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Modulo 02 LOCANDINA I venerdi di SICURELLOsi

Articolo 26: Non solo D.U.V.R.I.

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Gli obblighi connessi all’articolo 26: contratti d’appalto o d’opera o di somministrazione nei vari settori (industriale, artigianale, servizi, pubblica amministrazione, …)

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I venerdì di SICURELLO.si – 2° Modulo Formativo

Trento,  venerdì 04 marzo 2016 – orario 8:30-12:30

 

Destinatari:

RSPP, ASPP, Datori di Lavoro, Dirigenti, RLS, RUP, Responsabili dei lavori, Coordinatori Sicurezza Cantieri, TPALL, Organi di Vigilanza, Consulenti, Formatori, Responsabili aziendali ufficio ordini/acquisiti.

E’ previsto il rilascio di attestato individuale valido per l’aggiornamento RSPP, ASPP, RLS, Formatori (area rischi tecnici), Coordinatori per la Sicurezza, Datori di Lavoro e Dirigenti secondo l’art. 97 comma 3 ter.

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Descrizione del momento formativo:

Nonostante la redazione del D.U.V.R.I. – documento valutazione rischi interferenti previsto dal D.Lgs. 81/2008 al comma 3 dell’articolo 26 – sia divenuta ormai una prassi consolidata, l’analisi degli infortuni ed i sopralluoghi nelle aziende dimostrano che non sempre tale documento risulta essere idoneo o i suoi contenuti correttamente applicati.

Inoltre emerge un aspetto non certamente secondario che riguarda la carente applicazione degli altri commi dello stesso articolo, in particolare quando non vi sono interferenze tra le attività.

Non sempre il Committente dei lavori ed il Datore di Lavoro ove tali opere vengono eseguite sono lo stesso soggetto o la stessa persona. In questo caso come ci si deve comportare sia in caso di attività interferenti che nel caso non vi siano interferenze?

Il momento formativo intende analizzare questi ed altri aspetti, proponendo un approfondimento delle varie tematiche con lo studio di situazioni tipiche e presentando alcune proposte operative.

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DOWNLOAD:

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Online SICUREZZANETWORK il rinnovato PORTALE della sicurezza sul lavoro e sicurezza cantieri.

In questi giorni stiamo attivando la nuova versione del PORTALE SICUREZZANETWORK, il portale dello STUDIOFARINA di Farina Geom. Stefano e della SEIDUESEI.org S.r.l.

Dopo alcuni anni di onorato servizio, abbiamo rilevato che la precedente versione non risultava più funzionale, oltre ai numerosi materiali contenuti (tra aree aperte alla libera navigazione ed aree riservate ai corsisti si raggiungevano i 10 gb di documenti) che risultava difficoltoso scaricare o ritrovare, avevamo riscontrato un progressivo rallentamento del sistema che rendeva – a volte – molto lenta la navigazione.

Abbiamo allora pensato ad una completa trasformazione. Una suddivisione più funzionale delle aree (Notizie, Organizzazione, Materiali, Formazione, Aree Riservate), permetterà di trovare più facilmente le informazioni cercate ed i numerosi documenti condivisi. Una PRIMA PAGINA più completa che permette una panoramica dei contenuti e degli aggiornamenti (in parte ricalca quella del vecchio portale alla quale molti erano abituati ad accedere), mentre la COPERTINA come in precedenza propone SICURELLO.si nell’ARTE (anche se in una nuova veste).

Nei mesi di febbraio/marzo verrà riattivata anche la SICURELLO.si NEWS, che cercheremo di rendere più completa e puntuale.

A breve sarà attivata anche l’area ABBONATI dove sarà possibile trovare tutti i materiali da noi predisposti in materia di sicurezza sul lavoro, sicurezza cantieri, formazione, ovvero tutti i “MATERIALI DI SICURELLO.si” per le aziende, i tecnici, i formatori.

Tanti gli obiettivi che ci siamo proposti affinché il PORTALE SICUREZZANETWORK continui ad essere un “luogo” dove trovare quanto serve per “fare” sicurezza ed essere sempre aggiornati.

Piano piano ci stiamo arrivando, anche se con alcuni ritardi sulla nostra tabella di marcia (il portale non è curato da una società esterna, ma ci stiamo lavorando direttamente noi).
Ormai manca poco, alcune sezioni sono già completamente attive, altre lo saranno nei prossimi giorni.

Nel frattempo il vecchio portale rimane parzialmente attivo (in attesa che i motori di ricerca spostino il loro obiettivo sui nuovi indirizzi).

Durante questo periodo ci potrebbero essere alcuni problemi per gli utenti che navigheranno nel portale. Ci scusiamo fin da ora per eventuali disagi, link sbagliati od il mancato accesso a parte dei materiali.

 

SICURELLO.si

  • SICURELLO.si (R) è l’elemento caratterizzante della proposta formativa e divulgativa in materia di sicurezza dello STUDIOFARINA di Farina Geom. Stefano & SEIDUESEI.org S.r.l.

 

  • Di seguito le  proposte operative, iniziative, attività legate al marchio SICURELLO.si:



  • SICURELLO.si NEWS

  • La NewsLetter di SICURELLO.si: periodicamente nella tua casella di posta elettronica le novità, gli aggiornamenti e le informazioni in materia di sicurezza sul lavoro, sicurezza cantieri, formazione.
  • Agli iscritti a SICURELLO.si NEWS sono riservati dei supporti (immagini, blocchi cad, schede, ecc.) utilizzabili per la formazione e/o per la redazione dei documenti della sicurezza (PSC, POS, DVR, DUVRI, ecc.).


  • SICURELLO.si INFO

  • Specifici materiali di nostra elaborazione con schemi grafici, disegni, fotografie ed altri contenuti originali per approfondire specifiche tematiche legate alla sicurezza ed al lavoro.


  • SICURELLO.si nell’arte

  • I capolavori dell’arte rivisti da fantasmina.


  • SICURELLO.si in tour

  • SICURELLO.si viene utilizzato in molteplici momenti formativi: in SICURELLO.si in tour le regioni nei quali è stato utilizzato od è in corso di utilizzo il materiale da noi predisposto con immagini, animazioni, schemi che vedono la presenza di SICURELLO.si.
  • SICURELLO.no.it

 

 

SICURELLO.si MOBILE

  • La piattaforma mobile di SICURELLO.si

   

SICURELLO.si CALENDARIO 2013

  • Il calendario 2013 di SICURELLO.si, 12 mesi tutti da sfogliare.Graphic designer FANTASMINA.it

 scarica il calendario di SICURELLO.si nella versione da PARETE

 

 

SICURELLO.si è un marchio registrato

 

        SICURELLO.si  

 

Autocertificazione nella valutazione dei rischi prorogata al 30 giugno 2013

Prorogata al 30 giugno 2013 la possibilità per le aziende fino a 10 lavoratori di autocertificare la valutazione dei rischi prevista dal comma 5 dell’articolo 29 del D.Lgs 81/2008.

La proroga è stata inserita nella Legge di stabilità 2013  pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 302 del 29-12-2012 – Suppl. Ordinario n.212.

MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO

DECRETO 12 dicembre 2018

Misure di sicurezza ed integrita’ delle reti di comunicazione elettronica e notifica degli incidenti significativi. (19A00317) (GU Serie Generale n.17 del 21-01-2019)

 

IL MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO

 

  Visto il decreto legislativo 1° agosto 2003,  n.  259,  recante  il Codice  delle  comunicazioni  elettroniche,  modificato  dal  decreto

legislativo 28 maggio 2012,  n.  70  in  attuazione  delle  direttive 2009/140/CE in materia di reti e servizi di comunicazione elettronica e 2009/136/CE in materia di trattamento dei dati personali  e  tutela della vita privata;

  Visti in particolare, gli articoli 16-bis  e  16-ter  del  predetto decreto legislativo n. 259 del 2003 e successive modificazioni;

  Vista la legge 3  agosto  2007,  n.  124,  recante  il  sistema  di informazione per la sicurezza della Repubblica e la nuova  disciplina del segreto;

  Vista  la  direttiva  adottata  con  decreto  del  Presidente   del Consiglio dei ministri del 17 febbraio 2017, recante indirizzi per la protezione  cibernetica  e  la   sicurezza   informatica   nazionali, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 87 del 13 aprile 2017;

  Visto il decreto legislativo 18 maggio 2018, n. 65, che ha recepito la direttiva (UE) 2016/1148 in materia di sicurezza delle reti e  dei sistemi informativi, ed in particolare l’art. 8 e l’art. 12, comma  6 relativi rispettivamente al CSIRT  Italiano  e  all’organo  istituito presso il Dipartimento informazioni per la sicurezza  incaricato,  ai

sensi delle direttive  del  Presidente  del  Consiglio  dei  ministri adottate sentito il Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica (CISR), delle attivita’ di prevenzione e  preparazione  ad eventuali situazioni di crisi e di  attivazione  delle  procedure  di allertamento;

  Visto il decreto legislativo 30 giugno 2003,  n.  196,  recante  il «Codice in materia di protezione dei dati personali»;

  Visto il decreto del Ministro delle comunicazioni di  concerto  con il Ministro dell’economia e  delle  finanze  del  15  febbraio  2006,

pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del  7  aprile  2006,  n.  82,  e relativo ai compensi dovuti per prestazioni conto terzi eseguite  dal Ministero delle comunicazioni,  ai  sensi  dell’art.  6  del  decreto legislativo 30 dicembre 2003, n. 366;

  Visto il decreto della Presidenza  del  Consiglio  dei  ministri  5 dicembre 2015, n. 158, recante il Regolamento di  organizzazione  del Ministero dello sviluppo economico, ed in particolare l’art.  14  che affida all’Istituto superiore delle comunicazioni e delle  tecnologie dell’informazione      l’      individuazione      delle       misure tecnico-organizzative di  sicurezza  ed  integrita’  delle  reti,  la verifica del rispetto delle stesse e la notifica degli  incidenti  di sicurezza significativi agli  organi  europei  competenti,  ai  sensi degli articoli 16-bis e 16-ter  del  decreto  legislativo  1°  agosto 2003, n. 259, in accordo con i soggetti istituzionali  competenti  e, in particolare, con l’Agenzia per l’Italia Digitale;

  Vista la  legge  31  luglio  1997,  n.  249,  recante  «Istituzione dell’Autorita’ per  le  garanzie  nelle  comunicazioni  e  norme  sui sistemi delle telecomunicazioni e radiotelevisivo» e, in particolare, l’art. 1;

  Tenuto conto delle indicazioni contenute  nei  documenti  elaborati dall’Agenzia europea per la sicurezza delle reti e  dell’informazione (ENISA) con il contributo degli  Stati  membri  dell’Unione  europea: «Technical  guidance  on  the  security  measures  in  Article   13a» -Versione 2.0, Ottobre 2014 e «Technical  guidance  on  the  incident

reporting in Article 13» Versione 2.1, Ottobre 2014;

  Considerata la necessita’ di attuare le disposizioni  dei  suddetti articoli 16-bis e 16-ter,  al  fine  di  incrementare  i  livelli  di sicurezza delle reti e la disponibilita’ dei servizi su tali reti;

  Considerati i dati pubblicati nell’Osservatorio  trimestrale  delle comunicazioni  a  cura   dell’Autorita’   per   le   garanzie   nelle comunicazioni relativamente alla  base  di  utenti  nazionali  per  i servizi voce e dati su rete fissa e rete mobile;

  Sentiti i fornitori di reti e servizi di comunicazione  elettronica e le relative Associazioni;

  Sentite l’Autorita’ per le garanzie nelle comunicazioni e l’Agenzia per l’Italia Digitale;

Decreta:

Art. 1 – Definizioni

 

1. Ai fini del presente decreto si intende per:

     a) «incidente di  sicurezza»:  una  violazione  della  sicurezza  o perdita dell’integrita’ che determina un malfunzionamento delle  reti e dei servizi di comunicazione elettronica;

  b) «asset critico»: un’infrastruttura in grado di  fornire  servizi di comunicazione elettronica a un  significativo  numero  di  utenti, espresso  in  termini  percentuali  rispetto  alla  base  di   utenti nazionale dei medesimi servizi;

  c) «sicurezza e integrita’ della rete»: condizioni  che  assicurano la  disponibilita’  e  continuita’  dei  servizi   di   comunicazioni elettroniche forniti;

  d) «base di utenti nazionale»: il numero totale di utenti finali  a livello nazionale per singolo servizio di comunicazioni elettroniche,

da intendersi come:

  – numero di accessi complessivi da rete fissa (sia voce che dati);

  – numero complessivo delle SIM attive  Human  (per  traffico  voce  e dati).

2. Per quanto non espressamente previsto dal comma 1, si  applicano le definizioni del  decreto  legislativo  1°  agosto  2003,  n.  259, recante il «Codice delle comunicazioni elettroniche».

 

 Art. 2 – Scopo del decreto


  1. Il presente decreto attua le disposizioni degli articoli  16-bis e 16-ter del decreto legislativo  1°  agosto  2003,  n.  259,  e,  in particolare, persegue i seguenti obiettivi:

  a) individuare adeguate misure di natura  tecnico  –  organizzativa per  la  sicurezza  e  l’integrita’  delle  reti  e  dei  servizi  di comunicazione elettronica,  al  fine  di  conseguire  un  livello  di sicurezza delle reti adeguato al rischio esistente e di garantire  la disponibilita’ e continuita’ dei servizi su tali reti,  prevenendo  e limitando gli  impatti  di  incidenti  che  possono  pregiudicare  la sicurezza per gli utenti e per le reti interconnesse;

  b) definire i casi in cui le violazioni della  rete  o  la  perdita dell’integrita’ sono da considerarsi  significative,  ai  fini  della notifica da parte dei fornitori di reti e  servizi  di  comunicazione alle competenti Autorita’,nonche’  le  relative  modalita’  di  tale notifica.

 

 Art. 3 – Campo di applicazione


1. Il presente decreto  si  applica  ai  servizi  di  comunicazione elettronica di seguito riportati:

  a) accesso alla rete fissa o mobile da postazione fissa;

  b) accesso alla rete fissa o mobile da terminale mobile.

 

2. Il presente decreto si applica ai fornitori di reti e servizi di comunicazione elettronica che servono un numero di  utenti  effettivo pari o superiore all’1% della base di utenti  nazionale  per  ciascun servizio di cui al comma 1, calcolato sulla base dei dati  pubblicati dall’Osservatorio   trimestrale   delle comunicazioni    a    cura dell’Autorita’ per  le  garanzie  nelle  comunicazioni.  Il  presente decreto si applica  altresi’  ai  fornitori  di  reti  e  servizi  di comunicazione elettronica che servono un numero di  utenti  effettivo pari o superiore ad un milione.

 

 Art. 4 – Misure di sicurezza e integrita’ delle reti


1. I fornitori di reti e servizi di comunicazione elettronica  sono
tenuti ad adottare le seguenti misure di sicurezza e integrita’ delle reti e dei servizi:

    a) politica di sicurezza approvata dalla Direzione aziendale:

  1)  predisporre  una  documentata   politica   relativamente   alla sicurezza e alla integrita’ delle reti di comunicazione e dei servizi forniti;

  2) definire una dettagliata politica di  sicurezza  per  gli  asset critici e i processi aziendali;

  3) definire e mantenere aggiornata una politica  di  sicurezza  per tutti gli aspetti elencati nelle successive lettere;

b) gestione del rischio:  

  1) individuare i principali rischi per la sicurezza e  l’integrita’ delle reti  e  dei  servizi  di  comunicazione  elettronica  forniti, tenendo conto delle minacce che insistono sugli asset critici;

  2) definire una metodologia di gestione  dei  rischi  e  utilizzare strumenti basati sugli standard di settore;

  3) verificare l’effettivo utilizzo di tali metodologie e  strumenti di gestione del rischio da parte del personale;

  4) assicurarsi che i rischi residui,  anche  derivanti  da  vincoli realizzativi,  siano  minimizzati  rispetto  alla  probabilita’   del verificarsi di incidenti significativi e che  siano  accettati  dalla Direzione;

 

c) struttura organizzativa:

  1)  identificare   ruoli   per   il   personale   e   le   relative responsabilita’ in autonomia di esercizio;

  2) conferire,  con  formale  nomina,  ruoli  e  responsabilita’  al personale;

  3) assicurare la reperibilita’, in caso di incidenti di  sicurezza, del personale responsabile;

 

d) servizi e prodotti forniti da terze parti:

  1) definire i requisiti di sicurezza nei contratti con terze parti;

  2) verificare il rispetto dei requisiti fissati nei contratti;

  3) assicurare che i rischi residui che non sono gestiti dalla terza parte siano minimizzati rispetto alla probabilita’ del verificarsi di incidenti e che siano accettati dalla Direzione;

  4)  tenere  traccia  ed  eventualmente  gestire  gli  incidenti  di sicurezza  relativi  a  terze  parti  o  da  esse  causati   che   si ripercuotono sulla rete o sul servizio erogato;

 

e) formazione e gestione del personale:

  1) definire un piano di formazione del personale;

  2) prevedere un’adeguata ed aggiornata formazione del personale con ruoli di responsabilita’;

  3) organizzare corsi di formazione e sessioni di  sensibilizzazione

per tutto il personale;

  4) verificare le conoscenze acquisite dal personale;

  5) definire appropriate procedure per gestire le nuove assunzioni e la rotazione del personale che ricopre ruoli di responsabilita’;

  6) revocare diritti di accesso, se non piu’ giustificati;

  7) definire procedure di intervento per violazioni delle  politiche di sicurezza di cui  alla  lettera  a),  che  mettano  a  rischio  la sicurezza e l’integrita’ delle reti e dei  servizi  di  comunicazione elettronica;

f) sicurezza fisica e logica:

  1)   definire   condizioni,   responsabilita’   e   procedure   per l’assegnazione,  la  revoca   dei   diritti   di   accesso,   e   per l’approvazione delle eventuali eccezioni;

  2) definire meccanismi di autenticazione appropriati, a seconda del tipo di accesso;

  3)  adottare  meccanismi  di  protezione  da  accessi  fisici   non autorizzati o da eventi imprevisti quali, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, furti con scasso, incendi, inondazioni;

  4) adottare meccanismi di controllo di accesso  logico  appropriati per l’accesso alla rete e ai sistemi di informazione per  consentirne solo l’uso autorizzato;

  5) verificare che utenti e sistemi abbiano  ID  univoci  e  possano accedere ad altri servizi e sistemi previa autenticazione;

  6) monitorare e registrare gli accessi;

 

  7) prevedere meccanismi di  protezione  degli  impianti  funzionali all’erogazione del servizio, quali, a titolo esemplificativo  ma  non esaustivo, elettricita’ e gas;

g) integrita’ della rete e dei sistemi informativi:

  1) implementare sistemi di protezione e di  rilevamento  di  codice malevolo che possa alterare la funzionalita’ dei sistemi;

  2) assicurarsi che il software impiegato nella rete e  nei  sistemi informativi non venga manomesso o alterato;

  3) assicurarsi che i dati critici sulla sicurezza, quali, a  titolo esemplificativo ma non esaustivo,  password  e  chiavi  private,  non siano divulgati o manomessi;

h) gestione operativa:

      1)  predisporre  le  procedure  operative   e   individuare   i responsabili per il funzionamento dei sistemi critici;

      2)  predisporre  procedure  per  la   gestione   di   eventuali cambiamenti;

      3) attenersi alle procedure predefinite  quando  si  effettuano attivita’ sui sistemi critici;

      4)  registrare  e  documentare  ogni   modifica   o   attivita’ effettuata sui sistemi critici;

      5) predisporre e aggiornare un  database  delle  configurazioni dei sistemi critici per eventuali ripristini delle stesse;

      6) predisporre e aggiornare un inventario degli asset critici;

i) gestione degli incidenti di sicurezza:

      1) prevedere una struttura tecnica con  adeguata  competenza  e disponibilita’ incaricata della gestione degli incidenti;

      2) predisporre e aggiornare un database degli incidenti;

      3) esaminare i principali incidenti e redigere relazioni  sugli stessi, che contengano informazioni sulle azioni intraprese  e  sulle raccomandazioni per ridurre il rischio  del  ripetersi  di  incidenti analoghi;

      4)  definire  e  implementare  processi  e   sistemi   per   il rilevamento degli incidenti;

      5) definire procedure per informare gli utenti su incidenti  in corso o risolti, oltreche’ il CSIRT italiano e  l’Istituto  superiore delle  comunicazioni  e  delle   tecnologie   dell’informazione   del Ministero dello sviluppo economico (di seguito anche  ISCTI)  secondo quanto   previsto   dal   presente   decreto,   notiziando   comunque preventivamente il CSIRT e l’ISCTI;

      6) definire  procedure  per  la  segnalazione  degli  incidenti significativi ai sensi del successivo art. 5.

j) continuita’ operativa:

      1) predisporre e implementare piani di emergenza per gli  asset critici;

      2)  monitorare  l’attivazione  e  l’esecuzione  di   piani   di emergenza, registrando i tempi di ripristino dell’operativita’ e  del servizio;

      3)  predisporre  e  mantenere  una  appropriata  capacita’   di disaster recovery;

      4)  implementare  procedure  per  le  attivita’  di  ripristino dell’operativita’ e dei servizi;

k) monitoraggio, test e controllo:

      1) sottoporre a test reti, sistemi informativi e nuove versioni del software prima di utilizzarli o collegarli a sistemi esistenti;

      2) implementare il monitoraggio e la registrazione dello  stato e degli eventi dei sistemi critici;

      3) impostare gli  strumenti  per  raccogliere  e  archiviare  i registri dei sistemi critici;

      4)  configurare  strumenti  per   la   raccolta   e   l’analisi automatizzata di dati e registri di monitoraggio;

      5)  predisporre  un   programma   per   la   realizzazione   di esercitazioni periodiche per testare piani di disaster recovery e  di ripristino dei backup;

      6) implementare strumenti per test automatizzati;

      7)  assicurarsi  che  i  sistemi  critici  siano  sottoposti  a scansioni e test di sicurezza  regolarmente,  in  particolare  quando vengono introdotti nuovi sistemi e in seguito a modifiche;

      8) monitorare la conformita’ agli standard e alle  disposizioni normative.

2. Le misure di cui al comma 1 si riferiscono agli  asset  critici, individuati secondo le modalita’ di cui all’Allegato  1  al  presente decreto, in cui il valore della percentuale dell’utenza, che  l’asset e’ potenzialmente in grado di servire per ciascun servizio di cui  al comma 1, e’ pari o superiore all’1% della base  di  utenti  nazionale per quel servizio, sulla base dei dati  pubblicati  dall’Osservatorio trimestrale delle comunicazioni a cura dell’Autorita’ per le garanzie nelle comunicazioni. Le misure di  cui  al comma  1  si  riferiscono altresi’ agli asset critici individuati  secondo  i  criteri  di  cui all’Allegato 1 al presente decreto in cui il numero della  potenziale utenza servita e’ pari o superiore ad un milione.

 

 Art. 5 – Incidenti significativi

 1. I parametri che definiscono la significativita’ di un  incidente di sicurezza sono la durata del disservizio e  la  percentuale  degli utenti colpiti rispetto al totale degli utenti nazionali del servizio interessato.

 2. In attuazione dei parametri di cui  all’art.  3,  comma  2,  gli incidenti sono da considerarsi significativi, nei seguenti casi:

  a) durata superiore ad un’ora e percentuale  degli  utenti  colpiti superiore al quindici per cento del totale degli utenti nazionali del servizio interessato;

  b) durata superiore a due ore e percentuale  degli  utenti  colpiti superiore al dieci per cento del totale degli  utenti  nazionali  del servizio interessato;

  c) durata superiore  a  quattro  ore  e  percentuale  degli  utenti colpiti superiore  al  cinque  per  cento  del  totale  degli  utenti nazionali del servizio interessato;

  d) durata superiore a sei ore e percentuale  degli  utenti  colpiti superiore al due per cento del  totale  degli  utenti  nazionali  del servizio interessato;

  e) durata superiore ad otto ore e percentuale degli utenti  colpiti superiore all’uno per cento del totale  degli  utenti  nazionali  del servizio interessato.

3. Nei  casi  di  cui  al  comma  2,  i  fornitori  di  servizi  di comunicazione elettronica segnalano  tempestivamente  l’incidente  al CSIRT di cui all’art. 8 del decreto legislativo 18 maggio 2018, n. 65 e all’ISCTI. La comunicazione e’ effettuata  entro  ventiquattro  ore dall’avvenuta rilevazione dell’incidente,  con  l’indicazione  almeno delle seguenti informazioni, qualora disponibili:

  a) servizio interessato;

  b) durata dell’incidente qualora concluso, ovvero  la  stima  della conclusione se ancora in corso;

  c) impatto stimato sull’utenza del servizio interessato in  termini percentuali rispetto alla base di utenti nazionale  per  il  medesimo servizio.

4. Entro cinque giorni dalla segnalazione di  cui  al  comma  3,  i fornitori di servizi  di  comunicazione  elettronica  trasmettono  al CSIRT e all’ISCTI un rapporto in cui sono riportati:

  a) descrizione dell’incidente;

  b) causa dell’incidente quale, a titolo  meramente  esemplificativo ma non esaustivo, errore umano,  guasto,  fenomeno  naturale,  azioni malevoli, guasti causati da terze parti;

  c) conseguenze sul servizio fornito;

  d) infrastrutture e sistemi colpiti;

  e) impatto sulle interconnessioni a livello nazionale;

  f) azioni di risposta per mitigare l’impatto dell’incidente;

  g) azioni per ridurre la probabilita’ del ripetersi  dell’incidente o di incidenti simili.

  Eventuali informazioni rilevanti emerse  successivamente  all’invio del suddetto rapporto saranno  oggetto  di  un  rapporto  integrativo trasmesso con la massima sollecitudine al CSIRT e all’ISCTI.

5. L’ISCTI inoltra tempestivamente le comunicazioni di cui ai commi 3 e 4 all’organo di cui all’art. 12, comma 6, del decreto legislativo 18 maggio 2018, n. 65.

6. L’ISCTI invia all’Agenzia ENISA e alla Commissione  europea  con periodicita’ annuale un report sugli incidenti segnalati,  contenente le informazioni di cui ai  commi  3  e 4,  senza  l’indicazione  dei fornitori di reti e servizi di comunicazione elettronica interessati.

7. Nei casi in cui gli incidenti di cui al comma 3 possono avere un impatto su reti e servizi di un altro Stato membro,  i  fornitori  di reti e servizi di comunicazione elettronica informano tempestivamente il CSIRT e l’ISCTI per la successiva  notifica  all’Agenzia  ENISA  e all’Autorita’ dello Stato membro interessato.

Art. 6 – Rispetto degli obblighi

1.  Entro  novanta  giorni  dall’entrata  in  vigore  del  presente decreto, i fornitori di reti e servizi di  comunicazione  elettronica trasmettono all’ISCTI l’elenco  degli  asset  critici  oggetto  delle misure di cui all’art. 4, individuati  secondo  i  criteri  stabiliti nell’Allegato 1, e implementano tali misure nei successivi centoventi giorni.

2. Ai fini  della  valutazione  del  soddisfacimento  delle  misure definite nell’art. 4, comma 1 del  presente  decreto,  l’ISCTI  tiene conto anche dell’eventuale possesso di certificazioni di  conformita’ a  standard  riconosciuti  a  livello  internazionale  che  attestano l’applicazione di tali misure.

3.  Al  fine  di  verificare   la   corretta   applicazione   delle disposizioni  contenute   nel   presente   decreto,   l’ISCTI   puo’, autonomamente o su  impulso  dell’Autorita’  per  le  garanzie  nelle comunicazioni, effettuare verifiche e controlli presso  le  sedi  dei fornitori di reti  e  servizi  di  comunicazione  elettronica,  anche avvalendosi  degli  Ispettorati  territoriali  o  di   un   organismo qualificato indipendente.

  Ai sensi  dell’art.  16-ter,  comma  2,  lettera  b),  del  decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259, i relativi oneri finanziari  sono sostenuti  dai  fornitori  di  reti  e   servizi   di   comunicazione elettronica.

  Qualora dette attivita’ ispettive siano eseguite da  personale  del Ministero dello sviluppo economico si applica un rimborso delle spese sostenute calcolato  sulla  base  delle  disposizioni  contenute  nel decreto 15 febbraio 2006 del Ministro delle comunicazioni di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze.

  4. Qualora a seguito delle verifiche e  dei  controlli  di  cui  al comma 3 venga riscontrata la mancata applicazione delle  disposizioni del presente decreto, l’ISCTI diffida i fornitori di reti  e  servizi di comunicazione elettronica a  regolarizzare  la  propria  posizione entro un termine congruo decorso il quale, in caso di inottemperanza,

trovano applicazione le sanzioni di cui all’art. 98, commi da 4 a 12, del decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259.

 

Art. 7 – Disposizioni finali

  1. Dall’attuazione del presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

  2. Il presente decreto e’ modificato almeno ogni due anni.

  3. Il presente decreto entra in vigore il  giorno  successivo  alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

 

    Roma, 12 dicembre 2018                                                  

 

Allegato 1

Modalita’ per l’individuazione degli asset critici di cui all’art. 4, comma 2

 

    Il presente  allegato  si  applica  a  ciascun  servizio  di  cui all’art. 3, comma 1.

1. Identificazione degli asset.

    Valutazione degli asset utilizzati per erogare i servizi  di  cui all’art. 3, comma 1, identificando per ciascuno di tali servizi tutti gli asset, propri o di terzi, che contribuiscono  anche  parzialmente alla fornitura dei servizi alla propria base di utenti.

2. Descrizione degli asset.

    Individuazione degli asset identificati in termini  funzionali  e architetturali per ciascun servizio di cui all’art. 3, comma 1, sulla base della seguente ripartizione di elementi funzionali:

      a) accesso (concentratori di rete fissa e apparati  della  rete radio di accesso);

      b) commutazione (autocommutatori, router);

      c) trasporto (apparati e cavi della rete ottica);

      d) controllo e gestione (sistemi di  segnalazione,  sistemi  di autenticazione, Domain Name System – DNS,  Home  Location  Register – HLR, sistemi di gestione di rete).

3. Topologia, caratteristiche e distribuzione degli asset nella rete.

    a)  Identificazione  degli  asset   in   termini   topologici   e dimensionali nella rete  relativamente  alle  tipologie  di  elementi funzionali definite al punto precedente;

    b) distribuzione geografica e caratteristiche di ridondanza degli asset che compongono le tipologie degli elementi;

    c) numerosita’ dei suddetti asset;

    d) interconnessioni tra i suddetti asset.

4. Esclusione degli asset.

    Individuazione degli asset dei quali,  sulla  base  di  opportune motivazioni, si prevede l’esclusione dall’insieme di  quelli  oggetto della valutazione

Si è tenuta ieri presso la Direzione Nazionale AiFOS di Brescia la prima riunione di lavoro legata al progetto “Influencer delle emergenze”, un’idea nata nel mese di dicembre all’indomani dell’ennesima intollerabile tragedia avvenuta durante lo svolgimento di una manifestazione pubblica nei pressi di Ancona. Le riflessioni derivanti dai fatti di cronaca prendevano spunto dall’esperienza nella gestione della sicurezza eventi e delle emergenze all’interno di realtà che vedono la presenza di utenti.

L’assunto di partenza è la considerazione che le normative esistono ma, anche dove regolarmente applicate, il margine di imprevedibilità derivante dal fattore umano degli “utenti” rende spesso difficilmente gestibili gli aspetti dell’emergenza, in quanto tale fattore risulta essere altamente variabile, soggettivo e non pianificabile.

La proposta avanzata dal Consigliere Nazionale AiFOS Stefano Farina nell’articolo pubblicato sul sito istituzionale di AIFOS lunedì 10 dicembre e su PuntoSicuro il giorno seguente era semplice: “non basta più quanto fatto con gli ‘addetti’, ma è necessario e fondamentale iniziare a lavorare anche sugli utenti”. Molti sono stati i soggetti che si sono detti interessati ad approfondire tale tematica e che hanno espresso giudizi di apprezzamento alla proposta. Era pertanto necessario iniziare a lavorare concretamente su questa tematica e l’incontro di ieri – al quale ha preso parte anche Lara Calanni Pileri, referente del Gruppo di Progetto AiFOS “Gestione Eventi” – ha avuto proprio questo scopo: non solo approfondire l’argomento, ma chiarire i primi aspetti legati al progetto, iniziare a definire quali soggetti coinvolgere e proporre le collaborazioni da attivare.

Sicuramente le attività che possono rientrare nell’ambito di applicazione degli “influencer delle emergenze” sono numerose: ristoranti, discoteche, alberghi, trasporti, centri commerciali, teatri, cinema, università, grossi convegni e convention, mostre mercato, mercatini natalizi, meeting, fiere campionarie, eventi sportivi, parchi divertimenti e parchi a tema, eventi di pubblico spettacolo, scuole, ospedali e strutture socio sanitarie, ecc. Per questo, nella progettazione delle attività è stato deciso di percorrere più canali in modo da poter ricavare il maggior numero di informazioni al fine di predisporre un modello gestionale il più completo possibile.

Naturalmente le proposte dei soci di AiFOS sono un elemento importante per lo sviluppo di questa iniziativa; pertanto non esitate ad inviare le vostre idee e suggerimenti all’indirizzo stefano.farina@aifos.it.

Pubblicato il: 17/01/2019

Una proposta Aifos Protezione Civile

La sicurezza del volontario negli scenari di intervento

Brescia, Sabato 23 marzo 2019

Docente: Geom. Stefano Farina:

Il corso intende approfondire gli aspetti della tutela del volontario impegnato su varie tipologie di scenario mediante l’analisi degli stessi, delle attività eseguite e dell’addestramento con finalità connesse alla salute e sicurezza dell’operatore.

http://aifosprotezionecivile.org/home/corsi/corsi/la_sicurezza_del_volontario_negli_scenari_di_intervento

Una proposta Aifos Protezione Civile

Autotutela dei tecnici nei sopralluoghi post sisma

Brescia, mercoledì 8 maggio 2019

Docente: Geom. Stefano Farina:

Durante i rilievi di agibilità sismica (ma anche nei sopralluoghi in edifici abbandonati) i tecnici sono esposti a rischi connessi allo stato degli edifici visitati.
Generalmente viene detto loro di adottare misure di autotutela e relativi DPI.
Il corso vuole approfondire questi aspetti cercando di capire quali sono le misure di autotutela da adottare al fine di tutelare la propria sicurezza, ma anche la propria salute.

http://aifosprotezionecivile.org/home/corsi/corsi/autotutela_dei_tecnici_nei_sopralluoghi_post_sisma

logo_uni Martedì, 15 Gennaio 2019

FATTURAZIONE ELETTRONICA: SCARICABILI GRATUITAMENTE LE NORME UNI EN 16931-1 e 2

 

Dal gennaio 2019 la fatturazione elettronica è diventata obbligatoria.

A tal proposito, come già anticipato lo scorso dicembre (vedi articolo clicca qui) il CEN e la Commissione europea hanno firmato un accordo per la gratuità di due norme la UNI EN 16931-1 e 2.

Questi documenti hanno lo scopo di supportare l’attuazione della Direttiva 2014/55/UE sulla “fatturazione elettronica negli appalti pubblici”, e offrire una guida pratica agli utenti sugli elementi essenziali che una fattura elettronica deve avere per essere legalmente e fiscalmente conforme.

Questo accordo – data la sua eccezionalità – prevede una serie di caratteristiche specifiche dei due documenti; infatti i requisiti di protezione dei testi e di tracciabilità degli utilizzatori hanno reso necessario un upgrade dei sistemi Digital Rights Management (DRM). UNI da oggi è in grado di fornire questo servizio nella sezione dedicata all’e-commerce cioè UNIstore.

Entrambe le parti della norma sono caratterizzate dalle seguenti specifiche:

  • le note che – come espressamente indicato dal CEN – vengono presentate in italiano e in inglese e contengono le informazioni per il rispetto del copyright;
  • sarà necessario registrarsi al sito UNIstore per poter scaricare gratuitamente il file;
  • non è necessario possedere il programma FileOpen per la visualizzazione;
  • il file scaricato – sempre su indicazione CEN – verrà personalizzato con un watermark su tutte le pagine;
  • verranno spiegate le condizioni di utilizzo delle norme nella sezione “Premessa nazionale”;
  • in apertura del file scaricato è presentata la necessaria licenza d’uso delle norme.

D’ora in poi con le norme UNI un concreto aiuto nella fatturazione elettronica!

Informazioni

UNI EN 16931-1:2017 “Fatturazione elettronica – Parte 1: Modello di dati semantico degli elementi essenziali di una fattura elettronica”

UNI CEN/TS 16931-2:2017 “Fatturazione elettronica – Parte 2: Elenco delle sintassi conformi alla norma EN 16931-1”

 

[Fonte: UNI.com

 

Norma numero : UNI EN 16931-1:2017
Titolo : Fatturazione elettronica – Parte 1: Modello di dati semantico degli elementi essenziali di una fattura elettronica
Data entrata in vigore : 21 settembre 2017
 
Sommario : La norma stabilisce un modello di dati semantici degli elementi essenziali di fattura elettronica. Il modello semantico include solo gli elementi informativi essenziali richiesti da una fattura elettronica per garantire la conformità legale (inclusa quella fiscale), per consentire l’interoperabilità negli scambi commerciali transfrontalieri, cross-settoriali e domestici. Il modello semantico può essere utilizzato da organizzazioni private e pubbliche per la fatturazione negli appalti pubblici. Può anche essere utilizzato per la fatturazione tra le imprese del settore privato. Non è stato specificamente progettato per la fatturazione ai consumatori.
 
 
Norma numero : UNI CEN/TS 16931-2:2017
Titolo : Fatturazione elettronica – Parte 2: Elenco delle sintassi conformi alla norma EN 16931-1
Data entrata in vigore : 21 settembre 2017
Sommario : La specifica tecnica fornisce l’elenco delle sintassi che sono conformi e consentono di esprimere sintatticamente il modello essenziale di fattura specificato nella norma EN 16931-1: 2017, secondo i criteri di selezione forniti dalla richiesta di normazione emessa dalla Commissione europea come richiesto dalla Direttiva 2014/55/UE.
Note : L’ACCESSO GRATUITO A QUESTA PUBBLICAZIONE TECNICA E’ STATA SPONSORIZZATA DALLA COMMISSIONE EUROPEA.Agli utilizzatori è consentito fare un uso derivato della presente pubblicazione. Le applicazioni derivate, che sono basate o fanno uso delle informazioni contenute nella presente pubblicazione, devono includere una dichiarazione che sia ben visibile agli utilizzatori, con cui si chiarisce che si tratta di una implementazione della pubblicazione e si dichiara che tale riproduzione è fatta con il permesso di CEN ed UNI che ne possiedono il copyright.CEN ed UNI non si assumono nessuna responsabilità rispetto all’uso del contenuto e dell’implementazione di tale applicazione derivata e non forniscono garanzie esplicite o implicite per qualunque scopo di tale implementazione. In caso di dubbio, gli utilizzatori devono sempre fare riferimento al contenuto della pubblicazione fornita da UNI che rende disponibile il testo ufficiale autorizzato.
 

Lista Norme CEN


Recepisce :

 

Lista Norme CEN


Recepisce :

 

Elenco delle norme UNI pubblicate nel mese di dicembre  2018

UNI/TR 11735:2018

Linee guida per la progettazione dei sistemi di trasporto persone ad automazione integrale con trazione a fune

UNI EN ISO 20700:2018

Linee guida per i servizi di consulenza di direzione (consulenza di management)

UNI CEN/TR 13688:2018

Imballaggi – Riciclo di materiali – Rapporto sui requisiti relativi a sostanze e materiali per prevenire un sostenuto impedimento al riciclo

UNI CEN/CR 13695-1:2018

Imballaggi – Requisiti per la misurazione e la verifica dei quattro metalli pesanti e altre sostanze pericolose presenti nell’imballaggio e del loro rilascio nell’ambiente – Parte 1: Requisiti per la misurazione e la verifica dei quattro metalli pesanti presenti nell’imballaggio

UNI 11734:2018

Metodo per determinare l’attitudine al colpo d’unghia di un acciaio da smaltatura

UNI ISO 12176-1:2018

Tubi e raccordi di materia plastica – Attrezzature per la saldatura di sistemi di polietilene – Parte 1: Saldatura testa a testa

UNI 11732:2018

Saldatrici da cantiere ad elementi termici per contatto impiegate per l’esecuzione di giunti testa a testa di tubi e/o raccordi in polietilene (PE), per il trasporto di gas combustibile, di acqua e di altri fluidi in pressione – Caratteristiche funzionali, di collaudo e di documentazione

UNI 11337-7:2018

Edilizia e opere di ingegneria civile – Gestione digitale dei processi informativi delle costruzioni – Parte 7: Requisiti di conoscenza, abilità e competenza delle figure coinvolte nella gestione e nella modellazione informativa

UNI EN ISO 8199:2018

Qualità dell’acqua – Requisiti generali e guida per esami microbiologici basati su coltura

UNI EN ISO 22397:2018

Sicurezza della società – Linee guida per stabilire accordi di partenariato

UNI EN ISO 21809-1:2018

Industrie del petrolio e del gas naturale – Rivestimenti esterni per condotte interrate o sommerse utilizzate nei sistemi di tubazioni per il trasporto – Parte 1: Rivestimenti a base di poliolefina (PE e PP a 3 strati)

UNI EN ISO 17709:2018

Calzature – Posizionamento del campionamento, preparazione e durata di condizionamento di campioni e provini

UNI EN ISO 17480:2018

Imballaggi – Progettazione dell’accessibilità – Apertura facilitata

UNI EN ISO 15874-5:2018

Sistemi di tubazioni di materie plastiche per le installazioni di acqua calda e fredda – Polipropilene (PP) – Parte 5: Idoneità all’impiego del sistema

UNI EN ISO 15874-3:2018

Sistemi di tubazioni di materie plastiche per le installazioni di acqua calda e fredda – Polipropilene (PP) – Parte 3: Raccordi

UNI EN ISO 15874-2:2018

Sistemi di tubazioni di materie plastiche per le installazioni di acqua calda e fredda – Polipropilene (PP) – Parte 2: Tubi

UNI EN ISO 14052:2018

Gestione ambientale – Contabilità dei flussi di materiale – Linee guida per l’implementazione pratica in una catena di approvvigionamento

UNI EN ISO 14034:2018

Gestione ambientale – Verifica della tecnologia ambientale (ETV)

UNI EN ISO 14026:2018

Etichettatura e dichiarazioni ambientali – Principi, requisiti e linee guida per la comunicazione delle informazioni sull’impronta

UNI EN 13445-5:2018

Recipienti a pressione non esposti a fiamma – Parte 5: Controlli e prove

UNI EN 13445-2:2018

Recipienti a pressione non esposti a fiamma – Parte 2: Materiali

UNI EN 1335-2:2018

Mobili per ufficio – Sedia da lavoro per ufficio – Parte 2: Requisiti di sicurezza

UNI EN 12679:2018

Prove non distruttive – Metodo radiografico – Determinazione della dimensione di sorgenti radiografiche industriali a raggi gamma

UNI EN 1022:2018

Mobili – Sedute – Determinazione della stabilità

UNI CEN/TS 17091:2018

Gestione della crisi – Guida per sviluppare capacità strategiche

 

Recepita in lingua italiana la
EN 15269-11
Resistenza al fuoco di tende in tessuto

 

Questo documento tratta tipi di tendaggi in tessuto montati verticalmente, manovrabili manualmente o motorizzati, con movimento di chiusura verso il basso.

La UNI EN 15269-11 è parte di una serie di norme destinate all’uso con lo scopo di produrre un rapporto di applicazione estesa basato sulla valutazione dei risultati di una o più prove di resistenza al fuoco e/o controllo della dispersione del fumo. Queste norme possono anche essere utilizzate per identificare la migliore selezione dei campioni di prova necessari per trattare un ampio campo di varianti del prodotto.

I sistemi a tenda sono differenti (separati) dai sistemi a porta per il loro elemento di chiusura non rigido tipicamente costituito da materiali con parete sottile come, per esempio, tessuti ortogonali o lavorati a maglia e lamine. Tali elementi di chiusura non sono in grado di sostenere, mediante rigidezza flessionale, carichi significativi normali alla loro superficie. In altri termini i sistemi a tenda sono separati dai sistemi a porta poiché possono condurre soltanto forze di trazione derivanti da una sollecitazione di trazione parallela alla loro superficie. Le forze di spinta parallele alla loro superficie non sono condotte.

La norma stabilisce la metodologia per estendere l’applicazione dei risultati di prova ottenuti dalla/e prova/e condotta/e in conformità al metodo di prova per i sistemi di chiusura trattati nella EN 1634-1.

A condizione che siano completate le prove appropriate l’applicazione estesa può trattare tutti o alcuni degli esempi del seguente elenco non esaustivo:

  • classificazioni di non isolamento (E), irraggiamento (EW) o isolamento (El1 o El2);
  • meccanismi di avvolgimento;
  • elementi fissi a parete/soffitto;
  • elementi di componenti costruttivi;
  • finiture decorative;
  • guarnizioni intumescenti, all’aria o acustiche;
  • costruzione/i di supporto alternativa/e.

Nel documento sono citati i seguenti riferimenti normativi:

  • EN 1363-1 Fire resistance tests – Part 1: General requirements;
  • EN 1634-1 Fire resistance and smoke control tests for door and shutter assemblies, openable windows and elements of building hardware – Part 1: Fire resistance test for door and shutter assemblies and openable windows;
  • EN 13501-2 Fire classification of construction products and building elements – Part 2: Classification using data from fire resistance tests, excluding ventilation services;
  • EN 15269-1 Extended application of test results for fire resistance and/or smoke control for door, shutter and openable window assemblies, including their elements of building hardware – Part 1: General requirements;
  • EN 1993-1-2 Eurocode 3: Design of steel structures – Part 1-2: General rules – Structural fire design.

 


Norma numero : UNI EN 15269-11:2018
Titolo : Applicazione estesa dei risultati di prove di resistenza al fuoco e/o controllo della dispersione del fumo per porte, sistemi di chiusura e finestre apribili e loro componenti costruttivi – Parte 11: Resistenza al fuoco di tende in tessuto manovrabili
 
Data entrata in vigore : 21 giugno 2018 (data recepimento in italiano 04 dicembre 2018)
 
Sommario : La norma tratta tipi di tendaggi in tessuto montati verticalmente, manovrabili manualmente o motorizzati, con movimento di chiusura verso il basso.

Lista Norme CEN


Recepisce :

[ FONTE: UNI.com ]

 

ELENCO NORME SERIE UNI EN 15269

UNI EN 15269-1:2010

Applicazione estesa dei risultati di prove di resistenza al fuoco e/o controllo della dispersione del fumo per porte, sistemi di chiusura e finestre apribili e loro componenti costruttivi – Parte 1: Requisiti generali

 

UNI EN 15269-2:2012

Applicazione estesa dei risultati di prove di resistenza al fuoco e/o controllo della dispersione del fumo per porte, sistemi di chiusura e finestre apribili e loro componenti costruttivi – Parte 2: Resistenza al fuoco di porte in acciaio su cerniere o su perni

 

Applicazione estesa dei risultati di prove di resistenza al fuoco e/o controllo della dispersione del fumo per porte, sistemi di chiusura e finestre apribili e loro componenti costruttivi – Parte 3: Resistenza al fuoco di porte e finestre apribili in legno su cerniere o su perni

 

UNI EN 15269-5:2016

Applicazione estesa dei risultati di prove di resistenza al fuoco e/o controllo della dispersione del fumo per porte, sistemi di chiusura e finestre apribili e loro componenti costruttivi – Parte 5: Resistenza al fuoco di porte vetrate intelaiate, incernierate e su perni e finestre apribili

UNI EN 15269-7:2009

Applicazione estesa dei risultati di prove di resistenza al fuoco e/o controllo della dispersione del fumo per porte, sistemi di chiusura e finestre apribili e loro componenti costruttivi – Parte 7: Resistenza al fuoco di porte scorrevoli in acciaio

 

UNI EN 15269-10:2011

Applicazione estesa dei risultati di prove di resistenza al fuoco e/o controllo della dispersione del fumo per porte, sistemi di chiusura e finestre apribili e loro componenti costruttivi – Parte 10: Resistenza al fuoco di chiusure avvolgibili in acciaio

 

UNI EN 15269-11:2018

Applicazione estesa dei risultati di prove di resistenza al fuoco e/o controllo della dispersione del fumo per porte, sistemi di chiusura e finestre apribili e loro componenti costruttivi – Parte 11: Resistenza al fuoco di tende in tessuto manovrabili

 

UNI EN 15269-20:2009

Applicazione estesa dei risultati di prove di resistenza al fuoco e/o controllo della dispersione del fumo per porte, sistemi di chiusura e finestre apribili e loro componenti costruttivi – Parte 20: Controllo della dispersione del fumo per porte incernierate o su cardini, in acciaio o legno, con finestrature, con telaio in legno o metallico

 

 

12 dicembre 2018#lavorando #formazione #sicurezza #datoridilavoro #dirigentiSi è concluso oggi il corso di formazione per datori di lavoro e dirigenti della pubblica amministrazione della Provincia Autonoma di Trento organizzato da TSM Trentino School of Management di Trento.Docente: Geom. Stefano Farina

SICURELLO.si & SICURELLO.no AUGURI DI BUON NATALE 2018

Le immagini dell’insicurezza: ospite a sorpresa

Brescia, 21 Dic – E’ ormai Natale e tutti noi dovremmo essere più buoni ed allora oggi SICURELLO.no, nella sua puntata numero 380, anziché utilizzare immagini di situazioni reali, ha pensato di proporre un momento di riflessione sulla sicurezza fatto in un modo un po’ diverso, un modo che serve anche come pretesto per farci gli auguri di buone feste.

 

Ecco allora SICURELLO.si che analizza dalla sua ottica alcune situazioni legate alla sicurezza sul lavoro, alla sicurezza stradale ed alla vita di tutti i giorni.

 

Si passa dalle cadute dall’alto, alla caduta dei materiali dai mezzi di trasporto; dalla difficoltà di trovare dei momenti di relax per se stessi (siamo sempre di corsa che si tratti di attività lavorative “classiche” o legate alla famiglia ed all’ambiente domestico), alla velocità quando ci spostiamo in macchina.

Lasciandovi alla lettura del fumetto di SICURELLO.si dal titolo UN OSPITE A SORPRESA, colgo l’occasione per inviare a tutti voi i miei migliori auguri di Buon Natale e Buone Feste, allargando l’augurio alla speranza che il 2019 possa finalmente essere un anno di svolta, lasciando SICURELLO.no senza lavoro perché di situazioni di insicurezza non ce ne sono più. Auguri a tutti voi, ai vostri collaboratori ed alle vostre famiglie.

 

clicca sull’immagine per scaricare “il racconto di Natale” di Sicurello

 

Geom. Stefano Farina

Consigliere Nazionale AiFOS e Referente Gruppo di Lavoro Costruzioni di AiFOS.   

 

Consigliere Nazionale AiFOS – Vicepresidente AiFOS Protezione Civile

Creative Commons License Questo articolo è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

 

Leggi l’articolo su PUNTOSICURO.it

 

[Fonte: PUNTOSICURO.it ]

 

Coordinamento Sicurezza Cantieri, Ruolo di RSPP, Formazione, Consulenza Sicurezza sul Lavoro, Convegni, Seminari, Workshop, Webinair, Responsabile Safety Eventi, Consulenza R.U.P., DPO Privacy, …

NEWS dal portale SICUREZZANETWORK

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Tutte le NEWS e gli aggiornamenti normativi in materia di sicurezza sul lavoro, norme tecniche / UNI, sicurezza cantieri, SAFETY EVENTI, privacy e tanto altro.   

 


 

Gli articoli delle IMMAGINI dell’INSICUREZZA di SICURELLO.no pubblicati su PUNTOSICURO.si nell’anno 2018:

 21 Dicembre 2018: Le immagini dell’insicurezza: ospite a sorpresa

Un momento di riflessione sulla sicurezza fatto in un modo un po’ diverso.


14 Dicembre 2018: Le immagini dell’insicurezza: non prendiamoci in… giro

La cura dei particolari negli eventi sportivi


7 Dicembre 2018: Le immagini dell’insicurezza: …ed alla fine un “ex-voto”?

Due operatori su un trabattello che eseguono l’attività sotto la sorveglianza del Committente, ma…


30 Novembre 2018: Le immagini dell’insicurezza: basta starci attenti

Come se fosse un “fil di ferro”, ma più grosso!!!


23 Novembre 2018: Le immagini dell’insicurezza: ponte su ruote o PLE?

Più che un ponteggio, si tratta di un ponte su ruote o un’anomala PLE.


16 Novembre 2018: Le immagini dell’insicurezza: mercatini di Natale

Speriamo che a Natale ci arrivino (sani e salvi).


9 Novembre 2018: Le immagini dell’insicurezza: obbligatorio l’elmetto per i pedoni

Chi va a dotare i pedoni che liberamente transitano sul marciapiede dello specifico DPI?


31 Ottobre 2018: Le immagini dell’insicurezza: alla Fiera….

Tanti stand, tanti seminari, tanti convegni dove si parlava di sicurezza, tanti D.P.I., tante attrezzature sicure, però qualche “sfumatura” ha attirato l’attenzione


26 Ottobre 2018: Le immagini dell’insicurezza: Formazione e addestramento inefficaci?

Ma questi sanno il rischio che stanno correndo?


19 Ottobre 2018: Le immagini dell’insicurezza: tra ombrelli e piattaforme fluttuanti

Il braccio della PLE invade in toto la sede stradale: ma la sicurezza dov’è?


12 Ottobre 2018: Le immagini dell’insicurezza: giochiamo a nascondino?

Il classico nascondino si presta ad essere giocato con molte varianti, ma non tutte sicure!


5 Ottobre 2018: Le immagini dell’insicurezza: demolizione controllata!

Cosa potrebbe succedere al lavoratore in caso di cedimento della struttura in demolizione?


28 Settembre 2018: Le immagini dell’insicurezza: come ti aggancio!

Il gancio sale e scende, mentre la sicurezza scende sempre più in basso.


21 Settembre 2018: Le immagini dell’insicurezza: a cavallo dell’ape… car

Che sia un metodo alternativo per permettere anche all’autista di provvedere alla posa dei coni?


14 Settembre 2018: Le immagini dell’insicurezza: intervento a cantiere aperto

Un cantiere tutto aperto che forse andrebbe chiuso.


7 Settembre 2018: Le immagini dell’insicurezza: come ti “parcheggio” la gru

Gli elementi dell’insicurezza ci sono tutti…


31 Agosto 2018: Le immagini dell’insicurezza: la torre pendente

Oltre al buon senso e al codice della strada…


3 Agosto 2018: Le immagini dell’insicurezza: verifiche e controlli delle funi

Un paio di morsetti e tanto nastro isolante.


27 Luglio 2018: Le immagini dell’insicurezza: il portacasco

Il D.Lgs. 81/2008 all’articolo 78 comma e prevede che i lavoratori provvedano alla cura dei DPI messi a loro disposizione.


20 Luglio 2018: Le immagini dell’insicurezza: rischiare la vita

Chi presterebbe soccorso a questo lavoratore in caso di infortunio? Cosa prevedevano i documenti della sicurezza redatti per lo specifico cantiere?


13 Luglio 2018: Le immagini dell’insicurezza: scalare con le scale

Cosa prevedevano i documenti della sicurezza redatti per il cantiere?


6 Luglio 2018: Le immagini dell’insicurezza: sempre in cerca di una scossa

All’improvviso lo sguardo corre verso l’alto e la sorpresa è certamente elettrizzante.


29 Giugno 2018: Le immagini dell’insicurezza: tempo scaduto?

E non m’annoio e non che non m’annoio, anzi si


22 Giugno 2018: Le immagini dell’insicurezza: la differenza dei piccoli gesti

Un articolo a quattro mani: quando i piccoli gesti possono fare la differenza.


15 Giugno 2018: Le immagini dell’insicurezza: lo scivolo

La lamiera c’è, l’inclinazione pure, quello che manca è il tappetone gonfiabile alla base.


8 Giugno 2018: Le immagini dell’insicurezza: una scala sulla spalla e via

Abilità o incoscienza nel trasporto ed utilizzo di scale portatili.


1 Giugno 2018: Le immagini dell’insicurezza: un cartello inutile

Un po’ più di attenzione è certamente necessaria.


25 Maggio 2018: Le immagini dell’insicurezza: quando non esistono protezioni

Attraverso la recinzione di un cantiere: il rischio cadute dall’alto in assenza di protezioni.


18 Maggio 2018: Le immagini dell’insicurezza: un bagno fuori stagione

Nelle immagini dell’insicurezza di SICURELLO.no di oggi i componenti da aggregare ci sono tutti, quello che difetta sono però le quantità!


11 Maggio 2018: Le immagini dell’insicurezza: l’alza bandiera

Il servizio manutenzione è prontamente intervenuto. 


4 Maggio 2018: Le immagini dell’insicurezza: uomo a terra

L’operaio è inciampato?


27 Aprile 2018: Le immagini dell’insicurezza: la solita improvvisazione

Cosa comporta l’improvvisazione nel comparto edile?


13 Aprile 2018: Le immagini dell’insicurezza: una situazione nera

Una situazione che certamente è nera, molto nera.


6 Aprile 2018: Le immagini dell’insicurezza: la griglia di protezione dell’elica?

L’ho appena tolta!


30 Marzo 2018: Le immagini dell’insicurezza: cosa manca?

Qualche “legnetto” ed ecco fatto.


23 Marzo 2018: Le immagini dell’insicurezza: dalla Saint Kitts e Nevis

IN-Sicurezza dal Mondo: il pericolo c’è, a prescindere della normativa!


16 Marzo 2018: Le immagini dell’insicurezza: ha perso le gambe!

Una bella raccolta di insicurezza sotto a un unico piano di lavoro!


9 Marzo 2018: Le immagini dell’insicurezza: Stare zitti? No grazie!!!

In un quartiere densamente abitato…


2 Marzo 2018: Come riscaldarsi in un cantiere stradale?

Freddo? Ormai siamo alla “canna del gas”.


23 Febbraio 2018: Le immagini dell’insicurezza

Per fortuna qualcuno mette il gilet ad alta visibilità. Forse però qualcosa non va!!!


16 Febbraio 2018: Come stanno in piedi i “tralicci”?

Fil di ferro strutturale (Cit.)


9 Febbraio 2018: Le immagini dell’insicurezza

Cosa ci insegna il montaggio dell’insegna?


2 Febbraio 2018: Le immagini dell’insicurezza

Crisi di identità di un nastro segnaletico.


26 Gennaio 2018: Tra un’interferenza e l’altra

L’interferenza tra le attività di smontaggio del ponteggio e la viabilità circostante.


19 Gennaio 2018: Le immagini dell’insicurezza

Il vero ponte su ruote


12 Gennaio 2018: Le immagini dell’insicurezza: PLE fai da te

A mali estremi, estremi rimedi…


 

  

 
 

Elenco degli articoli delle IMMAGINI dell’INSICUREZZA di SICURELLO.no pubblicati :

 

  

 

Gestione delle emergenze: un aiuto dagli in influencer

Come influenzare positivamente i comportamenti delle persone in caso di emergenza.

11dicembre 2018

Pubblicato oggi su PUNTOSICURO.it un articolo che approfondisce gli aspetti relativi ai comportamenti delle persone in caso di emergenza e lancia una proposta applicativa in materia.

Di seguito l’articolo a firma del Geom. Stefano Farina.

 

In questi giorni le cronache ci portano una nuova triste notizia riguardante l’evento luttuoso che è avvenuto durante un concerto in una discoteca, un evento che sarà la magistratura a dipanare nelle sue cause e responsabilità, ma che certamente deve farci riflettere sui molti aspetti legati alle emergenze in presenza di folla, al panico che si può scatenare e ai comportamenti delle persone.

 

Come certamente molti di voi, pure io mi sono posto una serie di domande non su cosa sia successo, ma su come si debba lavorare sulle persone per evitare il ripetersi, sempre più frequenti di situazioni di questo tipo e sia alla luce delle esperienze avute in ambito eventi pubblico spettacolo, sia in quello legato alla gestione di emergenze in luoghi con presenza di utenti, ho iniziato a riflettere su cosa si può o si deve fare per migliorare quanto già previsto normativamente.

 

Durante la riflessione mi è tornata in mente anche la testimonianza della Dott.ssa Anna Maria Masi allo Storytelling: “storie di fortuna e d’infortunio (pdf) organizzato da AiFOS e ICOGEI e che si è tenuto a Torino lo scorso 27 novembre. La Dott.ssa Masi, Psicologa dell’Associazione Psicologi per i Popoli di Torino, era intervenuta a seguito degli incidenti verificatisi in Piazza San Carlo a Torino la sera del 3 giugno 2017 ed ha raccontato quanto vissuto e le sensazioni di alcune delle persone coinvolte nell’evento: quella sera per un “falso allarme” si scatenò il panico con una fuga precipitosa delle persone dalla piazza, fuga che causò la morte di una persona ed oltre 1500 feriti. Da evidenziare come la dinamica di quella sera abbia molti punti in comune con quanto successo nella notte tra venerdì 7 dicembre e sabato 8 dicembre nella discoteca in provincia di Ancona.

 

E dopo le domande, le risposte, o almeno delle risposte che possono essere un punto di partenza per dei ragionamenti e dei progetti da intraprendere.

 

Una prima risposta che ci può essere di aiuto è certamente lo studio italo-tedesco cui ha partecipato l’Istituto per le applicazioni del calcolo del Consiglio nazionale delle ricerche (Iac-Cnr) di Roma e che può essere utilizzato per capire i comportamenti delle persone e per ‘orientare’ i movimenti di una folla in situazioni di emergenza (studio pubblicato nel 2015). Di seguito riporto il comunicato stampa, diffuso nel 2015 dal CNR e riproposto in questi giorni, che presenta i risultati della sperimentazione fatta e che si sovrappone esattamente all’esperienza che molti responsabili della sicurezza hanno maturato in anni di attività:

 

L’effetto gregge esiste

 

I pedoni in gruppo e le folle si comportano come pecore, quando non sanno dove andare, e si possono controllare: una scoperta, a cui ha contribuito l’Iac-Cnr, che con un’opportuna guida ‘nascosta’ potrebbe consentire di gestire in modo ottimale situazioni quali i flussi dei pellegrini al prossimo Giubileo. L’esperimento è apparso su arXiv

In situazioni di confusione, i gruppi umani si comportano esattamente come le greggi: tendono a seguire le persone davanti a loro, in particolare se sembrano sapere dove andare. Un comportamento che, secondo un nuovo studio italo-tedesco cui ha partecipato l’Istituto per le applicazioni del calcolo del Consiglio nazionale delle ricerche (Iac-Cnr) di Roma, può essere sfruttato per ‘orientare’ i movimenti di una folla in situazioni di emergenza, magari mescolando ad essa soggetti che sappiano precisamente come comportarsi. Una ricerca che potrebbe tornare utile, per esempio, per gestire al meglio i flussi di pellegrini del prossimo Giubileo straordinario annunciato da Papa Francesco.

“Abbiamo voluto testare sul campo la correttezza delle previsioni dei modelli matematici per il controllo delle folle che sfruttano il cosiddetto ‘effetto gregge’”, spiega Emiliano Cristiani dell’Iac-Cnr. “Si tratta di un comportamento che si manifesta in animali sociali, come oche, scarafaggi e, naturalmente, pecore, che porta a muoversi seguendo i compagni vicini, indipendentemente dalla loro destinazione. In matematica, un gregge è un esempio di sistema auto-organizzante, un gruppo composto da un numero elevato di ‘agenti’ che seguono regole semplici e in cui le dinamiche individuali sono influenzate da quelle degli agenti più prossimi. Nonostante si tratti di atteggiamenti solitamente associati ad animali, studi del genere sono utili per indirizzare al meglio anche grandi folle di esseri umani in situazioni delicate come nei piani strategici di evacuazione”.

L’esperimento apparso su arXiv si è svolto di recente nel Dipartimento di matematica della Sapienza Università di Roma. A due gruppi di circa 40 persone ognuno è stato chiesto di raggiungere, a partire da un’aula, un determinato luogo, sconosciuto a tutti tranne che a una persona nel primo gruppo e a cinque nel secondo (che non si sono svelate fino alla fine dell’esperimento). “Uscendo dalla classe”, prosegue il ricercatore Iac-Cnr, “i soggetti hanno mostrato una lieve tendenza ad andare a destra, verso la parte del Dipartimento a loro più familiare, presto superata dal desiderio di raggiungere e seguire i compagni che si trovavano di fronte a loro. Questo comportamento ha permesso alle persone informate di ‘trascinare’ gli altri, portandoli a destinazione lungo il percorso più veloce”.

Si tratta del primo esperimento di questo genere effettuato con pedoni in un ambito di ricerca. Gli studiosi hanno verificato che le persone non sembrano a loro agio con istruzioni calate ‘dall’alto’, ma diventano docili quando viene fatto loro credere di scegliere autonomamente. “Nuovi modelli matematici e metodi di ottimizzazione sono stati usati in combinazione per trovare la strategia dei ‘leader nascosti’ e portare tutti a destinazione evitando attese e congestioni. La migliore consiste nello spezzare la folla per indirizzarla verso tutte le uscite disponibili, anche le più lontane e meno conosciute. Nel caso di una sola uscita, invece per garantire un deflusso ottimale è paradossalmente preferibile ingannare alcune persone conducendole lontano da essa, per poi riportarle successivamente nella giusta direzione”.

Le tecniche di controllo di grandi folle studiate in questa ricerca trovano una naturale applicazione nei casi in cui la situazione di pericolo è prevedibile, ma la comunicazione tra autorità e folla è difficoltosa, come per esempio durante una manifestazione violenta. In questi casi agenti in borghese nascosti nella folla potrebbero correre in direzioni concordate per attivare l’effetto gregge. Allo studio hanno collaborato scienziati della Technische Universität di Monaco di Baviera.

Roma, 11 maggio 2015

Scheda:

Chi: Istituto per le applicazioni del calcolo del Consiglio nazionale delle ricerche (Iac-Cnr) di Roma Che cosa: Esperimento sul comportamento delle folle apparso su

http://arxiv.org/abs/1504.04064 G. Albi, M. Bongini, E. Cristiani, D. Kalise, Invisible control of self-organizing agents leaving unknown environments, SIAM J. Appl. Math., 76 (2016), 1683-1710.

 

Una seconda risposta è quella legata alle “tradizionali” forme di gestione dell’emergenza. In genere, tutte le attività, comprese quelle che vedono una presenza maggioritaria di utenti rispetto al personale di “servizio” (a solo titolo cito ristoranti, discoteche, alberghi, trasporti, centri commerciali, teatri, cinema, università, grossi convegni e convention, mostre mercato, mercatini natalizi, meeting, fiere campionarie, eventi sportivi, parchi divertimenti e parchi a tema, eventi di pubblico spettacolo, ecc.), hanno una gestione delle emergenze che si basa su parametri abbastanza standardizzati:

  • piano di emergenza,
  • personale addetto alle emergenze debitamente formato
  • personale semplicemente informato sulla gestione delle emergenze,
  • planimetrie dell’evacuazione,
  • segnaletica di sicurezza,
  • esercitazioni; queste ultime molte volte eseguite con il solo personale, mentre è (purtroppo) più raro che vengano eseguite coinvolgendo gli utenti/clienti.

 

Questo schema però molte volte risulta essere insufficiente o carente per situazioni con presenza di utenti “fluidi”, ovvero che non sono vincolati ad uno specifico luogo, ma si muovono all’interno di un’area più o meno grande.

 

Una terza risposta riguarda le dinamiche dell’affollamento, ovvero la considerazione che in qualsiasi situazione avremo delle zone più affollate rispetto ad altre, ovvero ci saranno delle aree “stabili” riempite in modo uniforme (ad esempio le zone antistanti i palchi, certe aree dei ristoranti, dei percorsi all’interno dei centri commerciali, delle singole attrazioni di un parco tematico, ecc.) ed una serie di zone “periferiche”, più fluide ed occupate con densità minori. La letteratura tecnica – con alcuni studi che hanno valutato la pericolosità o meno degli affollamenti – indica che le folle con densità da 2 a 4 persone a m² possono ancora permettere al singolo individuo di muoversi in una direzione o nell’altra indipendentemente, mentre una densità pari o superiore di 6 persone o più, produce un movimento della folla ad onda che non permette più al singolo individuo di decidere dove andare e può provocare malori per schiacciamenti, soffocamenti, cadute che creano un “vuoto” nella struttura compatta che automaticamente viene riempito dal resto della folla o a sua volta provoca un crollo più ampio portando a feriti o addirittura a vittime (come purtroppo le cronache ci hanno più volte mostrato).

 

In tutti i casi il fattore umano degli “utenti” non è facilmente gestibile in quanto non prevedibile perchè non legato a fattori oggettivi, ma altamente variabile e soggettivo (se pur con modelli ripetibili e misurabili) ed allora a questo punto – a mio avviso – non basta più quanto fatto con gli “addetti”, ma è necessario e fondamentale iniziare a lavorare anche sugli utenti.

 

Varie le possibilità che potrebbero essere utilizzate, vediamone alcune:

  • informazione prima o durante l’evento. Metodologia usata in alcuni grandi eventi vedasi ad esempio quanto fatto prima del concerto di Vasco Rossi lo scorso anno a Modena con la proiezione di un video messaggio relativo alla sicurezza.
    Naturalmente l’esempio di quanto fatto al Modena Park 2017 può essere un’idea che, rimodulata nelle giuste proporzioni rispetto alle dimensioni dell’evento o della situazione, può diventare un elemento per rendere consapevoli gli utenti di quanto previsto e della propria sicurezza;  
  • effettuazione di esercitazioni con la presenza degli utenti, dei clienti, del pubblico (ad esempio in hotel e ristoranti, ma anche in altri contesti);
  • distribuzione di materiali informativi specifici e chiari (evitare riproposizione di norme, ma lavorare su disegni e schemi);
  • aprire dei tavoli di confronto tecnici per analizzare varie situazioni e meglio comprendere dinamiche e problematiche, un po’ come fatto quest’anno ad Arezzo nel Workshop PUBBLICO SICURO: Organizzazione Eventi negli Anni del Terrorismo, al quale hanno partecipato relatori di caratura internazionale che hanno portato la loro esperienza e si è riflettuto su tematiche che in Europa sono dibattute a partire dal duemila e che vengono portate avanti da un gruppo di lavoro nato dopo il disastro di Roskilde e che dal 2006 ha assunto una connotazione intereuropea creando uno specifico progetto.

Naturalmente in questo caso il punto di approfondimento e confronto non dovrebbero essere i grossi eventi, ma la quotidianità di strutture che ogni giorno aprono la loro attività e che a volte non riescono a comprendere i vincoli ed i limiti che le norme impongono.

 

Ma proprio pensando al “gregge” della ricerca CNR, l’idea potrebbe essere quella di identificare nei vari luoghi delle persone (clienti abituali, studenti, specifiche categorie di utenti) che in caso di emergenza sappiano cosa fare e soprattutto dove andare.

 

Chiamiamoli gli “influencer dell’emergenza”, ovvero persone allenate che diventino dei ‘leader nascosti’ pronti a trasformarsi in “guide dell’emergenza”.

 

E’ certamente un’idea che avrà bisogno di approfondimenti, analisi, simulazioni, prove pratiche ed esercitazioni.

 

Come AiFOS stiamo ormai da tempo approfondendo, con uno gruppo di lavoro specifico, le tematiche legate alla gestione degli eventi e certamente quest’idea, per quanto possa sembrare un volo pindarico, potrà essere uno dei prossimi punti di studio e valutazione.

 

Naturalmente quanto sopra diventa possibile e realizzabile se anche gli altri aspetti della sicurezza, quali il numero di persone presenti, l’idoneità delle vie di fuga, la presenza di addetti debitamente formati, informati ed aggiornati, vengono attuati e rispettati.

 

Geom. Stefano Farina

Consigliere Nazionale AiFOS – Vicepresidente AiFOS Protezione Civile

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[Fonte: PUNTOSICURO.it ]

 

 

TEDx TRENTO 2018 : HIC SUNT LEONES

Trento, 1 dicembre 2018 – Teatro Sociale Trento

Responsabile della Sicurezza: Geometra Stefano Farina

 

 Selezione foto tratte da https://www.flickr.com/photos/tedxtrento/


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MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI

DECRETO 4 dicembre 2018

Direttive e calendario per le limitazioni alla circolazione stradale fuori dai centri abitati per i veicoli con massa superiore a 7,5 tonnellate – anno 2019. (18A08376) (GU Serie Generale n.299 del 27-12-2018)

 

Tra le novità la deroga oraria ( 4 ore) da/verso il porto di GENOVA.

 

Art. 13
Disposizioni transitorie per i veicoli da/verso il porto di Genova
  1. Per i veicoli provenienti dal porto di Genova, muniti di  idonea documentazione attestante l'origine del viaggio e di destinazione del carico,  l'orario  di  inizio  del  divieto  di  cui all'art.  2  e' posticipato di ore quattro.
  2. Per i veicoli diretti al  porto  di  Genova,  muniti  di  idonea documentazione attestante la destinazione del  viaggio,  l'orario  di termine del divieto di cui all'art. 2 e' anticipato di ore quattro.
Oggetto e ambito di applicazione
  1. Il presente decreto, ai sensi dell'art. 6, comma 1  del  decreto
legislativo n. 285 del 30 aprile 1992 del nuovo codice  della  strada
(di seguito C.d.S.), disciplina i divieti di circolazione dei veicoli
adibiti per il  trasporto  di  cose,  di  massa  complessiva  massima
autorizzata superiore a 7,5 t, sulle strade extraurbane,  nei  giorni
festivi e in altri giorni dell'anno 2019 particolarmente critici  per
la circolazione stradale, indicati nell'art. 2.
  2. Il calendario dei divieti di cui  all'art.  2  si  applica  agli
autoveicoli, adibiti al trasporto di cose, di  cui  all'art.  54  del
C.d.S., nonche' alle macchine agricole di cui all'art. 57 del C.d.S.
  3. Il calendario dei divieti di cui all'art. 2 si applica  altresi'
ai  veicoli   eccezionali   e   ai   trasporti   in   condizioni   di
eccezionalita', anche se non adibiti al trasporto di cose, seppur  in
possesso dell'autorizzazione di cui  al  comma  6  dell'art.  10  del
C.d.S.
  4. Le posticipazioni di  cui  agli  articoli  3,  4,  5  e  13,  si
applicano a  condizione  che  l'arrivo  dall'estero  o  al  porto  si
verifichi nel giorno di divieto.
  5. Le agevolazioni di cui agli articoli 3, 4, 5  e  6,  nonche'  le
esenzioni di cui agli articoli  7  e  8,  si  applicano  altresi'  ai
veicoli eccezionali e ai trasporti in condizioni  di  eccezionalita',
salvo diverse prescrizioni eventualmente imposte nelle autorizzazioni
rilasciate ai sensi dell'art. 10, comma 6, del C.d.S.
  6. Il calendario dei divieti di cui all'art. 2 si applica anche  ai
trattori stradali, quando viaggiano isolati, per i quali, ai fini del
presente decreto, la massa di riferimento e' la tara, ovvero la massa
complessiva a pieno carico decurtata del massimo carico sulla ralla.
  7. Il presente decreto,  con  le  modalita'  di  cui  all'art.  12,
disciplina il trasporto delle merci pericolose anche  per  limiti  di
massa inferiori alla soglia delle 7,5 t di cui al comma 1. 

CALENDARIO DEI DIVIETI

E’ vietata la circolazione dei veicoli di cui  all’art.  1,  nei giorni festivi e negli altri particolari  giorni  dell’anno  2019  di seguito elencati:

Calendario divieti 2019

 

L’Avviso pubblico Isi 2018 ha l’obiettivo:

  • di incentivare le imprese a realizzare progetti per il miglioramento documentato delle condizioni di salute e di sicurezza dei lavoratori;
  • di incentivare le microimprese e le piccole imprese operanti nel settore della produzione agricola primaria dei prodotti agricoli per l’acquisto di nuovi macchinari ed attrezzature di lavoro caratterizzati da soluzioni innovative per abbattere in misura significativa le emissioni inquinanti, ridurre il livello di rumorosità o del rischio infortunistico o di quello derivante dallo svolgimento di operazioni manuali, ciò al fine di soddisfare l’obiettivo del miglioramento del rendimento e della sostenibilità globali dell’azienda agricola mediante una riduzione dei costi di produzione o il miglioramento e la riconversione della produzione assicurando, al contempo, un miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza dei lavoratori.

I finanziamenti sono a fondo perduto e vengono assegnati fino a esaurimento delle risorse finanziarie, secondo l’ordine cronologico di ricezione delle domande.

Il BANDO ISI 2018 è pubblicato sul sito dell’INAIL all’indirizzo

https://www.inail.it/cs/internet/attivita/prevenzione-e-sicurezza/agevolazioni-e-finanziamenti/incentivi-alle-imprese/bando-isi-2018.html

Bando ISI 2018

  • Fondi a disposizione
    Con l’Avviso pubblico Isi 2018 Inail mette a disposizione Euro 369.726.206,00 suddivisi in 5 Assi di finanziamento, differenziati in base ai destinatari

    • Asse 1 (Isi Generalista) euro 182.308.344,00 ripartiti in:
      • Asse.1.1 euro 180.308.344,00 per i progetti di investimento
      • Asse 1.2 euro 2.000.000,00 per i progetti per l’adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale;
    • Asse 2 (Isi Tematica) euro 45.000.000,00 per i progetti per la riduzione del rischio da movimentazione manuale di carichi (MMC);
    • Asse 3 (Isi Amianto) euro 97.417.862,00 per i progetti di bonifica da materiali contenenti amianto;
    • Asse 4 (Isi Micro e Piccole Imprese) euro 10.000.000,00 per i progetti per micro e piccole imprese operanti in specifici settori di attività (Ateco 2007 A03.1, C13, C14, C15);
    • Asse 5 (Isi Agricoltura) euro 35.000.000,00 per i progetti per le micro e piccole imprese operanti nel settore della produzione agricola primaria dei prodotti agricoli, così suddivisi:
      • Asse 5.1 euro 30.000.000,00: per la generalità delle imprese agricole
      • Asse 5.2 euro 5.000.000,00: riservato ai giovani agricoltori, organizzati anche in forma societaria.

    I finanziamenti sono a fondo perduto e vengono assegnati fino a esaurimento delle risorse finanziarie, secondo l’ordine cronologico di ricezione delle domande.

    Relativamente agli Assi 1 (sub Assi 1.1. e 1.2), 2, 3 è concesso un finanziamento in conto capitale nella misura del 65% calcolato sull’importo delle spese ritenute ammissibili. Il finanziamento massimo erogabile è pari a 130.000,00 Euro e il finanziamento minimo ammissibile è pari a 5.000,00 Euro. Per le imprese fino a 50 dipendenti che presentano progetti per l’adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale (sub Asse 1.2) non è fissato il limite minimo di finanziamento.

    Relativamente all’Asse 4 è concesso un finanziamento in conto capitale nella misura del al 65% calcolato sull’importo delle spese ritenute ammissibili. Il finanziamento massimo erogabile è pari a 50.000,00 Euro ed il finanziamento minimo ammissibile è pari a 2.000,00 Euro.

    Relativamente all’Asse 5 (Asse 5.1 ed Asse 5.2) è concesso un finanziamento in conto capitale nella misura del:

    • 40% per i soggetti destinatari dell’Asse 5.1 (generalità delle imprese agricole);
    • 50% per i soggetti destinatari dell’Asse 5.2 (giovani agricoltori);

    calcolato sull’importo delle spese ritenute ammissibili, comunque non superiore a Euro 60.000,00 non inferiore a Euro 1.000,00.

    Soggetti destinatari

    Asse 1 (sub Assi 1.1 e 1.2):

    Per i progetti di investimento e per i progetti per l’adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale i soggetti destinatari dei finanziamenti sono esclusivamente le imprese, anche individuali, ubicate su tutto il territorio nazionale iscritte al registro delle imprese o all’albo delle imprese artigiane, in possesso dei requisiti di cui all’Avviso pubblico ISI 2018.
    Sono escluse:

    • le micro e piccole imprese anche individuali, operanti nei settori Pesca (codice Ateco 2007 A03.1) e Tessile-Confezione-Articoli in pelle e calzature (codici Ateco 2007 C13, C14 e C15);
    • le micro e piccole imprese, comprese quelle individuali, operanti nel settore della produzione agricola primaria dei prodotti agricoli.

    Asse 2:
    Per i progetti per la riduzione del rischio da movimentazione manuale dei carichi i soggetti destinatari dei finanziamenti sono:

    • le imprese, anche individuali, ubicate su tutto il territorio nazionale iscritte al Registro delle Imprese o all’albo delle imprese artigiane, in possesso dei requisiti di cui all’Avviso pubblico ISI 2018;
    • gli Enti del terzo settore in possesso dei requisiti di cui all’Avviso pubblico ISI 2018.

    Non sono destinatarie dei finanziamenti per i progetti per la riduzione del rischio da movimentazione manuale dei carichi:

    • le micro e piccole imprese anche individuali, operanti nei settori Pesca (codice Ateco 2007 A03.1) e Tessile-Confezione-Articoli in pelle e calzature (codici Ateco 2007 C13, C14 e C15);
    • le micro e piccole imprese, comprese quelle individuali, operanti nel settore della produzione agricola primaria dei prodotti agricoli.

    Asse 3:
    Per i progetti di bonifica da materiali contenenti amianto i soggetti destinatari dei finanziamenti sono esclusivamente le imprese, anche individuali, ubicate su tutto il territorio nazionale iscritte al registro delle imprese o all’albo delle imprese artigiane, in possesso dei requisiti di cui all’Avviso pubblico ISI 2018.
    Non sono destinatarie dei finanziamenti per i progetti di bonifica da materiali contenenti amianto:

    • le micro e piccole imprese, comprese quelle individuali, operanti nel settore della produzione agricola primaria dei prodotti agricoli.

    Asse 4:
    Per i progetti per micro e piccole imprese operanti in specifici settori di attività i soggetti destinatari dei finanziamenti sono esclusivamente le micro e piccole imprese, anche individuali, ubicate su tutto il territorio nazionale iscritte alla Camera di commercio industria, artigianato e agricoltura, in possesso dei requisiti di cui all’Avviso pubblico ISI 2018 operanti nei settori Pesca (codice Ateco 2007 A03.1) e Tessile-Confezione-Articoli in pelle e calzature (codici Ateco 2007 C13, C14 e C15).

    Asse 5:
    Per i progetti per le micro e piccole imprese operanti nel settore della produzione agricola primaria dei prodotti agricoli i soggetti destinatari dei finanziamenti sono esclusivamente le micro e piccole imprese, operanti nel settore della produzione agricola primaria dei prodotti agricoli, iscritte nella sezione speciale del Registro delle imprese o all’Albo delle società cooperative di lavoro agricolo, in possesso dei requisiti di cui all’Avviso pubblico ISI 2018 nonché della qualifica di imprenditore agricolo di cui all’articolo 2135 del codice civile e titolari di partita IVA in campo agricolo, qualificate come:

    • Impresa individuale,
    • Società agricola,
    • Società cooperativa.

    Le imprese destinatarie dell’Asse 5.2 (giovani agricoltori) devono inoltre avere al loro interno la presenza di giovani agricoltori come indicato dall’Avviso pubblico ISI 2018.

    Accesso alla procedura online
    Le domande devono essere presentate in modalità telematica, secondo le seguenti 3 fasi successive:

    1. accesso alla procedura online e compilazione della domanda (sito internet www.inail.it) da effettuarsi con i tempi e le modalità indicati dall’Avviso pubblico ISI 2018;
    2. invio della domanda online da effettuarsi con i tempi e le modalità indicati dall’Avviso pubblico ISI 2018;
    3. conferma della domanda on line tramite l’invio della documentazione a completamento da effettuarsi nei tempi e con le modalità indicati dall’Avviso pubblico ISI 2018.

    DOCUMENTAZIONE

    ERRATA-CORRIGE

    In Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.292 del 17-12-2018 è stato pubblicato il comunicato di errata corrige relativo alla legge 1° dicembre 2018, n. 132, recante: «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113, recante disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, nonché misure per la funzionalità del Ministero dell’interno e l’organizzazione e il funzionamento dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Delega al Governo in materia di riordino dei ruoli e delle carriere del personale delle Forze di polizia e delle Forze armate.». (Legge pubblicata nella Gazzetta Ufficiale – Serie generale – n. 281 del 3 dicembre 2018). (18A08128)

    Alla pag. 10, seconda colonna, nella rubrica dell'introdotto art. 26-bis,
    dove e' scritto:
    «(Piano di emergenza interno per gli impianti di stoccaggio e lavorazione dei rifiuti).»,
    leggasi:
    «(Piano di emergenza interna per gli impianti di stoccaggio e lavorazione dei rifiuti).». 

    Di seguito il testo corretto:

    PIANO DI EMERGENZA  INTERNA  PER  GLI  IMPIANTI  DI STOCCAGGIO E LAVORAZIONE DEI RIFIUTI

    Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 3 dicembre 2018, della LEGGE 1 dicembre 2018, n. 132  di conversione con modificazioni, del decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113, recante disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, sono state introdotte nuove regole riguardanti il piano di emergenza interno per gli impianti di stoccaggio e lavorazione dei rifiuti”, ma anche indicazioni per la redazione, da parte del Prefetto, del piano esterno di gestione delle emergenze.

    In particolare all’interno della Legge di conversione è stato inserito un nuovo articolo che riguarda i piani di emergenza per gli impianti di stoccaggio e lavorazione dei rifiuti.

    Per gli impianti esistenti il piano di emergenza interno dovrà essere redatto dal gestore dell’impianto entro 90 giorni dall’entrata in vigore della Legge di conversione, ovvero entro il 3 marzo 2019. Il piano dovrà essere trasmesso al Prefetto per le valutazioni del caso e per la redazione – entro 12 mesi dal ricevimento delle informazioni del gestore – del piano di emergenza esterno che avrà lo scopo di limitare gli effetti dannosi derivanti da  incidenti rilevanti.

    Con  decreto  del  Presidente  del  Consiglio  dei  ministri, d’intesa con il Ministro dell’interno per gli aspetti concernenti  la prevenzione  degli  incendi,  previo  accordo  sancito  in  sede di Conferenza unificata, saranno stabilite le linee guida per la predisposizione del piano di emergenza  esterna  e  per la  relativa informazione alla popolazione.

     Riportiamo di seguito il testo dell’articolo Art. 26-bis (Piano di emergenza  interna  per  gli  impianti  di stoccaggio e lavorazione dei rifiuti):

    1. I gestori di impianti di stoccaggio e  di  lavorazione  dei  rifiuti,  esistenti  o  di  nuova costruzione, hanno l’obbligo di predisporre  un  piano  di  emergenza interna allo scopo di:
      1. controllare e  circoscrivere  gli  incidenti  in  modo  da minimizzarne gli effetti e limitarne i danni per la salute umana, per l’ambiente e per i beni;
      2. mettere in atto le  misure  necessarie  per  proteggere  la salute umana e l’ambiente dalle conseguenze di incidenti rilevanti;
      3. informare adeguatamente  i  lavoratori  e  i  servizi   di emergenza e le autorità locali competenti;
      4. provvedere al ripristino e al disinquinamento dell’ambiente dopo un incidente rilevante.  
    1. Il piano di emergenza interna è riesaminato, sperimentato e, se necessario,  aggiornato  dal  gestore,  previa  consultazione  del personale che lavora nell’impianto,  ivi  compreso  il  personale  di imprese subappaltatrici a lungo termine, ad  intervalli  appropriati, e, comunque, non superiori a tre anni. La revisione tiene  conto  dei cambiamenti avvenuti nell’impianto e nei servizi  di  emergenza,  dei progressi tecnici e delle nuove conoscenze in merito alle  misure  da adottare in caso di incidente rilevante.  
    1. Per gli impianti esistenti, il piano di emergenza interna  di cui al comma 1 è predisposto entro  novanta  giorni  dalla  data  di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.  
    1. Il gestore trasmette al prefetto competente per territorio tutte le informazioni utili per l’elaborazione del piano di emergenza esterna, di cui al comma 5.  
    1. Per gli impianti di cui  ai  commi  precedenti,  al  fine  di limitare gli effetti dannosi derivanti  da  incidenti  rilevanti,  il prefetto, d’intesa con le regioni e con gli enti locali  interessati, predispone il piano di emergenza esterna all’impianto e  ne  coordina l’attuazione.  
    1. Il piano di cui al comma 5 è predisposto allo scopo di: 
      1. controllare e  circoscrivere  gli  incidenti  in  modo  da minimizzarne gli effetti e limitarne i danni per la salute umana, per l’ambiente e per i beni;
      2. mettere in atto le  misure  necessarie  per  proteggere  la salute umana e l’ambiente dalle conseguenze di  incidenti  rilevanti, in   particolare   mediante   la    cooperazione    rafforzata    con l’organizzazione di protezione civile negli interventi di soccorso;
      3. informare adeguatamente  la  popolazione,  i  servizi   di emergenza e le autorità locali competenti;
      4. provvedere sulla  base  delle  disposizioni   vigenti   al ripristino e  al  disinquinamento  dell’ambiente  dopo  un  incidente rilevante.
    2. Il prefetto redige il piano di emergenza esterna entro dodici mesi dal ricevimento delle  informazioni  necessarie  da  parte  del gestore, ai sensi del comma 4.

    3. Il piano di cui al comma 5 è riesaminato, sperimentato e, se necessario, aggiornato, previa consultazione della  popolazione,  dal prefetto ad intervalli appropriati e, comunque, non superiori  a  tre anni.  La  revisione  tiene  conto  dei  cambiamenti  avvenuti  negli impianti e nei servizi di emergenza, dei progressi  tecnici  e  delle nuove conoscenze in  merito  alle  misure  da  adottare  in  caso  di incidenti rilevanti.  
    1. Con decreto  del  Presidente  del  Consiglio  dei  ministri, d’intesa con il Ministro dell’interno per gli aspetti concernenti  la prevenzione  degli  incendi,  previo  accordo  sancito  in  sede   di Conferenza  unificata,  sono  stabilite  le  linee   guida   per   la predisposizione del piano di emergenza  esterna  e  per  la  relativa informazione alla popolazione.  
    1. All’attuazione delle disposizioni di cui al presente articolo si provvede senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

    In Gazzetta Ufficiale
    Abrogato il Libro Unico del Lavoro Telematico

    DECRETO-LEGGE 14 dicembre 2018, n. 135 Disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione. (18G00163) (GU Serie Generale n.290 del 14-12-2018)
    note: Entrata in vigore del provvedimento: 15/12/2018

    Art. 3
    Misure di semplificazione in materia di imprese e lavoro
    1. Al decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 151, l’articolo 15
    e’ abrogato.

    Di seguito il testo dell’articolo 15 abrogato con decorrenza 15 dicembre 2o18

    Art. 15
    Libro Unico del Lavoro
    1. A decorrere dal 1° gennaio 2017, il libro unico del lavoro e’
    tenuto, in modalita’ telematica, presso il Ministero del lavoro e
    delle politiche sociali.
    2. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali,
    da emanare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del
    presente decreto legislativo, sono stabilite le modalita’ tecniche e
    organizzative per l’interoperabilita’, la tenuta, l’aggiornamento e
    la conservazione dei dati contenuti nel libro unico del lavoro di cui
    all’articolo 39 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito,
    con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133.

    In Gazzetta Ufficiale il DECRETO-LEGGE 14 dicembre 2018, n. 135

    Disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione. (18G00163) (GU Serie Generale n.290 del 14-12-2018)
    note: Entrata in vigore del provvedimento: 15/12/2018

    Art. 6 

    Disposizioni in merito alla tracciabilita’
    dei dati ambientali inerenti rifiuti

    1. Dal 1° gennaio 2019 e’ soppresso il sistema di controllo della
    tracciabilita’ dei rifiuti (SISTRI) di cui all’articolo 188-ter del
    decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 e, conseguentemente, non
    sono dovuti i contributi di cui all’articolo 14-bis del decreto-legge
    1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3
    agosto 2009, n. 102, e all’articolo 7 del decreto del Ministro
    dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare 30 marzo 2016,
    n. 78.
    2. Dal 1° gennaio 2019, sono abrogate, in particolare, le seguenti
    disposizioni:
    a) gli articoli 16, 35, 36, 39 commi 1, 2, 2-bis, 2-ter e
    2-quater, 9, 10 e 15, del decreto legislativo 3 dicembre 2010, n.
    205;
    b) l’articolo 11, commi 1, 2, 3, 3-bis, 4, 5, 7, 8, 9, 9-bis,
    secondo periodo, 10, 11, 12-bis, 12-ter, 12-quater e 13 del
    decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101, convertito, con modificazioni,
    dalla legge 30 ottobre 2013 n. 125;
    c) l’articolo 14-bis del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102. I
    contributi relativi all’anno 2018, compresi quelli eventualmente
    versati oltre la data del 31 dicembre 2018, sono riassegnati, con
    decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, all’apposito
    capitolo dello stato di previsione del Ministero dell’ambiente e
    della tutela del territorio e del mare.
    3. Dal 1° gennaio 2019, e fino alla definizione e alla piena
    operativita’ di un nuovo sistema di tracciabilita’ dei rifiuti
    organizzato e gestito direttamente dal Ministero dell’ambiente e
    della tutela del territorio e del mare, i soggetti di cui agli
    articoli 188-bis e 188-ter del decreto legislativo n. 152 del 2006
    garantiscono la tracciabilita’ dei rifiuti effettuando gli
    adempimenti di cui agli articoli 188, 189, 190 e 193 del medesimo
    decreto, nel testo previgente alle modifiche apportate dal decreto
    legislativo 3 dicembre 2010, n. 205, anche mediante le modalita’ di
    cui all’articolo 194-bis, del decreto stesso; si applicano, altresi’,
    le disposizioni di cui all’articolo 258 del decreto legislativo n.
    152 del 2006, nel testo previgente alle modifiche apportate dal
    decreto legislativo n. 205 del 2010.

     

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    UNI 11337-7:2018

    Edilizia e opere di ingegneria civile – Gestione digitale dei processi informativi delle costruzioni
    Parte 7: Requisiti di conoscenza, abilità e competenza delle figure coinvolte nella gestione e nella modellazione informativa.

    In data 13 dicembre 2018 è stata pubblicata la parte 7 della norma UNI 11337:2018 relativa alla gestione digitale dei processi informativi delle costruzioni. In particolare all’interno del documento vengono indicati i requisiti di conoscenza, abilità e competenza delle figure coinvolte nella gestione e nella modellazione informativa.

    Andando nel dettaglio la norma stabilisce i requisiti relativi all’attività professionale delle figure coinvolte nella gestione e nella modellazione informativa. Tali requisiti sono identificati con la suddivisione tra compiti e attività specifiche svolte dalla figura professionale in termini di conoscenza, abilità e competenza secondo il quadro europeo delle qualifiche (EQF).

    I requisiti sono indicati sia per consentire la valutazione dei risultati dell’apprendimento informale e non formale e sia ai fini di valutazione di conformità delle competenze.

    All’interno della norma troviamo i COMPITI E ATTIVITÀ SPECIFICHE DELLA FIGURA PROFESSIONALE nelle sue varie connotazioni:

    • Gestore dell’ambiente di condivisione dei dati (CDE manager)
    • Gestore dei processi digitalizzati (BIM manager)
    • Coordinatore dei flussi informativi di commessa (BIM coordinator)
    • Operatore avanzato della gestione e della modellazione informativa (BIM specialist)

    nonché quali CONOSCENZA, ABILITÀ E COMPETENZE ASSOCIATE ALL’ATTIVITÀ PROFESSIONALE dovranno avere le varie figure:

    • Gestore dell’ambiente di condivisione dei dati (CDE manager)
      • Requisiti di conoscenza, abilità e competenza del gestore dell’ambiente di condivisione dei dati
    • Gestore dei processi digitalizzati (BIM manager)
      • Requisiti di conoscenza, abilità e competenza del gestore dei processi digitalizzati
    • Coordinatore dei flussi informativi (BIM coordinator)
      • Requisiti di conoscenza, abilità e competenza del coordinatore dei flussi informative
    • Operatore avanzato della gestione e della modellazione informativa  (BIM specialist)
      • Requisiti di conoscenza, abilità e competenza dell’operatore avanzato della gestione e della modellazione informativa.

     

    Ulteriori norme di riferimento in questo ambito:

    UNI 11337-1
    Edilizia e opere di ingegneria civile – Gestione digitale dei processi informativi delle costruzioni – Parte1: Modelli, elaborati e oggetti informativi per prodotti e processi. 

    UNI 11337-4
    Edilizia e opere di ingegneria civile – Gestione digitale dei processi informativi delle costruzioni – Parte 4: Evoluzione e sviluppo informativo di modelli, elaborati e oggetti. 

    UNI11337-5
    Edilizia e opere di ingegneria civile – Gestione digitale dei processi informalivi delle costruzioni – Parte 5: Flussi informativi nei processi digitalizzati

    UNI CEI EN ISO/IEC 17024     
    Valutazione della conformità – Requisiti generali per organismi che eseguono la certificazione di persone.

    UNI CEI EN ISO/IEC 27000 Tecnologie informatiche – Tecniche di sicurezza – Sistemi di gestione della sicurezza dell’informazione – Descrizione e vocabolario

    UNI EN ISO 16739
    Industry Foundation Classes (IFC) per la condivisione dei dati nell’industria delle costruzioni e del facility management.


    Norma numero : UNI 11337-7:2018
    Titolo : Edilizia e opere di ingegneria civile – Gestione digitale dei processi informativi delle costruzioni – Parte 7: Requisiti di conoscenza, abilità e competenza delle figure coinvolte nella gestione e nella modellazione informativa
     
    Data entrata in vigore : 13 dicembre 2018
     
    Sommario : La norma stabilisce i requisiti relativi all’attività professionale delle figure coinvolte nella gestione e nella modellazione informativa. Tali requisiti sono identificati con la suddivisione tra compiti e attività specifiche svolte dalla figura professionale in termini di conoscenza, abilità e competenza secondo il quadro europeo delle qualifiche (EQF). I requisiti sono indicati sia per consentire la valutazione dei risultati dell’apprendimento informale e non formale e sia ai fini di valutazione di conformità delle competenze.
     
     

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    UNI ISO 1366-11:2018 – Sistemi di protezione incendio

    La prova esamina il comportamento dei sistemi di protezione dei cavi esposti al fuoco dall’esterno. Inoltre, le prove specificate nella norma non sono volte a valutare le prestazioni del sistema di protezione contro l’incendio e della tenuta degli attraversamenti nel mantenere i requisiti della parete o del soffitto attraversati.

    I risultati della prova si applicano ai sistemi di protezione contro l’incendio per sistemi di cavi elettrici progettati per tensioni fino a 1 kV. Il procedimento di prova dovrebbe essere utilizzato anche per determinare le prestazioni dei sistemi di protezione utilizzati con cavi di dati e cavi a fibra ottica, tuttavia i procedimenti di verifica per tali cavi sono ancora in fase di sviluppo.

    Il sistema di protezione può includere dispositivi di ventilazione, portelli di ispezione, coperchi fissi o removibili, ecc.

    Tale metodo di prova però non è applicabile ad armadi per accessori elettrici contenenti sistemi di distribuzione, relè o simili.

    Nel testo della norma vengono citati i seguenti riferimenti normativi:

    1. EN 1363-1 Fire resistance tests – Part 1: General Requirements;
    2. EN 1363-2 Fire resistance tests – Part 2: Alternative and additional procedures;
    3. EN 13501-3 Fire classification of construction products and building elements – Part 3: Classification using data from fire resistance tests on products and elements used in building service installations: fire resisting ducts and fire dampers;
    4. EN 50288-7 Multi-element metallic cables used in analogue and digital communication and control – Part 7: Sectional specification for instrumentation and control cables;
    5. EN 50525-2-11 Electric cables – Low voltage energy cables of rated voltages up to and including 450/750 V (Uo/U) – Part 2-11: Cables for general applications – Flexible cables with thermoplastic PVC insulation;
    6. EN 60269-1 Low-voltage fuses – Part 1: General requirements;
    7. EN 61537 Cable management – Cable tray systems and cable ladder systems;
    8. EN ISO 13943 Fire safety – Vocabulary;
    9. HD 603 S1 Distribution cables of rated voltage 0,6/1 kV.

     

    [Fonte: UNI.com

     

     
    Norma numero : UNI EN 1366-11:2018
    Titolo : Prove di resistenza al fuoco per impianti di fornitura servizi – Parte 11: Sistemi di protezione incendio per sistemi di cavi e componenti associati
     
    Data entrata in vigore : 21 giugno 2018 (in lingua italiana 20 novembre 2018)
     
    Sommario : La norma descrive il metodo per valutare le prestazioni dei sistemi di protezione per il sistema di cavi elettrici, al fine di mantenere l’integrità del circuito in condizioni di incendio.
     
    Recepisce :

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    UNI ISO 9004:2018

    E’ stata recentemente recepita in lingua italiana la EN ISO 9004:2018.

    Questo documento fornisce una guida alle organizzazioni per conseguire il successo durevole in un ambiente complesso, esigente, e in continua evoluzione, con riferimento ai principi di gestione per la qualità definiti nella ISO 9000:2015. I principi di gestione per la qualità, ove complessivamente applicati, possono costituire una base unificante per i valori e per le strategie di un’organizzazione. È focalizzato sull’infondere fiducia nella capacità di un’organizzazione di conseguire il successo durevole.

    CONTESTO ORGANIZZAZIONE

    Inoltre, tratta il miglioramento sistematico delle prestazioni complessive dell’organizzazione. Comprende la pianificazione, l’attuazione, l’analisi, la valutazione ed il miglioramento di un sistema di gestione efficace ed efficiente.

    I fattori che influiscono sul successo di un’organizzazione si manifestano continuamente, si evolvono, aumentano o diminuiscono negli anni e l’adattarsi a questi cambiamenti è importante per il successo durevole. Esempi comprendono la responsabilità sociale, fattori ambientali e culturali, oltre a quelli che potrebbero essere stati considerati precedentemente, quali l’efficienza, la qualità e l’agilità; questi fattori, considerati nel loro insieme, sono parte del contesto dell’organizzazione.

    Infine, incoraggia l’auto-valutazione e fornisce uno strumento di auto-valutazione per riesaminare quanto estesamente l’organizzazione abbia adottato i concetti enunciati nel documento stesso.

    La norma è applicabile a qualsiasi organizzazione, indipendentemente da dimensione, tipo e attività.

    Al suo interno è citata la ISO 9000 Quality management systems – Fundamentals and vocabulary come riferimento normativo.

     

    [Fonte: UNI.com

     

    Norma numero : UNI EN ISO 9004:2018
    Titolo : Gestione per la qualità – Qualità di un’organizzazione – Linee guida per conseguire il successo durevole
     
    Data entrata in vigore : 26 aprile 2018 (in italiano 27 novembre 2018)
     
    Sommario : La norma fornisce linee guida per accrescere la capacità di un’organizzazione di conseguire il successo durevole, nonché un metodo di autovalutazione (appendice A) per riesaminare quanto estesamente l’organizzazione stessa abbia adottato i concetti in essa contenuti.
    Tali linee guida sono coerenti con i principi di gestione per la qualità specificati nella ISO 9000:2015.
    La norma è applicabile a qualsiasi organizzazione, indipendentemente da dimensione, tipo e attività.
     

    Recepisce : EN ISO 9004:2018

    Adotta : ISO 9004:2018

    Sostituisce : UNI EN ISO 9004:2009

    I CALENDARI 2019 di SICURELLO.si

    SICURELLO.si Calendario 2019

    Anche il 2019 sarà accompagnato dalle immagini del CALENDARIO di SICURELLO.si

    Il “CALENDARIO di SICURELLO.si Kilometri Zero” è gratuito e liberamente scaricabile affinché per la sua diffusione non vi sia utilizzo di carburanti e conseguentemente nessun inquinamento per trasportarlo dalla tipografia ai nostri uffici, dagli uffici alle poste, dalle poste ai singoli destinatari.

    Il CALENDARIO 2019 di SICURELLO.si, nelle due versioni (da SCRIVANIA e da PARETE) è dedicato agli EVENTI di PUBBLICO SPETTACOLO.

    I disegni di Federica Farinafantasmina.it  ) riprendono le tematiche della sicurezza secondo il punto di vista di SICURELLO.si .

    Per scaricare il CALENDARIO 2019 di SICURELLO.si nella versione da PARETE in versione qualità alta (dimensione indicativa file 61 Mb) fai click sull’immagine sottostante:

    SICURELLO.si Calendario 2019

    Per guardare le ISTRUZIONI per preparare il CALENDARIO di SICURELLO.si nella versione da PARETE (dimensione indicativa file 6Mb) fai click sull’immagine sottostante:

    SICURELLO.si Calendario 2019


    Per scaricare il CALENDARIO 2019 di SICURELLO.si nella versione da SCRIVANIA (dimensione indicativa file 20Mb) fai click sull’immagine sottostante:

    SICURELLO.si Calendario 2019

    Per guardare le ISTRUZIONI per preparare il CALENDARIO di SICURELLO.si nella versione da SCRIVANIA  (dimensione indicativa file 12Mb) fai click sull’immagine sottostante:

    SICURELLO.si Calendario 2019


    Se vuoi sono ancora disponibili per il download gratuito anche i calendari degli anni 2013, 2014, 2015, 2016, 2017 e 2018 nelle due versioni da parete e da scrivania.

    Fai click qui per entrare nelle pagine dalle quali potrai scaricare i calendari degli anni precedenti.

    GLI INFLUENCER DELLE EMERGENZE: COSA E' SUCCESSO DOPO L'ARTICOLO

    A seguito della pubblicazione dell'articolo su PuntoSicuro sono stati tantissimi i contatti, i riscontri positivi e le manifestazioni di interesse che mi sono arrivati.
    Devo dire che l'idea è nata sabato sera (8 dicembre) dopo il debriefing TEDxTrento 2018 in cui avevamo parlato anche di gestione dei flussi di persone per  l'evento del 2019 (vedi Mirta Alberti quali riflessioni scateni?).
    Rientrando verso casa, alla radio, gli aggiornamenti su quanto successo ad Ancona. E la mente ha iniziato a lavorare autonomamente e l'articolo, nonché il progetto collegato da intraprendere, sono usciti di getto, praticamente in tempo zero (chiaramente poi c'è stato un momento di revisione e perfezionamento).
     
    Qualcuno mi chiede cosa bisogna fare, altri hanno proposte e idee, altri manifestano perplessità per un'idea che va oltre agli obblighi normativi: "non si rispetta/applicano le leggi esistenti, vedi il D.Lgs. 81/2008, vuoi che un qualcosa di volontario venga applicato?".

    E invece il punto è proprio questo: non lavorare sugli obblighi, ma sulla cultura delle persone (non importa l'età, non importa lo status sociale, non importa il ruolo, non importa la scolarizzazione, ...), sul condividere in una situazione di emergenza il proprio essere una "persona" che può fare la differenza.
     
    AiFOS Associazione Italiana Formatori ed Operatori della Sicurezza sul Lavoro, il suo Presidente Rocco Vitale ed il suo Segretario Generale Francesco Naviglio , ci hanno creduto da subito, appena letta la bozza di proposta che avevo anticipato a loro già nella tarda serata di sabato.
     
    Ed ora "rimbocchiamoci le maniche" ed iniziamo a lavorare.

     


     

    Di seguito l'articolo pubblicato nei giorni scorsi:

     

    Come influenzare positivamente i comportamenti delle persone in caso di emergenza?

    In questi giorni le cronache ci portano una nuova triste notizia riguardante l’evento luttuoso che è avvenuto durante un concerto in una discoteca, un evento che sarà la magistratura a dipanare nelle sue cause e responsabilità, ma che certamente deve farci riflettere sul molti aspetti legati alle emergenze in presenza di folla, al panico che si può scatenare ed ai comportamenti delle persone.

    Come certamente molti di voi, pure io mi sono posto una serie di domande non su cosa sia successo, ma su come si debba lavorare sulle persone per evitare il ripetersi, sempre più frequenti di situazioni di questo tipo e sia alla luce delle esperienze avute in ambito eventi pubblico spettacolo, sia in quello legato alla gestione di emergenze in luoghi con presenza di utenti, ho iniziato a riflettere su cosa si può o si deve fare per migliorare quanto già previsto normativamente.

    Durante la riflessione mi è tornata in mente anche la testimonianza della Dott.ssa Anna Maria Masi al recente convegno “Storytelling: storie di fortuna e d’infortunio” organizzato da AiFOS e ICOGEI e che si è tenuto a Torino lo scorso 27 novembre. La Dott.ssa Masi, Psicologa dell’Associazione Psicologi per i Popoli di Torino, era intervenuta a seguito degli incidenti verificatisi in Piazza San Carlo a Torino la sera del 3 giugno 2017 ed ha raccontato quanto vissuto e le sensazioni di alcune delle persone coinvolte nell’evento: quella sera per un “falso allarme” si scatenò il panico con una fuga precipitosa delle persone dalla piazza, fuga che causò la morte di una persona ed oltre 1500 feriti (link alle slide). Da evidenziare come la dinamica di quella sera abbia molti punti in comune con quanto successo nella notte tra venerdì 7 dicembre e sabato 8 dicembre nella discoteca in provincia di Ancona.

    E dopo le domande, le risposte, o almeno delle risposte che possono essere un punto di partenza per dei ragionamenti e dei progetti da intraprendere.

    Una prima risposta che ci può essere di aiuto è certamente lo studio italo-tedesco cui ha partecipato l’Istituto per le applicazioni del calcolo del Consiglio nazionale delle ricerche (Iac-Cnr) di Roma e che può essere utilizzato per capire i comportamenti delle persone e per ‘orientare’ i movimenti di una folla in situazioni di emergenza (studio pubblicato nel 2015). Di seguito riporto il comunicato stampa, diffuso nel 2015 dal CNR e riproposto in questi giorni, che presenta i risultati dello sperimentazione fatta e che si sovrappone esattamente all’esperienza che molti responsabili della sicurezza hanno maturato in anni di attività:

    L’effetto gregge esiste

    I pedoni in gruppo e le folle si comportano come pecore, quando non sanno dove andare, e si possono controllare: una scoperta, a cui ha contribuito l’Iac-Cnr, che con un’opportuna guida ‘nascosta’ potrebbe consentire di gestire in modo ottimale situazioni quali i flussi dei pellegrini al prossimo Giubileo. L’esperimento è apparso su arXiv

    In situazioni di confusione, i gruppi umani si comportano esattamente come le greggi: tendono a seguire le persone davanti a loro, in particolare se sembrano sapere dove andare. Un comportamento che, secondo un nuovo studio italo-tedesco cui ha partecipato l’Istituto per le applicazioni del calcolo del Consiglio nazionale delle ricerche (Iac-Cnr) di Roma, può essere sfruttato per ‘orientare’ i movimenti di una folla in situazioni di emergenza, magari mescolando ad essa soggetti che sappiano precisamente come comportarsi. Una ricerca che potrebbe tornare utile, per esempio, per gestire al meglio i flussi di pellegrini del prossimo Giubileo straordinario annunciato da Papa Francesco.

    “Abbiamo voluto testare sul campo la correttezza delle previsioni dei modelli matematici per il controllo delle folle che sfruttano il cosiddetto ‘effetto gregge’”, spiega Emiliano Cristiani dell’Iac-Cnr. “Si tratta di un comportamento che si manifesta in animali sociali, come oche, scarafaggi e, naturalmente, pecore, che porta a muoversi seguendo i compagni vicini, indipendentemente dalla loro destinazione. In matematica, un gregge è un esempio di sistema auto-organizzante, un gruppo composto da un numero elevato di ‘agenti’ che seguono regole semplici e in cui le dinamiche individuali sono influenzate da quelle degli agenti più prossimi. Nonostante si tratti di atteggiamenti solitamente associati ad animali, studi del genere sono utili per indirizzare al meglio anche grandi folle di esseri umani in situazioni delicate come nei piani strategici di evacuazione”.

    L’esperimento apparso su arXiv si è svolto di recente nel Dipartimento di matematica della Sapienza Università di Roma. A due gruppi di circa 40 persone ognuno è stato chiesto di raggiungere, a partire da un’aula, un determinato luogo, sconosciuto a tutti tranne che a una persona nel primo gruppo e a cinque nel secondo (che non si sono svelate fino alla fine dell’esperimento). “Uscendo dalla classe”, prosegue il ricercatore Iac-Cnr, “i soggetti hanno mostrato una lieve tendenza ad andare a destra, verso la parte del Dipartimento a loro più familiare, presto superata dal desiderio di raggiungere e seguire i compagni che si trovavano di fronte a loro. Questo comportamento ha permesso alle persone informate di ‘trascinare’ gli altri, portandoli a destinazione lungo il percorso più veloce”.

    Si tratta del primo esperimento di questo genere effettuato con pedoni in un ambito di ricerca. Gli studiosi hanno verificato che le persone non sembrano a loro agio con istruzioni calate ‘dall’alto’, ma diventano docili quando viene fatto loro credere di scegliere autonomamente. “Nuovi modelli matematici e metodi di ottimizzazione sono stati usati in combinazione per trovare la strategia dei ‘leader nascosti’ e portare tutti a destinazione evitando attese e congestioni. La migliore consiste nello spezzare la folla per indirizzarla verso tutte le uscite disponibili, anche le più lontane e meno conosciute. Nel caso di una sola uscita, invece per garantire un deflusso ottimale è paradossalmente preferibile ingannare alcune persone conducendole lontano da essa, per poi riportarle successivamente nella giusta direzione”.

    Le tecniche di controllo di grandi folle studiate in questa ricerca trovano una naturale applicazione nei casi in cui la situazione di pericolo è prevedibile, ma la comunicazione tra autorità e folla è difficoltosa, come per esempio durante una manifestazione violenta. In questi casi agenti in borghese nascosti nella folla potrebbero correre in direzioni concordate per attivare l’effetto gregge. Allo studio hanno collaborato scienziati della Technische Universität di Monaco di Baviera.

    Roma, 11 maggio 2015

    Scheda:
    Chi: Istituto per le applicazioni del calcolo del Consiglio nazionale delle ricerche (Iac-Cnr) di Roma Che cosa: Esperimento sul comportamento delle folle apparso su  http://arxiv.org/abs/1504.04064
    G. Albi, M. Bongini, E. Cristiani, D. Kalise, Invisible control of self-organizing agents leaving unknown environments, SIAM J. Appl. Math., 76 (2016), 1683-1710.

    Una seconda risposta è quella legata alle “tradizionali” forme di gestione dell’emergenza. In genere, tutte le attività, comprese quelle che vedono una presenza maggioritaria di utenti rispetto al personale di “servizio” (a solo titolo cito ristoranti, discoteche, alberghi, trasporti, centri commerciali, teatri, cinema, università, grossi convegni e convention, mostre mercato, mercatini natalizi, meeting, fiere campionarie, eventi sportivi, parchi divertimenti e parchi a tema, eventi di pubblico spettacolo, ecc.), hanno una gestione delle emergenze che si basa su parametri abbastanza standardizzati:

    • piano di emergenza,
    • personale addetto alle emergenze debitamente formato
    • personale semplicemente informato sulla gestione delle emergenze,
    • planimetrie dell’evacuazione,
    • segnaletica di sicurezza,
    • esercitazioni; queste ultime molte volte eseguite con il solo personale, mentre è (purtroppo) più raro che vengano eseguite coinvolgendo gli utenti/clienti.

    Questo schema però molte volte risulta essere insufficiente o carente per situazioni con presenza di utenti “fluidi”, ovvero che non sono vincolati ad uno specifico luogo, ma si muovo all’interno di un’area più o meno grande.

    Una terza risposta riguarda le dinamiche dell’affollamento, ovvero la considerazione che in qualsiasi situazione avremo delle zone più affollate rispetto ad altre, ovvero ci saranno delle aree “stabili” riempite in modo uniforme (ad esempio le zone antistanti i palchi, certe aree dei ristoranti, dei percorsi all’interno dei centri commerciali, delle singole attrazioni di un parco tematico, ecc.) ed una serie di zone “periferiche”, più fluide ed occupate con densità minori. La letteratura tecnica – con alcuni studi che hanno valutato la pericolosità o meno degli affollamenti – indica che le folle con densità da 2 a 4 persone a m² possono ancora permettere al singolo individuo di muoversi in una direzione o nell’altra indipendentemente, mentre una densità pari o superiore di 6 persone o più, produce un movimento della folla ad onda che non permette più al singolo individuo di decidere dove andare e può provocare malori per schiacciamenti, soffocamenti, cadute che creano un “vuoto” nella struttura compatta che automaticamente viene riempito dal resto della folla o a sua volta provoca un crollo più ampio portando a feriti o addirittura a vittime (come purtroppo le cronache ci hanno più volte mostrato).

    In tutti i casi il fattore umano degli “utenti” non è facilmente gestibile in quanto non prevedibile perché non legato a fattori oggettivi, ma altamente variabile e soggettivo (se pur con modelli ripetibili e misurabili) ed allora a questo punto – a mio avviso – non basta più quanto fatto con gli “addetti”, ma è necessario e fondamentale iniziare a lavorare anche sugli utenti.
    Varie le possibilità che potrebbero essere utilizzate, vediamone alcune:

    • informazione prima o durante l’evento. Metodologia usata in alcuni grandi eventi vedasi ad esempio quanto fatto prima del concerto di Vasco Rossi lo scorso anno a Modena con la proiezione di un video messaggio relativo alla sicurezza.

    Grazie alla disponibilità di Fabio Marsili – Around The Show srl, che ringraziamo per l’autorizzazione alla pubblicazione, facendo click sull’immagine è possibile vedere il video citato.

    Video Messaggio Sicurezza ATS - Around The Show srl
    Nota: fai click sull’immagine per aprire la pagina con il Video Messaggio Sicurezza proiettato al Modena Park 2017

    Naturalmente l’esempio di quanto fatto al Modena Park 2017 può essere un’idea che, rimodulata nelle giuste proporzioni rispetto alle dimensioni dell’evento o della situazione, può diventare un elemento per rendere consapevoli gli utenti di quanto previsto e della propria sicurezza;

    • effettuazione di esercitazioni con la presenza degli utenti, dei clienti, del pubblico (ad esempio in hotel e ristoranti, ma anche in altri contesti);
    • distribuzione di materiali informativi specifici e chiari (evitare riproposizione di norme, ma lavorare su disegni e schemi);
    • aprire dei tavoli di confronto tecnici per analizzare varie situazioni e meglio comprendere dinamiche e problematiche, un po’ come fatto quest’anno ad Arezzo nel Workshop PUBBLICO SICURO: Organizzazione Eventi negli Anni del Terrorismo, organizzato da Fabio Fila e Doc Servizi e al quale hanno partecipato relatori di caratura internazionale che hanno portato la loro esperienza e si è riflettuto su tematiche che in Europa sono dibattute a partire dal duemila e che vengono portate avanti da YES Group, un gruppo di lavoro nato dopo il disastro di Roskilde e che dal 2006 ha assunto una connotazione intereuropea creando il progetto Yourope.

    Naturalmente in questo caso il punto di approfondimento e confronto non dovrebbero essere i grossi eventi, ma la quotidianità di strutture che ogni giorno aprono la loro attività e che a volte non riescono a comprendere i vincoli ed i limiti che le norme impongono.

    Ma proprio pensando al “gregge” della ricerca CNR, l’idea potrebbe essere quella di identificare nei vari luoghi delle persone (clienti abituali, studenti, specifiche categorie di utenti) che in caso di emergenza sappiano cosa fare e soprattutto dove andare. Chiamiamoli gli “influencer dell’emergenza”, ovvero persone allenate che diventino dei ‘leader nascosti’ pronti a trasformarsi in “guide dell’emergenza”. È certamente un’idea che avrà bisogno di approfondimenti, analisi, simulazioni, prove pratiche ed esercitazioni.

    Come AiFOS stiamo ormai da tempo approfondendo, con uno gruppo di lavoro specifico coordinato dall’Arch. Lara Calanni Pileri, le tematiche legate alla gestione degli eventi e certamente quest’idea, per quanto possa sembrare un volo pindarico, potrà essere uno dei prossimi punti di studio e valutazione. Naturalmente quanto sopra diventa possibile e realizzabile se anche gli altri aspetti della sicurezza, quali il numero di persone presenti, l’idoneità delle vie di fuga, la presenza di addetti debitamente formati, informati ed aggiornati, vengono attuati e rispettati.

     

    Geom. Stefano Farina

    L’articolo è stato pubblicato su:

    L'articolo GLI INFLUENCER DELLE EMERGENZE proviene da EVENTI E PUBBLICHE MANIFESTAZIONI.

    Come influenzare positivamente i comportamenti delle persone in caso di emergenza?

    In questi giorni le cronache ci portano una nuova triste notizia riguardante l’evento luttuoso che è avvenuto durante un concerto in una discoteca, un evento che sarà la magistratura a dipanare nelle sue cause e responsabilità, ma che certamente deve farci riflettere sul molti aspetti legati alle emergenze in presenza di folla, al panico che si può scatenare ed ai comportamenti delle persone.

    Come certamente molti di voi, pure io mi sono posto una serie di domande non su cosa sia successo, ma su come si debba lavorare sulle persone per evitare il ripetersi, sempre più frequenti di situazioni di questo tipo e sia alla luce delle esperienze avute in ambito eventi pubblico spettacolo, sia in quello legato alla gestione di emergenze in luoghi con presenza di utenti, ho iniziato a riflettere su cosa si può o si deve fare per migliorare quanto già previsto normativamente.

    Durante la riflessione mi è tornata in mente anche la testimonianza della Dott.ssa Anna Maria Masi al recente convegno “Storytelling: storie di fortuna e d’infortunio” organizzato da AiFOS e ICOGEI e che si è tenuto a Torino lo scorso 27 novembre. La Dott.ssa Masi, Psicologa dell’Associazione Psicologi per i Popoli di Torino, era intervenuta a seguito degli incidenti verificatisi in Piazza San Carlo a Torino la sera del 3 giugno 2017 ed ha raccontato quanto vissuto e le sensazioni di alcune delle persone coinvolte nell’evento: quella sera per un “falso allarme” si scatenò il panico con una fuga precipitosa delle persone dalla piazza, fuga che causò la morte di una persona ed oltre 1500 feriti (link alle slide). Da evidenziare come la dinamica di quella sera abbia molti punti in comune con quanto successo nella notte tra venerdì 7 dicembre e sabato 8 dicembre nella discoteca in provincia di Ancona.

    E dopo le domande, le risposte, o almeno delle risposte che possono essere un punto di partenza per dei ragionamenti e dei progetti da intraprendere.

    Una prima risposta che ci può essere di aiuto è certamente lo studio italo-tedesco cui ha partecipato l’Istituto per le applicazioni del calcolo del Consiglio nazionale delle ricerche (Iac-Cnr) di Roma e che può essere utilizzato per capire i comportamenti delle persone e per ‘orientare’ i movimenti di una folla in situazioni di emergenza (studio pubblicato nel 2015). Di seguito riporto il comunicato stampa, diffuso nel 2015 dal CNR e riproposto in questi giorni, che presenta i risultati dello sperimentazione fatta e che si sovrappone esattamente all’esperienza che molti responsabili della sicurezza hanno maturato in anni di attività:

    L’effetto gregge esiste

    I pedoni in gruppo e le folle si comportano come pecore, quando non sanno dove andare, e si possono controllare: una scoperta, a cui ha contribuito l’Iac-Cnr, che con un’opportuna guida ‘nascosta’ potrebbe consentire di gestire in modo ottimale situazioni quali i flussi dei pellegrini al prossimo Giubileo. L’esperimento è apparso su arXiv

    In situazioni di confusione, i gruppi umani si comportano esattamente come le greggi: tendono a seguire le persone davanti a loro, in particolare se sembrano sapere dove andare. Un comportamento che, secondo un nuovo studio italo-tedesco cui ha partecipato l’Istituto per le applicazioni del calcolo del Consiglio nazionale delle ricerche (Iac-Cnr) di Roma, può essere sfruttato per ‘orientare’ i movimenti di una folla in situazioni di emergenza, magari mescolando ad essa soggetti che sappiano precisamente come comportarsi. Una ricerca che potrebbe tornare utile, per esempio, per gestire al meglio i flussi di pellegrini del prossimo Giubileo straordinario annunciato da Papa Francesco.

    “Abbiamo voluto testare sul campo la correttezza delle previsioni dei modelli matematici per il controllo delle folle che sfruttano il cosiddetto ‘effetto gregge’”, spiega Emiliano Cristiani dell’Iac-Cnr. “Si tratta di un comportamento che si manifesta in animali sociali, come oche, scarafaggi e, naturalmente, pecore, che porta a muoversi seguendo i compagni vicini, indipendentemente dalla loro destinazione. In matematica, un gregge è un esempio di sistema auto-organizzante, un gruppo composto da un numero elevato di ‘agenti’ che seguono regole semplici e in cui le dinamiche individuali sono influenzate da quelle degli agenti più prossimi. Nonostante si tratti di atteggiamenti solitamente associati ad animali, studi del genere sono utili per indirizzare al meglio anche grandi folle di esseri umani in situazioni delicate come nei piani strategici di evacuazione”.

    L’esperimento apparso su arXiv si è svolto di recente nel Dipartimento di matematica della Sapienza Università di Roma. A due gruppi di circa 40 persone ognuno è stato chiesto di raggiungere, a partire da un’aula, un determinato luogo, sconosciuto a tutti tranne che a una persona nel primo gruppo e a cinque nel secondo (che non si sono svelate fino alla fine dell’esperimento). “Uscendo dalla classe”, prosegue il ricercatore Iac-Cnr, “i soggetti hanno mostrato una lieve tendenza ad andare a destra, verso la parte del Dipartimento a loro più familiare, presto superata dal desiderio di raggiungere e seguire i compagni che si trovavano di fronte a loro. Questo comportamento ha permesso alle persone informate di ‘trascinare’ gli altri, portandoli a destinazione lungo il percorso più veloce”.

    Si tratta del primo esperimento di questo genere effettuato con pedoni in un ambito di ricerca. Gli studiosi hanno verificato che le persone non sembrano a loro agio con istruzioni calate ‘dall’alto’, ma diventano docili quando viene fatto loro credere di scegliere autonomamente. “Nuovi modelli matematici e metodi di ottimizzazione sono stati usati in combinazione per trovare la strategia dei ‘leader nascosti’ e portare tutti a destinazione evitando attese e congestioni. La migliore consiste nello spezzare la folla per indirizzarla verso tutte le uscite disponibili, anche le più lontane e meno conosciute. Nel caso di una sola uscita, invece per garantire un deflusso ottimale è paradossalmente preferibile ingannare alcune persone conducendole lontano da essa, per poi riportarle successivamente nella giusta direzione”.

    Le tecniche di controllo di grandi folle studiate in questa ricerca trovano una naturale applicazione nei casi in cui la situazione di pericolo è prevedibile, ma la comunicazione tra autorità e folla è difficoltosa, come per esempio durante una manifestazione violenta. In questi casi agenti in borghese nascosti nella folla potrebbero correre in direzioni concordate per attivare l’effetto gregge. Allo studio hanno collaborato scienziati della Technische Universität di Monaco di Baviera.

    Roma, 11 maggio 2015

    Scheda:
    Chi: Istituto per le applicazioni del calcolo del Consiglio nazionale delle ricerche (Iac-Cnr) di Roma Che cosa: Esperimento sul comportamento delle folle apparso su  http://arxiv.org/abs/1504.04064
    G. Albi, M. Bongini, E. Cristiani, D. Kalise, Invisible control of self-organizing agents leaving unknown environments, SIAM J. Appl. Math., 76 (2016), 1683-1710.

    Una seconda risposta è quella legata alle “tradizionali” forme di gestione dell’emergenza. In genere, tutte le attività, comprese quelle che vedono una presenza maggioritaria di utenti rispetto al personale di “servizio” (a solo titolo cito ristoranti, discoteche, alberghi, trasporti, centri commerciali, teatri, cinema, università, grossi convegni e convention, mostre mercato, mercatini natalizi, meeting, fiere campionarie, eventi sportivi, parchi divertimenti e parchi a tema, eventi di pubblico spettacolo, ecc.), hanno una gestione delle emergenze che si basa su parametri abbastanza standardizzati:

    • piano di emergenza,
    • personale addetto alle emergenze debitamente formato
    • personale semplicemente informato sulla gestione delle emergenze,
    • planimetrie dell’evacuazione,
    • segnaletica di sicurezza,
    • esercitazioni; queste ultime molte volte eseguite con il solo personale, mentre è (purtroppo) più raro che vengano eseguite coinvolgendo gli utenti/clienti.

    Questo schema però molte volte risulta essere insufficiente o carente per situazioni con presenza di utenti “fluidi”, ovvero che non sono vincolati ad uno specifico luogo, ma si muovo all’interno di un’area più o meno grande.

    Una terza risposta riguarda le dinamiche dell’affollamento, ovvero la considerazione che in qualsiasi situazione avremo delle zone più affollate rispetto ad altre, ovvero ci saranno delle aree “stabili” riempite in modo uniforme (ad esempio le zone antistanti i palchi, certe aree dei ristoranti, dei percorsi all’interno dei centri commerciali, delle singole attrazioni di un parco tematico, ecc.) ed una serie di zone “periferiche”, più fluide ed occupate con densità minori. La letteratura tecnica – con alcuni studi che hanno valutato la pericolosità o meno degli affollamenti – indica che le folle con densità da 2 a 4 persone a m² possono ancora permettere al singolo individuo di muoversi in una direzione o nell’altra indipendentemente, mentre una densità pari o superiore di 6 persone o più, produce un movimento della folla ad onda che non permette più al singolo individuo di decidere dove andare e può provocare malori per schiacciamenti, soffocamenti, cadute che creano un “vuoto” nella struttura compatta che automaticamente viene riempito dal resto della folla o a sua volta provoca un crollo più ampio portando a feriti o addirittura a vittime (come purtroppo le cronache ci hanno più volte mostrato).

    In tutti i casi il fattore umano degli “utenti” non è facilmente gestibile in quanto non prevedibile perché non legato a fattori oggettivi, ma altamente variabile e soggettivo (se pur con modelli ripetibili e misurabili) ed allora a questo punto – a mio avviso – non basta più quanto fatto con gli “addetti”, ma è necessario e fondamentale iniziare a lavorare anche sugli utenti.
    Varie le possibilità che potrebbero essere utilizzate, vediamone alcune:

    • informazione prima o durante l’evento. Metodologia usata in alcuni grandi eventi vedasi ad esempio quanto fatto prima del concerto di Vasco Rossi lo scorso anno a Modena con la proiezione di un video messaggio relativo alla sicurezza.

    Grazie alla disponibilità di Fabio Marsili – Around The Show srl, che ringraziamo per l’autorizzazione alla pubblicazione, facendo click sull’immagine è possibile vedere il video citato.

    Video Messaggio Sicurezza ATS - Around The Show srl
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    Naturalmente l’esempio di quanto fatto al Modena Park 2017 può essere un’idea che, rimodulata nelle giuste proporzioni rispetto alle dimensioni dell’evento o della situazione, può diventare un elemento per rendere consapevoli gli utenti di quanto previsto e della propria sicurezza;

    • effettuazione di esercitazioni con la presenza degli utenti, dei clienti, del pubblico (ad esempio in hotel e ristoranti, ma anche in altri contesti);
    • distribuzione di materiali informativi specifici e chiari (evitare riproposizione di norme, ma lavorare su disegni e schemi);
    • aprire dei tavoli di confronto tecnici per analizzare varie situazioni e meglio comprendere dinamiche e problematiche, un po’ come fatto quest’anno ad Arezzo nel Workshop PUBBLICO SICURO: Organizzazione Eventi negli Anni del Terrorismo, organizzato da Fabio Fila e Doc Servizi e al quale hanno partecipato relatori di caratura internazionale che hanno portato la loro esperienza e si è riflettuto su tematiche che in Europa sono dibattute a partire dal duemila e che vengono portate avanti da YES Group, un gruppo di lavoro nato dopo il disastro di Roskilde e che dal 2006 ha assunto una connotazione intereuropea creando il progetto Yourope.

    Naturalmente in questo caso il punto di approfondimento e confronto non dovrebbero essere i grossi eventi, ma la quotidianità di strutture che ogni giorno aprono la loro attività e che a volte non riescono a comprendere i vincoli ed i limiti che le norme impongono.

    Ma proprio pensando al “gregge” della ricerca CNR, l’idea potrebbe essere quella di identificare nei vari luoghi delle persone (clienti abituali, studenti, specifiche categorie di utenti) che in caso di emergenza sappiano cosa fare e soprattutto dove andare. Chiamiamoli gli “influencer dell’emergenza”, ovvero persone allenate che diventino dei ‘leader nascosti’ pronti a trasformarsi in “guide dell’emergenza”. È certamente un’idea che avrà bisogno di approfondimenti, analisi, simulazioni, prove pratiche ed esercitazioni.

    Come AiFOS stiamo ormai da tempo approfondendo, con uno gruppo di lavoro specifico coordinato dall’Arch. Lara Calanni Pileri, le tematiche legate alla gestione degli eventi e certamente quest’idea, per quanto possa sembrare un volo pindarico, potrà essere uno dei prossimi punti di studio e valutazione. Naturalmente quanto sopra diventa possibile e realizzabile se anche gli altri aspetti della sicurezza, quali il numero di persone presenti, l’idoneità delle vie di fuga, la presenza di addetti debitamente formati, informati ed aggiornati, vengono attuati e rispettati.

     

    Geom. Stefano Farina

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    Informazione prima dell’evento: Proiezione di un video messaggio relativo alla sicurezza – Modena Park 2017

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    Video a corredo dell’articolo di www.puntosicuro.it

     

     

    Per il Video Messaggio Sicurezza si ringrazia Fabio Marsili – Around The Show srl

    Estate 2017
    Video Messaggio Sicurezza

    Credits:
    Around The Show srl Prodotto
    BeLoud per la realizzazione
    Paul Mellidi per le animazioni
    Simone Giacinti Attore
    #securitymanagement #ats #sicurezza #informazione #prevenzione
    ATS servizi di sicurezza a 360°

     

    Il Modena Park 2017 è stato il concerto tenuto dal cantautore Vasco Rossi il 1º luglio 2017 a Modena, per autocelebrare i suoi 40 anni di attività musicale.

    L’evento, ospitato al parco Enzo Ferrari, ha battuto il primato mondiale del concerto con il più alto numero di spettatori paganti, con 225.173 biglietti emessi, di cui 5.000 gratuiti.

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    Informazione prima dell’evento: Proiezione di un video messaggio relativo alla sicurezza – Modena Park 2017

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    Estate 2017
    Video Messaggio Sicurezza

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    Around The Show srl Prodotto
    BeLoud per la realizzazione
    Paul Mellidi per le animazioni
    Simone Giacinti Attore
    #securitymanagement #ats #sicurezza #informazione #prevenzione
    ATS servizi di sicurezza a 360°

     

    Il Modena Park 2017 è stato il concerto tenuto dal cantautore Vasco Rossi il 1º luglio 2017 a Modena, per autocelebrare i suoi 40 anni di attività musicale.

    L’evento, ospitato al parco Enzo Ferrari, ha battuto il primato mondiale del concerto con il più alto numero di spettatori paganti, con 225.173 biglietti emessi, di cui 5.000 gratuiti.

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    DISCOTECA LANTERNA AZZURRA DI CORINALDO

    Sabato, 08 dicembre 2018

    Numerosi morti a in seguito al fuggi fuggi causato dall’uso di spray urticante.

    in relazione al terribile incidente occorso nella discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo dove – stando alle attuali notizie – sono morte almeno 6 persone di cui cinque minorenni, proponiamo un approfondimento del C.N.R. sulla dinamica delle folle.

     

    CNR-logo

    L’effetto gregge esiste 

    I pedoni in gruppo e le folle si comportano come pecore, quando non sanno dove andare, e si possono controllare: una scoperta, a cui ha contribuito l’Iac-Cnr, che con un’opportuna guida ‘nascosta’ potrebbe consentire di gestire in modo ottimale situazioni quali i flussi dei pellegrini al prossimo Giubileo. L’esperimento è apparso su arXiv

    In situazioni di confusione, i gruppi umani si comportano esattamente come le greggi: tendono a seguire le persone davanti a loro, in particolare se sembrano sapere dove andare. Un comportamento che, secondo un nuovo studio italo-tedesco cui ha partecipato l’Istituto per le applicazioni del calcolo del Consiglio nazionale delle ricerche (Iac-Cnr) di Roma, può essere sfruttato per ‘orientare’ i movimenti di una folla in situazioni di emergenza, magari mescolando ad essa soggetti che sappiano precisamente come comportarsi. Una ricerca che potrebbe tornare utile, per esempio, per gestire al meglio i flussi di pellegrini del prossimo Giubileo straordinario annunciato da Papa Francesco.

    “Abbiamo voluto testare sul campo la correttezza delle previsioni dei modelli matematici per il controllo delle folle che sfruttano il cosiddetto ‘effetto gregge’”, spiega Emiliano Cristiani dell’Iac-Cnr. “Si tratta di un comportamento che si manifesta in animali sociali, come oche, scarafaggi e, naturalmente, pecore, che porta a muoversi seguendo i compagni vicini, indipendentemente dalla loro destinazione. In matematica, un gregge è un esempio di sistema auto-organizzante, un gruppo composto da un numero elevato di ‘agenti’ che seguono regole semplici e in cui le dinamiche individuali sono influenzate da quelle degli agenti più prossimi. Nonostante si tratti di atteggiamenti solitamente associati ad animali, studi del genere sono utili per indirizzare al meglio anche grandi folle di esseri umani in situazioni delicate come nei piani strategici di evacuazione”.

    L’esperimento apparso su arXiv si è svolto di recente nel Dipartimento di matematica della Sapienza Università di Roma. A due gruppi di circa 40 persone ognuno è stato chiesto di raggiungere, a partire da un’aula, un determinato luogo, sconosciuto a tutti tranne che a una persona nel primo gruppo e a cinque nel secondo (che non si sono svelate fino alla fine dell’esperimento). “Uscendo dalla classe”, prosegue il ricercatore Iac-Cnr, “i soggetti hanno mostrato una lieve tendenza ad andare a destra, verso la parte del Dipartimento a loro più familiare, presto superata dal desiderio di raggiungere e seguire i compagni che si trovavano di fronte a loro. Questo comportamento ha permesso alle persone informate di ‘trascinare’ gli altri, portandoli a destinazione lungo il percorso più veloce”.

    Si tratta del primo esperimento di questo genere effettuato con pedoni in un ambito di ricerca. Gli studiosi hanno verificato che le persone non sembrano a loro agio con istruzioni calate ‘dall’alto’, ma diventano docili quando viene fatto loro credere di scegliere autonomamente. “Nuovi modelli matematici e metodi di ottimizzazione sono stati usati in combinazione per trovare la strategia dei ‘leader nascosti’ e portare tutti a destinazione evitando attese e congestioni. La migliore consiste nello spezzare la folla per indirizzarla verso tutte le uscite disponibili, anche le più lontane e meno conosciute. Nel caso di una sola uscita, invece per garantire un deflusso ottimale è paradossalmente preferibile ingannare alcune persone conducendole lontano da essa, per poi riportarle successivamente nella giusta direzione”.

    Le tecniche di controllo di grandi folle studiate in questa ricerca trovano una naturale applicazione nei casi in cui la situazione di pericolo è prevedibile, ma la comunicazione tra autorità e folla è difficoltosa, come per esempio durante una manifestazione violenta. In questi casi agenti in borghese nascosti nella folla potrebbero correre in direzioni concordate per attivare l’effetto gregge. Allo studio hanno collaborato scienziati della Technische Universität di Monaco di Baviera.

    Roma, 11 maggio 2015

     

    L'articolo UNO STUDIO C.N.R. SULLA DINAMICA DELLE FOLLE CI AIUTA NELLA PREVENZIONE proviene da EVENTI E PUBBLICHE MANIFESTAZIONI.

    Storytelling: storie di fortuna e d’infortunio

    Convegno di studio e approfondimento 

    Organizzato da AiFOS ed ICOGEI, l’evento che si è tenuto il 27 novembre a Torino ed è stato ospitato dal Circolo degli Ufficiali dell’Esercito Italiano, ha visto anche la testimonianza diretta della Dott.ssa  ANNA MARIA MASI, che era intervenuta a seguito degli incidenti verificatisi in Piazza San Carlo a Torino la sera del 3 giugno 2017.

    Nel suo intervento la  Dott.ssa  ANNA MARIA MASI, che ha raccontato la sua esperienza diretta a partire dal momento dell’allarme fino alle attività di sostegno psicologico successive alla prima emergenza. Altro intervento importante è stato quella della Dott.ssa MARIA TERESA FENOGLIO che ha presentato l’Associazione Psicologi per i Popoli di Torino che ha coordinato tutta l’attività di sostegno psicologico a seguito dell‘emergenza.

     

    Nell’incontro, moderato da Lara Calanni Pileri, Titolare del CFA Icogei di Cuorgné (TO) e referente del Gruppo di Progetto AiFOS “Gestione eventi”, i narratori hanno esposto la loro esperienza professionale o di volontariato, raccontandone gli aspetti generali e poi focalizzandosi su come si sono sviluppati gli interventi secondo il ruolo ricoperto e quali criticità sono state rilevate.

    Lara Calanni Pileri

    I saluti iniziali sono stati portati dal Maggiore Co. Ing. Canaparo arch. Elena,che in base alla sua esperienza ha presentato le analogie tra situazioni ed ambienti differenti nell’ambito della sicurezza sul lavoro.

    Elena Canaparo

     

    Dopo la relazione sugli eventi di Piazza San Carlo di Torino è stata poi la volta della Dott.ssa Elisa Troglia – Psicoterapeuta, Volontaria Croce Rossa (Se.P), presentare quanto fatto a seguito del Crollo del Ponte Morandi di Genova del 14 agosto 2018 ovvero l”intervento di supporto psicologico ai soccorritori e ai famigliari delle vittime dell’evento.

    Elena Troglia

    Elena Troglia

     

     

    Il Geom. Stefano Farina, ha invece affrontato il tema degli interventi post terremoto che ha colpito la terra d’Abruzzo nel 2009 utilizzando però un punto di lettura differente, ovvero “l’albero della memoria o del ricordo“, ovvero l’albero che a partire dal 6 aprile 2009 è diventato il simbolo di quanto successo e che anche durante i lavori di realizzazione del villaggio temporaneo di Onna era parte integrante dell’attività lavorativa.

    Onna

    Onna

    Onna

    Onna

    FOTO Carlo Cassano

     

    Il Presidente di AiFOS, Prof. Rocco Vitale, hai poi narrato una storia che ha coinvolto i partecipanti sul tema e significato dello “STORYTELLING”.

    Rocco Vitale

    Infine Andrea Loreni, funambolo, filosofo, formatore e speaker, ha accompagnato i partecipanti lungo il cammino della paura del proprio essere e del proprio fare quotidiano e di come davanti alla paura diventa più pericoloso voltarsi e tornare indietro che non affrontarla.

    Guarda il video di Andrea LoreniAndrea Loreni - Rocca Sbarua

     

    Prologo all’incontro era stata, nel corso della mattinata, la visita guidata al Museo Storico Nazionale di Artiglieria polo museale di storia delle tecnologie militari ubicato nel Maschio della Cittadella (angolo fra Corso Galileo Ferraris e Via Cernaia). 

    Museo Nazionale Artiglieria

     

     

     

    L'articolo Incidenti Piazza San Carlo a Torino: la testimonianza di chi è intervenuto proviene da EVENTI E PUBBLICHE MANIFESTAZIONI.

    E’ partita la fase di inchiesta pubblica finale per il progetto di norma nazionale UNI1604567.

    Di interesse della Commissione Protezione attiva contro gli incendi, riguarda i sistemi fissi automatici di rivelazione e di segnalazione allarme d’incendio.

    Il documento fornisce le caratteristiche del segnale acustico unificato di allarme incendio, in termini di segnale di preallarme e segnale di allarme evacuazione, utilizzato sui dispositivi acustici dei sistemi fissi automatici di rivelazione incendio.

    Nello specifico, il progetto definisce due parametri acustici del segnale: il pattern e il livello di pressione sonora richiesto e udibile in tutte le aree dell’edificio.

    Entro il 23 gennaio 2019, data di fine inchiesta, gli interessati possono inviare i propri commenti (>> consulta la banca dati).

     

    UNI1604567

    Titolo: Sistemi fissi automatici di rivelazione e di segnalazione allarme incendio “ Caratteristica del segnale acustico unificato di pre-allarme e allarme incendio
    Sommario: La presente norma fornisce le caratteristiche del segnale acustico unificato di pre-allarme e allarme incendio, utilizzato sui dispositivi acustici dei sistemi fissi automatici di rivelazione, di segnalazione manuale e di allarme incendio.
    Codice ICS: 13.140
    Organo Tecnico UNI: Protezione attiva contro gli incendi
    Data di inizio inchiesta:
    Data di fine inchiesta: 23/01/2019

    [Fonte UNI.com]

    E’ partita la fase di inchiesta pubblica finale per il progetto di norma nazionale UNI1604601.

    Di competenza della Commissione Impianti ed attrezzi sportivi e ricreativi il progetto riguarda le caratteristiche e i requisiti prestazionali e di durabilità degli elementi di protezione, atti a salvaguardare la sicurezza degli utilizzatori degli spazi di attività sportiva.

    Ricordiamo che gli elementi di protezione hanno lo scopo di garantire all’utilizzatore una sicurezza durante le attività in caso di impatto su una delle superfici di elementi e/o attrezzature.

    Entro il 23 gennaio 2019, data di fine inchiesta, gli interessati possono inviare i propri commenti (>> consulta la banca dati).

    UNI1604601

    Titolo: Elementi di protezione e caratteristiche di sicurezza per gli utilizzatori dello spazio di attività  in ambito sportivo e ricreativo
    Sommario: La presente norma definisce le caratteristiche ed i requisiti prestazionali e di durabilità  degli elementi di protezione, atti a salvaguardare la sicurezza degli utilizzatori degli spazi di attività  sportiva di seguito definiti, da applicare agli elementi ed attrezzature fissi ed amovibili utilizzati nella configurazione degli spazi stessi.
    Codice ICS: 97.220.10
    Organo Tecnico UNI: Impianti ed attrezzi sportivi e ricreativi
    Data di inizio inchiesta:
    Data di fine inchiesta: 23/01/2019

    [Fonte UNI.com]

    Pubblicata in Gazzetta Ufficiale la norma tecnica di prevenzione incendi per attivita’ commerciali, ove sia prevista la vendita e l’esposizione di beni, con superficie lorda superiore a 400 mq, comprensiva di servizi, depositi e spazi comuni coperti.

     

    Sulla Gazzetta Ufficiale del 3 dicembre 2018 (GU Serie Generale n.281 del 03-12-2018) è stato pubblicato il  DECRETO 23 novembre 2018  MINISTERO DELL’INTERNO di approvazione di norme tecniche di prevenzione incendi per le attività commerciali, ove sia prevista la vendita e l’esposizione di beni, con superficie lorda superiore a 400 mq, comprensiva di servizi, depositi e spazi comuni coperti, ai sensi dell’articolo 15, del decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139 – modifiche al decreto 3 agosto 2015.

     

    Si tratta di una regola tecnica verticale che reca disposizioni di prevenzione incendi riguardanti le attività commerciali, costituita da una o più aree di vendita comunicanti anche afferenti a responsabili diversi, ove sia prevista la vendita e l’esposizione di beni, con superficie lorda superiore a 400 m2 comprensiva di servizi, depositi e spazi comuni coperti (ad esempio atrii, gallerie, sistemi di collegamento quali corridoi, scale, …).  

    Classificazioni

    Ai fini della regola tecnica, le attività commerciali sono state classificate come segue:

    1. a) in relazione alla superficie lorda utile A:

    AA: A ”≤ 1.500 m2;

    AB: 1500 m2 < A ≤ 3000 m2;

    AC: 3000 m2 < A ≤ 5000 m2;

    AD: 5000 m2 < A ≤ 10000 m2;

    AE: A > 10000 m2.

    Nel computo della  superficie lorda utile A, oltre alle aree destinate alla vendita, devono essere considerate solo le aree destinate a servizi, depositi e spazi comuni coperti direttamente funzionali all’attività commerciale, così come definite al successivo punto 2. (Ad esempio, non si considerano aree direttamente funzionali quelle delle attività produttive o artigianali eventualmente presenti nell’opera da costruzione, anche se comunicanti con l’attività commerciale).

    Nota La superficie  lorda utile A è impiegata per l’individuazione delle misure di sicurezza e non ai fini del campo di applicazione della regola tecnica stessa.

    1. b) in relazione alla quota dei piani h:

    HA: -1 m ≤ h ≤ 6 m;

    HB: -5 m ≤ h ≤ 12 m;

    HC: -10 m ≤ h ≤ 24 m;

    HD: tutti gli altri casi non rientranti nella classificazione precedente.

     

    Le norme tecniche si possono applicare alle attività commerciali di cui sopra con riferimento all’allegato I del decreto del Presidente della Repubblica 1° agosto 2011, n. 151,  ivi  individuate con il numero 69, esistenti  alla  data  di  entrata  in  vigore  del presente decreto ovvero per quelle di nuova realizzazione. Dette norme tecniche si possono  applicare  alle suddette attività in  alternativa  alle  specifiche  norme tecniche di prevenzione  incendi  di  cui  al  decreto  del  Ministro dell’interno 27 luglio 2010. 

    PIANO DI EMERGENZA  INTERNO  PER  GLI  IMPIANTI  DI STOCCAGGIO E LAVORAZIONE DEI RIFIUTI

    Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 3 dicembre 2018, della LEGGE 1 dicembre 2018, n. 132  di conversione con modificazioni, del decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113, recante disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, sono state introdotte nuove regole riguardanti il piano di emergenza interno per gli impianti di stoccaggio e lavorazione dei rifiuti”, ma anche indicazioni per la redazione, da parte del Prefetto, del piano esterno di gestione delle emergenze.

    In particolare all’interno della Legge di conversione è stato inserito un nuovo articolo che riguarda i piani di emergenza per gli impianti di stoccaggio e lavorazione dei rifiuti.

    Per gli impianti esistenti il piano di emergenza interno dovrà essere redatto dal gestore dell’impianto entro 90 giorni dall’entrata in vigore della Legge di conversione, ovvero entro il 3 marzo 2019. Il piano dovrà essere trasmesso al Prefetto per le valutazioni del caso e per la redazione – entro 12 mesi dal ricevimento delle informazioni del gestore – del piano di emergenza esterno che avrà lo scopo di limitare gli effetti dannosi derivanti da  incidenti rilevanti.

    Con  decreto  del  Presidente  del  Consiglio  dei  ministri, d’intesa con il Ministro dell’interno per gli aspetti concernenti  la prevenzione  degli  incendi,  previo  accordo  sancito  in  sede di Conferenza unificata, saranno stabilite le linee guida per la predisposizione del piano di emergenza  esterna  e  per la  relativa informazione alla popolazione.

     Riportiamo di seguito il testo dell’articolo Art. 26-bis (Piano di emergenza  interno  per  gli  impianti  di stoccaggio e lavorazione dei rifiuti):

    1. I gestori di impianti di stoccaggio e  di  lavorazione  dei  rifiuti,  esistenti  o  di  nuova costruzione, hanno l’obbligo di predisporre  un  piano  di  emergenza interna allo scopo di:
      1. controllare e  circoscrivere  gli  incidenti  in  modo  da minimizzarne gli effetti e limitarne i danni per la salute umana, per l’ambiente e per i beni;
      2. mettere in atto le  misure  necessarie  per  proteggere  la salute umana e l’ambiente dalle conseguenze di incidenti rilevanti;
      3. informare adeguatamente  i  lavoratori  e  i  servizi   di emergenza e le autorità locali competenti;
      4. provvedere al ripristino e al disinquinamento dell’ambiente dopo un incidente rilevante.  
    1. Il piano di emergenza interna è riesaminato, sperimentato e, se necessario,  aggiornato  dal  gestore,  previa  consultazione  del personale che lavora nell’impianto,  ivi  compreso  il  personale  di imprese subappaltatrici a lungo termine, ad  intervalli  appropriati, e, comunque, non superiori a tre anni. La revisione tiene  conto  dei cambiamenti avvenuti nell’impianto e nei servizi  di  emergenza,  dei progressi tecnici e delle nuove conoscenze in merito alle  misure  da adottare in caso di incidente rilevante.  
    1. Per gli impianti esistenti, il piano di emergenza interna  di cui al comma 1 è predisposto entro  novanta  giorni  dalla  data  di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.  
    1. Il gestore trasmette al prefetto competente per territorio tutte le informazioni utili per l’elaborazione del piano di emergenza esterna, di cui al comma 5.  
    1. Per gli impianti di cui  ai  commi  precedenti,  al  fine  di limitare gli effetti dannosi derivanti  da  incidenti  rilevanti,  il prefetto, d’intesa con le regioni e con gli enti locali  interessati, predispone il piano di emergenza esterna all’impianto e  ne  coordina l’attuazione.  
    1. Il piano di cui al comma 5 è predisposto allo scopo di: 
      1. controllare e  circoscrivere  gli  incidenti  in  modo  da minimizzarne gli effetti e limitarne i danni per la salute umana, per l’ambiente e per i beni;
      2. mettere in atto le  misure  necessarie  per  proteggere  la salute umana e l’ambiente dalle conseguenze di  incidenti  rilevanti, in   particolare   mediante   la    cooperazione    rafforzata    con l’organizzazione di protezione civile negli interventi di soccorso;
      3. informare adeguatamente  la  popolazione,  i  servizi   di emergenza e le autorità locali competenti;
      4. provvedere sulla  base  delle  disposizioni   vigenti   al ripristino e  al  disinquinamento  dell’ambiente  dopo  un  incidente rilevante.
    2. Il prefetto redige il piano di emergenza esterna entro dodici mesi dal ricevimento delle  informazioni  necessarie  da  parte  del gestore, ai sensi del comma 4.

    3. Il piano di cui al comma 5 è riesaminato, sperimentato e, se necessario, aggiornato, previa consultazione della  popolazione,  dal prefetto ad intervalli appropriati e, comunque, non superiori  a  tre anni.  La  revisione  tiene  conto  dei  cambiamenti  avvenuti  negli impianti e nei servizi di emergenza, dei progressi  tecnici  e  delle nuove conoscenze in  merito  alle  misure  da  adottare  in  caso  di incidenti rilevanti.  
    1. Con decreto  del  Presidente  del  Consiglio  dei  ministri, d’intesa con il Ministro dell’interno per gli aspetti concernenti  la prevenzione  degli  incendi,  previo  accordo  sancito  in  sede   di Conferenza  unificata,  sono  stabilite  le  linee   guida   per   la predisposizione del piano di emergenza  esterna  e  per  la  relativa informazione alla popolazione.  
    1. All’attuazione delle disposizioni di cui al presente articolo si provvede senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

    LEGGE 1 dicembre 2018, n. 132 

    Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113, recante disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, nonche’ misure per la funzionalita’ del Ministero dell’interno e l’organizzazione e il funzionamento dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalita’ organizzata.
    Delega al Governo in materia di riordino dei ruoli e delle carriere del personale delle Forze di polizia e delle Forze armate.
    (18G00161) (GU Serie Generale n.281 del 03-12-2018)

    note: Entrata in vigore del provvedimento: 04/12/2018

     

    Lunedì 03 dicembre 2018

     

    Pubblicata oggi sulla Gazzetta Ufficiale una nuova modifica all’articolo 99 del D.Lgs. 81/2008.

    In particolare viene eliminato l’obbligo di invio al Prefetto della notifica preliminare per i lavori privati.

    Di seguito la versione dell’Articolo 99 che entrerà in vigore a partire dalla mezzanotte di oggi:

     

    Art. 99. Notifica preliminare

    1. Il committente o il responsabile dei lavori, prima dell’inizio dei lavori, trasmette all’azienda unità sanitaria locale e alla direzione provinciale del lavoro nonché, limitatamente   ai   lavori pubblici, al prefetto territorialmente competenti la notifica preliminare elaborata conformemente all’allegato XII, nonché gli eventuali aggiornamenti nei seguenti casi:

    1. cantieri di cui all’articolo 90, comma 3;
    2. cantieri che, inizialmente non soggetti all’obbligo di notifica, ricadono nelle categorie di cui alla lettera a) per effetto di varianti sopravvenute in corso d’opera;
    3. cantieri in cui opera un’unica impresa la cui entità presunta di lavoro non sia inferiore a duecento uomini-giorno.

    2. Copia della notifica deve essere affissa in maniera visibile presso il cantiere e custodita a disposizione dell’organo di vigilanza territorialmente competente.

    3. Gli organismi paritetici istituiti nel settore delle costruzioni in attuazione dell’articolo 51 possono chiedere copia dei dati relativi alle notifiche preliminari presso gli organi di vigilanza.

     

     

    Per quanto riguarda l’invio della notifica preliminare cantieri guarda anche i seguenti approfondimenti:

    Commissariato del Governo di Trento – Modalità di invio notifica preliminare cantieri – Aggiornamento di data 31 ottobre 2018.

    Notifica Preliminare Cantieri: Quali modalità di invio per la Provincia Autonoma di Bolzano? Lo abbiamo chiesto al Commissariato del Governo di Bolzano.

    Elenco delle norme UNI pubblicate nel mese di novembre 2018

    Materiali polimerici cellulari flessibili – Determinazione della resilienza per mezzo del rimbalzo di una sfera

    UNI EN ISO 8067:2018

    Materiali polimerici cellulari flessibili – Determinazione della resistenza alla lacerazione

    UNI EN ISO 6802:2018

    Tubi flessibili e tubi flessibili raccordati di gomma o di materia plastica – Prova di pressione idraulica a impulsi con flessione

    UNI EN ISO 6413:2018

    Disegni tecnici – Rappresentazione di accoppiamenti scanalati e dentati

    UNI EN ISO 5458:2018

    Specifiche geometriche dei prodotti (GPS) – Indicazione delle tolleranze geometriche – Specifiche geometriche composte di serie di elementi

    UNI EN ISO 4531:2018

    Smalti porcellanati – Rilascio da manufatti smaltati a contatto con alimenti – Metodi di prova e limiti

    UNI EN ISO 22653:2018

    Calzature – Metodi di prova per fodera e sottopiedi di pulizia – Attrito statico

    UNI EN ISO 22476-8:2018

    Indagini e prove geotecniche – Prove in sito – Parte 8: Prova con pressometro a costipamento laterale

    UNI EN ISO 22476-6:2018

    Indagini e prove geotecniche – Prove in sito – Parte 6: Prova con pressiometro autoperforante

    UNI EN ISO 21970-2:2018

    Materie plastiche – Materiali a base di polichetone (PK) per stampaggio ed estrusione – Parte 2: Preparazione dei provini e determinazione delle proprietà

    UNI EN ISO 21970-1:2018

    Materie plastiche – Materiali a base di polichetone (PK) per stampaggio ed estrusione – Parte 1: Sistema di designazione e base per specifiche

    UNI EN ISO 20728:2018

    Corrosione di metalli e leghe – Determinazione della resistenza delle leghe di magnesio alla prova di tensocorrosione

    UNI EN ISO 20326:2018

    Rivestimenti resilienti per pavimentazioni – Specifiche per pannelli da pavimento con posa a secco

    UNI EN ISO 19892:2018

    Sistemi di tubazioni di materia plastica – Tubi termoplastici e raccordi per acqua calda e fredda – Metodo di prova per la resistenza delle giunzioni a cicli di pressione

    UNI EN ISO 19014-3:2018

    Macchine movimento terra – Sicurezza funzionale – Parte 3: Requisiti per la prestazione ambientale e la prova dei componenti elettronici ed elettrici utilizzati nelle parti relative alla sicurezza del sistema di comando

    UNI EN ISO 18895:2018

    Calzature – Metodi di prova per cambriglioni – Resistenza alla fatica

    UNI EN ISO 18363-2:2018

    Oli e grassi animali e vegetali – Determinazione dei monocloropropandioli (MCPDs) legati agli acidi grassi e del glicidolo mediante GC/MS – Parte 2: Metodo di transesterificazione alcalina lenta e valutazione di 2-MCPD, 3-MCPD e glicidolo

    UNI EN ISO 17706:2018

    Calzature – Metodi di prova per tomai – Resistenza a rottura e allungamento a trazione

    UNI EN ISO 17705:2018

    Calzature – Metodi di prova per tomai, fodere e sottopiedi di pulizia – Isolamento termico

    UNI EN ISO 17703:2018

    Calzature – Metodi di prova per tomai – Comportamento alle alte temperature

    UNI EN ISO 17702:2018

    Calzature – Metodi di prova per tomai – Resistenza all’acqua

    UNI EN ISO 17696:2018

    Calzature – Metodi di prova per tomai, fodere e sottopiedi di pulizia – Resistenza alla lacerazione

    UNI EN ISO 15494:2018

    Sistemi di tubazioni di materia plastica per applicazioni industriali – Polibutene (PB), polietilene (PE), polietilene ad elevata resistenza alla temperatura (PE-RT), polietilene reticolato (PE-X), polipropilene (PP) – Serie metrica per specifiche per i componenti e il sistema

    UNI EN ISO 14855-2:2018

    Determinazione della biodegradabilità aerobica finale dei materiali plastici in condizioni controllate di compostaggio – Metodo di analisi dell’anidride carbonica sviluppata – Parte 2: Misurazione gravimetrica dell’anidride carbonica sviluppata in una prova di laboratorio

    UNI EN ISO 13056:2018

    Sistemi di tubazioni di materia plastica – Sistemi in pressione per acqua calda e fredda – Metodo di prova per la tenuta sotto vuoto

    UNI EN ISO 12058-1:2018

    Materie plastiche – Determinazione della viscosità per mezzo di un viscosimetro a sfera – Parte 1: Metodo del tubo inclinato

    UNI EN ISO 11640:2018

    Cuoio – Prove di solidità del colore – Solidità del colore a cicli di strofinio

    UNI EN ISO 10545-2:2018

    Piastrelle di ceramica – Parte 2: Determinazione delle caratteristiche dimensionali e della qualità della superficie

    UNI EN 17190:2018

    Membrane flessibili per impermeabilizzazione – Indice di riflettanza solare

    UNI EN 16354:2018

    Rivestimenti laminati per pavimentazioni – Sottostrati – Specifiche, requisiti e metodi di prova

    UNI EN 15885:2018

    Classificazione e caratteristiche delle tecniche di ripristino, riparazione e sostituzione degli impianti di raccolta e smaltimento di acque reflue

    UNI EN 14428:2018

    Pareti doccia – Requisiti funzionali e metodi di prova

    UNI EN 14351-2:2018

    Finestre e porte – Norma di prodotto, caratteristiche prestazionali – Parte 2: Finestre e porte interne pedonali

    UNI EN 14215:2018

    Rivestimenti tessili per pavimentazioni – Classificazione dei rivestimenti e passatoie fabbricati a macchina

    UNI EN 14081-3:2018

    Strutture di legno – Legno strutturale con sezione rettangolare classificato secondo la resistenza – Parte 3: Classificazione a macchina; requisiti aggiuntivi per il controllo di produzione in fabbrica

    UNI EN 14081-2:2018

    Strutture di legno – Legno strutturale con sezione rettangolare classificato secondo la resistenza – Parte 2: Classificazione a macchina; requisiti aggiuntivi per le prove iniziali di tipo

    UNI EN 13565-2:2018

    Sistemi fissi di lotta contro l’incendio – Sistemi a schiuma – Parte 2: Progettazione, costruzione e manutenzione

    UNI EN 12764:2018

    Apparecchi sanitari – Specifica per bagni idromassaggio

    UNI EN 1104:2018

    Carta e cartone destinati a venire in contatto con gli alimenti – Determinazione del trasferimento dei costituenti antimicrobici

    UNI CEN/TS 54-14:2018

    Sistemi di rivelazione e di segnalazione d’incendio – Parte 14: Linee guida per la pianificazione, la progettazione, l’installazione, la messa in servizio, l’esercizio e la manutenzione

    UNI CEN/TS 17216:2018

    Prodotti da costruzione – Valutazione del rilascio di sostanze pericolose – Determinazione delle concentrazioni delle attività di radio 226, torio 232 e potassio 40 nei prodotti da costruzione usando uno spettrometro ai raggi gamma con semiconduttore

    UNI CEN/TS 16637-1:2018

    Prodotti da costruzione – Valutazione del rilascio di sostanze pericolose – Parte 1: Guida per la determinazione delle prove di lisciviazione e ulteriori fasi di prova

    UNI EN ISO/ASTM 52901:2018

    Additive manufacturing – Principi generali – Requisiti per l’acquisto di parti prodotte con Tecnologie Additive

    UNI EN ISO 8993:2018

    Anodizzazione dell’alluminio e sue leghe – Sistema di valutazione della corrosione puntiforme – Metodo delle immagini tipo

    UNI EN ISO 4022:2018

    Materiali metallici sinterizzati permeabili – Determinazione della permeabilità ai fluidi

    UNI EN ISO 374-1:2018

    Guanti di protezione contro i prodotti chimici e microorganismi pericolosi – Parte 1: Terminologia e requisiti prestazionali per rischi chimici

    UNI EN ISO 23470:2018

    Qualità del suolo – Determinazione della capacità effettiva di scambio cationico (CEC) e di cationi scambiabili utilizzando una soluzione di tricloruro di esamminocobalto(III)

    UNI EN ISO 20378:2018

    Materiali di apporto per saldatura – Bacchette per la saldatura a gas di acciai non legati e di acciai resistenti allo scorrimento a caldo – Classificazione

    UNI EN ISO 19893:2018

    Sistemi di tubazioni di materia plastica – Tubi termoplastici e raccordi per acqua calda e fredda – Metodo di prova per la resistenza degli assiemi ai cicli di temperatura

    UNI EN ISO 18640-1:2018

    Indumenti di protezione per vigili del fuoco – Impatto fisiologico – Parte 1: Misurazione del trasferimento combinato di calore e umidità mediante torso sudante

    UNI EN ISO 18119:2018

    Bombole per gas – Bombole e tubi per gas di acciaio e di lega di alluminio senza saldatura – Ispezione periodica e prove

    UNI EN ISO 14852:2018

    Determinazione della biodegradabilità aerobica finale delle materie plastiche in un mezzo acquoso – Metodo di analisi dell’anidride carbonica sviluppata

    UNI EN ISO 11298-3:2018

    Sistemi di tubazioni di materia plastica per il ripristino delle reti interrate di distribuzione dell’acqua – Parte 3: Inserimento interno (lining) di tubi continui ad alta aderenza

    UNI EN ISO 11297-3:2018

    Sistemi di tubazioni di materia plastica per il ripristino delle reti interrate in pressione di fognature e scarichi – Parte 3: Installazione interna con sistemi di tubi continui ed aderenti

    UNI EN ISO 10750:2018

    Calzature – Metodo di prova per chiusure lampo – Forza di attacco dei finecorsa

    UNI EN ISO 10460:2018

    Bombole per gas – Bombole per gas saldate di lega di alluminio, carbonio e acciaio inossidabile – Ispezione periodica e prove

    UNI EN 997:2018

    Vasi indipendenti e vasi abbinati a cassetta, con sifone integrato

    UNI EN 9146:2018

    Serie Aerospaziale – Programma di prevenzione dei danni agli oggetti estranei (FOD) – Requisiti per le organizzazioni aeronautiche, spaziali e della difesa

    UNI EN 9145:2018

    Serie Aerospaziale – Requisiti per la pianificazione avanzata della qualità del prodotto e processo di approvazione della parte di produzione

    UNI EN 4710-03:2018

    Serie Aerospaziale – Sistemi di chiusura a sgancio rapido per applicazioni non strutturali – Parte 03: Morsetti a molla

    UNI EN 4710-01:2018

    Serie Aerospaziale – Sistemi di chiusura a sgancio rapido per applicazioni non strutturali – Parte 01: Specifica tecnica

    UNI EN 3660-005:2018

    Serie aerospaziale – Accessori di attacco del cavo per connettori circolari e rettangolari, elettrici ed ottici – Parte 005: Ghiera con serracavo, stile A, 90°, non sigillata con morsetto antistrappo – Norma di prodotto

    UNI EN 3660-004:2018

    Serie Aerospaziale – Accessori di attacco del cavo per connettori circolari e rettangolari, elettrici ed ottici – Parte 004: Ghiera con serracavo, stile A, dritta, non sigillata con morsetto antistrappo – Norma di prodotto

    UNI EN 2894:2018

    Serie aerospaziale – Dadi, biesagonali, autobloccanti, con svasatura, in lega di nichel resistente al calore, passivati, lubrificati MoS2 – Classificazione: 1 550 MPa (a temperatura ambiente) / 315 °C

    UNI EN 2591-403:2018

    Serie aerospaziale – Elementi di connessione elettrica e ottica – Metodi di prova – Parte 403: Vibrazione sinusoidale e casuale

    UNI EN 1992-4:2018

    Eurocodice 2 – Progettazione delle strutture di calcestruzzo – Parte 4: Progettazione degli attacchi per utilizzo nel calcestruzzo

    UNI EN 17124:2018

    Combustibile a idrogeno – Specifiche di prodotto e assicurazione di qualità – Applicazioni di celle a combustibile con membrana a scambio protonico (PEM) per veicoli stradali

    UNI EN 17093:2018

    Apparecchi domestici utilizzati per il trattamento di acqua potabile non collegato all’approvvigionamento idrico – Sistemi di filtrazione dell’acqua – Requisiti di sicurezza e prestazioni, etichettatura e informazioni da fornire

    UNI EN 16232:2018

    Articoli per puericultura – Altalene per bambini

    UNI EN 15940:2018

    Combustibili per autotrazione – Gasolio paraffinico ottenuto da sintesi o idrotrattamento – Requisiti e metodi di prova

    UNI EN 14688:2018

    Apparecchi sanitari – Lavabi – Requisiti funzionali e metodi di prova

    UNI EN 14528:2018

    Bidè – Requisiti funzionali e metodi di prova

    UNI EN 14458:2018

    Equipaggiamento individuale per gli occhi – Visiere ad alte prestazioni destinate all’uso con caschi/elmetti di protezione

    UNI EN 14296:2018

    Apparecchi sanitari – Lavabi a canale

    UNI EN 14055:2018

    Cassette di scarico per vasi e orinatoi

    UNI EN 1400:2018

    Articoli per puericultura – Succhietti per neonati e bambini piccoli – Requisiti di sicurezza e metodi di prova

    UNI EN 13702:2018

    Bitumi e leganti bituminosi – Determinazione della viscosità dinamica di un bitume modificato mediante il metodo cono-piatto

    UNI EN 13480-2:2018

    Tubazioni industriali metalliche – Parte 2: Materiali

    UNI EN 13407:2018

    Orinatoi a parete – Requisiti funzionali e metodi di prova

    UNI EN 13310:2018

    Lavelli da cucina – Requisiti funzionali e metodi di prova

    UNI EN 12405-1:2018

    Contatori di gas – Dispositivi di conversione – Parte 1: Conversione di volume

    UNI EN 1149-5:2018

    Indumenti di protezione – Proprietà elettrostatiche – Parte 5: Requisiti prestazionali dei materiali e di progettazione

    UNI EN 1073-1:2018

    Indumenti di protezione contro particolati solidi aerotrasportati inclusa la contaminazione radioattiva – Parte 1: Requisiti e metodi di prova per indumenti di protezione ventilati con aria compressa dalla linea che proteggono il corpo e i tratti respiratori

    UNI EN ISO 23874:2018

    Gas naturale – Requisiti di gascromatografia per il calcolo del punto di rugiada degli idrocarburi

    UNI EN ISO 204:2018

    Materiali metallici – Prova di scorrimento uniassiale in tensione – Metodo di prova

    UNI EN ISO 11990:2018

    Laser e sistemi laser – Determinazione della resistenza al laser del fusto e del palloncino dei tubi tracheali

    UNI EN ISO 11547:2018

    Unità di piccole dimensioni – Dispositivo di protezione contro l’avviamento con asse in presa

    UNI EN 13589:2018

    Bitumi e leganti bituminosi – Determinazione delle caratteristiche a trazione del bitume modificato attraverso il metodo della “force ductility”

    UNI EN 13302:2018

    Bitumi e leganti bituminosi – Determinazione della viscosità dei leganti bituminosi attraverso l’uso del viscosimetro rotazionale

    UNI EN ISO 9093-2:2018

    Unità di piccole dimensioni – Valvole a scafo e passascafi – Parte 2: Costruzione non metallica

    UNI EN ISO 9093-1:2018

    Unità di piccole dimensioni – Valvole a scafo e passascafi – Parte 1: Costruzione metallica

    UNI EN ISO 8666:2018

    Unità di piccole dimensioni – Dati principali

    UNI EN ISO 8469:2018

    Unità di piccole dimensioni – Tubi per combustibile non resistenti al fuoco

    UNI EN ISO 7840:2018

    Unità di piccole dimensioni – Tubi per combustibile resistenti al fuoco

    UNI EN ISO 6185-4:2018

    Battelli pneumatici – Parte 4: Battelli con lunghezza dello scafo compresa tra 8 m e 24 m con una potenza del motore maggiore o uguale a 15 kW

    UNI EN ISO 6185-3:2018

    Battelli pneumatici – Parte 3: Battelli con lunghezza dello scafo minore di 8 m con una potenza del motore maggiore o uguale a 15 kW

    UNI EN ISO 6185-2:2018

    Battelli pneumatici – Parte 2: Battelli con un motore di potenza massima compresa tra 4,5 kW e 15 kW inclusi

    UNI EN ISO 6185-1:2018

    Battelli pneumatici – Parte 1: Battelli con un motore di potenza massima di 4,5 kW

    UNI EN ISO 21487:2018

    Unità di piccole dimensioni – Serbatoi per combustibile fissi a bordo per gasolio e benzina

    UNI EN ISO 16180:2018

    Unità di piccole dimensioni – Luci di navigazione – Installazione, posizionamento e visibilità

    UNI EN ISO 15487:2018

    Tessili – Metodo di valutazione dell’aspetto dei capi di abbigliamento e altri prodotti tessili finiti dopo lavaggio e asciugatura domestici

    UNI EN ISO 14509-3:2018

    Unità di piccole dimensioni – Rumore aereo generato dalle imbarcazioni da diporto con motore – Parte 3: Valutazione del rumore attraverso l’utilizzo di calcoli e di procedure di misurazione

    UNI EN ISO 14509-1:2018

    Unità di piccole dimensioni – Rumore aereo generato dalle imbarcazioni da diporto a motore – Parte 1: Procedure di misurazione per la prova al passaggio

    UNI EN ISO 13590:2018

    Unità di piccole dimensioni – Moto d’acqua – Requisiti della costruzione e dell’installazione degli impianti

    UNI EN ISO 13297:2018

    Unità di piccole dimensioni – Sistemi elettrici – Impianti a corrente alternata

    UNI EN ISO 12216:2018

    Unità di piccole dimensioni – Finestre, oblò, osteriggi, corazzette e porte – Requisiti di resistenza e di tenuta

    UNI EN ISO 12215-9:2018

    Unità di piccole dimensioni – Costruzione dello scafo e dimensionamento – Parte 9: Appendici di imbarcazioni a vela

    UNI EN ISO 12215-8:2018

    Unità di piccole dimensioni – Costruzione dello scafo e dimensionamento – Parte 8: Timoni

    UNI EN ISO 12215-6:2018

    Unità di piccole dimensioni – Costruzione dello scafo e dimensionamento – Parte 6: Disposizioni e dettagli di costruzione

    UNI EN ISO 12215-5:2018

    Unità di piccole dimensioni – Costruzione dello scafo e dimensionamento – Parte 5: Pressioni di progetto per unità monoscafo, sollecitazioni di progetto, determinazione del dimensionamento

    UNI EN ISO 12215-4:2018

    Unità di piccole dimensioni – Costruzione dello scafo e dimensionamento – Parte 4: Cantieri e fabbricazione

    UNI EN ISO 12215-3:2018

    Unità di piccole dimensioni – Costruzione dello scafo e dimensionamento – Parte 3: Materiali: Acciaio, leghe di alluminio, legno, altri materiali

    UNI EN ISO 12215-2:2018

    Unità di piccole dimensioni – Costruzione dello scafo e dimensionamento – Parte 2: Materiali: Materiale dell’anima per costruzioni a sandwich, materiali per fissaggio

    UNI EN 485-2:2018

    Alluminio e leghe di alluminio – Lamiere, nastri e piastre – Parte 2: Caratteristiche meccaniche

    UNI EN 4708-106:2018

    Serie aerospaziale – Guaina, termorestringente, per rilegatura, isolamento e identificazione – Parte 106: Manicotto a rischio di incendio limitato – Temperature di esercizio – da 30 °C a 105 °C – Norma di prodotto

    UNI EN 4708-102:2018

    Serie aerospaziale – Guaina termorestringente per legare, isolare e identificare – Parte 102: Polimero molto flessibile – Temperatura di esercizio da – 75 °C a 150 °C – Norma di prodotto

    UNI EN 3745-202:2018

    Serie aerospaziale – Fibre e cavi ottici di utilizzo aeronautico – Metodi di prova – Parte 202: Dimensioni delle fibre

    UNI EN 2591-228:2018

    Serie aerospaziale – Elementi di connessione elettrica e ottica – Metodi di prova – Parte 228: Forza di estrazione della boccola

    UNI EN 2369:2018

    Serie aerospaziale – Cavi, leghe resistenti al calore – Diametro 0,2 mm ≤ D ≤ 8 mm – Dimensioni

    UNI EN 14236:2018

    Contatori di gas domestici a ultrasuoni

    UNI EN 13892-9:2018

    Metodi di prova dei materiali per massetti – Part 9: Stabilità dimensionale

    UNI EN 12726:2018

    Imballaggi – Bocca a fascetta con diametro interno di 18,5 mm per tappatura a tappo raso di sughero e capsule sigillo di garanzia

    UNI EN 12285-1:2018

    Serbatoi in acciaio fabbricati in officina – Parte 1: Serbatoi cilindrici orizzontali a singola pelle e doppia pelle per lo stoccaggio sotterraneo di liquidi, infiammabili e non infiammabili che inquinano l’acqua, diversi da quelli per il riscaldamento e il raffrescamento degli edifici

    UNI CEN/TS 17153:2018

    Ventilazione per gli edifici – Correzione della portata d’aria in base alle condizioni ambientali

    UNI 8136:2018

    Segnaletica per impianti a fune ed aree destinate allo sci, alle attività ricreative e agli sport della montagna – Segni grafici per segnali di avvertimento

    UNI 8135:2018

    Segnaletica per impianti a fune ed aree destinate allo sci, alle attività ricreative e agli sport della montagna – Segni grafici per segnali di divieto

    UNI 8134:2018

    Segnaletica per impianti a fune ed aree destinate allo sci, alle attività ricreative e agli sport della montagna – Segni grafici per segnali di obbligo

    UNI 8133:2018

    Segnaletica per impianti a fune ed aree destinate allo sci, alle attività ricreative e agli sport della montagna – Segni grafici per segnali di informazione

    UNI 8132:2018

    Segnaletica per impianti a fune ed aree destinate allo sci, alle attività ricreative e agli sport della montagna – Caratteristiche

     

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    UNI ISO 31000:2018

    E’ stata recentemente pubblicata in lingua italiana la ISO 31000:2018.

    La norma è destinata a coloro che creano e proteggono valore nelle organizzazioni avendo cura di gestire rischi, prendere decisioni, fissare e conseguire obiettivi e migliorare le prestazioni. Fornisce linee guida per gestire i rischi che le organizzazioni affrontano e può essere utilizzato durante tutta la vita dell’organizzazione, oltre a poter essere applicato a qualsiasi attività, compreso il processo decisionale a tutti i livelli. L’approccio comune suggerito dal documento è idoneo a gestire qualsiasi tipo di rischio, non è dedicato ad un particolare settore o industria e può essere adattato a qualunque organizzazione e al suo contesto.

    I principi, la struttura di riferimento e il processo delineati nella norma consentono di gestire il rischio in modo efficiente, efficace e sistematico.

     

    Le organizzazioni di tutti i tipi e di tutte le dimensioni si trovano di fronte a fattori ed influenze esterni ed interni che rendono incerto il conseguimento dei loro obiettivi. Gestire il rischio è un’attività che si ripete nel tempo e assiste le organizzazioni nello stabilire le strategie, nel conseguire gli obiettivi e nel prendere decisioni consapevoli.

    Fa parte della governance e della leadership, ed è fondamentale per il modo in cui l’organizzazione viene gestita a tutti i livelli. Questo contribuisce al miglioramento del sistema di gestione. Gestire il rischio fa parte di tutte le attività riconducibili ad un’organizzazione e comprende l’interazione con le parti interessate. Inoltre, prende in considerazione il contesto esterno ed interno dell’organizzazione, compresi il comportamento umano ed i fattori culturali.

    Si basa dunque su principi, su di una struttura di riferimento e su un processo delineati all’interno della nuova ISO 31000 adottata anche in lingua italiana dalla commissione Sicurezza della società e del cittadino.

    Questo documento è destinato a coloro che creano e proteggono valore nelle organizzazioni avendo cura di gestire rischi, prendere decisioni, fissare e conseguire obiettivi e migliorare le prestazioni. Fornisce linee guida per gestire i rischi che le organizzazioni affrontano e può essere utilizzato durante tutta la vita dell’organizzazione, oltre a poter essere applicato a qualsiasi attività, compreso il processo decisionale a tutti i livelli. L’approccio comune suggerito dal documento è idoneo a gestire qualsiasi tipo di rischio, non è dedicato ad un particolare settore o industria e può essere adattato a qualunque organizzazione e al suo contesto. I principi, la struttura di riferimento e il processo delineati in questo documento consentono di gestire il rischio in modo efficiente, efficace e sistematico.

    L’efficacia della gestione del rischio dipenderà dalla sua integrazione nella govemance dell’organizzazione1 processo decisionale compreso. Pertanto il supporto delle parti interessate, in particolare dell’alta direzione, è determinante.

    [Fonte: UNI.com] 

     

    Norma numero : UNI ISO 31000:2018
    Titolo : Gestione del rischio – Linee guida
    Data entrata in vigore : 17 maggio 2018 (versione in lingua italiana di data 20 novembre 2018)
    Data ritiro :
    Sommario : La norma è destinata a coloro che creano e proteggono valore nelle organizzazioni avendo cura di gestire rischi, prendere decisioni, fissare e conseguire obiettivi e migliorare le prestazioni. Fornisce linee guida per gestire i rischi che le organizzazioni affrontano e può essere utilizzato durante tutta la vita dell’organizzazione, oltre a poter essere applicato a qualsiasi attività, compreso il processo decisionale a tutti i livelli. L’approccio comune suggerito dal documento è idoneo a gestire qualsiasi tipo di rischio, non è dedicato ad un particolare settore o industria e può essere adattato a qualunque organizzazione e al suo contesto. I principi, la struttura di riferimento e il processo delineati in questo documento consentono di gestire il rischio in modo efficiente, efficace e sistematico.
     

    Adotta : ISO 31000:2018

    Sostituisce : UNI ISO 31000:2010

    UNI ISO 31000:2018

     

    Storytelling

    Storytelling: storie di fortuna e d’infortunio

    Convegno di studio e approfondimento 

    Si è tenuto ieri, 27 novembre, a Torino il Convegno dal titolo: “Storytelling: storie di fortuna e d’infortunio” e che ha visto i relatori, od ancor meglio i narratori, presentare le loro storie.

    Organizzato da AiFOS ed ICOGEI, l’evento è stato ospitato dal Circolo degli Ufficiali dell’Esercito Italiano.

    Nell’incontro, moderato da Lara Calanni Pileri, Titolare del CFA Icogei di Cuorgné (TO) e referente del Gruppo di Progetto AiFOS “Gestione eventi”, i narratori hanno esposto la loro esperienza professionale o di volontariato, raccontandone gli aspetti generali e poi focalizzandosi su come si sono sviluppati gli interventi secondo il ruolo ricoperto e quali criticità sono state rilevate. 

    Lara Calanni Pileri

    I saluti iniziali sono stati portati dal Maggiore Co. Ing. Canaparo arch. Elena,che in base alla sua esperienza ha presentato le analogie tra situazioni ed ambienti differenti nell’ambito della sicurezza sul lavoro.

    Elena Canaparo

     

    Il primo intervento che ha presentato le attività di sostegno psicologico a seguito degli incidenti verificatisi in Piazza San Carlo a Torino la sera del 3 giugno 2017 è stato quella della Dott.ssa MARIA TERESA FENOGLIO che ha presentato l’Associazione Psicologi per i Popoli di Torino intervenuta nell’emergenza e quello della Dott.ssa  ANNA MARIA MASI, che ha raccontato la sua esperienza diretta a partire dal momento dell’allarme fino alle attività di sostegno psicologico successive alla prima emergenza.

     

    E’ stata poi la volta della Dott.ssa Elisa Troglia – Psicoterapeuta, Volontaria Croce Rossa (Se.P), presentare quanto fatto a seguito del Crollo del Ponte Morandi di Genova del 14 agosto 2018 ovvero l”intervento di supporto psicologico ai soccorritori e ai famigliari delle vittime dell’evento.

    Elena Troglia

     

    Elena Troglia

     

     

    Il Geom. Stefano Farina, ha invece affrontato il tema degli interventi post terremoto che ha colpito la terra d’Abruzzo nel 2009 utilizzando però un punto di lettura differente, ovvero “l’albero della memoria o del ricordo“, ovvero l’albero che a partire dal 6 aprile 2009 è diventato il simbolo di quanto successo e che anche durante i lavori di realizzazione del villaggio temporaneo di Onna era parte integrante dell’attività lavorativa.   

     

    Onna

    Onna

    Onna

    Onna

    FOTO Carlo Cassano

     

    Il Presidente di AiFOS, Prof. Rocco Vitale, hai poi narrato una storia che ha coinvolto i partecipanti sul tema e significato dello “STORYTELLING”.

    Rocco Vitale

    Infine Andrea Loreni, funambolo, filosofo, formatore e speaker, ha accompagnato i partecipanti lungo il cammino della paura del proprio essere e del proprio fare quotidiano e di come davanti alla paura diventa più pericoloso voltarsi e tornare indietro che non affrontarla.

    Guarda il video di Andrea LoreniAndrea Loreni - Rocca Sbarua

     

    Prologo all’incontro era stata, nel corso della mattinata, la visita guidata al Museo Storico Nazionale di Artiglieria polo museale di storia delle tecnologie militari ubicato nel Maschio della Cittadella (angolo fra Corso Galileo Ferraris e Via Cernaia). 

    Museo Nazionale Artiglieria 

     

     

     

    Mancano sette giorni a TedX Trento 2018 e l’organizzazione dell’evento è in piena attività da tempo.

    Come ormai tradizione, anche per questa edizione di TedX Trento, tutti i passaggi (progettazione, programmazione, aspetti organizzativi e gestionali), sono stati effettuati mediante un confronto continuo con gli aspetti e le necessità legate alla safety.

    Di rilievo la scelta legata alle verifiche interferenze rispetto agli altri eventi che di svolgeranno in contemporanea in luoghi adiacenti.

    Obiettivo: garantire una efficace gestione delle emergenze.

    L’appuntamento è per sabato primo dicembre presso il Teatro Sociale di Trento.

    TedX TRENTO 2018:

    HIC SUNT LEONES

    Responsabile della sicurezza evento: Geom Stefano Farina.

    L'articolo La SAFETY di un evento parte da lontano. proviene da EVENTI E PUBBLICHE MANIFESTAZIONI.

    MINISTERO DELL’INTERNO

    COMUNICATO

    Avviso relativo alla pubblicazione sul sito istituzionale del decreto n. 213 del 13 settembre 2018, concernente l’approvazione dei requisiti degli organismi formatori, del programma e delle modalita’ di effettuazione dei corsi di addestramento rivolti al personale addetto alle operazioni di carico e scarico di gas naturale con densita’ non superiore a 0,8 e di biogas, ai sensi del paragrafo 6.1 dell’allegato al decreto del Ministro dell’Interno 3 febbraio 2016. (18A07362) (GU Serie Generale n.269 del 19-11-2018)

     

    In Gazzetta Ufficiale il COMUNICATO del MINISTERO DELL’INTERNO relativo ai requisiti degli organismi formatori, del programma e delle modalita’ di effettuazione dei corsi di addestramento rivolti al personale addetto alle operazioni di carico e scarico di gas naturale con densita’ non superiore a 0,8 e di biogas.

     Si comunica che  e'  stato  adottato  il  decreto  del  Capo  del Dipartimento dei vigili del fuoco,  del  soccorso  pubblico  e  della difesa  civile  n.   213   del   13   settembre   2018,   concernente
    l'approvazione dei requisiti degli organismi formatori, del programma e delle modalita' di effettuazione dei corsi di addestramento rivolti
    al personale addetto alle operazioni  di  carico  e  scarico  di  gas naturale con densita' non superiore a 0,8 e di biogas, ai  sensi  del paragrafo 6.1 dell'allegato al decreto del  Ministro  dell'interno  3 febbraio 2016.
        Il  suddetto  decreto  e'  pubblicato  sul  sito   internet   del «Ministero dell'interno - Dipartimento  dei  vigili  del  fuoco,  del soccorso pubblico e della difesa civile»  (www.vigilfuoco.it),  nella
    sezione «Amministrazione on-line/norme di prevenzione incendi».
    
    DECRETO 213 - Formazione GAS NATURALE E BIOGAS DECRETO 213 - Formazione GAS NATURALE E BIOGAS DECRETO 213 - Formazione GAS NATURALE E BIOGAS DECRETO 213 - Contenuti Formazione GAS NATURALE E BIOGAS DECRETO 213 - Contenuti Formazione GAS NATURALE E BIOGASDECRETO 213 - Formazione GAS NATURALE E BIOGAS

     

    MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO
    DECRETO 1 ottobre 2018, n. 131
    Regolamento recante disciplina della denominazione di «panificio», di «pane fresco» e dell’adozione della dicitura «pane conservato». (18G00156) (GU Serie Generale n.269 del 19-11-2018) note: Entrata in vigore del provvedimento: 18/12/2018

    MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO
    DECRETO 1 ottobre 2018, n. 131
    Regolamento recante disciplina della denominazione di «panificio», di
    «pane fresco» e dell’adozione della dicitura «pane conservato».
    (18G00156)
    (GU n.269 del 19-11-2018)
    Vigente al: 18-12-2018

    IL MINISTRO
    DELLO SVILUPPO ECONOMICO

    di concerto con

    IL MINISTRO DELLE POLITICHE AGRICOLE ALIMENTARI, FORESTALI E DEL
    TURISMO

    e

    IL MINISTRO DELLA SALUTE

    Visto l’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400;
    Visto il decreto del Presidente della Repubblica 23 giugno 1993, n.
    283, relativo alle denominazioni legali di alcuni prodotti da forno;
    Vista la legge 4 luglio 1967, n. 580, recante disciplina per la
    lavorazione e commercio dei cereali, degli sfarinati, del pane e
    delle paste alimentari;
    Visto il decreto 13 aprile 1987 del Ministero dell’industria, del
    commercio e dell’artigianato recante norme sulla produzione di pane surgelato, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 101 del 4 maggio 1987;
    Visto il decreto del Presidente della Repubblica 30 novembre 1998,
    n. 502;
    Visto il decreto 13 luglio 1998, n. 312, e successive
    modificazioni, recante norme per il trattamento con alcool etilico
    del pane speciale preconfezionato;
    Vista la comunicazione effettuata alla Commissione europea ai sensi
    e per gli effetti della direttiva (UE) n. 2015/1535;
    Visto il decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con
    modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248;
    Visto il regolamento (UE) n. 1169/2011, relativo alla fornitura di
    informazioni sugli alimenti ai consumatori, ed in particolare
    l’articolo 17 relativo alla «Denominazione dell’alimento» e
    l’articolo 44 relativo alle «Disposizioni nazionali per gli alimenti
    non preimballati»;
    Ritenuta la necessita’ di dare esecuzione a quanto previsto
    dall’articolo 4, comma 2-ter, del decreto-legge 4 luglio 2006, n.
    223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n.
    248;
    Acquisita l’intesa della Conferenza permanente per i rapporti tra
    lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano
    nella seduta del 6 luglio 2017;
    Udito il parere del Consiglio di Stato reso dalla sezione
    consultiva per gli atti normativi nell’adunanza del 18 gennaio 2018;
    Vista la comunicazione alla Presidenza del Consiglio dei ministri,
    effettuata ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto
    1988, n. 400, con nota di protocollo n. 3416 del 9 febbraio 2018 ed
    il successivo riscontro con nota n. 0003702 P del 4 maggio 2018;

    Decreta:

    Art. 1 – Definizione di panificio

    1. Per panificio si intende l’impresa che dispone di impianti di
    produzione di pane ed eventualmente altri prodotti da forno e
    assimilati o affini e svolge l’intero ciclo di produzione dalla
    lavorazione delle materie prime alla cottura finale.

    Art. 2 – Definizione di pane fresco

    1. E’ denominato «fresco» il pane preparato secondo un processo di produzione continuo, privo di interruzioni finalizzate al congelamento o surgelazione, ad eccezione del rallentamento del processo di lievitazione, privo di additivi conservanti e di altri trattamenti aventi effetto conservante.

    2. E’ ritenuto continuo il processo di produzione per il quale non intercorra un intervallo di tempo superiore alle 72 ore dall’inizio della lavorazione fino al momento della messa in vendita del prodotto.

    Art. 3 – Pane conservato o a durabilita’ prolungata

    1. Fatte salve le norme vigenti in materia, al pane non
    preimballato ai sensi dell’articolo 44 del regolamento (UE) n.
    1169/2011 si applicano le disposizioni di cui all’allegato VI, parte A, punto 1, del regolamento (UE) n. 1169/2011.

    2. Il pane non preimballato ai sensi dell’articolo 44 del
    regolamento (UE) n. 1169/2011, per il quale viene utilizzato, durante la sua preparazione o nell’arco del processo produttivo, un metodo di conservazion1e ulteriore rispetto ai metodi sottoposti agli obblighi informativi previsti dalla normativa nazionale e dell’Unione europea, e’ posto in vendita con una dicitura aggiuntiva che ne evidenzi il metodo di conservazione utilizzato, nonche’ le eventuali modalita’ di conservazione e di consumo.

    3. Al momento della vendita, il pane per il quale e’ utilizzato un
    metodo di conservazione durante la sua preparazione o nell’arco del processo produttivo, deve essere esposto in scomparti appositamente riservati.

    Art. 4 – Mutuo riconoscimento

    1. Fermo restando quanto previsto dal regolamento (CE) n. 852/2004 sull’igiene dei prodotti alimentari, i prodotti legalmente fabbricati e commercializzati negli altri Stati membri dell’Unione europea o in Turchia o in uno Stato parte contraente dell’accordo sullo Spazio economico europeo possono essere commercializzati nel territorio italiano.

    Art. 5 – Disposizione transitoria

    1. E’ consentito utilizzare incarti o imballi con diciture o
    denominazioni di vendita non conformi alle disposizioni del presente regolamento per 90 giorni a decorrere dalla data della sua pubblicazione, fermo restando quanto previsto dalle specifiche norme per i materiali e gli oggetti destinati a venire a contatto con gli alimenti.

    Art. 6 – Entrata in vigore

    1. Il presente regolamento entra in vigore il trentesimo giorno
    successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
    Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito
    nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
    italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
    osservare.

    Roma, 1° ottobre 2018

    Il Ministro dello sviluppo economico
    Di Maio

    Il Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo
    Centinaio

    Il Ministro della salute
    Grillo

    Visto, il Guardasigilli: Bonafede

    Registrato alla Corte dei conti il 12 novembre 2018
    Ufficio controllo atti MISE e MIPAAF, reg.ne prev. n. 813

    Scarica il DECRETO 1 ottobre 2018, n. 131 completo: DECRETO 1 ottobre 2018 n 131

    DECRETO 131 PANE FRESCO

    AUTORITA’ NAZIONALE ANTICORRUZIONE

    DELIBERA 30 ottobre 2018

    Regolamento sull’esercizio del potere sanzionatorio in materia di tutela degli autori di segnalazioni di reati o irregolarita’ di cui siano venuti a conoscenza nell’ambito di un rapporto di lavoro di cui all’art. 54-bis del decreto legislativo n. 165/2001 (c.d. whistleblowing). (Delibera n. 1033). (18A07363) (GU Serie Generale n.269 del 19-11-2018)

     

    In Gazzetta Ufficiale la DELIBERA 30 ottobre 2018 dell’Autorità Nazionale Anticorruzione in materia di whistleblowing.

    AUTORITA’ NAZIONALE ANTICORRUZIONE
    DELIBERA 30 ottobre 2018

    Regolamento sull’esercizio del potere sanzionatorio in materia di
    tutela degli autori di segnalazioni di reati o irregolarita’ di cui
    siano venuti a conoscenza nell’ambito di un rapporto di lavoro di cui
    all’art. 54-bis del decreto legislativo n. 165/2001 (c.d.
    whistleblowing). (Delibera n. 1033). (18A07363)
    (GU n.269 del 19-11-2018)

    Capo I
    Disposizioni generali

    IL CONSIGLIO DELL’AUTORITA’
    NAZIONALE ANTICORRUZIONE

    Visto l’art. 13 del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150,
    come modificato dal decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 74;
    Vista la legge 6 novembre 2012, n. 190, e successive modificazioni
    ed integrazioni;
    Visti gli articoli 19, comma 5, e 31 del decreto-legge 24 giugno
    2014, n. 90, convertito con modificazioni dalla legge 11 agosto 2014,
    n. 114;
    Visto l’art. 54-bis del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165,
    come modificato dall’art. 1 della legge 30 novembre 2017, n. 179 e,
    in particolare, il comma 6;
    Vista la legge 24 novembre 1981, n. 689;
    Visto l’art. 34-bis del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179,
    convertito in legge 17 dicembre 2012, n. 221, come modificato dal
    decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101, convertito con modificazioni
    dalla legge 30 ottobre 2013, n. 125;
    Visto il «Regolamento concernente l’accesso ai documenti formati o
    detenuti dall’Autorita’ ai sensi della legge 7 agosto 1990, n. 241»;
    Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1°
    febbraio 2016 con il quale e’ stato approvato il Piano di riordino
    dell’Autorita’ nazionale anticorruzione;
    Visti il «Regolamento sull’esercizio dell’attivita’ di vigilanza in
    materia di contratti pubblici», il «Regolamento sull’esercizio
    dell’attivita’ di vigilanza in materia di prevenzione della
    corruzione», il «Regolamento sull’esercizio dell’attivita’ di
    vigilanza sul rispetto degli obblighi di pubblicazione di cui al
    decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33», il «Regolamento
    sull’esercizio dell’attivita’ di vigilanza in materia di
    inconferibilita’ e incompatibilita’ di incarichi nonche’ sul rispetto
    delle regole di comportamento dei pubblici funzionari»;
    Vista la «Direttiva annuale sullo svolgimento della funzione di
    vigilanza» dell’Autorita’;
    Viste le «Linee guida in materia di tutela del dipendente pubblico
    che segnala illeciti (c.d. whistleblower)» dell’Autorita’;
    Vista la delibera n. 1196 del 23 novembre 2016 recante il
    «Riassetto organizzativo dell’Autorita’ nazionale anticorruzione a
    seguito dell’approvazione del Piano di riordino e delle nuove
    funzioni attribuite in materia di contratti pubblici e di prevenzione
    della corruzione e della trasparenza, e individuazione dei centri di
    responsabilita’ in base alla missione istituzionale dell’Autorita’»,
    come modificata dalla delibera n. 1 del 10 gennaio 2018;
    Tenuto conto della procedura di consultazione pubblica terminata il
    30 settembre 2018;

    E m a n a

    il seguente regolamento:

    Art. 1 – Definizioni

    Ai fini del presente regolamento, si intende per:

    a) «art. 54-bis», l’art. 54-bis del decreto legislativo 30 marzo
    2001, n. 165, come modificato dall’art. 1 della legge 30 novembre
    2017, n. 179;

    b) «Autorita’», l’Autorita’ nazionale anticorruzione;

    c) «Presidente», il Presidente dell’Autorita’;

    d) «Consiglio», il Consiglio dell’Autorita’;

    e) «ufficio», l’Ufficio per la vigilanza sulle segnalazioni
    pervenute all’Autorita’, ai sensi dell’art. 54-bis, competente per il
    procedimento sanzionatorio di cui al presente regolamento;

    f) «dirigente», il dirigente dell’ufficio;

    g) «responsabile della prevenzione della corruzione e della
    trasparenza (RPCT)», il soggetto individuato ai sensi dell’art. 1,
    comma 7, della legge 6 novembre 2012, n. 190, come modificato
    dall’art. 41 del decreto legislativo 25 maggio 2016, n. 97;

    h) «comunicazione», la comunicazione di violazioni di cui al
    comma 6, primo periodo, dell’art. 54-bis fatta in ogni caso
    all’Autorita’, ai sensi del comma 1, penultimo periodo, dell’art.
    54-bis, da parte dell’interessato o delle organizzazioni sindacali
    maggiormente rappresentative nell’amministrazione nella quale si
    ritiene siano state commesse tali violazioni;

    i) «segnalazione», la segnalazione di violazioni di cui al comma
    6, secondo e terzo periodo, dell’art. 54-bis all’Autorita’, da parte
    dei soggetti di cui al comma 2, dell’art. 54-bis;

    j) «misure discriminatorie», tutte le misure individuate all’art.
    54-bis, comma 1, primo periodo, adottate in conseguenza della
    segnalazione di reati o irregolarita’ di cui allo stesso comma 1,
    aventi effetti negativi, diretti o indiretti, sulle condizioni di
    lavoro del segnalante come definito al comma 2, dell’art. 54-bis;

    k) «sanzioni», le sanzioni amministrative pecuniarie individuate
    nel loro ammontare minimo e massimo dall’art. 54-bis, comma 6.

    Art. 2 – Oggetto

    1. Il presente regolamento, adottato nell’ambito del potere
    regolamentare riconosciuto all’Autorita’, disciplina il procedimento
    per l’irrogazione delle sanzioni amministrative pecuniarie di cui
    all’art. 54-bis, comma 6.

    Art. 3 – Attivita’ sanzionatoria d’ufficio, su comunicazione e su segnalazione

    1. L’Autorita’ esercita il potere sanzionatorio:

    a) d’ufficio, qualora accerti una o piu’ delle violazioni di cui
    all’art. 54-bis, comma 6, nell’ambito di attivita’ espletate secondo
    la direttiva annuale sullo svolgimento della funzione di vigilanza
    dell’Autorita’;

    b) su comunicazione di cui all’art. 1, comma 1, lettera h);

    c) su segnalazione di cui all’art. 1, comma 1, lettera i).

    2. Le comunicazioni e le segnalazioni sono presentate, di norma,
    attraverso il modulo della piattaforma informatica disponibile sul
    sito istituzionale dell’Autorita’, che utilizza strumenti di
    crittografia e garantisce la riservatezza dell’identita’ del
    segnalante e del contenuto della segnalazione nonche’ della relativa
    documentazione.

    Art. 4 – Responsabile del procedimento

    1. Responsabile del procedimento sanzionatorio e’ il dirigente.

    2. Il responsabile del procedimento, esaminate le comunicazioni e
    le segnalazioni e attribuito alle stesse l’ordine di priorita’ di cui
    all’art. 5, puo’ individuare uno o piu’ funzionari cui affidare lo
    svolgimento dell’istruttoria.

    Art. 5 – Ordine di priorita’ delle comunicazioni e delle segnalazioni

    1. Le comunicazioni e le segnalazioni sono trattate secondo il
    seguente ordine di priorita’:

    a) nei casi di cui al comma 6, primo periodo, art. 54-bis, si ha
    riguardo alla gravita’ delle misure discriminatorie e all’eventuale
    danno alla salute nonche’ alla reiterata adozione di misure
    discriminatorie e alla adozione di piu’ misure discriminatorie
    oltreche’ alla partecipazione di diversi soggetti all’adozione di
    misure discriminatorie;

    b) nei casi di cui al comma 6, secondo periodo, art. 54-bis, si
    ha riguardo all’assenza di procedure per l’inoltro e la gestione
    delle segnalazioni nonche’ all’adozione di procedure non conformi
    alle linee guida dell’Autorita’, in particolare, riguardo alla
    promozione, ai sensi dell’art 54-bis, comma 5, ultimo periodo, del
    ricorso a strumenti di crittografia per garantire la riservatezza
    dell’identita’ del segnalante e del contenuto della segnalazione
    nonche’ della relativa documentazione;

    c) nei casi di cui al comma 6, terzo periodo, art. 54-bis, si ha
    riguardo alla gravita’ degli illeciti segnalati al RPCT, all’ampiezza
    dell’intervallo temporale della inerzia del RPCT e al numero degli
    illeciti segnalati al RPCT.

    Art. 6 – Provvedimenti conclusivi del procedimento

    1. Il procedimento si conclude con l’adozione di uno o piu’ dei
    seguenti provvedimenti:

    a) di archiviazione, qualora sia stata riscontrata l’assenza dei
    presupposti di fatto o di diritto per la comminazione della sanzione
    amministrativa pecuniaria;

    b) di irrogazione della sanzione amministrativa pecuniaria tra il
    minimo ed il massimo edittale, tenuto conto del criterio della
    dimensione dell’amministrazione o dell’ente cui si riferisce la
    comunicazione o la segnalazione di cui all’art. 54-bis, comma 6 e dei
    criteri di cui all’art. 11 della legge n. 689/1981.

    Capo II
    Procedimento sanzionatorio

    Art. 7 – Avvio del procedimento

    1. La comunicazione di avvio del procedimento e’ effettuata dal
    responsabile del procedimento mediante lettera di contestazione degli
    addebiti.

    2. La comunicazione e’ inviata ai soggetti destinatari del
    provvedimento finale.

    3. Nella comunicazione di avvio di cui al comma 1 sono indicati:

    a) l’oggetto del procedimento;

    b) la contestazione della violazione, con l’indicazione delle
    disposizioni violate, delle relative norme sanzionatorie e delle
    sanzioni comminabili all’esito del procedimento, nonche’ la menzione
    della possibilita’ di effettuare, entro sessanta giorni, il pagamento
    della sanzione in misura ridotta, ai sensi dell’art. 16 della legge
    n. 689/1981, indicandone le modalita’;

    c) il responsabile del procedimento;

    d) l’ufficio presso cui si puo’ accedere agli atti;

    e) la facolta’ di presentare eventuali memorie, deduzioni scritte
    e documenti nonche’ la richiesta di audizione presso l’ufficio e il
    termine entro cui possono essere presentati;

    f) la facolta’ per i soggetti che abbiano esercitato una delle
    facolta’ di cui alla lettera precedente di richiedere l’audizione al
    Consiglio e il termine entro cui essa puo’ essere richiesta;

    g) la casella di posta elettronica certificata (PEC), presso la
    quale effettuare le comunicazioni relative al procedimento, e
    l’invito a comunicare, con il primo atto utile, l’eventuale altra
    PEC, presso la quale il soggetto interessato intende ricevere le
    comunicazioni e le notificazioni relative al procedimento;

    h) il termine di conclusione del procedimento.

    4. Il termine per la comunicazione di avvio del procedimento,
    decorrente dall’acquisizione della notizia della violazione di cui
    all’art. 54-bis, comma 6, o della comunicazione o della segnalazione,
    e’, salve specifiche esigenze del procedimento, di novanta giorni.

    5. Il termine di cui al precedente comma puo’ essere prorogato in
    presenza di particolari e motivate esigenze istruttorie, anche in
    caso di estensione soggettiva od oggettiva del procedimento. Il
    responsabile del procedimento comunica la proroga ai soggetti di cui
    al comma 2 e ne informa i soggetti di cui al comma 8.

    6. In ragione di un rilevante numero di destinatari la
    comunicazione personale di cui al comma 2 puo’ essere sostituita da
    modalita’ di volta in volta stabilite dall’Autorita’, nel rispetto
    della vigente normativa in materia di protezione dei dati personali.

    7. Il responsabile del procedimento invia al Consiglio, con cadenza
    bimestrale, l’elenco dei procedimenti avviati ai sensi del presente
    articolo.

    8. Il responsabile del procedimento informa dell’avvio del
    procedimento sanzionatorio i soggetti che hanno effettuato le
    comunicazioni o le segnalazioni.

    Art. 8 – Istruttoria

    1. L’Ufficio, ricevute le deduzioni e i documenti dei soggetti cui
    e’ stato comunicato l’avvio del procedimento, o scaduto il termine
    per la loro presentazione, procede all’esame degli atti del
    procedimento sanzionatorio.

    2. Il responsabile del procedimento puo’ richiedere ulteriori
    informazioni, chiarimenti, atti e documenti ai soggetti cui e’ stato
    comunicato l’avvio del procedimento, anche avvalendosi dell’ufficio
    ispettivo dell’Autorita’, della Guardia di finanza, ovvero
    dell’Ispettorato per la funzione pubblica del Dipartimento della
    funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri.

    3. Le richieste di cui al precedente comma sono formulate per
    iscritto e indicano:

    a) i fatti e le circostanze in ordine ai quali si effettuano tali
    richieste;
    b) il termine per l’adempimento che, tenuto conto dell’urgenza,
    della quantita’ e qualita’ delle informazioni e dei documenti
    richiesti, e’ non inferiore a dieci giorni e non superiore a trenta
    giorni.

    4. I documenti di cui e’ richiesta l’esibizione sono forniti,
    preferibilmente, su supporto informatico, con allegata dichiarazione
    di conformita’ all’originale. In alternativa, possono essere forniti
    in originale o copia conforme.

    5. Le richieste di informazioni e di esibizione di documenti
    possono essere formulate anche oralmente nel corso di audizioni o
    ispezioni, rendendole note all’interessato e verbalizzando le
    medesime.

    6. Il responsabile del procedimento, ove ritenuto necessario, puo’
    convocare in audizione, anche su loro richiesta, i soggetti che hanno
    effettuato le comunicazioni o le segnalazioni.

    7. I soggetti cui e’ stata data comunicazione di avvio del
    procedimento esercitano il proprio diritto di difesa, in merito agli
    addebiti contestati nella fase istruttoria, mediante:
    a) presentazione di memorie, deduzioni scritte e documenti;
    b) accesso agli atti;
    c) audizione innanzi all’ufficio.

    8. Le memorie, le deduzioni scritte e i documenti sono inviati
    all’ufficio entro il termine di trenta giorni dalla notifica della
    lettera di contestazione degli addebiti. Tale termine puo’ essere
    prorogato, per una sola volta e per un periodo non superiore a trenta
    giorni, a seguito di motivata richiesta dei soggetti interessati.

    9. L’accesso agli atti del procedimento avviene mediante istanza
    all’ufficio nel rispetto delle modalita’ e dei termini previsti dal
    «Regolamento concernente l’accesso ai documenti formati o detenuti
    dall’Autorita’ ai sensi della legge 7 agosto 1990, n. 241». Sono
    sottratte all’accesso le comunicazioni e le segnalazioni, ai sensi
    dell’art. 54-bis, comma 4.

    10. L’audizione puo’ essere richiesta entro il termine di dieci
    giorni dalla data di ricezione della comunicazione di avvio del
    procedimento. Tale richiesta contiene l’oggetto e la descrizione
    sintetica, ancorche’ precisa, chiara e puntuale, della esposizione
    orale nonche’ le ragioni per le quali sia ritenuta necessaria. Ove
    accolta, il responsabile del procedimento comunica agli istanti la
    data e il luogo in cui sara’ svolta l’audizione. Tale data, anche a
    fronte di istanze di differimento reiterate, puo’ essere differita,
    su richiesta motivata, per un periodo comunque non superiore a trenta
    giorni.

    11. Nel corso delle audizioni i soggetti convocati possono farsi
    assistere dal proprio legale di fiducia.

    12. Delle audizioni e’ redatto processo verbale, contenente le
    principali dichiarazioni delle parti, sottoscritto dai soggetti
    partecipanti. Del processo verbale e’ consegnata copia ai soggetti
    partecipanti che ne facciano richiesta. Ai soli fini di supporto per
    la verbalizzazione, puo’ essere disposta, a cura dell’Autorita’, la
    registrazione magnetica e/o informatica delle audizioni.

    Art. 9 – Conclusione del procedimento

    1. Al termine dell’istruttoria, qualora non ricorrano i presupposti
    per l’archiviazione, ai sensi dell’art. 6, comma 1, lettera a),
    l’ufficio, entro centottanta giorni dalla data di avvio del
    procedimento, comunica all’interessato che intende proporre al
    Consiglio l’adozione del provvedimento sanzionatorio.

    2. L’interessato, entro dieci giorni dalla comunicazione di cui al
    precedente comma, puo’ presentare ulteriori memorie difensive, ovvero
    chiedere l’audizione in Consiglio, in presenza di circostanze e fatti
    nuovi rispetto a quanto accertato in sede istruttoria. La richiesta
    di audizione puo’ essere accolta con disposizione del Presidente. Si
    applica il comma 11 e, nelle parti compatibili, il comma 10 dell’art.
    8.

    3. Il Consiglio, tenuto conto delle memorie presentate e delle
    risultanze dell’eventuale audizione, adotta il provvedimento
    conclusivo.

    4. Il provvedimento sanzionatorio indica gli elementi di fatto e di
    diritto su cui si fonda la decisione, il termine per ricorrere e
    l’autorita’ cui proporre ricorso nonche’ le modalita’ e il termine
    entro il quale effettuare il pagamento della sanzione. Il
    provvedimento viene notificato al responsabile dell’infrazione
    contestata.

    5. Nel caso di mancato pagamento della sanzione nel termine
    indicato nel provvedimento sanzionatorio, l’ufficio competente
    provvede all’iscrizione a ruolo delle somme dovute.

    6. Il provvedimento di archiviazione indica gli elementi di fatto e
    di diritto su cui si fonda la decisione. Il provvedimento viene
    comunicato ai soggetti di cui al comma 2 dell’art. 7.

    7. Il responsabile del procedimento comunica gli esiti del
    procedimento ai soggetti che hanno effettuato la comunicazione o la
    segnalazione.

    Art. 10 – Procedimento sanzionatorio semplificato

    1. Il procedimento e’ svolto in forma semplificata nei casi in cui:

    a) nell’espletamento dell’attivita’ di vigilanza dell’Autorita’
    venga riscontrata la mancanza delle procedure di ricezione e/o
    gestione delle segnalazioni di cui all’art. 54-bis;
    b) la segnalazione della mancanza delle procedure di ricezione
    e/o gestione delle segnalazioni di cui all’art. 54-bis, e’ ritenuta
    ragionevolmente fondata a seguito dello svolgimento dell’attivita’
    preistruttoria dell’ufficio.

    2. Nei casi di cui al comma 1, la comunicazione di avvio del
    procedimento di cui all’art. 7, comma 1, contiene, altresi’, i
    presupposti di fatto e le ragioni di diritto in relazione agli esiti
    delle attivita’ svolte dall’Autorita’ che depongono per l’irrogazione
    della sanzione.

    3. Il presente procedimento e’ disciplinato dalle disposizioni dei
    Capi I e III, e, ad esclusione delle disposizioni di cui ai commi 1 –
    4, dell’art. 9 e delle disposizioni inerenti alla facolta’ di
    richiedere audizione all’ufficio o al Consiglio, del Capo II.

    4. Il dirigente, entro quarantacinque giorni, decorrenti dalla data
    di ricevimento delle deduzioni e dei documenti da parte dei soggetti
    cui e’ stata notificata la lettera di contestazione degli addebiti
    ovvero scaduto il termine per la loro presentazione, trasmette al
    Consiglio la proposta di adozione del provvedimento conclusivo.

    5. Il Consiglio, tenuto conto delle eventuali memorie prodotte,
    adotta il provvedimento conclusivo.

    Art. 11 – Pubblicazione del provvedimento

    1. Il provvedimento sanzionatorio e’ pubblicato sul sito
    istituzionale dell’Autorita’ nella sezione dedicata alle segnalazioni
    di cui all’art. 54-bis dopo la notizia dell’avvenuta notificazione al
    soggetto interessato ovvero, nel caso di piu’ soggetti, dopo la
    notizia dell’avvenuta ultima notificazione.

    2. Il Consiglio puo’ altresi’ disporre la pubblicazione sul sito
    istituzionale dell’amministrazione o dell’ente.

    3. Il Consiglio, al fine di tutelare la riservatezza dell’identita’
    del segnalante, puo’ disporre la pubblicazione del provvedimento in
    forma anche parzialmente anonima ovvero l’esclusione della
    pubblicazione.

    Art. 12 – Comunicazioni relative al procedimento

    1. Le comunicazioni e le notificazioni previste dal presente
    regolamento sono effettuate secondo le seguenti modalita’:

    a) mediante la piattaforma informatica di cui all’art. 3, comma
    2;
    b) mediante casella di posta elettronica certificata (PEC)
    indicata all’Autorita’;
    c) nelle altre forme previste dall’ordinamento vigente.

    Capo III
    Disposizioni finali

    Art. 13 – Disposizioni relative ai procedimenti di vigilanza attivati sulla
    base di una segnalazione di reati o irregolarita’ ai sensi dell’art. 54-bis

    1. Nel caso di segnalazione di illeciti, ai sensi dell’art. 54-bis,
    i procedimenti di vigilanza in materia di contratti pubblici di
    lavori, servizi e forniture, di anticorruzione, di trasparenza e di
    imparzialita’ dei funzionari pubblici sono affidati all’ufficio, che
    svolge le attivita’ istruttorie, ai sensi dei rispettivi regolamenti
    di vigilanza e delle linee guida adottate dall’Autorita’ in materia,
    nel rispetto della tutela della riservatezza dell’identita’ del
    segnalante come previsto dall’art. 54-bis, con la collaborazione
    degli uffici di vigilanza interessati per materia. Il dirigente
    informa il Consiglio dei casi nei quali richiede la collaborazione
    degli uffici di vigilanza suddetti.

    2. In casi di particolare complessita’, su richiesta del dirigente,
    il Consiglio puo’ autorizzare la proroga dei termini previsti per il
    compimento degli atti del procedimento di vigilanza.
    3. I provvedimenti conclusivi dei procedimenti di cui al presente
    articolo sono adottati dal Consiglio, su congiunta proposta del
    dirigente e del dirigente dell’ufficio di vigilanza interessato.

    Art. 14 – Entrata in vigore

    1. Il presente regolamento entra in vigore il quindicesimo giorno
    successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale. Esso si
    applica ai procedimenti sanzionatori avviati successivamente alla sua
    entrata in vigore.

    Approvato dal Consiglio dell’Autorita’ con delibera n. 1033
    nell’adunanza del 30 ottobre 2018.

    Roma, 30 ottobre 2018

    Il Presidente: Cantone

     

    Scarica la DELIBERA 30 ottobre 2018 completa: DELIBERA 30 OTTOBRE 2018 – ANTICORRUZIONE

    GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI

    DELIBERA 11 ottobre 2018 Elenco delle tipologie di trattamenti soggetti al requisito di una valutazione d’impatto sulla protezione dei dati, ai sensi dell’articolo 35, comma 4, del regolamento (UE) n. 2016/679. (Delibera n. 467). (18A07359)

    E’ stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 19 novembre 2018 la DELIBERA 11 ottobre 2018 riportante l’Elenco delle tipologie di trattamenti soggetti al requisito di una valutazione d’impatto sulla protezione dei dati, ai sensi dell’articolo 35, comma 4, del regolamento (UE) n. 2016/679.

    Di seguito il testo della delibera della Delibera.

    IL GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI
      Nella riunione odierna,  in  presenza  del  dott.  Antonello  Soro, presidente, della dott.ssa Augusta Iannini,  vice  presidente,  della dott.ssa Giovanna Bianchi Clerici e della  prof.ssa  Licia  Califano, componenti, e del dott. Giuseppe Busia, segretario generale;
      Visto il regolamento (UE) n. 2016/679 del Parlamento europeo e  del Consiglio del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle  persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonche'  alla libera circolazione di tali dati e che abroga la  direttiva  95/46/CE (regolamento generale sulla protezione dei dati, di seguito «RGPD»);
      Visto, in specie, l'art. 35, paragrafo 1, del RGPD, che  stabilisce l'obbligo per  il  titolare  di  effettuare,  prima  dell'inizio  del trattamento, una valutazione dell'impatto del  trattamento  medesimo, laddove quest'ultimo  possa  presentare  un  rischio  elevato  per  i diritti e le liberta' delle persone fisiche, «allorche' preved[a]  in particolare  l'uso  di  nuove  tecnologie,  considerati  la   natura, l'oggetto, il contesto e le finalita' [...]»;
      Visto il paragrafo 3 del medesimo articolo,  che  individua  alcune ipotesi in cui e' richiesta la valutazione d'impatto;
      Visto il paragrafo 10 del predetto art. 35, che individua invece le ipotesi in cui tale valutazione  non  e'  richiesta,  in  particolare «qualora il trattamento effettuato ai sensi dell'art. 6, paragrafo 1, lettere c) o e), trovi nel diritto dell'Unione o  nel  diritto  dello Stato membro cui il titolare del trattamento  e'  soggetto  una  base giuridica,  tale  diritto  disciplini  il  trattamento  specifico   o l'insieme di trattamenti in questione, e sia  gia'  stata  effettuata una valutazione d'impatto sulla protezione dei  dati  nell'ambito  di una valutazione d'impatto generale nel contesto dell'adozione di tale base giuridica [...], salvo che gli Stati membri ritengano necessario effettuare tale valutazione prima  di  procedere  alle  attivita'  di trattamento»;
      Considerato che l'art. 35, paragrafo 4, rimette alle  autorita'  di controllo nazionali il compito di  redigere  e  rendere  pubblico  un elenco delle tipologie di trattamenti soggetti al  requisito  di  una valutazione d'impatto e di comunicarlo al  Comitato  europeo  per  la protezione dei dati di cui all'art. 68 del RGPD;
      Considerato che il  paragrafo  6  del  citato  art.  35  stabilisce l'applicazione del meccanismo di coerenza  di  cui  all'art.  63  del RGPD, da parte  della  singola  autorita'  di  controllo  competente, qualora l'elenco  comprenda  «attivita'  di  trattamento  finalizzate all'offerta di beni o servizi a interessati  o  al  monitoraggio  del loro comportamento in piu' stati membri, o attivita'  di  trattamento che possono incidere significativamente sulla libera circolazione dei dati personali all'interno dell'Unione»;
      Viste le indicazioni contenute nei «considerando» numeri 71,  75  e 91 del RGPD;
      Viste le «Linee guida in materia  di  valutazione  d'impatto  sulla protezione dei  dati  e  determinazione  della  possibilita'  che  il trattamento  "possa  presentare  un  rischio  elevato"  ai  fini  del regolamento (UE) n. 2016/679» del Gruppo di lavoro  art.  29  per  la protezione dei dati del 4 aprile 2017, come modificate e adottate  da ultimo il 4 ottobre 2017 e fatte proprie dal Comitato europeo per  la protezione dei dati il 25 maggio 2018 (di seguito «WP 248, rev. 01»), che  hanno  individuato  i  seguenti  nove  criteri  da   tenere   in considerazione  ai  fini  dell'identificazione  dei  trattamenti  che possono  presentare  un   «rischio   elevato»:   1)   valutazione   o assegnazione di un punteggio, inclusiva di profilazione e previsione, in  particolare  in  considerazione  di   «aspetti   riguardanti   il rendimento professionale, la  situazione  economica,  la  salute,  le preferenze  o  gli  interessi   personali,   l'affidabilita'   o   il comportamento, l'ubicazione o gli spostamenti  dell'interessato»;  2) processo decisionale automatizzato che ha effetto giuridico o  incide in modo analogo significativamente  sulle  persone;  3)  monitoraggio sistematico degli  interessati;  4)  dati  sensibili  o  dati  aventi carattere altamente personale; 5) trattamento di dati su larga scala;
    6) creazione di corrispondenze o combinazione di insiemi di dati;  7) dati  relativi  a  interessati  vulnerabili;  8)  uso  innovativo   o applicazione di nuove soluzioni  tecnologiche  od  organizzative;  9) quando  il  trattamento  in  se'  «impedisce  agli   interessati   di esercitare un  diritto  o  di  avvalersi  di  un  servizio  o  di  un contratto»);
      Rilevato che il ricorrere di due o piu'  dei  predetti  criteri  e' indice di un trattamento  che  presenta  un  rischio  elevato  per  i diritti e le liberta' degli interessati e  per  il  quale  e'  quindi richiesta una valutazione d'impatto sulla protezione dei  dati  (cfr. WP 248, rev. 01, pag. 11);
      Considerato che il garante ha predisposto un elenco delle tipologie di trattamento ai sensi dell'art. 35, paragrafo  4  da  sottoporre  a valutazione d'impatto;
      Considerato che le previsioni di cui all'art. 35, paragrafo  1  del RGPD, che dispongono che «quando un tipo  di  trattamento,  allorche' prevede in particolare l'uso  di  nuove  tecnologie,  considerati  la natura, l'oggetto, il contesto e le finalita' del  trattamento,  puo' presentare un rischio elevato per  i  diritti  e  le  liberta'  delle persone fisiche, il  titolare  del  trattamento  effettua,  prima  di procedere  al   trattamento,   una   valutazione   dell'impatto   dei trattamenti previsti sulla protezione dei dati personali», prevalgono in ogni caso;
      Considerato altresi' che il predetto elenco  e'  stato  predisposto sulla  base  del  WP  248,  rev.  01,  allo  scopo  di   specificarne ulteriormente il contenuto e a complemento dello stesso;
      Rilevato che tale elenco e' stato comunicato in data 11 luglio 2018 al Comitato per il prescritto parere (art. 35, paragrafi  4  e  6,  e dall'art. 64, paragrafo 1, lettera a), del RGPD);
      Viste le osservazioni rese dal Comitato nel parere adottato  il  25 settembre 2018  e  notificato  il  2  ottobre  2018  (disponibile  su https://edpb.europa.eu);
      Ritenuto, in ottemperanza a quanto previsto dall'art. 64, paragrafo 7, del RGPD, di aderire  alle  osservazioni  contenute  nel  suddetto parere e di modificare,  in  conformita',  il  relativo  progetto  di decisione e di darne comunicazione al presidente del Comitato;
      Rilevato che tale elenco e' riferito esclusivamente a tipologie  di trattamento  soggette  al  meccanismo  di  coerenza  e  che  non   e' esaustivo,  restando  fermo  quindi   l'obbligo   di   adottare   una valutazione d'impatto sulla protezione dei dati laddove ricorrano due o piu' dei criteri individuati dal WP 248, rev. 01 e  che  in  taluni casi «un titolare del trattamento puo' ritenere  che  un  trattamento che  soddisfa  soltanto  uno  [dei  predetti]  criteri  richieda  una valutazione d'impatto sulla protezione dei dati» (cfr. WP  248,  rev. 01, pag. 11);
      Rilevato,  altresi',  che  il   predetto   elenco   potra'   essere ulteriormente  modificato  o  integrato  anche   sulla   base   delle risultanze emerse nel corso della  prima  fase  di  applicazione  del RGPD;
      Viste le osservazioni formulate dal segretario  generale  ai  sensi dell'art. 15 del regolamento del garante n. 1/2000;
      Relatore il dott. Antonello Soro;
    Tutto cio' premesso:
      a) ai sensi degli articoli 35, paragrafo  4,  e  57,  paragrafo  1, lettera k), del RGPD fermo restando quanto indicato nel richiamato WP 248, rev. 01, individua  l'elenco  delle  tipologie  di  trattamenti, soggetti al meccanismo  di  coerenza,  da  sottoporre  a  valutazione d'impatto, riportate nell'allegato 1  facente  parte  integrante  del presente provvedimento, che specificano quanto riportato  nel  citato WP 248, rev. 01;
      b) ai  sensi  dell'art.  64,  paragrafo  7  del  RGPD  comunica  al presidente del Comitato il presente  provvedimento  che  recepisce  i rilievi formulati nel parere richiamato in premessa;
      c)   invia   copia   della   presente   deliberazione   all'Ufficio pubblicazione leggi e decreti del Ministero della giustizia  ai  fini della sua pubblicazione nella  Gazzetta  Ufficiale  della  Repubblica
    italiana.
        Roma, 11 ottobre 2018
    Il presidente e relatore: Soro
    Il segretario generale: Busia
    
    (Allegato )
    Allegato 1
        1. Trattamenti valutativi o di scoring su  larga  scala,  nonché trattamenti che comportano la profilazione degli interessati  nonché lo svolgimento di attivita' predittive  effettuate  anche  on-line  o attraverso  app,  relativi  ad  «aspetti  riguardanti  il  rendimento professionale, la situazione economica, la salute,  le  preferenze  o gli  interessi  personali,  l'affidabilita'   o   il   comportamento, l'ubicazione o gli spostamenti dell'interessato».
        2. Trattamenti automatizzati finalizzati  ad  assumere  decisioni che producono  «effetti  giuridici»  oppure  che  incidono  «in  modo analogo significativamente» sull'interessato, comprese  le  decisioni che impediscono di esercitare un diritto o di avvalersi di un bene  o di un servizio o di continuare ad esser  parte  di  un  contratto  in essere  (ad  es.  screening  dei  clienti  di  una  banca  attraverso l'utilizzo di dati registrati in una centrale rischi).
        3. Trattamenti che prevedono un utilizzo sistematico di dati  per l'osservazione, il monitoraggio o  il  controllo  degli  interessati, compresa la  raccolta  di  dati  attraverso  reti,  effettuati  anche on-line o attraverso app, nonche' il  trattamento  di  identificativi univoci in grado di identificare gli utenti di servizi della societa' dell'informazione inclusi servizi web, tv interattiva, ecc.  rispetto alle abitudini d'uso e ai dati di  visione  per  periodi  prolungati. Rientrano in tale previsione anche i trattamenti di metadati  ad  es. in ambito telecomunicazioni, banche, ecc. effettuati non soltanto per profilazione, ma piu'  in  generale  per  ragioni  organizzative,  di previsioni di budget, di  upgrade  tecnologico,  miglioramento  reti, offerta di servizi antifrode, antispam, sicurezza etc.
        4.  Trattamenti  su  larga  scala  di   dati   aventi   carattere estremamente personale (v. WP 248, rev. 01): si fa  riferimento,  fra gli altri, ai dati connessi alla vita familiare o  privata  (quali  i dati relativi  alle  comunicazioni  elettroniche  dei  quali  occorre tutelare la  riservatezza),  o  che  incidono  sull'esercizio  di  un diritto fondamentale (quali i dati sull'ubicazione, la  cui raccolta mette in gioco la liberta' di circolazione) oppure la cui  violazione comporta un grave  impatto  sulla  vita  quotidiana  dell'interessato (quali  i  dati  finanziari  che  potrebbero  essere  utilizzati  per commettere frodi in materia di pagamenti).
        5. Trattamenti effettuati  nell'ambito  del  rapporto  di  lavoro mediante sistemi  tecnologici  (anche  con  riguardo  ai  sistemi  di videosorveglianza  e  di  geolocalizzazione)  dai  quali  derivi   la possibilita' di effettuare un controllo a distanza dell'attivita' dei dipendenti (si  veda  quanto  stabilito  dal  WP  248,  rev.  01,  in relazione ai criteri numeri 3, 7 e 8).
        6. Trattamenti  non  occasionali  di  dati  relativi  a  soggetti vulnerabili (minori, disabili, anziani, infermi di  mente,  pazienti, richiedenti asilo).
        7.  Trattamenti  effettuati  attraverso   l'uso   di   tecnologie innovative, anche con particolari misure di  carattere  organizzativo (es. IoT; sistemi di intelligenza artificiale; utilizzo di assistenti vocali on-line attraverso lo scanning vocale e testuale;  monitoraggi effettuati da dispositivi wearable; tracciamenti di prossimita'  come ad es. il wi-fi tracking) ogniqualvolta ricorra anche almeno un altro dei criteri individuati nel WP 248, rev. 01.
        8. Trattamenti che comportano lo scambio tra diversi titolari  di dati su larga scala con modalita' telematiche.
        9.   Trattamenti   di   dati   personali   effettuati    mediante interconnessione, combinazione o raffronto di informazioni,  compresi i trattamenti che prevedono l'incrocio dei dati di  consumo  di  beni digitali con dati di pagamento (es. mobile payment).
        10.  Trattamenti  di  categorie  particolari  di  dati  ai  sensi dell'art. 9 oppure di dati relativi a condanne penali e  a  reati  di cui all'art. 10 interconnessi con altri dati personali  raccolti  per finalita' diverse.
        11. Trattamenti sistematici di dati biometrici, tenendo conto, in particolare,  del  volume  dei  dati,  della  durata,  ovvero   della persistenza, dell'attivita' di trattamento.
        12. Trattamenti sistematici di dati genetici, tenendo  conto,  in particolare,  del  volume  dei  dati,  della  durata,  ovvero   della persistenza, dell'attivita' di trattamento.
    

    Scarica la DELIBERA 11 ottobre 2018 completa: DELIBERA 11 OTTOBRE 2018 – GARANTE PRIVACY

     

    TELECAMERE PER VIDEOSORVEGLIANZA: UNA BACK DOOR PERMETTE L’ACCESSO DA REMOTO

    Per chi si occupa di privacy e videosorveglianza, segnaliamo questo “problema” legato alle telecamere un po’ datate (di vari produttori).

    In realtà il problema sarebbe risolvibile con un semplice aggiornamento firmware, ma non sempre questo aggiornamento viene effettuato.

    Riassumendo brevemente, una grossa quota di telecamere per videosorveglianza prodotte fino al 2013-2014 contenevano nel firmware un accesso “back door” con un nome utente/password fissi che permettevano ai manutentori di avere l’accesso al sistema. Conoscendo la marca della telecamera per videosorveglianza è pertanto possibile ottenerne “irregolarmente” l’accesso e la visione di quanto da essa registrato.

    Non tutti hanno aggiornato il firmware delle proprie telecamere per videosorveglianza installate indicativamente fino a 5 anni fa ed il problema potrebbe essere di avere accessi incontrollati alle riprese effettuate.

    Il video allegato spiega nel dettagli il problema e le soluzioni:

    <iframe width=”560″ height=”315″ src=”https://www.youtube-nocookie.com/embed/B8DjTcANBx0″ frameborder=”0″ allow=”accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture” allowfullscreen></iframe>

     

    Di seguito alcune delle immagini tratte dal video

    Back door - Videosorveglianza Back door - Videosorveglianza Back door - Videosorveglianza Back door - Videosorveglianza Back door - Videosorveglianza Back door - Videosorveglianza Back door - Videosorveglianza

     

    Elenco delle tipologie di trattamenti soggetti al requisito di una valutazione d’impatto sulla protezione dei dati ai sensi dell’art. 35, comma 4, del Regolamento (UE) n. 2016/679 [9058979].

    Valutazione d´impatto sulla protezione dei dati, in base alle previsioni del Regolamento (UE) 2016/679

    La pagina contiene link alla normativa e a documenti interpretativi, schede informative e pagine tematiche,
    ed è in continuo aggiornamento.

    Ultimo aggiornamento 15 novembre 2018

    INDICE

    NEWS

    Elenco delle tipologie di trattamenti soggetti al requisito di una valutazione d’impatto sulla protezione dei dati ai sensi dell’art. 35, comma 4, del Regolamento (UE) n. 2016/679

    Terza riunione plenaria del Comitato europeo per la protezione dei dati (EDPB). Adottati i pareri sulle liste dei trattamenti da sottoporre a “Valutazione d’impatto sulla protezione dei dati”

    EDPB – Opinion 12/2018 on the draft list of the competent supervisory authority of Italy regarding the processing operations subject to the requirement of a data protection impact assessment (Article 35.4 GDPR) impact assessment (Article 35.4 GDPR)

    LINEE GUIDA

    Linee-guida del Gruppo Articolo 29 in materia di valutazione di impatto sulla protezione dei dati (WP248)

    Quando un trattamento può comportare un rischio elevato per i diritti e le libertà delle persone interessate (a causa del monitoraggio sistematico dei loro comportamenti, o per il gran numero dei soggetti interessati di cui sono magari trattati dati sensibili, o anche per una combinazione di questi e altri fattori), ilregolamento 2016/679 obbliga i titolari a svolgere una valutazione di impatto prima di darvi inizio, consultando l´autorità di controllo in caso le misure tecniche e organizzative da loro stessi individuate per mitigare l´impatto del trattamento non siano ritenute sufficienti – cioè, quando il rischio residuale per i diritti e le libertà degli interessati resti elevato.

    Si tratta di uno degli elementi di maggiore rilevanza nel nuovo quadro normativo, perché esprime chiaramente la responsabilizzazione (accountability) dei titolari nei confronti dei trattamenti da questi effettuati. I titolari sono infatti tenuti non soltanto a garantire l´osservanza delle disposizioni del regolamento, ma anche a dimostrare adeguatamente in che modo garantiscono tale osservanza; la valutazione di impatto ne è un esempio.

    Le linee-guida del WP29 offrono alcuni chiarimenti sul punto; in particolare, precisano quando una valutazione di impatto sia obbligatoria (oltre ai casi espressamente indicati dal regolamento all´art. 35), chi debba condurla (il titolare, coadiuvato dal responsabile della protezione dei dati, se designato), in cosa essa consista (fornendo alcuni esempi basati su schemi già collaudati in alcuni settori), e la necessità di interpretarla come un processo soggetto a revisione continua piuttosto che come un adempimento una tantum.

    Le linee-guida chiariscono, peraltro, anche quando una valutazione di impatto non sia richiesta: ciò vale, in particolare, per i trattamenti in corso che siano già stati autorizzati dalle autorità competenti e non presentino modifiche significative prima del 25 maggio 2018, data di piena applicazione del regolamento.

    Il messaggio finale delle linee-guida (già sottoposte a consultazione pubblica) è che la valutazione di impatto costituisce una buona prassi al di là dei requisiti di legge, poiché attraverso di essa il titolare può ricavare indicazioni importanti e utili a prevenire incidenti futuri. In questo senso, la valutazione di impatto permette di realizzare concretamente l´altro fondamentale principio fissato nel regolamento 2016/679, ossia la protezione dei dati fin dalla fase di progettazione (data protection by design) di qualsiasi trattamento.

    adottate il 4 aprile 2017
    come modificate e adottate da ultimo il 4 ottobre 2017

    DOCUMENTI

    Elenco delle tipologie di trattamenti soggetti al requisito di una valutazione d’impatto sulla protezione dei dati ai sensi dell’art. 35, comma 4, del Regolamento (UE) n. 2016/679

    – Valutazione di impatto sulla protezione dei dati (DPIA). Quando effettuarla?

    APPROFONDIMENTI

    Terza riunione plenaria del Comitato europeo per la protezione dei dati (EDPB). Adottati i pareri sulle liste dei trattamenti da sottoporre a “Valutazione d’impatto sulla protezione dei dati”

    EDPB – Opinion 12/2018 on the draft list of the competent supervisory authority of Italy regarding the processing operations subject to the requirement of a data protection impact assessment (Article 35.4 GDPR) impact assessment (Article 35.4 GDPR)

    – Guida all´applicazione del Regolamento europeo in materia di protezione dei dati personali –Approccio basato sul rischio e misure di accountability (responsabilizzazione) di titolari e responsabibi

    – VIDEO – “Data protection by default and by design”, valutazione di impatto e consultazione preventiva Intervento tenuto nel corso dell´incontro “Regolamento UE. Il Garante per la protezione dei dati personali incontra la PA”(tappa di Bari, 15 gennaio 2018)

    – Individuazione e gestione del rischio – Pagina informativa

    STRUMENTI

    Un software per la valutazione di impatto

    La CNIL, l´Autorità francese per la protezione dei dati, ha messo a disposizione un software di ausilio ai titolari in vista della effettuazione dellavalutazione d´impatto sulla protezione dei dati (DPIA)

    Il software – gratuito e liberamente scaricabile dal sito www.cnil.fr (https://www.cnil.fr/fr/outil-pia-telechargez-et-installez-le-logiciel-de-la-cnil) – offre un percorso guidato alla realizzazione della DPIA, secondo una sequenza conforme alle indicazioni fornite dal WP29 nelle Linee-guida sulla DPIA.

    La versione in lingua italiana è stata messa a punto anche con la collaborazione del Garante per la protezione dei dati personali.

    Occorre sottolineare che il software è in continua evoluzione, con revisioni introdotte anche sulla base dell´esperienza raccolta e delle segnalazioni degli utenti.

    IMPORTANTE

    Il software qui presentato NON costituisce un modello al quale fare riferimento in ogni situazione di trattamento, essendo stato concepito soprattutto come ausilio metodologico per le PMI. Offre in ogni caso un focus sugli elementi principali di cui si compone la procedura di valutazione d´impatto sulla protezione dei dati. Potrebbe costituire quindi un utile supporto di orientamento allo svolgimento di una DPIA, ma non va inteso come schema predefinito per ogni valutazione d´impatto che va integrata in ragione delle tipologie di trattamento esaminate

    E´ inoltre bene ricordare che la valutazione d´impatto sulla protezione dei dati deve tenere conto del rischio complessivo che il trattamento previsto può comportare per i diritti e le libertà degli interessati, alla luce dello specifico contesto. Pertanto, il concetto di rischio non si esaurisce nella considerazione delle possibili violazioni o minacce della sicurezza dei dati.

    Per approfondimenti, è disponibile anche un breve tutorial realizzato dal Garante italiano.

    ISTRUZIONI PER L´INSTALLAZIONE

    Una volta aperta la paginahttps://www.cnil.fr/fr/outil-pia-telechargez-et-installez-le-logiciel-de-la-cnil, scorrere fino al titolo “Version portable” e selezionare il tipo di sistema operativo installato sul proprio computer.

    Una volta scaricato il software, lanciare l´installazione che sarà effettuata automaticamente nella versione in lingua italiana.

    news

    linee guida

    documenti

    approfondimenti

    strumenti

    Il Garante privacy all’Agenzia delle entrate: la fatturazione elettronica va cambiata.

    I trattamenti di dati previsti dal 1 gennaio 2019 possono violare la normativa sulla protezione dei dati.

    Sproporzionata raccolta di informazioni e rischi di usi impropri da parte di terzi.
    Il Garante per la protezione dei dati personali ha avvertito l’Agenzia delle entrate che il nuovo obbligo della fatturazione elettronica, così come è stato regolato dall’Agenzia delle entrate, “presenta rilevanti criticità in ordine alla compatibilità con la normativa in materia di protezione dei dati personali”. Per questo motivo ha chiesto all’Agenzia di far sapere con urgenza come intenda rendere conformi al quadro normativo italiano ed europeo i trattamenti di dati che verranno effettuati ai fini della fatturazione elettronica [doc. web n. 9059949].
    E’ la prima volta che il Garante esercita il nuovo potere correttivo di avvertimento, attribuito dalRegolamento europeo, attraverso un provvedimento adottato anche a seguito di alcuni reclami.
    Il nuovo obbligo di fatturazione elettronica – esteso a partire dal 1 gennaio 2019 anche ai rapporti tra fornitori e tra fornitori e consumatori – presenta, secondo il Garante, un rischio elevato per i diritti e le libertà degli interessati, comportando un trattamento sistematico, generalizzato e di dettaglio di dati personali su larga scala, potenzialmente relativo ad ogni aspetto della vita quotidiana dell’intera popolazione, sproporzionato rispetto all’obiettivo di interesse pubblico, pur legittimo, perseguito.
    Entrando nel merito del nuovo sistema di e-fatturazione il Garante ha rilevato una serie di criticità. In primo luogo, l’Agenzia, dopo aver recapitato le fatture in qualità di “postino” attraverso il sistema di interscambio (SDI) tra gli operatori economici e i contribuenti, archivierà e utilizzerà i dati anche a fini di controllo. Tuttavia non saranno archiviati solo i dati obbligatori a fini fiscali, ma la fattura vera e propria, che contiene di per séinformazioni di dettaglio ulteriori sui beni e servizi acquistati, come le abitudini e le tipologie di consumo, legate alla fornitura di servizi energetici e di telecomunicazioni (es. regolarità nei pagamenti, appartenenza a particolari categorie di utenti), o addirittura la descrizione delle prestazioni sanitarie o legali. Altre criticità derivano dalla scelta dell’Agenzia delle entrate di mettere a disposizione sul proprio portale, senza una richiesta dei consumatori, tutte le fatture in formato digitale, anche per chi preferirà comunque continuare a ricevere la fattura cartacea o digitale direttamente dal fornitore, come garantito dal legislatore.
    Ulteriori problemi pone il ruolo assunto dagli intermediari delegabili dal contribuente per la trasmissione, la ricezione e la conservazione delle fatture, alcuni dei quali operano anche nei confronti di una moltitudine di imprese, accentrando enormi masse di dati personali con un aumento dei rischi, non solo per la sicurezza delle informazioni, ma anche relativi a ulteriori usi impropri, grazie a possibili collegamenti e raffronti tra fatture di migliaia di operatori economici.
    Anche le modalità di trasmissione attraverso lo SDI e gli ulteriori servizi offerti dall’Agenzia (come la conservazione dei dati) presentano criticità per quanto riguarda i profili di sicurezza, a partire dalla mancata cifratura della fattura elettronica, tanto più considerato l’utilizzo della PEC per lo scambio delle fatture, con la conseguente possibile memorizzazione dei documenti sui server di posta elettronica.
    Una preventiva consultazione dell’Autorità, peraltro stabilita dal previgente Codice privacy e dal nuovo Regolamento Ue, avrebbe potuto assicurare fin dalla progettazione l’avvio del nuovo sistema con modalità e garanzie rispettose della protezione dei dati personali, introducendo misure tecnico organizzative adeguate in tutta la filiera del trattamento dei dati personali per la fatturazione elettronica.
    Il provvedimento del Garante è stato inviato anche al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell’economia e delle finanze per le valutazioni di competenza.

    [Fonte: Garante della Privacy]

    UNI EN 1272: SEGGIOLINI PER BAMBINI

    Questo documento specifica i requisiti di sicurezza e i corrispondenti metodi di prova per i seggiolini da tavolo destinati ai bambini che siano in grado di stare seduti da soli fino a 15 kg.

    La norma al suo interno affronta ad esempio pericoli di natura chimica, termica, meccanica ecc. per i quali prevede una serie di prove che devono testare l’affidabilità stabilendo i requisiti necessari del seggiolino “sicuro”.

    Nel testo è possibile individuare i seguenti riferimenti normativi:

    • EN 71-2+A1 Safety of toys – Part 2: Flammability;
    • EN 71-3 Safety of toys – Part 3: Migration of certain elements;
    • EN 71-10 Safety of toys – Part 10: Organic chemical compounds – Sample preparation and extraction;
    • EN 71-11 Safety of toys – Part 11: Organic chemical compounds – Methods of analysis;
    • EN 20105-A03 Textiles – Tests tor colour fastness – Part A03: Grey scale for assessing staining (ISO 105-A03: 1993);
    • EN 717-1 Wood-based panels – Determination of formaldehyde re lease – Part 1: Formaldehyde emission by the chamber method;
    • EN 622-1 Fibreboards – Specifications – Part 1: General requirements;
    • EN ISO 14184-1 Textiles – Determination of formaldehyde – Part 1: Free and hydrolysed formaldehyde (water extraction method) (ISO 14184-1);
    • EN ISO 2439 Flexible cellular polymeric materials – Determination of hardness (indentation technique) (ISO 2439:2008).

     

    logo_uni

    Norma numero : UNI EN 1272:2017
    Titolo : Articoli per puericultura – Seggiolini da tavolo – Requisiti di sicurezza e metodi di prova
     
    Data entrata in vigore : 27 luglio 2017 (versione italiana pubblicata in data 23 ottobre 2018)

     Sommario : La norma specifica i requisiti di sicurezza e i corrispondenti metodi di prova per i seggiolini da tavolo destinati ai bambini che siano in grado di stare seduti da soli fino a 15 kg.

     



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