISO 10750:2018

    Calzature – Metodo di prova per chiusure lampo – Forza di attacco dei finecorsa

    UNI EN ISO 10460:2018

    Bombole per gas – Bombole per gas saldate di lega di alluminio, carbonio e acciaio inossidabile – Ispezione periodica e prove

    UNI EN 997:2018

    Vasi indipendenti e vasi abbinati a cassetta, con sifone integrato

    UNI EN 9146:2018

    Serie Aerospaziale – Programma di prevenzione dei danni agli oggetti estranei (FOD) – Requisiti per le organizzazioni aeronautiche, spaziali e della difesa

    UNI EN 9145:2018

    Serie Aerospaziale – Requisiti per la pianificazione avanzata della qualità del prodotto e processo di approvazione della parte di produzione

    UNI EN 4710-03:2018

    Serie Aerospaziale – Sistemi di chiusura a sgancio rapido per applicazioni non strutturali – Parte 03: Morsetti a molla

    UNI EN 4710-01:2018

    Serie Aerospaziale – Sistemi di chiusura a sgancio rapido per applicazioni non strutturali – Parte 01: Specifica tecnica

    UNI EN 3660-005:2018

    Serie aerospaziale – Accessori di attacco del cavo per connettori circolari e rettangolari, elettrici ed ottici – Parte 005: Ghiera con serracavo, stile A, 90°, non sigillata con morsetto antistrappo – Norma di prodotto

    UNI EN 3660-004:2018

    Serie Aerospaziale – Accessori di attacco del cavo per connettori circolari e rettangolari, elettrici ed ottici – Parte 004: Ghiera con serracavo, stile A, dritta, non sigillata con morsetto antistrappo – Norma di prodotto

    UNI EN 2894:2018

    Serie aerospaziale – Dadi, biesagonali, autobloccanti, con svasatura, in lega di nichel resistente al calore, passivati, lubrificati MoS2 – Classificazione: 1 550 MPa (a temperatura ambiente) / 315 °C

    UNI EN 2591-403:2018

    Serie aerospaziale – Elementi di connessione elettrica e ottica – Metodi di prova – Parte 403: Vibrazione sinusoidale e casuale

    UNI EN 1992-4:2018

    Eurocodice 2 – Progettazione delle strutture di calcestruzzo – Parte 4: Progettazione degli attacchi per utilizzo nel calcestruzzo

    UNI EN 17124:2018

    Combustibile a idrogeno – Specifiche di prodotto e assicurazione di qualità – Applicazioni di celle a combustibile con membrana a scambio protonico (PEM) per veicoli stradali

    UNI EN 17093:2018

    Apparecchi domestici utilizzati per il trattamento di acqua potabile non collegato all’approvvigionamento idrico – Sistemi di filtrazione dell’acqua – Requisiti di sicurezza e prestazioni, etichettatura e informazioni da fornire

    UNI EN 16232:2018

    Articoli per puericultura – Altalene per bambini

    UNI EN 15940:2018

    Combustibili per autotrazione – Gasolio paraffinico ottenuto da sintesi o idrotrattamento – Requisiti e metodi di prova

    UNI EN 14688:2018

    Apparecchi sanitari – Lavabi – Requisiti funzionali e metodi di prova

    UNI EN 14528:2018

    Bidè – Requisiti funzionali e metodi di prova

    UNI EN 14458:2018

    Equipaggiamento individuale per gli occhi – Visiere ad alte prestazioni destinate all’uso con caschi/elmetti di protezione

    UNI EN 14296:2018

    Apparecchi sanitari – Lavabi a canale

    UNI EN 14055:2018

    Cassette di scarico per vasi e orinatoi

    UNI EN 1400:2018

    Articoli per puericultura – Succhietti per neonati e bambini piccoli – Requisiti di sicurezza e metodi di prova

    UNI EN 13702:2018

    Bitumi e leganti bituminosi – Determinazione della viscosità dinamica di un bitume modificato mediante il metodo cono-piatto

    UNI EN 13480-2:2018

    Tubazioni industriali metalliche – Parte 2: Materiali

    UNI EN 13407:2018

    Orinatoi a parete – Requisiti funzionali e metodi di prova

    UNI EN 13310:2018

    Lavelli da cucina – Requisiti funzionali e metodi di prova

    UNI EN 12405-1:2018

    Contatori di gas – Dispositivi di conversione – Parte 1: Conversione di volume

    UNI EN 1149-5:2018

    Indumenti di protezione – Proprietà elettrostatiche – Parte 5: Requisiti prestazionali dei materiali e di progettazione

    UNI EN 1073-1:2018

    Indumenti di protezione contro particolati solidi aerotrasportati inclusa la contaminazione radioattiva – Parte 1: Requisiti e metodi di prova per indumenti di protezione ventilati con aria compressa dalla linea che proteggono il corpo e i tratti respiratori

    UNI EN ISO 23874:2018

    Gas naturale – Requisiti di gascromatografia per il calcolo del punto di rugiada degli idrocarburi

    UNI EN ISO 204:2018

    Materiali metallici – Prova di scorrimento uniassiale in tensione – Metodo di prova

    UNI EN ISO 11990:2018

    Laser e sistemi laser – Determinazione della resistenza al laser del fusto e del palloncino dei tubi tracheali

    UNI EN ISO 11547:2018

    Unità di piccole dimensioni – Dispositivo di protezione contro l’avviamento con asse in presa

    UNI EN 13589:2018

    Bitumi e leganti bituminosi – Determinazione delle caratteristiche a trazione del bitume modificato attraverso il metodo della “force ductility”

    UNI EN 13302:2018

    Bitumi e leganti bituminosi – Determinazione della viscosità dei leganti bituminosi attraverso l’uso del viscosimetro rotazionale

    UNI EN ISO 9093-2:2018

    Unità di piccole dimensioni – Valvole a scafo e passascafi – Parte 2: Costruzione non metallica

    UNI EN ISO 9093-1:2018

    Unità di piccole dimensioni – Valvole a scafo e passascafi – Parte 1: Costruzione metallica

    UNI EN ISO 8666:2018

    Unità di piccole dimensioni – Dati principali

    UNI EN ISO 8469:2018

    Unità di piccole dimensioni – Tubi per combustibile non resistenti al fuoco

    UNI EN ISO 7840:2018

    Unità di piccole dimensioni – Tubi per combustibile resistenti al fuoco

    UNI EN ISO 6185-4:2018

    Battelli pneumatici – Parte 4: Battelli con lunghezza dello scafo compresa tra 8 m e 24 m con una potenza del motore maggiore o uguale a 15 kW

    UNI EN ISO 6185-3:2018

    Battelli pneumatici – Parte 3: Battelli con lunghezza dello scafo minore di 8 m con una potenza del motore maggiore o uguale a 15 kW

    UNI EN ISO 6185-2:2018

    Battelli pneumatici – Parte 2: Battelli con un motore di potenza massima compresa tra 4,5 kW e 15 kW inclusi

    UNI EN ISO 6185-1:2018

    Battelli pneumatici – Parte 1: Battelli con un motore di potenza massima di 4,5 kW

    UNI EN ISO 21487:2018

    Unità di piccole dimensioni – Serbatoi per combustibile fissi a bordo per gasolio e benzina

    UNI EN ISO 16180:2018

    Unità di piccole dimensioni – Luci di navigazione – Installazione, posizionamento e visibilità

    UNI EN ISO 15487:2018

    Tessili – Metodo di valutazione dell’aspetto dei capi di abbigliamento e altri prodotti tessili finiti dopo lavaggio e asciugatura domestici

    UNI EN ISO 14509-3:2018

    Unità di piccole dimensioni – Rumore aereo generato dalle imbarcazioni da diporto con motore – Parte 3: Valutazione del rumore attraverso l’utilizzo di calcoli e di procedure di misurazione

    UNI EN ISO 14509-1:2018

    Unità di piccole dimensioni – Rumore aereo generato dalle imbarcazioni da diporto a motore – Parte 1: Procedure di misurazione per la prova al passaggio

    UNI EN ISO 13590:2018

    Unità di piccole dimensioni – Moto d’acqua – Requisiti della costruzione e dell’installazione degli impianti

    UNI EN ISO 13297:2018

    Unità di piccole dimensioni – Sistemi elettrici – Impianti a corrente alternata

    UNI EN ISO 12216:2018

    Unità di piccole dimensioni – Finestre, oblò, osteriggi, corazzette e porte – Requisiti di resistenza e di tenuta

    UNI EN ISO 12215-9:2018

    Unità di piccole dimensioni – Costruzione dello scafo e dimensionamento – Parte 9: Appendici di imbarcazioni a vela

    UNI EN ISO 12215-8:2018

    Unità di piccole dimensioni – Costruzione dello scafo e dimensionamento – Parte 8: Timoni

    UNI EN ISO 12215-6:2018

    Unità di piccole dimensioni – Costruzione dello scafo e dimensionamento – Parte 6: Disposizioni e dettagli di costruzione

    UNI EN ISO 12215-5:2018

    Unità di piccole dimensioni – Costruzione dello scafo e dimensionamento – Parte 5: Pressioni di progetto per unità monoscafo, sollecitazioni di progetto, determinazione del dimensionamento

    UNI EN ISO 12215-4:2018

    Unità di piccole dimensioni – Costruzione dello scafo e dimensionamento – Parte 4: Cantieri e fabbricazione

    UNI EN ISO 12215-3:2018

    Unità di piccole dimensioni – Costruzione dello scafo e dimensionamento – Parte 3: Materiali: Acciaio, leghe di alluminio, legno, altri materiali

    UNI EN ISO 12215-2:2018

    Unità di piccole dimensioni – Costruzione dello scafo e dimensionamento – Parte 2: Materiali: Materiale dell’anima per costruzioni a sandwich, materiali per fissaggio

    UNI EN 485-2:2018

    Alluminio e leghe di alluminio – Lamiere, nastri e piastre – Parte 2: Caratteristiche meccaniche

    UNI EN 4708-106:2018

    Serie aerospaziale – Guaina, termorestringente, per rilegatura, isolamento e identificazione – Parte 106: Manicotto a rischio di incendio limitato – Temperature di esercizio – da 30 °C a 105 °C – Norma di prodotto

    UNI EN 4708-102:2018

    Serie aerospaziale – Guaina termorestringente per legare, isolare e identificare – Parte 102: Polimero molto flessibile – Temperatura di esercizio da – 75 °C a 150 °C – Norma di prodotto

    UNI EN 3745-202:2018

    Serie aerospaziale – Fibre e cavi ottici di utilizzo aeronautico – Metodi di prova – Parte 202: Dimensioni delle fibre

    UNI EN 2591-228:2018

    Serie aerospaziale – Elementi di connessione elettrica e ottica – Metodi di prova – Parte 228: Forza di estrazione della boccola

    UNI EN 2369:2018

    Serie aerospaziale – Cavi, leghe resistenti al calore – Diametro 0,2 mm ≤ D ≤ 8 mm – Dimensioni

    UNI EN 14236:2018

    Contatori di gas domestici a ultrasuoni

    UNI EN 13892-9:2018

    Metodi di prova dei materiali per massetti – Part 9: Stabilità dimensionale

    UNI EN 12726:2018

    Imballaggi – Bocca a fascetta con diametro interno di 18,5 mm per tappatura a tappo raso di sughero e capsule sigillo di garanzia

    UNI EN 12285-1:2018

    Serbatoi in acciaio fabbricati in officina – Parte 1: Serbatoi cilindrici orizzontali a singola pelle e doppia pelle per lo stoccaggio sotterraneo di liquidi, infiammabili e non infiammabili che inquinano l’acqua, diversi da quelli per il riscaldamento e il raffrescamento degli edifici

    UNI CEN/TS 17153:2018

    Ventilazione per gli edifici – Correzione della portata d’aria in base alle condizioni ambientali

    UNI 8136:2018

    Segnaletica per impianti a fune ed aree destinate allo sci, alle attività ricreative e agli sport della montagna – Segni grafici per segnali di avvertimento

    UNI 8135:2018

    Segnaletica per impianti a fune ed aree destinate allo sci, alle attività ricreative e agli sport della montagna – Segni grafici per segnali di divieto

    UNI 8134:2018

    Segnaletica per impianti a fune ed aree destinate allo sci, alle attività ricreative e agli sport della montagna – Segni grafici per segnali di obbligo

    UNI 8133:2018

    Segnaletica per impianti a fune ed aree destinate allo sci, alle attività ricreative e agli sport della montagna – Segni grafici per segnali di informazione

    UNI 8132:2018

    Segnaletica per impianti a fune ed aree destinate allo sci, alle attività ricreative e agli sport della montagna – Caratteristiche

     

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    UNI ISO 31000:2018

    E’ stata recentemente pubblicata in lingua italiana la ISO 31000:2018.

    La norma è destinata a coloro che creano e proteggono valore nelle organizzazioni avendo cura di gestire rischi, prendere decisioni, fissare e conseguire obiettivi e migliorare le prestazioni. Fornisce linee guida per gestire i rischi che le organizzazioni affrontano e può essere utilizzato durante tutta la vita dell’organizzazione, oltre a poter essere applicato a qualsiasi attività, compreso il processo decisionale a tutti i livelli. L’approccio comune suggerito dal documento è idoneo a gestire qualsiasi tipo di rischio, non è dedicato ad un particolare settore o industria e può essere adattato a qualunque organizzazione e al suo contesto.

    I principi, la struttura di riferimento e il processo delineati nella norma consentono di gestire il rischio in modo efficiente, efficace e sistematico.

     

    Le organizzazioni di tutti i tipi e di tutte le dimensioni si trovano di fronte a fattori ed influenze esterni ed interni che rendono incerto il conseguimento dei loro obiettivi. Gestire il rischio è un’attività che si ripete nel tempo e assiste le organizzazioni nello stabilire le strategie, nel conseguire gli obiettivi e nel prendere decisioni consapevoli.

    Fa parte della governance e della leadership, ed è fondamentale per il modo in cui l’organizzazione viene gestita a tutti i livelli. Questo contribuisce al miglioramento del sistema di gestione. Gestire il rischio fa parte di tutte le attività riconducibili ad un’organizzazione e comprende l’interazione con le parti interessate. Inoltre, prende in considerazione il contesto esterno ed interno dell’organizzazione, compresi il comportamento umano ed i fattori culturali.

    Si basa dunque su principi, su di una struttura di riferimento e su un processo delineati all’interno della nuova ISO 31000 adottata anche in lingua italiana dalla commissione Sicurezza della società e del cittadino.

    Questo documento è destinato a coloro che creano e proteggono valore nelle organizzazioni avendo cura di gestire rischi, prendere decisioni, fissare e conseguire obiettivi e migliorare le prestazioni. Fornisce linee guida per gestire i rischi che le organizzazioni affrontano e può essere utilizzato durante tutta la vita dell’organizzazione, oltre a poter essere applicato a qualsiasi attività, compreso il processo decisionale a tutti i livelli. L’approccio comune suggerito dal documento è idoneo a gestire qualsiasi tipo di rischio, non è dedicato ad un particolare settore o industria e può essere adattato a qualunque organizzazione e al suo contesto. I principi, la struttura di riferimento e il processo delineati in questo documento consentono di gestire il rischio in modo efficiente, efficace e sistematico.

    L’efficacia della gestione del rischio dipenderà dalla sua integrazione nella govemance dell’organizzazione1 processo decisionale compreso. Pertanto il supporto delle parti interessate, in particolare dell’alta direzione, è determinante.

    [Fonte: UNI.com] 

     

    Norma numero : UNI ISO 31000:2018
    Titolo : Gestione del rischio – Linee guida
    Data entrata in vigore : 17 maggio 2018 (versione in lingua italiana di data 20 novembre 2018)
    Data ritiro :
    Sommario : La norma è destinata a coloro che creano e proteggono valore nelle organizzazioni avendo cura di gestire rischi, prendere decisioni, fissare e conseguire obiettivi e migliorare le prestazioni. Fornisce linee guida per gestire i rischi che le organizzazioni affrontano e può essere utilizzato durante tutta la vita dell’organizzazione, oltre a poter essere applicato a qualsiasi attività, compreso il processo decisionale a tutti i livelli. L’approccio comune suggerito dal documento è idoneo a gestire qualsiasi tipo di rischio, non è dedicato ad un particolare settore o industria e può essere adattato a qualunque organizzazione e al suo contesto. I principi, la struttura di riferimento e il processo delineati in questo documento consentono di gestire il rischio in modo efficiente, efficace e sistematico.
     

    Adotta : ISO 31000:2018

    Sostituisce : UNI ISO 31000:2010

    UNI ISO 31000:2018

     

    Storytelling

    Storytelling: storie di fortuna e d’infortunio

    Convegno di studio e approfondimento 

    Si è tenuto ieri, 27 novembre, a Torino il Convegno dal titolo: “Storytelling: storie di fortuna e d’infortunio” e che ha visto i relatori, od ancor meglio i narratori, presentare le loro storie.

    Organizzato da AiFOS ed ICOGEI, l’evento è stato ospitato dal Circolo degli Ufficiali dell’Esercito Italiano.

    Nell’incontro, moderato da Lara Calanni Pileri, Titolare del CFA Icogei di Cuorgné (TO) e referente del Gruppo di Progetto AiFOS “Gestione eventi”, i narratori hanno esposto la loro esperienza professionale o di volontariato, raccontandone gli aspetti generali e poi focalizzandosi su come si sono sviluppati gli interventi secondo il ruolo ricoperto e quali criticità sono state rilevate. 

    Lara Calanni Pileri

    I saluti iniziali sono stati portati dal Maggiore Co. Ing. Canaparo arch. Elena,che in base alla sua esperienza ha presentato le analogie tra situazioni ed ambienti differenti nell’ambito della sicurezza sul lavoro.

    Elena Canaparo

     

    Il primo intervento che ha presentato le attività di sostegno psicologico a seguito degli incidenti verificatisi in Piazza San Carlo a Torino la sera del 3 giugno 2017 è stato quella della Dott.ssa MARIA TERESA FENOGLIO che ha presentato l’Associazione Psicologi per i Popoli di Torino intervenuta nell’emergenza e quello della Dott.ssa  ANNA MARIA MASI, che ha raccontato la sua esperienza diretta a partire dal momento dell’allarme fino alle attività di sostegno psicologico successive alla prima emergenza.

     

    E’ stata poi la volta della Dott.ssa Elisa Troglia – Psicoterapeuta, Volontaria Croce Rossa (Se.P), presentare quanto fatto a seguito del Crollo del Ponte Morandi di Genova del 14 agosto 2018 ovvero l”intervento di supporto psicologico ai soccorritori e ai famigliari delle vittime dell’evento.

    Elena Troglia

     

    Elena Troglia

     

     

    Il Geom. Stefano Farina, ha invece affrontato il tema degli interventi post terremoto che ha colpito la terra d’Abruzzo nel 2009 utilizzando però un punto di lettura differente, ovvero “l’albero della memoria o del ricordo“, ovvero l’albero che a partire dal 6 aprile 2009 è diventato il simbolo di quanto successo e che anche durante i lavori di realizzazione del villaggio temporaneo di Onna era parte integrante dell’attività lavorativa.   

     

    Onna

    Onna

    Onna

    Onna

    FOTO Carlo Cassano

     

    Il Presidente di AiFOS, Prof. Rocco Vitale, hai poi narrato una storia che ha coinvolto i partecipanti sul tema e significato dello “STORYTELLING”.

    Rocco Vitale

    Infine Andrea Loreni, funambolo, filosofo, formatore e speaker, ha accompagnato i partecipanti lungo il cammino della paura del proprio essere e del proprio fare quotidiano e di come davanti alla paura diventa più pericoloso voltarsi e tornare indietro che non affrontarla.

    Guarda il video di Andrea LoreniAndrea Loreni - Rocca Sbarua

     

    Prologo all’incontro era stata, nel corso della mattinata, la visita guidata al Museo Storico Nazionale di Artiglieria polo museale di storia delle tecnologie militari ubicato nel Maschio della Cittadella (angolo fra Corso Galileo Ferraris e Via Cernaia). 

    Museo Nazionale Artiglieria 

     

     

     

    Mancano sette giorni a TedX Trento 2018 e l’organizzazione dell’evento è in piena attività da tempo.

    Come ormai tradizione, anche per questa edizione di TedX Trento, tutti i passaggi (progettazione, programmazione, aspetti organizzativi e gestionali), sono stati effettuati mediante un confronto continuo con gli aspetti e le necessità legate alla safety.

    Di rilievo la scelta legata alle verifiche interferenze rispetto agli altri eventi che di svolgeranno in contemporanea in luoghi adiacenti.

    Obiettivo: garantire una efficace gestione delle emergenze.

    L’appuntamento è per sabato primo dicembre presso il Teatro Sociale di Trento.

    TedX TRENTO 2018:

    HIC SUNT LEONES

    Responsabile della sicurezza evento: Geom Stefano Farina.

    L'articolo La SAFETY di un evento parte da lontano. proviene da EVENTI E PUBBLICHE MANIFESTAZIONI.

    MINISTERO DELL’INTERNO

    COMUNICATO

    Avviso relativo alla pubblicazione sul sito istituzionale del decreto n. 213 del 13 settembre 2018, concernente l’approvazione dei requisiti degli organismi formatori, del programma e delle modalita’ di effettuazione dei corsi di addestramento rivolti al personale addetto alle operazioni di carico e scarico di gas naturale con densita’ non superiore a 0,8 e di biogas, ai sensi del paragrafo 6.1 dell’allegato al decreto del Ministro dell’Interno 3 febbraio 2016. (18A07362) (GU Serie Generale n.269 del 19-11-2018)

     

    In Gazzetta Ufficiale il COMUNICATO del MINISTERO DELL’INTERNO relativo ai requisiti degli organismi formatori, del programma e delle modalita’ di effettuazione dei corsi di addestramento rivolti al personale addetto alle operazioni di carico e scarico di gas naturale con densita’ non superiore a 0,8 e di biogas.

     Si comunica che  e'  stato  adottato  il  decreto  del  Capo  del Dipartimento dei vigili del fuoco,  del  soccorso  pubblico  e  della difesa  civile  n.   213   del   13   settembre   2018,   concernente
    l'approvazione dei requisiti degli organismi formatori, del programma e delle modalita' di effettuazione dei corsi di addestramento rivolti
    al personale addetto alle operazioni  di  carico  e  scarico  di  gas naturale con densita' non superiore a 0,8 e di biogas, ai  sensi  del paragrafo 6.1 dell'allegato al decreto del  Ministro  dell'interno  3 febbraio 2016.
        Il  suddetto  decreto  e'  pubblicato  sul  sito   internet   del «Ministero dell'interno - Dipartimento  dei  vigili  del  fuoco,  del soccorso pubblico e della difesa civile»  (www.vigilfuoco.it),  nella
    sezione «Amministrazione on-line/norme di prevenzione incendi».
    
    DECRETO 213 - Formazione GAS NATURALE E BIOGAS DECRETO 213 - Formazione GAS NATURALE E BIOGAS DECRETO 213 - Formazione GAS NATURALE E BIOGAS DECRETO 213 - Contenuti Formazione GAS NATURALE E BIOGAS DECRETO 213 - Contenuti Formazione GAS NATURALE E BIOGASDECRETO 213 - Formazione GAS NATURALE E BIOGAS

     

    MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO
    DECRETO 1 ottobre 2018, n. 131
    Regolamento recante disciplina della denominazione di «panificio», di «pane fresco» e dell’adozione della dicitura «pane conservato». (18G00156) (GU Serie Generale n.269 del 19-11-2018) note: Entrata in vigore del provvedimento: 18/12/2018

    MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO
    DECRETO 1 ottobre 2018, n. 131
    Regolamento recante disciplina della denominazione di «panificio», di
    «pane fresco» e dell’adozione della dicitura «pane conservato».
    (18G00156)
    (GU n.269 del 19-11-2018)
    Vigente al: 18-12-2018

    IL MINISTRO
    DELLO SVILUPPO ECONOMICO

    di concerto con

    IL MINISTRO DELLE POLITICHE AGRICOLE ALIMENTARI, FORESTALI E DEL
    TURISMO

    e

    IL MINISTRO DELLA SALUTE

    Visto l’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400;
    Visto il decreto del Presidente della Repubblica 23 giugno 1993, n.
    283, relativo alle denominazioni legali di alcuni prodotti da forno;
    Vista la legge 4 luglio 1967, n. 580, recante disciplina per la
    lavorazione e commercio dei cereali, degli sfarinati, del pane e
    delle paste alimentari;
    Visto il decreto 13 aprile 1987 del Ministero dell’industria, del
    commercio e dell’artigianato recante norme sulla produzione di pane surgelato, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 101 del 4 maggio 1987;
    Visto il decreto del Presidente della Repubblica 30 novembre 1998,
    n. 502;
    Visto il decreto 13 luglio 1998, n. 312, e successive
    modificazioni, recante norme per il trattamento con alcool etilico
    del pane speciale preconfezionato;
    Vista la comunicazione effettuata alla Commissione europea ai sensi
    e per gli effetti della direttiva (UE) n. 2015/1535;
    Visto il decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con
    modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248;
    Visto il regolamento (UE) n. 1169/2011, relativo alla fornitura di
    informazioni sugli alimenti ai consumatori, ed in particolare
    l’articolo 17 relativo alla «Denominazione dell’alimento» e
    l’articolo 44 relativo alle «Disposizioni nazionali per gli alimenti
    non preimballati»;
    Ritenuta la necessita’ di dare esecuzione a quanto previsto
    dall’articolo 4, comma 2-ter, del decreto-legge 4 luglio 2006, n.
    223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n.
    248;
    Acquisita l’intesa della Conferenza permanente per i rapporti tra
    lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano
    nella seduta del 6 luglio 2017;
    Udito il parere del Consiglio di Stato reso dalla sezione
    consultiva per gli atti normativi nell’adunanza del 18 gennaio 2018;
    Vista la comunicazione alla Presidenza del Consiglio dei ministri,
    effettuata ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto
    1988, n. 400, con nota di protocollo n. 3416 del 9 febbraio 2018 ed
    il successivo riscontro con nota n. 0003702 P del 4 maggio 2018;

    Decreta:

    Art. 1 – Definizione di panificio

    1. Per panificio si intende l’impresa che dispone di impianti di
    produzione di pane ed eventualmente altri prodotti da forno e
    assimilati o affini e svolge l’intero ciclo di produzione dalla
    lavorazione delle materie prime alla cottura finale.

    Art. 2 – Definizione di pane fresco

    1. E’ denominato «fresco» il pane preparato secondo un processo di produzione continuo, privo di interruzioni finalizzate al congelamento o surgelazione, ad eccezione del rallentamento del processo di lievitazione, privo di additivi conservanti e di altri trattamenti aventi effetto conservante.

    2. E’ ritenuto continuo il processo di produzione per il quale non intercorra un intervallo di tempo superiore alle 72 ore dall’inizio della lavorazione fino al momento della messa in vendita del prodotto.

    Art. 3 – Pane conservato o a durabilita’ prolungata

    1. Fatte salve le norme vigenti in materia, al pane non
    preimballato ai sensi dell’articolo 44 del regolamento (UE) n.
    1169/2011 si applicano le disposizioni di cui all’allegato VI, parte A, punto 1, del regolamento (UE) n. 1169/2011.

    2. Il pane non preimballato ai sensi dell’articolo 44 del
    regolamento (UE) n. 1169/2011, per il quale viene utilizzato, durante la sua preparazione o nell’arco del processo produttivo, un metodo di conservazion1e ulteriore rispetto ai metodi sottoposti agli obblighi informativi previsti dalla normativa nazionale e dell’Unione europea, e’ posto in vendita con una dicitura aggiuntiva che ne evidenzi il metodo di conservazione utilizzato, nonche’ le eventuali modalita’ di conservazione e di consumo.

    3. Al momento della vendita, il pane per il quale e’ utilizzato un
    metodo di conservazione durante la sua preparazione o nell’arco del processo produttivo, deve essere esposto in scomparti appositamente riservati.

    Art. 4 – Mutuo riconoscimento

    1. Fermo restando quanto previsto dal regolamento (CE) n. 852/2004 sull’igiene dei prodotti alimentari, i prodotti legalmente fabbricati e commercializzati negli altri Stati membri dell’Unione europea o in Turchia o in uno Stato parte contraente dell’accordo sullo Spazio economico europeo possono essere commercializzati nel territorio italiano.

    Art. 5 – Disposizione transitoria

    1. E’ consentito utilizzare incarti o imballi con diciture o
    denominazioni di vendita non conformi alle disposizioni del presente regolamento per 90 giorni a decorrere dalla data della sua pubblicazione, fermo restando quanto previsto dalle specifiche norme per i materiali e gli oggetti destinati a venire a contatto con gli alimenti.

    Art. 6 – Entrata in vigore

    1. Il presente regolamento entra in vigore il trentesimo giorno
    successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
    Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito
    nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
    italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
    osservare.

    Roma, 1° ottobre 2018

    Il Ministro dello sviluppo economico
    Di Maio

    Il Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo
    Centinaio

    Il Ministro della salute
    Grillo

    Visto, il Guardasigilli: Bonafede

    Registrato alla Corte dei conti il 12 novembre 2018
    Ufficio controllo atti MISE e MIPAAF, reg.ne prev. n. 813

    Scarica il DECRETO 1 ottobre 2018, n. 131 completo: DECRETO 1 ottobre 2018 n 131

    DECRETO 131 PANE FRESCO



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